Dall’archivio del presente

by

di giuliomozzi

Rientrò a casa, si spogliò, fece una doccia
e si mise in pigiama. Bollì due uova, aprì
una scatoletta di tonno e una di fagioli.
Quando finì di cenare era prestissimo,
così guardò la televisione.
Alle undici si rivestì e scese al bar.
Tornò a mezzanotte, con due birre in corpo.
Morì nel sonno, mentre sognava
che per la strada un cane bianco e nero
gli leccava la mano.

20 gennaio 2013. Un tentativo di limitare gli enjambements.

15 Risposte to “Dall’archivio del presente”

  1. Lucio Angelini Says:

    Ricorda un po’:

    “La pigrizia andò al mercato
    e un cavolo comprò,
    mezzogiorno era suonato
    quando a casa ritornò.
    Mise l’acqua, accese il fuoco
    si sedette, riposò.
    Ed intanto, a poco a poco,
    anche il sole tramontò.
    Così, persa ormai la lena,
    sola al buio ella restò
    ed a letto senza cena
    la meschina se ne andò.”

  2. bianco Says:

    Piove anche oggi e la giornata
    è fradicia, il bucato
    resta da fare, il sole sventa
    qualsiasi resistenza:
    l’erba ha una strana luce d’obbedienza,
    si fa amare.

  3. enrico ernst Says:

    c’è una nuova “larghezza” metrica Giulio, che celebra nuove nozze tra la dimensione lirica e quella narrativa, che affonda le mani in una sobria malinconia senza concessioni sentimentali… un’altra marturità… mi sembra che tu stia lavorando molto bene…

  4. Giulio Mozzi Says:

    Oggi, Lucio, si parlerebbe di depressione piuttosto che di pigrizia.

  5. mario Says:

    in pratica un personaggio di houllebecq…

  6. Antonio Says:

    Concordo con Enrico, specialmente quando scrive “in una sobria malinconia senza concessioni sentimentali…”

  7. Lucio Angelini Says:

    @giulio.intendevo come andamento e scelta del passato remoto, mutate le mutande tematiche.

  8. Giulio Mozzi Says:

    Rientrò a casa, si spogliò,
    fece doccia e impigiamò.
    Poi due uova si bollì,
    aprì tonno e fagiolì [*]

    Di cenare poi finì,
    la television guardò,
    poi più tardi si vestì
    al bar di sotto si recò.

    Birra bevve, ma a gogò,
    finché si rincitrullì;
    poi nel sonno si sognò
    che un bel cane gli leccò
    le due mani; e si morì.

    [*] Licenza poetica.

  9. gian marco griffi Says:

    The typist home at tea-time, clears her breakfast, lights
    Her stove, and lays out food in tins.
    Out of the window perilously spread
    Her drying combinations touched by the sun’s last rays,
    On the divan are piled (at night her bed)
    Stockings, slippers, camisoles, and stays.
    I Tiresias, old man with wrinkled dugs
    Perceived the scene, and foretold the rest—
    I too awaited the expected guest.
    He, the young man carbuncular, arrives,
    A small house-agent’s clerk, with one bold stare,
    One of the low on whom assurance sits
    As a silk hat on a Bradford millionaire.
    The time is now propitious, as he guesses,
    The meal is ended, she is bored and tired,
    Endeavours to engage her in caresses
    Which still are unreproved, if undesired.
    Flushed and decided, he assaults at once;
    Exploring hands encounter no defence;
    His vanity requires no response,
    And makes a welcome of indifference.
    (And I Tiresias have foresuffered all
    Enacted on this same divan or bed;
    I who have sat by Thebes below the wall
    And walked among the lowest of the dead.)
    Bestows one final patronizing kiss,
    And gropes his way, finding the stairs unlit…

    She turns and looks a moment in the glass,
    Hardly aware of her departed lover;
    Her brain allows one half-formed thought to pass:
    “Well now that’s done: and I’m glad it’s over.”

  10. Giulio Mozzi Says:

    La dattilografa a casa all’ora del tè, mentre sparecchia la colazione, accende
    La stufa, mette a posto barattoli di cibo conservato.
    Pericolosamente stese fuori dalla fìnestra
    Le sue combinazioni che s’asciugano toccate dagli ultimi raggi del sole,
    Sopra il divano (che di notte è il suo letto)
    Sono ammucchiate calze, pantofole, fascette e camiciole.
    Io Tiresia, vecchio con le mammelle raggrínzite,
    Osservai la scena, e ne predissi il resto –
    Anch’io ero in attesa dell’ospite atteso.
    Ed ecco arriva il giovanotto foruncoloso,
    Impiegato d’una piccola agenzia di locazione, sguardo ardito,
    Uno di bassa estrazione a cui la sicurezza
    S’addice come un cilindro a un cafone rifatto.
    Ora il momento è favorevole, come bene indovina,
    Il pasto è ormai finito, e lei è annoiata e stanca,
    Lui cerca d’ impegnarla alle carezze
    Che non sono respinte, anche se non desiderate.
    Eccitato e deciso, ecco immediatamente l’assale;
    Le sue mani esploranti non incontrano difesa;
    La sua vanità non pretende che vi sia un’intesa, ritiene
    L’indifferenza gradita accettazione.
    (E io Tiresia ho presofferto tutto
    Ciò che si compie su questo stesso divano o questo letto;
    lo che sedei presso Tebe sotto le mura
    E camminai fra i morti che più stanno in basso.)
    Accorda un bacio finale di protezione,
    E brancola verso l’uscita, trovando le scale non illuminate…
    Lei si volta e si guarda allo specchio un momento,
    Si rende conto appena che l’amante è uscito;
    il suo cervello permette che un pensiero solo a metà formato
    Trascorra: «Bene, ora anche questo è fatto: lieta che sia finito.»

    T. S. Eliot, “La terra desolata”, III. (traduzione presa da qui).

  11. Lucio Angelini Says:

    @giulio. mi hai fatto morire dal ridere. sei proprio simpatico.

  12. Giulio Mozzi Says:

    Non vedo che cosa ci sia da ridere in una traduzione italiana di Eliot, Lucio.

  13. Daniela Says:

    Mi piace questo nuovo archivio del presente. Questa in particolare.

  14. Lucio Angelini Says:

    @giulio. mi riferivo al rifacimento della poesia sul calco di “La pigrizia andò al mercato” (Rientrò a casa, si spogliò,
    fece doccia e impigiamò…) ovviamente.

  15. Barbara Buoso Says:

    Io sono molto d’accordo con questa di Giulio: “Oggi, Lucio, si parlerebbe di depressione piuttosto che di pigrizia”. Sacarosanto. Lo dici a un dottore e ti dice di prendere l’antidepressivo oltre che alla mattina pure di sera: così hai le forze per preparare una vera cena! Vuoi mettere una vera cena? Mettere l’acqua, farla bollire.. robe sane, verdura, pasta. Quanto mi piaceva, alla sera, quando tornavo a casa, mangiarmi – in piedi, appoggiata alla lavapiatti – la mia insana scatoletta di tonno..

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