La letteratura inedita in Italia: abbozzo di introduzione

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di giuliomozzi

[Si prenda l’abbozzo per quello che è: un abbozzo. gm].

letterineditaQuanta parte della produzione narrativa italiana contemporanea è, ed è destinata a rimanere per sempre, inedita? Stando alle dichiarazioni dei funzionari editoriali, più del novanta per cento delle opere che vengono inviate in lettura viene scartato dopo la lettura di poche pagine; e più del novanta per cento di ciò che viene effettivamente letto viene ugualmente scartato. Meno del dieci per cento di meno del dieci per cento; meno, dunque, dell’uno per cento delle opere che le aziende editoriali ricevono in lettura viene effettivamente pubblicato.

Il senso comune dice: Si pubblicano troppi libri. Ne siamo sicuri? Non sarà che, invece, se ne pubblicano troppo pochi? Nel momento in cui ci rendiamo conto che la narrativa edita rappresenta meno dell’uno per cento della narrativa che viene effettivamente prodotta in Italia, non dovremmo farci venire qualche dubbio? Possiamo anche essere convinti che gli attuali funzionari editoriali impiegati nelle grandi aziende – questi amici di o figli di o nipoti di, questi bocconiani incravattati, questi ex dirigenti di catene di supermercati, questi ex amministratori delegati di aziende produttrici di hot dog – siano capaci di selezionare effettivamente il meglio del meglio; e tuttavia, siamo sicuri che una selezione del meglio del meglio della nostra produzione narrativa sia in grado di rappresentare ciò che la nostra nazione è, fa, pensa, spera, patisce, venera, disprezza, adora, concupisce, schifa?

L’Italia, dice ancora il senso comune, è il Paese meno meritocratico del mondo: e dunque, dovrebbe essere meritocratica solo la narrativa? I funzionari editoriali si fanno belli dei dati di vendita, ma il loro ragionamento è truccato: manca sempre il paragone Se il romanzo di Fulvio Corre Ectoplasmi e cataplasmi, pubblicato, ha venduto due milioni di copie in sei mesi, non avrebbe potuto venderne almeno altrettante – e magari più alla svelta – il romanzo di Flavio Lovo Cataplasmi ed ectoplasmi, inedito, che ne è un perfetto plagio? Bisognerebbe pubblicare, e stare a vedere.

Se un grande editore si impegnasse a pubblicare in quantità uguali e senza differenziazioni di collana promozione formato veste grafica eccetera, nell’arco di due o tre anni – la durata minima perché l’esperimento possa avere una qualche significatività – un numero uguale di opere narrative selezionate con immane fatica e cura certosina dai funzionari editoriali, e di opere estratte casualmente dal grande mucchio dei dattiloscritti che ogni giorno pervengono: allora sì si potrebbe fare un ragionamento. Se qualche editore è disponibile, si faccia vivo.

Non scommettiamo, ovviamente, che le opere estratte casualmente venderebbero di più o raccoglierebbero maggiori consensi di critica. Ma non scommettiamo nemmeno il contrario. Vogliamo solo far notare che quando un funzionario editoriale dice pubblicamente o a sé stesso: “Ho scelto bene, le opere da me selezionate hanno venduto abbastanza e/o hanno raccolto sufficienti riscontri di critica”, in realtà fa un’affermazione puramente ipotetica: perché manca la controprova.

[Ecc.].

52 Risposte to “La letteratura inedita in Italia: abbozzo di introduzione”

  1. Federica Sgaggio Says:

    Che ragionamento interessante, Giulio.
    Mi piace questa cosa, mi incuriosisce, mi interessa.
    Sollecita alcune riflessioni.
    Era da un sacco di tempo che non leggevo, a proposito del «mercato editoriale», qualcosa che non mi annoiasse.

  2. deborahdonato Says:

    Bello, Giulio. Sai l’aspetto decostruttivo della tua idea? Che ho iniziato a chiedermi quanta letteratura abbiamo perso. E mi sono sentita come Guglielmo da Baskerville quando la biblioteca va a fuoco. Se ci fosse un Calvino in questo momento in Italia che scrive indisturbato? Se qualcuno ha un’opera come Il gattopardo sulla scrivania e per pigrizia non la sfoglia?
    Sappi che il tuo libro è fonte di molte inquietudini per me.

  3. gian marco griffi Says:

    Per tutto il resto c’è Masterpiece.

  4. Maria Luisa Mozzi Says:

    Forse una delle variabili di cui occorre tenere conto è la capacità del pubblico di trovare il tempo e l’energia per accogliere, leggere, discutere, ricordare, valorizzare i libri che vengono pubblicati.
    “Però non vale. Tutti loro a scrivere e io solo a leggere”, diceva più o meno Troisi. E anch’io credo che il pubblico non abbia una capacità infinita di accogliere pubblicazioni nuove.

