Lodi del corpo maschile / Il corpo intero

by

di Silvia Cassioli

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Dammi le tue membra grevi
la pianura sterminata, la pelliccia
d’erba fresca, la cartuccera
dei denti veridici, il tuo latte
sacratissimo e dolcissimo.

Dammi la fossa profonda
dell’ascella, ricovero di tutti
gli odori, il bianco sfolgorante
dell’occhio rovesciato, il grido
della perdita irreparabile.

Dammi la clavicola, la rotula
e tutte le giunture che ti tengono insieme
che io possa sciogliere o allentare
secondo logica d’amore o di noia
le parti per il tutto, il bello e il brutto.

Dammi il tuo strato superficiale, la tuta mimetica
con cui fai credere di essere mortale
le cerniere invisibili, le valvole a scomparsa
il boccaporto della discesa ai visceri.

Dammi il tuo lato sinistro, e su questo lato
facciamo che ogni cosa mi appartenga
il piede, il ginocchio, la coscia,
finché discuteremo di ciò che è indivisibile
e io ne assorbirò l’eccesso.

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6 Risposte to “Lodi del corpo maschile / Il corpo intero”

  1. Morena Silingardi Says:

    ” […]

    Da mi basia mille, deinde centum,
    Dein mille altera, dein seconda centum,
    Deinde usque altera mille, deinde centum.
    Dein, cum milia multa fecerimus,
    Conturbabimus illa, ne sciamus,
    Aut ne quis malus invidere possit,
    Cum tantum sciat esse basiorum.”,

    direi che questi siano tra i miei versi preferiti di sempre: che la lode al corpo intero (bella idea, anche io mi ci vorrei cimentare) mi ricordi l’amato Catullo è un complimento a Silvia che non necessita di ulteriori aggiunte. 🙂 .

  2. Le Figure Says:

    Grazie Morena!
    silvia

  3. Lodi del corpo maschile / Ah! | vibrisse, bollettino Says:

    […] oltre ad aver partecipato alle Lodi del corpo maschile con due componimenti (L’orologio e Il corpo intero) ha anche divulgato l’iniziativa mettendo questo disegno (azzeccatissimo, secondo me) […]

  4. Giulio Mozzi Says:

    La pelle che si slabbra per la scabbia.
    Le forfore che sfaldano infinite.
    Le nocche che son noccioli d’artrite.
    La lingua che s’annoda e che s’imbabbia.

    Le rughe che gramignano la labbia.
    Le dita che s’aduncano scarnite.
    Le ascelle che hanno un scent da imputridite.
    La palta che t’impesta bocca e labbra.

    Tale è il tuo corpo che fu tanto bello
    or che vecchiaia se ne fa tiranna
    e impone crudelmente il suo balzello.

    Di vita resterà sì e no una spanna,
    il tempo ti percuote col flagello:
    verrà la morte, presto, con la zanna.

  5. silvia cassioli Says:

    🙂
    … e dopo la zanna, la carcassa spolpata
    in copertina, qui: http://www.silviacassioli.it

  6. silvia cassioli Says:

    🙂
    … e dopo la zanna, la carcassa spolpata
    in copertina, qui: http://www.silviacassioli.it

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