“Soprattutto riscrivere”

by

di Matteo B. Bianchi

[…] Non avere paura degli errori. Tutti noi abbiamo scritto stralci di romanzi orrendi, racconti che non andavano da nessuna parte, poesie indegne di essere chiamate tali: ma questi vergognosi tentativi almeno ci hanno fatto prendere dimestichezza con la scrittura e ci hanno aiutato a capire quali passi falsi evitare in futuro. Il problema non è sbagliare, ma non fare tesoro di queste cadute.

Ricorda: scrivere significa soprattutto riscrivere. […]

Leggi in Linkiesta tutto l’articolo di Matteo B. Bianchi Cinque cose che direi a un esordiente della scrittura.

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35 Risposte to ““Soprattutto riscrivere””

  1. Cla. Says:

    Tutto ciò mi conforta non poco.
    Claudia

  2. dm Says:

    Non è vero che “scrivere significa sopratutto riscrivere”.
    Ci sono cose che si possono solo scrivere e, faticosamente, correggere.
    Per via della densità, della tensione dei fraseggi, delle sfumature irriproducibili dell’improvvisazione…
    Riscrivere, in certi casi, è depotenziare.
    Chi non ha mai avuto l’esperienza di questo scrivere, forse non è ancora in grado di capire.

  3. nd Says:

    “Per via della densità, della tensione dei fraseggi, delle sfumature irriproducibili dell’improvvisazione…” ma stiamo ancora parlando di scrittura o di una jazz band? 🙂
    Invece, io ho sempre pensato che riscrivere è scrivere.

  4. acabarra59 Says:

    “ Martedì 10 giugno 1997 – Tornando a casa, vent’anni fa, avevo un progetto: « riscrivere gli anni Sessanta ». Scrissi così allora in uno dei miei primi diari. Fino ad oggi non ci sono riuscito, forse perché gli anni Sessanta, non essendo quasi per niente « scritti », tantomeno potevano essere « riscritti ». “

  5. Teresa Says:

    tre anni fa ho scritto un romanzetto, pubblicato come e-book…un successo clamoroso! Ho venduto sei copie… qualche mese fa mi sono messa a rileggerlo e mi sono accorta che era orrendo…che non avevo espresso al meglio i concetti, il disagio che volevo descrivere erano solo futili parole che non colpivano, tutto troppo astratto! non era un buon momento per scrivere, ma farlo mi ha aiutata…ora, l’e-book l’ho fatto togliere dal commercio e sto riscrivendo la storia… mi piace riscrivere! E’ un buon allenamento!

  6. dm Says:

    Nd, stiamo parlando di una jazz band.
    Il karaoke è escluso.
    Ma son gusti.

  7. Cristina Venneri Says:

    Ecco.

  8. acabarra59 Says:

    ” 15 aprile 1994 – Non sapevo la storia di Horcynus Orca. Pare che D’Arrigo non abbia mai finito di riscrivere il suo romanzo, per la stampa del quale le bozze si moltiplicavano senza fine. Pare che ci faranno una mostra (sulle bozze). “.

  9. deborahdonato Says:

    articolo prezioso.

  10. dm Says:

    Okay, siccome detesto i luoghi comuni sulla scrittura, nei ritagli di tempo libero cercherò in rete e nei miei libri qualche testimonianza diversa. Questa è la prima.

    “Generalmente non faccio grandi riscritture: a ogni nuova seduta rileggo e aggiusto ciò che ho scritto nella seduta precedente; a fine libro, lo lascio decantare qualche settimana e poi rileggo con la penna rossa in mano, imponendomi di non avere pietà. Ci sono ovviamente delle scene su cui ho lavorato molto, e che scrivo, taglio e riscrivo (un esempio è il dialogo tra Marat e il prete verso la fine del romanzo), ma in generale, fatte salve le correzioni e le cancellature, il libro che consegno all’editore è la prima stesura.”

    Andrea Tarabbia
    (andreatarabbia.wordpress.com/about/)

    http://leparole.terre.it/articoli/categoria/0/post/124/il-demone-e-la-scrittura-come-testimonianza

  11. dm Says:

    “Per me è un fatto istintivo. Non costruisco le storie con l’idea di cominciare con una scena che abbia determinate caratteristiche o altre. Non riscrivo neppure, non faccio niente che possa aver a che fare con un processo a priori o a posteriori. Sono realmente di fronte alla pagina e scrivo, anche se può suonare ovvio. Le scene iniziali di solito sono quelle che in effetti hanno dato origine alla pulsione di voler raccontare proprio quelle vicende, in quelle ambientazioni, e quei personaggi.”

