La questione del centro

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di Valter Binaghi

Il Centro è innanzitutto e letteralmente un elemento di uno schema spaziale. Sarebbe meglio dire che ci sono tre schemi spaziali all’interno dei quali il termine Centro ha un senso e, data la diversità dei “frames”, ha un senso diverso in ognuno di essi.
C’è lo schema spaziale che corrisponde all’asse verticale, dove il centro è la medietà tra alto e basso.
C’è lo schema spaziale che corrisponde all’asse orizzontale, dove il centro è la medietà tra destra e sinistra.
Infine, c’è lo schema spaziale che corrisponde all’intersezione, dove il centro è il punto in cui si incontrano minimo due, massimo infinite rette.
Brevemente, vorrei mostrare come l’utilizzo del termine Centro in politica risente volta a volta di uno di questi tre “frames” (più spesso risulta dalla loro contaminazione) con effetti diversi di rispondenza alla realtà sociale e di acquisizione del consenso.

Stando a storici delle religioni come Georges Dumézil, pare che la rappresentazione sociale e religiosa dei popoli indoeuropei sia fortemente condizionata dall’asse verticale. Indiani, Persiani, Celti, Germani, Greci e Romani hanno declinato il loro pantheon nei termini di divinità uraniche e oziose, divinità profetiche e combattive, divinità telluriche fattive e generatrici, il cui schema romano ad esempio è Jupiter-Mars-Quirinus. A questo pantheon corrisponde la stratificazione sociale sacerdoti-guerrieri-produttori, ancora riconoscibile nella Repubblica platonica e molto evidentemente riprodotta nel medioevo europeo (oratores-bellatores-laboratores). La secolarizzazione della civiltà occidentale ha tradotto questo asse verticale nei termini di una gerarchia puramente economica (borghesia-ceto medio-proletariato), cui però resta ambiguamente appiccicata qualcosa dell’antica dignità, quando si parla a proposito della borghesia di una “classe dirigente”, il che implicherebbe una certa supremazia spirituale in quella che, in effetti, è semplicemente un’oligarchia della ricchezza.

La consapevolezza del carattere puramente laico e materiale delle distinzioni sociali moderne, ha portato via via la politica a sposare, dopo le rivoluzioni borghesi, il “frame” dell’asse orizzontale. A questo si aggiunge il carattere “progressivo” della società industriale, caratterizzata molto più dall’innovazione delle tecniche che dalla conservazione dell’ordine tradizionale. Ecco allora la geografia parlamentare tipica dei secoli XIX e XX. Se la destra raccoglie istanze conservatrici e la sinistra istanze rivoluzionarie, il centro diventa il luogo dell’equilibrio e dei “moderati”, garanzia di governabilità quanto più esso si estende ai danni delle frange estreme. Questo in Italia si traduce nella politica del connubio di Cavour, nel “pendolarismo” della politica di Giolitti e poi nella lunga dominanza democristiana del secondo dopoguerra, il cui slogan vincente era mettere in guardia gli elettori dagli “opposti estremismi”. Oggi, in tutta evidenza, le liste elettorali che si rifanno a Mario Monti provano a riproporre questo modello di “centrismo”, lasciando alla destra berlusconiana “populista” e alla sinistra condizionata dal suo retaggio socialista le posizioni estreme.

