Piatti

by

Carcere Due Palazzi

di giuliomozzi

Sono le otto e mezza di sera. Sono in cucina, sto lavando i piatti. Il telefono mobile è sulla credenza. Suona. E’ un numero sconosciuto. Mi sciacquo le mani. Le asciugo.
“Buonasera”, dico.
“Ma quanto ci mettete a rispondere?”, dice una voce maschile, stentorea.
“Ho risposto”, dico. “Mi dica”.
“Sto cercando un contatto con Giulio Mozzi”, dice la voce maschile, stentorea.
“Sono io”, dico. “Lei chi è?”.
“Allora mi può passare Giulio Mozzi?”, dice la voce maschile, stentorea.
“Sono io”, dico. “Lei chi è?”.
“Ma lei chi è, scusi?”, dice la voce maschile, stentorea.
“Sono Giulio Mozzi”, dico. “Lei chi è?”.
“Ma lei risponde così, al telefono, di persona?”, dice la voce maschile, stentorea.
“Sì”, dico. “A volte non rispondo, perché non posso, ma quando rispondo rispondo così, di persona”.
“E perché non risponde?”, dice la voce maschile, stentorea.
“Le ho risposto”, dico. “Le sto rispondendo. Mi può dire chi è lei e che cosa vuole?”.
“Ah, io…”, dice la voce maschile, stentorea. “Ma perché alle volte non risponde?”.
“Tipo perché sto facendo la doccia”, dico. “O sto facendo lezione. O sto facendo una qualunque cosa che non posso interrompere”.
“E adesso cosa stava facendo?”, dice la voce maschile, stentorea.
“Stavo lavando i piatti”, dico.
“Ma li lava lei i piatti?”, dice la voce maschile, stentorea.
“Sì”, dico. “Mi può dire lei chi è, e che cosa vuole?”.
“Io non li lavo mai”, dice la voce maschile, stentorea.
“La cosa non mi riguarda e non mi interessa”, dico. “Mi può dire lei chi è, e che cosa vuole da me?”.
“Un uomo che lava i piatti non è un uomo serio”, dice la voce maschile, stentorea.
“Non ne dubito”, dico. “Ma lei chi è? Che cosa vuole da me?”.
“Io pensavo che lei fosse un uomo serio”, dice la voce maschile, stentorea.
“Mi dispiace deluderla”, dico, “ma io sono quel che sono. Mi può dire chi è lei? E che cosa vuole?”.
“Ma niente, niente”, dice la voce maschile, stentorea. “Ormai ho capito il tipo”.
“Dunque la nostra conversazione finisce qui?”, dico.
“Ma che cazzo vuole, liquidarmi al volo?”, dice la voce maschile, stentorea.
“Mi pareva che lei avesse espresso un sopraggiunto disinteresse per il proseguimento della conversazione”, dico.
“Che io avessi…”, dice la voce maschile, stentorea. “Ma che cazzo dice?”.
“Senta”, dico, “potrebbe degnarsi di dirmi chi è lei, e che cosa vuole da me?”.
“Ho un progetto pronto per la Bottega di narrazione“, dice la voce maschile, improvvisamente cordiale.
“Bene”, dico.
“Però non l’ho ancora spedito”, dice la voce maschile, cordiale.
“Lo spedisca”, dico.
“No”, dice la voce maschile, cordiale.
“E allora faccia come crede”, dico.
“Lei non mi vuole venire incontro”, dice la voce maschile, ancora cordiale ma un po’ delusa.
“In che modo lei pensa che potrei venirle incontro?”, dico.
“Sono qui sotto casa sua”, dice la voce maschile, di nuovo cordiale e quasi complice.
“E dunque?”, dico.
“Ho il progetto con me”, dice la voce maschile, ora entusiasta. “Vengo su, glielo faccio leggere, e lei mi dice se va bene o no”.
“Negativo”, dico. “Non esprimo pareri preventivi. Lei presenti il suo progetto, come tutti; e lo valuteremo, come li valutiamo tutti”.
“Senta”, dice la voce maschile, ora confidenziale.
“Mi dica”, dico.
“Si tratta di una faccenda delicata”, dice la voce maschile, confidenziale.
“Non ne dubito”, dico.
“C’è una persona di mezzo…”, dice la voce maschile, allusiva.
“E dunque?”, dico.
“Ecco”, dice la voce maschile, tradendo lo sforzo di chi si confida, “prima di mandare in giro via internet questo progetto, io vorrei sapere se corro dei rischi. Lei capisce: la rete, la roba che gira dappertutto…”.
“Chi è la persona?”, dico.
“Una mignotta”, dice la voce maschile, di nuovo stentorea.
“La sua ex moglie?”, dico.
“Come ha fatto a indovinare?”, dice la voce maschile, palesemente stupita.
“Gli uomini che lavano i piatti hanno delle risorse sconosciute ai più”, dico.
“Sarà”, dice la voce maschile, ora frettolosa. “Allora, posso venire su?”.
“Forse dovrebbe parlare con l’avvocato”, dico, “più che con me”.
“L’avvocato è un coglione”, dice la voce maschile, decisa.
“Facciamo così”, dico. “Scendo io. Andiamo al bar dell’angolo, e chiacchieriamo lì”.
“Ma i piatti?”, dice la voce maschile, un filino derisoria.
“Non scappano mica”, dico. “Si metta davanti al cancello, scendo”.
Chiudo la telefonata. Scendo. Al cancello non c’è nessuno.
Richiamo.
“Non la vedo”, dico.
“Sono proprio davanti al cancello”, dice la voce maschile, impaziente.
“Anch’io”, dico. “Ma non la vedo. Lei dov’è esattamente?”.
“Via Carlo Tenca 7”, dice la voce maschile, sicura.
“A Milano?”, dico.
“Sì”, dice la voce maschile, col tono di chi si sente chiedere un’ovvietà.
“Io abito a Padova”, dico.
“A Padova?”, dice la voce maschile, quasi urlando.
“Sì”, dico. “A Padova”.
“Ma questo nel sito non c’è scritto”, dice la voce maschile, furiosa.
“Dove ha trovato il mio telefono?”, dico.
“In Facebook”, dice la voce maschile, scocciata.
“Allora nella stessa pagina trovava il mio indirizzo”, dico.
“Insomma è colpa mia”, dice la voce maschile, risentita.
“Colpa di che?”, dico.
“Lei mi sta dicendo che non so leggere una pagina web”, dice la voce maschile, indignata.
“Le distrazioni càpitano”, dico.
“Va bene”, dice la voce maschile, decisa. “In un paio d’ore sono a Padova. Mi dia l’indirizzo. Ho il navigatore”.
“Via Due Palazzi 25”, dico. “Ma non è detto che la aspetti sveglio”.
“La sveglio io a scampanellate”, dice la voce maschile, scanzonata. “A presto”.
Chiude la telefonata.
In via Due Palazzi 25, a Padova, c’è il carcere.
Questa notte dormo col telefono spento.

In alto: il Carcere Due Palazzi. Per la pasticceria (splendida) del Carcere, cliccare qui.

13 Risposte to “Piatti”

  1. Nadia Bertolani Says:

    Stupendo! Ionesco sta sorridendo, io pure… Quasi quasi ti telefono…

  2. Mirella Says:

    PROPRIO BELLO!

  3. Benny Colombo Says:

    Molto accattivante e divertente. Una frase dopo l’altra, stimola una sempre piu’ veloce lettura tanta è la curiosità che il brano suscita. BELLISSIMO.

  4. cletus Says:

    queste sono le cose che mi piacciono di più. grazie.

  5. cletus Says:

    unica piccola incongruenza: ma se il tizio riesce a connettersi a facebook e ad individuare il tuo reale indirizzo?

    Hai un maggiordomo (possibilmente nero) che con rara eleganza comunica al tizio trafelato che sei improvvisamente dovuto partire per un seminario a Karachi?

  6. elinepal Says:

    Ahahah bellissimo. Grazie! In questi giorni grigi leggere un racconti così ironici e ben scritto tira su il morale .

  7. manu Says:

    “Un uomo che lava i piatti non è un uomo serio”, dice la voce maschile, stentaorea.

    da coregiere

  8. Andy Says:

    Urge lavapiatti

  9. Giulio Mozzi Says:

    Coretto, manu. Grazzie.

  10. fausta68 Says:

    che bellezza leggere e sorridere!!! Grazie, un dialogo sconvolgente!!!!!

  11. Gianni Dello Iacovo Says:

    Magari nella realtà succede ogni giorno, ma nella finzione è poco verosimile che il tipo non si accorga che il nome della via sia diverso. Più che una surrealità alla Jonesco è alla Celentano.

  12. dm Says:

    Conosco poco Ionesco, forse più comunque di chi scrive Jonesco, ma a me pare più che altro un’autofiction, che si fa leggere da cima a fondo pur non essendo certo “bellissima” “stupenda” e cose così. Un’autofiction che ha il suo senso dentro la cornice del blog. E per chi segue o conosce il personaggio Giulio Mozzi…

  13. Giulio Mozzi Says:

    Concordo in tutto con Daniele. (Nella realtà, Gianni, è normale che mi si creda residente a Milano).

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