Lodi del corpo maschile / Il cervello

by

di Morena Silingardi

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Da sinistra cuor dice: ha cervello!

Pallido e smunto, un po’ sordo compagno,
pur se sei pingue e di certo anche breve,
solo con te da mane e sera io lagno
quando tu parli in maniera assai greve.

Stanne sicuro, non c’è chi la beve
la storia tua che sei stato anche attore
con la Lorén non ci hai fatto all’amore
non assomigli per nulla a Marcello!

Da sinistra cuor dice: ha cervello!

Ormai quasi calvo, pur anco sei strabico,
hai braccia pelose ed irsuto il tuo viso,
sembri un po’ tonto con sguardo serafico,
sei incapace di rapace sorriso!

Il naso adunco, da tanti deriso,
non ti giovò quando fosti ragazzo.
Tu falso ridevi: “Non è che m’ammazzo!”
finto sarcastico, furbo monello!

Da sinistra cuor dice: ha cervello!

Di te l’intelletto solo voglio lodare:
nessun mi chieda che cosa in te trovo
se neanche sei un prete che io voglia amare
come se fossimo in “Uccelli di rovo”!

Vuoi sapere di preciso che provo
quando complici tu ed io parliamo per ore?
Lesto e tosto mi assal dolce il languore
che a me desti pur se tu non sei bello!

Da sinistra cuor dice: ha cervello!

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31 Risposte to “Lodi del corpo maschile / Il cervello”

  1. Alessandra Says:

    Morena, io direi: ‘Quasi ormai calvo, pur anco sei strabico, / braccia hai pelose ed irsuto il tuo viso’ e poi: ‘Falso ridevi: “Non è che m’ammazzo!”’ e ‘se neanche prete sei ch’io voglia amare’ e ‘Vuoi saper di preciso cosa provo’ e ‘che a me tu desti pur se non sei bello!’. (se mi posso permettere 🙂 )

  2. Morena Silingardi Says:

    Certo che ti puoi permettere, cara Alessandra, ho tutto da imparare! 🙂
    Buone tutte le tue purtroppo molte correzioni, solo riscriverei del tutto l’ultima quartina in questo modo:
    :
    Vuoi tu saper di preciso che provo
    se stiamo complici insieme per ore?
    Tosto e pur lesto mi ‘assale un languore:
    in me lo desti anche se non sei bello!.

    Questo per avere omogeneità di ritmo nei quattro versi
    Che dici, potrebbe andare?
    Grazie per la gradita partecipazione. 🙂

  3. Alessandra Says:

    Forse, però, suonerebbe meglio “se insieme stiamo complici per ore”.

  4. Morena Silingardi Says:

    Alessandra, una richiesta di aiuto perché sono molto stonata nel canto e temo che questo incida anche sul mio orecchio poetico: ho cercato, nel rifacimento dell’ultima quartina, di mantene il ritmo 4-7-10, perché ho letto che questo tipo di endecasillabo, di per sé lento e non troppo musicale, mal si adatta all’alternanza con altri ritmi (anche io “sento” questo limite a orecchio). La tua proposta ( il verso così scritto anche a me piace di più) negherebbe questa considerazione, mancando l’accento in settima. Ora dimmi, ha un senso quello che scrivo, o è solo il dubbio di chi non riesce a superare la rima cuore-amore? Ti incollo la mia fonte:

    Endecasillabo

    Questo, come ha affermato lo stesso Ungaretti, è “lo strumento poetico naturale della nostra lingua”, e non si potrebbe dir meglio.

    Gli accenti principali (fermo restando che uno è sempre sulla penultima sillaba, in questo caso la decima, e che se un verso ha l’ultimo accento sulla decima è un endecasillabo) possono avere tre schemi: sesta sillaba e decima oppure quarta, ottava e decima oppure quarta, settima e decima.

    Ma attenzione! I primi due schemi si possono mescolare fra loro senza che si notino differenze; il terzo invece (quarta, settima e decima) comporta un cambiamento di ritmo che un orecchio un po’ sensibile avverte. Ciò è dovuto al fatto che in questo caso gli accenti sono ad intervalli regolari e si torna al tipo di musicalità del novenario o del decasillabo.