    Pete Dexter
    (it.wikipedia.org/wiki/Pete_Dexter)

    (http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=978165)

  12. Dinamo Seligneri Says:

    Dm, sinceramente non capisco perché ti scaldi tanto. So che potrebbe sembrare un luogo comune ma ognuno ha il suo metodo per scrivere e ci arriva (o non ci arriva) coi propri tempi. Bernhard riscriveva i suoi libri anche tre volte. Tra la prima gettata di un libro di Céline e la pubblicazione passavano innumerevoli rimaneggiamenti fino a quattro cinque stesure. Un lavoro sfibrante. Il metodo di composizione di Bukowski o di Landolfi invece prevedeva solitamente una seduta di scrittura e una di correzione e limatura molto veloce. Celati racconta che gli garbava scrivere da stremato, per una mezz’oretta al massimo, con poco lavoro ulteriore. 2666 di Bolano, quello che leggiamo, mi sa che non è molto più che la prima, prima stesura e mezza…
    Ognuno ha il suo metodo. A me fa ridere invece chi dà consigli così perentori sullo scrivere… ma è sicuramente una lacuna mia.

  13. dm Says:

    Dinamo, è lo stress.

  14. dm Says:

    “… dopo aver raccolto tutti i miei appunti, quando sono entrato nell’universo dell’autore, inizio a scrivere quasi d’istinto, secondo l’ordine che mi sono costruito in mente. Rileggo tutto una volta finito, ma correggo molto poco, faccio qualche ritocco di forma. Non riscrivo mai interamente delle pagine.”

    Pietro Citati
    (it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Citati)

    http://www.pietrocitati.net/citati/classico.html

  15. enrico ernst Says:

    Laura Pugno, Giulio, non ha esordito con una casa editrice a pagamento? E da lì l’hai conosciuta? ricordo male il tuo racconto? Dunque anche il consiglio ultimo, con il “mai” in maiuscolo, è da… prendere con le pinze, per così dire? (come dm sta mostrando anche per almeno un altro degli altri “argomenti” di Bianchi…). A me interessa soprattutto il “punto 1” dell’articolo: un esercizio di scrittura creativo, un invito pragmatico… interessante! mi sa che glielo “rubo”!

  16. dm Says:

    (Enrico, non prenderei alla lettera neppure questo: “È davvero molto semplice: se c’è una richiesta di denaro, allora è una truffa. Che si tratti di un concorso letterario, un festival, una rivista, una piccola casa editrice, non fa differenza”. Per partecipare all’autorevole Premio Calvino, lo ricordava se non mi sbaglio Giulio qualche post fa, si deve pagare una quota. E anche per la lettura di un testo, a volte, da parte di agenzie letterarie oneste e affermate…)

    * * *

    “Non riscrivo molto, ma non lascio una pagina finché non è come la voglio. Obbedisco a regole ferree. Se ho usato un avverbio significa che non avevo il verbo giusto. Se sono ricorso a un aggettivo vuol dire che non avevo il sostantivo perfetto. E così via. E poi c’ è il primo capitolo. Lo scrivo, lo limo, lo metto via, ma so benissimo che dovrò riscriverlo a libro finito. ”

    Tony Hillerman
    (http://it.wikipedia.org/wiki/Tony_Hillerman)

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/08/23/profondo-sud-ovest.html

  17. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 24 marzo 2014 – « 26 maggio 1993 – “ Balàustra “, dice il conduttore, affacciandosi dalla tv. ». (Riscrittura 2014) “.

  18. Giulio Mozzi Says:

    Enrico: Laura Pugno pubblicò un libricino di poesie, a diciassette o forse sedici anni, con un editore a pagamento. Che non lo distribuì, se non spedendone poche copie gratuite in alcune librerie della città (Roma) di residenza dell’autrice (come fanno molti editori a pagamento). In quel libricino m’imbattei il 30 aprile 1988.

    Certo: si può anche sostenere che quella di chi mise a morte il Messia fu una “felix culpa”. Ciò non toglie che il consiglio di non mettere MAI a morte i Messia sia un consiglio sensato.

  19. dm Says:

    “… rivedo ciò che ho scritto, procedo ad un lavoro di limatura, di pulitura, pulisco la struttura ma non riscrivo mai una pagina da capo. Molti scrittori lo fanno, io se non riesco a scrivere bene una pagina la prima volta non ci ritento, sarebbe inutile.”

