Smamma, di Valentina Diana

by

Valentina-Diana-Smamma_h_partb

di Marco Candida

[Ho fatto qualche domanda a Valentina Diana, autrice di un romanzo che si intitola Smamma ed è pubblicato da Einaudi].

Smamma è un romanzo preciso come un filo a piombo. Di che cosa parla questo romanzo? Parla di adolescenza. A chi si rivolge? Alle madri. Ma pensi che sia proprio così? Il tuo romanzo ha un pubblico poi così preciso e limitato? O c’è di più?

No, non credo che questo libro abbia un target preciso, i libri sono di chi li legge. Se qualcuno lo apre, ne legge alcune pagine e poi va avanti fino alla fine, vuol dire che il libro è suo.

La prosa del tuo romanzo è molto musicale. Come sei arrivata a elaborare uno stile così melodioso?

Cerco di usare il linguaggio in modo espressivo, l’espressione si declina anche attraverso il ritmo, la mia ricerca, se posso parlare di ricerca senza sembrare presuntuosa, è più ritmica che formale.

In questi giorni è uscito un romanzo di Michele Serra che si intitola Gli sdraiati. E sembra la versione maschile di Smamma. Vuoi raccontarci di questa coincidenza?

È una coincidenza astrale. Abbiamo lo stesso ascendente.

Alla presentazione alla Feltrinelli di Alessandria dove ci siamo conosciuti avevi con te un elefantino di peluche azzurro acquistato cinque minuti prima da Tiger, un negozio dirimpetto. I tuoi occhi azzurri, invece, dove li hai presi? E i capelli rossi?

È una domanda difficile, questa. Diciamo che ho ricevuto alcune cose, in cambio di altre, che non ho ricevuto.

Che relazione c’è tra il tuo lavoro di attrice e scrivere?

Come attrice non sono un granché, ho sempre paura. Recitare mi terrorizza. Scrivere mi viene naturale. Ma ci sono arrivata col tempo, è il teatro che mi ha condotta alla scrittura.

Avendo pubblicato un romanzo per Einaudi possiamo dire che ce l’hai fatta – e anche alla grande. Ora la tua storia parla del momento quando un individuo deve crescere e smettere di inseguire sogni di grandezza per accettare la vita così com’è e adeguarsi. Parla appunto di adolescenza. E tu, Valentina, li hai mai abbandonati questi sogni? Hai mai accettato la vita così com’è?

La vita così com’è, in generale, in grande, com’è? Non saprei dire bene come sia la vita. Io ho a fuoco sempre solo tempi molto ristretti, riesco a vedere una cosa alla volta, ad amare solo cose piccole, molto limitate. Non ho un immaginario molto vasto. Anche i miei sogni sono molto piccoli.

Se ti dico Massimo Orsi, Renza, Massimo Leoncini che cosa ti viene in mente?!

No! Cos’è? Un esercizio di insiemistica?

Qual è la “scena madre” di Smamma?

Direi la partenza del disco volante.

Chi è una mamma? Un angioletto con le scarpe da ginnastica? O la Matrix che regge ogni esperienza?

La mamma è un essere umano. E una gran rompicoglioni. Che però stira.

Grazie.

Tag: ,

7 Risposte to “Smamma, di Valentina Diana”

  1. Valentina Diana | MARCO CANDIDA Says:

    […] (Ho fatto qualche domanda a Valentina Diana autrice di un romanzo che si intitola “Smamma” ed è pubblicato da Einaudi) (Anche su Vibrisse qui) […]

  2. Massimo Vaj Says:

    Autrice con caratteristiche di personalità molto spiccate Valentina mostra di non appartenere alla generazione di fricchettoni ai quali nulla importava dei vestiti stirati da mamma. Per quella che è ancora la mia generazione la mamma non era una semplice rompicoglioni, era proprio satana in persona e, nel caso che mi riguarda, lei a satana ha insegnato le vie brevi alla violenza indiscriminata. Quando è morta ho pianto, e ancora oggi mi chiedo il perché.

  3. Marco Candida Says:

    Oh, Massimo, povera donna, non esagerare…

  4. Massimo Vaj Says:

    La mia è stata una storia di abusi – botte continue, anche usando un ramo di siepe, sfogliato, vergato più volte sul viso – sia infantili che adolescenziali, abusi fatti da mia madre a da mio padre e che sono continuati fino ai sedici anni di età, una volta anche accompagnati dalla minaccia di morte con un pesante posacenere di cristallo tenuto sollevato sulla mia testa. Io ero, da bambino e lo sono tuttora, rispettoso e gentile e non ho mai detto loro una parolaccia fino al compimento dei cinquanta anni. Poi ho dato dello stronzo a mio padre, il quale ha negato di avermi picchiato più di un paio di volte, mentre si ricorda bene di avermi massacrato in una sola sera per ben tre volte, con brevi intervalli tra l’una e l’altra per riprendere fiato, a calci e pugni in testa mentre strisciavo a terra cercando d’infilarmi sotto al letto. Quel giorno avevo dodici o tredici anni e nessuno si ricorda i perché di quelle violenze. Dici che esagero? A me non pare proprio…

  5. Massimo Vaj Says:

    P.S: mio padre ha smesso dopo che ho superato l’esame per la cintura marrone di Karate… La storia del portacenere da lì è nata, perché temeva che potessi reagire, cosa che non ho mai fatto e mai farò.

  6. Marco Candida Says:

    Ho capito e mi spiace.

  7. dm Says:

    La madre che, mi viene in mente adesso che scrivo, dà alla luce “derma” in anagramma, è un poco diabolica comunque. Non ho letto Smamma, e lo acquisterei in ogni caso solo previa certificazione autorevole che non si tratta di apologia di mamma in salsa nostrana. Solo.
    (Meglio: che non contiene una sola riga di apologia di mamma in salsa nostrana.)
    (Perché quel titolo, quella riconoscibilità provocano nel lettore intransigente quel tipo di sospetto.)
    (Ma ha ricevuto buone critiche, in generale mi pare. E la pianto con le parentesi, ciao Marco.)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: