Rosa e verde

by
Questo disegno ha una qualche relazione col racconto che segue

Questo disegno ha una qualche relazione col racconto che segue

di giuliomozzi

[Questo raccontino ha una data: 25 settembre 1993. L’Alessandra in questione è la stessa Alessandra di questo altro racconto, che è un po’ più antico – ma non tanto. gm]

Alessandra si diverte con gli specchi. In quello grande che è nella stanza d’entrata, vicino all’attaccapanni, si può vedere per intero; si diverte, stando sulla porta, a guardarsi, a farsi l’inchino, a girare su sé stessa sulla punta dei piedi, le braccia alzate sopra la testa con le punte delle dita che si sfiorano e non si toccano, gli occhi sempre a seguire l’immagine riflessa. In quello che è nel bagno, sopra il lavandino, Alessandra può vedersi il viso e le spalle solo stando in equilibrio sopra il bordo della vasca da bagno (ma la mamma le ha detto: attenta, che puoi scivolare); ma le sembra che l’equilibrio le manchi appena punta gli occhi verso i propri occhi riflessi. Per pettinarsi dopo il bagno va a prendere una sedia dalla sua camera (la mamma le ha detto: non sederti sulla spalliera, potresti cadere all’indietro). Le piace guardarsi i capelli neri lisci lunghi che quando sono bagnati si attaccano tra di loro, fanno delle specie di strisce: le sembra di avere in testa un mazzo di nastri neri. Nello specchietto piccolo che c’è nella borsetta della mamma, che si apre con lo scatto e quando è chiuso sembra un’ostrica azzurra, Alessandra riesce a vedersi solo un occhio, o il naso, o la guancia. Lo specchietto è leggermente convesso e così Alessandra, quando si guarda un occhio e poi l’altro, vede due occhi enormi, neri neri, che non le sembrano nemmeno i suoi: sembrano gli occhi della zia Lorena, che ha gli occhiali, e quando tiene gli occhiali ha questi due occhi grandi dentro il vetro, che sembrano galleggiare come due piccoli pesci in un minuscolo acquario; quando si toglie gli occhiali ha due occhi normalissimi, ma non ci vede più.
Anche a casa della nonna Sene c’è uno specchio: è nella piccola stanza a destra del corridoio, una stanza che è quasi uno sgabuzzino, che contiene solo l’attaccapanni e un mobile con quattro cassetti e, sopra il ripiano, uno specchio ovale. Il mobile e lo specchio sono antichi, lo specchio ha piccole macchie nere. Nella piccola stanza c’è una sola finestra che ha le imposte quasi sempre chiuse o socchiuse, quando Alessandra deve entrare, per appendere all’attaccapanni il cappotto o il giubbetto, ha sempre un po’ paura: nella piccola stanza c’è buio od ombra, lo specchio riflette ombre e cose nere. Alessandra sa che l’ombra che vede muoversi nello specchio quando entra nella piccola stanza è semplicemente il riflesso della porta che lei stessa sta aprendo: ma le fa impressione ugualmente, cerca di non guardare lo specchio, appende la sua roba e scappa via. Alessandra vuole bene alla nonna Sene, ma la nonna è ammalata e sta sempre a letto, da sempre; quando Alessandra le si avvicina la nonna le prende la mano e la stringe troppo forte, poi le fa qualche domanda, le solite, sempre senza lasciarla; Alessandra, che racconterebbe volentieri tutte le cose alla nonna se la nonna non la stringesse, mentre la nonna la stringe non riesce a raccontare quasi niente, se la nonna le domanda della scuola Alessandra dice che va bene, e basta. Alessandra ha paura che se cominciasse a raccontare qualche cosa della scuola la nonna la terrebbe sempre stretta, in piedi vicino al letto alto, con il braccio alzato; Alessandra si immagina di stare così tutto un pomeriggio e le passa subito la voglia, preferisce dire due parole e poi stare zitta per lasciarsi liberare, può correre in salotto dove ci sono i giornali illustrati e la zia Lorena le prepara, tutte le domeniche, le forbici e la colla e grandi fogli di carta da pacchi bianca. Alessandra taglia, incolla, con le figure dei giornali illustrati e dei cataloghi di sementi per fiori compone paesaggi, dividendo e ricomponendo le modelle dei giornali di moda si inventa nuovi vestiti, mescolando le parole dei titoli cerca di costruire frasi buffe e sorprendenti.
