Ipotesi di autofiction. Appunti su “Il desiderio di essere come tutti”, di Francesco Piccolo

by

di Demetrio Paolin

Esiste una canzone dei Pink Floyd dal titolo emblematico di Several Species of Small Furry Animals Gathered Together in a Cave and Grooving with a Pict che ha una particolarità. Ascoltandola ci si addentra in un bosco di notte, in cui insetti, animali e altre bestioline emettono il loro tipico verso. Siamo così portati a credere che gli autori del brano non abbiano fatto altro che lasciare un registratore in un bosco così da poter poi riversare i suoni così come sono sul disco. Questo renderebbe Several species non una canzone in senso lato, ma una specie di documentario sonoro, una cosa molto particolare e in linea con le scelte musicali del Pink Floyd e alla loro attenzione verso gli (si pensi a Mademoiselle Nobs).
C’è un però. In realtà i suoni e i rumori degli animali in Several non sono reali ma sono costruiti e sintetizzati da Roger Waters che li ha riprodotti con la sua bocca. Ciò che quindi l’ascoltatore credeva come reale è fittizio, ma così fittizio che suona reale.
La canzone del gruppo inglese mi è tornata alla mente, mentre cercavo di mettere in ordine le idee rispetto al romanzo di Francesco Piccolo Il desiderio di essere come TUTTI (Einaudi). Ho idea che Piccolo volesse nella sua opera fare qualcosa di smile a ciò che i Pink Floyd hanno fatto con il brano, utilizzando però la scrittura dell’Io.

Un primo problema legato al libro di Piccolo, proprio come per la traccia di Pink Floyd, è definire precisamente cosa è; l’idea è quella di trovarsi davanti a un ibrido che lo stesso autore non è riuscito a districare. Una scorsa agli elementi paratestuali non fa che aumentare i nostri dubbi: è un romanzo, un memoir o un’opera di autofiction? Il genere a cui viene ascritto il testo è romanzo, il termine compare nell’aletta di copertina e nella quarta. Nel primo caso veniamo informati che Francesco Piccolo ha scritto “il romanzo della sinistra italiana e un racconto di formazione individuale e collettiva”; nel secondo caso si dice: “La grande scommessa di questo romanzo personale e politico, divertente, serissimo, provocatorio è raccontare ciò che concorre a fare di noi quello che siamo…”. Sempre nell’aletta il testo di Piccolo viene definito un “libro anomalo”. Al suo interno il testo si presenta diviso in un due sezioni: La vita pura: io e Berlinguer e La vita impura: Io e Berlusconi. Il testo si snoda con una serie di lasse brevi (non è una novità la predilezione del frammento in Piccolo) che formano il racconto, dove  è  protagonista Francesco Piccolo stesso.

Quindi siamo davanti a un romanzo anomalo il cui protagonista porta lo stesso nome dell’autore del libro. Mi chiedo perché allora non definire il testo in questione come autofiction? Faccio un passo indietro e torno al titolo del libro Il desiderio di essere come TUTTI, che fa tornare in mente l’incipit folgorante di Troppi paradisi di Siti: “Mi chiamo Walter Siti, come tutti”. È da notare in primo luogo come le due frasi per quanto similari esprimano due concetti diversi; da una parte c’è la volontà di essere come tutti, dall’altra si afferma la certezza di questa identità. Ma in questo momento mi interesserebbe spostare l’attenzione sul termine “tutti”, posto da entrambi in posizione proemiale.

L’idea alla base è che l’io singolo, l’io che racconta, divenga poco per volta tutti; o meglio che ciò che capita alla vita del singolo sia emblematica di una condizione esistenziale generale. Siamo nel campo, è un azzardo di interpretazione, della morality play dove vengono raccontate le vicende di Everyman. I casi della singola persona diventano i casi di ognuno. L’autofiction, in un certo senso, è una forma nuova di morality play in cui l’io del protagonista del racconto diventa figura dell’uomo in generale.

L’autoficition mi pare possa definirsi come una sorta di progressivo disciogliersi dei fatti personali nella trama e nella storia raccontata, in modo tale per cui ciò che è “vero” e ciò che è “verisimile” siano sostanzialmente indistinguibili: questo scomparire della creatura nel personaggio fa in modo che pur leggendo una storia in cui il personaggio ha per nome quello dell’autore, il lettore non si senta di fronte a una autobiografia, ma a qualcosa che chiama in causa lui che legge tanto quanto colui che scrive.  In un certo senso la distanza tra la voce narrante e il lettore diminuisce.Ecco il perché del paragone con Several Species, dove la distinzione tra “vero” e il “verisimile” porta l’ascoltatore ad avere una esperienza, quella di camminare in un bosco, che è tanto più reale quanto più sono fittizi i mezzi usati per crearla.

In questo senso il libro di Piccolo fallisce il suo obiettivo. Un fallimento che se vogliamo è già completamente contenuto nel titolo, ovvero come dicevamo prima nel desiderio di essere come tutti, un desiderio che però non avviene mai completamente. C’è nel testo di Piccolo sempre una distanza tra sé e i fatti che racconta e il lettore: il racconto di Piccolo non riesce mai a diventare una narrazione comune, una storia comune, per quanto si rifaccia a momenti e storie che molti italiani hanno condiviso. Emblematico in questo senso è il suo assistere ai funerali di Berlinguer chiuso nella sua camera e non mischiato alla folla. Questo sentimento di purezza e di isolamento, che lo scrittore prova nel vivere questo momento comune, in perfetta solitudine, fa da contraltare all’impurità della vita sotto Berlusconi; la scelta di scrivere libri e film, insomma di uscire dalla cameretta della piccola vita di provincia e stare nella grande città.

Eppure nel testo questo distacco tra la vita, e gli accadimenti e l’io continua a essere presente. Il racconto di Piccolo non tocca mai il cuore, è sempre ironico dove è necessario esserlo, elegiaco nel punto giusto, drammatico nell’esatto momento in cui il plot chiede drammaticità. Si ha l’impressione quindi di un intento didascalico: quella purezza che Piccolo credeva di aver sepolto con l’avvento storico di Berlusconi e la morte di Berlinguer è in realtà presente in una sorta di algido distacco con cui guarda i fatti del mondo che gli capitano intorno.

L’impressione è che Piccolo non si sporchi le mani, che il suo romanzo sia scritto con una intelligenza profonda, ma senza che la vita entri in circolo. In questo senso Siti ha avuto un movimento diverso: se nei primi due testi Scuola di Nudo e La splendida merce, l’intento autobiografico seppur mascherato era ancora molto forte, con Troppi paradisi e Il contagio, l’io narrante si è sempre più fatto sporcare dalla storia che raccontava, arrivando all’equilibrio di Resistere non serve a niente.
Questo percorso di catabasi non è compiuto in Piccolo che appunto rimane soltanto con il desiderio di essere come tutti, delimitando bene la distanza tra sé e gli altri.

E se proprio vogliamo è in questa distanza, in questa purezza ostentata proprio perché tenuta nascosta, il tratto più politico del libro di Piccolo, che non volendo ci fornisce il ritratto del fallimento culturale e ideologico della sinistra italiana.

Tag: , , ,

6 Risposte to “Ipotesi di autofiction. Appunti su “Il desiderio di essere come tutti”, di Francesco Piccolo”

  1. antonio Says:

    L’ho appena comprato e, lo confesso, solo perché era in offerta.
    Che la sinistra italiana ostenti purezza e distacco non è una novità neanche per i suoi dirigenti visto che la Serracchiani lo ha ammesso questa mattina in radio.
    La mia curiosità e’ per il “romanzo anomalo”.
    (Non ho mai letto Siti).

  2. amanda Says:

    sicuro che sia “involontario il ritratto del fallimento culturale e ideologico della sinistra”?

  3. violadelapalisse Says:

    a me è piaciuto. penso che l’intellettualismo che ci mette piccolo, in qualunque dei suoi lavori, sia così profondo da sconfinare con l’emozionalità e ad arrivarci quasi. è uno dei pochissimi autori italiani che ancora sa usare ironia e autoironia. e questa cosa non è da poco. piuttosto dei polpettoni tragediografici che ci propinano… tantissima roba.
    penso anche che avere disilluso la sua tesi fosse previsto già dall’inizio, infatti parla del “desiderio” e non di “essere come tutti”. a me piace e lo rileggo sempre volentieri: mi scalda dentro.

  4. lorenzo marchese Says:

    Onestamente, anche sforzandomi non riesco a cogliere affinità profonde fra le opere di Siti e gli scritti di Francesco Piccolo.
    Piccolo, sin da “Allegro occidentale” (2007), è abituato a costruire narrazioni autobiografiche in cui si pone come soggetto viaggiante per un mondo globalizzato e sempre meno di sinistra, in perenne crisi politica ed esistenziale. Parla di se stesso, racconta della sua vita e di vicende reali, molto reali e condivise dalla sua generazione: non inventa, non mistifica, non cerca di raggirare il lettore, la sua ironia serve a prendere distanza dai traumi della storia italiana con la ragione della leggerezza e non viene usata, esempio, per calarsi nelle ipocrisie e nelle contraddizioni della società massmediatica post-ideologica (come avviene in Siti).
    Sull’ipotesi di autofiction, poi, non sono affatto d’accordo. Anzitutto, Piccolo vuole diventare come tutti, aspira a esserlo, Siti lo constata all’inizio di Troppi paradisi e, nella constatazione, ribadisce l’eccezionalità di un mediocre che riconosce in tutti i dettagli la sua stessa omologazione. Non basta l’etichetta editoriale di “romanzo” a fare di un libro un romanzo, così come una mela non diventa pera anche se ce lo scrivo sopra, secondo me: quanti esempi di opere narrative ma non romanzesche abbiamo avuto nella narrativa recente? Qualche anno fa, correva per lo Strega “Qualcosa di scritto” di Emanuele Trevi, un lungo commento narrativo alternato alla cronistoria dei rapporti dell’autore con Laura Betti alternato a una riflessione saggistica sui culti misterici. Questa è un’opera d’invenzione, o un componimento misto di storia e di invenzione? Non mi pare, ma l’editore Ponte alle Grazie fu lesto a etichettarlo come romanzo.
    E poi, dell’autofiction manca completamente la frizione fra verità e invenzione romanzesca che l’autore crea. Grossomodo, l’autofiction è un componimento in prosa in cui un autore scrive quella che in apparenza è la propria autobiografia, ma nel contempo dichiara, attraverso strategie paratestuali, testuali, disposizioni della materia narrata o suoi contenuti, che la materia della storia che si racconta è da interpretarsi come falsa. Dov’è che Piccolo starebbe mostrando di inventarsi tutto? Dove sta mentendo? La sua è una confessione ironica, tutta giocata su una superficie brillante che non rimanda indietro che bagliori di sconfitta: in questo, e nelle valutazioni complessive circa “Il desiderio di essere come tutti”, concordo con Paolin. Piccolo ha scritto di meglio quando ha premuto sulle sue ferite, con un romanzo (vero e proprio) in “La separazione del maschio”. Qui ha cercato di fare della leggerezza pensosa un codice imperfetto per vivere meglio, per un cinquantenne di oggi, e non so se ci sia riuscito: ne è sorto un libro brillante e irritante, a tratti svaporato. Che sarà mai ..

  5. allorizzonte Says:

    Inoltrarsi nel folto del bosco con la torcia sempre accesa non può che portare allo smarrimento.

  6. GattoMur Says:

    Non mi convince molto l’affermazione che i primi due romanzi dell’autofinzione di Siti (il srcondo e’ pero’ Un dolore normale, e non La splendida merce) esibiscano un tasso di autobiografismo alto. Sin dalla terza pagina di Scuola di nudo, si gioca su uno smaccato scarto di cinque anni, per avere il ‘mezzo del cammin di nostra vita’ e adeguarsi a quello che esplicitamente viene detto ‘topos’. E tanti sono gli indizi simili disseminati nelle 600 pagine, che solo con un po’ di ingenuita’ si potrebbe cadere nella trappola dell’autobiografismo e non considerare il nome del protagonista solo una ‘imbarazzante coincidenza’.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...