Alessandra Sarchi, “L’amore normale”

by

di Cristina Bottegal

[C’è ancora pochissimo tempo – fino al 23 maggio, dopodomani – per partecipare al gioco che ho proposto qui. gm].

Istruzioni per ricevere in regalo una copia del romanzo "L'amore normale" di Alessandra Sarchi

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Quando ho visto per la prima volta L’amore normale in libreria l’ho afferrato e ho aperto una pagina a caso e poi ancora una seconda e una terza. Non riuscivo a lasciarlo stare. Non ricordo bene il giorno esatto, di sicuro non era uscito da più di una settimana.

Ne avevo letto, forse su vibrisse, forse in un giornale. La quantità di informazioni in cui mi piace immergermi mi lascia spesso stordita e un po’ confusa. Mi rimangono impressioni indistinte in cui spicca talvolta qualcosa di limpido, un luccichìo che non posso fingere di non vedere. E quel poco che stavo leggendo de L’amore normale lì in piedi, in libreria, brillava di una luce a cui non potevo resistere. Volevo leggerlo tutto, subito. Confesso, con una certa vergogna, che ormai compro in libreria solo libri che mi danno forti sensazioni tattili o visive: carte pregiate, rilegature cucite a filo, illustrazioni o fotografie. Per il resto ci sono i libri digitali che posso portare sempre con me.

Davanti al libro di Alessandra Sarchi ho dato un’occhiata furtiva al telefono e ho visto che non era ancora uscito in versione digitale. Non potevo aspettare e l’ho comprato.

Di solito con i libri ho una percorrenza media costante, un certo numero di pagine all’ora. Con L’amore normale è saltato tutto. Le frasi avevano bisogno di lentezza e riflessione. Il mio livello di attenzione non era sufficiente. Leggevo qualche riga e dovevo tornare indietro perché sentivo che c’era sempre ancora qualcosa di prezioso che mi era sfuggito. E ogni volta ero ricompensata da una nuova scoperta. Ho perso il conto delle ore e dei giorni, non mi importava più di finirlo, anzi mi chiedevo se avrei saputo trovare qualcosa di meglio da fare dopo.

La storia narrata non ha molto di originale. C’è una coppia, vicina ai cinquant’anni. La moglie, Laura, dopo essere stata operata per un tumore al seno, inizia una relazione con Fabrizio, il fidanzato di vent’anni prima, mentre il marito, Davide, si innamora di Mia, una giovane bibliotecaria.

Alle loro voci, ogni capitolo è narrato da uno o più personaggi, si aggiungono quelle delle figlie, Violetta e Bettina, e di Giovanna, un’amica più anziana, che ha vissuto gli anni delle comuni e dell’amore libero, ma che ora pensa che siano un’utopia, una cosa che non si può realizzare.

Nella sua casa al mare si compie l’epilogo della vicenda: Laura, forte dell’impunità che le ha lasciato la malattia, porta la famiglia e gli amanti tutti insieme lì, in vacanza. Vuole vedere se riusciranno a prendere una decisione: ricombinare le coppie, oppure continuare per sempre così, volersi tutti bene, con sfumature e gradazioni diverse, a seconda del momento e dell’estro.

Questa è la sua intenzione, ma in realtà è così poco definita che una sera in cui ha bevuto un po’ troppo tenta un approccio maldestro con l’amante del marito, come se mescolare anche il sesso fosse un’altra delle soluzioni possibili.

Fatti così singolari da reggere da soli l’esistenza di un libro? Niente affatto. Qui l’amore, come dice il titolo, è normale. Chi è arrivato all’età di Laura e Davide ne conosce di simili, per storia personale o racconti altrui.

Il libro poggia su altre basi, molto più solide. Per quel principio che dice che tutto è stato scritto e quello che cambia è solo il modo, qui il modo vale il prezzo del libro cartaceo, della versione digitale che ho comprato appena è uscita e di tutte le copie che regalerò.

Anche ad una lettura fatta a distanza di qualche settimana dalla prima non ho trovato cliché o banalità. Forse una piccola imprecisione all’inizio di un capitolo, una svista che, in mezzo a tanta dedizione alla parola, imputo piuttosto a un mio errore di interpretazione. Una scrittura perfetta, senza essere pedante.

Parlando della sprezzatura, Baldassarre Castiglione dice che “delle cose rare e ben fatte ognuno sa la difficoltà”. Ma per arrivare alla grazia deve apparire solo la naturalezza del gesto. Ho provato vero stupore di fronte alla grazia della scrittura di Alessandra Sarchi e ho sentito come un vero regalo a me, come lettrice, il fatto che nella vita abbia scelto di dedicarsi a questo e non ad altro.

Non ho trovato difetti evidenti nel suo libro. Forse è poco plausibile che i personaggi siano tutti in grado di analizzare, spezzare e rimettere ordine alla realtà con la stessa competenza. Le loro voci e i loro desideri sono diversi, ma tutti sono in grado di convincerci delle loro ragioni. Così nemmeno noi, come loro, sappiamo quale sia la direzione giusta da prendere. E non possiamo nemmeno parteggiare per l’uno o per l’altro, non ci sono buoni o cattivi. Non è semplice, come non è semplice la vita. Una mancanza del libro, se quello che cerchiamo è una risposta anche provvisoria alle nostre domande. Un pregio, se apprezziamo il valore della ricerca.

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