Antologia personale /1

by

[Sotto la rubrica “Antologia personale” pubblicherò o segnalerò opere letterarie, musicali, visive, teatrali ecc. che, per una ragione o per l’altra, sono state importanti per la mia vita. La cosa andrà avanti per un certo tempo. gm]

Europa cavalca un toro nero
di Antonio Porta

1.
Attento abitante del pianeta,
guardati! dalle parole dei Grandi
frana di menzogne, lassù
balbettano, insegnano il vuoto.
La privata, unica, voce
metti in salvo: domani sottratta
ti sarà, come a molti, oramai,
e lamento risuona il giuoco dei bicchieri.

2.
Brucia cartucce in piazza, furente
l’auto del partito: sollevata la mano
dalla tasca videro forata.
Tra i giardini sterili si alza,
altissimo angelo, in pochi
l’afferrano e il resto è niente.

3.
In su la pancia del potente
la foresta prospera: chi mai
l’orizzonte oltre l’intrico scorgerà!
Fruscia la sottoveste sul pennone,
buone autorità, viaggiano in pallone,
strade e case osservano dall’alto.,
gli uomini sono utili formiche,
la folla ingarbugliata, buone
autorità, cervello di sapone,
sopra le case giuocando scivolate.

4.
Un incidente, dicono, ogni ora,
una giornata di detriti, crescono
sulla piazza gli aranci del mercante.
Il pneumatico pesantissimo (tale
un giorno l’insetto sfarinò)
orecchie livella occhi voce,
le scarpe penzolano dal ramo,
evapora la gomma nella frenata.

5.
Il treno, il lago, gli annegati,
i fili arruffati. Il ponte nella notte:
di là quella donna. Il viola
nasce dall’unghia e il figlio
adolescente nell’ora prevista dice:
“Usa il tuo sesso, è il comando.”
Dentro la ciminiera, gonfio di sonno
precipita il manovale, spezzata la catena.

6.
Cani azzannano i passanti, uomini
raccomandabili guidano l’assassino,
fuori, presto, scivoli.
Negri annusano il vento.
Ambigua è la sciagura,
le sentinelle, i poliziotti.
I due voltarono le spalle.
Rete, sacco: volati
in basso come pompieri.
Spari, vibra l’asfalto,
alla porta di una casa, il tonfo.

7.
Con le mani la sorella egli
spinge sotto il letto. Un piede
slogato dondola di fuori.
Dalla trama delle calze sale
l’azzurro dell’asfissìa. Guarda,
strofina un fiammifero, incendia
i capelli bagnati d’etere
luminoso. Le tende divampano
crepitando. Li scaglia nel fienile
il cuscino e la bottiglia di benzina.
Gli occhi crepano come uova.
Afferra la doppietta e spara
nella casa della madre. Gli occhi
sono funghi presi a pedate.
Mani affumicate e testa
grattuggiata corre alla polveriera,
inciampa, nel cielo lentamente
s’innalza l’esplosione e i vetri
bruciano infranti di un fuoco
giallo: abitanti immobili,
il capo basso, contano le formiche.

8.
Osserva l’orizzonte della notte,
inghiotte la finestra il gorgo del cortile,
l’esplosione soffiò dal deserto
sui capelli, veloce spinta al terrore:
tutto male in cucina, il gas
si espande, l’acqua scroscia,
la lampada spalanca il vuoto.
Richiude la porta dietro di sé,
e punge gli occhi il vento dell’incendio,
corre sugli asfalti, cosparso d’olio:
saltano i bottoni alla camicia estiva,
la ferita si colora, legume
che una lama rapida incide.

9.
Vide dal suo posto le case
roventi incenerirsi e in fondo alla città
i denti battono sotto le lenzuola
e guizzano i corvi dall’ombelico.
L’A è finestra e oltre
si agita la pianura di stracci.
L’O si apre e si chiama
lago ribollente fango.
“Galoppate a cammello nel deserto!”
Fa acqua l’animale sventrato
dal taxi furibondo: si ricordò
d’avere atteso tanto, la gola
trapassa il sapore dei papaveri:
cala veloce nelle acque dentro
l’auto impennata, volontario
palombaro, con un glù senza ricambio.

10.
Un coro ora sono, ondeggianti
nel prato colmo di sussulti.
“Lo zoccolo del cavallo tradisce,
frana la ragione dei secoli.”
Urla una donna, partorisce,
con un bambino percosso dalle cose.
Con un colpo di uncino mette a nudo
l’escavatrice venose tubature,
e radici cariche di schiuma
nel vento dell’albero antico,
spasimano, gigante abbattuto.
Quattromila metri di terriccio
premono le schiene, e un minatore
in salvo ha mormorato:
“Là è tutto pieno di gas.”
Un attimo prima di scivolare
nella fogna gridò: Sì.

Lessi questo poemetto per la prima volta forse a diciott’anni, nell’antologia I novissimi.

Antonio Porta in Wikipedia.

Tag: ,

2 Risposte to “Antologia personale /1”

  1. enrico ernst Says:

    Più di venti anni dopo (quasi trenta in realtà), Antonio Porta ancora seminava con amore e potenza inaudita buoni semi… ricordo che venne a trovarci, insieme a Franco Loi, alla fine del liceo, in via Goito: lesse, se non sbaglio, il suo ultimo poemetto “Il giardiniere contro il becchino”. Se non lo lesse, lo lessi io poco dopo. Mai in vita mia, in un’opera poetica, ho potuto leggere la distruzione confrontarsi così da vicino con l’elemento germinale. Era uno sconvolgente testamento. Rimasi abbbacinato.

  2. Ma.Ma. Says:

    “Gli occhi crepano come uova.
    Afferra la doppietta e spara
    nella casa della madre. Gli occhi
    sono funghi presi a pedate.
    Mani affumicate e testa
    grattuggiata corre alla polveriera,
    inciampa, nel cielo lentamente
    s’innalza l’esplosione e i vetri
    bruciano infranti di un fuoco
    giallo: abitanti immobili,
    il capo basso, contano le formiche.”

    Accidenti, che forza d’immagini. Tutto. E questo passaggio in particolare. Ho come la sensazione di aver letto un romanzo di millecinquecento pagine.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: