Lodi del corpo maschile / Dieci lodi

by

di Stefano Serri

[Vuoi partecipare alle Lodi del corpo maschile? Leggi qui. C’è tempo fino al 30 settembre 2013 (non oltre). Per leggere tutte le Lodi del corpo maschile, guarda qui].

Fessure

Basta questo a farmi correre all’orgasmo:
L’occasione di esplorarti le fessure.
Non mi immergo nel tuo corpo, ma lo plasmo
Dentro gli occhi, intuendo il rosa pure
Nei recessi d’ombra e pelo. Come un chiasmo
Il calore e la visione fanno dure

Le distanze – so goderti solamente
Fermo al limite dei sensi che assaporo.
La mia bocca stando chiusa chiara sente
Quella lotta degli umori che oltre il foro
Si consuma. Inumidita, la mia mente

Assaggia il tuo corpo, lo scopre tesoro.

* * *

Gas

Il mio tuo amore è come gas metano
Fatto per fiamme, senza anestesia.
Richiama l’anima d’ovunque sia
E il tempo lo fa fuoco. Scalda piano.

Se mi concentro in te tutto l’annuso.
Passa sui baffi quasi solletico
Eppure, come fiato domestico,
Mette un abbraccio in ogni spazio chiuso.

Alza ogni velo dal caldo e peloso
Retro scena dei nostri procreatori:
L’origine dell’uomo è tra i sudori.
È una bomba il corpo, chi ama è esploso.
Tra i suoi fumi lievitiamo i cuori
Senza nascondere odori, immuni
Ai casti sonetti e ai gusti comuni.

* * *

Petto vs schiena

Stanco dei momenti – poi mi hai avvolto
Nel tuo petto che scalda la mia schiena,
Un’onda morbida presenza, molto
Adatta come materasso e cena.
Un animale profumato e folto
Consolazione calda e carne piena

Di tempo fermato, spazio guarito
Da abbracci. Stanco di tutti i passanti
Trafitti da un addio, mi hai stabilito
Tra le gambe come anello gradito
Per nozze senza pretese, e avanti!
Non importa se ospite o marito.

* * *

Preservativo (sonetto della marchetta)

Bocca della stazione e del parcheggio
Aperta senza questua, ragazzino
E genio carnoso: non ho di peggio
Che vendere il mio muso sbarazzino
Che ha visto molte oscenità a passeggio –
Troppe da pulire, non c’è spazzino
Capace a farlo come me. Scoreggio
Se me lo prendo dentro, immagazzino
Tutto il piacere che mi svuoti dietro.
Cinquanta euro e posso anche succhiarlo.
C’è una legge sui viali o sulla metro
Per dare l’amore, temendo il tarlo
Sopra ogni glande che sembra di vetro:
Un preservativo, mai rifiutarlo.

* * *

Il piede

Cerco la vita nel basso, in quel rosa
Che può cantarmi le lodi terrene:
Stringo il tuo piede, la bocca lo sposa
E dopo averlo baciato il tallone

Occupa tutto il mio muso indifeso.
Lui, che su questo calcagno adorato
Restando morbido accumula il peso,
In rughe fa i passi, a stento fasciato

Da calze. Loro lo assorbono, lente,
Delle giornate il sudore che, sale,
Penetra questo anatomicamente
Tenero capolavoro finale.

* * *

La pancia

Di invitarmi non tutti hanno il coraggio
Perché la pancia supera in larghezza
La tavolata stessa e col suo raggio
Promette un conto salato che spezza
Ogni fraternità. Con un assaggio
Comincio, ma è come una carezza
Ogni portata e all’arrembaggio!
Mi spazzolo ogni piatto con l’ebbrezza
Che ho quando amo, rido oppure lotto:
Io nel mio corpo ho posto per due vite.
Lo so, quello che ora sento sotto
È la sedia che cigola. Capite,
Non ho paura di un piedino rotto:
Lo stomaco obbedisce a calamite
Di un pranzo caldo, sugoso, ben cotto.
Provate a farmi alzare, se riuscite.

* * *

Altezza (I)

La lampadina all’entrata, la gruccia
Del nostro armadio, il fungo della doccia,
Lo spigolo che come una bertuccia
Sbaam! Sbeffeggia questa mia capoccia
Vittima di altezza: tutta si sbuccia
La fronte e presto un gran bozzo ne sboccia
Ridicolo, se l’angolo non muccia.
Il soppalco – eccola l’ultima goccia
Che mi fa traboccare questo vaso
Ammaccato: anche il mio povero naso
Sbatte ovunque! Quando al supermercato
Chi mi chiede il barattolo, incastrato
Là in alto sullo scaffale, per caso
Se vedesse sopra il mio cranio raso
I punti, rimarrebbe senza fiato
(e invece mi chiede: “ma che ha mangiato?”)

* * *

Altezza (II) verticale

La bocca, in piedi, approda alla cintura
(e questo ha i suoi bei lati positivi)
Ma per un bacio che alle labbra arrivi
Occorre adulterare la statura:
Devo chinarmi fino alla tua dura
Fronte, sciogliendo tra i denti attivi
La mia lingua (ma se ti volti e schivi
L’invasione, ti morderò con cura
Sul pomo e poi la nuca); oppure posso
Avendo ben rincorso il desiderio
Sollevarti finché il tuo viso rosso
Strofino sul mio muso, planetario
Del piacere – allora atterri sul grosso
Mio mento e dici: ecco un bacio sul serio!

* * *

Altezza (III) orizzontale

Anche stavolta sbordano dal letto
Pure le ginocchia. Ma potrò un giorno
Dormire senza essere costretto
Ad accucciarmi come pasta intorno
A un buco di ciambella? Ci scommetto
Che non ti accorgi, scaldato dal forno
Del mio petto, quale gelido oggetto
Diventa l’alluce là in fondo, a scorno
Di ogni coperta. Se mi coricassi
Storto, finirei di scalciare il vuoto –
Ma la fessura in mezzo ai materassi
Da noia si fa tortura. Ti scuoto
E subito capisci: ecco, ti abbassi
E abbracci il mio piede così remoto.
Così, con le tue mani sui miei passi,
Mi scaldi i piedi, cucciolo devoto.

* * *

La pelle

Non temere il mio corpo di marmo
Non sono statua, vivo le ore
Resistendo bianco a ogni tarlo.
Il mio guscio ha un antico colore

A un passo dal rosa. Osa toccarlo
Questo mio petto: subito smuore
Ogni corazza e il gelo disarmo
Per riavere una pelle, l’odore

Che in noi nascosto dà il sangue. Ultimo,
Dopo che le iridi hai scoperte,
Da pietra a piega ti si converte
Il cuore, pugno rosso e intimo
Che tra le vene va a mani aperte
E batte il tempo, scopre l’attimo.

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2 Risposte to “Lodi del corpo maschile / Dieci lodi”

  1. Morena Silingardi Says:

    Io non so se sono del tutto oggettiva perché Stefano è un mio grande amico e lo stimo molto, ma a me le sue lodi piacciono tanto. Trovo piacevolissimi, in particolare, i quadretti di vita quotidiana delle tre Altezze, apprezzo in tutte le lodi la volontà di togliere enfasi senza banalizzare. Mi piace anche l’ironia di molti versi, perché fare ironia su se stessi è una grande conquista personale di cui anche gli altri possono fruire (lui ed io ridiamo molto insieme, ad esempio).

  2. RobySan Says:

    Eh, eh. Mica scherza, l’amico!

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