Attuali (di dieci anni fa) tendenze della narrativa italiana (vista dal buco della serratura)

by

di giuliomozzi

[Questo mio articolo apparve quasi dieci anni fa, il 14 ottobre 2004, in Nazione indiana. Me lo sono riguardato perché ho cominciato a lavorare seriamente al libro intitolato La narrativa italiana inedita: personalità e tendenze. gm]

buco_serratura_2Il mio mestiere è leggere. Circa l’ottanta per cento delle pagine che leggo sono pagine dattiloscritte. Circa l’un per cento dei dattiloscritti che leggo vengono poi letti anche da qualcun altro. Circa l’uno o due per mille dei dattiloscritti che leggo vengono poi pubblicati da un editore che li manda in libreria. Il mio mestiere mi consente di osservare le attuali tendenze della narrativa italiana. Della narrativa reale, intendo: quella che esiste; non della sola narrativa pubblicata, che è una frazione insignificante (in termini quantitativi) della narrativa esistente.
Lo so: per conoscere davvero le attuali tendenze della narrativa italiana reale bisognerebbe prendere in considerazione anche la narrativa autopubblicata in carta (in proprio o presso editori a pagamento) e in rete. Mi difendo dall’obiezione proponendo l’ipotesi, che mi sembra accettabile, che non ci siano sostanziali differenze tra la narrativa del tutto inedita e quella autopubblicata, almeno per quanto riguarda le tendenze.
Infine: non ho mai tenuto un accurato schedario delle mie letture di dattiloscritti. Ciò che sto per dire può essere tranquillamente catalogato come “impressionistico”.

Prima tendenza. Si conferma la prevalenza delle scritture maschili. Da più di dieci anni conduco laboratori di scrittura (nelle sedi più diverse) e l’esperienza mi dice che le donne che scrivono narrativa sono di più dei maschi; e che la qualità media delle scritture femminili è generalmente superiore alla qualità media delle scritture maschili. Tuttavia la stessa esperienza mi dice che i maschi sono più motivati alla pubblicazione, mentre le donne tendono più spesso a considerare la scrittura come un’attività privata o, al massimo, da mettere in comune dentro una cerchia di amicizie. Nei laboratori di scrittura la presenza delle donne è attorno al settanta per cento; dei dattiloscritti che ricevo, circa l’ottanta per cento è di provenienza maschile.

Seconda tendenza. Sta lentamente sparendo il romanzo giovanilista, che aveva conosciuta una stagione d’oro dopo il grande successo del romanzo d’esordio di Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Mi succedeva, alla fine degli anni Novanta, di ricevere romanzi simil-brizzi scritti da maschi quarantenni o cinquantenni. Ora non succede più. Gli stessi ventenni sembrano praticare ormai raramente l’imitazione di quel tipo di scrittura.

Terza tendenza. Sono ancora pochi – ma fino a qualche anno fa non ce n’era proprio nessuno, e stanno velocemente aumentando in quantità – i romanzi epistolari. Si tratta naturalmente di romanzi in cui la lettera cartacea è completamente sostituita dalla lettera elettronica (e-mail) o dalla conversazione in rete (chat). La differenza sostanziale tra questi romanzi epistolari e quelli della tradizione sta, com’è ovvio, nella velocità dello scambio. Inoltre il romanzo epistolare della tradizione tende a considerare il mondo come esistente; mentre il romanzo epistolare attuale, così come l’ho incontrato nella mia attività di lettore, tende a considerare la rete come esistente, e il mondo come eccezione. Spesso la scena chiave del romanzo consiste nell’uscita dalla rete e nell’incontro fisico dei personaggi. Generalmente tale scena chiave si conclude o con la rottura della relazione o con la scelta dei personaggi di restare in contatto solo attraverso la rete. Può essere considerato una terza tendenza bis il romanzo epistolare scritto effettivamente da più persone, ciascuna delle quali redige le lettere di competenza di uno, e solitamente uno solo, dei personaggi. Quando ciò avviene, è normale che gli autori o le autrici risiedano a grande distanza tra loro.

