Lodi del corpo maschile / Una corona di sonetti

by

di Stefano Serri

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Lode del corpo

Anima mia, con questo corpo infranto
tu puoi salire a Dio più che se fossi
spolpata di ogni peso, nuda di ossi
e senza sangue dentro: e fuori il manto
di questa pelle che trasuda amando.
Abbiamo avuto questi spazi rossi
dentro il cuore, questi nervi percossi
mentre ragiono, sento o mi domando.

Essere nati insieme fiato e carne:
in noi creature è come se uno smalto
unisse ad un motore le ali scarne
che tentano da sole il grande salto.
Profeta rosa, poeta del letto,
loderò il corpo, rosario imperfetto.

*

Sonetto pubico

Foresta della carne, ecco la piega
nel mio inguine regalato presto
con il pretesto solo di una sega.
Tiro il freno a mano e zip! zap! mi svesto.
In fretta vado dove mi si prega
di infilarlo, là dietro al caldo. Resto
con il mio alfa stretto nel tuo omèga:
qui il naso annega in un profumo onesto.

Eccolo il cuore, tra le gambe sbatte
e manifesto eretta l’aritmia
che avvera la genealogia del latte
o seme. Al casto che nega la mia
musa posteriore il water ribatte:
da ogni culo rinasce la poesia.

*

Tra le tue gambe (il seme)

Mi ospiti tra le tue gambe a rombo
e dentro ti lascio questa perla
che mi hai fatto nascere nel grembo:
io la restituisco senza averla

vista, sentita scorrere sul lembo
dell’inguine, inesplosa, come sberla
nata tra le gambe con rimbombo
prima che sia il tuono. Puoi anche berla,

questa pioggia, refrigerio salmastro
ma gentile, se penso all’uragano
che mi agiti, cometa senza astro.

Dentro, lava inghiottita dal vulcano,
riparo il tuo dolcissimo disastro.
Il mio seme è figlio della tua mano.

*

La piattola

“Ho fatto questa scelta: mi depilo
dal ginocchio fin sopra l’ombelico”.
Lo dico al rasoio, mentre l’affilo.
Prevedo il risultato, quel lombrico

nudo in mezzo al rosa, senza l’asilo
di qualche ciuffo scuro: benedico
nel corpo l’ombra e il pelo. Senza un filo
per aggrapparsi come a un ponte amico

la piattola vivrà senza difese
e le sue uova resteranno scaglie
esposte all’aria e alle feroci offese
dell’unghia che le gratta tra le maglie

di mutande, sulle carni contese
al mostro che mi infesta con tenaglie
minime e tenaci. Senza pretese
apro le gambe implumi come quaglie.

*

Narciso (il glande)

E resterò a specchiarmi sul tuo glande
cercando di capire che ci trovi
su questa rosa storta che si espande
mi bagna e si ritira in mezzo ai rovi
del tuo pube. Poi, senza far domande,
quasi un gioco di gomma, me lo muovi
mentre il silenzio dentro si fa grande.
Come se in muscoli ogni volta nuovi
scorresse la certezza dello sperma,
così tu inneschi, con quel breve grido,
entrando inneschi una bufera ferma
che tra le gambe si alza se mi affido
al tuo tenermi in corpo. Senza karma
mi incarno in te come Narciso e rido:
nelle mutande covo un nido e un’arma.

*

Larghezza (la cintura)

Perché s’incontrino delle tue dita
i medi almeno dietro questa mia
schiena dilatata e ripiena di vita
devo trattenere in lunga apnea
il fiato – se poi mi sgonfio è finita
e salta il bottone insieme all’armonia.
Sedendo, faccio spesso la sgradita
scoperta che nel buco di platea
a me toccato in sorte non mi infilo –
conviene scegliere con grande cura
il proprio posto al mondo. Cerco asilo
in tutto quello che non ha armatura
perché la libertà è senza profilo.
E sei tu la mia unica cintura.

*

L’uomo eretto (tra le cosce)

Capaci di confonderci al creatore
per qualche istante di turgore saldo
tenuto su con forza da stupore
per quanto poco sangue serva a dare
stabilità all’esplosione. Ogni fiore
dopo la dolce durezza conosce
che cosa l’aspetta: un fiotto incolore
di vita iniziata per altri, un caldo
regalo naturale in cambio di ore
passate insieme a farlo fermentare.
Questo è per l’uomo lo stadio migliore:
quando sa trasformare tra le cosce
il buio in carne, la goccia in vapore.

*

Il biscotto (il naso)

A mille Kamasutra preferisco
un bel pompino fatto in pieno agosto
nel bagno soffocante di una disco –
se bussano dirò: Non c’è più posto!
Per chi mi segue all’esplosione unisco
quella sorpresa aspra e a basso costo
di chi ritrova il latte in un biscotto.
Il ritmo della sala che ci è imposto
lo faccio mio; prima che sia interrotto
da qualche buttafuori, con gran cura
gli attiro il naso contro la cintura.
Che si sporchi lo specchio me ne fotto:
per guardarsi in faccia senza paura
bisogna sputare ogni cosa pura.

*

69 (la gola)

Lo so che in mezzo d’ogni selva resta
un sentiero dove il corpo inespresso
poi si riversa sopra la mia testa
se capovolti ci inseguiamo il sesso:

la lingua mi dipana la foresta
spingo la bocca nel tuo buio accesso.
La frana del tuo corpo, la mia festa
nella gola, tu me lo aspiri e – adesso!

Libero il seme. Ora vieni anche tu:
mi bagni esausto il petto disarmato.
Ma affinché nessuna goccia cada giù
tornerà dritto quel che è ribaltato:
e l’amore sarà frontale, fiato
ricambiato in questa nuova schiavitù.

*

Sonetto cardiaco

Quando si spegnerà, con breve fiotto
stagno, tutta l’armonia e ogni sistole
e l’abisso coperto d’aureole
che viene detto cuore sarà rotto,

ricorderò il tuo petto e quando sotto
m’appoggiavo appena e senza botole
cadevo amandoti tra le tavole
dove, tra caos e vita, ancora lotto.

Sarò livido e poi polvere e bruno
fango; pochi battiti di sorriso
e vissuto amore saranno grumo
e carie, ma anche dal corpo reciso
te lo dirò: sono stato qualcuno
quando nel tuo ho nascosto il mio viso.

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7 Risposte to “Lodi del corpo maschile / Una corona di sonetti”

  1. Morena Silingardi Says:

    Dieci sonetti in fila del mio grande amico Stefano, una vera gioia! C’è proprio tutto qui, sono lodi sperticate e belle. C’è anche tanta ironia, secondo me, e il piacere grande di dare ai gesti e al sentire un nome proprio. Grande Stefano, compagno di tante belle chiacchiere e confronti.

  2. Nadia Bertolani Says:

    Sonetti bellissimi. Commentarli non è facile per me, ma se è permesso avvicinarsi alle parole con le zavorre del proprio personale vissuto, azzardo qui l’impressione (chiamarla interpretazione sarebbe eccessivo) che ne ho ricavato: un perfetto connubio tra poesia e carne, quasi un corpo mistico, e un perfetto equilibrio tra passione e allegria.

  3. dm Says:

    Sono stupefatto. Di sicuro sono i testi migliori che ho letto tra quelli delle Lodi, e non solo. Credo che il gioco sia valsa la candela anche solo per questo. E candela è riduttivo, fiamma incendio astro… Cosa bisogna dire? Complimenti è un insulto al testo.

  4. lidia Says:

    Il poeta è poeta, non c’è dubbio. Qui si loda qualcosa più del corpo maschile.

  5. Stefano Serri Says:

    Grazie per la lettura e per i commenti.

  6. RobySan Says:

    Innocuo gioco, quasi-madrigalesco, dalla corona di sonetti:

    Anima mia, con questo corpo infranto
    Foresta della carne, ecco la piega:
    Mi ospiti tra le tue gambe a rombo.
    Ho fatto questa scelta: mi depilo

    E resterò a specchiarmi sul tuo glande
    Perché s’incontrino delle tue dita
    Capaci di confonderci al creatore
    A mille Kamasutra preferisco.

    Lo so che in mezzo d’ogni selva resta
    Quando si spegnerà, con breve fiotto.

  7. Christo Cre Says:

    Dalle poesie si evincono la sacralità e la naturalezza, fuse anche nell’ironia, del corpo e di ciò che è pragmaticamente tangibile. Tutto questo senza filtri, e il linguaggio, non solo le azioni, ne sono le più nitide spie.

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