Lodi del corpo maschile / L’ascella

by

di Marco Simonelli

[Vuoi partecipare alle Lodi del corpo maschile? Leggi qui. Per leggere tutte le Lodi del corpo maschile, guarda qui].

Io voglio la tua ascella, starci dentro,
restarci come stilla di sudore.
Ti metterò le labbra proprio al centro
leccandoti a solletico l’odore.

La lingua te l’appoggio in mezzo ai peli
e ti ripasso come il gatto il piatto.
Ti porto fino al settimo dei cieli
con un bacino kinky un po’ coatto.

Le scosse dei tuoi arti e pelle d’oca
e scatti e spasmi e brividi di schiena.
Sei come una mentina nella Coca,
un sasso nello stagno, un fiume in piena.

Oh gemiti di risa e di sussulti!
Il gioco è sempre questo. È per adulti.

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38 Risposte to “Lodi del corpo maschile / L’ascella”

  1. Morena Silingardi Says:

    Lo ammetto, il mio scarso inglese mi ha obbligato a indagare su quel bacino kinky un po’ coatto. Per il resto, tutto fila per bene, allegro, spensierato e non banale. Complimenti.

  2. Marco Dell'Omodarme Says:

    Un brivido mi percorre la schiena, sento già il sale sulla lingua e l’aria salmastra della pineta… divino Marco.
    Ti lecco,
    Marco

  3. rosaria lo russo Says:

    sempre bravo e raffinato Marco

  4. marcosimonelli Says:

    Grazie! 😡

  5. marcosimonelli Says:

    🙂

  6. Giulio Mozzi Says:

    […] Piove su le tamerici
    salmastre ed arse,
    piove su i pini
    scagliosi ed irti,
    piove su i mirti
    divini, […]

    G. D’Annunzio, La pioggia nel pineto.

  7. manu Says:

    leggo e rileggo. è calamita.

  8. amanda Says:

    fila liscia liscia, pare che canti 🙂

  9. marcosimonelli Says:

    Ma i maschi etero non commentano mai, qui?

  10. manu Says:

    stanno di là, un po’ imbronciati

  11. Giulio Mozzi Says:

    Evidente pensano che convenga loro ignorare la faccenda.

  12. dm Says:

    Non tanto “evidente”, Giulio provocatore… Chi non commenta non è detto che ignori.

  13. enrico ernst Says:

    I primi due versi Marco dicono con interessante inequivocabilità la “possanza” dell’io desiderante: “io voglio” e la sua “minuteria” nei confronti dell’essere amato: una stilla di sudore nella ascella del “Tu”. Poi l’io inizia a sbafarselo, il Tu, che pare passivo, godente, a slinguarselo e ripassarselo. Prima era una stilla di sudore ora è un gatto con il muso nella ciotola. Alla fine sembra che tutti vibrino.

  14. marcosimonelli Says:

    Sono dispostissimo ad ammettere che i miei versi siano ancora alla fase orale

  15. enrico ernst Says:

    bhe marco ma la tua poesia però finisce con “adulti” (anche se si tratta di un gioco, “per adulti”)… dunque, adulti o no? E poi: perché “sempre quello”? non mi dà l’idea di una cosa ripetitiva…

  16. enrico ernst Says:

    Ps che ridere! mi fa troppo ridere questa cosa delle donne, degli omosessuali e degli etero… e tutti a chiedersi ma la scrittura c’entra con le proprie preferenze sessuali, e come c’entra… comunque sono un maschio etero (ma sai che se lo dico mi viene proprio da ridere, ma da ridere, da ridere)

  17. marcosimonelli Says:

    Sono propenso a credere che vi sia un rapporto fra desiderio/ orientamento desiderante (prima che sessuale, a prescindere dalla preferenza) e flusso di scrittura. Leggevo quello che diceva Lo Russo citando Rosselli a proposito del fattore biologico e del s/oggetto maschio. Una vera e propria analisi potrebbe essere condotta sicuramente abbinando strumenti di indagine filologica in un’ottica di studi di genere. Temo però si tratterebbe di analisi statistica, almeno per ora e almeno limitando il campo alla letteratura italiana. Leggendo vari commenti al progetto di Mozzi mi stupisco di quanto i commentanti non manchino mai di specificare e/o premettere che loro “sono etero”. E’ buffo, per me. Cose tipo: “Premesso che sono etero vorrei partecipare”. Mi chiedo se in Italia oggi qualcuno riuscirebbe a produrre una lode del corpo maschile a flusso desiderante eterosessuale ambientata in uno spogliatoio di calcetto.

  18. Giulio Mozzi Says:

    Enrico, scusa. No, non posso lasciar passare il “Bhe”.
    – Be’,
    – Beh,
    sono forme accettabili (meglio la prima).

    Trattasi d’apocope (volgarmente, e più chiaramente, detta troncamento).

    😉

  19. dm Says:

    Marco Simonelli:

    Mi chiedo se in Italia oggi qualcuno riuscirebbe a produrre una lode del corpo maschile a flusso desiderante eterosessuale ambientata in uno spogliatoio di calcetto.

    Cosa significa “lode del corpo maschile a flusso desiderante eterosessuale”? Banalmente, s’intende “lode del corpo maschile scritta da un uomo che non ha desideri sessuali nei confronti d’altri maschi”? In questo caso la lode riguarderebbe le qualità di un corpo maschile estranee alla sfera sessuale. Diciamo, come uno di quei discorsi da palestra sul tricipite, e in versi? Oppure, che so, presuppone un significato diverso per “eterosessuale”. O s’intende: “lode del corpo maschile scritta da un uomo che, pur non avendo desideri sessuali nei confronti d’altri maschi, riesce a simularne stilisticamente il tratto?
    Non è una domanda retorica.

  20. marcosimonelli Says:

    In realtà non l’ho chiaro neanch’io. Escludo la simulazione stilistica. Mi domandavo semplicemente cosa passa nella mente di un uomo “eterosessuale” che desidera cimentarsi nella scrittura di una lode del corpo maschile. Ma è ovviamente una mia curiosità molto paraletteraria. Più sociologica, ecco. Che un uomo etero possa desiderare il corpo di un altro uomo però è casistica assodata sebbene assai rimossa.

  21. rosaria lo russo Says:

    assai rimosso. un po’ tutto ció di cui si sta parlando. assai rimovente

  22. dm Says:

    marcosimonelli:

    In realtà non l’ho chiaro neanch’io. Escludo la simulazione stilistica. Mi domandavo semplicemente cosa passa nella mente di un uomo “eterosessuale” che desidera cimentarsi nella scrittura di una lode del corpo maschile.

    Se capisco bene (non sempre capisco bene) la domanda è piuttosto quest’altra: un uomo eterosessuale (nel senso di “un uomo che non ha desideri sessuali nei confronti d’altri maschi”) il quale desideri cimentarsi nella scrittura d’una lode del corpo maschile, in che modo lo desidera? Anzi, meglio: c’è qualcosa che accomuna questo desiderio e il desiderio sessuale?
    C’è però un errore: non è veramente sensato chiedersi cosa passa nella mente di un uomo eterosessuale etc, in genere, è sensato invece domandarsi cosa passa nella mente di quel determinato uomo eterosessuale che etc etc. Altrimenti “uomo eterosessuale” si riferirebbe a un comportamento predeterminato. Sarebbe più di un cliché.

  23. Giulio Mozzi Says:

    Ma: posso provare a dire che cosa passò nella mia mente (di maschio eterosessuale) quando concepii il desiderio di avviare questo gioco di scrittura (di lodi del corpo maschile).
    Primo. Conoscevo da tempo i “Blasons du corps féminin”.
    Secondo. Spiace sempre un po’ rivelare le proprie perversioni: ma io sono un lettore appassionato (lettore, non studioso) di poesia barocca.
    Terzo. Vista la riedizione della traduzione italiana dei “Blasons”; e visto il modo in cui era nata quell’antica raccolta (una sorta di sfida o concorso, comunque un gioco) mi venne in mente che si sarebbe potuto fare l’esercizio opposto.
    Quarto. A questo punto, visto che gli autori dei “Blasons” sono tutti maschi e, almeno ufficialmente (almeno nella loro opera) eterosessuali, mi divertì l’idea che avrei potuto escludere dal gioco esattamente coloro che troppo spesso dimenticano di essere solo una parte dell’umanità.
    Quinto. Avviato il gioco, ovviamente temevo che non funzionasse: che raccogliesse poche adesioni eccetera. Così mi misi a scrivere qualche testo, sia per stimolare (ove fosse stato necessario) la partecipazione, sia per dare l’esempio dell’uso di alcune forme chiuse (non che sia esemplare, tutt’altro, la qualità di quei testi…).
    Sesto. Poiché sono pur sempre un narratore, per scrivere quei testi avevo però bisogno di produrre un personaggio che ne fosse l’autore. Nacque così Mariella Prestante: persona assai diversa da me, per quel che ci capisco.
    Settimo. Immaginavo, confesso, che il gioco di Mariella sarebbe stato sgamato immediatamente o quasi. Così non avvenne. Allora mi divertii a insistere, rendendolo sempre più scoperto. Finché mi parve di essere giunto al limite – al limite oltre il quale il gioco sarebbe diventato inganno – e lo scoprii.
    Ottavo. Una volta scoperto il gioco, invitai (come stiamo facendo qui) a pensarci su.
    Nono. Ma forse nessuno dei precedenti otto punti risponde alla domanda di Marco (“Mi domandavo semplicemente cosa passa nella mente di un uomo “eterosessuale” che desidera cimentarsi nella scrittura di una lode del corpo maschile”).
    Decimo. Posso dire che per me, per quel che ne so, si è trattato di un puro e semplice gioco combinatorio in chiave ironica (lavorando appunto sul “linguaggio maschile”, eccetera): da qui (dalla chiave ironica) anche la scelta di lodare alcune parti del corpo che mi parevano poco lodabili (l’ombelico, il sudore ecc.).

    E così, per l’ennesima volta abbiamo fatto dieci punti. Anche questa è una forma chiusa.

  24. Stefano Serri Says:

    Una cosa bella di questa poesia è che s’inserisce e conferma un percorso poetico, al di là dell’esercizio ad hoc per questa iniziativa. Complimenti Marco

  25. marcosimonelli Says:

    dm: sì, ecco, era quello. lo specifico del singolo.

    giulio: provo a rimare concetto per concetto retrogradando.
    Decimo: tramite il gioco è possibile studiare, apprendere e anche ricercare. Il gioco in realtà è una cosa molto seria.
    Nono: il Simonelli è consapevole del fatto che si pone domande spesso inopportune ma non pretende risposte immediate. Spesso è il tempo che risponde.
    Ottavo: l’anno scorso è uscita l’antologia “Le parole tra gli uomini” a cura di Luca Baldoni: trattasi di mappatura ragionata della poesia omosessuale del Novecento. È un bell’attrezzo.
    Settimo: credo che l’alias sia allo stesso tempo ludico e terapeutico, ribatto il punto dieci, è col gioco che si costruisce.
    Sesto: a me è successa una cosa simile. Ho scritto pensando di essere un altro. L’unica differenza era che il mio alias fisicamente assomigliava a Brad Pitt ai tempi migliori.
    Quinto: mi sembra di poter dire che il gioco funziona assai!
    Quarto: sul discorso del maschio v-eteropatriarcale scrittore incontrastato per secoli in relazione alla donna musa rimando ancora a Lo Russo, tutta l’opera completa.
    Terzo: ganzo constatare che il gioco cambia con la necessità dell’epoca.
    Secondo: molto perverso anch’io, anni fa scrissi una serie di sonetti ispirati agli orologi barocchi parlando della mia collezione di boulle de neige.
    Primo: in quanto ideatore e mastro cerimoniere della tenzone ti trovi in una condizione particolare e unica. A questo punto del gioco quali punti in comune e quali di divergenza noti fra le lodi scritte da donne etero e quelle scritte da maschi omo? xxx M.

  26. pietro1968 Says:

    Eh eh, come dice e ridice Aldo Busi in molti dei suoi romanzi (sto rileggendo per esempio (“Casanova di se stessi”) un uomo non ti racconta quasi mai nulla di se’, e per capirlo devi ascoltare le sue donne. Quindi la domanda di Simonelli va inoltrata … 🙂

  27. dm Says:

    Visto che ho fatto da amplificatore alla domanda di Simonelli (“cosa passa nella mente di un uomo ‘eterosessuale’ che desidera cimentarsi nella scrittura di una lode del corpo maschile?”) vi dico cosa è passato nella mente a me quando m’è passato per la mente (sparendo in breve) il pensiero di partecipare al gioco (non sono, né vorrei diventare un poeticante…)
    Be’, prima di tutto cosa intendo con “sono un maschio eterosessuale”? Intendo che purtroppo ognuno ha i propri limiti, e secondo me le persone cosiddette bisessuali, termine quanto mai sgradito, sono fortunate perché, se il sesso prelude alla conoscenza, avere più carte in mano per giocarsi la propria esperienza non può che portar vantaggi, dicevo che ognuno ha i propri limiti e, come ad esempio so che non salirò mai su una ruota panoramica perché soffro di vertigini e muoio di paura, e come so che non mi comprerò un’auto veloce anche potendo perché io e la velocità siamo avversari, così so che non andrò con un uomo, e in generale l’uomo mi ripugna anche a distanze più lunghe, perché ognuno, oltre ai propri limiti, ci ha naturalmente anche un corpo, da cui questi limiti discendono, e certi corpi sono fatti per fare cose che ad altri corpi sono precluse. Ciò detto, nell’instante in cui, come dicevo, m’è passato per la testa di partecipare al gioco delle Lodi del corpo maschile, istante brevissimo, un micro-istante diciamo, m’è passato anche per la testa che forse scriverò, anzi sicuramente scriverò di gente che sale ad altezze abominevoli e, magari, si butta giù con un paracadute rotto rompendosi il collo, o di gente che sfreccia in autostrada a trecento all’ora, scriverò di queste cose perché, attraverso la narrazione, la letteratura è possibile fare esperienza, leggendo e scrivendo ovviamente, ed è dunque possibile, facendo fede la propria immaginazione, provare delle emozioni che non sono finte, ma neppure sono vere, sono letterarie… Il lettori di Stendhal viaggiano, e provano l’emozione del viaggio, diciamo così, lo scrittore Asimov avrà provato una qualche emozione letteraria viaggiando nello spazio, visto che pare che non fosse un pezzo di ghiaccio. Dunque attraverso la parola scritta si possono fare esperienze, provare emozioni che al corpo sono precluse. Perché quindi non partecipare al gioco delle Lodi “da straniero” con tutto ciò che serve?

  28. Giulio Mozzi Says:

    Sull’argomento, Daniele, consiglio: Jean-Marie Schaeffer, Pourquoi la fiction?, ed. Seuil, 1999, 26 euro, pp. 352. Un po’ noioso ma utile.

  29. Giulio Mozzi Says:

    Marco: non sono in una condizione particolare e unica, visto che i testi sono a disposizione di tutti. Vorrei non rispondere alla domanda ora, ma dopo il 30 settembre. Ossia con sotto gli occhi un campionamento più consistente.

    Licet?

    Ho ordinato Le parole tra gli uomini.

  30. marcosimonelli Says:

    dm: grazie! è un’analisi che mi cattura. Mi viene in mente (e non so quanto questo mio pensiero possa essere correlato) che non tutte le drag queen sono necessariamente gay. C’è anche un verso di Pagliarani che accenna a un concetto simile, in un tempo in cui il concetto di dragqueen non esisteva, ovviamente.

    Giulio: 🙂 licet e bidet!
    xxx

  31. dm Says:

    Giulio: il mio francese è pari forse al mio spagnolo (due semestri universitari sconfessati da un viaggio all’estero). Nessun talento per le lingue straniere. Credo non sia il caso di avventurarmi, per di più a pagamento. Non vedo tracce di una traduzione…

    Marco: Pagliarani è un mio mito poetico. Quale verso? (Credo che la faccenda delle drag queen sia un po’ differente, nel senso che c’entra in ogni caso il corpo reale e non quello messo in piedi dalla parola scritta, un mezzo-corpo).

    Ah, delle Parole tra gli uomini avevo sentito parlare alla radio il curatore intervistato da Radio tre (il podcast si trova in un istante con google, in ogni caso qui)

  32. marcosimonelli Says:

    dm: è nelle prime pagine della Ballata di Rudi, in un contesto carnascialesco molto pronunciato. Sarei per allegorizzare quanto più possibile il concetto di drag queen. 🙂

  33. dm Says:

    forse questo, “… E’ bello / come un uomo sobrio, di modo che quando per la Festa dei pazzi si traveste da donna non lo prendono per pederasta ma lo sfottono con più gusto.”

  34. marcosimonelli Says:

    è lui

  35. Nadia Bertolani Says:

    A proposito di finzione: a nessuno è venuto in mente che tra le donne lodanti potesse esserci una donna omosessuale bugiarda? Eccovi un nuovo motivo di dissertazione. Gira e rigira, il Punto di Vista che si impone è sempre quello maschile, perciò incito le amiche a farsi spazio: Impadroniamoci della Teoretica!

  36. unaltradonna Says:

    da lettrice quoto Nadia…mi pare che la voce delle donne si vada qui dentro affievolendo pericolosamente!

  37. Giulio Mozzi Says:

    Nadia: ce n’è sicuramente, che io sappia, almeno una. Ma non è “bugiarda”: ha fatto un’invenzione…

  38. Nadia Bertolani Says:

    Ah, non volevo dare all’aggettivo “bugiarda” una connotazione negativa; il fatto è che qualunque storia io inventi, non dimentico mai che “fingere” vuol dire sia immaginare sia dire falsamente… E allora mi ingarbuglio…
    Firmato: La Bugiarda.

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