Pubblicità: Come si inventa un narratore?

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Che cos’hanno in comune Paul Auster e Alessandro Manzoni? Quasi nulla, verrebbe da dire. E invece no. Questi due scrittori così diversi hanno in comune un modo molto particolare – e istruttivo per chi voglia scrivere – di dar vita al personaggio più elusivo e misterioso della letteratura di ogni tempo: il narratore. Che non è – sia chiaro – l’autore in carne e ossa: bensì quella figura inclusa, presupposta, implicita nelle pagine che leggiamo, e che ha carattere e comportamenti non necessariamente identici tra un’opera e l’altra dello stesso autore.Nei Promessi sposi Manzoni finge di trascrivere un antico manoscritto secentesco, di autore anonimo. Lo chiama così: l’Anonimo. Ma non si limita a trascriverlo: lo integra con informazioni storiche, lo commenta, lo prende benevolmente in giro, ne mette in dubbio le affermazioni, e così via. Insomma: mette in crisi, il Manzoni, l’attendibilità di chi racconta la storia.In modo più giocoso e più scoperto Paul Auster, nella Trilogia di New York (e in particolare nel primo dei tre brevi romanzi che la compongono) mette in scena un protagonista (Daniel Quinn), che scrive romanzi gialli sotto lo pseudonimo di William Wilson (cioè “Will figlio di Will”: figlio di sé stesso; che è il nome di un personaggio di Edgar Allan Poe), nei quali la voce narrante appartiene al fattivo investigatore Max Work (“massima operatività”, potremmo tradurre). Il bello è che, nelle sue avventure, Quinn finisce con l’incontrare addirittura Paul Auster: e, alla fine, si scopre che Auster disapprova fortemente colui che ha scritto il romanzo…Leggendo analiticamente alcune pagine di questi due romanzi, lontani tra loro più di un secolo, si potrà scoprire come la prima invenzione necessaria per scrivere una narrazione è appunto l’invenzione del narratore: che è una proiezione dell’autore, distinto da esso, non necessariamente fornito delle sue stesse opinioni sul mondo, ed è colui che tiene insieme e rinsalda tutta la narrazione. Ci si domanderà dunque: come si fa a inventare un narratore? Come si fa, mentre si narra, a diventare un altro?

Il seminario – docente Giulio Mozzi – si svolgerà a Padova presso il circolo Lanterna Magica, sabato 9 novembre dalle 10.00 alle 13 e dalle 14.30 alle 19.00 e domenica 10 novembre dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 17.30. Informazioni e iscrizioni: info@lanternamagica.org, tel 049 872 44 77 (da lunedì a venerdì, dalle 16.30 alle 20.30).

16 Risposte to “Pubblicità: Come si inventa un narratore?”

  1. marisasalabelle Says:

    Non dimenticare Nathan Zuckerman, alter ego di Philip Roth e voce narrante di molti dei suoi romanzi.
    Inoltre: anche in “Le sei reincarnazioni di Ximen Nao” appare l’autore, Mo Yan, in forma di personaggio e di narratore, ancora bambino, poi adolescente e adulto, e l’autore, Mo Yan, lo descrive come un tipo petulante, ficcanaso, indiscreto…

  2. Giulio Mozzi Says:

    Eh, Marisa: di esempi ce n’è a bizzeffe. Si tratta di usare quelli più agili (anche nel senso di: libri più sottili) e più conosciuti (Auster è più letto di Mo Yan – il che è un errore, ma questo è un altro discorso; “I promessi sposi” è un romanzo che chiunque voglia scrivere si rilegge mensilmente…).

  3. marisasalabelle Says:

    Ah, ora mi è chiaro il motivo del mio insuccesso come scrittrice: negli ultimi due o tre mesi ho dimenticato di rileggere I promessi sposi…
    Non volevo fare la saputella, solo dare un contributo alla conversazione. In ogni caso Le sei reincarnazioni valgono la pena di esser lette!

  4. ornella_spagnulo Says:

    Vorrei conoscere meglio la biografia sentimentale, inconscia, di tanti scrittori e di tante scrittrici, per vedere fino a che punto hanno “inventato” un narratore, e fino a che punto invece il narratore era una proiezione di certi parti di sé, più represse.

  5. dm Says:

    Quanto a Nathan Zuckerman, il narratore inventato da Philip Roth. Forse non è “agile”, né emblematico l’esempio, pensando ai romanzi. Ma ne “I fatti. Autobiografia di un romanziere” – che è proprio ciò che dice il titolo -, l’autore alle prese col racconto di una vita incontra delle difficoltà nel dar vita alla vita, la prosa è inconsuetamente debole, manca la libertà di una piena invenzione, più di ogni cosa manca però la figura protettiva del narratore, Zuckerman (che, in questo senso, più che invenzione dell’autore risulta essere un inventore di mondi in delega), senza il quale Roth è e lo dichiara apertamente in difficoltà. Tant’è che l’autobiografia di Roth è dedicata al narratore Zuckerman. Tant’è che il narratore Roth lamenta l’assenza del narratore Zuckerman, addirittura lo piange come se fosse andato all’altro mondo, e insomma si dichiara sconfitto.
    Può essere un buon esempio (Philip Roth è celeberrimo, il libro in questione conta duecento pagine)?

  6. Cristina Venneri Says:

    Può essere che dietro il narratore si nasconda un autore che non voglia esporsi. O, al contrario, un autore talmente audace da voler tentare di pensare con una testa che non è la sua. In ogni caso: non è lo stesso procedimento di quando si inventa un personaggio?

  7. flaviovillani Says:

    L’ha ribloggato su Flavio Villanie ha commentato:
    “…come si fa a inventare un narratore? Come si fa, mentre si narra, a diventare un altro?” bella domanda di Giulio Mozzi, una delle domande più affascinanti per chi scrive…

  8. Giulio Mozzi Says:

    Ornella, temo che di nessuno si possa conoscere la “biografia sentimentale, inconscia”. E sospetto che si possano produrre narratori anche proiettando le parti non repressse di sé.

    Cristina: tutti gli autori capaci di scrivere libri belli pensano con una testa (e sentono con un corpo ecc.) che non è il loro.

    Daniele: sono d’accordo. Ma in “Città di vetro” Auster allegorizza tutto il movimento autore-narratore in poche pagine: che si possono leggere e commentare a fondo in mezza giornata, anche con persone che non abbiano letto tutto il romanzo.
    Cosa che non si può fare con Roth: che è molto più complesso (e anche molto più bello).

  9. Angel Says:

    Vero come la finzione

  10. Cristina Venneri Says:

    Eh no, Giulio, mi permetto di contraddirla: quando l’Autore coincide con il narratore la testa è proprio la sua. Penso all’ Henry Fielding di Tom Jones, per esempio.

  11. BarbaraBig Says:

    La natura interiore molteplice o senza confini è la cifra di chi scrive.
    Una volta accettata la propria natura, si sceglie una vita concreta per non autodistruggersi e non ferire gli altri; e scrivendo si vivono tutte le proprie personalità tramite l’io narrante e, a volte, alcuni personaggi.
    E così non si impazzisce e non si uccide nessuno.
    Più o meno.

  12. manu Says:

    ah, beh, allora mi consolo, non sono l’unica ad avere le idee poco chiare in merito. questa volta c’ero quasi, stavo per iscrivermi e zac! salta fuori la verifica da fare sabato mattina (lavoro)..mi sa che è un segno, prendiamola così.
    anche secondo me, come per flavio villani, è una domanda affascinante

  13. Giulio Mozzi Says:

    Cristina, che cosa sai tu di quel che c’era dentro la testa di Henry Fielding?

    Colgo l’occasione per ricordare che “Tom Jones” è uno dei romanzi più belli e divertenti che siano mai stati scritti. Direi che è tra quelli obbligatori da leggere.

  14. enrico ernst Says:

    … mi trovavo a dover parlare della differenza tra autore e narratore e dicevo; l’autore vive e muore, mentre il narratore, se il libro da cui parla non muore (cioè viene letto), lui, il narratore, non muore… Apri il libro: ed eccolo lì di nuovo che: bla bla, bli blo, blu… eccolo, il narratore che ti racconta di nuovo la sua storia… ancora, e ancora…

  15. Cristina Venneri Says:

    Giulio, ovvio che non posso saperlo. So, però, che un Autore che si dichiara espressamente narratore della Sua storia (inventata o meno che sia), in un certo modo si espone – interviene, giudica – quantomeno all’impressione che le idee siano le Sue.

  16. Giulio Mozzi Says:

    “Si espone all’impressione”: giusto, Cristina. Ma non è detto che quelle idee siano veramente le sue. (Funziona come nella cosiddetta autofiction).

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