In apparenza, il “frame” orizzontale è anche oggi molto “à la page”, dato l’affollamento al centro e la ricerca ossessiva dei voti del “ceto medio” da parte di formazioni che un bipolarismo goffamente adattato alla complessa realtà italiana costringe a connotazioni conservatrici o progressiste. In realtà, l’anacronismo di questo “frame” sarebbe evidente da tempo, a chi avesse occhi per guardare. Infatti, le forze politiche che si sono maggiormente avvantaggiate negli ultimi dieci anni sono precisamente quelle che hanno abbandonato nei fatti quel modello, messo irrimediabilmente in crisi dalla fine della guerra fredda. Il partito di Berlusconi si è sapientemente denominato “Forza Italia”, facendo leva sul riscatto nazionale e sul “nuovo miracolo italiano”, propugnando un’idea di libero mercato come capace di arricchire tutti e puntando sulle icone nazional-popolari del calcio e dello spettacolo più che sui tradizionali elementi della conservazione. Fintanto che gli è stato possibile propugnare questa immagine, ha raccolto molti consensi. Se oggi è in declino, è perchè la crisi economica svela impietosamente il carattere “di classe” della sua politica, ad esempio con l’ultima manovra economica straordinaria di Berlusconi (2010-11) che ha messo le mani in tasca agli impiegati statali, coi tagli alla scuola, col disinteresse mostrato nei confronti dei danni prodotti dalla globalizzazione sull’occupazione, pur di non tassare le rendite finanziarie di quello che è il suo vero elettorato di riferimento.
Dopo qualche scossone dovuto alle goffe ruberie di qualche dirigente, è in via di recupero la Lega, che fin dall’inizio ha evitato l’ubicazione nel “frame” destra-centro-sinistra per puntare tutto sull’identificazione con la comunità locale. Percepita come movimento popolare prima ancora che come partito interclassista, la Lega raccoglie consensi dall’alto al basso della piramide sociale e come è noto ha tolto ai partiti di sinistra il voto degli operai del nord.
A pagare le spese è proprio la sinistra, che è risultata molto in ritardo nell’abbandonare il modello orizzontale e quindi non riesce a differenza di Lega e Pdl a suscitare empatia generalizzata perchè appare arroccata in difesa dei soli ceti salariati. A quel punto cade nel trappolone e cerca di mettere insieme proletariato e ceto medio, cercando il consenso di quest’ultimo, senza rendersi conto che il ceto medio è il luogo dell’angoscia, che scatena pulsioni conservative e trascina con sè chiunque vi si riferisca. Provo a spiegarmi meglio. E’ stato detto che il ceto medio rappresenta la più vistosa smentita alle previsioni marxiste: Marx prevedeva una concentrazione economica in pochissime mani, una proletarizzazione dell’intera società e la scomparsa dei ceti medi. Il XX secolo ha mostrato esattamente il contrario: è sul ceto medio sempre più esteso (non solo piccola impresa, artigianato, professionisti e burocrati ma anche la cosiddetta aristocrazia operaia) che si è fondato il consenso crescente al sistema capitalistico. Questo è vero, come è vero però che il ceto medio, nella misura in cui si percepisce come tale, è costantemente lacerato tra l’ambizione a salire la scala sociale e la minaccia di perdere posizioni ed essere risucchiato nell’inferno del proletariato o della precarietà. Infatti le sue scelte politiche oscillano da un consenso ai “moderati”, alla ricerca di soluzioni fasciste o parafasciste nei momenti di crisi economica. Insomma, nella misura in cui si rivolge a un “ceto medio”, la sinistra non fa che confermare il “frame” da cui il ceto medio trae origine: quello dell’asse verticale, dove la borghesia è “classe dirigente”, uno che comanda è meglio di troppe chiacchiere e la spesa pubblica è una sciagura che toglie sangue alla produttività. A loro volta gli operai si sentono traditi, non capiscono le diatribe dei leader PD su chi includere e chi escludere dalle alleanze e si allontanano dalla sinistra e dal voto, mentre il PD, sempre più strabico tra Monti e Vendola, rischia di non esistere affatto.

Un modo per superare la stasi del pantano politico in cui l’Italia si trova, è quello di lasciarsi alle spalle gli assi verticale e orizzontale, ed assumere un universalismo non presunto ma reale, che mette al centro non la scalata sociale nè l’ossessione della novità o della conservazione, ma la qualità della vita. L’acqua pulita e gratuita, Internet a costo zero, energia solare ed eolica al posto del petrolio, legalità nel sociale e nel politico: queste cose non sono di destra nè di sinistra, non portano acqua al mulino dei ricchi o dei poveri. In quanto elementi oggettivamente riconosciuti di progresso, possono essere trasversalmente condivisi, e una volta condivisi la loro realizzazione può creare occupazione e profitto. Fra i tre “frames” che ho proposto, questa narrazione intercetta l’ultimo, dove il centro è la persona o il programma che si propone come luogo d’intersezione delle aspirazioni di tutti. Un centro che è ovunque e in nessun luogo, e non si lascia ridimensionare da posizioni antagoniste, un po’ come il Jolly in un mazzo di carte, che può servire in qualsiasi combinazione e quindi non si scarta mai.
Uso apposta questa immagine, perchè questa è la posizione attualmente assunta da un comico, Beppe Grillo, che col suo movimento si pone molto consapevolmente in quest’ottica, ed è l’unico che può farlo, perchè la sua immagine pubblica non solo glielo consente ma addirittura glielo richiede. Solo un buffone? Attenzione, è un buffone che denunciava lo scandalo Parmalat mesi prima che la magistratura se ne occupasse, che espulso dalla televisione ha costruito con il Web (il luogo senza gerarchie nè direzioni, dove ogni punto è un centro potenziale) un movimento che ha centinaia di migliaia di aderenti ed è destinato a crescere. “Attenti al buffone”, titolava un vecchio film. La politica italiana è il luogo dello sperpero, delle rendite di posizione, delle millanterie e di vecchi generali che combattono la guerra precedente. Fossi in loro, comici involontari, avrei paura di un comico vero.
E’ vero che, per compattare il suo movimento, Beppe Grillo ha brutalmente espulso alcuni dissidenti, rei di avere contestato il “centralismo” del leader o di avere utilizzato il mezzo televisivo, che Grillo esplicitamente ha proibito di frequentare. Ma è anche vero che il movimento gli deve la sua stessa esistenza, e allo “statu nascenti” nessun movimento di quel genere può discostarsi dal carisma del leader. Inoltre, paradossalmente, quello di Grillo è l’unico movimento veramente “patriottico” in circolazione. Infatti nessuno crederà mai al patriottismo della sinistra radicale nè di quella moderata, che negli ultimi quarantanni ha contribuito più di ogni altro a diffondere una cultura globalista e a qualificare come vintage o addirittura post-fascista ogni riferimento a un “interesse nazionale”, così come nessuno crede più al patriottismo berlusconiano, che ha difeso solo interessi lobbistici a cominciare da quelli del suo leader. Infine, nessuno crede al patriottismo di Monti, eterodiretto dai diktat della finanza internazionale e dalle ossessioni antinflazionistiche della Germania. Tantomeno sarà concesso di proporsi come difensore dell’interesse nazionale alla Lega, il cui unico scopo da sempre è una secessione – di diritto o di fatto – del Nord dal resto del paese. In questo momento Grillo è l’unico che pone al “centro” gli italiani e la loro qualità di vita, mostrandosi svincolato dalle ipoteche ideologiche del XX secolo (liberismo, socialismo, globalismo, localismo) che impongono pesanti zavorre agli altri.
Last but not least: guardate le liste. A destra a sinistra e al centro, accanto a frettolosi reclutamenti nella società civile (come se la società civile di un paese corrotto non avesse colpe nella corruzione della sua classe politica), abbiamo la solita parata di dinosauri che hanno governato sciaguratamente negli ultimi vent’anni e neanche in questo ultimo anno di governo “tecnico” hanno saputo sacrificare uomini e capitoli di spesa pubblica che agevolano il proprio elettorato. Poi, come esempio del nuovo che avanza, ecco i “figli di”. Bravuomo e faccia pulita Ambrosoli, ma come si può credere al superamento del “familismo amorale” italiota quando uno viene candidato in quanto figlio di cotanto padre? (e si vocifera pure di una Bianca Berlinguer candidata sindaco a Roma – mamma mia!). Grillo invece vuol portare in parlamento una masnada di semplici galantuomini e brave signore, gente comune insomma. Come resistere al pensiero che sono le teste nuove e non le nuove idee ficcate a forza in teste vecchie a poter rovesciare il tavolo dove nessuno perde da tempo, perchè vige la legge non scritta della spartizione?

33 Risposte to “La questione del centro”

  1. Carlo Capone Says:

    E’ una disamina acuta e dai tratti intriganti. Riscontro però una evidente lacuna, neppure un cenno a Matteo Renzi. Che il supponente Bersani si ostina a tenere in frigorifero, a rischio di un nuovo 2006.

  2. virginialess Says:

    La geometria dei frames sarebbe da discutere. Prendiamola per buona… Difficile far assurgere il vociante e brutale Grillo, ovunque e in nessun luogo, a garante dell’universalismo reale.
    E’ poi garantito che le teste nuove siano piene di nuove idee?

  3. Pigo Says:

    Sottoscrivo ciò che scrive Carlo e aggiungo che le interessanti proposte di Grillo sono assolutamente condivisibili al 100% e a 360° (e infatti tu lo collochi nel centro multidimensionale) ma non sono per niente sostenute da un COME (se non nei punti in cui si propone di abolire qualche legge). Su qualche argomento forniscono dei superficiali approfondimenti ma è ben poca cosa rispetto alla moltitudine di “punti oscuri”. Per il resto… se non ci fosse Giannino preferirei comunque questa miriade di “punti oscuri” alla solita merda che tu ben descrivi.

  4. Valter Binaghi Says:

    @Carlo
    In effetti Renzi sarebbe stata una grossa opportunità per il PD, per lasciarsi alle spalle zavorre ideologiche e lobbistiche e mettere al centro la questione delle giovani generazioni, che porta indubbiamente con sè un rinnovamento del linguaggio politico. Quasi tutti i giovani simpatizzanti del PD che conosco l’hanno votato alle primarie, e del PD di Bersani non ne vogliono più sapere.

    @Virginialess
    “Ovunque e in nessun luogo” sono esattamente i connotati dell’universalismo: il contrario di parte, partito, interesse di classe ecc. La coerenza retorica di Grillo c’è tutta: bisogna vedere l’efficacia. Una cosa come la sua funziona solo se stravince e quindi rovescia il tavolo, non se deve rientrare nei termini di un parlamento comunque diviso tra destra sinistra e centrino.

  5. Paolo Gallina Says:

    Convengo è una disamina acuta e dai tratti intriganti. E anche impegnativa nella esposizione e nella stesura. Ma con l’endorsement finale a Grillo casca il palco. Il familismo della testanuova Cancelleri in Sicilia non suona da monito?

  6. Valter Binaghi Says:

    Endorsement è una parola che non mi piace. Personalmente non so ancora se e chi voterò. Quella che mi limito a segnalare qui è la coerenza “retorica” di Grillo, e ammetto che non è poco.

  7. E Says:

    A Valter

    Ciao se ti va, vorrei traducessi il mio pensiero, perché non riesco a capire dove sbaglio: il movimenti 5 stelle mi INQUIETA, mi fa paura. Come fanno le persone ad “ascoltare” e acconsentire alle urla di beppe grillo?
    Purtroppo più di così non riesco a spiegarmi.
    Vedere la gente eccitata di fronte alla rabbia mi fa venire la pelle d’oca. E poi cosa vuol dire “espellere” i militanti dal movimento: sono comunque persone degne di rispetto, non fantocci nelle mani del burattinaio. Di nuovo ritorna la logica del “potere a tutti i costi” cieco e senza autocritica? O mio dio.
    Già siamo in una società che espelle gli “ultimi”, li rinchiude dietro le sbarre, al fresco, querela, moderazione, repressione, castigo: se rubiamo siamo ladri, se non siamo d’accordo provocatori, se facciamo casino maleducati, se scriviamo cavolate troll: possibile non esista un punto di vista diverso?

