Dov’eri tu mentre io vivevo qui, sulla terra, lontano dal cielo, come una creatura?

by

di giuliomozzi

a Valter, amico

Un giorno il Signore stava nei cieli e la Scrittura lo intratteneva narrandogli le sue stesse imprese. Quel giorno gli narrava la storia di Giobbe. Quando la Scrittura giunse al punto culminante, in cui il Signore – stufo di sentir Giobbe continuamente domandare: “Perché mi hai fatto questo, Signore, a me che sono il tuo servo fedele?” – squarcia le nubi e si affaccia e dice: “Giobbe, dov’eri tu mentre io creavo il cielo e la terra?”, il Signore non seppe trattenersi ed esclamò: “Ben detto, per Giove!”. La Scrittura tossicchiò. “Perché”, disse il Signore, “non ti pare che quella fosse la cosa giusta da dire in quel momento?”. “Be’, mio Signore”, disse la Scrittura, “è vero che Giobbe non aveva la minima idea di che cosa significhi creare il cielo e la terra; ma tu hai idea di che cosa significhi vivere sulla terra, da creatura, lontano dal cielo?”. Il Signore rimase perplesso. Meditò. E si decise. S’incarnò, non appena trovò una donna che non morisse di paura alla sola idea di portare nel ventre il Signore stesso. Fu cellule, feto, bambino, giovane, uomo. E finì crocefisso, e inutilmente gridò al cielo: “Signore, Signore, perché mi hai abbandonato?”. In quel momentò capì che cosa significa essere una creatura; perdonò chi l’aveva appeso a una croce; morì; e fu salvo.

30 Risposte to “Dov’eri tu mentre io vivevo qui, sulla terra, lontano dal cielo, come una creatura?”

  1. normanna albertini Says:

    Buon Natale, Giulio; questo scritto e` commovente, mi ha fatto venire i brividi. Hai fatto centro.

  2. dm Says:

    (Forse non capisco bene cosa potrebbe voler dire essere una creatura. So che è una parola che sfugge anche agli increduli, ai dubbiosi di vecchia data, e non so esattamente cosa questo possa significare. So che, ieri, mentre ero nella sala d’aspetto di un ospedale, a Como, e aspettavo che mi dessero gli esiti di un esame importantissimo, da cui dipendeva grossomodo il corso dei prossimi anni, ho provato a sentirmi una creatura e ci sono riuscito – ho avuto anche qualche visione bluastra tutt’intorno, ma è probabile fosse la tensione accumulata nei giorni. Mi sono detto che avrei rincorso non appena ritrovata un po’ di lucidità, non dico la luce bluastra, ma quanto meno la sensazione di “provare a sentirsi una creatura” che non è proprio come la sensazione di essere una creatura. Non so se nel momento del bisogno sia il corpo a secernere una sorta di anticorpi spirituali, religiosi e credo che sia il dubbio di chi acquisisce ad un dato momento la consapevolezza di non essere solo.
    Ad ogni modo è bello poter avere anche una chance in questo senso.
    Ho scritto qui sotto questa cosa per almeno due validi motivi. Che non dico. Ora chiudo la parentesi).

  3. brunetto43 Says:

    E’ bello, conciso, sconcertante, da rileggere… da rileggere, anche perché è la prima volta che la Trinità è protagonista di una very short story

  4. Giulio Mozzi Says:

    La prima volta, Brunetto? Ah, come t’inganni. D’altra parte, è vero, pochi frequentano il Talmud.

  5. rosaria lo russo Says:

    bello, Giulio. La nostra speranza é tutta qui.

  6. Mariastella Eisenberg Says:

    Immagino che Giobbe sia unisex o ambogenere, perchè mi sento molto nella parte.

  7. Maria Luisa Mozzi Says:

    Grazie per la tua testimonianza, dm.
    Ti apprezzo sempre molto.

  8. lidia Says:

    Buon Natale.

  9. dm Says:

    (Maria Luisa Mozzi, grazie, mi fa piacere di aver scritto qualcosa di utile. Auguri.)

