Dieci ragioni per diffidare di una sedicente agenzia letteraria

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di giuliomozzi

Le agenzie letterarie traggono il loro profitto prelevando una frazione (tra il 10 e il 20%, secondo i casi) dei profitti (derivanti dai contratti di pubblicazione) che procurano ai loro clienti (autori e autrici). Quindi:

1. se il sito dell’agenzia parla diffusamente dei “servizi editoriali” offerti ai clienti (schede di valutazione, editing eccetera),

2. se il sito dell’agenzia non contiene una lista degli autori rappresentati,

3. se il sito dell’agenzia contiene una lista degli autori rappresentati, e questi risultano aver pubblicato con editori palesemente idraulici (*), o editori che non avete mai sentiti nominare, o editori dei quali non avete mai visto un libro in un negozio di libri,

4. se il sito dell’agenzia contiene informazioni sistematicamente vaghe (es.: “i nostri autori pubblicano con i migliori editori”: ma quali?, ecc.),

allora è probabile che l’agenzia non campi di una frazione dei profitti che procura ai clienti, bensì facendosi pagare dai clienti.

Inoltre:

5. se i testi del sito dell’agenzia contengono errori di lessico, grammatica o sintassi,

6. se la lingua dei testi del sito dell’agenzia sembra “accozzare, con un’abilità mirabile, le qualità più opposte”, e “trovar la maniera di riuscir rozza insieme e affettata, nella stessa pagina, nello stesso periodo, nello stesso vocabolo” (**),

7. se inoltre la pomposità di tale lingua vi pare inversamente proporzionale alla quantità di informazioni effettivamente fornite sull’unica cosa importante, ossia su ciò che qualifica quell’agenzia come capace di portare gli autori rappresentati a pubblicazioni dignitose,

allora è probabile che in quell’agenzia non lavorino dei seri professionisti, ma dei cialtroni improvvisati in tutto fuorché nel farsi pagare.

Altri tratti sono meno decisivi. Ad esempio,

8. se un’agenzia si presenta come una “squadra”, allora è probabile che non vi sia all’interno dell’agenzia una figura dominante come quella – appunto – dell’agente, ossia della persona che va a trattare con gli editori, a fare i contratti eccetera (ma ci sono anche agenzie che sono effettivamente delle “squadre”);

9. se un’agenzia vi chiede una “tassa di lettura” spropositata, allora è probabile che viva di tasse di lettura (ma ci sono anche agenzie serie che chiedono tasse di lettura spropositate, forse per tener lontani i dilettanti e i poco convinti).

Infine:

10. se un’agenzia si presenta con grande ed enfatica cordialità, come se fossero tutti lì che aspettano te, proprio te, allora è probabile che abbia pochi clienti (gli agenti bravi e solidi sono, di solito, piuttosto diffidenti; non che non siano disponibili, ma la loro prima esigenza è: selezionare).

———–
(*) Del tubo.
(**) Alessandro Manzoni, I promessi sposi, Introduzione.

43 Risposte to “Dieci ragioni per diffidare di una sedicente agenzia letteraria”

  1. gregorio calabretta Says:

    Gentile Dott. Giulio Mozzi,
    avrei bisogno di mettermi in contatto con lei, potrebbe, cortesemente, segnalarmi la sua mail inviandola a calabrettateatro@yahoo.it? Le sarei grato

  2. Luan Says:

    Ogni tanto sei divertente: idraulici = del tubo. ih ih ih

  3. GiovanniMarchese Says:

    Vi racconto un aneddoto. Conosco un autore molto importante, tradotto anche in diversi paesi esteri. Una persona molto disponibile e umile. Naturalmente gli chiedo qualche consiglio. Tra cui l’utilità o meno di avere un agente. Mi risponde che si è sempre gestito da solo. Ma qualora fossi riuscito a trovarne uno onesto sarebbe stato molto felice di conoscerlo! 🙂

  4. Alfieri Gaetano Says:

    Se un’agente letterario chiede una tassa di lettura, significa che è un barbone. Se un’agente letterario, dopo avergli inviato l’ennesima ciofeca, vi dice: la storia è interessante, ma devi lavorare sulla scrittura, significa che il vostro racconto è una merdina. Se un’agente letterario vi dice: preparami un romanzo di 1700 pagine, probabilmente vi sta liquidando (campa cavallo, che scrivi 1700 pagine!)