    La totale democrazia delle lettere forse porterebbe (ha già portato?) al soffocamento della letteratura a favore dei libri popolari (che tuttavia potrebbero essere anche, in parte, letteratura)
    Ci vuole proprio un filtro, a mio parere, e la discussione dovrebbe essere su quale debba essere il filtro.
    E’ un discorso pericoloso, lo so.

  5. acabarra59 Says:

    ” 16 febbraio 1993 – E se la letteratura non avesse più niente a che fare con la scrittura (con lo scrivere) (la letteratura come solo leggere)? “.

  6. facciascancellata Says:

    “Danse macabre” (il titolo è largamente fuorviante) è il “saggio romanzato” con cui stephen king racconta il suo background culturale.
    Il suo modo di trattare elencazioni di generi rende l’opera disponibile anche a chi i saggi annoiano. L’autore può personaggiarsi e fictionizzarsi, entrare nella storia, senza staccarsi di una virgola dai fatti che vuole veicolare. C’è un punto limite della narrazione in cui la finzione e la realtà coincidono.

  7. Giulio Mozzi Says:

    Il lavoro di “filtro”, Maria Luisa, è svolto da una élite di persone nella quale si entra per cooptazione.

    Secondo me, va bene così. (Il tono dell’introduzione, e del libretto in generale, vorrebbe essere paradossale).

    D’altra parte, avere un’idea di che cosa sia la letteratura inedita; e di che cosa sia la letteratura popolare alla quale tu accenni; non è secondo me privo di utilità.

    Ad esempio: come si fa ad apprezzare la novità rivoluzionaria de “I promessi sposi”, se non si ha un’idea di che cosa fosse il romanzo italiano (ed europeo) di quei tempi?

    Lo scrittore più letto dell’Ottocento fu probabilmente Tommaso Grossi, autore del romanzo “Marco Visconti” (dal quale anche un film del 1941 e uno sceneggiato televisivo del 1975: letteratura popolare, appunto) e del poema in ottave “I lombardi alla prima crociata” (dal quale, a testimoniarne il successo, l’omonima opera di Verdi).

    Si confrontino il “Marco Visconti” e i “Promessi sposi”. Si vedano le differenze. Il primo è obsoleto, il secondo è vivissimo. E pensare che il Grossi era amico di Manzoni e lo venerava (vedi); e Manzoni gli fece pure una marchetta, citando un verso dei “Lombardi” nel cap. XI dei “Promessi sposi”.

    Per non parlare del Guerrazzi, del D’Azeglio eccetera.

    La cosiddetta “storia della letteratura”, oggi, è fatta sostanzialmente di “medaglioni” dei grandi autori. Più o meno come quando si faceva la storia generale con le vicende dei re e dei principi.

  8. Dante Torrieri Says:

    Giulio mi sono sempre chiesto, come poteva sfuggire questa cosa agli addetti ai lavori. Poi riflettendo bene alla domanda, perche’ c’e’ poca meritocrazia in campo editoriale? Sono giunto a una conclusione: in un paese i libri rappresentano idee vaganti che possono essere lette (e quindi assimilate istruendo e facendo crescere chi le legge) da tutti, anche chi non e’ laureato alla Bocconi o amico o figlio di. Questo in un paese con una democrazia potrebbe essere un problema, specie se in quel paese chiunque’ con o senza cultura possa votare. Ricordi la rivoluzione francese scoppiata perche’ i piu’ avevano fame… pensa se quei piu’ fossero stati anche istruiti, come sarebbero andate le cose? La pubblicita’ dell’ Aids recita: se lo conosci lo eviti. Appunto.

  9. Maria Luisa Mozzi Says:

    Grazie dei chiarimenti, Giulio.

  10. acabarra59 Says:

    “ 4 aprile 1989 – « Perché, perché, allora, si scrive? Mio dio, pur di non leggere. » (Umberto Eco, in «Il cavallo di Troia», n. 5))

  11. GattoMur Says:

    Qualcosa non mi è del tutto chiaro. In primo luogo: il tono evidentemente paradossale di questa introduzione proseguirà poi anche del saggio? O il saggio vuole avere un intento del tutto “serio”, proprio da saggio storico-letterario? E, in questo caso: se poi il filtro del non letto passa per una singola persona, quella dell’autore del saggio (Giulio Mozzi), non va incontro alla possibile obiezione che quello che di non edito ha letto GM non costituisce tutto il non edito in Italia? Che c’è, insomma, anche qui l’elemento di casualità del fatto che l’opera non edita recensita sia passata al vaglio di uno tra quelli che compie l’opera di lettura del non edito?
    Non mi convince poi il paragone (fatto nella risposta al commento a Maria Luisa Mozzi) tra la storia letteraria e la storia evenemenziale (di “re e di principi” e non, come direbbe quello, di “gente meccanica”). I “medaglioni” che oggi ammiriamo, quello che insomma è divenuto parte di un canone, magari al suo tempo era reietto e umile. Chessò, il Viaggio al termine della notte non glie lo pubblicava nessuno, a Celine; oggi è più letto dei libri di Gide, che lo aveva rifiutato e aveva fatto in modo che Gallimad non lo pubblicasse. Gide è il re e principe, e lo rimane; Celine rimane il Menocchio che era. Tranne che, appunto, il tempo e le scelte di lettura successive hanno fatto in modo che dei tanti principi a lui contemporanei, noi oggi sappiamo più del Menocchio che di loro.
    Nell’introduzione, terzo paragrafo, manca un punto tra “…manca sempre il paragone” e “Se il romanzo di Fulvio Corre…”.

  12. Maria Luisa Mozzi Says:

    GattoMur. Credo che il paragone fosse fra gli scritti di storia civile e politica e gli scritti di storia letteraria, non fra i protagonisti della storia e della letteratura.

  13. Adua Says:

    Interessantissimo, davvero. Sto cercando di approfondire questi temi per quello che anch’io vorrei fare. E cosa dire della poesia inedita che cerca di farsi strada con fatica, manifestazioni letterarie, la giungla, anche stimolante e bellissima dei premi letterari nazionali ed internazionali, in cui si partecipa, ci si confronta, ci si legge ed a cui magari si ottengono anche prestigiosi riconoscimenti che vogliono premiare il merito e l’originalità, e poi tutto finisce senza un seguito..Cosa ne pensi Giulio, illuminami un poco su questo, perchè io mi dedico alla poesia principalmente e vivo di questo.

  14. Giulio Mozzi Says:

    L’intento è paradossale. Il modello è “La letteratura nazista in America” di Roberto Bolano (ma anche “I rinopodi” – un libro che lessi una volta e che non riesco più a capire se esista davvero).

  15. Arlen Siu (@paolobruschi) Says:

    Fossi in te abbandonerei il progetto sul nascere: ciò che rischi è un polpettone sul benaltrismo ipotetico (che è pure peggio di quello vero) e su quanto quanto quanto è ingiusto il mondo.

    Convoglierei poi le energie risparmiate nella furiosa lotta per dare autonomia, dignità, competenza, slancio e centralità alla nobilissima e spinosa arte dello scouting.
    Io quel “Cataplasmi ed ectoplasmi”, per esempio, l’ho letto. Flavio Lovo mi ha fulminato per genialità e audacia, oltre che per l’educatissima penna. Se un romanzo del genere dovesse sfuggire dalle maglie degli editor, saremmo per l’ennesima volta di fronte a un insulto alla categoria.

  16. Giulio Mozzi Says:

    “Un polpettone sul benaltrismo ipotetico”? Mi par difficile.

    Adua: non sono un lampadario. Per i concorsi, vedi qui.

  17. acabarra59 Says:

    “ Sabato 9 maggio 1998 – Dice che per pubblicare un diario bisogna morire. Quando si dice « pubblicare a proprie spese ». “.

  18. Carlo Capone Says:

    Un editor di fama diceva che tra due manoscritti inediti ricevuti, uno segnalatogli e l’altro sconosciuto, gettava quest’ultimo nel cestino. Senza manco leggerne una pagina.
    Anche questo è un filtro, forse neanche dei peggiori, specie se quella segnalazione è scaturita da una ‘reale’ lettura preventiva.

    Per il resto, io ritengo che nell’editoria di marketing il sentimento che prevale è la paura, timore che l’editor meno in vista di me possa scavalcarmi causa l’insuccesso del libro che io ho fortemente voluto. E se la cosa si ripete due o tre volte, non è che ti mettono dietro una scrivaniuccia: no, fuori!

  19. Emilia Blanchetti Says:

    beh ma c’è anche un altro tema, quello dei libri letti. ovvero, non è scontato che se un libro viene pubblicato venga anche letto. se l’editore è piccolo, non ha la forza della distribuzione, non ha il peso per avere recensioni di peso, non ha il marketing da supermercato, alla fine il libro resta un evento privato, lo comprano giusto gli amici dell’autore e i due o tre coraggiosi che vanno alle presentazioni (e non tutti quelli che lo comprano poi lo leggono davvero…). e dunque, forse non dovremmo porci il problema di quali libri leggere? dove trovarli? la rete sta rivoluzionando il sistema in qualche modo, dobbiamo trovare i libri in rete? ma non intendo solo gli ebooks, ma tutte quelle autoproduzioni che chissà dove si nascondono… insomma mi sembra interessante allargare questa riflessione. forse dobbiamo pensare ad una specie di cloud letterario dove ci sta dentro tutto e ognuno di noi pesca quello che gli pare, quello che gli serve, facendo a meno degli editori? in futuro il successo dei libri (autoprodotti) lo faranno i social? allora varrà di più il like su fb che la recensione? passaparola. parolapassa. mah.

