Lodi del corpo maschile / Il membro gentile (terzine)

by

di Mariella Prestante

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Sempre caro mi fu quel grosso cazzo
e quei coglioni così sodi e duri
che solo a ricordarli quasi impazzo.

Ma quando tu mi sbatti contro ai muri
stile Orchidea selvaggia, o quando a letto
mi preghi perch’io accetti i tuoi più impuri

e osceni desideri, è presto detto:
a te t’importa che il tuo cazzo duri
ben duro il più possibile; che il getto

fatale si ritardi; e m’insiluri
interminabilmente. Il guaio è questo:
i cazzi semimolli o semiduri

son proprio troppo tristi, ma un Efesto
che sempre ci ha il martello sull’incudine
finisce col dar noia, e mi è molesto.

Oh quanto è bello stare un poco, nudi,
nel letto, a fare chiacchiere e carezze,
senza pensieri che sian troppo rudi…

Oh quanto è bello alle scostumatezze
preporre un po’ di giochi, anche infantili,
e farsi un po’ di coccole e dolcezze…

Lo so: son desideri femminili,
e il maschio è un’altra cosa, ci ha sue leggi
più dure, più brutali, più maschili

per dirla tutta. Ma, amor mio, se reggi
due ore a cazzo dritto, io son contenta:
e non son io che a questo s’indietreggi:

però la fica, vedi, è più contenta
(e anche la bocca, per tacer del culo)
se fa una vita meno turbolenta

e meno impegnativa, un po’ più cool,
più sorridente, più sentimentale
e un pizzichino, aggiungo, un po’ più fool:

subir di brutto tutto l’animale
che sta nel maschio è cosa troppo greve:
ti fa sentire oggetto, e questo è male.

E dunque, per finirla, sarò breve:
quel tuo bel cazzo assai mi manca, amore,
e son gelosa di chi se lo beve

oggi, che non son io; se torni, amore,
io son felice; ma sii men febbrile:
membro gentil conforta sempre amore.

Bench’io non sia bigotta o baciapile,
non ci ho la fica a mollo a tempo pieno:
ma non perciò rinnego il campanile…

(Mio bruto, mio adorato energuméno,
indiavolato come sei, già sembrami
vederti in preda al raptus penïeno:

su, datti una calmata, da’ a quel membro
così agitato una sciacquata fredda:
non aver fretta di stampare il timbro;

e su, facciam due passi…).

Nota dell’autrice. Da dove vengano il primo, il terzo e il quarantaduesimo verso è fin troppo evidente. “Energumeno”, secondo l’etimo, è colui che è “posseduto (dal diavolo)” ovvero, per l’appunto, “indiavolato”.

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27 Risposte to “Lodi del corpo maschile / Il membro gentile (terzine)”

  1. la donna camèl Says:

    Mariella Prestante, se fossi un uomo la chiederei in moglie.

  2. Maurizio Paolucci Says:

    Mariella (giulio) volgare e pieno di stereotipi sul sesso femminile e maschile, voluto? A me non fa ridere…

  3. Mariella Says:

    Più che “pieno di stereotipi”, direi: fondato su un gioco combinatorio di luoghi comuni.
    Più che un testo comico (cioè “che fa ridere”), direi che questo è un testo ironico: fondato sul far cozzare il sublime (es. le tracce di Leopardi, Dante, Guinizzelli; la citazione mitologica; ecc.) con il terra-terra (le “volgarità”), il pop (Orchidea selvaggia) ecc.

    Questo sul piano descrittivo. Il giudizio (bello, brutto) è un’altra cosa: e non ne discuto, perché non se ne può discutere.

  4. Morena Silingardi Says:

    Concordo totalmente con il chiarimento di Mariella, l’intento è chiaro e secondo me riuscito. Non è questo un giudizio sul bello/brutto, ma il risultato per me è fastidioso; d’altronde, confesso la presunzione di considerare lo specifico letterario femminile, posto che esista, esente da volgarità in eccesso.

  5. rosaria lo russo Says:

    Perché t’indiavolasti, Mariella?
    Il cazzo sempre duro é una parcella
    da pagare al potere, anzi é il potere
    stesso. Il Potere, con il penieno P
    sempre maiuscolo, anzi le tre P
    PPP, o son sette, non ricordo, ah
    sí sette P, come i sette nani: Potere,
    Peccato, Poetare?