    Sarebbe meglio quindi usare questo schema, come fanno in genere i Grandi, dove si vuole davvero accentuare il ritmo (vedremo gli esempi), oppure usarlo da solo, senza alternarlo agli altri, e allora si avrà una poesia piuttosto cadenzata, ma gradevole, e senza salti di tono.

    Ti chiedo anche po’ più di pazienza per dare un’occhiata generale, il link da cui proviene è questo: http://www.accademia-alfieri.it/pagine/metrica2.htm, a me sembra un Bignami non male, sbaglio? Lo trovo chiaro e essenziale, ma in rete, si sa, si trova di tutto! Sono felicissima se posso imparare da qualunque tuo suggerimento.
    .

  5. Morena Silingardi Says:

    Rettifico: sono felicissima se posso imparare da qualunque suggerimento tuo o di altri. 🙂

  6. Alessandra Says:

    cara Morena, premesso che io sono come i musicisti che suonano a orecchio (spesso pure male), e che mi incasino moltissimo con le codificazioni di cose che per me sono suono puro, non avevo ben compreso la tua esigenza di mantenere nello schema 4-7-10 tutta la quartina (forse perché quel tipo di endecasillabo faccio proprio fatica a leggerlo, e a me non viene quasi mai di scriverlo) e non mi suonava bene la sinalefe (?) complici – insieme.
    Direi di aspettare Giulio e sentire cosa ne pensa lui (poi probabilmente ci bacchetterà tutt’e due, ma non importa).
    Guardo meglio quelle pagine del tuo link (grazie!) prima di esprimermi.

  7. Morena Silingardi Says:

    Alessandra, ho un tale callo alle dita, dove di solito mi bacchetta Giulio, che quasi non temo più nulla! 🙂

  8. Giulio Mozzi Says:

    Direi che la gran virtù dell’endecasillabo è la mobilità degli accenti. Quindi trovo bizzarra (solo bizzarra: non improponibile) l’idea di fare delle strofe di endecasillabi isoritmici.
    Il novenario e l’endecasillabo sono tra i versi meno usati nella tradizione italiana. Ci sarà una ragione.
    Detto questo, ben venga l’intento di vedere che cosa si può fare con endecasillabi isoritmici.

    Noto che:

    “solo con te da mane e sera io lagno” ha accenti in quarta e ottava (e si sente un vuoto al centro, perché “mane” non porta un accento ritmico).

    “la storia tua che sei stato anche attore”: per essere endecasillabo richiede sineresi: “storia” dev’essere bisillabo.

    “Ormai quasi calvo, pur anco sei strabico” ha accenti in seconda, quinta e ottava: l’accento in quinta è l’unico “vietato” nell’endecasillabo propriamente detto.

    “hai braccia pelose ed irsuto il tuo viso” è un dodecasillabo (del tipo “Dagli altri muscòsi | dai fori cadenti”): potrebbe diventare “hai braccia pelose, irsuto è il tuo viso”: col vantaggio di avere anche il verbo giusto per reggere “irsuto”.

    “sei incapace di rapace sorriso!” è un endecasillabo se si fa sia sineresi sia sinalefe nella prima battuta, cioè se “sei in-” vale per una sillaba sola: il che è un po’ duro. “Tu di rapace incapace sorriso” risolverebbe, ma è bizzarro (non bizzarro sarebbe “Tu di rapace sorriso incapace”, ma salta la rima).

    “Tu falso ridevi: “Non è che m’ammazzo!”” è un altro dodecasillabo. “Falso ridevi: “Non è che m’ammazzo!”” risolverebbe.

    “Di te l’intelletto solo voglio lodare:” le sillabe sono tredici. E non saprei come fare.

    “se neanche sei un prete che io voglia amare”: è endecasillabo se si fa, di nuovo, sineresi e sinalefe insieme: “sei un” dovrebbe valere per una sillaba: il che è duro.

    “Vuoi sapere di preciso che provo” ha accenti in terza e settima.

    “quando complici tu ed io parliamo per ore?” ha tredici sillabe. Potrebbe diventare “quanto tu ed io ci parliamo per ore”.

    “Lesto e tosto mi assal dolce il languore” ha, bizzarramente, accento in sesta e settima.

    Per finire:

    “Da sinistra cuor dice: ha cervello!”: il ritornello è un decasillabo.