  10. Mariapia Quintavalla Says:

    Bellissimo, Grazie: un vero augurio poetico di una Natività santa. Maria Pia Quintavalla

  11. indicedilettura Says:

    Bello. Grazie e buon Natale

  12. Magda Guia Cervesato Says:

    Sì Giulio, davvero colpisce questo scritto. Immaginifico quanto il tuo primo capitolo dei “Dieci buoni motivi per essere cattolici”, il racconto su come Dio si tiri un pò indietro e indentro al modo in cui noi ci contraiamo per abbottonare i pantaloni, creando così spazio al mondo. Quando lo lessi per la prima volta, un annetto fa, vi annotai a fianco queste parole: ‘Valter, sei il tramite del mio adesso con Dio, con il Padre che mi sta creando. Scrivi, canta, vivi per te, noi e per sempre nuovi noi’. Da quel momento le cose per me cambiarono: iniziai a dialogare con ‘Colui che è più intimo a me di quanto io stesso sia, e che mi appare il mittente non solo del raggio luminoso che giudica i miei pensieri, ma anche di tutti gli incontri che faccio là fuori, nel mondo’ (sempre dai “Dieci buoni motivi”, sempre primo capitolo, parte di Valter). E allora tutto ciò che faccio non è più un solitario, anche quando tale mi appaia (perchè capita di distrarmi, non certo perchè io possa esserlo davvero, sola).

    @DM
    “Non so se nel momento del bisogno sia il corpo a secernere una sorta di anticorpi spirituali, religiosi e credo che sia il dubbio di chi acquisisce ad un dato momento la consapevolezza di non essere solo”.
    Splendida la tua formulazione intorno a questo dubbio. Racconto la mia elucubrazione al proposito: un bel giorno mi sveglio e decido che ‘visioni bluastre’:-) e compagnia bella sono senz’altro secrezioni fisiologiche e culturali (miti e archetipi a iosa…). Il giorno dopo mi dico: e allora? Allora il fatto che il mio corpo e cervello siano in grado di creare effetti speciali è la miglior prova dell’esistenza di un invisibile Speciale. L’universale bisogno di piatti speciali non è la miglior prova dell’esistenza del patè (mettici soufflè, nel caso tu sia vegetariano)? Il giorno dopo ancora mi domandavo: non è stata la fascinazione per Platone ad avermi influenzato a vedere blu? Ma a parte che il mito della caverna non lo conoscevo – e quindi la risposta nello specifico era senz’altro negativa -, il quarto giorno mi dico povianamente: embè! Quelle storie sono così universali perchè le uniche realmente salvifiche (rivelatorie). Così il quinto giorno vado su Fb e ne scrivo a Valter. Il giorno seguente mi risponde: ‘E’ inutile cercare influenze. Non è Platone o altro, è che l’uscita dalla caverna e l’esperienza del conoscere come risveglio, luce e libertà è un archetipo presente in tutte le forme spirituali, d’oriente e occidente. I riti d’iniziazione dei popoli cosiddetti primitivi sono ugualmente strutturati come morte e ri-nascita mistica’. E fu così che, ad oggi, io Platone ancora non l’ho letto.

    (Vado ad aggiungere una noterella su quel bordo dei “Dieci buoni motivi”: quando qualcuno ti tocca il cuore, la parola diventa Speciale)

  13. Maria Luisa Mozzi Says:

    Per dm.

    A me piace ridurre le cose al minimo, perchè solo quando ho fatto questo ho l’impessione di averle capite.

    In attesa di un evento, di un viaggio, di un esame diciamo: speriamo che vada tutto bene.

    Speriamo, non spero.

    Quello “speriamo”, quel “noi”, per me è già una preghiera, un dialogo imagari inconsapevole con quel Dio che continuamente ci crea.

    Buon Natale anche a te.

  14. Maria Luisa Mozzi Says:

    …magari…
    (non sono in grado di evitare i refusi. Cioè: non sono in grado di stare attenta e rileggere e neppure di fare una solo cosa per volta, per esempio scrivere qui, SOLO scivere qui).

  15. Felice Muolo Says:

    Ho letto l’estratto del suo libro postumo è l’ho trovato bellissimo. Mi sono chiesto come si riesca a scrivere con distacco e in maniera giocosa mentre stai morendo. Pensare che che poi è morto il giorno del mio onomastico mi fa stare male.

  16. dm Says:

    Magda, non lo so, io proprio non lo so. L’unica cosa che so è che il corpo – lo stato del corpo – è determinante nel rapporto con ciò che potrebbe esserci quando siamo soli.
    Maria Luisa Mozzi, sono d’accordo: e credo che in qualunque condizione, lo si voglia o no, nella lingua di tutti vivano o sopravvivano indizi di preghiera qua e là. (Tutto quello che scrivo ed è a fin di bene mi pare che abbia qualcosa in comune con la preghiera.)

    Scrivo poco e male, da un dispositivo a me alieno, non sono a casa.
    Un buon nuovo anno, e che sia sempre nuovo e buono ogni giorno. Ciao!

  17. serse Says:

    “a Valter, amico”. Si proprio così anche se non l’ho mai conosciuto.

  18. marino Says:

    Felice, ho letto Blackjack in bozze, un anno fa circa, quando Valter non stava morendo. Per dire che non credo l’abbia scritto nelle condizioni che tu dici. Certo posso sbagliarmi. Per il resto sono d’accordo con te è un libro molto bello, e resterà, come molte cose di Valter.
    Ho incontrato Valter solo due volte, ma ci siamo scritti per parecchi anni e ogni tanto parlavamo al telefono. Per chi non l’avesse conosciuto, Valter non è stato un solo un narratore di buoni libri, ma un grande intellettuale, un appassionato.
    Ringrazio Giulio e tutti quanti.

  19. Giulio Mozzi Says:

    Valter mi spedì la prima versione del romanzo l’1 luglio 2009.

  20. Felice Muolo Says:

    Marino, m’insegni che un libro viene riscritto fino alla pubblicazione.
    Giulio infatti parla della prima versione per, credo, suggerire che ce ne sono state altre. Cari saluti.

  21. Blackjack Says:

    La prima versione vide la luce prima del 1 luglio 2009 🙂

  22. ippolita luzzo Says:

    Valter, come? Potrei sapere di chi parlate?

  23. Massimiliano Boni Says:

    Leggo solo ora il primo commento di Giulio, quello del 24 dicembre. Mi sembra un po’ strano: potrei conoscere l’esatta citazione del Talmud?
    Grazie, e auguri per il nuovo anno in arrivo.

  24. Giulio Mozzi Says:

    Ippolita: di Valter Binaghi.

    Massimiliano: non mi riferivo a un passo specifico. Ma il Talmud – che ho letto in edizioni ahimè antologiche, parziali, adattate, riassuntive ecc. (es. Cohen, Stemberger, Cavalletti ecc.).

  25. Massimiliano Boni Says:

    Giulio,
    ho capito. Però siccome Brunetto43 aveva scritto:”è la prima volta che la Trinità è protagonista di una very short story”, ecco, mi sentirei di escludere completamente che nel Talmud ci possa essere un passo che fa riferimento alla Trinità. Se invece il tuo commento era al problema del male, allora è diverso. La prima citazione che mi viene in mente, ad esempio, è TB (Talmud babilonese), trattato Berakhot (sulle benedizioni, il 1° trattato del Talmud) folio 4b (qui cito a memoria, è facile che possa sbagliare), in cui il tema del dolore dei giusti e il farla franca, a volte, dei malvagi, è affrontato.

  26. Giulio Mozzi Says:

    Per errore ho piantato la risposta di prima a metà, Massimiliano. La parte mancante è questa:

    Ma il Talmud contiene una quantità di narrazioni che hanno la forma della “short story”, nelle quali il Signore è circondato da personaggi come la Scrittura, la Sapienza, le lettere dell’alfabeto ecc. Chiaramente non c’è, non può esserci, nulla di originariamente “trinitario” in queste storie – anche se interpretazioni cattoliche in senso più o meno trinitaristico ce ne sono.

    La risposta brevissima, probailmente troppo breve, che diedi (un anno fa) a Brunetto voleva solo dire che “scenette” come quella da me inventata (e che non è necessariamente trinitaristica) appartengono a un genere letterario che non è certo stato inventato da me.

    Vero è che questo “genere letterario” è stato sostanzialmente cancellato nella tradizione cattolica.

    Sono riuscito a spiegarmi?

  27. Massimiliano Boni Says:

    Molto bene, al solito.
    Grazie, e già che ci siamo ti faccio gli auguri per l’anno che arriva.

  28. Susanna Trippa Says:

    Bellissimo davvero. Il cerchio che si chiude. Un ultra sintetico, spiazzante, drammatico – com’è la nostra storia – Albero della Vita in discesa e in risalita, poi di nuovo in salita verso la salvezza, come su un futuribile ascensore.

  29. Arlen Siu (@paolobruschi) Says:

    Maria.

    “E la parola ormai sfinita
    si sciolse in pianto
    Ma la paura dalle labbra
    si raccolse negli occhi
    semichiusi nel gesto
    d’una quiete apparente
    che si consuma nell’attesa
    d’uno sguardo indulgente.”

  30. Ma.Ma. Says:

    Che gran bel testo. Ho la sensazione di aver capito qualcosa che però non riesco a toccare e quindi a mettere in parole. È una bella sensazione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...