Edgar Lee Masters meets Alessandro Manzoni / Il sarto del villaggio

by

1333788410

di Domenico Pugliese

[Le regole del gioco. Tutti i testi. Informazioni sul personaggio].

Solo chi ha usato il metro, le forbici e l’ago
sa attagliare bene parole e azioni
alle occasioni varie.
A chi ha letto tanti libri e anche il Guerino
non manca certo la stoffa per imbastire
discorsi altisonanti ed eruditi.
Eppure feci una brutta figura
quando ebbi l’onore di ricevere
il cardinal Federigo in casa mia.
E, per rispondere ai suoi ringraziamenti,
corto mi cadde un meschino “Si figuri”.
Sprecai quell’occasione cardinale
che mai più si sarebbe ripetuta.
Interloquire con un Grande da pari
e mettere in atto la cultura acquisita
è un’opportunità,
che come una cometa,
passa veloce e breve
nella vita di un umile artigiano.
Appresi a mie spese che
un potente può anche dire che la lontra è un uccello.
Nessuno ci fa caso e la sua condizione non vien lesa.
Basta, invece, soltanto un “Si figuri”
per inchiodar qualcuno come me
alla sua condizione di povero sartorello.
L’abito fa sì il monaco ed eccome!

Tag:

13 Risposte to “Edgar Lee Masters meets Alessandro Manzoni / Il sarto del villaggio”

  1. Giulio Mozzi Says:

    Domenico mi aveva mandato dapprima questo testo qui:

    Solo chi ha usato il metro, le forbici e l’ago
    sa attagliare bene parole e azioni
    alle occasioni varie.
    A chi ha letto tanti libri e anche il Guerino
    non manca certo la stoffa per imbastire
    discorsi altisonanti ed eruditi.
    Eppure feci una brutta figura
    quando ebbi l’onore di ricevere
    il cardinal Federigo in casa mia.
    E, per rispondere ai suoi ringraziamenti,
    corto mi cadde un meschino “si figuri”.

    Io gli risposi:

    Ho un’osservazione: quel che manca, in questo testo, è la valorizzazione di quel “Si figuri” come momento importante, quasi centrale (tanto da essere citato nell’epitaffio…) della vita del sarto.
    E manca, di conseguenza, un accenno a ciò che venne dopo: come fu la vita del sarto, dopo quel “Si figuri”?
    Provo a spiegarmi con un esempio, qualcosa del tipo: io, sarto, artigiano stimato, che ho imparato nel mio lavoro ad essere accurato e preciso, eccetera eccetera, e che ho pure letto dei libri (cosa non comune) – eppure, nell’unico momento della mia vita in cui mi trovai a confrontarmi con un vero Grande, nell’unico momento nel quale potevo giocarmi tutta la mia cultura non solo per mostrarmi superiore ai bifolchi che mi circondano, ma per cercare di mostrarmi a pari (cioè nello stesso gruppo sociale, quello dei “colti”) addirittura con un cardinale, – mi è scappato fuori solo un “Si figuri”. E da allora ho capito che non bastano il Guerino o altre letture: i Grandi sono Grandi, sono altra cosa, eccetera.
    Sono riuscito a spiegarmi?

    Domenico ha rilavorato il componimento, e il risultato è quello che vedete nel post. Secondo me ancora non soddisfacente: ad esempio, mi pare un po’ troppo lungo; la rima verso la fine “uccello: sartorello” mi pare inopportuna, eccetera.

    Qualcuno vuol mettersi alla prova, e metterci le mani? (Qui, nei commenti).

    Ovviamente ho chiesto il permesso a Domenico prima di pubblicare il nostro scambio.

  2. manu Says:

    ci provo, perchè quel povero sarto lo sento molto vicino
    ciao Domenico

    in generale mi verrebbe da togliere ogni precisazione

    ‘le occasioni varie’ può essere sottinteso e lo eliminerei

    ‘i tanti libri letti’ sembra meno importante e meno credibile perchè generico dell’aver letto ‘anche il Guerino’. per cui mi sembra basti il Guerino per indicare lo sforzo di erudizione

    ‘feci una brutta figura’ lo farei diventare ‘feci brutta figura’ poichè non vi furono altre occasioni

    ‘ricevere il cardinal Federigo in casa mia’ toglierei ‘ in casa mia’ si capisce lo stesso

    ‘Sprecai quell’occasione cardinale
    che mai più si sarebbe ripetuta
    Interloquire con un Grande da pari
    e mettere in atto la cultura acquisita
    è un’opportunità,
    che come una cometa,
    passa veloce e breve
    nella vita di un umile artigiano’

    mi verrebbe

    Sprecai un’occasione
    che mai più si sarebbe ripetuta:
    interloquire con un Grande, da pari.

