Ipod

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di Antonio La Malfa

Salve, sono Antonio La Malfa e sto partecipando alla Bottega di Narrazione 2012-2013. Giulio Mozzi ci ha dato l’opportunità di pubblicare degli stralci di ciò che stiamo scrivendo. Mi piacerebbe ricevere dei commenti in relazione al brano qui sotto, che fa parte del terzo capitolo della mia narrazione, che ha il titolo provvisorio “Ipod”. Sono previsti complessivamente otto capitoli. Grazie tante e buona lettura.

Anche stamani Antonio ha deciso di correre fuori. Ha preso la macchina, è uscito da Piombino ed ha raggiunto Rimigliano, una lunga e stretta pineta tra Baratti e San Vincenzo. Ha lasciato la macchina nel parcheggio di un ristorante, e da lì ha iniziato a percorrere un sentiero incuneato tra gli alberi. La sensazione di corsa è morbida: il terriccio e gli aghi di pino hanno trasformato il sentiero in un tappeto. C’è fresco, non c’è vento, e Antonio nel suo affanno riesce comunque a percepire il profumo acuto della resina dei pini. Niente panorami, stamani, solo la sensazione di essere protetto e nascosto dalla pineta. Tutto è più raccolto, il passo ovattato. Si sente il rumore del mare, distante sì e no duecento metri.
Dopo un paio di chilometri, Antonio accende l’Ipod. Esordisce Battisti con “Acqua Azzurra acqua chiara”. “…ti telefono se vuoi, non so ancora se c’è lui…” La vita è complicata, pensa Antonio, si appiccicano addosso certe pulsioni e non ci si fa a schiodarsele di dosso, anche se si sa che porteranno a esperienze insensate, a dolori, a notti insonni. Sarebbe tutto più semplice se non venissero proprio in testa. Poi Antonio si sofferma su Stefania, sul brivido che gli dava la notizia di Marco in trasferta a Milano per una settimana, sull’intensità degli incontri tra lui e Stefania, su quella vita che viaggiava a velocità doppia, caricata a menzogne a spese di Giulia e di Marco. Entrambi cercavano giustificazioni per mezzo di un rapporto mai decollato tra lui e Giulia, sottolineavano la superficialità di Marco nei confronti di Stefania. Ma alla fine non se ne curavano più di tanto, pensando semplicemente che Antonio e Stefania si meritavano quelle sere. Indipendentemente dall’esistenza di un amore puro. Il loro era, sì, un amore impuro, opacato dalla clandestinità, dall’amicizia nei confronti degli altri due compagni di vita, dalle bugie, ma era impreziosito dall’unicità di ogni loro appuntamento, dalla precarietà e dalla impossibile pianificazione del futuro, dalla comune voglia, necessità, istintuale urgenza di fare l’amore; durante i loro incontri Antonio e Stefania usavano tutti i cinque sensi: si osservavano nudi l’uno di fronte all’altra, si annusavano, si leccavano, si mordevano, si cibavano dei rispettivi mugolii, si toccavano e infine si congiungevano come può farlo una chiave nella sua serratura. Il sentiero percorso da Antonio si è congiunto con la strada asfaltata, ed è il momento di tornare indietro, con una piccola deviazione verso il mare. Il passo è appesantito dalla sabbia, alleggerito dalla musica. Tutto il suo corpo è inondato di vento; si è alzato un vento caldo di scirocco. Un caldo anomalo che avvampa, che amplifica il suo desiderio. Antonio desidera Stefania, un imperativo che affiora di tanto in tanto, ormai da molti anni. Nel frattempo è arrivato alla macchina; si ferma e ricopia diligentemente i titoli delle canzoni sul suo moleskine.
Antonio ripercorre la strada verso Piombino in macchina, e ripensa al suo percorso di vita. E’ sostanzialmente soddisfatto per il suo lavoro, per i suoi studi, per il tempo libero che suddivide tra letture, corsa e musica. Il suo rapporto con Giulia è l’anello più debole della catena. Rispetto e condivisione di intenti, ma ovviamente non bastano.
Antonio entra in casa, trova un biglietto di Giulia. Ha telefonato il maresciallo Corti, devi chiamarlo con urgenza.
“Pronto carabinieri.”
“Salve, sono l’ispettore Paci, mi ha cercato il maresciallo Corti.”
“Sì, ispettore, glielo passo, rimanga in linea.”
“Antonio?”
“Buongiorno Vincenzo, come stai?”
“Eh, caro ispettore, io sto bene, ma purtroppo non è un buon giorno; è cominciato in modo complicato…”
“Cioè?”
“E’ sparita la signora Moretti, quella della scuola di musica.”
“Stefania? ehm… Stefania Moretti?”
“Sì. E’ sparita. So che è una tua amica, appunto per questo ti ho chiamato e se vuoi, possiamo iniziare a collaborare per la sua ricerca… ”
“Ma sì, grazie Vincenzo, ma…accidenti, che guaio…l’avevo vista al funerale di sua s…”
“Sì, lo so. La signora Moretti è irreperibile da ieri mattina, da ventiquattr’ore, e anche se ne occorrono quarantotto per formalizzare la scomparsa, qui siamo in una piccola città, ed un giorno è lungo più che a Roma o Milano. E’ difficile che la signora torni a casa, è probabile che le sia successo qualcosa come…”
“Fuga, rapimento, decesso, intendi?”
“Sì. Più o meno. Ti lascio il mio telefono, ho già ricevuto ordini per diramare a tutte le compagnie della regione le generalità della signora, poi faremo dei giri in città. Fammi sapere che intende fare il commissario. E che vuoi fare tu.”
“Grazie Vincenzo, sei un amico.”

In effetti la giornata è stata tutt’altro che buona, come aveva predetto Vincenzo. In ufficio Antonio ha chiesto un colloquio con il commissario, ma il commissario è rimasto a Firenze tutto il giorno. Nonostante la forte preoccupazione per Stefania, Antonio si è rassegnato ad evadere le pratiche più urgenti su immigrati e passaporti, senza avere la possibilità di iniziare a fare indagini per la sua amica. Tra l’altro il suo marito Marco si è rivolto ai carabinieri, e formalmente, essendo passato solo un giorno, Stefania non è ancora sparita.
E’ sera, Antonio rientra a casa e cerca il numero di telefono che gli aveva lasciato il maresciallo, vuole sapere se ci sono novità. Ha scritto il numero nel taccuino, sotto i titoli delle canzoni di stamani. Antonio osserva la pagina del taccuino, gli si gela il sangue, si mette a sedere. Si passa la mano sugli occhi, poi riguarda con attenzione la pagina. Deve esserci una spiegazione, pensa. Guarda uno per uno i titoli delle canzoni, cerca di capire.

Acqua azzurra acqua chiara
In the end
Under pressure
The bitter end
Abbey road
Thick as a brick
Europa
Mi fido di te
If I were you

Le prime lettere. La prima lettera di ogni canzone; leggendole dall’alto in basso, formano l’acronimo: AIUTATEMI.
“E’ un caso”, mormora Antonio. Cerca di convincersi che sia un’evenienza fortuita, un inciampo della realtà casuale che si carica improvvisamente di senso in nove lettere. Il suo IPOD è impostato secondo il programma “brani casuali”. Nessuno era con lui stamani, mentre correva in pineta. Quindi? Un caso, sì, un caso. E se non lo fosse?
E poi, anche ammettendo un’altra spiegazione, una spiegazione – come si può chiamare? Sovrannaturale? Straordinaria? Metafisica?, pensa Antonio -, una spiegazione priva di razionalità, che non si può comprendere con i normali canoni della conoscenza, che starebbe a significare questa supplica? Chi vorrebbe un aiuto? Stefania, se fosse viva, sicuramente ne avrebbe bisogno. Quella idea parassita pian piano infesta tutte le circonvoluzioni cerebrali della materia grigia di Antonio. Antonio, pur di credere e sperare che Stefania sia viva, lascia uno spiraglio alla spiegazione incomprensibile. Un caso o no, Stefania ha bisogno di me, conclude Antonio. Parlarne con qualcuno? Meglio di no: se è stato un caso, basterà rivedere i titoli delle canzoni dei prossimi giorni. Se ritorneranno iniziali prive di senso, sarà come svegliarsi da un brutto sogno. Se invece si leggeranno parole cariche di significato, vorrà dire che Antonio si troverà nel bel mezzo di un incubo.

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54 Risposte to “Ipod”

  1. Cristiano Says:

    Non vorrei suonare antipatico, ma sottoporsi al pubblico giudizio non sempre è piacevole. Queste sono le mie personalissime impressioni da lettore bizantino.
    Da un punto di vista formale: brano poco scorrevole, punteggiatura da rivedere, “d” eufoniche da eliminare, aggettivazione ipertrofica (per i miei gusti), tempi verbali non sempre coerenti, un paio di ripetizioni di troppo, preposizioni spesso errate, frasi intere da riformulare, dialogo non credibile.
    Da un punto di vista narrativo: i pensieri di Antonio sono noiosi (“la vita è complicata, ecc. ecc.). Forse l’uso del libero indiretto alleggerirebbe la narrazione. Nel capitolo non accade nulla: solo pensieri, descrizioni e qualche informazione. Se, invece, venisse introdotto o sottolineato un conflitto (magari funzionale alla storia), il tutto risulterebbe più accattivante.
    In conclusione, la lettura non è decollata, rimanendo appesantita dalla scelta del presente indicativo e della terza persona. Manca, in una parola, di ritmo. Se, in libreria, aprissi a caso una pagina di un libro e leggessi questo brano, non lo comprerei.
    Spero queste righe possano essere utili. In bocca al lupo per tutto.

  2. anita feltrin Says:

    c’è senz’altro qualcosa che non scorre, ma nel complesso il brano è piacevole…. e interessante…
    auguri

  3. dm Says:

    (Impavido. Che rischio a esordire con una richiesta del genere. Il lettore trasformato a forza in giudice o in consigliere – al di là che esprima o no il giudizio o il consiglio – è un lettore infìdo. Ha perduto la propria innocenza e magari non è abituato a perderla. Fossi in lei, non sposterei di un millimetro la mia prosa, dopo. In ogni caso la proposta indecente la posporrei alla narrazione, in modo da avere una lettura accettabilmente naturale e solo poi, da chi ha davvero qualcosa da dire, il consiglio o il giudizio. Questo è il solo commento che mi sento di fare al post. E buone fortune!)

  4. Tonino Pintacuda Says:

    L’ha ribloggato su Antonino Pintacudae ha commentato:
    Antonio La Malfa ci racconta la Bottega di Narrazione della Laurana condotta da Giulio Mozzi

  5. davide Says:

    mah,io non son d’ accordo con quanto dice Cristiano sopra(e dire che di solito,qua sopra son stato abbastanza severo con altri scritti narrativi :))

    i “problemi”del pezzo di La Malfa sono una voce narrante un po ottocentesca come modi,molto ,troppo intrusiva,(era meglio seguire il vecchio motto”show,don’t tell”,”mostra,non dire”)e qualche dialogo un pò legnoso,da sceneggiato Rai .

    Per il resto come tematica personalmente mi può interessare (diciamo ,come tema la sottile paranoia che si può estrapolare da ambiti anche banali,all’apparenza,della vita quotidiana)e minimo di tensione c’è.

    Certo un linguaggio più sciolto e innovativo(come ad esempio la presentazione del pensiero del protagonista in “corsivo”(vabbè,caratteri inclinati,intendo),spaziato fra le ellissi,come fanno Ammaniti e Stephen King)avrebbe giovato ,rendendo tutto più nevrile e meno convenzionale

    che dire, Antonio La Malfa,son curioso del resto( e fra le narrazioni pubblicate qua sopra direi che è la prima volta che lo sono..:))

  6. davide Says:

    non per fare il “recensore delle recensioni”(per quanto brevi )ma sopra,leggo(cit Cristiano):

    “””Nel capitolo non accade nulla: solo pensieri, descrizioni e qualche informazione. Se, invece, venisse introdotto o sottolineato un conflitto (magari funzionale alla storia), il tutto risulterebbe più accattivante…..[..]. Manca, in una parola, di ritmo””

    ordunque,non mi pare che non avvenga nulla,vedere la scena del display;poi certo,si può discettare se sia “forte” o meno

    Un filo di conflitto o cmq situazione di tensione si intuisce.

    Il ritmo,che dire,non sarà la cavalcata di “Seratina” (in”gioventù cannibale”,la raccolta Einaudi )di Ammaniti,un famoso racconto di quasi 20 anni fa,ma la media delle narrazioni italiane sono molto più asfittiche e lente

  7. gian marco griffi Says:

    Davide, vedi che se fai il bravo ti tolgono dal castigo?

  8. Andy Says:

    Stefania e’ scomparsa. Magari rapita, probabilmente morta, forse solo fuggita. Il protagonista indaghera’ sui segreti della sua amante, venendo a conoscenza di aspetti della sua (di lei intendo) vita che non immaginava. E scoprendo in questo modo anche qualcosa in piu’ su se’ medesimo.
    Stefania si drogava. Stefania faceva parte di una setta satanica. Stefania era triste. Stefania non soportava il peso di una vita inutile e senza senso- la sua come quella di Antonio, di Marco, di Vincenzo, di Giulia e di tutti gli altri- una corsa affannosa verso la fine della pista, con la sola magra consolazione di una playlist.

    @Antonio: questo quello che ho visto guardando oltre il solo incipit. Probabile che mi sbagli. In ogni caso, non mostruosamente originale.

    Visto che hai scelto l’indicativo presente, non sarebbe stato piu’ coinvolgente usare la prima persona? Se il libro dev’essere un viaggio alla scoperta dell’io- ammesso che lo sia, forse e’ solamente un giallo- non sarebbe piu’ funzionale (la prima persona, dico)? La terza persona mi sa di narratore onniscente, formula che si sostiene meglio col passato remoto.

    Il tutto ovviamente a mio modestissimo parere.

    Ciao e aspettiamo il seguito.

  9. davide Says:

    ..grazie,ma son già stato tolto dal castigo ben due settimane fa,mica oggi 🙂

  10. davide Says:

    cit andy:

    “”questo quello che ho visto guardando oltre il solo incipit. Probabile che mi sbagli. In ogni caso, non mostruosamente originale.”

    yawwwn..

    andy,ci puoi far un esempio di cosa potrebbe esser (altrove,suppongo)mostruosamente originale?così giusto per gradire

  11. Andy Says:

    @Davide: Etchi’…(termine onomatopeico a indicare starnuto di probabile origine allergica)

    quello che non e’ mostruosamente originale e’ quello che mi immagino io per aver letto solo un incipit. Ho anche detto che probabilmente mi sto sbagliando e che il seguito potrebbe essere mostruosamente originale (ho anche detto che lo sto aspettando).

    Se da un incipit che suggerisce cose tutto sommato ovvie e facilmente immaginabili (le varie soluzioni che suggerisco) viene invece fuopri qualcosa di inaspettato, credo si possa dire che siamo difronte a qualcosa di originale (mostruosamente non lo so).

    Mi sono spiegato?

  12. davide Says:

    …sopra c’è qualcosa di più di un incipit,eh!

    non credo neanche che “… suggerisce cose tutto sommato ovvie e facilmente immaginabili “”,non è così automatico,direi

    prendo atto che non ho avuto risposto alla mia domanda,che riposto:

    “”ci puoi far un esempio di cosa potrebbe esser (altrove,suppongo)mostruosamente originale?”

    discorso lungo,lo so,ma sta fissa dell originalità “primigenia”,ad ogni costo,mi ha proprio annoiato

  13. Andy Says:

    @Davide.

    1. Leggo un primo capitoletto (visto che incipit non ti piace)

    2. Mi immagino una serie di evoluzioni della storia

    3. Queste evoluzioni, proprio perche’ me le immagino io senza fatica, non mi sembrano particolarmente originali

    4. se la storia dovesse prendere una piega diversa (che ora non riesco a immaginare- ed e’ qui tutto il senso del mio commento), mi colpirebbe per la sua originalita’

    5. nessuna di queste constatazioni implica che il racconto sia brutto o noioso o che lo stia giudicando (per quel che puo’ valer il mio giudizio, ovvio, ma di questo mi pareva si stesse parlando) negativamente. Dico solo che ho delle aspettative sulla trama (che non e’ l’unica cosa che conta, infatti ho detto qualcosa anche a proposito della struttura narrativa) e che spero vengano disattese.

    Vuoi qualcosa di “mostruosamente originale”?

    I “Flashsideways”.

  14. davide Says:

    “mi immagino una serie di evoluzioni della storia”/”Dico solo che ho delle aspettative sulla trama ”

    scusa ma..:)come si fa ad esserne sicuri :)?

    in casi del genere(piu lunghi di un incipit,meno lunghi di un capitolo finito )davvero meglio concentrarsi su linguaggio,stile,temi che affiorano,piuttosto che supporre quanto sopra ..:( credo…

    quanto a “flashsideways”,mai sentito nominare(sideways in inglese son le strade secondarie,ma non mi sovviene oltre )

  15. manu Says:

    ciao antonio, lascio qui alcune considerazioni forse un po’ sconnesse sul tuo IPOD

    sull’incipit c’è quell’aggettivo ‘morbida’ unito a ‘sensazione’ ripetuto a distanza di poche righe che non mi piace.

    l’uomo che corre e pensa mi piace, (hai letto di murakami ‘l’arte di correre’?), ma tenendo presente il ritmo di una corsa potrebbe essere interessante che le parole usate per raccontare il pensiero di antonio potessero avere lo stesso ritmo di passo e respiro, segmenti brevi, precisi. ecco che allora l’intero periodo che va dalla riga 11 alla riga 14 (da “la vita è complicata..” fino a “in testa. Poi…”) potrebbe essere eliminato, per partire direttamente con “Antonio corre e pensa a Stefania” facendo uso del presente e quindi trasformando le frasi seguenti più o meno così: “al brivido che gli dà sapere Marco in trasferta a Milano per una settimana, all’intensità dei loro incontri, alla sua vita che viaggia a velocità doppia, carica di menzogne a spese di Giulia e di Marco …”. il tutto contribuirebbe – credo – ad un primo piano su antonio un po’ più vivace.

    poi c’è quell’immagine: “infine si congiungevano come può farlo una chiave nella sua serratura”. beh, qui devo dirti che l’intensità del rapporto antonio/stefania rimane, come dire, alla porta (?). e per di più appena dopo il punto trovo di nuovo il verbo congiungere.

    mi sarei aspettata un passaggio forte dall’indugio sulle sensazioni che l’ambiente all’aperto procurano al corpo e alla mente di antonio al corrispettivo opposto dell’ambiente chiuso, claustrofobico dell’ufficio, con il carico di lavoro e la scoperta di una denuncia di scomparsa che riguarda stefania: luce naturale/artificiale, silenzio/rumore, libertà/costrizione (e per farlo avrei tolto la telefonata).

    infine devo dire che non riesco a sentire l’apprensione di antonio per stefania. gli si gela il sangue per l’acronimo ma fino a quel momento non agisce nè pensa con la stessa sfrontatezza che lo porta a tradire compagna e amico per una passione a suo dire incontenibile: il mondo non si ferma, le pratiche per gli immigrati e i passaporti hanno la precedenza.

    sulla trovata dell’acronimo attendo sviluppi.
    un saluto e buon lavoro

  16. Giulio Mozzi Says:

    Andy, non hai letto un “incipit”, e nemmeno un “primo capitoletto”. Bensì – come è scritto nella premessa in corsivo – un brano da un terzo capitolo.

  17. Barbottina Says:

    Il mio consiglio di lettrice è: taglia. Taglia tutto il superfluo e lavora su quello che resta.
    Buono l’inizio, ci sono forse un po’ di parole ripetute ma potrebbe essere un mantra della corsa.. Ma poi Antonio non riesce a coinvolgermi nelle speculazioni mentali sul suo rapporto con Stefania e mi perde…

    Una domanda entrando nel merito del racconto: perché diamine dopo una corsa un uomo sente il bisogno di ricopiare su un taccuino i titoli delle canzoni del proprio Ipod? (premetto che io non corro né ho un Ipod, per cui chiedo scusa se ignoro le abitudini in merito).
    Troverei più ragionevole che le scaricasse sul o dal PC.. ma comprendo l’espediente narrativo.

    In bocca al lupo

  18. Andy Says:

    Giusto giusto.Incipit solo dal mio punto d’osservazione. Primo capitoletto era un termine ad uso e consumo del solo Davide. Non avendo letto quello che c’è prima, devo inevitabilmente basarmi su quello che ho a disposizione: vero è che meglio avrei fatto a riferirmi al pezzo come ad un estratto e non come ad una tranche d’avvio.

  19. gian marco griffi Says:

    Qualunque cosa sia, brano, incipit, capitoletto o altro, il dialogo è scarso.

  20. davide Says:

    …. sopra in in alto in calce era scritto,a legger bene :

    “”Mi piacerebbe ricevere dei commenti in relazione al brano qui sotto, che fa parte del terzo capitolo della mia narrazione, che ha il titolo provvisorio “Ipod”.”

    quindi non vedo cosa centri “”Primo capitoletto era un termine ad uso e consumo del solo Davide” 🙂

    @ gian marco:ok (dico io),anche a me, l’avevo scritto sopra,i dialoghi eran sembrati un pò scarsi

    (non che ci cambi la vita ma vedo sempre un pò di sinchronicity quando si trova qualche rilievo comune :))

  21. Carlo Capone Says:

    Tutto ciò che viene prima di:

    Antonio entra in casa, trova un biglietto di Giulia. Ha telefonato il maresciallo Corti, devi telefonargli con urgenza.
    “Pronto carabinieri.”

    lo taglierei, senza rimpianto alcuno. Poi se ne può discutere.

    Caro Antonio,magari provengo da una giornata un po’ così, però guarda che la vedo dura, eh.

  22. valentina Says:

    non era “molesKine”?

  23. davide Says:

    ?

  24. valentina Says:

    Il taccuino, nel testo, è chiamato “molesquine”. Un dettaglio, o forse no.

  25. davide Says:

    credo sia un refuso,non un”indizio” narrativo 🙂

  26. valentina Says:

    non lo intendevo come indizio narrativo ma come dettaglio poco curato

  27. anna Says:

    Vorrei anch’io fare qualche osservazione. Prima di tutto trovo il ritmo troppo diluito. E’ già stato detto che durante la corsa Antonio dovrebbe utilizzare un ritmo più sincopato, affannoso, fatto di frasi brevi e spezzate per sottolineare i passi e farci correre insieme a lui. Ho trovato gradevole l’ambientazione iniziale e mi sarebbe piaciuto riprovare la sensazione di calpestare un tappeto di “aghi di pino”. Mi è sembrato forzato il passaggio dal fresco senza vento al vento caldo di scirocco. Forse è Antonio che dopo la corsa si sente accaldato e questo calore anticipa il cambiamento di situazione. In generale tutte le riflessioni sul rapporto tra Antonio e Stefania e tra loro e i rispettivi ( quando usi “rispettivi” credo sia superfluo aggiungere “dell’altro”) compagni mi sembrano intrusioni dell’autore. Quasi un voler riassumere la storia che credo sia stata sviluppata nei capitoli precedenti. Dici senza mostrare e il risultato è una fredda elencazione di situazioni e problemi che non ci fa vedere i conflitti. Anche il dialogo con Vincenzo non mi convince (mi pare che l’uso del tu e del lei sia confuso e anche i tempi verbali andrebbero rivisti). Antonio in quel momento è preso dal desiderio di Stefania e alla notizia della sua scomparsa reagisce senza emozione. Tutta la sua giornata prosegue incolore: fino a che punto Stefania lo interessa? Anche l’acronimo non mi intriga, mi sembra un “deus ex machina”. Cercherei qualche altro espediente più plausibile per far crescere la tensione. E di nuovo, quando Antonio cerca di comprendere la scomparsa, sento forte l’intrusione dell’autore. Infine, durante la lettura mi sono posta tante domande e credo che questo sia il segno che la storia c’è, può crescere e coinvolgere. Devi spostare l’attenzione sul lettore, prenderlo per mano e tirarlo dentro. Penso che puoi farcela e ti ringrazio per l’attenzione.

  28. gian marco griffi Says:

    Ps: naturalmente mi rendo conto che la mia affermazione “il dialogo è scarso” sia alquanto capresca, non sia d’aiuto alcuno e andasse quantomeno motivata.

  29. antoniolamalfa Says:

    Care lettrici e lettori, vi ringrazio per la lettura e le vostre osservazioni. Questo post in un giorno e mezzo ha ricevuto più di 500 visite e 28 commenti. Sono inoltre sorpreso dalla attenzione e dalla competenza che avete dimostrato nel commentare. Per tutto questo, vi confesso che sono un po’ intimorito nel rispondere ai commenti ricevuti.
    @ Cristiano: prendo atto del fatto che non ti sia piaciuto questo brano, sotto tutti i punti di vista. Solamente mi pare che ti sia lasciato prendere la mano quando scrivi che nel mio brano ci sono “preposizioni spesso errate”.
    @ Anita Feltrin: grazie.
    @ Dm: certamente proporre un brano di una narrazione molto più ampia espone a dei rischi, soprattutto se il brano in questione viene scelto sulla base di alcune perplessità dell’autore. Non è, in altre parole, un brano civetta che serva a mettere in mostra i punti forti, ma un momento della storia in cui mi serve di capire le reazioni di potenziali lettori.
    @ Tonino Pintacuda: un vero piacere incrociarti qui
    @ Davide: prendo atto, come hanno notato anche altri lettori, dell’eccessiva presenza della voce narrante, e sono contento di averti lasciato un po’ di curiosità per sapere il resto della storia
    @Andy: non vorrei fare il “mostruosamente originale”, del resto per scrivere attingiamo tutti da un serbatoio universale di storie. Molto più importante come gli ingredienti, sempre quelli, di storie vengano mescolati tra loro e in quale sequenza, spero di non combinare pasticci. Ho scelto la terza persona narrante con punto di vista limitato, che segue passo passo il protagonista, perché, almeno nelle mie intenzioni, il libro non è “un viaggio alla scoperta dell’io”, come tu, Andy, ipotizzi. Il tuo parere, comunque, non è per niente “modestissimo”.
    @ Manu: ho letto “l’arte di correre”: mi ha invogliato a correre la maratona lo scorso anno 🙂 non avevo fatto caso alla ripetizione, ci rifletterò. Sui pensieri che dovrebbero assumere un ritmo più serrato con frasi paratattiche: non sono d’accordo, per una questione personale. Quando corro a lungo e lentamente, posso pensare ai massimi sistemi con pensieri profondi e articolati. Ecco, la corsa lenta mi dà più l’idea della profondità che del ritmo.
    Ti dò ragione sulla mancanza di apprensione del protagonista per Stefania: dalla telefonata al suo ritorno a casa, per espediente narrativo, non deve succedere gran che(all’inizio avevo messo i puntini di sospensione tra la mattina e la sera), ma ho scritto un raccordo troppo freddo e incolore. Comunque si lavora fino a luglio per rimediare…
    Sull’acronimo: è una questione a lungo dibattuta e non ancora risolta.
    @ Borbottina: taglierò, se saprò cosa tagliare. Sul perché diamine il protagonista scrive i titoli nel taccuino, è spiegato in un passo del primo capitolo: “…Tanto per verificare che il programma “brani casuali” abbia funzionato a dovere, premendo ripetutamente il tasto rewind, l’uomo in mutande[il protagonista] trascrive, come spesso fa, in un taccuino la serie dei brani. Sua moglie lo ha spesso deriso per quella pedanteria, ma lui spera in cuor suo, un desiderio inconfessabile: che nemmeno i brani casuali accadano per caso.”
    @ gian marco griffi: il dialogo è effettivamente scarso.
    @ carlo capone: Interpreto il tuo punto di vista: tutto ciò che è scritto a monte del punto da te indicato, non ti piace(cioè, quasi tutto). E lo taglieresti, senza rimpianto alcuno. Poi aggiungi: ” Caro antonio…guarda che la vedo dura, eh”. Vedo che mi lasci pochi margini di manovra, prendo atto del tuo parere di addetto ai lavori, e ti ringrazio per la tua lettura.
    @ valentina: sì, certo, è moleskine, ho sbagliato, ora ho corretto, e grazie per la segnalazione.
    @ Anna: ti rimando a ciò che ho scritto a Manu, circa il ritmo. Forse ho un flusso di pensieri bizzarro durante la corsa 🙂 Sul passaggio da assenza di vento dentro una pineta, a vento quando si arriva sul mare, non mi pare poi così inconsueto. Sulla voce che spiega troppo, credo che tu abbia ragione. Sulla telefonata: non mi pare di aver fatto confusione tra “tu” e “lei”. E sulla notizia della scomparsa, vedi ciò che ho scritto a Manu. Sull’acronimo: come ho già scritto sopra, è una questione dibattuta e non ancora definitiva.
    Vi ringrazio infinitamente, tutti quanti

  30. manu Says:

    grazie a te antonio (ti invidio la maratona!)

  31. blogdibarbara Says:

    Dialogo scarso? Embè, per il 99% del capitolo è da solo: con chi dovrebbe dialogare?

  32. davide Says:

    eh no barbara,non proprio

    vedi qua dal pezzo sopra

    ““Sì, ispettore, glielo passo, rimanga in linea.””
    [..]
    ““Buongiorno Vincenzo, come stai?””

    un pò troppo da fiction Rai

    peraltro nell intervista a giulio mozzi su un famoso manuale di scrittura creativa ,curato da laura lepri,nel 1997,c’era la richiesta del buon giulio di evitare dialoghi pedantissimi tipo,proprio:

    (((salve come va?
    bene,lei?
    ..anchio!)))

    (le parole non eran quelle ma piu o meno il succo era quello)

    adesso magari quelli di antonio la malfa sono un po meglio,a dialoghi almeno telefonici,ce ne sono,e direi sono la parte meno riuscita del suo pezzo,che peraltro,per carità,ha altre parti piu riuscite

    morale,i dialoghi sono in letteratura una”reinvenzione” quasi completa,non si può fare un calco 1:1 della realt,sennò si mettono interazioni davvero poco interessanti e che appesantiscono il tutto

  33. gian marco griffi Says:

    Blogdibarbara, con “dialogo scarso” non intendevo scrivere che nel brano c’è troppo poco dialogo, ma che quello che c’è è brutto. Ma mi pare che l’autore abbia afferrato.

  34. RobySan Says:

    Direi che qui “AIUTATEMI” è un acrostico, non un acronimo.

    Varie altre:

    …si cibavano dei rispettivi mugolii dell’altro…: se sono “rispettivi” la specificazione “dell’altro” è pleonastica.

    …una spiegazione priva di razionalità, che non si può spiegare con i normali canoni della conoscenza… : questo è un vero elogio della cacofonia. E quel “normali canoni della conoscenza” è pretenziosissimo.

    …Ha telefonato il maresciallo Corti, devi telefonargli con urgenza…: altra ripetizione a corta distanza, decisamente mal suonante (benché di semplicissimo rimedio).

    …e infine si congiungevano come può farlo una chiave nella sua serratura. Il sentiero percorso da Antonio si è congiunto con la strada asfaltata…: ennesima ripetizione (congiungevano … congiunto). La “chiave nella serratura”, pare i “due piselli in un baccello” di Laurel&Hardy. Eppoi: prima si “annusano” e si “leccano”, animalescamente, poi, più castigatamente, si “congiungono”: mmmhhhh.

    Eccetera, eccetera.

    Una domanda: quanti anni ha l’autore di questo brano? Ditemi che è molto giovane, per favore.

    *****

    @Griffi: che diavolo vuole saperne, lei, di dialoghi. Eh?!?

  35. gian marco griffi Says:

    In effetti, adesso che mi ci fa pensare, non ne so un bel niente.

  36. blogdibarbara Says:

    Gian Marco (+ Davide): ah ok, se scarso era in quel senso allora siam d’accordo.

  37. marisasalabelle Says:

    Anch’io voglio cimentarmi in un commento. Trattandosi di un breve testo, mi baserei su due elementi principali: trama e stile. La trama, per il poco che si può vedere, non mi sembra ben costruita. La giornata di Antonio comincia al mattino, quando lui sale in macchina e va a “correre fuori”. Finita la corsa, tornato a casa, trova il biglietto di Giulia e telefona al maresciallo Corti. Ecco che parlano della giornata, iniziata male, con la scomparsa di Stefania. Ci aspettiamo che Antonio se ne occupi, ma la giornata viene sbrigata in due righe, è già sera, Antonio è di nuovo a casa, ripensa alla scaletta delle canzoni ascoltate col suo Ipod. Cosa c’è che non va in questa scansione degli eventi? A me pare che ci sia una sproporzione evidente, che si dilatino in modo eccessivo i tempi che Antonio trascorre solo, immerso in riflessioni che ho trovato un misto di banalità (la vita è complicata…) e di contorsioni mentali e sintattiche; intento a decifrare i messaggi subliminali che provengono dall’Ipod o impegnato nell’estenuante conversazione telefonica col maresciallo. Tutto il resto, l’intera giornata, viene messo tra parentesi.
    Ma, chiaramente, della trama di un piccolo stralcio si giudica male: tutto sta a vedere come questo pezzetto si inserisce nell’intera storia. Diciamo che, a giudicare da questo assaggio, temo che la vicenda si sviluppi piatta e priva di ritmo.
    Lo stile, d’altra parte, è piuttosto scadente. Incongruenze sintattiche e improprietà lessicali sono già state notate da altri lettori. Devo confessare che mi ha dato fastidio il “correre fuori” della prima frase, intanto l’ho trovato pesante, faticoso, poi anche inutile: chi va a correre, generalmente corre all’aperto, non occorre specificare. Ecco, il testo è costellato di circonlocuzioni e aggettivi inutili, il monologo interiore di Antonio passa confusamente dall’impersonale (“si cercavano giustificazioni”, “si sottolineava”) al personale (“non se ne curavano”), il lungo dialogo telefonico è pesante e in certi punti poco chiaro. Per esempio, quando Vincenzo dice “se vuoi, possiamo iniziare a collaborare con lei per la sua ricerca…”, chi è “lei”? E cosa vuol dire “E’ difficile che la signora torni sbadatamente a casa”? Infine tutta la descrizione del rapporto sessuale mi sembra poco convincente: come è già stato notato, si passa da un sesso quasi animalesco all’immagine asettica della chiave nella serratura, che azzera l’erotismo cui era improntata fino a quel momento…
    So che ho fatto un commento molto lungo! E me ne scuso…

  38. Cristiano Says:

    @antoniolamalfa non è che il tuo brano non mi sia piaciuto. È che non funziona. Avrai notato che, a differenza di altri commentatori, non ho detto nulla sulla trama, limitandomi a suggerire l’accentuazione del conflitto, in veritá molto latente. Infatti, essendo un capitoletto estrapolato da una narrazione più lunga, non si presta a una valutazione della storia. tuttavia, come altri, ho precepito il rischio di cadere nel “già visto”. Quanto alle preposizioni, ti invito a una rilettura critica del tuo pezzo. C’è ne sono almeno quattro del tutto errate. È una tale proporzione, per un brano così breve, è difficile da accettare da chi, come te, vorrebbe scrivere e, magari pubblicare.
    Quindi, stile, ritmo e grammatica da sistemare. Per la trama, non mi esprimo, ma mi pare che altri abbiano centrato il bersaglio. Non scoraggiarti, però. Continua a scrivere e, soprattutto, a leggere. Mi pare di percepire, infatti, (ma forse sbaglio) una mancanza di esperienza, non tanto come scrittore, quanto come lettore.

  39. Cristiano Says:

    Ops. Mi scuso per i refusi del mio precedente post (maledetto correttore automatico)

  40. antoniolamalfa Says:

    @Robysan: acronimo[a-crò-ni-mo] s.m. Parola formata con una o più lettere iniziali di altre parole.
    acrostico[a-crò-sti-co] s.m. (pl. -ci) Componimento poetico in cui le lettere iniziali dei versi lette dall’alto in basso formano una parola o una frase.
    Il mio non è un componimento poetico, ma una parola formata con la lettera iniziale di altre parole. Quindi lo definirei acronimo.
    “Dell’altro”, come già detto da un altro commentatore, è pleonastico. D’accordo.
    Sulle due ripetizioni a breve distanza(spiegazione-spiegare)(telefonato-telefonargli): sono sicuramente fastidiose, per carità, e sono in genere le prime cose che vengono modificate senza problemi in fase di editing, ma definire la prima “Un vero elogio della cacofonia””, questo sì che mi pare “pretenziosissimo”. Non ravviso invece, secondo il mio modo di vedere, particolari problemi nello scrivere “normali canoni della conoscenza”: il protagonista sta ragionando su un possibile o presunto artificio magico e mi sembra normale, anche se solo per qualche istante, indugiare sui massimi sistemi. Sul congiungevano-congiunto: è un aggancio retorico, non una ripetizione, che sfrutta un termine verbale per cambiare scena utilizzando due diversi significati. Sorvolo su ciò che hai scritto sulla descrizione del rapporto amoroso, sono tue critiche del tutto legittime, per quanto il terreno scivoloso di un argomento del genere abbia sempre portato a stroncature di qualsiasi genere: troppo castigato, troppo spinto, gratuito, animalesco, o ridicolo come “due piselli in un baccello”(comunque reputo che il sarcasmo non aiuti il dialogo). Per inciso, il tuo artificio di rivolgerti alla platea dei lettori “quanti anni ha l’autore di questo brano” invece di chiederlo in prima persona a me, è questo, sì, per il mio modo di vedere, assolutamente sgradevole. Sono diversamente giovane: ho quasi 52 anni, quindi devo rubarti la speranza di aver letto un testo di un acerbo ventenne con turbe ormonali. E comunque, secondo il mio modo di vedere, sarebbe meglio lasciare da parte le informazioni extra-testuali.
    @Marisalabelle: Su chi è “lei”: è uno sbaglio, correggerò e chiedo scusa. Poi: liberissima di criticare le contorsioni mentali e sintattiche, ma un’intera giornata, nel contesto di un romanzo, può essere messa tra parentesi.
    Su “correre fuori” scrivi: “Devo confessare che mi ha dato fastidio il “correre fuori” della prima frase, intanto l’ho trovato pesante, faticoso, poi anche inutile: chi va a correre, generalmente corre all’aperto, non occorre specificare. Ecco, il testo è costellato di circonlocuzioni e aggettivi inutili…” Marisalabelle, il “fuori” è specificato perché si corre anche “dentro”, su un tapisroulant; il romanzo inizia infatti con il protagonista che inizia a correre su un tapisroulant.
    Poi scrivi: “temo che la vicenda si sviluppi piatta e priva di ritmo.” Spero che i tuoi timori si rivelino infondati, Marisalabelle.
    @Cristiano. Mi metterò a caccia delle preposizioni. Credo di essere anche un buon lettore, almeno in quantità(la qualità delle letture è un argomento difficile), quindi sono senza speranza.
    Ringrazio tutti per la vostra lettura, augurandovi Buona Pasqua.

  41. marisasalabelle Says:

    Caro Antonio, ognuno di noi è geloso delle cose che scrive e ha poco piacere di ricevere delle critiche, però voglio ricordarti che sei stato tu a sottoporre il brano alla valutazione. Perciò è un po’ buffo quel tono risentito che mi sembra di percepire in frasi come “liberissima di criticare”! Può ben darsi che nessuno di noi abbia capito il valore del tuo scritto, ma può darsi anche che il tuo scritto abbia qualche difetto. Che il brano fosse troppo breve per poter giudicare l’efficacia o meno di certi espedienti, l’avevo detto io per prima: sta di fatto che, se mi fai leggere un pezzo in cui appare una sproporzione tra gli elementi che lo compongono, permetti che io la noti; se viceversa quella sproporzione è irrilevante o addirittura funzionale al proseguimento della narrazione, se cioè noi lettori non abbiamo gli elementi per valutare il brano, allora cosa l’hai postato a fare?

  42. davide Says:

    secondo me le critiche di cristiano e -in parte. di marisa scagliano proprio il bersaglio

    cristiano,scrivere :
    “” Mi pare di percepire, infatti, (ma forse sbaglio) una mancanza di esperienza, non tanto come scrittore, quanto come lettore” è facimente confutabile:

    A-statisticamente chi si iscrive a un corso di scrittura creativa è giocoforza uno che legge piu della media italiana-l’individuo che legge poco direi che manco si iscrive a un corso di scrittura creativa!!!

    B-si gugliamo-perdonate l’orrido neologismo-sui vari blog degli scriventi in prosa d’italia,troviamo “pezzi “molto peggiori di quelli di antonio-provare per credere!!!!!-

    quanto alle critiche di Marisa,mi sembrano rimanere un pò troppo sul formale,poco scendono sui gangli dell opera o sul vero umore di essa

    e insomma,la letteratura sarà anche qualcosa di “compìto” ,ma se si va troppo sui formalismi ,la noia decolla

    quanto alla reazione di antonio,direi che siamo ancora nel “politicamente corretto”,qui in passato si vide be di peggio quanto ad autori che se la prendevano per le critiche 🙂

    se giulio sta leggendo,lancio la sfida:

    vorrei che fosse pubblicato – “giudicato”-anche un mio pezzo(di lunghezza poco superiore a quella del pezzo di Antonio)se mai avrai voglia

    saluti

  43. Cristiano Says:

    @Davide la mia non è una critica ma una supposizione. Le tue, invece, sono considerazioni ingenue basate su rilevazioni statistiche personali. Potrei, infatti, sostenere con pari rigore che nei corsi di scrittura ho incontrato moltissimi che supponevano di saper scrivere pur non avendo mai letto più di un paio di libri all’anno.
    È vero: nei blog si trova di tutto. Ma le schifezze che ci sono in giro non aumentano il valore di quanto ha scritto Antonio. Anzi, confermano l’impressione che ci siano un sacco di persone che pensano di saper scrivere, o che per saper scrivere basti frequentare un corso. E, comunque, nel mio post, ho precisato che sulla propensione di Antonio alla lettura potrei sbagliare, cosa che, peraltro, mi auguro.

  44. Cristiano Says:

    @antoniolamalfa persevera nella scrittura e nelle buone letture. Se ci sono passione e forza di volontà, il talento segue a ruota. In bocca al lupo.

  45. marisasalabelle Says:

    Davide, vorrei sapere come si possa “scendere sui gangli dell’opera o sul vero umore di essa” leggendone uno stralcio di poco più di mille parole! Si parla di una donna, che si suppone sia l’amante di Antonio, scomparsa all’improvviso; si fanno riflessioni che continuo a trovare un po’ contorte, si avanza l’ipotesi che la scansione casuale delle canzoni sull’Ipod nasconda messaggi inquietanti. Quello che ho capito io è tutto qui: ma so che mi trovo davanti a una piccola parte di un’opera più vasta. Per il poco che ho letto, mi è sembrata poco accattivante. Ma è solo il mio parere, eh!

  46. davide Says:

    cit Cristiano

    “”Le tue, invece, sono considerazioni ingenue basate su rilevazioni statistiche personali. “”

    “”Potrei, infatti, sostenere con pari rigore che nei corsi di scrittura ho incontrato moltissimi che supponevano di saper scrivere pur non avendo mai letto più di un paio di libri all’anno.””

    ma come ,poco sopra parli di miei rilievi statistici personali,poi sotto ti affidi ai tuoi “rilievi “?:)? “”ho incontrato moltissimi “”,dici

    peraltro ,dubito vi siano tutti questi che sostengano di “saper scrivere”,ai corsi,visto che notoriamente ci va gente che è abbastanza varia,dalla signora pensionata ma che leggeva molti libri l’anno, al laureato in lettere che magari vuol confrontarsi con altri,e dubito dal vivo al momento delle presentazioni dicano,in pubblico “si..io so scrivere”!!! 😦 🙂

    per carità,può pur dirci quanti libri (romanzi e racconti,la saggistica è altra cosa)legga antonio ogni anno,ma direi che una decina lo potrebbe aver anche letti (e sarebbe cmq sopra la media italiana)

    ..se tutto funzionasse “quantitativamente”,per “accumulo”,avremmo già risolto almeno il problema della narrativa italiana,della qualità..invece così non è…..

    dici anche:

    “””Ma le schifezze che ci sono in giro non aumentano il valore di quanto ha scritto””

    forse,si:ma rimane il fatto(se se qualche addetto ai lavori vuol dire la sua ,ben venga)che ,secondo me,se prendiamo il primo raccontino pubblicato online del primo blog di “scrivente” che troviamo dopo due videata di ricerca su google,ecco secondo me quello è cmq inferiore alla “qualità”del “pezzo”di antonio….

    Certo,non si vive del”meno peggio”,ma siccome qui non siamo a una specie di premio Calvino o simili,personalmente credo si debbano fare discorsi un filo piu pragmatici,nel valutare

    se uno invece è un autore con un libro gia pubblicato,da editore noto,ecco li si può essere piu severi,credo

  47. davide Says:

    per antonio la malfa:

    parafrasando Cristiano,io ti direi,invece 🙂

    “persevera nella scrittura e nelle letture..di tutti i tipi,da quelle d’autore(o presunto tali..in giro ce ne sono parecchie..)a quelle ehm, medie (eh li c’è l’imbarazzo della scelta..)..a quelle trash o simil trash..anche da queste ultime si può imparare qualcosa”

    dire cosè in”buone letture”,di sti tempi,mi sembra un pò impalpabile (e chissa,forse lo era anche nel passato)

  48. Cristiano Says:

    @davide Ma li leggi i post, o fai finta di non capire per spirito di polemica? Abbiamo giá abusato abbastanza di questo spazio e l’oziosa pedanteria della critica alla critica è mortalmente noiosa. Confido, comunque, che Antonio abbia tratto utili spunti di riflessione, mentre non credo abbia bisogno di improvvisati e improvvidi difensori d’ufficio che, peraltro, sembrano caldeggiare la sciatteria ed elogiare la mediocrità.

  49. davide Says:

    ..quando leggo reazioni così scomposte mi viene sempre da pensare di aver fatto CENTRO davvero 🙂

    Cristiano,se ti va ,rileggi qui:

    “””

    cit Cristiano

    “”Le tue, invece, sono considerazioni ingenue basate su rilevazioni statistiche personali. “

    “”Potrei, infatti, sostenere con pari rigore che nei corsi di scrittura ho incontrato moltissimi che supponevano di saper scrivere pur non avendo mai letto più di un paio di libri all’anno.””

    Ma come ,poco sopra parli di miei rilievi statistici personali,poi sotto ti affidi ai tuoi “rilievi “?:)

    “””

    Riprendo qui :ordunque,..la supponenza (non mia eh :)) non la vedi :)?

    ah gia mi sa che non la vedi,tant’è vero che chiudi il tuo intervento nell ultimo post con 🙂 :

    “””mentre non credo abbia bisogno di improvvisati e improvvidi difensori d’ufficio che, peraltro, sembrano caldeggiare la sciatteria ed elogiare la mediocrità.”””

    ..non so,come dire,ci puoi fare un esempio di letture sciatte e mediocri :)?

    credimi in molti ne saremmo interessati,davvero ! 🙂

    Aloha!

  50. Cristiano Says:

    @ Davide La sciatteria e la mediocrità emergono dall’uso di faccine e da consigli sconclusionati. La supponenza, invece, dalla totale incomprensione dell’ironia, travisata per scompostezza. L’abuso di luoghi comuni e citazioni, invece, è indice della scarsezza dei contenuti. Non una tua osservazione è centrata. Le mie sono solo opinioni personali, e come tali le ho chiaramente presentante. Mi pare, invece, che tu sia spinto solo dalla voglia di leggerti e farti leggere. Francamente, come già scritto, trovo tutto molto noioso e non credo proprio che ci siano orde di vibrissanti (frequentatori assidui di questo luogo virtuale e meraviglioso) interessati a tutto questo. Quindi, passo e chiudo, lasciandoti il privilegio dell’ultima parola che, sono convinto, ricamerai con qualche faccina sorridente o con qualche tua sottile argomentazione.

  51. davide Says:

    ..cristiano,tu hai usato “sciatteria e mediocrità”ben prima di veder apparire le faccine come sopra 🙂 quindi dovevi per forza riferirti a qualcos’altro :), o esser un po retorico,tu,diciamo,”di default”(nulla a che fare con la BCE,tranqui :))

    peraltro aspetto ancora qualche tua considerazione con l’esser “inciampato” da solo,VEDI il passaggio che ho riportato per ben due volte :),sopra

    vedi….le tue opinioni,non solo sono molto personali..lo sono anche troppo!

    ..troppo soggettive!sul pezzo di antonio hai usato”critiche” “pass partout” che potevano essere usate su tutto & il contrario di tutto 😦 …..

  52. Cristiano Says:

    @davide Spiegazione per menti semplici del mio post sulla statistica:
    Tu scrivi “statisticamente chi si iscrive a un corso di scrittura creativa è giocoforza uno che legge più della media italiana”.
    Questa affermazione è ingenua (cerca il significato di “osservazione ingenua” su google e capirai, forse) per i seguenti motivi:
    1. La statistica deriva da un’osservazione personale basata su un campione irrilevante e non rappresentativo;
    2. L’avverbio “statisticamente” e il sostantivo “giocoforza” sono un ossimoro (immagino tu sappia cosa sia, altrimenti c’è wikipedia);
    3. Non c’è alcuna correlazione tra l’iscriversi a un corso di scrittura creativa ed essere lettori sopra la media.

    Tutto questo, nel mio post, è condensato nell’uso di un artificio retorico, la reductio per absurdum, per cui ho scritto che se io facessi un’affermazione altrettanto ingenua (“potrei, infatti, sostenere con pari rigore che …) otterrei una conclusione diametralmente opposta alla tua. Il tutto ruota intorno all’espressione “pari rigore” che, con ogni evidenza ti è sfuggita.

    In altri termini, quello che tu hai scambiato per contraddizione, è un ragionamento che confuta la tua affermazione.

    È chiaro, adesso, o le fettine non sono ancora abbastanza sottili?

    Quanto alla sciatteria, non ho nulla da aggiungere. Peraltro, tu stesso sostieni che su internet si trova di tutto. Quello che scrivi ne è un fulgido esempio. Ti sarei grato, infatti, se volessi spiegarmi come un’osservazione possa essere tanto personale da essere persino soggettiva. In altri termini, che differenza c’è tra personale e soggettivo?

    Infine, le mie osservazioni sul brano di Antonio sono forse sintetiche, ma di sicuro non sono applicabili a “tutto & (sic!) il contrario di tutto”.

    Mo’ abbasta però 🙂

  53. Giulio Mozzi Says:

    Cristiano, scrivi:

    Non c’è alcuna correlazione tra l’iscriversi a un corso di scrittura creativa ed essere lettori sopra la media.

    Secondo la mia esperienza – che vale quel che vale – direi che pressoché tutti i partecipanti ai corsi di scrittura che ho condotti io erano e sono “lettori forti”, nel senso in cui usa questa espressione l’Istat: un libro (qualsiasi, da Jacopo Sannazaro a Niki Vendola) al mese.

    Molti sono lettori “midcult”: leggono buoni romanzi d’oggi, hanno eventualmente passione per particolari generi romanzeschi, non aprono “I promessi sposi” da quanto è finita la scuola, spesso hanno letto “Madame Bovary” e altri romanzi otto-novecenteschi di grande valore, raramente hanno letto “L’uomo senza qualità”, leggono abitualmente i giornali (cosa importantissima, secondo me), assai raramente hanno letto per intero, che so, il “Decameron” o l’ “Orlando furioso”, e tantomeno “Il Cid” o “Faust”.

    Quasi in ogni corso c’è qualcuno, solitamente una donna, spesso assai giovane, che ha letto tutto (o, se è assai giovane, è bene indirizzata ad aver letto tutto entro i trentacinque anni). Per “tutto” intendo che se mi scappa di citare, che so, la “Favola di Polifemo e Galatea” o i “Lais” di Marie de France, magari non li hanno letti, ma sanno cosa sono.

    L’essere o non essere laureati in lettere, lo dico per inciso, è poco rilevante.

  54. RobySan Says:

    @Antonio La Malfa:

    I tuoi ormoni non mi interessano: semplicemente speravo fosse la “focosa” ingenuità di un giovane ad aver prodotto, per l’appunto, un testo pieno di ingenuità letterarie. Ingenuità sulle quali, peraltro, non mi sono soffermato: mi sono limitato ad evidenziare alcuni stridori, cacofonie li ho definiti, che sono invariabilmente marca di chi abbia fretta di scrivere e trascuri di rileggere: di solito i più giovani, per l’appunto.

    “AIUTATEMI” l’ho definito acrostico perché è parola di senso compiuto (e appare una “accorata invocazione”, infatti così tende a interpretarla il protagonista) ricavabile dalle iniziali di una serie di frasi di senso compiuto (i titoli delle canzoni) e questo termine si può usare in senso esteso anche per il risultato del “componimento” e non solo per il componimeto stesso. ENEL, INPS, CGIL ecc. sono acronimi.

    Quella dei “due piselli nel baccello” è una sortita vecchissima (Laurel & Hardy, appunto) che è immediatamente tornata alla mia memoria dopo aver letto “si congiungevano come una chiave nella serratura”: avessi almeno scritto “come una chiave alla serratura”, diamine!

    Per quanto riguarda i “normali canoni della conoscenza” non ho altro da aggiungere; evidentemente il mio punto di vista è inconciliabile e preferisco chiuderla qui per non rompere le tasche, con la mia congenita antipatia, a chi gestisce questo spazio, a te e a tutti gli altri.

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