  20. sergiogarufi Says:

    l’idea della letteratura inedita è bellissima, e mi piacerebbe averla avuta io, l’abbozzo di introduzione invece non mi piace per niente. io vedrei meglio un approccio più neutro al tema, sul genere di quell’esposizione che facesti riguardo ai manoscritti che ti arrivavano, con percentuali e caratteristiche (quelli provenienti dalla sicilia, quelli scritti dalle donne, il genere fantasy, l’autofiction ecc.). insomma, a me personalmente interessa poco discutere se sia meglio o peggio di quella ufficiale, se venderebbe di più o di meno, perché è un discorso consolatorio (verso i tanti rifiutati) e totalmente campato in aria (come discutere se sia più bello il colore blu o il giallo).

  21. Giulio Mozzi Says:

    Sergio: condivido in buona misura il tuo dubbio.

    Il mi problema (pratico) è: chi parla in questo libro? Ci parlo io in quanto tale, o ci parla un saggista immaginario?

    Tieni conto che si tratterà di un’opera di finzione.

    L’articolo che tu ricordi, e che ho ripubblicato poco fa, non riportava percentuali. Scherzi della memoria.

  22. sergiogarufi Says:

    Da lettore, posto che un libro così mi piacerebbe molto leggerlo, vorrei che l’autore fossi tu in quanto addetto ai lavori, e lo vedrei come un’esposizione simile all’articolo “attuali tendenze…”, anche con digressioni di finzione, incisi personali, ma con quel tipo di impostazione seria. per percentuali intendevo l’approccio impressionistico che avevi dato (“si conferma la prevalenza delle scritture maschili”, la minor determinazione delle donne a pubblicare, la scarsità dei romanzi epistolari ecc), e che fa riferimento al peso quantitativo all’interno del campione di testi inediti che ricevi. io un libro del genere lo troverei molto interessante.

  23. dm Says:

    A me che sono un lettore ingenuo e piuttosto semplice, piace il risvolto paradossale di quest’abbozzo. Solo non riesco a pensare che un libro simile possa cominciare così. Io, ripeto, da lettore ingenuo e piuttosto semplice, troverei più persuasivo un incipit paradossale nella finzione, ovvero un avvio in cui quello che parla eccolo qua in una situazione paradossale, ben prima di dire cose paradossali (e magari pure divertenti). La formula: quanto più paradossale la situazione narrativa, tanto più persuasivo il discorso paradossale. Ovviamente mi sto immaginando un paradossale in un ambito tutto verosimile, che so, il personaggio che parla si trova in carcere per aver fatto qualcosa di inerente al tema del libro, e contatta Giulio Mozzi, il quale decide di incontrarlo, ed ecco la scintilla che innesca la scrittura del libro (sto improvvisando colla mia testa…) Magari il libro in cantiere è tutta un’altra cosa e non ho capito niente, è possibile.

  24. enrico ernst Says:

    a mio avviso, bisognerebbe, alla Calvino de “se una notte un viaggiatore”, pubblicare in pillole, magari solo gli incipit, o le sinossi, tutti i lavori inediti di almeno dieci anni di inediti (visti da il Giulio Mozzi di Giulio Mozzi, cioè questa patente finzione)… cioè un “patetico risarcimento”, un “impossibile risarcimento”… un’opera potenzialmente infinita che costeggerebbe l’edito per tutti gli anni prima della fine del mondo e l’avvento del Regno… non uno escluso… a un certo punto, forse, gli inediti vorrebbero essere non editi, no di certo, ma inediti nel libro di Giulio Mozzi, ILGM…

  25. RobySan Says:

    Fuori Tema: O Gliulio; qui si parla bene di te. E a proposito di editi!

  26. acabarra59 Says:

    “ Senza data [1976] – « Secondo l’ipotesi più ottimistica, il mercato dell’editoria avrà carta sufficiente fino al 1982. Ma, secondo un’ipotesi pessimistica, la crisi si potrebbe aprire assai prima, nel 1978. La produzione riesce sempre meno facilmente a seguire gli sviluppi del consumo, la pasta legno si va rarefacendo e fra pochi anni non basterà più. È il dato più vistoso emerso dal congresso internazionale degli editori… » (Dai giornali) “.

  27. Giulio Mozzi Says:

    Enrico: gli incipit di tutti gli inediti di dieci anni di inediti significa, più o meno, dodicimila incipit. A metterne sei per pagina fanno duemila pagine.

    Daniele (dm): ma qui, in questa introduzione, siamo già – mi pare – nella finzione. O non si vede?