  6. Giulio Mozzi Says:

    Morena, ti racconto una storiella.
    C’era una volta un soldato piuttosto svagato. Tanto che si dimenticava di svolgere i suoi compiti. Un giorno, dopo che ne aveva combinata una particolarmente grossa, il caporale s’inventò una punizione.
    “Prendi quella carriola”, gli disse, “e togli dal cortile tutti i sassi più grossi. Poi li porti fuori, sul greto del fiume”.
    Il soldato, sotto il sole, si mise al lavoro.
    Giunta la sera, il caporale controllò.
    “Non ci siamo”, disse. “Ci sono ancora dei sassi più grossi degli altri”.
    Il giorno dopo il soldato si rimise al lavoro. Eccetera.

    Come si stabilisce dunque quando una volgarità è “in eccesso”?

    Faccio notare che lo stabilimento di limiti indefinibili è caratteristica tipica del potere arbitrario. Se il limite è indefinibile, si potrà sempre sostenere che Tizia o Tizio, qualunque cosa faccia, l’ha varcato.

    E poi ci sarebbe da discutere: che cosa è “volgarità”? E’ “volgarità”, ad esempio, il “chiamar le cose con il loro nome”? E cioè chiamare “cazzo” il cazzo, “fica” la fica, eccetera? O non sono più volgari (proprio perché spingono chi legge a capir da solo di che cosa si sta parlando) le allusioni del tipo “martello e incudine”, “campanile” eccetera?

    Che relazione c’è tra “volgarità” e “realismo”? Nella storia della narrativa occidentale, ad esempio, vanno di pari passo.

  7. Adriano Rossi Says:

    Un gran cazzo di prova poetica ! Bravissima.

  8. Morena Silingardi Says:

    Ecco Giulio, sono proprio contenta che si giunga a questo, perché era mio intento provocarlo, giudicandolo elemento specifico della discussione. Non conoscevo la tua storiella, ma la terrò a mente perché molto pertinente. Quello che tu scrivi è totalmente condivisibile, spesso ci rifletto, soprattutto sulla volgarità delle allusioni, il potere arbitrario ecc. Tuttavia, tanto è innegabile la tua affermazione: “Faccio notare che lo stabilimento di limiti indefinibili è caratteristica tipica del potere arbitrario. Se il limite è indefinibile, si potrà sempre sostenere che Tizia o Tizio, qualunque cosa faccia, l’ha varcato.”, quanto il fatto che con quel potere arbitrario sempre ci confrontiamo: nel caso fortuito e per me augurabile non sia quello costituito, rimane comunque quello che sta dentro di noi, nella nostra sensibilità individuale. Al proprio sentire si deve attenere chiunque e chiedersi cosa lo spinge, spesso o a volte, a non rispettarlo. Non si tratta di assumerlo come metro di giudizio per l’operato degli altri, ma di se stessi. Voglio dire: la volgarità sta nel sottintendere che un certo modo di essere, di dire, di fare sia ipocrita, asservito, di maniera, mentre un altro sia di per sé quello liberato, franco, innovatore. Questo, ad esempio, è stato un grande errore del femminismo storico, che benedico comunque perché invece tanto altro di buono ha generato. Ho intenzione di rispondere al quesito sullo specifico letterario femminile in altro momento e nel post giusto (ci sto pensando su), però anche le terzine di Mariella Prestante pongono dei quesiti interessanti: Mariella è più “libera” di altre poetesse? Infrange veramente il paradigma con le sue terzine realistiche, o rispecchia invece un altro canone imposto (nulla di più attuale della donna che dice cazzo e fica come l’uomo).
    Insomma, che tu ci creda o no, anche io ho giocato a fare l’anti-Mariella, perché mi piaceva sottolineare qualche contraddizione implicita del suo specifico femminile..
    (Spero di essere riuscita a spiegarmi, almeno in parte. Sappiatemi dire).

  9. Giulio Mozzi Says:

    Mi viene in mente il libro di Erica Jong Paura di volare, che in Italia (non nell’originale) fu promosso con una fascetta che diceva: “Una donna che parla di sesso come un uomo”. Siamo nel 1973-74.