    Se il movimento 5 stelle è l’unica alternativa di questo paese, allora a cosa mi è servito studiare Storia? A cosa mi è servito guardare quella montagna di scarpe ammassate e le migliaia di nomi senza volti incisi su una lapide? proprio ora che ero pronta a raccogliere i frutti delle gite scolastiche e dei libri, mi ritrovo (spero di no con tutto il cuore) beppe grillo (berlusconi, e tutti gli altri ovviamente) alla Camera.
    A scuola ci si vergogna a parlare di politica perché si pensa solo agli esami, i docenti sono presi dalle loro ricerche, stanno a guardare in silenzio, i genitori sono rimbecilliti davanti alla tv TUTTE le sere, per tutta la loro vita.
    O forse sono io la rimbecillita, con una mentalità vecchia, forse “quelli come” me andrebbero eliminati, rinchiusi, moderati. Cosa darei per sentire la Voce degli Intellettuali, possibile che nessuno urli “al pericolo”?
    Stiamo aspettando con gioia che arrivi in Parlamento perché “faccia un culo così” ai politici, ma questo non mi rende “serena”.

    Allora Valter, tu che riesci a scrivere così bene, suggeriscimi un altro punto di vista (anche se mi piacerebbe guardarti negli occhi mentre me lo dici) ciao

  8. valter binaghi Says:

    Cara E., i segni dei tempi sono quelli di una grande confusione, e l’esasperazione popolare nasce proprio dal fatto che la classe dirigente persiste nella propria retorica autoreferenziale anzichè pensare alle sofferenze della gente (lo si sta vedendo anche in questa campagna elettorale). Detto questo, mi pare che l’immagine di Grillo e dei grillini che ti spaventa è quella veicolata dai media di regime, che giustamente vedono in Grillo uno che vuole ribaltare il carrozzone. In un paese dove un migliaio di pseudo-intellettuali di sinistra ostenta commozione ai funerali di Prospero Gallinari e altre migliaia di fascisti dichiarati ululano negli stadi contro i calciatori di colore, ti pare veramente di dover aver paura dei militanti del movimento 5 stelle? Certo, le battute del comico spesso sono al vetriolo, ma c’è violenza peggiore dell’improntitudine con cui destra e sinistra hanno finto di litigare negli ultimi ventanni preoccupandosi unicamente delle loro lobbies di riferimento e di aumentarsi a dismisura stipendi e prebende?
    Non si fanno rivoluzioni senza tagliare i rami secchi, ma se permetti tra Grillo e Alba Dorata la differenza non la vede solo chi non vuol vederla.

  9. E Says:

    Ok Valter, grazie, continuerò a riflettere per conto mio. scrivo solo un’ultima cosa.
    Nel commento avrei voluto essere anche più drastica, ma siamo solamente agli “inizi” e io non ho “l’arte della retorica”, quindi mi sento abbastanza ridicola a scrivere certe cose.
    grillo non alba dorata, è vero, credo.
    È la “tranquillità” delle persone che non capisco, la gente aspetta e tace, perché (come me) legge ma ha perso fiducia nelle parole. L’immagine di grillo è veicolata, sì.
    Sono io che forse mi lascio trascinare dall’immaginazione: quando vedo le immagini di lui che urla sulla folla in fermento mi viene in mente quella montagna di scarpe. Forse è solo un mio problema, forse chiedere agli intellettuali di “urlare” non serve, sono stata plagiata dalla mentalità di sinistra che mi ha messo in guardia dai pericoli del “fascismo” (o, dall’altra parte, del comunismo).

    Eppure anche la gente di allora (che si alzava al mattino per lavorare, mangiare, dormire, innamorarsi, insegnare) non avrebbe mai e poi mai partorito l’idea di un forno crematorio, anzi, non esisteva il concetto di rinchiudere migliaia di persone in una stanza e atterrarle col gas, ammucchiarle (con che cosa? con le carriole?!?) e dargli fuoco.
    Forse non ho fiducia nelle persone di potere, chiunque siano. non piango per i partigiani, piango perché se una “cosa” viene lasciata liberamente in mano a un UOMO SOLO che si circonda di super fedeli, la storia insegna che il risultato (dopo 20, 30, 40 anni) non sarà nulla di buono.
    Però potrei smettere di avere paura e dare più fiducia. Vedrò.. (mi toccherà per forza vedere)

    Grazie ciao

  10. Mauro Baldrati Says:

    Concordo su molte cose, anche da te richiamate, le battaglie e le denunce del M5S, e soprattutto una critica radicale alla macchina politica (e sono gli unici, tutti gli altri bofonchiano per accontentare un po’ la pancia degli elettori, ma restano saldamente in sella alla casta parassitaria che non conta nulla). Tra l’altro non mi ha neanche scandalizzato la critica-espulsione di quei militanti che non vedevano l’ora di entrare nel salotto buono televisivo: se un movimento nasce antitetico alla paccottiglia virtuale televisiva è giusto rispettarne l’origine e l’ideale, no?