    mi sembra che il racconto stia solo in questo, evitando quella che sento come una ripetizione di contenuto (l’aver letto anche il Guerino)

    ‘Appresi a mie spese che
    un potente può anche dire che la lontra è un uccello’

    toglierei gli articoli sugli animali

    Appresi a mie spese che
    un potente può anche dire che lontra è uccello

    ‘Nessuno ci fa caso e la sua condizione non vien lesa.
    Basta, invece, soltanto un “Si figuri”
    per inchiodar qualcuno come me
    alla sua condizione di povero sartorello.
    L’abito fa sì il monaco ed eccome!’

    qui ho tentato una variazione e ho riscritto così

    Nessuno ci fa caso e la sua condizione non vien lesa.
    Basta, invece, soltanto un “Si figuri”
    a evidenziar lo strappo
    per cui è rattoppo ogni cucitura.
    L’abito fa sì il monaco ed eccome!

    (indecisa tra rattoppo e rimedio)

    quindi il tutto rivisto

    Solo chi ha usato il metro, le forbici e l’ago
    sa attagliare bene parole ed azioni,
    e a chi ha letto anche il Guerino
    non manca certo la stoffa per imbastire
    discorsi altisonanti ed eruditi.
    Eppure feci brutta figura
    quando ebbi l’onore di ricevere
    il cardinal Federigo.
    Per rispondere ai suoi ringraziamenti,
    corto mi cadde un meschino “Si figuri”.
    Sprecai un’occasione
    che mai più si sarebbe ripetuta:
    interloquire con un Grande, da pari.
    Appresi a mie spese che
    un potente può anche dire che lontra è uccello.
    Nessuno ci fa caso e la sua condizione non vien lesa.
    Basta, invece, soltanto un “Si figuri”
    a evidenziar lo strappo
    per cui è rimedio ogni cucitura.
    L’abito fa sì il monaco ed eccome!

  3. Mery Carol Says:

    Con il permesso di Mimmo, ecco la mia rielaborazione:

    Solo chi ha usato metro, forbici ed ago
    sa attagliare bene parole e azioni
    alle occasioni varie.
    A chi ha letto, anche il Guerino,
    non manca certo la stoffa per imbastire
    discorsi altisonanti ed eruditi.
    Eppure feci una brutta figura
    quando ebbi l’onore di ricevere
    il cardinal Federigo.
    Ai suoi ringraziamenti,
    ebbi solo a dire “Si figuri”.
    Sprecai così quell’unica occasione
    che mai più si sarebbe ripetuta.
    Interloquire da pari con un Grande
    e sfoggiare la cultura acquisita
    è al pari di una cometa,
    una rara opportunità
    nella vita di un umile artigiano.
    Nessuno fa caso all’errore madornale
    di un potente che la lontra chiama uccello,
    ma “Si figuri” detto da un sartorello
    Per i posteri ne fa uno zimbello.

  4. Claudia Dinale Says:

    Mi sembra un bell’esempio di “scrittura collettiva” a partire da uno spunto che era comunque molto ben riuscito anche nella versione breve.

  5. Giulio Mozzi Says:

    Mantenendo l’approccio di Domenico, ma scordando il suo testo, cerco di rendere il tutto più esplicito e più veloce.

    Non sono mica un ignorante: ho letto
    anch’io i miei libri, dai Reali
    di Francia
    al Guerin meschino. E quante sere
    ho incantato familiari e amici
    (convitati, non lo nego, allo scopo)
    raccontando le mirabolanti storie
    di reali e cavalieri. Io, coi Grandi
    della terra, ci avevo una certa confidenza:
    e ci tenevo si sapesse.
    Ma vedi come il mondo, quello vero,
    è tutt’altra cosa. Quella volta
    che mi trovai un Grande in casa, io in quell’unica
    volta mi trovai
    senza parole. Non che non le avessi:
    stavano dentro la testa, ma
    facevano come una nube confusa. E mi uscì fuori
    uno stentato Si figuri!, a causa
    del quale si rise di me per giorni, per mesi.
    Così mi rintanai
    nei miei tre libri, smisi di esibirmi,
    e finii, io, il facondissimo
    sarto del paese, a ficcarmi
    gli spilli in bocca pur di non dover parlare.

    La logica è: cercar di dare il massimo valore possibile a quell’episodio, in modo che risulti determinante per tutta la vita.

  6. Domenico Pugliese Says:

    Ciao Manu.
    Grazie per il mirabile lavoro di sciancratura all’altezza dei migliori ateliers e che non fa una grinza.
    Apprezzo molto le tue osservazioni, ma permettimi di dare qualche giustificazione alla mia versione del “Sarto”.
    Posto che l’ Antologia di Lee Masters punta sulle individualità dei personaggi ( e delle loro vite) accomunate dal fallimento, un povero sartorello, per il quale Andrea da Barberino è il modello letterario supremo, non potrebbe esprimersi in modo molto stringato e corretto.
    Altra caratteristica dell’Antologia è la metrica, che lo stesso Master definisce ” meno del verso e più della prosa”, dal momento che i versi non seguono le leggi metriche, ma l’istinto del poeta e della sensazione che ci vuole trasmettere.
    Nel gioco mi sono, quindi, sforzato di non cadere in schemi metrici regolari ( e la tentazione è stata molto forte).
    Molto belli i tuoi ultimi versi che contengono termini propri del lavoro sartoriale.
    Anch’io, in un primo momento, avevo pensato di scrivere : “e ognuno è pronto a metterci una toppa” dopo “un potente può anche dire che la lontra è un uccello”.
    Poi, ho preferito evidenziare che, per non offendere il “potente ignorante”, nessuno ci fa caso. Così come ho usato il termine “inchiodato” per sottolineare la condizione di “povero cristo” , dalla quale il sarto non è riuscito ad elevarsi e la stabilità della mortificazione; oltre che per richiamare la crocifissione e tutto ciò che il termine può evocare.

  7. Ester de Miro Says:

    Non entro nel merito del testo. Mi limito ad una nota: ma chi sarà stato poi questo cardinale? Uno del quale il sarto misura la cultura a metri, probabilmente. E non si accorge di essere vittima della sua stessa valutazione: infatti il sarto ha costruito dentro di sé un personaggio al di sopra di tutti e di se stesso, ed è soltanto a causa di questa gigantesca immagine interiore che il sarto prova al suo cospetto un’emozione talmente insostenbile da riuscire solo a dire “Si figuri”. Il potere (anche della cultura) diventa tale anche perché amplificato dall’immaginazione.

  8. Giulio Mozzi Says:

    Ester: certo. E’ ovvio.

  9. manu Says:

    Domenico, grazie a te, trovo molto interessanti quelle che hai chiamato ‘giustificazioni’ alla tua versione del sarto, e il tutto mi piace.
    io sono quella che non ha letto i testi dell’Antologia (probabilmente sarò l’unica ‘qui dentro’) e nemmeno Andrea da Barberino.. già..l’Antologia ce l’ho, ma l’ho acquistata questa settimana, dunque per ora l’ho solo sfogliata, ma sto provvedendo, piano.
    in più sono andata a vedermi il significato di ‘sciancratura’ perchè parola nuova per me, pensa un po’ quante grinze ho.. (bella quella frase a tema in apertura al tuo commento)
    posso dirti che mi piace un sacco ‘ascoltare’ chi racconta come ha costruito un testo, è una cosa che cerco, che vorrei riuscire a capire sempre, dunque mi sono abbeverata e nutrita alla tua risposta, utile per me. temo non sarò mai sazia..ma questo blog è un buon posto, direi tra le strutture ricettive che preferisco.
    attendo altre proposte, altri testi, altro ancora

  10. Mery Carol Says:

    Rileggendo la nota di Giulio mi accorgo che nella mia modesta rielaborazione non solo non ho eliminato la rima “uccello-sartorello”, ma ho aggiunto un terzo incomodo: “zimbello”. Riprovo con questo finale:

    Nessuno fa caso all’errore madornale
    di un potente che chiama uccello la lontra.
    ma “Si figuri!” di un sarto che si credea erudito
    ne fece per la vita e i posteri uno zimbello.

  11. serse Says:

    Non ho letto e riletto. Perdonate.

    Solo chi usa senza affanno ago, forbici e metro
    sa attagliare parole e azioni alle occasioni.
    A chi ha letto financo il Guerino
    non manca certo la stoffa per imbastir discorsi.
    Eppure che brutta figura
    col cardinal Federico in casa mia:
    Per rispondere ai suoi ringraziamenti,
    corto mi cadde un meschino “Si figuri”.
    Un potente può anche dire che la lontra è uccello.
    e la sua condizione non vien lesa.
    Basta, invece, soltanto un “Si figuri”
    per inchiodar qualcuno come me.
    Un umile sartorello
    ma non lo credevo.

  12. serse Says:


    Un umile sartorello.
    Non l’ho mai creduto.

  13. rabuccia Says:

    L’ha ribloggato su daisuzoku.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: