Masterpiece / Cronaca di un escluso

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di Pierluigi Lupo

[Ricevo da Pierluigi Lupo e volentieri pubblico. gm]

Da anni spedisco romanzi a case editrici che non rispondono o al massimo si limitano a due righe di cortese rifiuto, così cortese e standard da lasciarti il sospetto che il romanzo non l’abbiano nemmeno aperto. Così, quando a fine luglio sento parlare di Masterpiece, non ho problemi a inviare una delle mie “prove” di romanzo. Lo faccio esattamente il 7 agosto, prima di spezzare la routine andando qualche giorno al paesello, ma il 18 sono di nuovo a Roma, a boccheggiare dal caldo, e il 21 mi chiama Chiara di Masterpiece.
Mi tiene al telefono un quarto d’ora e alla fine mi fissa un appuntamento per il giorno dopo.
Metto una maglia azzurra della Lacoste (l’unica che ho), i jeans scuri e le scarpe da ginnastica. Prendo la metropolitana, scendo a Ottaviano e a piedi raggiungo viale Mazzini. Cerco il palazzo della Fremantle, citofono e salgo. All’ingresso dell’appartamento trovo un ragazzo che come me ha inviato un manoscritto. Sta aspettando. Dopo un po’ lo chiamano. Rimane dentro solo dieci minuti. Poi tocca a me. Entro in una stanza con almeno cinque persone e una telecamera. L’operatore mi mette il microfono e mi dice di non guardare nell’obiettivo. Cominciano le domande.

C’è un ragazzo pelato con la faccia simpatica che parla più degli altri, è Edoardo Camurri, ma io non l’ho mai visto prima e rimango tranquillo. Sto dentro un’ora. Mi fanno riscrivere l’incipit del romanzo e poi mi chiedono un brevissimo racconto che ha per tema il provino che sto facendo. Mi danno un foglio, una penna e cinque minuti di tempo. Alla fine sembrano soddisfatti.

Non dico niente a nessuno del provino e comincio a seguire tutte le news di MP. Alla loro redazione arrivano quasi cinquemila manoscritti. Il 12 settembre duecento persone affollano gli Studios di via Tiburtina per sostenere il provino. Scuoto la testa, sento che non mi chiameranno mai.
E invece il 24 settembre mi chiama Eleonora di Masterpiece. Sono stato selezionato per partecipare al programma. Nei giorni successivi mi forniscono tutti i dettagli. Dovrò presentarmi l’8 ottobre alle 13.30 in via Verdi, a Torino. Bisogna portare una copia del manoscritto e tre cambi, gli abiti devono essere senza righe e soprattutto senza loghi riconoscibili.
Il 7 ottobre sono già in ansia, non dormo.
La mattina seguente alle 7.55 prendo il treno da Tiburtina, arrivo a Torino Porta Susa quasi a mezzogiorno e mezzo. Sono in ritardo. Corro e prendo il primo autobus che porta a via Po. Quando arrivo alla Rai i concorrenti sono già tutti lì da almeno un’ora, ma ancora non hanno combinato niente, a parte socializzare e sgranocchiare i cracker messi a disposizione dalla produzione. Svelto mi cambio nei bagni. Appena esco arriva la costumista e mi squadra. Dice che vado bene, però storce la bocca di fronte alle mie scarpe. Abbasso lo sguardo e mi accorgo del logo. Me l’avevano pure detto… mi sento un deficiente. La costumista mi tranquillizza e copre il baffetto della Nike con del nastro adesivo. Intanto si è fatta l’ora di pranzo e ci portano a mangiare alla mensa della Rai. Saliamo in ascensore con i nostri manoscritti tenuti in braccio come pupi da allattare. Ci mettiamo in fila e poi allo stesso tavolo. I manoscritti non entrano sul tavolo assieme ai vassoi e qualcuno butta il proprio a terra. Di fronte a me capita Simona, una pediatra di Torino che ha fatto la scuola di Baricco e subito le faccio qualche domanda. Ma non c’è tempo per approfondire l’argomento. Dopo la pappa ci portano in uno stanzone un po’ buio nonostante le grandi vetrate. C’è un tavolo con delle sedie attorno e tante poltrone “affondabili”. Siamo tutti un po’ presi dalla sonnolenza post pranzo, quando arriva Massimo Coppola. È il nostro coach e dovrebbe sostenerci, ma causa l’effetto contrario. Inizia a parlare con ognuno, singolarmente. Ci sono due telecamere a riprenderci. Coppola inizia da Jelena, una ragazza lettone, carina e spigliata. Lei e Giulia sono le più carine.
I concorrenti già intervistati iniziano a scendere al piano terra. Allo studio! È lì la vera trasmissione. Chi va giù non risale, quindi sappiamo cosa avviene. Quando arriva il mio turno, scendo col montacarichi che in tv sembra bello, ma nella realtà è soltanto un comune montacarichi. L’operatore mi segue con la telecamera e riprende ogni movimento che faccio. Mi sento Al Pacino, ma sono tesissimo. Due ragazzi dello staff provano a farmi parlare della Roma, è uno stratagemma per sciogliermi, ma in quel momento ho in testa solo una cosa: andare avanti!
Finalmente mi chiamano. Parto deciso, emettendo un respiro forte, e arrivo all’interno dello studio. Sulla “rotonda” trovo il trio: De Cataldo, Selasi e De Carlo. Mi avvicino per stringere le mani, consegno il mio manoscritto e siedo su uno sgabello.
Parlo appena, parlano soprattutto loro. Comunque incasso due sì su tre. E vai! Sono dentro. Segue l’intervista per raccogliere le mie impressioni e scopro che non è finita. C’è ancora la possibilità di restare fuori. Per ogni puntata possono restare soltanto in quattro. Cazzo!
Vengo portato in un’altra stanza e lì c’è d’aspettare. Ci sono già Jelena e Simona che hanno passato la prima votazione. Poi alla spicciolata arrivano tutti gli altri. Alla fine siamo in sette! Troppi. C’è uno che sembra la copia di Danny DeVito, non riesce a stare fermo e gira lentamente per la stanza. La tensione sale.
Si ritorna in studio, la giuria deve escludere 3 persone. Il primo messo fuori sono io. Esco dallo studio e vorrei andarmene via immediatamente, ma c’è ancora un’intervista da fare. Stavolta da raccogliere c’è la mia delusione. Me la prendo un po’ con De Carlo per l’esclusione, per fortuna la parte più velenosa sarà tagliata. Finita l’intervista vedo avvicinarsi Andrea Vianello, il direttore di Rai3, mi stringe la mano. Pensava che avrei vinto io il programma, mi dice. Sì, magari! Lo ringrazio e, dopo aver recuperato la mia roba, esco. Sono le otto e mezza. Se alzo un po’ lo sguardo posso ammirare la Mole, ma rimango con gli occhi bassi, fissi al marciapiede. Da via Verdi a piazza Vittorio Veneto a piedi sono cinque minuti. Ho prenotato una camera in un albergo, mi fermo a Torino, di notte non mi piace viaggiare.

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41 Risposte to “Masterpiece / Cronaca di un escluso”

  1. Dante Says:

    Pierluigi non ti fa difetto l’obiettività, comunque ti fara’ da conto per il futuro.

  2. zaino70 Says:

    Paragonando il resoconto di Trucco con questo di Lupo (a livello qualitativo, di capacità di scrittura), mi pare che i giudici non abbiano scelto male. Ci vedo una logica.

  3. Roberta Della Manna Says:

    Chissà quante emozioni hai provato…Non sono assolutamente contraria a questo genere di esperienze, sicuramente questa ti avrà arricchito, anche se forse ancora non lo sai.

  4. Gilda Policastro Says:

    Sono del parere opposto a @zaino70: leggendo l’altro resoconto l’avevo trovato prolisso e sovraccarico tanto dell’autocompiacimento del bello scrivere (o presunto tale), quanto del gaudio fatalmente trombonesco e un po’ patetico del vincitore (sia pur parziale); questo, viceversa, nella sua essenzialità e rapidità, rende molto efficacemente la situazione dell’essere prima pescati in un mucchio, poi gettati nella mischia, infine liquidati ”e tante care cose”, con qualche caritatevole complimento di circostanza. Si tratta, come ormai vediamo tutti, di showbiz, la letteratura c’entra poco e niente, la scrittura (nelle scelte dei giudici, dico) ancora meno.

  5. zaino70 Says:

    Mah, Gilda, io ho partecipato e sono arrivato parecchio vicino alla finale, anzi alle finali, ma senza spiegare chi io sia ti assicuro che gli unici criteri di selezione dei giudici sono stati il valore dei manoscritti, e la prova dei trenta minuti. Infatti me ne sono andato con un bel sorriso. Bello dentro, almeno. In quanto allo showbiz, ti garantisco che nella giornata dei dodici c’erano almeno cinque o sei persone perfette per la televisione – una era un’attrice, pensa te – che sono state fatte accomodare senza tanti complimenti. Diamoci sei mesi e vediamo quali romanzi usciranno dalla trasmissione, poi parleremo di letteratura, ok?

  6. Pierluigi Lupo Says:

    Ciao e grazie per aver letto e commentato. Mi piace la simpatica disputa nata tra Zaino e Gilda. È bello che ciascuno abbia una propria opinione. In fondo il piacere della lettura, come di qualsiasi altra cosa, è soggettivo. E poi non credo che ci sia tutta questa necessità di mettere a confronto me e Trucco. Abbiamo due stili differenti. Comunque anche a me è piaciuto il suo pezzo.
    E per rispondere a Roberta, confermo d’aver provato delle belle emozioni.

  7. Giulia Bertollini Says:

    Ho letto tutto d’un fiato la cronaca della tua esclusione a Masterpiece. Posso dirti questo: anche se sei stato escluso penso che i complimenti del direttore di Rai Tre valgano più di tanto altro. Certo, con questo non voglio dire sminuire l’importanza della vittoria del programma però sono dell’opinione che se una persona ha talento e vale poi alla fine emerge e viene fuori. Ed essere scelto tra tantissime persone che si sono presentate alle selezioni vale proprio a dimostrare questo. Poi si sa si tratta di logica televisiva e non penso che tutto quello che passi in tv sia la pura verità. Magari chi vincerà sarà il solito o solita raccomandata oppure no. Tu comunque continua ad andare avanti, a scrivere come sai fare e ad emozionare!!!

  8. Giulio Mozzi Says:

    La credibilità di un complimento si valuta – io almeno mi regolo così – da ciò che il complimentante fa effettivamente in favore del complimentato.

    Vi sono sedi nelle quali un complimento non costa nulla, e lo si dà via volentieri.

  9. Dinamo Seligneri Says:

    Premesso che “gaudio fatalmente trombonesco e un po’ patetico del vincitore” in italiano non significa nulla, devo proprio dire che trovo paradossale la dottoressa Policastro che predica bene e razzola malissimo col povero Trucco al quale rifila un giudizio (a mio avviso bugiardo e ingeneroso) di essere “prolisso e sovraccarico di autocompiacimento del bello scrivere (o presunto tale)”. Forse dimentica che l’autocompiacimento è vezzo del 99% di chi impugna la penna per fini letterari, pochissimi gli esenti. Se invece vogliamo eleggerlo a difetto di stile, allora dovrà essere preponderante e impregnante nel testo: in questo senso non si può non far notare alla Policastro che non c’è rigo della sua opera manifestatasi in rete che non sia carico di sovraeccitato e fragoroso autocompiacimento letterario e accademico.
    Se poi vogliamo mandare sulla bilancia Trucco e la Policastro, nonostante la disparità di stazza, alla pesa dell’autocompiacimento, a me pare che sia Trucco il peso piuma… forse perché ho sempre trovato che fosse di gran lunga meglio scrivere le proprie oneste cose in buono stile, senza strafare o esagerare, se non si è in grado di presentare pagine avanguardiste che sappiano andare oltre le solite pedisseque e ingiustificate artificiosità.
    Poi, per carità, è un’opinione mia.

    Su Masterpiece, lascio il link di un mio personale contributo
    http://ilpontelunare.blogspot.it/2014/01/la-mia-esperienza-masterpiece.html

  10. Larry Massino Says:

    Dinamo mi dispiace, ma sullo stile dei due ci ha ragione la Policastro.

  11. carlo capone Says:

    Concordo con la Policastro.

  12. dm Says:

    Allora, io che non ne so quanto la Policastro (che peraltro per me è una specie di mito) valuto un testo di questo tipo sulla base dell’insorgenza e, come in questo caso, della frequenza di una voce tutta interna, che avverte: salta, salta salta…!
    L’articolo di Trucco non scatenava le voci, mentre questo sì.
    E ho saltato tutta la parte centroiniziale.
    Be’, ma sono solo un lettore.
    Ah, sulla Policastro non facevo dell’ironia. Potrei arrossire se dovessi rivolgerle parola anche virtualmente.
    Ciao

  13. Giulio Mozzi Says:

    Gilda, scrivi:

    …Si tratta, come ormai vediamo tutti, di showbiz, la letteratura c’entra poco e niente,…

    Ma è ovvio!

    Zaino, scrivi:

    …gli unici criteri di selezione dei giudici sono stati il valore dei manoscritti, e la prova dei trenta minuti…

    Appunto: la prova dei trenta minuti non c’entra niente con la letteratura. E quanto al valore dei manoscritti: Zaino, dicci: tu, li hai letti? Sei in grado di valutare i valutatori confrontando la loro valutazione con la tua?

  14. zaino70 Says:

    Innanzitutto, ben svegliati a tutti. Venendo a noi, sì, ho letto il manoscritto che mi ha battuto dopo la prova dell’ascensore e, naturalmente, il mio. Il giudizio è stato impeccabile. Senza scendere nei dettagli, avevo sottoposto al programma una versione intermedia del manoscritto (sono riuscito a terminare l’ultima correzione solo dopo la scadenza dei termini per l’invio) con dei difetti abbastanza evidenti, e sono stati individuati con precisione e competenza. Ora, se mi chiede chi ha fatto il lavoro (i giudici? dei lettori rcs? entrambi?) non sono in grado di risponderle, ma per quanto mi riguarda la mia avventura a Masterpiece è stata molto più letteraria di quello che potessi attendermi. Last but not least, non sarei d’accordo che la prova dei trenta minuti abbia poco a che vedere con la scrittura. Creare un racconto che abbia uno svolgimento a livello di trama, un’attinenza con l’esperienza vissuta e una forma grammaticale sensata non è poi così facile. E penso si sia notato, no?

    Anzi, il last but not least vero e proprio ce lo metto ora. Tra i fumi del sonno mi rendo conto che lei scrive “letteratura”, io uso il termine scrittura. Forse il busillis sta proprio in questa piccola differenza. Fare letteratura in trenta minuti davanti alle telecamere è impossibile. Fare scrittura, sforzandosi un po’, già meno.

  15. Cristina Venneri Says:

    Sembra la testimonianza della deportazione in un campo di concentramento che culmina in: “Chi va giù non risale, quindi sappiamo cosa avviene”.

    @dm sono stata posseduta dalla stessa voce-ranocchia-interna.

    Concordo con il confronto Trucco-Lupo, due concorrenti alle stesse selezioni, uno passato l’altro no. Mi pare giusto valutare i loro pezzi come unità di misura.
    Trovo che Trucco sia in grado di gestire la materia trattata (qualunque essa sia) meglio di quanto abbia saputo fare Lupo limitandosi a un resoconto. Non è, forse, questo che fa di uno che scrive uno scrittore?
    Non si tratta di differenza di “stili”. Mica s’intitola “Cronaca di un escluso da Ok il prezzo è giusto” il pezzo.
    Altrimenti qual è il fine di questa cosa qua? Sapere che maglietta indossava Lupo e in quanto tempo ha consumato “la pappa”?

  16. dm Says:

    Cristina Venneri, dici:

    sono stata posseduta dalla stessa voce-ranocchia-interna.

    Non è la stessa ranocchia che il buon scrivente ha potere di tramutare in principe, o principessa…?
    Ma è pur vero che l’incantesimo non viene sempre. E ci sono lettori renitenti al bacio.

  17. Andrea D'Onofrio Says:

    @zaino70
    Questa è una discussione pubblica, se non hai voglia di identificarti, abbi pazienza, non puoi continuare a citare la tua esperienza a masterpiece.
    Un po di rispetto per chi legge pure ci vuole!

  18. zaino70 Says:

    Ommamma, scusa Andrea, avevo lasciato il commento originale con il nick perché non mi andava che la discussione si spostasse su di me (una forma di rispetto per Trucco e Lupo, se vuoi), poi ho semplicemente continuato a cliccare “rispondi” senza cambiare profilo. Sono Alessandro, ho fatto l’elevator pitch contro Stefano. Scusa ancora.

  19. Andrea D'Onofrio Says:

    Alessandro Toso? Ho letto le due pagine del tuo racconto -A Galla – , per farmi un opinione. Non ci sono riuscito.

    Sono un normale lettore e per me è impossibile giudicare un opera in due pagine. Questa è una cosa che non capisco. Ovviamente lo spettacolo televisivo ha regole sue e comprendo che il meccanismo della competizione richieda una focalizzazione maggiore sul personaggio rispetto alla sua opera.
    Ma, insomma. Alla fin fine si confrontano opere e se si vuole audience ci vuole il popolo e se si vuole il popolo lo sforzo di mettere almeno un capitoletto, se non tutta l’opera, si poteva fare.

    Grazie Alessandro per la precisazione. E in bocca al lupo per le pubblicazioni.

  20. Pierluigi Lupo Says:

    Ciao Alessandro, la cosa divertente è che tifiamo entrambi per Trucco… comunque grazie per aver animato la discussione. E grazie a tutte le persone che hanno voluto esprimere senza problemi il proprio pensiero. A me le critiche fanno più bene delle lodi. Mi permettono di scoprire i punti deboli della mia scrittura.

    Nella frase citata da Cristina, confesso di essermi dimenticato di mettere il “non”: “Chi va giù non risale, quindi (non) sappiamo cosa avviene”.

  21. Dinamo Seligneri Says:

    De Cataldo qualche mese fa ammise placidamente all’Unità che per vincere il talent oltre a un buon romanzo sarebbe servito dare una immagine televisiva convincente (http://www.youtube.com/watch?v=1ooh3c2FT0s).
    Trattandosi di un gioco che va in tv è una prospettiva che non meraviglia o non dovrebbe meravigliare nessuno.

  22. Andrea D'Onofrio Says:

    Veramente De Cataldo dice che occorre ANCHE una immagine televisiva.

    Comunque: Hic Rhodus, hic saltus.
    Se mi parlano di romanzi da pubblicare e scrittori da individuare io vorrei ANCHE leggere, oltre che guardare, qualcosa di questi potenziali Omero. Tanto più che ho letto di web voting, quindi internet su può usare! Altrimenti ci stiamo a pigliare per le natiche.

  23. Dinamo Seligneri Says:

    D’Onofrio, un attimo.
    De Cataldo dice questo:
    “Vincerà chi ha scritto il romanzo migliore o quello che nelle mani di robusti editing potrebbe potenzialmente diventare un grande romanzo di successo SE saprà dimostrare anche di essere uno scrittore capace di mettersi in gioco in una società in cui anche agli scrittori si chiede di avere un’immagine oltre che una voce”.

    Pur consapevole che si tratta di una risposta a voce e non un testo scritto e lungamente ragionato, a me giornalista dell’Unità mi sarebbe venuto di chiedere a De CAtaldo, magari con un po’ di malizia: quindi, un concorrente che ha il romanzo migliore SE non saprà dimostra di mettersi in gioco ecc ecc, non vincerà?

    E’ ANCHE per questo che non possiamo leggere più di due pagine dei loro romanzi sul sito? (credo comunque che non sia solo per quello – in previsione di un intervento delle forti braccia dell’editing o di uno svolgimento che non conosciamo della seconda fase, è questione di opportunità editoriale e televisiva quella di non scoprire troppo le carte adesso).

    E comunque, oltre alla malizia di ipotetiche domande e via discorrendo, è ovvio che aver scritto un buon romanzo o un potenziale buon romanzo non basta (molto probabilmente – ipotizzo – i romanzi arrivati alle audizioni hanno un livello di scrittura tutto sommato simile), MP è un gioco televisivo, con delle prove ecc, quindi ha uno sviluppo e uno scioglimento televisivi…

  24. zaino70 Says:

    Ecco. Avevo scritto tutto un commentone sulla differenza tra persona reale e personaggio televisivo, e si è cancellato. Pazienza. Però giuro che ci sto pensando intensissimamente, magari arriva comunque. 😀

  25. zaino70 Says:

    Il concetto comunque era – magari se scrivo meno funziona – che il personaggio televisivo lo costruiscono gli autori a tavolino pescando ad hoc dalle ore di girato, me ne sono reso conto guardando la puntata e ricordandomi di quello che era successo in diretta sia a me che agli altri concorrenti. Quindi, visto che la creatura televisiva la costruiscono loro e visto che i concorrenti non hanno alcun controllo su questo fatto (anche per quello non ho voluto partecipare ai ripescaggi), vincerà il romanzo migliore. Che è Fight Night. Non si discute.

  26. Pierluigi Lupo Says:

    Alessandro, secondo me hai sbagliato a tirarti fuori. Nella vita non si può mai sapere cosa può succedere. E poi non darei troppo per scontato il vincitore.

  27. zaino70 Says:

    A me piace scrivere. Infatti i 30 minuti migliori del programma sono stati quelli in cui ho avuto tra le mani la tastiera. E in effetti, ho partecipato soprattutto per capire quanto valessi rispetto ai miei pari livello, coloro che non hanno mai pubblicato. E da quel che ho potuto capire, tanto mal no so ciapà! 🙂

  28. zaino70 Says:

    “Non si comincia MAI un periodo con la e!!!” “Eeeeehhhh va là, mica siamo a Masterpiece…” 😉

  29. RobySan Says:

    …una società in cui anche agli scrittori si chiede di avere un’immagine oltre che una voce…

    Chi chiede agli scrittori di avere “anche” un’immagine? Di fronte a sortite del genere fa bene Busi a presentarsi come Scrittore e agire smembrando il palinsesto.

  30. Gilda Policastro Says:

    @Giulio: ovvio per chi, che non si tratti di letteratura? Hai presente lo spot di Rai3? Non liquiderei la questione dell’impatto che una simile operazione può avere su chi scrive (se c’è riuscito quello, allora anch’io, e via discorrendo). E così anche per la soggettività delle impressioni cui si appella @Lupo: mi spiace, ma può valere nel raccoglimento della propria cameretta durante la lettura solitaria e distensiva, tale soggettività, ma quando si tratta di offrire a un testo invece che a un altro l’opportunità di un contratto da 100 mila copie (no, dico, avete idea della tiratura media attuale di un romanzo d’esordio?) de gustibus disputandum est eccome, come diceva il buon Guglielmi (Guido).

  31. zaino70 Says:

    Mi scuso con la signora Policastro, che non conosco – d’altronde neppure lei conosce me, così siamo sullo stesso piano -, ma non capisco il senso di criticare l’operazione prima di avere letto il romanzo che vincerà. E se ne venisse fuori un buon libro? Le critiche varrebbero comunque? Le 100.000 copie possono essere un’esagerazione, siamo d’accordo, ma valgono tanto quanto i 5 milioni di euro al vincitore di una lotteria, quando probabilmente la metà della cifra sarebbe sufficiente. Quella, è la televisione. Penso comunque che tra le 100.000 siano comprese anche le copie che andranno distribuite con i quotidiani del gruppo RCS, se può fare una qualche differenza. Ma ribadisco, credo che bisognerebbe parlare bene o male dell’esito del programma solo quando l’esito è stato determinato. Con la pubblicazione del romanzo, quindi.

  32. luciamarchitto Says:

    Zaino70“Non si comincia MAI un periodo con la e!!!” “Eeeeehhhh va là, mica siamo a Masterpiece
    “… e noi nell’ultima guerra abbiamo perso un amante.” Così inizia il libro “l’amante” di Abraham B. Yehoshua con tre puntini di sospensione e una e congiunzione minuscola … per fortuna che non ha partecipato a Masterpiece!!!

  33. zaino70 Says:

    Devo averlo incrociato nei corridoi della Rai, Yehoshua. Usciva piangendo con un manoscritto sotto il braccio. Ho infrasentito le parole “compitino miserabile”… mah. 😀

  34. andrea barbieri Says:

    Giulio, spero tu sia ironico quando rispondi “Ma è ovvio!”, altrimenti hai proprio perso la luccicanza.

  35. Masterpiece / La scrittura immediata (un’altra persona che ha il problema di essere finalista) | vibrisse, bollettino Says:

    […] e volentieri pubblico. Anche Raffaella Silvestri, come Stefano Trucco (e diversamente da Pierluigi Lupo, è finalista a Masterpiece. […]

  36. Giulio Mozzi Says:

    Zaino: no, tu e Gilda Policastro non siete “sullo stesso piano”. Perché tu puoi conoscere lei, ma lei non può conoscere te.

    Gilda, Andrea: non ho mai pensato, nemmeno per un istante, che Masterpiece abbia che fare con la letteratura. Cioè: non ho mai pensato che Masterpiece sia in grado di distinguere tra opere letterarie belle e opere letterarie brutte. Questo il senso di quel “Ma è ovvio!”.
    Poi – e anche questo è ovvio – c’è tutto il versante sociologico: il cambiamento nelle aspettative degli aspiranti alla pubblicazione, la promozione preventiva dell’autore presso un pubblico che non può accedere all’opera, eccetera.
    Il fatto stesso che l’articolo di Stefano Trucco sia il più letto di tutta la storia di vibrisse (dieci volte tanto l’articolo di Alessandra Sarchi che ho pubblicato lunedì) vorrà dire qualcosa – almeno sul conto dei lettori di vibrisse.
    (Anzi, no: l’articolo più letto di tutta la storia di vibrisse è “Istruzioni per inviare un dattiloscritto a Giulio Mozzi affinché egli possa leggerlo con comodo: letto 26 mila e rotti volte, contro le settemila scarse dell’articolo di Trucco. E anche questo dice qualcosa sui lettori di vibrisse).

  37. zaino70 Says:

    Grazie comunque per l’ospitalità, e in bocca al lupo a tutti per i rispettivi sogni!

  38. carlo capone Says:

    “Il fatto stesso che l’articolo di Stefano Trucco sia il più letto di tutta la storia di vibrisse (dieci volte tanto l’articolo di Alessandra Sarchi che ho pubblicato lunedì) vorrà dire qualcosa – almeno sul conto dei lettori di vibrisse.”

    Deprimente, al posto di Trucco ci poteva essere un qualsiasi discreto scrivente e il suo articolo sarebbe stato il più eccetera eccetera.
    Tanto vale ripirstinare una specie di Hit Parade, con De Cataldo come Luttazzi, e al posto delle canzoni destinare 3 minuti di varia conversazione, tra cui la lettura di un brano del libro, con 10 autori sconosciuti.

  39. andrea barbieri Says:

    Giulio, ho il capolavoro di uno scrittore italiano nella libreria. Il problema è che sborda dallo scaffale perché non è stampato nel formato normale di un libro, ma in fogli A3 rilegati in pvc. Sto parlando di “Autunnale” di Dario Voltolini. Il punto più alto della scrittura di Voltolini è da anni un samizdat perché le case editrici, in questo caso principalmente Feltrinelli, non sanno distinguere, non dico un libro soltanto bello ma nemmeno un capolavoro, da un libro brutto. Bisogna veramente essere incompetenti per non avere quel volume in catalogo perché se anche non fosse un best-seller è grande letteratura, come pochissimi saprebbero scrivere in Italia.

    Posso citare con sicurezza il caso di “Autunnale” perché l’ho letto. Ma posso supporre che dietro altri importanti libri impubblicati ci sia la cecità della casa editrice, insomma del suo apparato, e magari la richiesta di scrivere un libro più “facile” per chiudere gli obblighi contrattuali (ripeto, questa è solo una supposizione).
    Quindi, tu e Gilda, non mi venite a parlare di business-e-basta circa Masterpiece, perché probabilmente “Autunnale” avrebbe avuto più chance a Masterpiece di quante ne ha avute in una grande e stimata casa editrice italiana.

  40. mauro b. Says:

    @ barbieri

    ti scrivo qua perché non saprei dove ritrovarti. cmq a proposito di quel tuo progetto sulle tematiche di genere del quale avevi accennato nei commenti su lipperatura, un sito mi pare. come va?

  41. Masterpiece / Le emozioni, il coraggio e la paura | vibrisse, bollettino Says:

    […] molto interesse gli articoli dei partecipanti a Masterpiece pubblicati su vibrisse (Stefano Trucco, Pierluigi Lupo, Raffaella Silvestri) ; in particolare mi hanno colpito i commenti all’articolo di Raffaella, sui […]

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