Lo scrittore è un artigiano?

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GIOCO_banco-lavoro

[Dal catalogo di Città del sole, qui].

25 Risposte to “Lo scrittore è un artigiano?”

  1. Luan Says:

    Secondo i WuMing sì, ma non basta: accanto alla padronanza delle tecniche artigianali occorre anche un cervello-Musa che gliele canti… (allo scrittore. cfr. ‘Cantami, o mio cervello, del Pelide Achille…’)

  2. dario Says:

    no lo scrittore non è un artigiano, al massimo potrà essere un… uomo e la scrittrice una … donna; personalmente penso che lo scrittore sia se stesso/a e per essere se stesso/a… occorre serve aiuta che si stressi, coé: si allunghi!!

  3. manu Says:

    definizione di artigiano data da Wikipedia:
    “Un artigiano è un lavoratore esperto che utilizza attrezzi, macchinari e materie prime per la produzione o la trasformazione di determinati oggetti o alimenti”.

    lavoratore esperto…. (?)

    utilizza attrezzi, macchinari e materie prime…. l’attrezzo sarebbe la penna o tastiera; il macchinario potrebbe essere la tecnologia utile a trascrivere la voce in assenza di mani per impugnare la penna o digitare sulla tastiera; la materia prima, beh, la materia prima potrebbe essere individuata in ciò che si compone di conoscenza della lingua, di un immaginario e di una tecnica utile a sbrogliarlo

    produce o trasforma determinati oggetti o alimenti…. le storie sono oggetti? forse si, in quanto percepibili dai sensi, e lo scrittore le produce e le trasforma

    detto questo mi verrebbe da dire che lo scrittore è anche un artigiano. Ma se manca il colpo d’ala è ‘solo’ un artigiano.

  4. valenthinx Says:

    Sicuramente c’è, nello scrivere, un’artigianalità intesa come maestria, padronanza di strumenti e tecniche, visione d’insieme e senso del percorso che è un costruire ciò che viene sulla base di ciò che si ha, o che c’è. Intesa anche come pazienza, limatura costante, andata e ritorno sui materiali.
    Quanto e come questa dimensione si intrecci a quella puramente intuitiva, istintiva ed immediata del cosiddetto “talento” o “genio”, credo dipenda molto da individuo a individuo.

  5. maria rosa Says:

    Secondo me la differenza è che un artigiano, se padroneggia bene i ferri del mestiere diventa un buon/ottimo artigiano e ha una sua valenza e utilità per i suoi ottimi prodotti, se li padroneggia mediamente può produrre sempre dei buoni oggetti che hanno anch’essi valore . Allo scrittore non basta la perfetta padronanza degli strumenti della scrittura. Se gli manca il talento che lo rende unico e quindi diverso da tutti gli altri scrittori, il suo prodotto non ha un gran valore. Lo scrittore è un artista. Sì, tutti possiamo scrivere più o meno bene, ma quelli che… uno legge per dire un romanzo o un racconto e rimane affascinato, quelli, beh, sono veramente pochi e sono solo gli artisti.

  6. davide Says:

    è un artigiano,con qualche capacità piu spinta architettonico-ingegneristica…per fra trame e strutture,serve;l’afflato poetico serve meno di quanto si pensi,se si voglion fare ROMANZI-ROMANZI E non solo “bel canto”…

  7. Mattia Says:

    Bisognerebbe chiederlo a lui.

  8. RobySan Says:

    C’era uno che diceva “lo scrittore è una puttana”. A credergli, la questione diventa: la puttana è un artigiano?

  9. dm Says:

    La trappola neppure troppo nascosta è:
    – nell’ambiguità del significato di “scrittore”; per certi lo scrittore è, semplificando un po’, “un artista della scrittura”, per altri è semplicemente “chi scrive libri”;
    – nell’inclusività/esclusività di “artigiano”: cioè è anche un artigiano, o esclusivamente un artigiano?

    Dunque, quattro possibili interpretazioni. Altrettante risposte.
    1. Un artista della scrittura è in tutti i casi anche un artigiano? Per falsificare è sufficiente trovarne uno che non lo sia. A me viene in mente, come sempre in questi casi, Moresco. Moresco nega, e argomenta bene in un modo assolutamente persuasivo, in Lettere a nessuno, d’essere un artigiano, nel senso in cui comunemente si intende questa parola. Dunque non è vero, mi sa, che un artista della scrittura è in tutti i casi anche un artigiano.
    2. Un artista della scrittura è in tutti i casi esclusivamente un artigiano? Naturalmente no, se vero quanto scritto finora.
    3. Chi scrive libri è in tutti i casi anche un artigiano? Poiché l’insieme delle persone che scrivono libri comprende l’insieme di quelli definiti artisti della scrittura, se la risposta è negativa per le precedenti, anche qui, no.
    4. Chi scrive libri è in tutti i casi esclusivamente un artigiano? Idem. Se fin qui abbiamo ragionato correttamente, direi di no.

    Esaurite le interpretazioni. Risposta affermativa in nessun caso. Quindi temo si debba rispondere no.

  10. Andrea C. Says:

    La mia risposta, solo, di fronte al computer, è stata:
    «Sì».

    Ho aperto il post. Ho dato un occhio ad alcuni commenti. Ho dato un occhio all’immagine.
    Poi ho pensato:
    spesso si dice «Non c’è solo l’estro, c’è anche la tecnica»
    in genere, chi dice questo aggiunge «Certo, senza tecnica non si va da nessuna parte, ma la tecnica non basta per scrivere»

    Poi ho pensato:
    ma è realmente così?
    cosa intendiamo per tecnica?
    e se uno padroneggia bene molte tecniche, le sa combinare, le sa anche rinnovare, non riesce a scrivere cose meravigliose?
    certo, per scrivere bene bisogna saper guardare e saper immaginare, ma sguardo e immaginazione non hanno anche loro le loro tecniche?

    Poi ho pensato:
    Però, se qualcuno mi chiedesse «Lo scrittore è un tecnico?»
    io risponderei senza esitazioni «Ma no»

    Poi ho pensato:
    ma lo pubblico o non lo pubblico, questo commento? perché mi sembra di non rispondere alla domanda che mi si fa e di fare pure un po’ di casino.

  11. Giulio Mozzi Says:

    manu: il linguaggio è una tecnologia.

  12. carlo capone Says:

    Lo scrittore è un genio quando crea la materia bruta dal niente.
    E’ un artigiano quando deve mettervi ordine, pesi, simmetria, congruenza con l’universo cui appartiene quella materia (va bene qualunque universo, anche quello in cui si cammina sui piedi, purchè lo facciano tutti).
    Beh, vado a cena al Club, stasera ci sarà come ospite relatore il vice direttore di un quotidiano. Gli domanderò se il giornalista è solo un artigiano.
    Saluti.

  13. dm Says:

    Carlo Capone, ci sono universi non ordinati. Non abbastanza insomma perché possa operare un artigiano. …E molta attenzione al club, se si vedono in giro artigiani, artigiani veri, potrebbero prenderla male, con i tempi che corrono (o, meglio, coi populismi che corrono e, forse, coi giornalisti che non corrono dove dovrebbero).
    Ciao.

  14. valenthinx Says:

    Anch’io ero un po’ indecisa se pubblicare o meno il mio commento: perché, in tutta la questione, sento che qualcosa di semplice ma profondo mi sfugge.
    Ad ogni modo, pensavo: forse scrittore ed artigiano non sono insiemi che si sovrappongono, ma che si intersecano. E forse l’artigianalità – ma su questo ritorno a quanto scrivo sopra – è una modalità dell’agire, più che una sua catalogazione/definizione/sostantivazione.

  15. Andy Says:

    Pensando al romanzo come ad un oggetto complesso che deve funzionare, di sicuro lo scrittore dev’essere anche un artigiano. Mi sembra una condizione necessaria, ma non sufficiente affinchè l’oggetto sia anche bello. Ho cercato su un paio di dizionari online il contrario di artigiano, ma la ricerca non ha prodotto alcun risultato. Mi son risposto da solo, e direi che un artigiano non è un manager. Ecco uno scrittore-manager proprio non me lo figuro.

  16. RobySan Says:

    O Andy: un “artigiano” – inteso nell’accezione più corrente del termine – gestisce se stesso e le proprie risorse (cerca il lavoro, studia come eseguirlo, cerca i mezzi se già non li possiede e, alla fine, si fa pagare). In questo senso è manager di se stesso. Non un “manager” inteso però nel significato che correntemente si attribuisce a questo lemma (cioè un tizio che dà disposizioni ad altri). Qui giriamo attorno alle definizioni dei termini. Anche il commento di dm, in cui asserisce (secondo me paralogisticamente) che uno scrittore NON è un artigiano, è fondato su definizioni difettive: com’è che stabiliamo che Moresco è un “artista della scrittura”? Perché dovremmo assumere per buone, senza sottoporle a critica, le sue affermazioni sul fatto che lui “non è un artigiano”? Non è della prima affermazione che voglio discutere: Moresco, per quel pochissimo che conosco di lui, può benissimo essere un artista (ma questa è doxa!); discuto invece che siano fondate le sue affermazioni sul non essere un artigiano. Certo non usa la pialla o il pirografo o il pennello, ma degli strumenti – in senso, ovviamente, lato – li usa. E quando anche li usasse deliberatamente alla rovescia, lo potrebbe fare perché ne conosce l’uso “consueto”. E’ un artigiano sui generis a tutti gli effetti, secondo me. Ma siamo di nuovo nella trappola delle definizioni non univoche, temo. E, del resto, chiedere brutalmente: “lo scrittore deve saper scrivere?” non sta bene!

  17. Giulio Mozzi Says:

    Il senso della domanda, per me, era questo: mostrare come un luogo comune tante volte sentito (con qualche variante: V. Cerami diceva che lo scrittore è “un falegname”, ecc.) è in realtà privo di qualunque contenuto preciso.
    Anche perché è assai diffusa – cosa che non finisce mai di stupirmi – l’abitudine di sovrapporre semplici descrizioni e giudizi di valore (per cui “artigiano” sarebbe meno di “artista”, ecc.).

    Anche la divisione proposta da Daniele Muriano (dm) non risolve, secondo me, la faccenda. Perché si può facilmente immaginare un contesto nel quale “artigiano” sia la parola positiva e “artista” quella negativa. Com’erano bravi gli scrittori di una volta, i Dickens, gli Zola, quegli artigiani del romanzo e della scrittura, che costruivano i loro romanzi come il mobiliere fa i mobili, belli solidi – altro che certi artisti del giorno d’oggi, così leggeri… leggeri…

    Ecc.

  18. dm Says:

    RobySan, ti domandi

    com’è che stabiliamo che Moresco è un “artista della scrittura”?

    Come stabiliamo il processo con cui si fa artigianalmente un tavolo, ad esempio? Be’, sulla base dell’esperienza di un artigiano. Che di tavoli, ne capisce. Vale lo stesso per i libri: come si stabilisce che quella cosa è arte, quell’altra no. Esiste la critica. C’è una catena deferenziale che dobbiamo seguire, altrimenti ci perdiamo e pure il mondo perde senso.

    discuto invece che siano fondate le sue affermazioni sul non essere un artigiano.

    In generale, la persona che ha più titolo per parlare di come funziona il proprio lavoro non può essere altri che la persona stessa. Soprattutto se, come nel caso della scrittura, il lavoro avviene per così dire a porte chiuse. (E non il “lavoro dello scrittore in generale”, bensì il “lavoro di scrittura del tal dei tali”).

    *

    Giulio, sono d’accordo con te, questo è un luogo comune “privo di qualunque contenuto preciso”. Quello che non capisco, e rileggendo continuo a non capire, è dove tu abbia potuto trovare, nei miei commenti, giudizi di valore su artisti e artigiani. Non ho scritto, evidentemente, e non ho neppure lasciato intendere, che “artigiano” sia parola negativa, “artista” sia parola positiva. Forse, come pure a me è capitato ogni tanto, hai preso in considerazione cose che non stanno qui, in questo mio discorso in vibrisse. (Qui c’è un “semplicemente un artigiano”, c’è “esclusivamente” un artigiano; e quel semplicemente certo non c’entra col valore. Quell’esclusivamente è puramente logico.)

  19. gian marco griffi Says:

    Lo scrittore è un astigiano?

  20. Giulio Mozzi Says:

    No, Daniele, non intendevo attribuirti giudizi di valore: volevo dire che le tue quattro possibilità diventano di più se, all’ambiguità e all’inclusività/esclusività da te segnalate si aggiungono i giudizi di valore impliciti nel luogo comune stesso.

  21. Andy Says:

    Robysan (e tutti gli altri interessati alla discussione): e’ chiaro che se ci soffermiamo sulle possibili sfumature dei significati di termini come artigiano e manager, le interpretazioni possibili diventano ultra-sfaccettate (dove quell’ultra non e’ iperbole, ma un elemento vettore verso il metafisico).

    Mi piace pensare al romanzo come ad un oggetto complesso che deve funzionare (qualcosa come un orologio a cucu’, un violino o un cavalluccio a dondolo) il cui primo esemplare e’ inevitabilmente “fatto a mano”. A questa prima produzione puo’ o no seguire una produzione in serie su scala industriale (si chiama pubblicazione). Mi soffermo sulla necessita’ che funzioni perche’ nessuno produrrebbe su scala industriale un orologio a cucu’ che pur splendido, non dicesse cucu’ a mezzogiorno, tanto per dire. E secondo me, l’abilita’ che serve per far funzionare un romanzo e’ di tipo artigianale. Nessuna valutazione qualitativa, nessuna comparazione con l’artisticita’ coinvolta nel processo.

    Sul manager: no, manager di se stesso lo scrittore non lo e’ piu’ di chiunque altro che cerchi di stare al mondo contando su quello che sa fare. Piuttosto, per estremizzazione, possiamo dire che un romanziere, confrontandosi con vari personaggi e situazioni all’interno del suo immaginario, si trovera’ nella condizione di dover prendere delle decisioni(cosa far fare a tale personaggio, cosa far succedere nella tale situazione etc.) che comporteranno delle abilita’ manageriali, questo si’.

    Io ero piuttosto fermo alla tua definizione secondo la quale un manager e’ uno che delega (gestione del team) e lavora in gruppo. La scrittura e’ all’opposto, e’ la piu’ personale delle esperienze, insieme alle emorroidi e al sogno, e in quest’ottica uno scrittore manager e’ una contraddizione in termini.

  22. RobySan Says:

    Andy: io ho scritto che l’artigiano è manager di se stesso, precisamente nella misura in cui gestisce da sé le proprie risorse (né potrebbe fare diversamente). In questo senso ritengo che lo scrittore gli somigli. Quanto alla gestione commerciale del “prodotto”, è evidente che lo scrittore non può fare da sé. Benché possa da sé fare il proprio libro (a differenza del regista che, come diceva Pasolini, per fare il proprio film ha comunque bisogno del produttore e di tutta la “catena” a questo connessa).

    @Griffi: sì, ci sono degli scrittori artigiani astigiani. E forse, pure partigiani.

  23. Maria Teresa Says:

    Se non ricordo male, solo nel Rinascimento è cominciata a farsi strada la differenziazione tra artista e artigiano, prima di allora tutti (artisti e artigiani) facevano parte delle corporazioni di arti e mestieri senza discriminazioni.
    Io sono figlia di artigiani (falegname mio padre, sarta mia madre). Fino a 20 anni ho vissuto in questo mondo delle mani dove creatività, intelligenza pratica, matematica, saper fare, fatica, sperimentazione si incontrano ogni giorno nella realizzazione di un oggetto. Tale oggetto anche se venduto mantiene un legame con chi l’ha realizzato. Mio padre mi mostrava con orgoglio i serramenti fatti vent’anni prima ancora a prova di spiffero o il mobile creato su misura o la porta della chiesa. Nell’artigiano vero la passione supera l’idea di profitto. L’oggetto realizzato è quasi un ponte tra l’artigiano e gli altri, tra l’artigiano e la natura che offre la materia prima, è quasi un modo di prendersi cura del creato.
    Da qualche anno mi sono scoperta “scrittrice”. Riflettendo sul mio modo di lavorare posso dire con certezza che mi sento un’artigiana ma pensavo che questo derivasse dalla mia storia personale.
    Mi sento artigiana quando nasce la prima idea di una storia che a poco a poco si chiarisce nella mia mente, quando comincio a scrivere, quando torno indietro a rivedere e a sistemare, quando il lavoro è maturo nella mia mente e vado avanti velocemente, quando alla fine rileggo tutto levigo, vernicio e imballo. Mi sento un’artigiana anche quando mi accorgo che qualcosa non va, disfo tutto e riparto da zero come quando mia mamma vedeva che un vestito non era ben fatto lo disfava completamente, tracciava di nuovo i segni e ripartiva.
    La domanda è: che differenza c’è tra uno scalpellino e Michelangelo?

  24. Andy Says:

    Robysan: quello che dici è chiaro e condivisibile, a proposito della gestione delle risorse. È che non mi sembra più rilevante per lo scrittore di quanto non lo sia per altre categorie di self-employed. Più intrigante invece le capacità manageriali richieste per gestire la coralità del romanzo, guardando ai personaggi che vi si muovono all’interno come ad un team. D’accordissimo sul regista.

  25. carlo capone Says:

    Sulla genericità dei termini ‘artista’ e ‘artigiano’, val bene ricordare che nel gergo delle grandi costruzioni i ponti e i viadotti vengono chiamati ‘opere d’arte’.

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