Interesse professionale

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di giuliomozzi

Per disattenzione, ho lasciata aperta la chat di Facebook. Una persona sconosciuta (la chiamerò Adriana) mi cerca.
“Mozzi, ci sei?”, scrive Adriana.
“Ci sono”, scrivo.
“Ho visto il post di vibrisse con gli elaborati della Bottega di narrazione”, scrive Adriana.
“Bene”, scrivo.
“E’ possibile avere gli elaborati?”, scrive Adriana.
“Da quel post si può scaricare un fascicolo che contiene i soggetti di tutti i lavori, e ampi stralci di quelli in stato più avanzato”, scrivo.
“E come si fa a scaricarlo?”, scrive Adriana.
“Nel post c’è scritto di cliccare sulla mucca. Basta cliccare sulla mucca”, scrivo.
“Sulla mucca?”, scrive Adriana.
“Sì”, scrivo. “Sulla mucca. La vedi la mucca?”.
“Quale mucca?”, scrive Adriana.
“Non vedi la mucca?”, scrivo.
“La mucca dell’abbecedario?”, scrive Adriana.
“Sì”, scrivo.
“E’ una mucca strana”, scrive Adriana.
“Perché strana?”, scrivo.
“E’ una mucca, ma la lettera è la B”, scrive Adriana.
“Sinceramente non mi ricordo da dove ho preso quell’immaginetta”, scrivo. “Sarà un Bue, o un Bove”.
“Quello dell’io t’amo pio?”, scrive Adriana.
“Quello”, scrivo.
“Quindi non è una mucca, femmina, ma un maschio castrato”, scrive Adriana.
“Hai ragione”, scrivo.
“Capisci dunque le ragioni della mia diffidenza”, scrive Adriana.
“Non avevo capito che eri diffidente”, scrivo.
“Eh, sai, ti dicono di cliccare su una mucca, e ti propongono un bue…”, scrive Adriana.
“Posto che hai probabilmente ragione sul piano linguistico”, scrivo, “mi pare un po’ poco per diventare diffidenti”.
“In rete non si sa mai”, scrive Adriana. “L’altro giorno mi ha scritto un amico dicendomi che era a Cardiff, che gli avevano rubato il portafoglio, e se gli mandavo 800 euro”.
“E non era vero”, scrivo.
“Ci eravamo visti due ore prima, qui a Salerno”, scrive Adriana.
“Tu non ci sei cascata, immagino”, scrivo.
“Figùrati se ci casco”, scrive Adriana. “Ho telefonato subito all’amico e gli ho detto che non si faccia mai più vedere”.
“Ma forse non era stato proprio lui a scriverti”, scrivo. “Si tratta di un phishing“.
“Macché phishing“, scrive Adriana. “Quello è un amico che si presenta sempre all’ora di pranzo”.
“Senza avvisare?”, scrivo.
“O all’ora di cena”, scrive Adriana.
“Vabbè”, scrivo, “detto questo: puoi cliccare serenamente su quel bue, e scaricherai i testi”.
“Mi fa un po’ specie”, scrive Adrianna, “ma lo farò”.
“Ti chiedo scusa”, scrivo, “ma il tuo nome non mi dice molto e la tua pagina in Facebook è piuttosto avera di informazioni. Hai un interesse professionale per quei testi?”.
“No”, scrive Adriana. “Volevo solo capire ‘sta storia della mucca”.

L’immagine in alto viene da qui.

12 Risposte to “Interesse professionale”

  1. Daniela Invernizzi Says:

    splendido. A volerlo inventare, non sarebbe venuto un dialogo così bello 🙂

  2. Cristina Venneri Says:

    Io mi ero accontentata di un “bull” come spiegazione.

  3. Sofia Says:

    *avara

  4. Mimmo Pugliese Says:

    In effetti, poteva essere una bufala

  5. Elianto Says:

    Non riesco a smettere di ridere. Ehi, non sai che notti insonni, si trascorrono, senza conoscere le storie delle mucche!

  6. Giulio Mozzi Says:

    In effetti, Daniela, inventato è.

  7. aquanive Says:

    meraviglioso, che sia vero o inventato. mi ha strappato un sorriso. è tantissimo, in giornate come queste… 🙂

  8. dm Says:

    Il dialogo è divertente, sai. Forse non rende l’immediatezza della comunicazione in facebook, e in generale credo sia molto difficile dar l’idea della sciatteria interpersonale che prolifera nei social network, ovviamente senza sporcarsi le mani. Un buono stratagemma credo sia quello di inserire nella conversazione emoticon vistosissime, non i soliti sorrisini, icone che rendano visivamente il clima pop and roll senza per questo richiedere un sacrificio vistoso del linguaggio. Un buon esempio lo danno, mi sembra, le conversazioni in internet riportate nel bellissimo romanzo di Stefano Moretti, Scappare fortissimo; i dialoghi sono farciti di icone pornografiche, come quelle che giravano nel defunto messenger; abbassano il tono ma senza incidere eccessivamente sul linguaggio. Forse in un dialogo pensato per una pubblicazione in ipertesto avrebbero senso anche delle emoticon animate, o animoticon o come diavolo si chiamano. Non so se ha qualche attinenza col tuo stile, però… : )

  9. flaviovillani Says:

    L’ha ribloggato su Flavio Villanie ha commentato:
    …be’, nelle scuole di scrittura insegnano a essere precisi. Fra una mucca e un bue in effetti ce ne passa….

  10. Giulio Mozzi Says:

    Eh, Daniele, appunto: attinenza col mio stile direi pochina…
    Grazie, Flavio.

  11. fausta68 Says:

    Che pazienza hai avuto nel rispondere fino in fondo, non so se avrei retto! Chissà se poi avrà trovato il coraggio di cliccare sulla mucca (o bue che sia!)

  12. jalessia Says:

    Com’è che a volte il surreale è più realistico del reale?

    Demenziale eppure verosimile… Un po’ cone tutte le mie conversazioni online, da Twitter, a Whatsapp, a Facebook Messenger e bottaerisposta sui commenti.

    Follia diffusa 2.0.

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