    Morena, tieni conto di questo: che se vuoi ritmare con l’accento in quarta e settima, devi (quasi sempre) ipotizzare un, diciamo, “mezzo accento” anche sulla prima, come nel primo verso:

    “Pàllido e smùnto, un po’ sòrdo compagno”.

    Ma in versi come

    “là storia tùa che sei stàto anche attore”

    si fa fatica a mettere questo accento sulla prima.

  9. Morena Silingardi Says:

    Grazie tante Giulio, Direi che per risponderti non ci sia altro modo che partire dal tuo:

    Direi che la gran virtù dell’endecasillabo è la mobilità degli accenti. Quindi trovo bizzarra (solo bizzarra: non improponibile) l’idea di fare delle strofe di endecasillabi isoritmici.
    Il novenario e l’endecasillabo sono tra i versi meno usati nella tradizione italiana. Ci sarà una ragione.
    Detto questo, ben venga l’intento di vedere che cosa si può fare con endecasillabi isoritmici.
    Noto che:
    “solo con te da mane e sera io lagno” ha accenti in quarta e ottava (e si sente un vuoto al centro, perché “mane” non porta un accento ritmico).

    Concordo e correggo; ottengo anche 4-7-10 con isoritmia di quartina:
    solo con te tutto il giorno mi lagno

    “la storia tua che sei stato anche attore”: per essere endecasillabo richiede sineresi: “storia” dev’essere bisillabo.

    Certo che sì, ma c’è forse qualcosa che mi vieti di farla, la sineresi?

    “Ormai quasi calvo, pur anco sei strabico” ha accenti in seconda, quinta e ottava: l’accento in quinta è l’unico “vietato” nell’endecasillabo propriamente detto.

    Anche l’accento vietato, ma si può? 😦 Rifaccio, di nuovo con 4-7-10:
    Ormai sei calvo e perfino sei strabico,
    arti pelosi e barbuto il tuo viso,
    sembri un po’ tonto con sguardo serafico,
    non sei rapace, non hai bel sorriso!

    “hai braccia pelose ed irsuto il tuo viso” è un dodecasillabo (del tipo “Dagli altri muscòsi | dai fori cadenti”): potrebbe diventare “hai braccia pelose, irsuto è il tuo viso”: col vantaggio di avere anche il verbo giusto per reggere “irsuto”.
    “sei incapace di rapace sorriso!” è un endecasillabo se si fa sia sineresi sia sinalefe nella prima battuta, cioè se “sei in-” vale per una sillaba sola: il che è un po’ duro. “Tu di rapace incapace sorriso” risolverebbe, ma è bizzarro (non bizzarro sarebbe “Tu di rapace sorriso incapace”, ma salta la rima).

    Infatti, io avevo fatto sineresi e sinalefe, perché non sapevo che fosse un po’ dura. In effetti, pur se bizzarro, “Tu di rapace incapace sorriso” (4-7-10) a me piace molto più del mio “non sei rapace, non hai bel sorriso”: ma è proprio così bizzarro?

    “Tu falso ridevi: “Non è che m’ammazzo!”” è un altro dodecasillabo. “Falso ridevi: “Non è che m’ammazzo!”” risolverebbe.

    Sì, giusto, come dice anche Alessandra.

    “Di te l’intelletto solo voglio lodare:” le sillabe sono tredici. E non saprei come fare.
    “se neanche sei un prete che io voglia amare”: è endecasillabo se si fa, di nuovo, sineresi e sinalefe insieme: “sei un” dovrebbe valere per una sillaba: il che è duro.

    Il mio orecchio continua a non sentire la durezza di
    sineresi e sinalefe insieme, ma rifaccio di nuovo con 4,7,10:

    Fine intelletto in te è ben lodare:
    nessun mi chieda che cosa in te trovo
    se neanche sei prete bello da amare
    come se fossimo in “Uccelli di rovo”!

    “Vuoi sapere di preciso che provo” ha accenti in terza e settima.
    “quando complici tu ed io parliamo per ore?” ha tredici sillabe. Potrebbe diventare “quanto tu ed io ci parliamo per ore”.
    “Lesto e tosto mi assal dolce il languore” ha, bizzarramente, accento in sesta e settima.

    Giulio, ormai dovresti sapere che io sono capace di qualunque bizzarria! 😀
    In ogni caso, l’ultima quartina l’avevo già riproposta ad Alessandra così rifatta (sempre per via dell’esperimento 4-7-10):

    Vuoi tu saper di preciso che provo
    se stiamo complici insieme per ore?
    Tosto e pur lesto mi ‘assale un languore:
    in me lo desti anche se non sei bello!

    Per finire:
    “Da sinistra cuor dice: ha cervello!”: il ritornello è un decasillabo.

    Eh no, caro Giulio, il ritornello non si tocca! 🙂
    Il ritornello è un decasillabo volutamente, perché fa il verso al Coro del Conte di Carmagnola manzoniano “Da sinistra risponde uno squillo”. In effetti, l’idea di questa lode mi è venuta leggendo la “lode del …” di Alessandra, da cui ho anche ricalcato lo schema. Il suo “S’ode una lode…” a me ha fatto subito pensare a “S’ode a destra uno squillo di tromba!”, da cui il mio cuore parlante a sinistra. Scherzi a parte, dato che probabilmente tutto questo diverte solo me, nulla vieta un semplice “Dalla sinistra cuor dice: ha cervello”, il che rispetterebbe di nuovo 4-7-10, ma aprirebbe sconfinate domande su chi sia la persona indicata come intelligente dalla sinistra (politica) italiana. Non potrei, a questo punto, escludere del tutto la possibilità di essere contattata per indicare il nuovo candidato premier, onde evitare gli inutili teatrini di questi giorni. Sto divagando? Sì, sto divagando, scusate!

    Morena, tieni conto di questo: che se vuoi ritmare con l’accento in quarta e settima, devi (quasi sempre) ipotizzare un, diciamo, “mezzo accento” anche sulla prima, come nel primo verso:
    “Pàllido e smùnto, un po’ sòrdo compagno”.
    Ma in versi come
    “là storia tùa che sei stàto anche attore”
    si fa fatica a mettere questo accento sulla prima.

    Uffa Giulio, speravo proprio di aver finito, ma hai ragione, purtroppo! 😦
    “leggenda tua che sei stato anche attore”
    può andare, anche se è in seconda ed è più forte? L’ho già fatto anche in altri versi, in prima è più difficile, facciamo che va bene? 😉
    Adesso ricopio e incollo tutto questo esperimento isoritmato, poi vedremo il da farsi per il ritornello:

    Dalla sinistra cuor dice: ha cervello!

    Pallido e smunto, un po’ sordo compagno,
    pur se sei pingue e di certo anche breve,
    solo con te tutto il giorno mi lagno
    quando tu parli in maniera assai greve.

    Stanne sicuro, non c’è chi la beve
    leggenda tua che sei stato anche attore
    con la Lorén non ci hai fatto all’amore
    non assomigli per nulla a Marcello!

    Dalla sinistra cuor dice: ha cervello!

    Ormai sei calvo e perfino sei strabico,
    arti pelosi e barbuto il tuo viso,
    sembri un po’ tonto con sguardo serafico,
    non sei rapace, non hai bel sorriso!

    Il naso adunco, da tanti deriso,
    non ti giovò quando fosti ragazzo.
    Falso ridevi: “Non è che m’ammazzo!”
    finto sarcastico, furbo monello!

    Dalla sinistra cuor dice: ha cervello!

    Fine intelletto in te è ben lodare:
    nessun mi chieda che cosa in te trovo
    se neanche sei prete bello da amare
    come se fossimo in “Uccelli di rovo”!

    Vuoi tu saper di preciso che provo
    se stiamo complici insieme per ore?
    Tosto e pur lesto mi assale un languore:
    in me lo desti anche se non sei bello!

    Dalla sinistra cuor dice: ha cervello!

  10. Morena Silingardi Says:

    Giulio, si son le tabulazioni che differenziavano i mie interventi dai tuoi, voglio morire! Non credo si capisca niente, che fare? Se vuoi, cancella pure il mio commento, vedrò come fare per rimandartelo giusto (l’avevo copiato da un file.odf, ma ho appena scaricato una versione 4.00 di Open Office che secondo me è da buttare alle ortiche! 😦 😦 😦

  11. Morena Silingardi Says:

    Dimenticavo: quando Giulio Mozzi scrive:
    “Il novenario e l’endecasillabo sono tra i versi meno usati nella tradizione italiana. Ci sarà una ragione.”
    evidentemente la leggenda Giulio Mozzi confonde endecasillabo con decasillabo: 😀 😉

  12. Giulio Mozzi Says:

    Lapsus. Il decasillabo è così dimenticato che non mi riesce neanche di scrivere il nome…

  13. Giulio Mozzi Says:

    Vedi come ti ho reimpaginato il commento. Ma sarà l’ultima volta (così com’è la prima).

    Avevo saltato di annotare: anche “come se fossimo in “Uccelli di rovo”!” è dodecasillabo…

    Nulla ti impedisce di fare sineresi e sinalefe insieme, ecc., se non l’uso. In fin dei conti, anche sulla Statale 9 nulla ti impedisce di viaggiare sulla corsia di sinistra. L’impatto può essere però, appunto, un po’ duro.

    Proposta:

    Da sinistra il cuor dice: Oh, se ha cervello!…

  14. Giulio Mozzi Says:

    Ho guardato, Morena, quelle pagine che a te sembrano “un bignami non male”.
    Ecco: a me quelle pagine sembrano deleterie. Se non altro perché collegano automaticamente certi metri a certi contenuti: cosa che si faceva duemill’anni fa, ma che già ai tempi dello Stilnovo non valeva più tanto.
    E mi sembrano deleterie anche perché di metrica non si può ragionare partendo dall’elencazione dei versi possibili. Bisogna partire dalla strofa (o dal componimento in strofe fisse, tipo sonetto o madrigale trecentesco) e dalla prosodia.

    Se proprio vuoi un manualetto, cércati (usato o in biblioteca) il classicissimo Elwert, “Versificazione italiana dalle origini ai giorni nostri”, (dove i “giorni nostri” sono settant’anni fa circa), Sansoni. E’ un manualetto, ma scritto da un grande.

    Oppure, meno manualistico e didatticamente ottimo: Nicola Gardini, Com’è fatta una poesia?, Sironi. Si trova in commercio.

  15. manu Says:

    ah! proprio bello da leggere quello di Gardini. letto più volte (che poi abbia messo in pratica è altro paio di maniche..).

  16. Alessandra Says:

    ecco. io avrei risposto che quelle pagine mi hanno istantaneamente procurato gran confusione e un gran mal di testa, ma non disponendo delle argomentazioni di Giulio, non avrei saputo come motivarlo.

  17. Morena Silingardi Says:

    Giulio, tu sei leggenda, sono commossa e ti ringrazio! 🙂

    “Come se fossi in “Uccelli di rovo”, può andare?
    Per amor di sua pace e di poesia, il prete si accontenterà di essere solo oggetto d’amore, e non soggetto.

    Ho trovato due o tre documenti da mostrare alla polizia della strada, quando vorranno ritirarmi la patente per i motivi di cui sopra. Copio e incollo:

    ” Nella metrica poetica invece, ogni combinazione di due vocali è considerata dittongo, a meno che il poeta non ponga la dieresi sulla prima vocale grafica.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Dittongo);

    All’interno di un verso, due vocali di solito sono considerate parti di una stessa sillaba: sono quindi dittonghi oppure iati (nel senso di due “vocali forti”, non nel senso di due vocali separate da un accento) che formano sineresi; se c’è un caso di dieresi (che è il fenomeno opposto alla sineresi), si può segnalare con l’apposito segno diacritico. Viceversa, in fine di verso, due vocali formano sempre due sillabe metriche. (http://it.wikipedia.org/wiki/Sineresi)

    Non sono lasciapassare molto autorevoli, ma dovrei cavarmela con solo qualche punto in meno sulla patente, almeno spero! 🙂

    La tua proposta è fantastica, parola di groupie! 😀

  18. Morena Silingardi Says:

    Leggo ora i due commenti di Alessandra e Manu: è proprio vero che il mondo è bello perché è vario! 🙂

  19. Alessandra Says:

    io ho scritto prima di leggere manu, e mi riferivo sempre al bignami di cui sopra.

  20. Morena Silingardi Says:

    Accipicchia, a dire il vero ho fatto confusione anche con i commenti, perché quello di Giulio l’ho scambiato per il precedente, quindi ho non compreso del tutto anche i commenti di Manu e Alessandra. 😦
    Finalmente desso è tutto chiaro, le argomentazioni portate mi sembrano ottime e condivisibili (sì, ammetto che avrei potuto arrivarci da sola: l’approccio non deve essere quello!)
    Sto spulciando anche altri testi, per lo più manuali scolastici, ma non mancherò di acquistare almeno quel Gardini, mi ispira.
    Grazie a tutti, in ogni caso: 🙂

  21. Alessandra Says:

    (facciamo così: riserviamoci di utilizzare i commenti di questo post per mostrarli a chiunque volesse sapere cosa vuol dire entropia)

  22. Giulio Mozzi Says:

    Non mi sembra corrisponda al vero che

    Nella metrica poetica invece, ogni combinazione di due vocali è considerata dittongo

    “Poesia”, “maestro” ecc. sarebbero a questo punto sempre bisillabi. Ma se leggo Petrarca o D’Annunzio o Caproni non mi risulta sia così.

  23. Morena Silingardi Says:

    In effetti, quello che mette in grande difficoltà chi ha bisogno di alcune solide certezze (soprattutto, o solamente, per non scartare sempre certe soluzioni “a rischio”) è proprio questo confine aleatorio tra ciò che si può e ciò che non si può. A me piacerebbe, se decido di ricostruire una forma chiusa, tentare di rispettare anche la metrica, ma poi vedo risultati ottimi con versi di lunghezza variabile e finisco per trovare quasi inutile lo sforzo.
    Molti dei tanti errori che faccio derivano proprio dal fraintendimento di certe regole o da grave distrazione, ma non da sciatteria, almeno vorrei che così fosse.
    Ho già messo il Gravina nel carrello di Amazon, l’Elwert non è al momento disponibile, ma lo cercherò in biblioteca.

    Credo che Petrarca, D’Annunzio o Caproni ammutolirebbero qualunque poliziotto della strada, però Wikipedia, uffa, è così pericolosamente comoda! 🙂
    .

  24. Giulio Mozzi Says:

    Il Della ragion poetica? Guarda che è una pizza…

    (Non per me, che mi ci sono divertito assai).

  25. Morena Silingardi Says:

    Ma che Gravina e letto di Procuste! Volevo dire Gardini, banalmente, meglio andare per gradi!
    Ho le dita dietro la schiena, nel vano tentativo di non rafforzare il callo di cui parlavo con Alessandra: 🙂

  26. Alessandra Says:

    tutto questo è meraviglioso 🙂

  27. Giulio Mozzi Says:

    Non Gravina ma Gardini:
    meglio andare per gradini.
    Se diventerem più bravi
    leggerem libri più gravi.

  28. Morena Silingardi Says:

    Condivido totalmente l’ultimo commento di Alessandra. 🙂

  29. Mimmo Pugliese Says:

    Cara Morena, commento te in rima

    e mi permetto di darti un consiglio .

    Pur se mi piaccion i versi di prima,

    io cambierei senza battere ciglio

    alcuni versi.

    Io scriverei all’undecimo verso:

    “ormai sei calvo e un po’ strabico pure”.

    Al ventidue, ch’è un po’ più controverso,

    Correggerei anche, un po’, le misure

    e scriverei:

    “Se tu neanche sei bello da amare”.

    Al ventritre , per finire, io trovo,

    scriver potresti tu, per abbreviare,:

    “ Come quel prete in ‘ Uccelli di rovo”.

    Ed è perfetto.

    ( e spero che, per i versi un po’ rozzi,

    non mi bacchetti di brutto, ora, Mozzi!) 🙂

  30. Mimmo Pugliese Says:

    Scherzi in rima a parte, mi complimento molto con Morena Silingardi sia per a scelta, che per il componimento.
    La scelta restituisce a ogni uomo, molto democraticamente, il diritto di essere amati ed essere desiderabili indipendentemente dai limiti fisici.
    Il componimento, al di là di ogni gabbia costruita dai canoni della metrica tradizionale, per la cui ottica potrebbe presentare imperfezioni, fa emergere il bel cervello di Morena e la sua grande sensibilità 🙂

  31. Mimmo Pugliese Says:

    Mi scuso per il refuso, ma dovrei convintamente decidermi a non usare più l’Ipad. 🙂

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