Lingotto, Torino

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Lingotto

Poiché ricevo in continuazione telefonate o messaggi del tipo: “Ciao, dove sei? Io sono allo stand E42”, ecc., avviso che non andrò al Salone del libro di Torino. Penso che possano cavarsela benissimo anche senza di me. La foto qui sopra viene da qui. gm

Una Risposta to “Lingotto, Torino”

  1. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 9 maggio 2008 – Penso al Salone del Libro di Torino. Penso che io sono uno che continua a pensare che un « Salone del Libro » – un « Salon du Livre » – è una contraddizione in termini, un « ossimòro », come direbbe il mio collega. Nell’occasione penso a Torino. In un certo senso io vengo da lì. Lì io ci ero andato a finire, dopo un « viaggio » di dieci anni. Lì ho scoperto anche perché avevo viaggiato, a quale meta tendeva la mia irrequietezza: « 26 febbraio 1985 – Quale straordinario senso (dell’orientamento?) mi aveva condotto ormai più di dieci anni fa a trovare una casa a Torino, in alto, davanti a una collina, anzi a un monte che (dalla guida del Touring ne ho avuto conferma) si chiamava “ dei Cappuccini “ (con ovvio convento dei)? In mezzo scorreva il Po. Lo scenario era la riproduzione esatta di quello che ora ho di fronte. Dunque dieci anni fa, quando avevo trent’anni, attraverso innumerevoli peripezie, ero tornato a casa. ». Lì ho anche tentato di ricominciare. Ma ricominciare che cosa? Per un certo tempo ho fatto finta di credere che si trattasse di ricominciare a scrivere, ma la verità era che io non avevo mai scritto. Ho anche pensato che si trattasse di qualcosa d’altro, come si spiega in un altro diario: « 10 novembre 1990 – La speranza. Ovverosia l’attesa? È un sentimento che non andrebbe collocato nel tempo storico. Infatti quella cristiana della redenzione si situa contemporaneamente nel passato e nel futuro dunque in un tempo così assolutamente ambiguo da essere un non-tempo. ». Alla fine ho pensato che, forse, quello che avevo voluto ricominciare era semplicemente a leggere. Infatti io penso che leggere sia l’attesa in un certo senso, quello delle parole etc. Poi però sono venuto a Roma, e mi sono trovato, invece che nel Salone del Libro, in mezzo alla Festa del Cinema. Lì per lì mi sono un po’ stupito, anzi, parecchio. Però poi, tempo una venticinquina d’anni, ho capito: anche qui, dopotutto, c’era solo da attendere. Anzi, ora penso che nel cinema c’è, in un certo senso, da attendere molto di più che nei libri – qualcuno, credo, pensa addirittura che c’è da attendere all’infinito. I quali libri, rifletto leggendo le cronache delle polemiche torinesi, c’è il rischio che finiscano per esagerare. Per esempio dando luogo a situazioni eccessive, clamorose, rissose: come se volessero dimostrare che c’è molto più da vedere al Salone del Libro di Torino che alla Festa del Cinema di Roma. Succede, ai « bogia nen »: che, quando si muovono, poi non riescono a fermarsi più. “.

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