  28. adua Says:

    Grazie per l’articolo interessante Giulio, ho letto, ho detto illuminami, perché ritengo di imparare sempre ed i tuoi consigli sono ottimi. Intanto un caro saluto, a presto!:)
    Adua

  29. acabarra59 Says:

    “ Senza data [1982] – Sul treno del ritorno da Parigi appena sveglio nei pressi di Pisa ho scritto senza sapere perché questi sette inizi facili. (1) Frosinone, 20 – Non c’è più niente da fare per i quattro spedizionieri di Timbuctù. La radio locale ieri ha dato la conferma della loro scomparsa in un cinema del grosso centro situato a un centinaio di chilometri dalla capitale italiana, Roma (2) Orgosolo, 14 – « Sono ancora vivo », ha esclamato il gregge del pastore Gavino Manca all’indomani della sentenza con cui la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati difensori contro la severa condanna del tribunale di Cagliari (3) – Enna, 11 – Quattro strade e un vicolo che le attraversa tutte: questo è il regno di Placido Domingo, il gatto pluriomicida a cui da ieri polizia e carabinieri danno la caccia (4) Frosinone, 16 – Con una delibera votata all’unanimità la giunta comunale ha chiuso l’annosa vicenda dell’orfanotrofio: l’antico istituto, in mancanza di un progetto di ristrutturazione, sarà adibito a cantina sociale (5) Milano, 1 – Luigi Alamanni parla poco. A gesti mi fa capire che posso sedermi. Lui mi fissa da una poltrona gigantesca su cui è assiso come un inquietante Budda di pietra. Sono imbarazzato, quasi impaurito. Ma tant’è. « Signor Alamanni, allora, canterà o no domenica prossima nel Nabucco? » (6) Entre-Côte (Ghana), 16 – Prima si dipingono il naso e i polpastrelli di verde, poi si siedono in cerchio e cominciano a cantare. Presso i Burundi questa cerimonia è riservata esclusivamente ai maschi della tribù. « Che cosa ci fate ascoltare oggi? », chiedo con l’aiuto dell’interprete al decano del gruppo. « C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones – mi risponde -, un grande successo degli anni Sessanta » (7) Tripoli (Louisiana), 12 La longa manus della P2 era più longa del previsto. L’FBI ha confermato la connection americana della loggia del gran maestro Licio Gelli smentendo anche le voci su una filiale araba, probabilmente patrocinata dal colonnello Gheddafi, della misteriosa organizzazione massonica. “.

  30. Simply_Ivonne (@Ivonne_Longhi) Says:

    Non ho ben inteso se questo saggio sia una burla (nel senso che non hai nessuna intenzione di scriverlo) o al contrario sia realmente nel tuo palinsesto.

    Nella seconda ipotesi, mi pare possa esistere un insuperabile problema di fonti… e tra l’altro mi chiedo come nel sommerso possano esistere “personalità” o “correnti”, a meno che non si tratti di una certa cultura underground, ma non mi pare sia questo il tuo focus. L’unica spiegazione è che si tratti di un saggio farsesco. A questo punto mi sorge una sola domanda: qual è il senso e l’obiettivo di quest’opera?

  31. Kindred Says:

    Ma, in realtà, oggi quanta parte della letteratura inedita rimane poi davvero tale? Con una certa persistenza – facilitata dall’invio per email anziché attraverso il più costoso cartaceo – è abbastanza facile trovare presto o tardi un editore free che faccia una tiratura minima. Senza contare editori a pagamento, edizioni in ebook, self publishing, print on demand, eccetera. A meno che un autore decida “o esco con una big o niente”, un modo di pubblicare lo trova presto o tardi.

    Insomma, io sospetto che ormai sia molto più ampia la letteratura edita che non ha letto quasi nessuno, di quella davvero inedita.

  32. Giulio Mozzi Says:

    Ivonne: il problema delle fonti è risolto. Ricevo ogni anno più di mille opere letterarie – e quasi tutte restano inedite. Ho materiale a bizzeffe.
    Il saggio – che ho davvero intenzione di scrivere; che sto scrivendo – non vuole essere farsesco (e infatti, come mi si faceva notare, il tenore di questa introduzione probabilmente non è ancora azzeccatissimo).
    Lo scopo è: rappresentare qualcosa che non è rappresentato.

    Kindred, le questioni sono due:
    – si tratta di stabilire che cosa considerare “edito” e che cosa considerare “inedito”. Se uno si stampa trenta copie della sua opera per regalarle agli amici, dubito che si possa parlare di “edizione”; eccetera. Un libro digitale perso nel gran mare di Amazon, può essere davvero considerato “edito”? (Forse un chiarimento si potrebbe avere usando un’altra parola: “distribuzione”; un libro “non distribuito” è un libro pressoché inesistente).
    – a giudicare da ciò che mi viene inviato, credo che le varie opzioni che tu indichi (autopubblicazione, edizione digitale ecc.) siano al momento esperite da una netta minoranza degli autori.

    Faccio infine notare che “O esco con una big o niente” è un’alternativa mal posta: non esistono solo gli editori “big”, c’è tutta una media e piccola editoria dignitosissima. Riformulerei così: “O la mia opera viene scelta da qualcuno che ci investe, o niente”.

  33. deborahdonato Says:

    “Gide è il re e principe, e lo rimane; Celine rimane il Menocchio che era” scrive GattoMur. È una fortuna, a mio avviso, che l’edizione di un’opera dia il via a una storia degli effetti, che rende i lettori capaci di diventare “tribunale”. Personalmente,il mio giudizio su Céline. GattoMur, è del tutto diverso. Penso che ancora che il suo linguaggio non sia ancora stato assimilato, non sia ancora divenuto tesoro (io lo considero tale, come si evince dal mio risentito “saltar su”). Penso che l’idea di Mozzi non sia una “rivincita dei pezzenti”, ma illustri ciò che l’editoria italiana è, mostrando ciò che ha scelto di non essere.

  34. deborahdonato Says:

    “Penso che ancora che il suo linguaggio non sia ancora stato assimilato, non sia ancora divenuto tesoro” ho litigato con la tastiera, non è Antonio Razzi che si è impossessato di me.

  35. dm Says:

    Giulio, si capisce che qui non fai sul serio, se è questo che intendi. Ma se immagino di prendere in mano – ignaro di tutto – un libro con quel titolo, col tuo nome in copertina, per poi leggere per prima cosa quest’introduzione, immagino anche una reazione di lettore alle prese con una parodia o con una satira, e cioè una reazione di lettore alle prese con una finzione “debole”; immagino quindi di sentire la voce di questo testo come la voce contraffatta di chi, appunto, non fa sul serio. Prenderei perciò tutte le piroette e le intuizioni divertenti come da parte di chi non fa sul serio. Non rimarrei “persuaso” da questo testo. Lo leggerei con la mente lucida di chi guarda una finzione da fuori, come un gioco per l’intelletto e non si dimentica per un istante che è gioco, finzione e l’autore, almeno ad un primo livello, non fa sul serio.
    E’ possibile che questo sia proprio l’effetto che vuoi raggiungere. Qualcosa di borgesiano, direi. Che a me, per temperamento, non mi riesce di capir bene.

  36. Maria Luisa Mozzi Says:

    Io non ho capito da sola il “tono paradossale” dell’ “Introduzione”, tanto che Giulio ha dovuto pazientemente spiegarmelo.

    Sono lontana dal mondo degli aspiranti scrittori e dell’ editoria e sono sicuramente ingenua e ottusa, ma forse anche il tono dell’introduzione di Giulio non era abbastanza paradossale.

    Un tono paradossale deciso lo si coglie anche in un testo breve, mentre un tono paradossale raffinato lo si coglie e lo si capisce in un testo più lungo e quindi più carico di indizi.

    Giulio, se vuoi che ci capiamo qualcosa, pubblica un altro pezzo del tuo lavoro.

  37. dm Says:

    (Per intenderci, nella mia immaginazione di lettore, vedo questo libro con la copertina di Bruno Chiaranti, e come un libro oscuro e paradossale sì, ma che in certi momenti riesce addirittura a convincerti delle tesi accennate in quest’introduzioni, pieno di colpi di scena e ribaltamenti di logica e narrazione, con una storia che s’intreccia alle storie inedite e partecipa dell’affresco italiano degli aspiranti scrittori, una cosa così. A livello impressionistico, intendo. Ma potrebbe benissimo essere inutile quest’impressione, o peggio fuorviante; sai tra l’altro che sono chiuso nel mio mondo etc.)

  38. gian marco griffi Says:

    gian marco griffi (Alessandria, 1976 – Asti, 2081), scrittore inedito italiano.
    In vita trovò il tempo di scrivere faticosamente 1391 racconti che nessuno pubblicò mai. In punto di morte ricevette una lettera: “siamo spiacenti ma i suoi racconti non ci piacciono”.
    “A qualcuno prima o poi piaceranno”, pensò, e morì.
    Dopo morto la pronipote ne lesse tre, e non le piacquero.
    Questo è tutto.

  39. RobySan Says:

    For sale. Hotchpotch. Unpublished.

  40. manu Says:

    questo è lutto, griffi

  41. Giulio Mozzi Says:

    Maria Luisa: come hanno notato anche Sergio Garufi e Yfonne, il tenore di questa introduzione non è – non è ancora, speriamo – adeguato. Sto ancora nell’incertezza.

  42. sergiogarufi Says:

    I pochi che mi conoscono sanno che non sono facile agli elogi e che giulio mozzi non mi ha mai ispirato una particolare simpatia, detto questo, ci tengo a sottolineare che per me quest’idea è geniale, perché solo le idee geniali utilizzano gli scarti e li trasformano in oro. lui ha avuto per anni un osservatorio straordinario su buona parte dei testi rifiutati che aspiravano alla pubblicazione. riesumarli dalla fossa comune in cui erano finiti (sebbene trasfigurandoli e adattandoli a un discorso di finzione) mi sembra un’opera meritoria, e sono convinto che troverà presto il tono giusto per trattarli come meritano. per inciso (e anche per dimostrare quanto osmotico sia il rapporto fra letteratura edita e inedita), il mio unico romanzo fosse dipeso da lui non sarebbe stato pubblicato.

  43. Kindred Says:

    Dal punto di vista “tecnico” credo che qualsiasi pubblicazione cartacea o digitale dotata di codice ISBN sia da considerarsi edita.

    Un vero inedito secondo me è solo un testo inaccessibile a chiunque non l’abbia inviato personalmente l’autore. Che so, anche una microedizione esaurita da anni con un po’ di ricerche è possibile recuperarla in una biblioteca o su ebay.

    Comunque, quello che volevo dire è che forse è più culturalmente rappresentativa la letteratura edita invenduta, non letta, male o per nulla diffusa, di quella che davvero non è mai uscita da nessuna parte se non dalla stampante dell’autore.

    Il mio ragionamento è che nel secondo caso l’autore si è arreso dopo i primi (i secondi, i terzi, i quarti…) rifiuti e quindi egli stesso ha rinunciato a far entrare la propria opera nella “letteratura”, scartando anche le porticine, mentre nel primo si è intestardito per riuscire a farne parte seppur in modo minuscolo. E questo, in un certo senso, lo definisce come “vero” autore a differenza del rinunciatario. Per fare un altro esempio, è la stessa che passa tra una band che suona sempre e soltanto in un garage e quella che invece si danna l’anima per esibirsi almeno in un baretto di periferia, o un pittore che appende i suoi quadri in casa anziché tentare di esporli in qualche modo. Anche perché solo chi fa il primo, piccolo passo poi in genere riesce a fare anche i successivi.

    Per quanto mi riguarda leggo molto ma non scrivo né suono né dipingo, però nel caso lo facessi mi considererei un vero scrittore/musicista/pittore solo se poi cercassi a tutti costi di diffondere in qualche modo la mia opera. Se rimanessi del tutto “inedito” sarei il primo a non considerarmi parte della “letteratura”, quindi perché dovrebbe farlo qualcun altro?

    ps.
    aggiunto i doverosi complimenti per il blog, che seguo da tempo come lettore anche se non ero mai intervenuto prima.

  44. Cletus Alfonsetti Says:

    Credo che in questo momento, in Italia, ci sia bisogno di un testo cosi. E detta tutta, tempo fa Giulio, sopravvalutandomi, me lo propose. Il territorio è quello della finzione, ma come per La letteratura nazista in America, sarebbe un testo che, messo in mano ad un ignorante (nel senso stretto) verrebbe preso per “vero”. Qui riposa la “magia” della letteratura. E il paradosso sarebbe, anzi è, accorgersi di come, sotto una lente del genere, anche la letteratura “ufficiale” possa rivelarsi fittizia, alla stregua dell’altra, di cui tratterebbe quest’opera. Insomma un loop con la fascinazione del catalogo ma condita da quella verve ironica mai autocompiaciuta, cui ad esempio il Sono l’ultimo a scendere ci ha abituato. Complimenti.

  45. ilcomizietto Says:

    A me questo spirito scientifico di vedere l’effetto che fa (farebbe) pubblicare cose scelte da qualcuno e cose scelte a caso mi piace molto. Forse insegnerebbe qualcosa anche agli aspiranti scrittori. Forse.

  46. facciascancellata Says:

    SINOSSI DI “DIECI GIORNI (PERICOLOSAMENTE) A LEGGERE”

    Il protagonista della storia è un ex editor ora consulente per gli inediti di una casa editrice. Accade qualcosa di drammatico nella sua vita, niente sarà più come prima: la poesia non è un esorcismo sufficiente. Sparisce e lo cercano anche a ‘Chi l’ha visto’.

    Nonostante la drammaticità del suo vissuto l’uomo non si è cancellato dalla narrazione immnente ed universale. (Si, insomma, non s’è buttato a fiume.)

    E’ in un piccolo ufficetto di cui solo lui conosce l’esistenza. C’è l’archivio di tutti gli inediti che tali saranno per sempre, almeno per i prossimi 5 miliardi di anni, sin quando il sole diverrà una nana bianca ed inghiottirà col sistema solare, gli editi e gli inediti.

    Fra una drammatizzazione e l’altra di stampo esistemzialista, il protagonista rievoca i suoi anni migliori, quand’era cioè ancora giovane, e il mondo non stava per passare al prossimo livello del videogame.

    Ogni vent’anni c’è una mutazione antropologica.

    L’umanità si evolve. Cambia direzione. Non capisce più in che mondo vive. Inoltre la teconologia si rivoluziona, cambiano le comunicazioni con la rete, si trasforma il mondo del lavoro e il modo di accedere al reddito.

    Legge fra i manoscritti cartacei e quelli ricevuti per email.

    Così l’autore fa un lavoro che in parte lo risparmi a dal creare altre parti romanzate. Scrive una antologia dei brani più “modulari”, autonomi e salienti tratti dai 12.000 romanzi inediti che ha archiviato.

    Scrive la storia alternativa e parallela, che sarebbe potuta essere, rispetto a quella che è stata.

    Il titolo del saggio romanzato: ‘Dieci giorni (pericolosamente) a leggere’.

    Insomma, un’antologia con intemezzi drammatizzati e romanzati.

    Avanti il prossimo!

  47. facciascancellata Says:

    Intervistato da una trasmissione di servizio di rai 3 l’ex editor scomparso.
    Signor Giangi Mongi sa che ci aveva fatto spaventare?
    – Non capisco perchè!
    – Be’ era sparito, tutti la cercavano, qualcuno ha pensato anche al peggio…
    – Perchè?
    – La crisi dell’editoria, la sua mission, il fatto che lei avesse a cuore le sorti della narrativa italiana…
    – Secondo me avete esagerato a mettere su tutto questo spettacolo da circo, io mi sono solo ritirato in meditazione, dovevo scrivere l’opera della mia vita, la sintesi finale…
    – Non può negare che quello che è accaduto prima, era inquietante, e lasciava di che preoccuparsi
    – Senta sono ancora addolorato e non passerà presto. Ma la privacy protegge questi fatti personalissimi. Vi ringrazio tutti. Ma non è successo niente. Anzi, si. Ho qui il mio nuovo libro che racconta del mondo alternativo che non è stato. Cioè, nell’era di Amazon, vengono fuori gli archivi segreti delle case editrici, e così siamo pronti per un processo di norimberga per la cultura italiota!
    – Non la capisco!
    – Mi sono stancato di stare dietro a questo sistema marcio in cui solo gli amici degli amici di franceschini e veltroni, o le bungabunghine della casa editrice di B, dettanno le subculture italiote! E gli altri dietri in coro, a conformarsi per i 3.000 euro al mese!
    – Ooopps!
    Il mio libro ristabilirà la verità storica. Ora si saprà come il mondo della cultura italiana sarebbe potuto essere msenza la seconda e la terza repubblica, senza il conflitto d’interessi, le lobby e i poteri forti! Ma secondo voi perchè Pompei sta andando in malora? Perchè questi testi sono rimasti in un cassetto! Con la cultura ci si mangia!
    – Davvero?
    – Ci puoi scommettere amigo!

  48. Ivy_Paloma (@Ivonne_Longhi) Says:

    Scusa se insisto: ma rappresentare qualcosa che non è rappresentata perché in un certo senso non è rappresentabile (dici tu stesso che leggi 1000 manoscritti all’anno per poi scartarli quasi tutti), a che serve?
    Se il tuo approfondimento si basasse sulla fenomenologia (passami il termine), allora potrebbe pure essere (molto) interessante; ma tu parli di “personalità” e addirittura di “correnti”. Personalità e correnti che tu stesso, nella veste di editor o consulente che sia, contribuisci (in senso meccanico) a NON far nascere…
    Non sarà mica che butti appositamente nel camino ogni manoscritto letto, così da disporre poi di più materiale per il tuo progetto?
    (Quest’ultima, ma solo quest’ultima, era una battuta).
    Ciao

    Ah, PS:
    Per “problema di fonti” non intendevo la mole delle stesse, ma del loro (mi immagino) problematico uso.

  49. Giulio Mozzi Says:

    Ivonne, non riesco a capire il senso delle tue obiezioni.

    La letteratura inedita può essere rappresentata: c’è; è lì; basta mettersi d’impegno. Non vedo in quale senso possa essere considerata “non rappresentabile”. Il fatto che migliaia di persone con grande impegno e passione investano centinaia di ore del loro tempo a comporre opere che nessuno pubblicherà mai – mi sembra un fenomeno di un certo rilievo. In una “Storia della vita quotidiana in Italia” meriterebbe almeno un paragrafo.

    Il saggio peraltro – e qui scontento Garufi, ahimè – vorrebbe essere un lavoro di finzione. Non per niente il modello dichiarato è La letteratura nazista in America di Roberto Bolaño.

  50. Ivy_Paloma (@Ivonne_Longhi) Says:

    I favolosi Schiaffino… Ok, mi è tutto più chiaro, grazie

  51. cletus Says:

    @ Ivy (il capitolo più bello). (Schiaffino brothers)

  52. cletus Says:

    http://goo.gl/22zOa0

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