    Giorgio Manacorda
    (it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Manacorda)

    http://liberidiscrivereblog.wordpress.com/2012/07/04/un-intervista-a-giorgio-manacorda-il-corridoio-di-legno-voland/

  20. dm Says:

    “Butto via molte cose, ma non riscrivo mai: se una pagina non viene bene subito, vuol dire che non funziona.”

    Edoardo Albinati
    (it.wikipedia.org/wiki/Edoardo_Albinati)

    http://archiviostorico.corriere.it/2001/settembre/18/Albinati_Dopo_tragedia_americana_ricopiato_co_0_0109189600.shtml

  21. acabarra59 Says:

    “ Martedì 17 marzo 2009 – Ho scritto l’altro giorno: « Quello mi chiede se mi ricordo la sigla di Tribuna Politica. E io penso: “ riscrivere gli anni Sessanta “, ecco chi li riscrive, e senza farla tanto lunga… ». Oggi scrivo: « Io non volevo scrivere un diario, io volevo (ri)scrivere gli anni Sessanta. Ma non ci sono riuscito, non potevo riuscirci. Innanzitutto perché non ne sono capace. E poi perché non c’era niente da (ri)scrivere perché niente era stato scritto. Innanzitutto da me. Che nei dieci anni Sessanta – che secondo me sono almeno quattordici – ho fatto molte cose – ho viaggiato, un po’, ho studiato, un po’, ho letto, un po’, ho fornicato, un po’, ho camminato, parecchio, ho lavorato, abbastanza, ho parlato, troppo -, ma non ho scritto, praticamente, mai. Poi sono anche venuto a sapere che, volendo, avevo anche le mie buone ragioni, che quelli non erano tempi buoni per la scrittura etc. etc. Comunque non ho scritto. Come non scrivo ora. Ora che viaggio, quasi mai, studio, per modo di dire, leggo, più eccentricamente di prima, fornico, assolutamente di rado, cammino, il minimo indispensabile, lavoro, il minimo indispensabile, parlo, il minimo indispensabile. Ora che sono tempi anche peggiori di quelli di prima per scrivere. Ora che a non riuscire a (ri)scrivere siamo diventati parecchi. Ora che che non si riesca a scrivere non importa, come allora, niente a nessuno. ». “.

  22. dm Says:

    “Generalmente scrivo una prima versione che poi lascio lì un paio di mesi, a sedimentare, per prendere un po’ di distanza. Poi la rivedo, ma in genere non riscrivo molto.”

    Joanne Harris
    (it.wikipedia.org/wiki/Joanne_Harris)

    http://www.traspi.net/2002/06/21/joanne-harris-per-traspi-net

  23. dm Says:

    “Quando lavoro a un romanzo in genere faccio 8-10 ore al giorno. In quelle ore cerco di fare almeno due pagine, diciamo tremila battute, il più perfette possibile, e in ogni caso mai più di tre pagine … Come dicevo tendo a riscrivere poco, ogni giorno faccio solo le mie due pagine ma cerco di farle nel modo più compiuto possibile. Quindi cesello da subito.”

    Juan Gabriel Vásquez
    (en.wikipedia.org/wiki/Juan_Gabriel_Vásquez)

    http://www.minimaetmoralia.it/wp/discorsi-sul-metodo-2/

  24. enrico ernst Says:

    Giulio: in realtà concordo e faccio mio il consiglio di Bianchi (lo sottoscrivo ampiamente), nelle sue linee generali. Poi, vedi, appunto: le vie del Signore sono infinite, quante se ne inventa…
    E in generale anche sulla riscrittura: a fronte di tutti i casi concreti che tirerà fuori uno scatenatissimo daniele (dm), io penso che, soprattutto per gli esordienti, è bene quanto meno “provare a riscrivere”. Cioè non idealizzare l'”ispirazione del momento”, il “tutto e subito” ecc. Tra parentesi, si dà il caso che c’è chi (per esempio me) che a volte riscrive e a volte non riscrive, che quindi non ci sia proprio una e una sola “regola”… ma in generale: provare, sperimentare le delizie e i sudori della riscrittura è positivo, non negativo, a volte fondamentale, per poi trovare (DInamo Salieri!) il proprio personalissimo, inqualificabile, irreggimentabile metodo…

  25. acabarra59 Says:

    “ Domenica 11 aprile 2004 – Dice che hanno riscritto Cappuccetto Rosso. C’è il lupo, che sta nel bosco, che vive benissimo, non gli manca niente, finché, un giorno, vede in lontananza qualcosa di rosso che si avvicina… “.