    Però le battute su Casa Pound mi hanno stroncato. Non si tratta di “democrazia”, ma di antifascismo. Abbiamo o no una costituzione fondata sull’antifascismo? E’ una barriera invalicabile. Fenoglio non era certo comunista, ha addirittura votato per la monarchia, ma il suo antifascismo è granitico, solido. La posizione di Grillo è qualunquista, non c’entra con la “democrazia”. Non gli interessa l’antifascismo. Per lui non è un valore irrinunciabile. Così come la battuta sul sindacato. Ho vissuto sulla mia pelle, durante gli anni da camionista, la svendita del sindacato alla dirigenza di una cooperativa rossa, dove imperavano metodi mafiosi, e tutto quello che vuoi, ma inneggiare all’eliminazione del sindacato è operazione identica allo sfrenato qualunquismo radicale di qualche anno fa, se qualcuno lo ricorda.

    Tutto questo mi impedisce di fidarmi. Cosa di cui avrei un bisogno psicologico, perché mai come in queste elezioni mi trovo spiazzato, con una forte propensione a non votare per nulla. Perché anche turandomi naso e tutto il resto proprio non riesco a votare per un qualunquista.

  11. vbinaghi Says:

    Mauro, le cose le sento come te. Ma non mi pare che la pregiudiziale antifascista venga meno quando si dice (come già diceva Pasolini quarant’anni fa), che mentre tutto l’arco costituzionale si garantisce vari tipi d’impunità si addita alla pubblica riprovazione un fascismo da operetta con camicie nere e saluto romano, mentre il vero fascismo è quello degli speculatori finanziari che in guanti bianchi affamano i popoli.
    Bisognerebbe chiedersi di chi è la colpa se in Europa pullulano le varie Albe Dorate, Lepenisti e Casa Pound. Magari di chi ha inneggiato negli ultimi trentanni al globalismo come apogeo della democrazia, inneggiando a un Bengodi che non è mai stato per tutti. O di sindacati che hanno sistematicamente ignorato le giovani generazioni per difendere le baby pensioni e le clientele degli impieghi parastatali.
    A me pare che il messaggio di Grillo sia: andate oltre le contrapposizioni tradizionali e gli idoli che una classe politica mantiene solo per legittimare se stessa, ma che non hanno più significato effettivo, e ponete il problema in termini diversi. Non vedo in lui nessuna propensione all’autoritarismo ideologico, semmai il controllo su qualcosa che è magmaticamente cresciuto intorno alla sua immagine e al suo pensiero. In termini di messaggio, io vedo Grillo molto più vicino a Gaber che ad altri. Quel Gaber che ieri sera un leccaculo cosmico come Fazio ha celebrato, insieme alle cariatidi di un cabaret stinto, anche quello pompato a gerovital per dimostrare che qualcosa di sinistra esiste ancora. A gente come Fazio Gaber avrebbe sputato in faccia.

  12. Mauro Baldrati Says:

    E’ tutto vero, Valter. Però il dominio di una classe parassitaria transnazionale non giustifica in alcun modo un qualunquismo sull’antifascismo e sul sindacato come quello espresso da Grillo. In fondo significa allinearsi a quel trend di cui sopra. Sarò della guardia arcaica, sarò un cultore di valori estinti, ma ribadisco che per me sono valori irrinunciabili. Diciamo pure sacri.

    In quanto a Fazio & company, quello è un promoter di cumenda. Vanno tutti bene, rossi, neri, arancioni, azzurri, purché siano “famosi” e conclamati.

  13. Paolo Gallina Says:

    Non si è risposto alla domanda “Il familismo della testanuova Cancelleri in Sicilia non suona da monito?” da me posta poco più su. Vediamo se si risponderà a Mauro che ringrazio per averci ricordato l’antifascismo granitico del monarchico Beppe Fenoglio. Ma di quale coerenza retorica stiamo parlando, di quella dell’ideatore del “vaffa-day”?
    “L’immagine di Grillo e dei grillini che ti spaventa è quella veicolata dai media di regime” scrive Binaghi in risposta a un’atterrita E.
    A me pare piuttosto che l’immagine di Grillo sia proprio quella che lui vuole dare, tant’è che in televisione ci va senza filtri e mediazioni “ripreso” direttamente nelle sue performance di “retore” (coerente beninteso).
    Non c’era ironia nel mio commento precedente, sono stato realmente intrigato dalla acuta disamina solo che passare dallo schema spaziale (frame) orizzontale/verticale, dalla citazione di Dumézil, dall’analisi socio-politica di stampo weberiano a Grillo fa cascare non solo il palco, ma anche le braccia.
    Ma davvero crediamo che “l’acqua pulita e gratuita, Internet a costo zero, energia solare ed eolica al posto del petrolio, legalità nel sociale e nel politico (…) una volta condivisi e realizzati possano creare occupazione e profitto” come scrive Binaghi?
    E la mia domanda sul familismo di Cancelleri (emerso dalle parlamentarie, ah, potenza delle parole) non aveva nessuna intenzione provocatoria. Poneva piuttosto la questione su cosa poggia la convinzione che le teste nuove non cadranno negli stessi vizi di quelle vecchie. La vicenda della Lega affermatasi come movimento anticasta ante-litteram e caduta poi fragorosamente nella chiavica della corruzione e delle malversazioni dovrebbe (non è necessaria una profonda formazione weberiana) far pensare che forse il problema sta nel rapporto tra individuo e potere. Perché nessuno mi toglierà la convinzione che tanta gente che pratica l’antipolitica scagliandosi contro i privilegi della casta è mossa solo dall’invidia, dall’essere esclusa da quei privilegi, e se fossero al posto della casta si comporterebbero allo stesso modo. Basta essere degli osservatori, anche distratti, di chi ti sta attorno, magari nel tuo posto di lavoro, Masaniello di dubbia coerenza.
    Last but not the least: le liste (azz, che allitterazione). Se confronto il sistema di reclutamento del PD con quello del M5S non ho dubbi su quale abbia avuto maggiori garanzie di partecipazione, sostegno e competenza. Ma il fascino dell’uomo solo al comando (benché limitato allo “statu nascenti” del movimento) ha contagiato anche Binaghi. E giù botte da orbi al figlio dell’ “eroe borghese” e alla figlia del primo politico che ha posto la “questione morale”. Familismo amorale? E Cancelleri?