    Va detto che Mariella, in queste terzine, chiede per l’appunto una sessualità che non sia centrata sul cazzo duro dell’uomo. Ma, ad esempio, proprio in quanto usa le categorie di “maschile” e “femminile” come luoghi comuni, le conferma; ecc.

  10. maria rosa Says:

    Credo che la volgarità nello specifico letterario non esista. Volgare è sì chiamare le cose con il loro nome accreditato dall’uso comune e utilizzare questi nomi esattamente come fini a se stessi. Nominare “cazzo e fica” per veicolare un messaggio che viceversa dice il contrario rispetto a quello utilizzato nel parlare comune prevalentemente maschile (ma anche femminile talvolta) per puro e vano turpiloquio, è davverfo un’altra cosa. Interviene qui la “letterarietà” che fa la dfferenza. Per farla breve, la poesia di Mariella non mi sconvolge per le parole utilizzate perchè situate dentro un contesto ben chiaro e di significato. Il tutto condito con sapiente ironia.

  11. enrico ernst Says:

    della Mariella, più che la volgarità – a parer mio – risulta “il gesto” – ci scommetto che l’autrice gesticola, muove le mani, tirtura l’aria con le braccia, fa “oh”, “embeh”, “va a farti un giro”, “sbassati, caro!” ecc. col linguaggio dei sordomuti, con le dita inanellate, col pareo… anche il suo dire “cazzo” e il suo citazionismo, è un gesto, un gesticolare, su una immaginaria spiaggia…

  12. rosaria lo russo Says:

    Di brutto c’é che la presunta volgaritá, lo scrivere cazzo o fica, nell’editoria italiana che conta é concessa agli uomini senza problemi, alle donne che scrivono romanzetti commerciali (Santacroce, Stancanelli etc.), ma alle poetesse no. Esperienza vissuta sulla mia pelle. La Poetessa ha ancora da essere uno stereotipo e/o stereotipabile prima possibile. Guai a colessa che usi cazzo o fica non come un uomo, insomma! accidenti al femminismo storico e al maschilismo storico e viva la libertá di pensiero! Che nell’editoria italiana latita 9anzi, latita in Italia e da un bel po”, tanto che manco ce ne rendiamo davvero conto).

  13. icalamari Says:

    Pronti?
    Io, lo devo premettere, non so quasi nulla di poesia. Mi piace e ci gioco da molto poco tempo. Sono ad altissimo rischio di andare fuori tema, che però mi tenta l’entrata nel merito.
    Ho riletto un po’ di Lodi e tento così di rispondere alle domande di Giulio:
    1) Visto e assodato che Mariella Prestante, lungi dall’essere una donna in carne e ossa, non è altro che un’identità prodotta da me; è possibile rinvenire nei suoi testi qualcosa che potremmo definire come “specifico maschile etero”?
    Ma sì, io dalle prime pubblicazioni di Mariella (commentate a volte come, vado a memoria, orrende o anche grezze) ho provato la scossa che mi aspettavo di ricevere leggendo la celebrazione di un “pezzo” del corpo umano. Per esempio, è (forse) volgare ma molto mascolino l’incalzare del desiderio di suggere il sudore di Gedeone in “il Sudore” https://vibrisse.wordpress.com/2013/08/11/lodi-del-corpo-maschile-il-sudore/
    È specificamente maschile la conclusione de La Canottiera https://vibrisse.wordpress.com/2013/08/08/lodi-del-corpo-maschile-la-canottiera-ballata-irregolare/:
    …E fosti mio, e io tua, amor mio madido.
    Da quella volta, se tu cedi al caldo
    ed esibisci spalle e canottiera,
    io tosto vado in giuggiola e in riscaldo,
    ché presagisco già l’alzabandiera….
    Perché? Forse è proprio per la disinvoltura, che non teme di scadere nel volgare, della descrizione esplicita e l’uso di termini e forme che non temono il giudizio altrui.
    Anche l’oggetto conta. Se Maurice Scève https://vibrisse.wordpress.com/2013/08/10/lodi-del-corpo-femminile-la-fronte/ (fuori concorso perché già morto e pure maschio etero) smentisce la preminenza della volgarità, forse è perché descrive parte del corpo di una donna, e per di più quello di una donna “amata”.