  5. davide Says:

    @ g.marchese:

    ………………….l’attività di rappresentanza all estero è davvero diversa dalla attività di scouting dei testi inediti in italia,,ricerca test da selezionare in lingua italiana,dico

    inoltre,personalmente conosco vari autori noti-non uno-,tutti tradotti all estero:3 su 4 mi han detto che da quando han un agente i loro guadagni sono aumentati di un bel pò,senza perdere tempo in menate burocratiche

  6. Elianto Says:

    Buonasera a tutti voi.
    Mi infilo nella discussione con le solite domande sciocche. Chiedo venia in anticipo. 🙂
    A quanto dovrebbe ammontare una “tassa di lettura” accettabile? Come può, un esordiente, riuscire a scovare l’agente serio nel mucchio di cordiali squali (appartenenti o no a una squadra), visto che anche il meno losco – e realmente preparato – può richiedere salassi spropositati (come al punto 9)?
    Postilla vagante: il tempo di giacenza di un gioioso malloppo (meglio noto come manoscritto) presso la scrivania di Giulio Mozzi, prima di raggiungere inesorabilmente il cestino o trasformarsi in un apprezzamento, è di uno o due mesi (ché mi pare di aver letto informazioni discordanti)?
    Grazie.
    Augh.

  7. davide Says:

    @ elianto

    la gamma dei prezzi,per quanto ho sentito io,va, grossomodo dai 200 ai 600 euro a seconda dell agenzia(con qualche “estremo”: di 800 euro per una nota agenzia,grossa e davvero storica;e una special offer sotto i 200 euro che fa una agenzia,nata credo da non molto, per testi brevi, solo sotto le 150 cartelle)

    elianto tieni conto di questi dati in linea generale eh,ma non sono la bibbia

    insomma,ce n’è per tutti i gusti:magari chiedere prima ,loro, quali sono state le loro”scoperte” effettive,nel mucchio,è buona prassi

    quanto al mitico giulio,beh ha un bel pò di impegni,e qualcosa mi dice che pressarlo non sia una buona idea(o è una critica a te,intendiamoci)

    ho una mia conoscente che ha ricevuto una risposta da lui si ma anche un pò dopo i due mesi,credo(ma c’era l’estate,in mezzo,va specificato)cmq la ragazza era così contenta una volta arrivata l’email,anzi le email,alla fine che era soddisfatta comunque 🙂

    notare che il blog di gm e lui stesso su fb l’avevo fatto scoprire io a costei 🙂

  8. davide Says:

    quanto a parte del punto 4:

    “””allora è probabile che l’agenzia non campi di una frazione dei profitti che procura ai clienti, bensì facendosi pagare dai clienti.”””

    la legge lo vieta?no,è nei patti,son introiti,basta si faccia ricevuta ficale. E cmq schede di lettura dovran pur farle!una volta pagato,come minimo l’aspirante scrittore una scheda dettagliata e un colloquio telefonico,lo ha,che io appia,forse anche un incontro di persona.

    quanto alle capacità “di scoperta gemme” dell agenzia,nulla nega che vengano proposti testi agli editori,anche gli editori per una sequela di motivi possono toppare nella pre-scelta di quello che viene loro proposto tramite agenzia,anche loro,ogni tanto…

    certo ,diciture come “es.: “i nostri autori pubblicano con i migliori editori”: ma quali?, ecc.),” sono un pò meno scusabili…

  9. Giulio Mozzi Says:

    Gaetano, scrivi:

    Se un’agente letterario chiede una tassa di lettura, significa che è un barbone.

    Questa è una sciocchezza. Basta fare un po’ di conti. Mettiamo che un agente letterario non sconosciutissimo riceva da sconosciuti assoluti la stessa quantità di proposte che ricevo io: facciamo 1.200 l’anno. Deve leggerle personalmente o farle leggere a un collaboratore. In Italia il lavoro di lettura è pagato, come minimo, attorno ai 50 euro (e spesso è pagato proprio il minimo: ma questo è un altro discorso).
    Et voilà, sono almeno 60.000 euro l’anno che svaniscono.
    Ora, l’esperienza insegna che dagli invii degli sconosciuti assoluti si ricava poco. Tra quelle 1.200 opere ce ne saranno forse un paio, tre negli ani fortunati, delle quali ha senso che l’agente prenda la rappresentanza. E non è detto che trovino un editore, e non è detto che, se lo trovano, vendano bene, eccetera.
    A questo punto l’agente decide di mettere una tassa di lettura. Così limita il numero delle proposte e paga il lavoro.

    Elianto: se paghi il lavoro di lettura al minimo (50 euro), all’autore devi poi fatturarne grosso modo 100 (perché ci sono le tasse, perché comunque c’è anche il lavoro di girare il testo al lettore e poi di leggere la scheda, ecc.). Io direi che una “tassa di lettura” fino a 200 euro ha un senso. Sopra i 200 euro, è solo un modo per tener lontana la gente o per estorcere quattrini agli ingenui.

    Vedi le istruzioni pubblicate qui in vibrisse.

    Giovanni: il mio agente è Agnese Incisa, che mi risulta essere persona onestissima. Se vuoi segnalarla al tuo amico…

    Davide, scrivi:

    una volta pagato,come minimo l’aspirante scrittore una scheda dettagliata e un colloquio telefonico,lo ha,che io appia,forse anche un incontro di persona.

    Fantascienza, Se l’agenzia ritiene che l’opera non sia interessante, non ha nessun interesse a parlare con l’autore, e tantomeno a incontrarlo. Se guardi i siti delle agenzie che campano di queste cose, è chiarissimo che chi compera la scheda di lettura compera la scheda di lettura e basta.
    A meno che, per l’appunto, il colloquio ecc. non serva a vendere qualcos’altro…

  10. Giulio Mozzi Says:

    Gregorio, i miei recapiti sono indicati qui in vibrisse nella pagina dei contatti (esattamente come nel sito tuo). Li trovi anche nella mia scheda in Facebook (e siamo “amici” in Fb).

  11. GattoMur Says:

    Scusa, Giulio, la mia solita ingenuità: ho letto (e me l’hai consigliato tu) i tre volumi della Storia dei Gettoni, pubblicata da Aragno. Lettura molto interessante. Dalle lettere, che vanno per la gran parte dalla fine degli anni Quaranta-inizio Cinquanta alla metà dei Sessanta, mi sembra di ricavare l’idea di una situazione editoriale molto diversa. Mi spiego.
    Ci sono (inizio anni Cinquanta) lettere di giovani, allora perfetti sconosciuti, che scrivono (a Vittorini, a Calvino, a Natalia Ginzburg, che lavoravano in Einaudi) chiedendo del loro manoscritto. Chessò: Vi ho inviato in lettura il mio romanzo, che ne pensate? Volete pubblicarlo? Loro rispondono cose come: L’ho letto, non mi ha convinto, ora lo passo a XY e vediamo, o qualcosa del genere. Poi, dopo varie peripezie, si arriva o non arriva alla pubblicazione.
    Insomma, in tutto ciò, non mi sembra di ravvisare la presenza di una figura paragonabile a un agente, o la richiesta di persone che erano già famosissime e probabilmente avevano un sacco di cose da fare, di “tasse” o altro. Calvino, ad esempio, scrive spesso lettere molto dettagliate, con consigli precisi, ecc.
    È così cambiata la situazione? Cioè, oggigiorno le case editrici non hanno più dei “lettori” che si occupano della faccenda e quindi la questione deve essere “esternalizzate” in qualche modo? Oppure le cose stavano già così, ma mi sono fatta un’idea sbagliata perché l’Einaudi era un colosso dell’editoria? Esistono ancora nelle case editrici figure come Calvino e Natalia Ginzburg e Fruttero?