Quarta tendenza. Il genere quantitativamente dominante è sicuramente la narrativa d’anticipazione. Il termine fantascienza sarebbe inappropriato. Si tratta peraltro di un sottogenere all’interno della narrativa d’anticipazione: si potrebbe definirlo “narrativa d’anticipazione sociologistica cyberpunk“. I modelli attuali per questo genere o sottogenere di narrativa non mi sembrano tuttavia essere direttamente gli autori della fantascienza sociologica o cyberpunk, ma piuttosto il film Blade Runner di Ridley Scott (e imitatori) e le opere di Philip K. Dick (e imitatori), con qualche limitata escursione nel catalogo Fanucci AvantPop. Spesso agli autori (pressoché tutti maschi) sembrano essere note solo le opere imitative (in particolare: opere di narrativa grafica, ossia fumetti). Sia chiaro che per “opere imitative” non intendo “opere brutte“: ci sono opere imitative assai belle. Questo genere è quantitativamente dominante non per numero di opere (vedi il genere successivo) ma per numero complessivo di pagine: è difficile che un’opera di narrativa d’anticipazione faccia meno di quattrocentocinquanta cartelle. Questo è il genere nel quale mi sembra di poter registrare la più bassa qualità media della scrittura (sintassi casuale, lessico minimo).

key-keyhole-03Quinta tendenza. Dominante per numero di titoli è senz’altro la narrativa del delitto (anch’essa quasi solo maschile), nei vari sottogeneri (peraltro dai confini incerti, almeno nella percezione degli autori) del giallo, del noir, del thriller, del legal thriller, eccetera. Queste sono, di solito, le narrazioni che più s’impegnano sul fronte dell’intreccio. Spesso l’intreccio è assai deludente. Non mancano narrazioni il cui intreccio è appassionante. Tuttavia, il livello della scrittura è generalmente appena un po’ superiore a quello della narrativa d’anticipazione di cui sopra. E’ insistita la ricerca di un “investigatore all’italiana”, ossia di un investigatore che sia narrativamente interessante e capace di muover la storia pur senza essere il classico “concentrato di volontà di potenza” (uso, con autorizzazione, una formula che ho letta nella lettera di autopresentazione di una di queste opere narrativa) di derivazione statunitense. Non mi sembra che questa ricerca abbia finora trovato ciò che cercava.

Sesta tendenza. La narrazione fantastico-paradossale. Per una volta, donne e maschi contribuiscono al genere in quote pressoché uguali. La narrazione fantastico-paradossale ha spesso ambizioni allegoriche. Il fallimento mi sembra pressoché totale. La presenza di questo genere di narrazioni mi sembra in aumento.

Settima tendenza. Il romanzo storico. Se ne vedono pochi, ma più oggi che qualche anno fa. Sono scritti prevalentemente da maschi, ma le donne non mancano. Tendono a essere piuttosto buoni: magari noiosi, ma ben costruiti e bene scritti. Gli autori hanno spesso un’età superiore ai quarantacinque anni. Il problema di queste narrazioni è che di un romanzo ben fatto, lodevole, gradevolmente scritto, eccetera, ma che non dice proprio niente di nuovo, e nemmeno niente d’importante, spesso non si sa che cosa pensare.

Ottava tendenza. La narrativa memoriale. Qui il campo è quasi del tutto femminile. Si tratta in genere di narrazioni scarsamente congegnate (si va dal principio alla fine, senza alcuna costruzione), spesso assai bene scritte, talvolta commoventi, nella quasi totalità dei casi del tutto prive d’interesse per una lettrice o un lettore che non appartenga alla cerchia dell’autrice (o, raramente, autore). Il mio stato d’animo è paradossale: sono scritture che vorrei tanto incoraggiare, ma che non penso sia opportuno incoraggiare con la pubblicazione. Sono scritture che mi sembrano molto sane, ma ho l’impressione che la pubblicazione non sia la cosa migliore che possa loro capitare.