  14. vbinaghi Says:

    Sorry, non ho risposto su Cancelleri perchè non ne so niente. Ci dica pure lei, Paolo. Ricordando sempre la faccenda della pagliuzza e della trave, però.

  15. Paolo Gallina Says:

    http://livesicilia.it/2012/12/08/m5s-e-la-poltrona-a-roma-ce-azzurra-sorella-di-cancelleri_227821/

  16. Paolo Gallina Says:

    http://livesicilia.it/2012/12/08/m5s-e-la-poltrona-a-roma-ce-azzurra-sorella-di-cancelleri_227821/
    Quella che tu definisci la faccenda della pagliuzza e della trave credo sia un passo evangelico Luca, 6, 41-42
    41 Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? 42 Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
    Fatto sta che nel mio occhio non c’è nè trave, nè pagliuzza, semmai sei tu che hai visto la pagliuzza nell’ occhio di Ambrosoli e non la trave in quello di Cancelleri. Dico trave perché,neofita com’è della politica, ne ha assunto presto i comportamenti.
    E comunque non era mia intenzione buttare la croce (almeno metaforicamente restiamo in campo evangelico) addosso a Cancelleri, ma piuttosto proporre una riflessione. Siamo sicuri che le teste nuove siano migliori di quelle vecchie?

  17. enrico ernst Says:

    Mai, dico mai, avrei avvicinato il movimento 5 stelle e il suo leader al fascismo storico, guardavo con attenzione alle nuove forme di democrazia e alle esperienze “movimentiste” di questa nuova formazione politica (movimento? Partito? Il partito, con le sue istutuzioni in teoria democratiche, non dà più affidamento rispetto a una gestione autoritaria delle decisioni). Ma ecco: se non è smentita, l’affermazione di Grillo a Brindisi: “Voglio uno Stato con le palle, eliminiamo i sindacati che sono una struttura vecchia come i partiti” risuona a martello, diciamo così. Risuona terribile. Ah sarebbe Grillo il grande rottamatore del Novecento?

  18. enrico ernst Says:

    Scusate: manca un punto di domanda: riformulo: la forma partito (o coalizioni di partiti) con le sue istituzioni in teoria democratiche (congressi, primarie ecc.) non dà più affidamento (rispetto a un… movimento di fatto “partito” poiché partecipa alla competizione elettorale) rispetto a una gestione autoritaria delle decisioni? Il movimento può e in che forme per esempio “sfiduciare” Grillo, distinguersi dalle sue “esternazione”, scegliere un leader più consono ai suoi obiettivi e alla sua cultura politica? Se mancano tali “strutture” il movimento degli attivisti (e di coloro che si riconoscono nella proposta del soggetto politico), non si risolve in una diffusa internettiana “libertà di parola” senza tuttavia nessuna possibilità di intervento democratico?

  19. vbinaghi Says:

    Io non ho voglia e non ho titoli per fare il difensore di Grillo, ma le mezze frasi riportate dal TG3 filo PD (cioè da quelli che il Mov5stelle devono temerlo più di tutti) non le prenderei troppo sul serio. Ormai quello diretto dalla signora Berlinguer è tutto tranne un telegiornale, e somiglia sempre più al Tg1 di Minzolini.

  20. enrico ernst Says:

    Sai Valter, anch’io non ho voglia di fare il detrattore pregiudiziale di Grillo, ma ho l’impressione (e forse su “Vibrisse” è già apparsa la riflessione) che la comunicazione del leader del Mv5 si muova su due velocità in puro stile berlusconian-leghista: la “bomba” da discussione da bar “per la piazza” (con in più una ambiguità di genere letterario: fa satira o fa politica?), rettifiche in un secondo tempo, totali o parziali… a me questo pare un costume pessimo, e abusato… rimane poi la riflessione più generale sulla “cultura democratica” del Movimento, o anche sullo spazio che ha la leadership di Grillo, e sul rischio (che non mi pare ipotetico) di un nuovo “potere carismatico”, un nuovo “uomo della Provvidenza” – ne abbiamo così bisogno? Qualcuno, investito dal “calore” dei supporter, trovolto dal successo dei consensi, e da proiezioni apocalittico-millenaristiche (lo “tsunami”), non si starà già montando la testa, mostrando la sconfinata povertà di un ego straripante? Cosa c’è dopo i partiti, dopo i sindacati? E quando Grillo parla di aziende “nelle mani dei lavoratori” come negli Usa come in Germania, di cosa sta parlando? C’è qualcuno che anche “tecnicamente” mi sa rispondere? O siamo alla perenne boutade?