    2) E nei testi delle donne partecipanti, è possibile rinvenire qualcosa che potremmo definire come “specifico femminile etero”?
    Sì, cito tra le altre:
    – l’attenzione per il dettaglio di chi è capace di amare non tanto la forma esteriore quanto l’esistenza del piede dell’amato, difetti compresi. Come ne ”I piedi nudi” https://vibrisse.wordpress.com/2013/08/14/lodi-del-corpo-maschile-i-piedi-nudi/ di Maria Grazia Di Biagio.
    – O l’astrazione estrema, una forma di pudore forse, di Silvia Salvagnini https://vibrisse.wordpress.com/2013/08/12/lodi-del-corpo-maschile-la-curva/
    – O l’ironia di Morena Silingardi ne La Voce
    https://vibrisse.wordpress.com/2013/08/11/lodi-del-corpo-maschile-la-voce/
    A volte la donna corre il rischio di imitare i modi maschili, ma come già ho tentato di dire, a disturbare non sarebbe tanto l’imitazione (visto anche che di recente la Scienza ha confermato -quanto strombazzano i giornali le notizie ammiccanti al sesso- che le donne desiderano come gli uomini), quanto il voler infondere ai versi più testosterone di quanto se ne disponga. E in questo caso se non si fa una caricatura si cade nel ridicolo. Ma di ridicolo tra le lodi postate non ho ancora trovato traccia, piuttosto noto che si usa spesso la descrizione cruda per entrare come fisicamente in uno spazio immateriale. Ad es:
    …allorché carnale
    la voglia mi prende e il bisogno
    suggerisce abbandono fatale,
    prima, su quell’ipotesi virile
    sostenuta dai muscoli contratti,
    per poi dormire dove cuore batte.
    Lidia Del Gaudio, Il petto https://vibrisse.wordpress.com/2013/08/08/lodi-del-corpo-maschile-il-petto/

    3) E nei testi dei maschi omosessuali partecipanti, è possibile rinvenire qualcosa che potremmo definire come “specifico maschile omosessuale”?
    Non so dire. Sento un trasporto “forte” nel leggere anche un componimento lieve come Le dita di Andrea Breda Minello https://vibrisse.wordpress.com/2013/07/30/lodi-del-corpo-maschile-le-dita-madrigale/ Potrei azzardare che lo specifico in questione consista in una maggiore spinta all’erotismo, alla creazione culturalmente raffinata di immagini che altrimenti scadrebbero facilmente nella volgarità.
    Francesca
    Ps: …Anche io trovo calzante e opportuna “la nuvola” di dm. E sottoscrivo il commento di Rosaria Lo Russo.

  14. manu Says:

    Patrizia Valduga – Medicamenta e altri medicamenta, Giulio Einaudi editore

    Frissi d’amor con arte, d’amor scrissi
    senz’arte… rifritture di riflussi
    riscrissi… fuor d’ellissi: pissi pissi.
    In rime parossitone mi strussi.

    Scema, così, al naturale, abissi
    non sondai, nè riflessi colsi o influssi,
    afflussi e deflussi male scissi,
    e sulla rena disfeci o costrussi.

    Risi, mi afflissi, mi rosi… Fui sussi,
    testa di turco e testa di cazzo,
    lessi assai e nulla trassi… Ti sconfissi

    o mio cuore, discussi dei toui flussi
    e sconquassi, li ressi in imbarazzo…
    Vissi o non vissi? Se vissi, malvissi.

  15. rosaria lo russo Says:

    quel che fece Pat Valduga é proprio ció che non va fatto se si vuole uscire dagli abusi del Potere femminicida letterario

  16. manu Says:

    rosaria, rischio di fraintendere: puoi essere più esplicita? mi interessa, grazie

  17. rosaria lo russo Says:

    la Valduga usa abilitá metrica linguistica in piena imitazione del canone maschile corteggiando il cazzo e cosí mostrandosi piú fallocentrica e fallocratica di un maschio stesso. praticamente la sua parodia, un pará odos, cantare di nuovo, non é che una riconferma dell’essere, dal punto di vista della poetessa, il soggetto poetante non giá un soggetto bensí un oggetto che prende la pariola… a pappagallo. Chiarito il mio pensiero? succubanza letteraria, narcisismo perverso e nessuna novitá quanto a conoscenza e veritá. totale inautenticitá. puro esercizio di abilitá, non fine a se stesso, nulla é mai neutrale, ma volto a riconfermare il giá detto il giá dato il giá conosciuto, con l’aggravante della seduzione. e giocare a sedurre il potere per me é cosa negativa.

  18. manu Says:

    si grazie, è chiarito abbastanza il tuo pensiero.

    piena imitazione del canone maschile
    oggetto che prende la parola, a pappagallo
    fallocentrica
    fallocratica
    succubanza letteraria
    narcisismo perverso

    (dm dove sei? fammi una nuvola!)

    rosaria, non sono al tuo livello di indagine sulla poesia e sul poetare (ho copiaincollato e stampato dal tuo sito diverse parti dall’archivio dei saggi tuoi, leggerò con calma), ma non vedo il problema che hai delineato. o forse mi piacciono i pappagalli di razza… sono molto limitata, lo so, ben più della valduga.
    c’è chi scrive, e c’è chi legge. il tuo fastidio te lo lascio, non è il mio.

  19. rosaria lo russo Says:

    il mio fastidio era nel dover sintetizzare anni e anni di scrittura e di impegno critico militante. Per me scrivere/leggere é un piacere ma anche un lavoro e una piccola missione. piccola missione: contribuire alla liberazione della donne dagli stereotipi in cui le hanno e si sono imprigionate! Tutto qui! per il resto sono una brava convivente e mamma, almeno ci provo, e ti assicuro, manu cara, che non mi é stato e non mi é affatto facile conciliare traiettorie di vita e di pensiero tanto contraddittorie e intricate. Valduga é tecnicamente brava, ma come ormai si sará capito, temo il rischio di obnubilamento e adeguamento ideologico che puó derivare dall’uso troppo esteticamente perfetto delle forme tradizionali, con l’aggravante della piacevolezza e dell’ironia poi si corre il rischio della Reazione Assoluta, ovvero di bearsi nell’ essere reazionari/e. Molto pericoloso se inconsciamente sorbito o attuato, ovvero se non fatto per volontá e coscienza. E quante/i qui sono consapevoli del perché del loro come?

  20. Giulio Mozzi Says:

    Credo che Enrico Ernst volesse mettere qui il commento che invece ha messo qui. Lo riporto:

    h ci risiamo, Rosaria: il “canone maschile” (???) e l’alterità (meglio se doc, meglio se assoluta) femminile. Ecco lo steccato, il fanatismo. Una donna poeta, una poetessa, che non può attingere con la propria sensibilità a Dante, Cavalcanti, Petrarca o Leopardi, Valèry o Rimbaud, Ginsburg o Ritsos, perché fallocentrici, e capisaldi del “canone maschile”… Non mi spendo nella difesa di Valduga, per me adoro con toni diversi Jolanda Insana, Vivian Lamarque (il suo canzoniere d’amore, iniziato con “Il signore d’oro” ha segnato la mia formazione fortemente e la mia sensibilità), Livia Chandra Candiani, Mariangela Gualtieri, per restare in Italia, o Sharon Olds, Wislava Szymborska, per uscirne un poco… da quando la storia della poesia ha scoperto la voce femminile, in tutta la sua ampiezza (forse a partire, con un certo inusitato vigore, da Emily Dickinson), è più viva e ricca che mai, ed ha cambiato forse radicalmente il suo dna. Ma per favore, facciamo che poeti e poetesse di tutti i tempi e paesi (Archiloco, con Saffo) siano le fiaccole di una stessa scia di fuoco (Baudelaire).

  21. Giulio Mozzi Says:

    Tra i saggi di Rosaria ai quali allude manu, il più direttamente pertinente a ciò di cui si discute qui mi pare sia questo.

  22. manu Says:

    rosaria, grazie ancora.
    l’anno scorso eri a Schio con “Fragili guerriere” ma io ‘dormivo’. se ripasserai dalle mie parti (veneto) potendolo fare, sarò ad ascoltarti.
    (non abbandonare vibrisse, non sto qui a dire perchè 🙂 )
    ciao!