Nona tendenza. La narrativa siciliana. Devo fare una premessa. Sono personalmente convinto che la narrativa siciliana non sia una parte della narrativa italiana, ma sia un’entità a sé stante. Questo ovviamente non è un giudizio di valore (se lo è, è un giudizio di valore positivo) né un invito al separatismo. Dalla Sicilia mi giungono narrazioni scritte da ventenni con la sicurezza stilistica dello scrittore maturo; narrazioni che si tengono in piedi per la sola forza dello stile (e che forza!); narrazioni piene di pietre, di mani, di arbusti, di albe e tramonti, di venti, di paesi, di fichidindia, di mare, di capre (in sostanza: piene di cose non fatte dall’uomo). Narrazioni scritte in un italiano perfetto, nitido e fiammeggiante. Narrazioni delle quali, tuttavia, spesso stento a capire di che cosa parlino. Mi sembra che mi giungano frammenti, tanti frammenti, di un interminabile epos della luce e delle cose. Difronte a queste narrazioni, che spesso ammiro, il mio sconcerto è grande.

Decima tendenza. La narrativa meridionalista. Che è scritta da meridionali meridionalisti, soggetti ben diversi dai meridionali non meridionalisti (la cui meridionalità è ricavabile solo dai dati anagrafici). La narrativa meridionalista ha modelli novecenteschi che spesso non conosco (difetto mio) e modelli attuali perfettamente riconoscibili se non addirittura citati e dichiarati: Peppe Lanzetta, Giuseppe Montesano, Antonio Pascale, più raramente Diego De Silva o Livio Romano. Si tratta di una narrativa fortemente politica (“di denuncia”, si sarebbe detto una volta), spesso portata a un favolismo della trama e dei personaggi che non rinuncia a un sostanziale (dickensiano?) realismo dell’ambientazione, nella cui scrittura abbondano il dialetto (per lo più come “citazione di realtà”, ma talvolta anche in funzione espressiva) e la simulazione dell’oralità. C’è una differenza interessante tra scritture maschili e scritture femminili: le maschili tendono a essere ossessivamente volte al presente, le femminili scelgono spesso uno sfondo storico. Qualche anno fa sembrava che solo la gioventù del Nord Italia avesse in mente la scrittura; oggi certamente non è così.

Undicesima tendenza. Ricevo un certo numero di narrazioni che sono tentato di definire narrazioni minimum fax. Direi che sono tendenzialmente in aumento. Il confronto con i modelli (i narratori statunitensi tradotti da Minimum Fax) è disastroso.

Dodicesima tendenza, nonché ultima: il romanzo fantasy-newage-sapienziale. Credo che una letteratura in buona salute possa sopportare allegramente l’inoculazione di una certa dose di narrativa fantasy: perciò trovo che il proliferare di romanzi fantasy sia una novità né buona né cattiva. Quello che mi turba è l’incrocio tra il fantasy del contenuto narrato, il New Age dell’ideologia, e il sapienziale dello stile. Le narrazioni di questa specie sono in continuo aumento (sia come numero di titoli, sia come numero di pagine per ciascun titolo). Dal 1998 a oggi ho letto una, e una sola, buona narrazione ascrivibile a questo genere (ancora inedita, peraltro).

Tendenze e mercato. Queste sono le tendenze che ho riscontrate. Mi rendo conto che alcune di esse sembrano corrispondere alle tendenze del mercato editoriale italiano. Non credo che il mercato editoriale italiano dipenda dalle tendenze della narrativa reale; credo piuttosto che la produzione reale di narrativa dipenda dalle tendenze del mercato editoriale. Ossia, c’è un sacco di gente che legge un romanzo nuovo e si dice: “Wow! Che roba! Lo faccio anch’io!”.

Altre tendenze? Qualcuno ha riscontrate altre tendenze? I miei riscontri non corrispondono ai riscontri di altri? La mia classificazione fa acqua? Non ho capito un accidente di quello che sta succedendo?

Le due immagini che ornano l’articolo provengono da qui e da qui.

22 Risposte to “Attuali (di dieci anni fa) tendenze della narrativa italiana (vista dal buco della serratura)”

  1. Lorenzo Sartori Says:

    è cambiato molto in 10 anni?

  2. Godot Says:

    Aggiungerei il romanzo fantasy collettivo autopubblicato… e poi siamo più o meno lì!

