“La lettura per me è una fuga. La scrittura meno”.

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Conversazione tra Luca Cristiano e Enrico Macioci.

[…]Macioci: Ti dirò che adesso mi viene in mente uno scrittore remoto da King, ovvero Von Hofmannsthal e la sua Lettera di Lord Chandos, altro testo in cui l’atto dello scrivere è sottoposto a critica acutissima. Hofmannsthal, che è poeta prodigiosamente precoce, a 26 anni sente che le parole, anche se usate benissimo come fa lui, equivalgono a funghi muffiti, non sono in grado di rendere neppure alla lontana la complessità del reale. E qui ci risiamo non solo con la questione del realismo ma anche con Wallace, che aveva la pretesa di scrivere TUTTO su TUTTO, e io sospetto che questa pretesa, evidente in Infinite Jest, l’abbia in un certo senso stroncato (non mi sto riferendo direttamente al suicidio, bensì a una postura esistenziale e scritturale). Poi, dopo la pubblicazione della Lettera, Hofmannsthal diventa scrittore di teatro e librettista di Strauss, con buoni risultati di critica e pubblico, ma molla la poesia, molla il suo autentico daimon. È uno di quelli che Vila-Matas definisce scrittori del No nel magnifico libro Bartleby e compagnia.[…]

Leggi tutta la conversazione in Il primo amore.

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5 Risposte to ““La lettura per me è una fuga. La scrittura meno”.”

  1. Maria Luisa Mozzi Says:

    In un altro punto dell’intervista, Enrico Macioci dice: “[…]direi che col tempo, essendo un lettore instancabile e onnivoro, ho imparato a capire cosa cerco davvero quando leggo, e in quale maniera servirmene. Cerco opere in grado di mettere in crisi tutto quello che ho capito oppure credo d’aver capito. Gli autori che prediligo sono uomini e donne sull’orlo dell’abisso […]”.
    Per lui quindi la lettura non è sempre e solo una fuga: è anche uno degli strumenti che usa per riempire e organizzare la sua vita e, in un secondo momento, la sua scrittura.

    Mi sono chiesta spesso che cosa cerchino nelle letture i lettori instancabili e onnivori, soprattutto i lettori che non sono scrittori.
    Mi piacerebbe perciò leggere qui testimonianze rispetto a questo.

  2. Enrico Macioci Says:

    Maria Luisa,
    sono un lettore/scrittore, ma ti rispondo lo stesso, lapidariamente. Nella lettura cerco:
    1) evasione dalla realtà
    2) approfondimento della realtà, tramite un ampliamento della coscienza (è un punto che potrebbe sembrare in contrasto col primo, ma per me non lo è)
    3) un aiuto per la mia scrittura, attraverso il confronto con testi migliori dei miei, peggiori dei miei (ebben sì, esistono…), o affini ai miei.
    Dei tre punti, registro una prevalenza del primo e del terzo a scapito del secondo – il che sembrerebbe contraddire la mia frase posta da Giulio in epigrafe; e in effetti è così 🙂

  3. Giulio Mozzi Says:

    Io non sono un lettore instancabile, e tanto meno onnivoro. Cerco di leggere il meno possibile (il che non significa che legga poco, ecc.).

  4. Maria Luisa Mozzi Says:

    Pongo il tema da un altro punto di vista. Normalmente chi vuol mettersi a produrre qualcosa, prima di passare dall’idea a un progetto vero e proprio, indaga sulla effettiva necessità di un suo prodotto, sulle caratteristiche che deve avere per soddisfare le esigenze del mercato, su quali siano le aree in cui pubblicizzarlo e così via. Se è uno “dritto”, si chiede anche se quel prodotto porti progresso, migliorie, maggior benessere.

    Io ho conosciuto tanti aspiranti scrittori che non si sono mai chiesti che cosa i lettori (o una qualche categoria di lettori) cerchino nella lettura, perchè leggano, che cosa desiderino ricavare da questa onerosa attività.

    Non sto parlando, spero sia evidente, delle azioni di marketing che fanno le case editrici e delle regole del mercato culturale. Questo passa lontano da me e dalle aspirazione dei miei amici che scrivono.

    Parlo di chi sente l’urgenza della scrittura, desidera più di ogni altra cosa al mondo di essere pubblicato, ma non si interroga su che cosa cerchi lui nella lettura e che cosa cerchino gli altri lettori e se quello che lui sta scrivendo e vuole pubblicare possa essere una risposta a questa ricerca.

  5. bruno clocchiatti Says:

    @ giulio: vedo che non prendi in parola il buon Orazio:

    “Inter cuncta leges et percontabere doctos
    qua ratione queas traducere leniter aevum”.

    Molto interessante il discorso di Maria Luisa, al quale non so replicare perché sono lettore e non scrittore. Però, forse, il bello viene quando il lettore non sta cercando qualcosa nella lettura, e così scopre tante cose, tante sfaccettature che colui che abitualmente “cerca” non nota nemmeno. Parafrasando in maniera estrema, sono concetti espressi (meglio che da me) anche da Bergson, da Proust.

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