Già

by

di giuliomozzi

Supermercato. Alla cassa. Davanti a me nella coda ci sono due sulla settantina, lui e lei.
“L’hai presa la caciotta?”, dice lui.
“No”, dice lei.
“Dovevi prendere la caciotta”, dice lui.
“Non me l’hai chiesta”, dice lei. “Non puoi chiedermela adesso che siamo alla cassa”.
“Mi è venuta voglia adesso”, dice lui.
“Potevi prenderla tu”, dice lei.
“Ma non so dove sono, le caciotte”, dice lui.
“Dove sono anche gli altri formaggi”, dice lei.
“Sono tutti insieme?”, dice lui.
“Eh sì”, dice lei. “Non te ne sei mai accorto?”.
“Ma cosa vuoi”, dice lui. “Io spingo sempre il carrello”.
“E allora?”, dice lei.
“E allora”, dice lui, “è già un impegno”.

18 Risposte to “Già”

  1. maurizio Says:

    Ad occhio, commento da editor quale io non sono, se è stato scritto nel 2014, dovrebbe essere un credibilissimo e divertente dialogo tra due sulla ottantina, più o meno..

  2. sergio l. duma Says:

    Anch’io penso che siano due persone molto anziane. Almeno, è questa la sensazione che ho provato durante la lettura.

  3. Loris Navoni Says:

    Funziona anche tra coppie più giovani. Garantisco

  4. RobySan Says:

    “Supermercato. Alla cassa. Davanti a me nella coda ci sono due sulla settantina, lui e lei.”

  5. Nadia Bertolani Says:

    Fermate dell’autobus, casse del supermercato, carrozze dei treni… Leggo da tempo con grande soddisfazione e suggerirei, se mi è permesso, il titolo dei tuoi prossimi racconti: “Fragilità”… Una delizia!

  6. facciascancellata Says:

    L’UOMO CHE SPINGE IL CARRELLO MUORE PRIMA

    Si allude, chiaramente, all’esperimento delle due scimmiette, abbastanza crudele, se vogliamo, che però l’etologia e la psicologia hanno giustificato per studiare il comportamento (a partire da Ivan Pavlov).

    L’aneddoto ci dice che l’uomo morirà prima della donna, perché “spingeva il carrello”. Per le stesse ragioni per cui una delle due scimmiette dell’esperimento sviluppava l’ulcera.

    L’esperimento delle due scimmiette consisteva nel tenerle immobilizzate, quindi far precedere un richiamo acustico cinque secondi prima di “somministrare” (gergo asettico) loro una scossa elettrica.

    Le due scimmiette erano poste in una situazione leggermente differente. Una delle due aveva davanti un pulsante rosso che poteva premere. Se l’avesse fatto dopo il richiamo acustico avrebbe bloccato la scossa elettrica.

    Una delle due scimmiette, cioè, se avesse pigiato il pulsante, avrebbe evitato la scossa a sé stessa, e alla sua compagna sfortunata d’esperimento, dell’homo così sapiens sapiens.

    Dopo qualche tempo la scimmietta “abilitata al pulsante” apprendeva la connessione causa-effetto, e così ad ogni richiamo acustico, pigiava il pulsante ed evitava la scossa, a sé stessa e alla sua compagna sperimentata dal Josef Mengele di turno.

    Inevitabilmente, però, di tanto in tanto, non premeva il pulsante e beccava la scossa, lei e l’altra scimmietta, che era del tutto impotente rispetto alla situazione.

    Alla fine dell’esperimento, si appurava – con l’autopsia! – che la scimmietta libera di agire, cioè di premere il pulsante, restava sana, mentre quella impotente rispetto agli eventi, sviluppava l’ulcera, sistematicamente.

    Se si va con una donna a fare shopping o al supermercato a far la spesa, ci si ammala nello spirito e, quindi, nel corpo.

    L’uomo che spinge il carrello muore prima. Le statistiche non mentono. Le donne vivono mediamente più degli uomini, perché si appropriano del pulsante rosso e gli lasciano il carrello.

    Se nella sessualità è spesso l’uomo ad avere un ruolo attivo, come certe metafore visive dei film, che mostrano l’estrazione del petrolio dai pozzi in Texas, o di fabbri che forgiano e martellano ferri di cavallo, sul piano del controllo, nelle coppie, spesso la barra è in mano alla donna. (*)

    (*) L’allusione finale non è subliminale, ma casuale, ed è più facile aggiungere questa specificazione, che cercare un’altra chiusa più neutra.

  7. Mara Carlesi Says:

    E’ una conversazione adorabile!
    Mi immagino la faccia dells signora che sospira rassegnata, mentre suo marito si erge a conduttore del carrello, impegno che gli pesa sulle spalle, come un moderno Titano, imprigionato in un ingrato compito.

  8. RobySan Says:

    “Non me l’hai chiesta”, dice lei. “Non puoi chiedermela adesso che siamo alla cassa”.
    “Mi è venuta voglia adesso”, dice lui.