  3. essegei Says:

    Si potrebbe definire una tendenza letteraria il proliferare delle scritture migranti? A volte pare addirittura che siano i ciritici occupantisi di quelle modalità di scrittura a scovare volumetti nei cataloghi delle piccole case editrici per farne dei pilastri di un neofilone narrativo….con annessa intervista, inedita ed esclusiva, all’autore(autrice).

  4. Andrea D'Onofrio Says:

    Come ti spieghi la qualità stilistica dei siciliani?

  5. Elena Marino Says:

    L’ha ribloggato su EM.

  6. Susanna Says:

    Sarebbe interessante avere da te, Giulio un’opinione sulle tendenze odierne.

  7. alessio billi Says:

    Manca la chick-lit all’italiana, tutta quella vastissima produzione femminile che ha preso come modelli la Fielding e la Kinsella e si è riversata nei cataloghi della Newton e della Spierling. Ci sono tantissimi e-book in self publishing sul genere rosa sentimentale con ragazze che sognano principi azzurri. Ora la tendenza sta contaminando generi forti come il giallo. In dati numerici la chick-lit è quella che si è più affermata tra le auto-pubblicazioni al femminile.

  8. Giulio Mozzi Says:

    Susanna, Lorenzo: come ho scritto all’inizio dell’articolo, ho cominciato a lavorare seriamente al libro intitolato La narrativa italiana inedita: personalità e tendenze.

    Alessio: evidentemente dieci anni fa non c’era.

    Andrea: non me la spiego. Però, se guardi il terz’ultimo commento (di Tonino Pintacuda) all’articolo originale in Nazione indiana, forse trovi qualche dritta.

  9. Dinamo Seligneri Says:

    Vorrei fare una domanda a Giulio: in quanti degli scritti che ti inviano gli autori siciliani si sente in maniera forte – o addirittura determinante – il modello sciasciano (mi accontento ovviamente di una stima “impressionistica”)?
    Te lo chiedo perché dall’analisi che fai di questi lavori esce fuori un quadro generale di proposte narrative che non c’azzecca niente con Sciascia il quale è stato un maestro assoluto nell’adoperare l’osservatorio culturale e linguistico della Sicilia per spiegare la Sicilia e il mondo. Sciascia è stato quello che ha messo insieme i frammenti di cui parlavi tu per creare una sintesi (letteraria, filosofica, politica, indipendente), e questo se vogliamo è uno dei motivi per cui la letteratura (e la Sicilia) di Sciascia può essere considerata un superamento, sarebbe meglio dire un’evoluzione, della letteratura (e della Sicilia) del maestro Pirandello che per certi tratti è simile alla frammentarietà emotiva e mimetica di cui scrivi in questo pezzo.
    Sciascia linguisticamente non era uno scrittore difficilissimo, anzi, se pensiamo al conterraneo D’Arrigo poi era facilissimo, ma è stato di un’intelligenza sconvolgente ed è proprio questo che evidentemente (ma aspetto parziale conferma dalle tue casistiche) non è uno di quegli scrittori che dopo che l’hai letto puoi tanto facilmente dire “Che roba! Lo faccio anch’io!”. SI presta poco agli spontaneismi… bisognerebbe mettersi a studiare e vedere le cose in una maniera un tantino più articolata perché la realtà siciliana lo è più articolata… e con quel po’ po’ di lingua è un peccato parlare solo di pietre, mare e fichi d’india.

  10. Stefano Says:

    Dalla mia recente, limitatissima e deprimente esperienza sembra che molte delle tendenze individuate nell’articolo siano tutt’oggi ancora molto vitali e corrispondano alle tendenze di mercato.
    Che gli esiti siano, per così dire, modesti non mi meraviglia. Non so voi ma non riesco a leggere libri italiani editi che potrebbero essere compresi nelle tendenze ‘narrativa memoriale’ o quella fantasy in genere. Questa corrispondenza tra gl’insuccessi della letteratura edita e di quella inedita è dovuta a mio parere all’impronta genetica italiana e alla storia della letteratura italiana. Non avremo mai narratori all’altezza di quelli inglesi. E gli inediti spesso trovano spesso la loro ragion d’essere nell’ego smisurato dei loro autori. In Inghilterra chi non è capace di scrivere legge e molto.

