Punteggiatura / Com’erano scritte le poesie che leggiamo?

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Una pagina del manoscritto autografo della Gerusalemme Conquistata di Torquato Tasso, conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli

Una pagina del manoscritto autografo della Gerusalemme Conquistata di Torquato Tasso, conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli

di giuliomozzi

Prendiamo un campione quasi a caso: il sonetto proemiale delle Rime del Tasso. Nell’edizione che credo oggi faccia testo (quella a cura di Bruno Basile, Salerno editore, 1994), lo si legge così:

   Vere fur queste gioie e questi ardori
ond’io piansi e cantai con vario carme,
che poteva agguagliar il suon de l’arme
e de gli eroi le glorie e i casti amori;
   e se non fu de’ più ostinati cori
ne’ vani affetti il mio, di ciò lagnarme
già non devrei, ché più laudato parme
il ripentirsi, ove onestà s’onori.
   Or con l’esempio mio gli accorti amanti,
leggendo i miei diletti e ’l van desire
ritolgano ad Amor de l’alme il freno.
   Pur ch’altri asciughi tosto i caldi pianti
ed a ragion talvolta il cor s’adire
dolce è portar voglia amorosa in seno.

Nell’edizione a cura di Giovanni Rosini che (sempre se non erro: perché io sono tutto fuorché un filologo o un italianista) fece testo dal primo Ottocento fino a quella del Basile, il medesimo sonetto si leggeva così:

   Vere fur queste gioie, e questi ardori,
Ond’io piansi, e cantai con vario carme;
Che poteva agguagliar il suon dell’arme,
E degli Eroi le glorie, e i casti amori.
   E, se non fu de’ più ostinati cori
Ne’ vani affetti il mio, di ciò lagnarme
Già non dovrei, che più laudato parme
Il ripentirsi, ove onestà s’onori.
   Or con gli esempj miei gli accorti amanti,
Leggendo i miei diletti, e ’l van desire,
Ritolgano ad Amor dell’alme il freno.
   Pur ch’altri asciughi tosto i caldi pianti,
Ed a ragion talvolta il cor s’adire,
Dolce è portar voglia amorosa in seno.

Si può dirlo: le parole sono proprio le stesse. Ma qualcosa cambia. Saltano all’occhio le maiuscole d’inizio verso, quella della parola “Eroi”, ecc., ma soprattutto salta all’occhio la punteggiatura. Assai più abbondante nel testo dato da Rosini.
Qui non mi interessa riscontrare il testo del Basile e quello del Rosini su un “originale”: perché un “originale”, sostanzialmente, non c’è (nella prefazione alla sua edizione il Rosini scriveva: “Ignobilmente deturpate in tutte le stampe, storpiate talvolta ne’ numeri stessi [cioè: metricamente scorrette], guaste nella sintassi, ed errate nei titoli, [le Rime del Tasso] desideravano da 150 anni in qua di veder di nuovo la luce…”)
Qui mi interessa domandarmi:
– com’erano scritti veramente i testi che oggi leggiamo in edizioni nelle quali, come spesso il curatore avvisa, la grafia e la punteggiatura sono state “conformate all’uso moderno”? (Questa è la formula solitamente usata).
O, piuttosto, m’interessa domandarmi (e domandarvi):
– che differenza fa, leggere il testo di questo sonetto nell’edizione Rosini e in quella Basile? In che modo quella diversa punteggiatura ci fa percepire diversamente il testo?

Che ne dite?

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10 Risposte to “Punteggiatura / Com’erano scritte le poesie che leggiamo?”

  1. manu Says:

    una piccola cosa, che sento soprattutto ad inizio sonetto
    il testo nell’edizione di rosini mi restituisce con enfasi il contenuto. la virgola mi rallenta la lettura. direi che sento di più, che quelle gioie, e quegli ardori che furono cantati, furono veri, sofferti. è un tempo più lento, di riflessione più accorata. lo preferisco all’edizione di basile, non fosse per quelle maiuscole ad ogni inizio verso

    p.s. in caso di necessità, leggere ‘punto e virgola’ in ‘teoria e pratica’ sul link a questo blog ‘bottega di narrazione’ pubblicato il 13 maggio 2013. è utile sai? 🙂

  2. Giulio Mozzi Says:

    Ci guarderò.

  3. iurimoscardi Says:

    Senza dubbio la versione di Rosini è molto più “logica”, più rallentata nella lettura perché più schematica sintatticamente. Più scritta che emozionale, insomma.

  4. RobySan Says:

    Mi riprometto un intervento più meditato (tempo permettendo). Intanto mi sovviene questa considerazione: stiamo forse partendo dal presupposto che il significato (ritmico, prosodico, ecc.) della punteggiatura fosse, all’epoca del Tasso, identico a quello che siamo soliti attribuirgli oggi? E non fa parte, l’uso della punteggiatura, dello stile di un autore? E la nostra percezione non è influenzata (giusto o sbagliato che sia) da come noi stessi usiamo (o useremmo) la punteggiatura?

    …azz, ho aggiunto domande a domande…

  5. iurimoscardi Says:

    La risposta a tutte è però sì.

  6. Carlo Capone Says:

    Leggendo il testo Basile ho dovuto più volte fermarmi, non ci capivo bene. Il testo Rosini l’ho gradito perchè non mi metteva fretta se non proprio angoscia. Ma mi chiedo: sarebbe accaduto lo stesso con un brano di prosa?
    Intendo dire che i ritmi delle due forme letterarie sono diversi se non a volte antitetici, banale sottolinearlo. Poichè il mio orecchio, sia quando leggo sia quando scrivo, è essenzialmente tarato sul passo di prosa, non saprei dire se il mio giudizio iniziale sia stato oggettivo.

  7. marilumari Says:

    Una vera verecondia ultraritardataria mi impone un rapido omaggio all’edizione di Rosini e al suo punto e virgola, giustamente enfatizzato da manu.
    Per il resto: “dolce è portar voglia amorosa in seno”.

  8. Giulio Mozzi Says:

    Roby, domandi:

    stiamo forse partendo dal presupposto che il significato (ritmico, prosodico, ecc.) della punteggiatura fosse, all’epoca del Tasso, identico a quello che siamo soliti attribuirgli oggi? E non fa parte, l’uso della punteggiatura, dello stile di un autore? E la nostra percezione non è influenzata (giusto o sbagliato che sia) da come noi stessi usiamo (o useremmo) la punteggiatura?

    1. No. Però tieni conto che l’edizione Rosini è dei primi dell’Ottocento, non dei tempi del Tasso.
    2. Sì. Ma fa parte anche degli usi e costumi del tempo.
    3. Ovviamente sì, così come la mia pertecezione delle tagliatelle di nonna Pina è influenzata dal mio modo di fare il ragù. E aggiungo (che forse interessa di più: è influenzata dagli usi e costumi del nostro tempo).

  9. RobySan Says:

    Infatti la punteggiatura (e le maiuscole) usata dal Rosini riflette tanto gli usi del suo tempo che il suo stile (cioè, in questo caso, il suo sentire). E della punteggiatura “originale” del Tasso che sappiamo? C’è ancora un autografo?
    La punteggiatura del Basile – come interpretata da me – induce una maggiore tensione, meno stasi sulle parti del periodo che in alcuni punti, specie la prima quartina, ha qualcosa di febbrile (nel ritmo intendo): questa naturalmente è l’interpretazione di un’interpretazione. Quindi ciò che abbiamo è l’interpretazione, secondo la nostra sensibilità (e il nostro attuale modo di percepire l’effetto prosodico e ritmico della punteggiatura), di due interpretazioni (quasi traduzioni) di un originale. E’ quasi sempre così, con la poesia e la letteratura antiche. Il rischio che si corre è quello di invischiarsi nella pegola della filologia, ma occorre correrlo.

    La tua percezione delle tagliatelle di nonna Pina è influenzata dal tuo modo di fare il ragù e potrebbe modificare questo tuo modo. E fino a qui ci siamo, almeno mi pare. Anche la tua appercezione circa le suddette tagliatelle è influenzata ecc. ecc. Non mi riesce invece di cogliere il senso della tua ultima frase:

    “E aggiungo (che forse interessa di più: è influenzata dagli usi e costumi del nostro).”

    P.S.: credevo evidente la retoricità delle le mie ultime due domande, ma tieni presente che avevo scritto di corsa. Anche ora, naturalmente.

  10. Giulio Mozzi Says:

    Non capivi perché mancava una parola: nostro tempo.

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