…non più gloriosamente attraversata…

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Walter Nardon intervista Michele Mari

[Questa intervista è apparsa ieri in Le parole e le cose].

MIchele Mari

MIchele Mari

[…] La letteratura tradizionale preesisteva allo scrittore. Il canone, il genere, gli stili preesistevano allo scrittore. Chi decideva di intraprendere questa attività aveva davanti poche soluzioni: tragedia, commedia, epica, lirica. Una volta eletta una di queste macro-opzioni, sapeva che aveva delle scelte sempre più codificate, termini sempre più cogenti. Al limite, l’oggetto, lo stile, la lingua e il metro coincidevano: c’erano cose che potevano essere dette solo con un sonetto, quattordici endecasillabi divisi in un certo modo. Prima che con il barocco si incrinasse questo sistema e si incominciasse a sperimentare, ci sono stati secoli nella nostra tradizione in cui il problema della scelta dell’argomento e del modo non si ponevano. Il vero problema era quello dell’ortodossia, e al tempo stesso, nella coscienza degli autori più grandi, il problema di un rapporto dialettico con la tradizione. Essere dentro la tradizione senza ripeterla meccanicamente, essere riconoscibili come anelli di quella tradizione ma anche come personalità originali. Per questo occorreva un grandissimo rispetto della tradizione (ai limiti della venerazione), ma occorreva anche un forte carattere. Pensate a Torquato Tasso, che nel pieno della sua creatività si è quasi suicidato artisticamente massacrandosi più di quanto lo censurassero i retori. Tasso ha vissuto la sua originalità in termini di colpa, forse anche perché non aveva sufficiente narcisismo per dirsi: “Me ne infischio, vado avanti, sono Torquato Tasso”. Oggi questo tipo di conflitto è impensabile, perché la maggior parte degli scrittori non ha più alcun rapporto con la tradizione (e intendo un rapporto vitale con la grande tradizione), non più gloriosamente attraversata né drammaticamente subita ma semplicemente evitata, rimossa. […]

Leggi tutta l’intervista.

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4 Risposte to “…non più gloriosamente attraversata…”

  1. Luan Says:

    Michele Mari, semplicemente Il Migliore (miglior scrittore italiano vivente).

  2. Antonio Says:

    Come cominciare bene un piovoso sabato d’aprile. Grazie per la segnalazione di questa interessante intervista.

  3. larmegliamori Says:

    L’ha ribloggato su L'arme, gli amori.

  4. Massimo Vaj Says:

    Non è questo il punto, a meno che tu non creda che la letteratura possa infischiarsene della Tradizione universale che, nella propria universalità necessariamente comprende tutte le altre tradizioni particolari. Che letteratura di pregio potrebbe essere quella che non ha interesse alla conoscenza? Dante, per non citare a casaccio, era consapevole della Tradizione metafisica perché era un metafisico, e in una sua opera, Il Convivio, lo dice con chiarezza, ma nelle altre lo lascia intendere alle intelligenze capaci di comunicare col centro di sé attraverso l’Intuizione spirituale. I tuoi tentativi di ridicolizzare ciò che scrivo sono teneri, anche se non affettuosi come lo sono i miei nei tuoi confronti 😀

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