  26. dm Says:

    “Cambia molto da libro a libro… Se mi sembra che un testo funzioni lo lascio stare finché non arrivo in fondo, e magari va pure bene da subito. Altre volte è da rifare completamente, o da ricomporre, o da rileggere un paio di volte. Non c’è un metodo vero e proprio con cui stabilisco il livello di intervento necessario, è più una questione di intuizione.”

    Jeannette Winterson
    (http://it.wikipedia.org/wiki/Jeanette_Winterson)

    [Questo è l’ultimo, mi sono stufato. Si intona peraltro col commento dell’incatenatissimo Enrico : *.
    Con cui son d’accordo. Bisogna provare tutto, come dicono i fanciulli. Ma è bene non cadere nella prescrizione.]

  27. dm Says:

    E il link:
    http://www.minimaetmoralia.it/wp/discorsi-sul-metodo-1

  28. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 18 gennaio 1996 – Ho sognato che andavo a trovare Fortini che però mi diceva di essere occupatissimo – fra l’altro in quello scorcio di pomeriggio aveva intenzione di riscrivere un suo libro – boh. Io d’altra parte, come al solito, non avrei saputo che dirgli. Boh. “.

  29. sergio l. duma Says:

    Il bello della scrittura creativa, secondo me, risiede nel fatto che non esistono dogmi o regole fisse. Alcuni scrittori possono ritenere legittimamente che riscrivere non sia necessario. Lo pensava Kerouac che disquisiva di ‘prosa spontanea’, suggestionato dall’improvvisazione del jazz e del be-bop (e forse dm implicitamente intende collegarsi a lui). Ma andava bene magari per Kerouac. Tuttavia, a mio avviso, se Kerouac avesse impiegato tempo a riscrivere, molte sue pagine ne avrebbero guadagnato. Ecco perché, a volte anche nell’ambito di uno stesso romanzo, pagine sublimi si alternano ad altre di una sciatteria allucinante. Tuttavia, la prosa di Kerouac, così disordinata, ha un senso se letta ad alta voce (in lingua originale), e ha una valenza sonora (non per nulla Jack nei suoi reading si faceva accompagnare da musicisti).
    Per contro, rimanendo nell’ambito della letteratura americana, Grace Pailey passava ore riscrivendo e modificando i suoi testi, come spiega la Pivano in ‘Amici Scrittori’. E potremmo fare altri esempi simili.
    Chi ha ragione? Forse entrambi. Forse nessuno. Tornando al discorso iniziale, ogni scrittore crea le sue regole. Alcuni tendono a non riscrivere, o a riscrivere il meno possibile, e altri si comportano in maniera diametralmente opposta.
    Io sono per la seconda opzione, comunque: riscrivere sempre e comunque.

  30. dm Says:

    D’accordo, Sergio.
    Nel paese Scrittura esistono solo abiti cuciti su misura (e la misura è il corpo). Di modelli prêt-à-porter c’è un bisogno molto, molto limitato. E bisogna dirlo, che è la cosa più importante di tutte: ci possono essere tapini pronti a cambiare le misure del proprio corpo per poter stare nell’abito.

  31. nd Says:

    Chissà se alla centesima riscrittura anche la cosa più brutta del mondo possa diventare bella. Il problema è che forse non c’è in giro nessuno che abbia la pazienza di riscrivere un testo per cento volte. O sì?

  32. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 24 luglio 2002 – Parlando con gli operai di scale mobili, di tapis roulants, viene adombrato il concetto di manutenzione. Già, penso, è così per tutte le cose « moderne », non si possono fare e abbandonare al loro destino, come una piramide, una grande muraglia, etc. – e poi nemmeno loro -, vanno controllate, aggiustate, ri-fatte continuamente. Lo stesso per il diario: non è un libro da consegnare una volta per tutte al suo fato: infatti lo rileggo, lo riscrivo, lo aggiorno, lo pulisco, lo manutengo: ogni giorno, tutti i giorni: nulla dies sine kleenex. “.

  33. dm Says:

    Ain’t you wanna cut it out, oh oh oh oh, oh?
    (cit. Kleenex)

  34. Nazzarena Says:

    Ci sono cose che si possono solo scrivere e, faticosamente, correggere. Per via della densità, della tensione dei fraseggi, delle sfumature irriproducibili dell’improvvisazione…
    Quanto mi piacerebbe… a volte passo mezz’ora su una frase (e magari poi la cancello pure). Direi che sono una cesellatrice e il pensiero di riscrivere mi disturba non poco.

  35. claudiosalvi Says:

    ci sono persone che pubblicano in autonomia o pagano per pubblicare quello che scrivono. non danno valore a critici e editori. magari alcuni cercano nella scrittura una anarchia particolare.

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