Lodi del corpo / La canzone dei baci

by

di Giambattista Marino

O baci avventurosi,
ristoro de’ miei mali
che di nettare al cor cibo porgete,
spiriti rugiadosi,
sensi d’Amor vitali,
che ‘n breve giro il viver mio chiudete:
in voi le più secrete
dolcezze, e più profonde
provo talor, che con sommessi accenti,
interrotti lamenti,
lascivetti desiri,
languidetti sospiri,
tra rubino e rubino Amor confonde,
e più d’un’alma in una bocca asconde.

Una bocca omicida,
dolce d’Amor guerrera,
cui Natura di gemme arma et inostra,
dolcemente mi sfida,
e schiva e lusinghiera,
et amante e nemica, a me si mostra.
Entran scherzando in giostra
le lingue innamorate;
baci le trombe son, baci l’offese,
baci son le contese:
quelle labbra ch’io stringo,
son l’agone, e l’arringo:
vezzi son l’onte: e son le piaghe amate
quanto profonde più, tanto più grate.

Tranquilla guerra e cara
ove l’ira è dolcezza,
Amor lo sdegno, e ne le risse è pace:
ove ‘l morir s’impara,
l’esser prigion s’apprezza,
né men che la vittoria, il perder piace.
Quel corallo mordace,
che m’offende, mi giova;
quel dente, che mi fere ad ora ad ora,
quel mi risana ancora;
quel bacio, che mi priva
di vita, mi ravviva:
ond’io, c’ho nel morir vita ognor nova,
per ferito esser più, ferisco a prova.

Or tepid’aura e leve,
or accento, or sorriso
pon freno al bacio, a pien non anco impresso.
Spesso un sol bacio beve
sospir, parola e riso:
spesso il bacio vien doppio, e ‘l bacio spesso
tronco è dal bacio stesso.
Né sazio avvien, che lasce
pur d’aver sete al desir troppo ingordo:
suggo, mordo, rimordo,
un bacio fugge, un riede,
un ne more, un succede,
de la morte di quel questo si pasce,
e pria che mora l’un, l’altro rinasce.

L’asciutto è caro al core,
il molle è più soave,
men dolce è quel, che mormorando fugge.
Ma quel, che stampa Amore
d’ambrosia umido, e grave,
i vaghi spirti dolcemente sugge.
Lasso, ma chi mi strugge
ritrosa il mi contende
in atto sì gentil, che’nvita, e nega,
ricura insieme e prega.
Pur amata, et amante,
e baciata, e baciante
al fin col bacio il cor mi porge e prende,
e la vita col cor mi fura e rende.

Miro, rimiro, et ardo,
bacio, ribacio e godo.
E mirando, e baciando, mi disfaccio.
Amor tra ‘l bacio e ‘l guardo
scherza e vaneggia in modo,
ch’ebro di tanta gloria i’ tremo e taccio:
ond’ella, che m’ha in braccio
lascivamente onesta
gli occhi mi bacia, e fra le perle elette
frange due parolette
«Cor mio» dicendo, e poi,
baciando i baci suoi
di bacio in bacio a quel piacer mi desta,
che l’alme insieme allaccia, e i corpi innesta.

Vinta allor dal diletto
con un sospir sen viene
l’anima al varco, e ‘l proprio albergo oblia:
ma con pietoso affetto
la ‘ncontra ivi, e ritiene
l’anima amica che s’oppon tra via:
e ‘n lei, ch’arde, e desia,
gia’ languida, e smarrita,
d’un vasel di rubin tal pioggia versa
di gioia, che sommersa
in quel piacer gentile,
cui presso ogn’altro è vile,
baciando l’altra, ch’a baciar la ‘nvita.
alfin ne more, e quel morir è vita.

Deh taci o lingua sciocca,
senti la dolce bocca,
che ti rappella e dice: «Or godi e taci»
e per farti tacer raddoppia i baci.

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2 Risposte to “Lodi del corpo / La canzone dei baci”

  1. Carlo Capone Says:

    Ancora un Marino per niente marinista!

    Thanks.

  2. Botta e risposta. Un nuovo gioco poetico. Un esempio | vibrisse, bollettino Says:

    […] alla Canzone dei baci del Cavalier Giovan Battista Marino, scritta da Mariella […]

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