  11. deborahdonato Says:

    Cavolo! Stavo per gongolare, affermando che ero fuori da tutte le tendenza, ma forse la mia sicilianità mi frega. Condivido in pieno quanto scrivi sulla particolarità della scrittura isolana. Si, citando Sciascia, la Sicilià è una metafora.

  12. Andy Says:

    Quand’è che la narrativa memoriale diventa interessante anche per chi non è della cerchia dell’autore/autrice?
    Quando l’autore è interessante?
    Interessante come: Ibrahimovic o Barney Panowsky?

  13. deborahdonato Says:

    Rileggendo però il commento di Dinamo Seligneri, penso che Sciascia abbia un’altra sicilianità. a per certi versi un illuminismo poco siciliano. Personalmente penso allo stile siciliano guardando in tre direzioni: la tendenza al grottesco (Pirandello); il barocchismo linguistico (Bufalino); uno stile classico, ironico con una componente quasi “vintage” (Tomasi di Lampedusa). Ovviamente questi tre ingredienti si possono poi mescolare secondo differenti dosaggi.

  14. Giulio Mozzi Says:

    Dinamo, la prima frase del tuo secondo capoverso risponde alla domanda che poni nel primo capoverso.

    E: ricordiamoci che Sciascia fu uno scrittore spagnolo, come Calvino fu uno scrittore francese.

  15. Dinamo Seligneri Says:

    Sì, l’illuminismo c’entra poco colla sicilianità (o sicilitudine per dirla col nostro) ma la vena grottesco-mimetica pirandelliana è il telaio di Sciascia che nei suoi libri non ha fatto altro che parlare delle cose della Sicilia, di interpretarla alla luce della sua formazione illuministica (francese, ovviamente) e della sua intelligenza critica.
    E’ un po’ come se Pirandello avesse fatto una specie di commedia “alla siciliana” e Sciascia avesse rimesso a posto le tesserine sparpagliate da Pirandello, il mosaico è comunque la Sicilia – ovvio che Sciascia e Pirandello non sono solo questo ma sono soprattutto questo. Scriveva Sciascia in un saggio su Pirandello che i personaggi pirandelliani altro non sono che “i siciliani”, sono la loro trasposizione psicologico-letteraria. Leggersi le Novelle per un anno è come farsi un giro per le strade e le case di Agrigento.

    Quello che volevo dire rispetto a questo post era che fa riflettere il fatto che i giovani (editorialmente o anagraficamente o tutt’e due insieme) autori siciliani non guardino a Sciascia, e pensare che ce l’hanno lì a due passi, o non guardino a Sciascia abbastanza… . Io lo consiglierei sempre come “medicinale” contro la stupidità o la superficialità o la sciatteria, non solo contenutistica ma anche narrativa, e non scordiamoci che era uno che vendeva molto coi suoi libri.
    Ma è evidente che le cose difficili non vanno mai di moda e di cavolate in giro se ne leggono abbastanza, a tutti i livelli.

    Giulio, sì, mi rispondevo da solo, ma speravo anche in una minima percentuale rincuorante.

  16. luccone Says:

    L’ha ribloggato su Dentro il cerchio.

  17. giampieromontanti Says:

    Complimenti Giulio, credo che dal tuo osservatorio privilegiato non potrai che affinare la tua già lucidissima analisi, credo per nulla datata.
    Da Siciliano un po’ apolide (giro da 22 anni la Sicilia tutta per lavoro) posso dire che nell’isola il sentimento culturale é ancora abbastanza radicato ma il modello ‘alla Sciascia’ forse é divenuto elitario. Sciascia vende ancora e tanto, ma il modello di riferimento per le nuove scritture e letture sembrano più essere il prolifico Camilleri, la Simonetta Agnello Hornby, Silvana La Spina, Santo Piazzese. Le loro storie sono tutte radicate nel nostro territorio. Condite da espressioni dialettali e dal tipico humour isolano, che tende a sminuire la consapevolezza di vivere in un posto unico al mondo dove le pietre, il mare, il verde, le architetture mirabili e gli stessi fico d’India creano scenari incomparabili ma che é continuamente sopraffatto dalla inciviltà e dalla inedia di molti di noi.
    Rispetto alla scrittura isolana che tu reputi di alto livello posso dare una mia umile e personale interpretazione: la Sicilia è una terra di ineguagliate stratificazioni culturali e di grandi contrasti – meraviglie e brutture convivono placidamente – questo miscuglio esplosivo rende spontaneo un forte desiderio di esprimersi. Che ciò avvenga ad alto livello non deve stupire. Basta fare un giro per i centri storici delle nostre città e lasciarsi sedurre dalla più potente delle ammaliatrici: la ‘Luce Siciliana’, protagonista assoluta del nostro vivere quotidiano e batterio principale della più antica delle malattie…la SICILITUDINE, che ha dato origine ad una grande letteratura ed ha influenzato uomini e scrittori di ogni parte del mondo.

  18. maria rosa Says:

    Sì, condivido molte delle affermazioni di Giampieromontanti. Le attuali scritture siciliane poco hanno a che vedere con quella del grande Sciascia, se si eccettua la tendenza di Camilleri, sottesa a tutte le sue opere, al razionalismo che pure attraversa i suoi romanzi anche all’interno del pastiche linguistico che li caratterizza. Gli altri attuali scrittori citati nel precedente post, si distaccano dalla tradizione della narrativa siciliana, per assumere una forma più incanalata verso le nuove tendenze della narrativa in genere, con un occhio particolarmente mirato alla commerciabilità. Certo alcuni motivi tipici della narrativa isolana persistono, la luce, il mare, le architetture molto differenziate, le strade, i vicoli, la gente per strada, la cucina…, perchè non si può scrivere di quell’isola se non parlando di queste cose. Ma rispetto a ciò, la sensazione di frammentarietà che ha avuto Giulio, forse potrebbe essere interpretata attraverso la visione del mondo tipica dei siciliani, che può non essere focalizzata su una narrazione lineare (Giulio dice: …Narrazioni delle quali, tuttavia, spesso stento a capire di che cosa parlino), ma piuttosto su una narrazione corale e, appunto, frammentata, che necessita, da parte del lettore, di una ricostruzione che lo costringe ad entrare in quel mondo e ad assumerne i modelli culturali. Questo si trova persino nel primo Camilleri e lo si trova anche negli autori siciliani meno conosciuti. E’ un po’ la cifra caratteristica di questo tipo di narrazione. Chi è vissuto in quell’isola sa che c’è un modo di vivere corale cui tutti si uniformano e che costituisce la patina superficiale della vita. La quale si esprime per metafore condivise ( la lingua siciliana è fatta di metafore) e quella nascosta, individuale, tortuosa che non viene mai allo scoperto e che si può solo ricostruire attraverso l’intuito e la conoscenza di quella cultura, appunto.

  19. Giulio Mozzi Says:

    Maria Rosa, scrivi:

    …una narrazione corale e, appunto, frammentata, che necessita, da parte del lettore, di una ricostruzione che lo costringe ad entrare in quel mondo e ad assumerne i modelli culturali…

    Ma questo non è Sciascia! Questo è il Verga dei Malavoglia

  20. maria rosa Says:

    Infatti. Io non ho parlato di coralità di Sciascia ( Sciascia è un caso a sé, la sua è una letteratura di denuncia) ma di tutti gli altri scrittori siciliani grandi, piccoli o anche insignificanti. Questo è un elemento comune di cui tenere conto per capire quella cultura di cui parlano.

  21. Tutto quello che avreste volusto sapere sulla scrittura e non avete mai osato chiedere | Ilcomizietto Says:

    […] Una curiosità: Attuali (di dieci anni fa) tendenze della narrativa italiana (vista dal buco della serratura) […]

  22. Tutto quello che avreste voluto sapere sulla scrittura e non avete mai osato chiedere | Ilcomizietto Says:

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