Nella stanza di Alessandra c’è un armadio grande, nell’interno dell’anta di sinistra c’è uno specchio, alto e stretto (nell’interno dell’altra anta ci sono dei ganci per appendere). Quando Alessandra guarda dentro lo specchio dell’armadio, nello specchio non c’è l’immagine di Alessandra. Nello specchio dell’armadio c’è l’amica segreta di Alessandra, che si chiama Fidelia. Fidelia e Alessandra si assomigliano e sono differenti. Alessandra ha la pelle scuretta, anche perché gioca tanto all’aperto in giardino, ha i capelli e gli occhi neri neri; Fidelia ha i capelli biondi e sottili, lisci, lunghi fino a metà della schiena, ha gli occhi verdi e d’oro, ha la pelle chiarissima. Alessandra pensa che lei e Fidelia devono avere la stessa età, all’incirca, perché sono cresciute insieme: però le sembra che Fidelia sia sempre stata un pochino più adulta di lei; anche ora, che Alessandra ha nove anni e sembra proprio una bambina, Fidelia ha già l’aspetto della signorina. Alessandra è sempre vestita d’inverno con dei jeans e delle maglie pesanti, d’estate con pantaloncini corti e magliette; Fidelia, invece, ha sempre vestitini di colori delicati, gonne lunghe fino alle caviglie, piccoli fiocchi tra i capelli. I colori preferiti di Fidelia sono il rosa e il verde chiaro; ha un vestito di cotone stampato, fiori rosa ed erba verde chiara, che le sta benissimo e fa vedere tutta la sua bellezza.
Fidelia è molto bella. Alessandra la invidia un po’. Quando gioca in giardino, Alessandra è sempre in compagnia di Fidelia: non si vede, ma c’è; ad Alessandra a volte sembra di vedere addirittura, quando Fidelia corre davanti a lei, l’erba che si piega sotto il suo peso leggero. Quando giocano, tutto quello che Alessandra fa Fidelia lo sa fare con più grazia. Alessandra che corre sembra un turbine che rotola, Fidelia che corre sembra un vento che porta un buon odore di fiori. Quando Alessandra spia gli insetti o le lucertole non riesce a star ferma per più di due tre minuti, poi si muove e li fa scappare, oppure deve assolutamente lei mettersi a fare qualcos’altro; Fidelia è pazientissima, così paziente che può stare un giorno intero a guardare un fiore aprirsi (poi lo racconterà ad Alessandra), o ad aspettare che la chiocciola metta la testa fuori dalla spirale. Alessandra e Fidelia si parlano mentre giocano, corrono, guardano; ogni tanto la mamma di Alessandra, affacciandosi dalla cucina, le dice ridendo: «che cosa fai, parli da sola», e Alessandra le risponde: «sto parlando con Fidelia», e si sente tutta fiera.
La cosa di Fidelia che piace di più ad Alessandra è che Fidelia ha il petto come una signorina. I suoi vestitini e le camiciette lo mettono in evidenza, mentre Alessandra nasconde sotto le sue maglie il petto ancora piatto, senza niente. Quando vanno al mare Fidelia porta un costume intero, nero, che fa sembrare ancora più splendenti i capelli biondi e la pelle chiarissima; ad Alessandra la mamma dà solo un paio di slip, e per i primi giorni una maglietta da portare per non scottarsi. Ad Alessandra sembra che il seno di Fidelia sia una cosa bellissima, e pensa che tutta la grazia e la gentilezza e la bellezza di Fidelia vengano da lì. Alessandra sa che non basta avere il seno per essere belle, ad esempio la sua maestra, che è molto buona, ha un seno grande e grosso, che le sembra esagerato, quando cammina le ondeggia sempre, ad Alessandra sembra esagerato per il corpo della maestra, che è piccolina e grassottella: quando porta le camicie le si sbottona sempre un bottone. Ad Alessandra sembra che il piccolo seno di Fidelia somigli al seno della mamma: quando la mamma sta in poltrona a leggere il giornale o a lavorare i ferri, ad Alessandra piace sederlesi sulle ginocchia, abbracciarla e appoggiarle la testa sul seno, sentire che si solleva nel respiro, sentire il battito del cuore. Alessandra spera che quando le crescerà il seno («devi aspettare un poco», le ha detto la mamma) il suo seno assomiglierà a quello di Fidelia, e che insieme con quel seno le verranno la stessa grazia, gentilezza e bellezza che ha Fidelia. Alessandra possiede un bel vestitino come quelli di Fidelia, azzurro e rosso, che finché sta appeso al servetto dell’armadio le sembra bellissimo, ma quando la mamma glielo fa indossare in certi giorni di festa o per delle visite, le sembra che addosso a lei il vestitino diventi goffo, le sembra di non saperci stare, e lei stessa si sente imbarazzata, le sembra di essere non più bella ma più brutta, e forse un po’ ridicola.
Uno degli ultimi giorni di scuola la maestra dice: «La terza domenica di settembre, come tutti gli anni, ci sarà il palio delle contrade paesi; al pomeriggio ci saranno le gare dei cavalieri, alla mattina ci sarà la sfilata con gli sbandieratori, i carri, e i personaggi con i vestiti antichi. Chi vuole può venire a scuola durante l’estate, tutti i martedì e i giovedì, e prepareremo i costumi per la sfilata.» Alessandra decide che vuole partecipare, perché ha visto la sfilata gli anni prima e le è sembrata bellissima, muore dalla voglia di sfilare anche lei, camminando lentamente, facendosi guardare da tutti, con le persone che battono le mani e fanno le fotografie. Per tutta l’estate, tranne le due settimane che va al mare con la mamma e il papà, Alessandra va a scuola il martedì e il giovedì, e sotto la guida della maestra impara a prendere le misure, a disegnare le parti sulla carta leggera, riportare i disegni sulla stoffa, a tagliare, a imbastire a mano e a cucire con la macchina, a fare gli orli e gli occhielli. Ogni bambino e bambina prepara il suo vestito: i bambini saranno dei paggetti-folletti, con delle calzamaglie verdi, delle casacche larghe con le maniche a sbuffo fissate alla vita con la cintura, e sopra le casacche sono cuciti rami e foglie con i colori dell’autunno: rosso vino, giallo dorato, verde scuro, marrone rossastro. Le bambine invece sono damine con dei corpetti rigidi di stoffa pesante, color bianco argentato con decorazioni di foglie sottili color d’oro, gonne di raso con la vita alta e di colori intensi: prugna, azzurro cupo, verde brillante. Alessandra si diverte moltissimo a fabbricare il vestito, poi nel cortile della scuola a provare la sfilata insieme con i ragazzi sbandieratori, gli uomini a cavallo, le donne che hanno messo in scena, sopra il carro che è trainato da due vacche bianche con le corna enormi, un’antica tintoria di tessuti, e alla fine di ogni prova hanno la faccia e le braccia di tutti i colori.
La domenica della sfilata è l’ultima domenica prima che comincino le scuole, fa già un po’ fresco e la maestra ha raccomandato tanto che, sotto i costumi belli e leggeri, le bambine si mettano qualcosa di pesante. La sera prima Alessandra è agitatissima, per metterla a letto la mamma le fa una camomilla, ma Alessandra nel letto non riesce a dormire e allora a metà della notte, accesa solo la lampada del comodino, spalanca la porta dell’armadio e parla con Fidelia. Fidelia è a letto, i capelli biondi sparsi sul cuscino la fanno sembrare una stella. Alessandra chiama, piano:
«Fidelia, Fidelia!»
Fidelia si sveglia subito senza fatica, come se il suo sonno fosse leggerissimo, o non fosse nemmeno un sonno, ma semplicemente un’attesa nel riposo.
«Dimmi», dice; si solleva su un fianco, le fa un sorriso.
«Ho paura», dice Alessandra; e mentre lo dice si sente stringere la gola, le viene quasi da piangere.
«Perché hai paura?»
«Domani faremo la sfilata.»
«Lo so. Mi hai fatto vedere il tuo vestito tante volte. Sei bellissima.»
«No che non sono bellissima. Mi vergogno.»
«Di che cosa ti vergogni?»
Alessandra apre la bocca, ma non sa che cosa rispondere. Poi dice, ma fa fatica a dirlo, le esce a stento: «Sono… sono ancora una bambina.»
Fidelia, che è appoggiata sul letto con il braccio destro, solleva il braccio sinistro e si tira indietro i capelli che le coprono il viso. Alessandra rimane incantata da quel gesto grazioso, guarda Fidelia che ha addosso una camicina da notte bianca che le scopre le spalle, indovina il suo piccolo seno sotto la camicina, ha una sensazione strana, mai provata, come se le si raggrinzisse la pelle del petto dove il suo seno non c’è. Fidelia non dice niente, Alessandra piange un poco, silenziosa. Poi dice:
«Vorrei essere come te.»
«Sono io che vorrei essere come te», le risponde Fidelia.
Alessandra è estrerrefatta. «Non è vero», dice, alzando un po’ la voce. «Oppure lo dici solo per consolarmi.»
«E’ proprio vero, invece», dice Fidelia. «Io sono contenta di essere quello che sono, però ti invidio un poco. Vorrei saper correre tanto da farmi venire il fiatone, invece di essere sempre così leggera e lieve. Vorrei saper gridare come fai tu, invece di sussurrare sempre. Vorrei graffiarmi le ginocchia e le caviglie, per essere disinfettata e coccolata. Vorrei mangiare le fette di pane con la nutella. Vorrei fare tante cose, ma non posso farle.»
Alessandra ha ascoltato attentamente. Guarda Fidelia e la vede sorridente e capisce che Fidelia sa essere contenta di quello che è, anche se le piacerebbe, magari ogni tanto e provvisoriamente, essere diversa da quello che è. Allora dice: «Verresti con me?».
«E’ quello che volevo chiederti», risponde Fidelia.
«Ma devi uscire dallo specchio, se vuoi che ti vedano.»
«Uscirò dallo specchio.»
«Sei capace?»
«Non ho mai provato ma sì, credo di sì.»
Alessandra ha un’esitazione. «E poi, saprai tornare dentro?».
«Non lo so», dice Fidelia, e per un attimo Alessandra ha l’impressione che Fidelia sia un po’ triste. Ma solo per un attimo, poi si entusiasma e dice: «Quando vieni fuori?».
«Adesso», dice Fidelia, e mette un piede giù dal letto.
Alessandra fa un passo indietro, poi due. Vede che la superficie dello specchio si incurva leggermente, l’immagine di Fidelia si deforma. Lo specchio si gonfia, diventa una specie di bolla, dal punto più sporgente della bolla schizzano come delle frecce di colore che corrono sulla superficie della bolla, perdendosi nella profondità dello specchio, guizzando sulla superficie come pesci prigionieri. Alessandra pensa che ha già visto qualcosa di simile, durante una gita a Venezia con la scuola, in un laboratorio di vetreria dell’isola di Murano: il vetraio prendeva un grumo di materia e la piantava a un’estremità della canna, poi soffiava nella canna e la materia grigia diventava trasparente, colorata; il vetraio la colpiva con degli attrezzi e la materia pian piano prendeva forma e colore, diventava un oggetto bello, perfetto, in pochissimi secondi. All’improvviso lo specchio si richiude con una specie di schiocco e Fidelia è davanti ad Alessandra, in carne e ossa, anche se è una carne strana e un po’ fredda, anche se la pelle conserva ancora qualcosa di vetroso, dei piccoli guizzi di colore; si abbracciano e Alessandra sente che Fidelia prende un po’ del suo calore, si riscalda, la sua carne diventa vera carne e la sua pelle vera pelle. Non si dicono più niente, vanno a letto abbracciate, si addormentano profondissimamente.
La mattina dopo sfilano lentamente, mano nella mano: sono così belle che la maestra ha voluto metterle in testa al corteo della contrada, subito dietro lo stendardo; tutti guardano Fidelia come se l’avessero sempre conosciuta, Fidelia è bellissima con il suo vestito rosa e verde, i capelli raccolti con un nastro, le pantofoline dorate. Sfilano per tutta la mattina tra la gente che batte le mani e scatta le fotografie; sono contentissime.
Finita la sfilata Alessandra ha un attimo di angoscia. Sono sedute sull’erba nel cortile della scuola dove si sono radunati tutti quelli della contrada. Alessandra chiede: «Quando te ne vai?»
Fidelia risponde: «Non lo so. Voglio stare con te per sempre, ma non posso restare nel mondo.»
«Resta qui», dice Alessandra, e sente che le torna il pianto.
«Posso restare qui», dice Fidelia, «ma non in questo modo.»
Alessandra si alza in piedi, solleva Fidelia abbracciandola. Sollevandola e stringendola sente che Fidelia è diventata leggera leggera, e ha paura. «Cosa c’è?», le chiede, ma Fidelia non risponde, si abbandona nell’abbraccio appoggiandole la testa sulla spalla. Alessandra sente che le viene da piangere, chiude gli occhi per non vedere niente, stringe forte Fidelia. Sente la voce di Fidelia che la chiama: «Alessandra!», apre gli occhi e si accorge che ha le braccia strette al petto, con le mani stringe i suoi propri avambracci, non c’è più Fidelia. Alessandra corre a casa, inciampandosi nella gonna di raso, senza badare alla mamma e alla maestra che la chiamano, corre a casa e corre in camera, apre l’armadio e guarda nello specchio: nello specchio c’è Alessandra, affannata, scapigliata. Alessandra piange a dirotto, si butta per terra, si prende la faccia tra le mani. Poi si sente chiamare di nuovo: «Alessandra!», alza gli occhi e guarda nello specchio: si guarda nello specchio e si vede, si alza in piedi e sente che il suo movimento è grazioso, si tira indietro i capelli che le sono venuti sugli occhi e riconosce, vedendosi, lo stesso gesto di Fidelia; all’improvviso Alessandra sente un grande calore dentro il petto, come un’amicizia fortissima, e capisce che non è sola, che non sarà mai sola, per sempre.

5 Risposte to “Rosa e verde”

  1. icalamari Says:

    Ah, che bello.
    Il mio amico immaginario a nove anni era una mosca. Meno male che non è finita come nel racconto. 😀

  2. Lidia Says:

    Bellissimi racconti.

  3. Daniela Grandinetti Says:

    ci sono certi racconti, certe trame, certi personaggi che hanno un respiro naturale, li leggi e lo senti, un respiro regolare, senza affanno…. mi ha riportato a una storia di amicizia nata nell’infanzia e mai finita. Bello!

  4. blogdibarbara Says:

    C’è un motivo preciso per cui i colori di Fidelia sono rosa e verde?

  5. antoniolamalfa Says:

    Quando ero piccolo nella camera da letto dei miei c’era un armadio che aveva due  sportelli ricoperti di grandi specchi rettangolari, separati da una fila di cassetti, e orientandoli l’uno verso l’altro potevo vedere una fila lunghissima di bimbi, tutti a mia immagine e somiglianza, che si perdeva all’infinito; cercavo di vedere quello più lontano e più piccolo, dietro il quale con un po’ di sforzo potevo vederne un altro, e così via, e pensavo che mi sarebbe piaciuto raggiungerlo, in una dimensione tutta mia, che esiste solo all’interno dello specchio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: