Anniversari della vita / 1 bis, ter ecc.

by

di giuliomozzi

[vedi il primo]

Il corpo all’ospedale di Grosseto,
sommariamente ricomposto, nudo,
coperto da un lenzuolo. L’inserviente
scostò il lenzuolo: il viso, gli occhi chiusi,
la bocca semiaperta, gli evidenti
segni dell’urto, delle cuciture
a loro modo pietose.
Così ti vidi per l’ultima volta
e non ti toccai.

*

Il corpo all’ospedale di Grosseto,
sommariamente ricomposto, nudo,
coperto da un lenzuolo. L’inserviente
scostò il lenzuolo: il viso, gli occhi chiusi,
la bocca semiaperta, gli evidenti
segni dell’urto, delle cuciture
a loro modo pietose.
Così ti vidi per l’ultima volta, e
non ti toccai.

*

Il corpo all’ospedale di Grosseto,
sommariamente ricomposto, nudo,
coperto da un lenzuolo. L’inserviente
scostò il lenzuolo: il viso, gli occhi chiusi,
la bocca semiaperta, gli evidenti
segni dell’urto, delle cuciture
a loro modo pietose.
Così la vide per l’ultima volta
e non la toccò.

*

Il corpo all’ospedale di Grosseto,
sommariamente ricomposto, nudo,
coperto da un lenzuolo. L’inserviente
scostò il lenzuolo: il viso, gli occhi chiusi,
la bocca semiaperta, gli evidenti
segni dell’urto, delle cuciture
a loro modo pietose.
Così lo vide per l’ultima volta
e non lo toccò.

*

Il corpo all’ospedale di Grosseto,
sommariamente ricomposto, nudo,
coperto da un lenzuolo. L’inserviente
scosta il lenzuolo: il viso, gli occhi chiusi,
la bocca semiaperta, gli evidenti
segni dell’urto, delle cuciture
a loro modo pietose.
Così ti vidi per l’ultima volta
e non ti toccai.

*

Ospedale di Grosseto

Il corpo, sommariamente ricomposto, è nudo,
coperto da un lenzuolo. L’inserviente
scosta il lenzuolo, appaiono
il viso, gli occhi chiusi,
la bocca semiaperta, gli evidenti
segni dell’urto, delle cuciture
a loro modo pietose.
Così ti vedo per l’ultima volta,
e non ti tocco.

*

Ospedale di Grosseto

Il corpo sommariamente ricomposto, nudo.
L’inserviente scostò il lenzuolo. Apparvero
il viso, gli occhi chiusi, la bocca semiaperta,
gli evidenti segni dell’urto
e delle cuciture, a loro modo pietose.
Così ti vidi per l’ultima volta
e non ti toccai.

*

Ospedale di Grossseto

Un lenzuolo copre il corpo
sommariamente ricomposto, nudo.
L’inserviente lo scosta. Appaiono
il viso, gli occhi chiusi, la bocca
semiaperta, gli evidenti segni
dell’urto e delle cuciture, a loro modo
pietose.
      Così ti vidi
per l’ultima volta, e non ti toccai.

*

L’inserviente scosta il lenzuolo che copre
il corpo sommariamente ricomposto, nudo.
Appaiono il viso, gli occhi chiusi, la bocca
semiaperta, gli evidenti segni
dell’urto e delle cuciture,
a loro modo pietose.
Così per l’ultima
volta lo vide, e non
lo toccò.

Ecc.

6 Risposte to “Anniversari della vita / 1 bis, ter ecc.”

  1. Giulio Mozzi Says:

    In altri termini: una scelta è sempre una scelta tra una quantità di possibili alternative. Le alternative vanno saggiate, non semplicemente per domandarsi “che cosa suona meglio”, ma soprattutto per capire che cosa è più e che cosa è meno importante, che cosa può essere variato e che cosa appare più o meno necessario (es.: l’ a capo dopo “nudo” a me pare necessario, qualunque sia la soluzione, ecc.).

  2. icalamari Says:

    Riconosco l’autore del (non) corso di scrittura e narrazione -cito a memoria il titolo-. Molto efficace.

  3. Morena Silingardi Says:

    Riflettere sulle varianti e vederle applicate una di seguito all’altra svela le infinite potenzialità della scrittura e, sono d’accordo, va molto al di là della banale constatazione del “che cosa suona meglio”. Leggo l’intervento di Giulio e tutto mi sembra chiaro, perché immediatamente rilevo che anche a me pare indispensabile l’a capo dopo “nudo”.
    Tuttavia, andando oltre, io percepisco una notevole differenza tra tutte le versioni “il corpo all’ospedale di Grosseto” e quelle in cui il luogo viene citato nel titolo; nel primo caso, da subito, mi rendo conto di avere immaginato il protagonista che raggiunge quell’ospedale, e lo spaesamento di una notizia improvvisa, del partire in fretta e furia per raggiungere un luogo prima sconosciuto, mentre invece queste sensazioni si perdono nelle versioni col titolo. Ora, visto che io non sono affatto certa che questa distinzione sia così immediata per tutti (mentre invece ritengo indiscutibile che le versioni col titolo abbiano un taglio più cronachistico), domando (o meglio, ne faccio una riflessione da corso di scrittura): nella scelta delle alternative, conta più la soggettività o il tentativo di oggettivazione? In altre parole, quanto possiamo essere relativamente certi che quello che intendiamo arrivi al destinatario, senza dovere necessariamente scegliere la via più sicura per essere compresi al meglio?

  4. enrico ernst Says:

    Chi, cercando di scrivere poesia, non ha saggiato l’abissalità indecidibile delle varianti?… Ricordo che riconobbi questa possibilità in alcuni interventi di Milo de Angelis, nei “Colloqui sulla poesia” (libro con dvd). Mi pare che nella sua seconda o terza prova poetica, vado a memoria: “Millimetri”, questa “messa alla prova” era diventata veramente una ossessione: rimontava, tagliava e rimontava, e tagliava, ci perdeva il passo e le notti. Devo dire che per quel che mi riguarda “tagliare all’osso” è una delle pratiche consuete di riscrittura (produzione di varianti). Non si sa perché ma la prima “gettata” è sempre “troppo”… però poi se ci si allontana troppo dalla “freschezza” dell’originale, ci si trova in un grande turbamento: dov’è finita quella intensità?…

  5. Giulio Mozzi Says:

    Enrico, scrivi:

    Chi, cercando di scrivere poesia, non ha saggiato l’abissalità indecidibile delle varianti?…

    Conosco troppe persone che idolatrano la propria prima stesura, di getto, “cuore in mano”..

  6. enrico ernst Says:

    Sì anch’io, Giulio. In effetti. E forse è anche un fatto educativo e culturale (di nuovo il romanticismo, di nuovo appunto il “cuore”…). Tuttavia mi risulta che quasi mai i poeti, che hanno scelto quella via d’arte con piena consapevolezza, si fermino alla prima stesura. Anche se ricordo una riflessione di Caproni, che parlava di una sua composizione (per altro di straordinaria bellezza e inensità, di argomento resistenziale) scritta “di getto” (non trovo il libro!). E aggiungeva però che le parole e la disposizione nello spazio della pagina della lirica erano maturate in lui per lunghissimo tempo. Trovo peraltro molto utile e – se mi passi il termine – “evoluto” che tu abbia introdotto qui e in altri post il tema delle varianti. Bravo!

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