    Questa parte del dialogo non dovrebbe essere pronunciata a voce più alta dai protagonisti. A meno di non voler contestualizzare il tutto all’interno di una commedia alla Mel Brooks.

  9. blogdibarbara Says:

    @RobySan: e chissà che il succo del post non sia proprio questo, invece.

  10. larmegliamori Says:

    L’ha ribloggato su L'arme, gli amori.

  11. Giulio Mozzi Says:

    Macché Mel Brooks. Qui siamo dalle parti di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno (secondo me).

  12. facciascancellata Says:

    Cosa c’è fra una vignetta e l’altra in un fumetto?
    L’immaginazione del lettore che nel ricostruire l’interstizio viene risucchiato nella storia.
    Può essere una tecnica narrativa per attivare l’immaginazione e implementare (implementare?) il coinvolgimento del lettore.

    Quanta roba c’è fra il segno sulla pagina e la mente di chi legge? Tutta la sua vita, cioè anche i riferimenti culturali, la lieve tachicardia del momento, o l’allineamento col centro della galassia.

    Ognuno ci trova quel che vuole, anche se a votazione si può condividere, “obiettivamente”, una… illazione. Entra in gioco lo “stile”, che è l’unica cosa realmente distintiva fra gli esseri umani. E’ quella, l’anima di un uomo, il suo “ritmo”, iterazione, ciclicità, apparente caos.

    Quando ho fatto il parallelismo fra l’ometto che spinge il carrello e l’esperimento delle due scimmiette, pensavo non alla collaborazione in tarda età, ma ad una vita subordinata, in questo caso alla compagna, a partire dagli atteggiamenti palesi in un supermercato. Il corpo e la psiche (l’anima) si connettono mediante la possibilità di liberare o reprimere le pulsioni.

    L’ometto che spinge il carrello è la proiezione dell’uomo represso che ha accettato il suo destino di morire in anticipo sul ruolino di marcia universale. Non farà la Rivoluzione! Non ha l’indole di un mostro di Stephen King. Al massimo di un suo origami.

    Non saprà come andrà a finire la storia, si è arreso al carrello, ha mollato la bussola della propria vita. Da soggetto ad oggetto. Ma sarà rimpianto dalla moglie: spingeva così bene il carrello!

  13. facciascancellata Says:

    Dimenticavo: la donnina, all’inizio, è vista da dietro, e da lontano, il suo fisico è snello, ma avvicinandosi si scopre che è incartapecorita come “la santa” de “La grande bellezza”, e ha 40-50 anni più del previsto: ingenera “l’effetto mostro”.

    Sembrava una bella ventenne col suo nonnino, per come vestiva e si muoveva. L’eros iniziale è soppiantato dall’incipiente thanatos! Oddiosanto!

  14. RobySan Says:

    Non riesco a figurarmi, Giulio, quella scenetta in un testo del Croce. Per me, le due battute che ho isolato sono tali che: se, in quella situazione, venissero pronunciate improvvisamente ad alta voce (perché la discussione tra i due s’è accesa) produrrebbero trattenuta ilarità in chi ascolta e, forse, velato imbarazzo o straniamento nei due (oppure i due non s’accorgono di nulla: sono entrambi un po’ rinco!). Se la scenetta fosse parte di un film la vedrei appunto “meglio” in una commedia moderna “anglosassone” (ma non necessariamente di Brooks, probabilmente si possono trovare cento altri paralleli, quello è il primo che m’è sorto in mente). In Croce la cosa dovrebbe essere un po’ meno sottile, non dico rabelaisiana, ma un po’ più sguaiata, ecco. L’improvviso aumento del volume è la cosa che mi son figurato io e alla quale ho associato l’effetto d’ilarità su un pubblico in scena (gli altri in coda alla cassa) e su un pubblico in sala (i lettori, o chi è andato a vedere quel film). Ma, dopo tutto, questa non è una sceneggiatura, è un racconto.

  15. fausta68 Says:

    Già!

  16. Giulio Mozzi Says:

    Roby, è che io mi sono nutrito di G. C. Croce e non di M. Brooks (e tu non hai intuito il doppio senso, rabelaisiano sì, che si cela sotto la caciotta).

  17. facciascancellata Says:

    UN VEGETARIANO A BERLINO

    E che dovrei dire io, allora, a voi che ignorate – sembrerebbe – l’etologia metaforica?
    Siete solo esercizi di stile e distintivo! 🙂 Esercizi di stile e distintivo! 🙂

    Commentatori insensibili! Nessun nodo sociometrico mi collega al logos del post!
    Finirò col divenire vegetariano.

    Mi avete fatto venire pensieri simili a quelli che dovettero balenare nella mente di tal Adolf, riguardo alla sua città a natale, Braunau am Inn (Austria), che trasformò in poligono di tiro, dopo aver avuto, come dire, successo a Berlino.
    🙂

    anzi, lo ribadisco 🙂

  18. I censori… mozzi | facciascancellata Says:

    […] facciascancellata Says: 13 aprile 2014 alle 23:30 […]

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