  23. rosaria lo russo Says:

    Enrico Ernst, non mi devo essere ancora spiegata bene. E ci tengo molto a farlo raccondtandoti/vi cosa faccio (poesia dal verbo poiéin, greco, significa “fare”). Faccio poesia, ed é un fare artigianale. la faccio in molti modi, ma i due principali da segnalare sono questi: la leggo, in quanto attrice performer esperta di vocalitá, e la scrivo, in quanto , spero, poeta, ma anche laureata in lettere. Cosa intendo dire con ció? Che l’artigianato che ci ha proposto Giulio é sacrosanto e indispensabile, non foss’altro come palestra stilistica, che non sono affatto fanatica ed escludente visto che molto piú che scrivere leggo in pubblico poesia, tutta quella che mi chiamano a leggere, dal Medioevo, arabo e europeo, alla contemporaneitá. Hop dato voce ricalcando con essa il ritmo a molti dei poeti e delle poetesse che tu citi e ami, e che amo anche io, moltissimo. Che il canone sia maschile é un fatto storico, cosí come sará un fatto storico canonizzare un giorno le innovazioni che a esso canone hanno apportato le poetesse. Perché, come é ovvio, non si fa nulla senza conoscere e bene il giá fatto, quindi non approvo le cialtronerie in poetese di tanto femminismo che si inventa una differenza generica: dove generica secondo me vale come superficiale e non di genere. Non amo i gender studies, come nessuna grossolana categorizzazione. Approvo solo il rigore filologico e, ripeto, non credo esista uno specifico letterario femminile linguistico – la lingua che parliamo é specificamente connotata da ciascuno/a scrittore/scrittrice purché abbia uno stile – ma esistono punti di vista femminile che enucleano innovazioni tematiche e stilistiche, e queste vo cercando sia nel mio poetare sia nel poetare delle poetesse che leggo. Se trovo innovazioni di tal tipo una tal poetessa mi sembrerá interessante, altrimenti meno o no. Questo vale anche per i poeti che leggo, naturalmente! Ma ho scelto, non essendo molto veloce nello studiare e scrivere saggi, di occuparmi delle poetiche femminili, con intenti militanti (sono femminista sí, ma a modo mio, convinta che ahinoi il femminismo storico abbia fallito in buona misura i suoi obiettivi, fra cui quello di studiare seriamente la poesia scritta da donne), che significa organizzare e partecipare ad eventi culturali volti alla valorizzazione della poesia scritta da donne, nel passato e nella contemporaneitá, perché tuttora, nonostante l’aumento esponenziale delle poetesse dalla metá del secolo scorso, tuttora facenti parte di una minoranza poco “rappresentata” (a parte Amelia Rosselli) quanto ad interesse della critioca e degli antologizzatori delle grandi case editrici.
    Il caso valduga, repellente, meriterebbe un pamphlet che non ho voglia di scrivere. Preferisco gioire per l’esistenza della Lamarque, autrice che vado recitando appena posso.

    Grazie a Manu per l’interesse, spero vivamente di tornare in Veneto, regione che amo molto. A Schio son venuta due anni di seguito e non penso quindi che mi chiameranno presto. Speriamo in altra occasione!

  24. Lodi del corpo maschile / Natura e cultura (divagazione) | vibrisse, bollettino Says:

    […] dell’autrice. Il testo va intesto, ovviamente, come gioco combinatorio di luoghi comuni. – “Basculla”: più comunemente bascula, ma c’era da fare la rima. – […]

  25. Carlo Capone Says:

    @ Rosaria Lo Russo

    Sono entrato nel tuo sito e ho visto e ascoltato Racconto di infanzia.
    Finalmente una cosa di gusto tra la tanta robaccia che c’è in giro. (Infatti per il web io giro pochissimo).

  26. rosaria lo russo Says:

    @ Carlo Capone

    mi fai felice. Essere Santa Teresa di Lisieux invece che me é stata una vera liberazione!

  27. Nicola Says:

    Meravogliosa..mi viene gia’ voglia di fare all’amore..peccato che sia tristemente single…

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