  21. Paolo Gallina Says:

    @vbinaghi. In risposta alla sua domanda ieri ho provato più volte a inviare un link dell’articolo sottostante oltre a un ampio commento. Invio sempre fallito. Ho fatto un copia/incolla dell’articolo, il commento un’altra volta perché adesso devo uscire.

    IL CORRIERE SULLE ‘PARLAMENTARIE’

    M5s e la poltrona a Roma
    Azzurra, sorella di Cancelleri

    Sabato 8 Dicembre 2012 di Salvatore Peri

    Concluse le ‘parlamentarie’ grilline, l’edizione odierna del Corriere della Sera mette in evidenza tutti quei legami, diretti o meno, che uniscono i candidati del Cinque Stelle a membri già eletti per altre cariche. Nell’isola il caso più evidente è quello di Azzurra Cancelleri, sorella dell’eletto all’Ars e candidato grillino alle ultime regionali.
    PALERMO – C’è chi le ha definite primarie grilline, selezioni, poi infine ‘parlamentarie’, per distinguerle da quelle già effettuate dal centrosinistra e quelle già tramontate nel centrodestra. Un ‘esercito’ scatenato sul web, come lo definisce Emanuele Buzzi nell’edizione odierna del Corriere della Sera, con provini online moderati da youtube.1400, per la precisione, i candidati Cinque Stelle che dopo quattro giorni di voti in 31 circoscrizioni, comprese quelle all’estero, hanno avanzato le proprie proposte per un posto nella prossima legislatura. Fra questi disoccupati, avvocati, studenti, in maggioranza donne (con il 55 %) con l’unico neo d’aver qualche amicizia o, addirittura, parentela di troppo. Tanti i casi in Marche, Liguria, Piemonte, Puglia e Calabria con fidanzati, mogli, mariti, fratelli e sorelle che si candidano in virtù di legami affettivi. La Sicilia non è da meno è mette sul tavolo Azzurra Cancelleri, sorella dell’ex candidato alla presidenza regionale e neo deputato all’Ars Giancarlo. Azzurra, che ha coordinato la campagna elettorale del fratello alle regionali, ha un passato nello staff dell’europarlamentare Idv Sonia Alfano (che nel 2008 si candidò alle regionali con gli Amici di Beppe Grillo). Iscritta al meetup di Caltanissetta, come afferma lei stessa, è stata ‘adottata’ da quello di Palermo. Quello della Cancelleri è dunque il primo caso riguardante i grillini nell’isola ma, in piccolo, rappresenta la più ampia consuetudine espressa nello stivale.

  22. enrico ernst Says:

    se non ho capito male, Paolo, anche per il Mv5 stelle si pone il problema di tutti i partiti, né più né meno: la selezione del ceto politico. Anche il nuovo non può che porsi vecchi quesiti…

  23. vbinaghi Says:

    Prendo atto e non mi scandalizzo. Il testo qui sopra voleva essere ed è una riflessione sull’immaginario politico, in particolare sul simbolismo del “centro” e sul modo in cui anche partiti e movimenti odierni lo interpretano. La composizione delle liste è problema spinoso per tutti, come segnala anche Marina Terragni, nota giornalista vicina al PD:
    http://blog.iodonna.it/marina-terragni/2013/01/16/tengofamiglia-2-lombardia-calabria-mogli-e-sindache/

  24. enrico ernst Says:

    chiosa: a me pare che le immagini della pulizia (virtù) o dello tsunami (distruzione), e soprattutto quest’ultima, usate da Grillo, collochino i paradigmi del movimento 5 Stelle in una dimensione che supera destra e sinistra, non nel segno di un “nuovo patriottismo”, ma all’interno di un “frame” molto… novecentesco o anche più antico… e precisamente quello rivoluzionario.
    Il “neòs” (il giovane Zeus) fa “piazza pulita” del vecchio (i “mostruosi” Titani), li ricaccia nel Tartaro, se si vuole passare a un ambiente mitico (si veda il “Prometeo incatenato” di Eschilo).

  25. vbinaghi Says:

    Esatto. Per far questo bisogna rifiutare la collocazione su un asse verticale o orizzontale e porsi come irriducibilmente altro. Ci ha provato anche Renzi. A differenza di Monti che, come ha dichiarato ieri a Ballarò, se vince farà qualcosa che piace a Bersani e qualcosa che piace a Berlusconi, pretendendo di esserne la sintesi equidistante (in effetti il suo vero referente è estero, non nazionale)

  26. enrico ernst Says:

    se posso dire, e riguardo anche alla discussione qui: bisogna anche umilmente dirsi, che su tante questioni 1) non si può essere “irriducibilmente altro” ma si affrontano problemi che anche altri hanno (selezione del ceto politico, per esempio); 2) che gli altri, con cui parlare, fare compromessi, dialogare, costruire, esistono e non li si può semplicemente spazzare via come uno tsunami (brrr). Sai il problema dello tsunami qual è? Che non distingue, è cieco. Questo lo dico un po’ “dall’alto” di una riflessione valoriale, senza scendere nello specifico della politica nazionale.

  27. vbinaghi Says:

    Resta il fatto che l’attuale ceto politico non solo moralmente responsabile dello sfascio ma ostinatamente legato a categorie post-guerra fredda risulta non più credibile per quasi metà degli italiani. E’ in questo vuoto di rappresentanza che si colloca “l’assolutamente altro” e, come tu m’insegni, la retorica politica resta vuota forma se non rappresenta quote importanti di società.

  28. virginialess Says:

    Le notizie odierne sui giovani “poundiani” organizzati fanno riflettere.
    L’affermazione: ” si addita alla pubblica riprovazione un fascismo da operetta con camicie nere e saluto romano, mentre il vero fascismo è quello degli speculatori finanziari che in guanti bianchi affamano i popoli” suona ancor più incauta e confusionaria.
    Gli speculatori vanno moralmente condannati e contrastati con opportune scelte politiche. I fascisti non sono mai da operetta: basta grattare e mostrano il volto antidemocratico e persino, ancora, antisemita.

  29. vbinaghi Says:

    “Incauta e confusionaria” allora era anche l’opinione di Pasolini, che io mi sono limitato a parafrasare. Per quel che mi riguarda, non ho detto che questi sono dei comici innocui, ma che sono una minoranza di sfigati, rispetto alla quale il corpo sociale ha i suoi bravi anticorpi (come si vede dagli arresti). Diverso il caso di chi strozza imprese e lavoratori per dare 3.5 miliardi di euro al Monte dei Paschi di Siena.

  30. enrico ernst Says:

    però Valter, mi pare che non dobbiamo sdoganare in alcun modo (e il Pdl ha fatto e farà la sua parte, è una sicurezza! lasciamo a loro il primato!) camice nere, o camice brune… razzisti giovani, o azzimati (i veri fascisti, oggi, sono i leghisti: andatevi a vedere qualche allegra campagna pubblicitaria di Maroni e soci, in particolare dei “giovani leghisti”)… nostalgici del Regime… skin… e compagnia danzante…

  31. vbinaghi Says:

    Chi ha parlato di sdoganare? Mi pare che la sostanza di quello che ho scritto sia proprio altra, e mi interessa la politica, non il folklore criminale di cui non ho nessuna voglia di occuparmi.

  32. enrico ernst Says:

    No, certo Valter. Non era un appunto rivolto a te… bensì, una mozione di principio generale, stimolata dalle polemiche dei “contatti” (metto le virgolette proprio per dire: tutti da vedere) tra grillini e alcuni ambienti della destra estrema italiana;
    certo anche sull’affaire Movimento 5 s/Grillo-Casa Paound, mi pare occorra fare la tara, per cercare di capire di cosa si tratta davvero… c’è la vicenda di Bolzano (due esponenti del M5 stelle escono dall’aula per protestare contro la decisione della maggioranza di non considerare come associazione culturale un soggetto vicino a CasaPound); e poi c’è una affermazione di Grillo, a Roma: la riprendo dal “Fatto” a firma di Andrea Scanzi, che scrive un articolo per nulla ostile a Grillo anzi. Il leader del Movimento “di fronte a un esponente di Casa Pound, alla domanda se fosse antifascista, ha risposto: ‘Non mi compete'”. Ora, lui è il leader di un soggetto politico in fortissima ascesa, e con crescita significativa di consensi; è un “pragmatico” (convergenze sui progetti) e vuole “superare” (ubermensch) destra e sinistra… quindi è forse comprensibile che possa porsi a quel modo. Eppure, a mio avviso, senza stigmatizzare chi si ha di fronte, si devono ancora porre degli argini valoriali, che portino anche alla chiarezza delle identità reciproche (se sei un razzista manifesto, o un nostalgico del ventennio, ecco, siamo d’accordo entrambi che bisogna fermare la cementificizione del paese, o lottare contro l’inciviltà dei padroni di cani che fanno cacare le bestiole ovunque ma…). Se allo tsunami che spazzerà via destra e sinistra, non sopravvive la chiarezza sulle differenze delle identità valoriali reciproche, allora prevedo (mi sbaglierò) ombre e casino. Nient’altro che ombre e casino.

  33. vbinaghi Says:

    Sbaglierò, ma mi pare che uno che va in giro con la svastica tatuata sia più un caso da ordine pubblico che da considerazione politica. Come ci sono babygang sudamericane a Milano, o punkabbestia che si radunano in una piazzola di Bologna. Cioè, in questo momento puntare i riflettori su fenomeni da baraccone significa perdere di vista quella che realmente è la posta in gioco e riguarda non solo il governo del paese ma la profonda sterzata di cui quest’Europa da operetta avrebbe bisogno.

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