Tram, treno, bus, aereo

by

pink

di giuliomozzi

Sono le otto e quindici del mattino. Sto sul tram. Devo scendere alla stazione ferroviaria. Lì prenderò un treno per Treviso; a Treviso prenderò l’autobus per l’aeroporto; all’aeroporto prenderò un aeroplano per Cagliari: dove qualcuno mi verrà a prendere.
Ci avviciniamo alla stazione. C’è abbastanza calca a bordo. Mi metto davanti alla porta.
“Permesso”, dice una voce femminile dietro di me.
“Guardi che scendo anch’io”, dico.
“Ma io ho fretta”, dice la voce femminile dietro di me.
“Signora, le ho detto che anch’io scendo alla stazione”, dico.
“Ma io devo prendere il treno”, dice la voce femminile dietro di me.
E va bene. Faccio un paio di evoluzioni, sollevo lo zaino sopra la testa, pesto un piede a un giovanotto africano (“Scusi!”, “Niente”), e la signora col cappotto rosa ora è dov’ero io, proprio davanti alla porta.
Arriviamo. Le porte si aprono. La signora corre via.
Faccio il biglietto, compro il giornale l’acqua le sigarette, vado al binario. Leggo un paio d’articoli.
Il treno delle 8.44 arriva. Salgo, trovo subito il mio posto, mi sistemo, e un attimo dopo piomba sul sedile difronte al mio, tutta affannata, la signora col cappotto rosa.
“Ce l’ha fatta”, dico.
“Ma chi è lei?”, dice la signora.
“Sono quello che stava davanti alla porta del tram, e le ha ceduto il posto”, dico.
“E quindi?”, dice la signora.
“Ha ragione”, dico. “E quindi niente”.
“Piuttosto”, dice la signora.
“Dica”, dico.
“Lei sa, a Treviso, come si fa ad arrivare all’aeroporto?”, dice la signora.
“Autobus numero 6”, dico. “La fermata è a pochi metri dalla stazione. Può comperare il biglietto all’edicola della stazione e farsi indicare la fermata”.
“Ma è frequente?”, dice la signora.
“Parte ai minuti dieci e ai quaranta”, dico.
“Com’è informato”, dice la signora.
“Devo andare all’aeroporto, oggi”, dico.
“Ah”, dice la signora. “Dove va?”.
“A Cagliari”, dico. Ho l’aereo alle 11.25″.
“11.55”, dice la signora.
“Alle 11.25 chiudono l’imbarco”, dico.
“Ma allora non faremo in tempo!”, dice la signora.
“Ma sì che facciamo in tempo”, dico. “Arriviamo alle dieci meno venti”, dico.
“Prenderò un taxi”, dice la signora.
La signora apre la borsa e ci fruga dentro. Io leggo il mio giornale. Viaggiamo. Arriviamo.
Vado all’edicola, compero il biglietto del bus. Esco dalla stazione. Vedo passare il 6: ho perso quello delle nove e quaranta. In effetti il treno, nell’ultimo tratto, andava un po’ piano.
Intravedo la signora col cappotto rosa: sta parlando con uno dei tassisti.
Vado alla fermata. C’è un bar. Prendo un caffè e un cornetto. Sfoglio la Gazzetta. Una signora grossa, vecchia e sdentata mi si avvicina.
“Oh oooh!”, dice la signora. E ride.
“Le serve qualcosa?”, dico.
“Oh aaah!, dice la signora. Ride di nuovo, mi fa l’occhiolino.
“Vuole mangiare”, dice la ragazza cinese al banco.
“Le dia quello che vuole”, dico.
“Paga lei?”, dice la ragazza cinese.
“Sì”, dico, “pago io”.
Finisco di sfogliare la Gazzetta. Pago la mia colazione e quella della signora grossa (cappuccino, crapfen, succo d’arancia). Mi metto alla fermata.
Arriva il 6. Viaggiamo. L’autobus fa tutto un giro. Passiamo sotto alla circonvallazione. Siamo arrivati. Passo i controlli in pochi minuti. Cerco il gate 8. Tiro fuori dallo zaino il mio libro (un trattato di escatologia, ovviamente). Leggo.
Ci imbarcano, con le solite procedure lievemente intimidatorie di Ryanair. Ho un posto al finestrino.
Quando siamo tutti ai nostri posti già da un paio di minuti la hostess mora (quella che parla italiano) prende l’interfono e dice: “La signora Tale, se è a bordo, è pregata di rivolgersi al personale”.
Aspettiamo ancora un paio di minuti.
Le hostess si guardano. Telefonano. Si stringono nelle spalle. Chiudono il portellone.
Nel momento in cui l’aeroplano comincia a muoversi vedo uscire di corsa dal gate, le mani alzate, subito riacchiappata da due inservienti col gilè antinebbia, la signora col cappotto rosa.

5 Risposte to “Tram, treno, bus, aereo”

  1. GiovanniMarchese Says:

    L’universo è in continua espansione e la signora col cappotto rosa invece di seguire comodamente la corrente si mette di traverso: e fu così che perse l’aereo!

  2. allorizzonte Says:

    E’ solo uno di quegli incidenti onirici…

  3. Bandini Says:

    Mi ha fatto pensare a quel bellissimo film con Steve Martin e John Candy, “Un biglietto in due” (il cui titolo originale è, in realtà, “Planes, Trains and Automobiles”, singolarmente simile al titolo di questo post). Tu sei John Candy e la signora è Steve Martin.

  4. ReginaPescatrice Says:

    Leggendo questo racconto un critico freudiano direbbe che il suo doppio femminile è agitato e malconcio. Per fortuna Freud è morto da un pezzo.

  5. Andrea Says:

    Mi piace.
    Grazie

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...