  12. ellepuntozero Says:

    Giulio, scrivi:
    “In Italia il lavoro di lettura è pagato, come minimo, attorno ai 50 euro”

    In Italia il lavoro di lettura è pagato, come minimo, 37 euro.

  13. Giulio Mozzi Says:

    Elle: tu parli del lordo o del netto?

    Gatto: illo tempore, alle case editrici arrivava un centesimo del materiale che arriva oggi. E questo cambia tutto.

  14. musicaos:ed (@lucianopagano) Says:

    “In Italia del Sud il lavoro di lettura è pagato, come minimo, attorno ai 20€. Lordi” 🙂

  15. ellepuntozero Says:

    Giulio: parlo del netto, con ritenuta d’acconto del 20% (lordo: 46,25 euro)

  16. Giulio Mozzi Says:

    Vedo che il lavoro sottopagato dilaga anche là dove pensavo che di meno non si potesse pagarlo.

    In realtà in molte case editrici il lavoro di prima selezione dei materiali è affidato al personale meno esperto: in particolare alle persone in tirocinio. D’altra parte (qui sto rispondendo a Gatto), quando il 90% di ciò che si riceve è bruttissimo, e di un brutto che si riconosce a prima vista, diventa difficile destinare a quel lavoro il personale più qualificato.

    Vale comunque (credo) il principio: che chi paga così poco lavori come questi, non paga per avere un lavoro ben fatto, ma per avere un lavoro fatto in un qualsiasi modo.

  17. RobySan Says:

    Un esempio, direi, chiaro e circostanziato.

  18. davide Says:

    @ giulio: in realtà in almeno un caso-dico,uno,proprio,si-mi è stato detto,durante il colloquio telefonico con l’editor free lance,che oltre alla scheda di lettura,alla scadenza dei due mesi avviene l’incontro con l’ aspirante autore(immagino sia l’spirante autore che si muova):questo da contratto,ergo :cifra spesa (medio alta se non alta-alta)= scheda di lettura inviata & conseguente incontro.

    E ti dirò,non mi sconvolge neanche,come cosa

    Questo mi è staot detto per telefono circa due anni fa,non so se codesto editor free lane(nome noto e apprezzato e con un bel pò di scoperte all attivo)abbia nel frattempo cambiato politica

  19. davide Says:

    gatto mur scrivi:

    “”Cioè, oggigiorno le case editrici non hanno più dei “lettori” che si occupano della faccenda e quindi la questione deve essere “esternalizzate” in qualche modo?

    Oppure le cose stavano già così, ma mi sono fatta un’idea sbagliata perché l’Einaudi era un colosso dell’editoria? Esistono ancora nelle case editrici figure come Calvino e Natalia Ginzburg e Fruttero?”””

    punto A-mica nel passato avevano solo personaggi come la ginzburg calvino e Fruttero & co ..in italia c’è sempre sta mania di pensare che il passato fosse sempre dorato,e il presente grigio..ma liberiamocene!

    punto B- le funzioni son state esternalizzate in tanti altri campi (vedi le compagnie militari di ventura …private e legalizzate,almeno nel mondo anglosassone,per non dire delle agenzie interinali di ricerca lavoro che fino al 2000,non c’erano,in italia…)non mi meraviglio quindi che siano nate agenzie letterarie anche qui,considerando che le case editrici non ce la fan piu a star dietro alla marea montante di manoscritti..in piu in regime di economia liberale,piaccia o meno,si crea lavoro anche così

