Creazioni, 10

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Valter Binaghi, Tecnognostici

pianetiIl computer si spense improvvisamente, mentre lui stava digitando la parola “domani”.
Si riaccese quasi imme- diatamente, ma adesso lo schermo era solo un buio sbadiglio quadrangolare.
Pensò a un guaio della scheda video ma quando lo portò al tecnico quello gli disse:

“E’ l’hard disk. Il disco rigido. E’ andato.”
“Illeggibile?”
“Praticamente si. A meno che non vuole rivolgersi a uno di quei chirurghi in camera iperbarica, che non alzano un dito per meno di tremila euro”
Tremila euro erano fuori discussione. Aveva nell’hard disk romanzi incompiuti, care memorie, foto, canzoni, documenti importanti e sciocchezze fino a quelli che si dicono i conti della serva. Praticamente dieci anni di vita su trenta. Buttati nel cesso. Ma in fondo il tutto dava anche una certa impressione di leggerezza. Sorvolare sui propri resti mortali ed essere vivo, tuttavia.
Si fermò in mezzo alla strada e alzò lo sguardo. Vide una cornacchia che piombava in picchiata laggù, dietro il muro di cinta di una vecchia villa in stile liberty, abbandonata da decenni e probabilmente infestata dai topi. E dietro quella…

Vide lo scivoloso sentiero dell’Arconte per cui l’Anima perde la dignità originaria e cade nel mondo materiale, dove vive nel corpo come un pilota nella macchina. E in quella luminosa oscurità (la visione, intendo) gli furono rivelati i sette gradini della discesa, i sette programmi che l’Arconte ha predisposto nella macchina del corpo, e i sette passi della Liberazione, quando consumata la macchina l’ultima goccia di carburante, l’Anima se ne uscirà finalmente, affrontando il deserto dell’impalpabile.
Nel cielo della Luna lascerai le ruote, perchè non ci sarà più tempo per progredire.
Nel cielo del Sole lascerai i fari perchè diverrai trasparente a te stesso.
Nel cielo di Mercurio lascerai il clacson, perchè nessuno temerà il tuo passaggio.
Nel cielo di Venere lascerai i sedili, perchè nessun conforto ti darà l’attesa.
Nel cielo di Marte lascerai il motore, perchè basteranno i tuoi meriti e colpe a condurti.
Nel cielo di Giove lascerai il cambio, perchè non c’è rallentamento nè accellerazione nell’istantaneo.
Nel cielo di Saturno lascerai la carrozzeria, perchè niente ti proteggerà dal tuo destino.

Il libro vendette milioni di copie. Si parlò di lui come del fondatore di una nuova Gnosi, nella cornucopia inesauribile della New age. Si ritrovò a firmare copertine in un megastore Feltrinelli, mentre al buffet servivano crostini al paté e sfogliatine al salmone.
Per un momento era stato un profeta, ma adesso era solo un imprenditore di successo. Gli piacevano le presentazioni, i discorsi al Tempio, ma anche i discepoli devoti tra cui una notevole quantità di fica. Purtroppo, da quando era iniziato tutto questo, il ricordo della visione aveva cominciato a sbiadirsi nella sua mente. Ne aveva raccolte le linee essenziali, tanto da riuscire a farne una cartolina, ma ora non restava niente più di quella.
Una signora gli chiese: “Dove trova questa meravigliosa serenità?”
Lui rispose: “Qualche volta nella meditazione, qualche volta in vecchi libri, ma spesso quel che mi ci vuole è un bel cannone di ganja.”
“Ah, si! Leggero e spregiudicato come un vero maestro!” disse la signora sgranando estatici occhi verdi: “Potrei avere un colloquio privato, per potermi abbeverare almeno in parte alla sua saggezza?”
Il guru fece un vago cenno della mano, già distratto da un altro gruppetto di fans tra cui spiccava una rossa dai capelli fiammanti. Disse: “Domani, forse domani”.

Proprio in quel momento una sinapsi impertinente si fece strada nel suo cervello. Dentro c’era un file d’archivio. Il Platone imparacchiato al Liceo, che gli parlò:
“Proprio così, fratello. E’ come dicevo io: l’Anima è un cocchio tirato da due cavalli. Uno fatica per il meglio, l’altro si vede col culo ben parato in una stalla. E chi tira in giù ha miglior gioco di chi tira a salire. Per questo si finisce qui sotto nella macchina, e la reincarnazione è di default”

Lui si sentì improvvisamente molto stanco di questi saliscendi dell’esistenza animale.
Nella prossima vita, avrebbe voluto essere una rosa.

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6 Risposte to “Creazioni, 10”

  1. Giulio Mozzi Says:

    [Fuori tema] “A meno che non vuole”: mi fa ridere. Due settimane fa, in una situazione simile (a non puffare era il telefono), il tipo dell’assistenza ha detto proprio: “A meno che non vuole…”.

  2. valter binaghi Says:

    Coi dialoghi dei call-center ci si potrebbe costruire un libretto divertentissimo. Scommetto che ci hai già pensato.

  3. Giulio Mozzi Says:

    C’è un pezzo di Giorgio Falco in “Pausa caffè”. Però nel mio caso non era un call center, era un negozio.

  4. serse Says:

    Valter e Giulio, linko questo breve articolo di C. Langone che spesso (quasi sempre) mi fa storcere il naso ma in questo caso mi … piacque (piaciuto? piaccia?)
    http://www.ilfoglio.it/preghiera/850

  5. Giulio Mozzi Says:

    Serse, nel novembre 1966 vidi l’alluvione travolgere le dighe.

  6. serse Says:

    Ho tracimato?

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