    C- a costo di far arrabbiare giulio mozzi per l’ennesima volta…il problema dell editoria italiana non è/non son gli agenti,i talent scout ,i free lance scouter esterni o similia….è la mancanza di fiuto e di idee di certi curatori editoriali/editor interni alle case editrici:

    e parla uno che non ha ricevuto rifiuti (anzi qualcosa si è mosso ultimamente …)ma davvero (e questo lo scrivo qua sopra da tempi non sospetti..)per troppo tempo son rimasti a batter le solite piste(che sono,tematicamente,o le mode di turno,o la vita in provincia,o il romanzo algido da accademia,o i soliti romanzi giovanilisti-versione trash del bildungsroman-o le solite saghe familiari…)quando invece bisognava puntare a qualcosa di radicalmente nuovo,tematicamente.

    certo,mi si obietterà “se in casa editrice tramite invio spontaneo o via agenti non arriva nulla di nuovo,mica è colpa nostra!”

    sarà, ma di strade gia battute e un pò inflazionate,la narrativa italiana ne ha percorse troppe…

  20. davide Says:

    cit gattomur,di nuovo

    “””Calvino, ad esempio, scrive spesso lettere molto dettagliate, con consigli precisi, ecc.”””

    direi che all “epoca” di calvino il numero,la quantità proprio,di manoscritti inediti inviati spontaneamente dal “popolo”, che arrivava in casa editrice, era tre volte inferiore,per non dire di più(si,c’è chi sostiene di più)

  21. Giulio Mozzi Says:

    Non tre volte inferiore, Davide. Cento volte inferiore.

    Roby: l’ALI è la più prestigiosa agenzia italiana. Si può dire che per essere letti da loro ha senso affrontare una spesa. Sarebbe interessante però che nel sito fosse scritto chi effettivamente legge, ecc.

  22. GiovanniMarchese Says:

    @ Giulio: mmmm…. buono a sapersi! 😉

  23. davide Says:

    (..ce ne son di sempre entusiasti in giro,eh….)

  24. RobySan Says:

    Credo che un’agenzia come l’ALI venda innanzitutto la propria autorevolezza (senza dubbio ben fondata). Credo pure che, se si proponesse a un carrarmato del genere di rendere pubblici i nomi dei componenti del “comitato di lettura”, ci si prenderebbe un “vai a farti friggere” di rara eleganza.

  25. GattoMur Says:

    Ma, ad esempio, in queste agenzie, chi sono i lettori? Sono, chessò, scrittori esperti? Oppure giovani che però conoscono bene le questioni letterarie (che han fatto corsi o cose del genere)? Oppure “lettori medi”, gente di cultura che legge molto e che quindi può dare un parere da “pubblico medio”?
    E poi, ancora: se uno manda un manoscritto, lo legge solo uno o lo leggono più lettori?

  26. Giulio Mozzi Says:

    Ora sono tutti a Francoforte; settimana prossima gli chiedo.

  27. Elianto Says:

    Giulio: lessi le istruzioni un bel po’ di tempo fa. Già inviai il dattiloscritto, con il nome che m’imposero l’anno che fu (ebbene sì, non mi chiamo davvero Elianto… lo avresti mai immaginato?!). Ora attendo (più o meno) pazientemente. Grazie per le informazioni. A te e a tutta l’allegra banda. 🙂

  28. Giulio Mozzi Says:

  29. Elianto Says:

    :D! Grazie, Giulio.

  30. Alfieri Gaetano Says:

    E ti pareva che non era una sciocchezza… 🙂

  31. davide Says:

    @ “elianto”: basta cliccare sul tuo nick qui per arrivare al tuo blog e vedere che non sei un “lui” :)- domanda,sei ancora su fb?mi sembra di averti visto in passato,a meno che non sia un omonimia

  32. Elianto Says:

    Ci sono, Davide, ma con un profilo limitato. Restringo, ove possibile, il novero degli amici. E alla domanda “perché?”, solitamente faccio come i bimbi di quattro anni: rispondo “perché sì” (amo arginare il mio livello di antipatia).

  33. Giulio Mozzi Says:

    Gaetano, io ho cercato di dire perché ciò tu hai detto è, secondo me, una sciocchezza. Ti invito dunque cercar di dire perché, secondo te, mi sbaglio.

  34. cristina Says:

    Io sto cercando agenzie letterarie da circa un mese. Mi hanno risposto subito tutte, perché di sicuro sono “motivate” dal compenso economico e non da ideali letterari. Io, tra le tante contattate, ne ho trovato soltanto UNA, l’agenzia di Silvia Meucci, che non chiede soldi per lettura o altri servizi. Certo, essere letti da loro è molto difficile perchè ne accettano solo 50 al mese. Io non condivido il fatto di dover pagare l’editing in caso di risposta positiva, se un’agenzia vuole investire sul mio romanzo, non può chiedermi in anticipo il pagamento dell’editing, perchè questo lo può fare la casa editrice, oppure lo posso fare io, in base ai loro suggerimenti. Una volta che hanno intascato i soldi dell’editing non credo siano molto stimolati a cercarti un editore. A quel punto sono arrivati allo scopo, avere ricevuto dei soldi… Sarà che sto facendo indigestione di contatti di agenzie, ma sono un po scettica…Help me! 🙂

  35. Aldus Says:

    Io so una semplice cosa: colui che scrive bene, di solito è molto critico verso sé stesso, tanto critico da divenir capace di distruggere ciò che abbia scritto. Oppure è tanto riservato da fare una tremenda fatica a buttare il proprio lavoro in pasto a chicchessia. Spesso è irritabile e scontroso, in definitiva è timido, perché ha pudore delle proprie cose. Se le deve esporre, lo fa sempre sul filo del rasoio fra la voglia di farsi conoscere e la sofferenza nel dover subire una simile trafila. Un poco come il portare un proprio figlio ad un esame esponendolo al gelo d’estranei che non lo conoscono affatto. Ragion per cui, chi esamini un’opera letteraria, può osservare quanto sia o meno presuntuoso un dato autore, sin da subito, (qualora però abbia il sesto senso che solo hanno i veri scrittori) e risparmierà tanta fatica. Ma per fare ciò, occorre un contatto diretto. Purtroppo la folla si accalca e il rumore è assordante e l’invadenza dei mediocri è enorme…già…

  36. francesco Says:

    Cerchiamo però di capirci arrivando al nocciolo della questione. Io comprendo con empatia le difficoltà, le spese, la fatica dell’Agente Letterario, ma si tratta del suo mestiere. Quando da autore gli invio un testo perchè ne valuti la potenzialità e decida se è il caso o meno che mi rappresenti presso gli Editori io non cerco qualcuno che mi faccia editing o un correttore di bozze; cerco appunto un Agente.Non lo obbligo a leggere il testo in tre giorni nè tampoco ad assumersi la mia rappresentanza, gli offro semplicemente una opportunità. Se la vuole cogliere, se la trova interessante, se vuole dividere con me la scommessa di quel progetto è una scelta liberissima ed incondizionata dell’Agente che non può e non deve essere condizionata dal pagamento di alcunchè. E poi sapete sotto l’aspetto strettamente personale cosa penso?….se il mio Agente non crede in me al punto di doversi coprire delle spese per avviare il progetto ma come potrà mai convincere un Editore a farlo suo? Un saluto affettuoso.
    francesco

  37. Giulio Mozzi Says:

    Certo, Francesco, certo. Faccio un esempio. Apro un negozio di frutta e verdura. Al contadino dico: guardi, se vendo le sue zucchine le pagherò il giusto; e sennò, non pago.

  38. lastregona Says:

    No, l’esempio del fruttivendolo non regge. L’autore ha già fatto il lavoro, ovvero ha scritto un libro.
    Il contadino è l’autore non è l’agenzia o l’editore.

  39. Giulio Mozzi Says:

    Entrambi hanno qualcosa da vendere (qualcosa che è costato loro del lavoro: i contadini lavorano), e mi pare che questo basti a sostenre l’esempio.

  40. Le agenzie letterarie | The Books Blender Says:

    […] sempre nascondere la truffa. Quindi, attenzione! A questo proposito, ho trovato un interessante articolo di Giulio Mozzi, che stila un vero e proprio decalogo per guardarsi da agenzie e agenti […]

  41. antonella Says:

    Dottor Mozzi, perdoni il disturbo: avrei bisogno delle Sue capacità ho spedito una mail alla Walkabout Literary Agenci nella quale specificavo di aver allegato il mio intero romanzo e la sinossi (due allegati). Così ho fatto e così è.
    Mi è giunta una cortese risposta – a nome Paolo Valentini – nella quale mi si invitava a compilare ed inviare un modulo per la consulenza della quale mi veniva fornito, correttamente, il costo.
    Nelle stessa mail con la quale mi è stato risposto, ho visto, sconcertata, che la mail che io avevo mandato Loro
    (la mia, quella cui io avevo unito il mio romanzo) nella loro risposta risultava ” tagliata” proprio nella parte in cui dicevo di aver allegato il romanzo. Di ciò che avevo scritto segnalando la presenza di un allegato contenente il mio romanzo, non v’era più traccia… .
    Sicuramente un disguido, ma ho subito riscritto facendo Loro presente che, per carità, mi scusavo e non sospettavo niente e di nessuno, ma volevo che risultasse (per chiarezza) che Loro erano in possesso del mio romanzo visto che nella mail cui mi avevano risposto era stata ” tagliata ” la parte della mia mail nella quale facevo presente che, in allegato c’era il mio romanzo.
    Che non sarà un capolavoro, d’accordo, ma vorrei sapere che è nelle mani delle persone cui l’ho spedito..senza che ciò non risulti…
    Mi è arrivata di nuovo una risposta automatica, identica alla prima in cui mi si dice di compilare e spedire il modulo di pagamento… ho riscritto chiedendo di venir prima rassicurata da un essere umano che Loro hanno il mio libro, per poi, comunque, “compilare, pagare ecc…carità…ma non mi rispondono che faccio?
    Grazie Antonella Ricca

  42. Giulio Mozzi Says:

    Antonella, cosa vuole che le dica? Provi a scrivere personalmente a Paolo Valentini: nel sito dell’agenzia, nella pagina “I nostri servizi”, sotto al nome di ciascuno dei soci c’è l’indirizzo. Come l’ho visto io, poteva vederlo anche lei.

  43. antonella Says:

    Grazie, Lei ha ragione,l’ho visto, ma ho preferito scrivere di nuovo all’indirizzo precedente – Paolo Valentini – per non cambiare il mio Referente. E poi, fiduciosa, a Lei.
    Non sarà gratificante per Voi, ma talvolta, aveTe a che fare anche con persone preoccupate che si rivolgono a Voi chiedendo aiuto in momenti confusi. .
    Del resto, il Vostro Sito non è utile soltanto a chi è esperto e sa bene come cavarsela, ma – credo – sia un servizio anche per i meno sagaci.
    Paolo Valentini, gentilmente e correttamente, mi ha risposto poco fa e desideravo farglieLo sapere. Mi ha scritto di non aver ricevuto il mio libro. L’allegato, c’era e comunque glieLo rimanderò ora, adesso, subito, in modo che risulti il mio invio almeno in seconda battuta. A Lei i più vivi ringraziamenti. Antonella .

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