Il ricordo d’infanzia in cerca di editore

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Un’altra “pillola” simile a questa dovrebbe passare in settimana prossima anche per Uno Mattina. ** Grazie a chi ha partecipato all’incontro nel corso di Più libri più liberi, e in particolare ad Alessandra, Annarita, Bettina, Clelia, Francesca, Virginia, che hanno raccontato personalmente il loro ricordo. Ho dimenticato qualcuno? Spero di no. gm

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39 Risposte to “Il ricordo d’infanzia in cerca di editore”

  1. icalamari Says:

    Ma grazie a te! f
    😛

  2. Giovanni Says:

    Bravo Iulius! Noi aspettiamo fiduciosi.

  3. Greco Sabrina Says:

    Ottimo servizio. Libro interessantissimo da tanti punti di vista e, per certi versi, rivoluzionario.
    Mi ha conquistata la freschezza di Elena Orlandi.
    Complimenti ad entrambi.
    P.S. Un Giulio Mozzi in perfetta forma.

  4. Alberto Giarrizzo Says:

    Avete copiato in toto (persino nella proposta di raccogliere le foto dell’infanzia) l’iniziativa di “Quando io ero piccolo…” nata per mia iniziativa su facebook oltre due anni fa, dalla quale sono derivati ben due libri di racconti, entrambi best sellers su Kataweb. La sola differenza che vedo è nella destinazione dei proventi. Nel nostro caso (Quanto io ero piccolo), i proventi sono destinati integralmente a una Onlus, per il finanziamento di missioni di chirurgia pediatrica in Eritrea. Nel vostro caro, saranno destinati in tutto o in parte alle vostre tasche.

    Iniziativa molto discutibile e scorretta, pertanto, sia per l’evidenza del plagio, che per la destinazione del ricavato

  5. cleliamaria Says:

    Grazie Giulio! E’ stato davvero bello esserci.
    Complimenti anche ad Elena: semplice e carina. Siete proprio uno specchio del libro!
    Ciao

  6. Giulio Mozzi Says:

    Un progetto simile e diverso, nato in Facebook: Quando io ero piccolo.

  7. Laura Says:

    “Quando io ero piccolo” è un gruppo nato più di due anni fa su facebook che ha già al suo attivo due raccolte pubblicate con finalità benefiche in collaborazione con la onlus Annulliamo la distanza. La vostra iniziativa non è affatto la prima e la finalità non è paragonabile alla nostra. Non potete ignorarlo come avete fatto fino ad ora, c’è chi ha lavorato molto su questo progetto e non è disposto a vedere il vostro ‘spacciato’ per unico e originale dato che non lo è. Laura

  8. Giulio Mozzi Says:

    Infatti il nostro progetto non è spacciato per unico e originale. L’articolo con il quale l’ho iniziato diceva esplicitamente che il progetto era stato ispirato dalla lettura di alcuni altri libri (vedi).
    Indubbiamente la finalità del ricordo d’infanzia non è la stessa di “Quando io ero piccolo”. E’ un problema? Mi pare di no. Qualcuno sostiene che le due iniziative hannno la stessa finalità? Mi pare di no.
    “Quando io ero piccolo” mi è stato segnalato in un commento qui in vibrisse, nell’agosto scorso: un commento che io, come, talvolta succede, non ho visto.

  9. Greco Sabrina Says:

    Io una sola cosa non capisco. Giulio Mozzi ha pubblicizzato l’iniziativa creando un evento pubblico. Per mesi, ripetutamente e in più occasioni, si è parlato della costruzione di questo libro e delle fasi di produzione e raccolta materiale. Poi è stato creato un Blog da Elena Orlandi. Con grande rispetto non capisco perché questi commenti siano saltati fuori, e con questo tono, soltanto ora, dopo il servizio di Repubblica. Grazie. Saluti.

  10. Guido Bono Says:

    https://www.facebook.com/groups/quandoieropiccolo/?bookmark_t=group

  11. virginialess Says:

    Non ho un profilo facebook, né ho letto il commento a “Quando ero piccolo” in agosto. L’iniziativa benefica merita senz’altro un elogio. Conosco invece il libro di Perec, cui ho collegato il progetto di Mozzi (peraltro diverso) fin dall’annuncio. Credo che una ricerca in rete scoverebbe altri fatti letterari più o meno riconducibili al tema, periodicamente ” in” come accade per altri. Non mi sembra un problema. Dubito si arrivi alla proliferazione abnorme di vampiri e dintorni!
    Il ” racconto” dell’iniziativa a Più libri più liberi è stato gradevole; mi ha fatto piacere partecipare.

  12. Greco Sabrina Says:

    Già, Virginia, l’entusiasmo e il piacere di chi crede in un progetto condiviso a cui alcuni giornali, come ben ricordi, negli scorsi mesi hanno dato spazio con articoli pubblicati e discussi liberamente in Vibrisse (archivio). Onestà intellettuale.

  13. Marco Says:

    Perché, Giulio, non provi a chiedere allo stesso editore che pubblicherà Il ricordo di Daniel? O anche, senti questa… perché non pubblicare in appendice a Il ricordo di Daniel i Ricordi d’infanzia? Perché non farlo diventare un disco e non provare a farlo produrre dall’etichetta Ricordi? ciao!

  14. Elena Says:

    Non è proprio scontato che chi arriva dopo abbia copiato.

    L’idea del ricorso, in sé, non è proprio originalissima: tutti abbiamo avuto un’infanzia, molti ne conservano dei ricordi, alcuni hanno voglia di condividerli. Il tema della condivisione di ricordi mi pare lo specifico di facebook. L’idea di farne un libro è stata carina, ma non è detto che sia la stessa cosa del progetto lanciato da Giulio qui in Vibrisse.
    E’ molto probabile che i due prodotti alla fine siano lontanissimi. Diverso è certamente il brodo in cui sono nate le due esperienze e quindi potrebbe essere diverso anche lo sguardo di coloro che hanno scritto, quindi l’impronta della scrittura. Certamente differenti sono le persone che annoderanno i fili di tante esperienze raccontate.
    La forza di un’opera letteraria non si esaurisce certo nel soggetto, neppure nella “trama”. Prendete i libri di ricette: gli ingredienti sono quel che lega l’Artusi e Benedetta Parodi, ma leggere i loro scritti non è proprio la stessa esperienza.

    Sono cose di un’ovvietà così imbarazzante che nasce il pensiero che il vero problema non sia la rivendicazione del primato, ma la supposizione che qualcuno possa trarre uno smisurato e dunque “indebito” guadagno (denaro, celebrità) che i primi artefici non avevano neppure messo in conto.
    Peccato: l’esperienza di “quando io ero piccolo” ha l’aria d’essere stata bella e generosa. Da dove arriva tanta voglia di riscatto?

  15. Elena Says:

    Ops, ricordo, non ricorso. Ma il lapsus forse ha un suo perché.

  16. Giulio Mozzi Says:

    Ad Alberto Giarrizzo. L’iniziativa del ricordo d’infanzia è spiegata qui, in un articolo che ho pubblicato qui in “vibrisse” il 12 luglio scorso. Lì dico da dove ho tratto ispirazione.

  17. Barbara Buoso Says:

    Je rode, a quelli di quando ero piccolo, solo quello.. solo dal titolo dovrebbero capire di quale cosa si tratta. “Ricordare”, cara Elena, non è un lusso da tutti…

  18. Greco Sabrina Says:

    Le faccio presente, Signor Alberto, che la nobiltà di un’azione (il cui valore comunque oggettivamente è indiscusso) non si esaurisce nella sua stessa immediata finalità. Le ricordo che persino simili fatti e progetti possono sostanzialmente venire usati per ben altri scopi nascosti (consenso, notorietà, immagine, guadagno derivabile da atti futuri, ecc.).
    Naturalmente non è il vostro caso, ma è abbastanza disturbante veder elogiato in si’ modo quanto da voi fatto senza alcuna eleganza, ostacolando, accusando e disprezzando d’altra parte professionisti, progetto e lavoro la cui validità esiste ed è oggettiva. Anche perché, vede, lei, come tanti altri, non sa mica cosa Giulio Mozzi intende fare in futuro, e non parlo solo dell’iniziativa in corso, ma di una continuazione del disegno che lo stesso porta avanti facendo cultura e ricevendo perciò plausi e consensi.

  19. annaritaverzola Says:

    C’ero anche io, quella con il coniglio di pezza che la zia voleva gettare 🙂
    Saluti, Annarita

  20. annaritaverzola Says:

    Naturalmente grazie a voi per il piacevole incontro. Ho letto adesso tutti i commenti e non comprendo l’acrimonia dei signori di cui sopra. Il progetto è stato da te segnalato apertamente, citando fonti, non vedo proprio motivo di rigurgiti di bile. Buona serata, Annarita

  21. Illusion79 Says:

    Io direi di non alimentare ulteriori polemiche. Mozzi ha già risposto in maniera esauriente e il progetto merita di crescere con la serenità nella quale è nato.

    Un grande in bocca al lupo a tutti coloro che hanno voluto condividere i loro ricordi. Spero davvero possiate festeggiare tutti insieme.

  22. Giulio Mozzi Says:

    Grazie, Annarita. E scusa per la dimenticanza. Aggiungo il tuo nome nel post.

  23. lidiadel Says:

    C’ero anch’io, commoventi e divertenti i ricordi che sono stati letti. E se anche per tornare a casa mi ci sono volute 4 ore in auto per il traffico impazzito, guidando sotto una pioggia a catinelle, ne è valsa la pena.

  24. Andy Says:

    La coda alla vaccinara è un piatto della tradizione romana-un piatto povero- che si prepara con, oltre ovviamente alla coda, pomodoro e enormi quantità di sedano. Va fatto cuocere per ore, altrimenti la poca carne intorno alla coda diventa difficile da staccare. Sembra impossibile farne una versione differente che la possa migliorare. Eppure uno chef geniale ne ha fatto polpette da servire con poca salsa di cottura e sedano julienne. Quasi finger, polpette di coda alla vaccinara è una rivisitazione, nobile e da gourmet raffinato, di una piatto della tradizione contadina. Mi è piaciuto e l’ho rifatto. Abbondante: quello chef geniale infatti era anche tremendamente caro e ti portava 2 polpettine striminzite per trenta euro, io invece ne ho fatte a tal punto di polpette di coda alla vaccinara, che al terzo giorno le mangiavo, fredde, direttamente dal frigo. Poi ho rielaborato è ho inventato le polpette di arrosticini di pecora alle spezie da cous-cous. Geniali. Beh, il mio grazie va ai contadini che hanno inventato la coda alla vaccinara, che senza di loro le polpette di arrosticini di pecora alle spezie di cous cous col cavolo che me le inventavo.

  25. Giovanni Accardo Says:

    Mi ricordo che qualche anno fa Al Bano citò per plagio Michael Jackson. Ennio Morricone, nominato consulente, disse che nella musica leggera i giri armonici sono limitati e spesso simili, per cui era impossibile dimostrare il plagio. Come fa il sig. Giarrizzo ad avere la certezza che Il ricordo d’infanzia abbia copiato il loro progetto, non si capisce. Fosse stato pubblicato e distribuito nelle librerie, potrei capirlo, ma mi pare che si tratti di un’iniziativa nota solo a chi frequenta Ilmiolibro.it. E poi, se io scrivo un romanzo in cui racconto le disavventure di una donna infelicemente sposata, fedifraga, che alla fine si uccide, ho copiato da Madame Bovary o da Anna Karenina? E se invece avessi raccontato una mia storia, sulla base di un’idea partorita dal mio immaginario? O non è possibile? Perché tutto questo astio e questa sicumera? E poi: quanto moralismo!

  26. Greco Sabrina Says:

    Tutto questo è semplicemente assurdo, ridicolo e pietoso. Differente è la motivazione alla base dell’idea (non certo il racconto padre-figlia ma, dichiaratamente, la ricostruzione di una personale infanzia), differente l’ambiente (Facebook è stato chiamato in causa successivamente, la piattaforma di partenza è stata Vibrisse e il passaparola) in cui le persone sono state invitate a inviare un breve testo con possibilità di rielaborazione da parte del responsabile del progetto al fine espresso di compiere un’opera letteraria: Giulio Mozzi, ricordiamo, è uno scrittore, un docente di scrittura e un personaggio pubblico (immagine). Diverse le metodiche e le finalità (ricordiamo pure, tra l’altro, l’impegno nelle Scuole e nelle Scuole dell’Infanzia; la tematica della memoria particolarmente fondante uno dei suoi ultimi lavori, “La stanza degli animali”, duepunti Ediz. 2011).
    Se fosse vero quanto si prospetta, esisterebbe e potrebbe esistere in modo orrendo una sola opera “per tipo”.
    Ribadisco la poca chiarezza e limpidezza di comportamento. Il commento pubblicato dimostra la conoscenza del progetto da parte dell’autore dell’altro libro, e quindi non si capisce come mai l’aggressiva rivendicazione sia arrivata soltanto ora. Se si pensa che alla base della realizzazione di quanto già pubblicato in tema vi è uno scopo non lucrativo, la cosa fa dispiacere.
    Come giustamente faceva osservare Elena, Facebook è improntato sulla tematica del ricordo come meccanismo alla base del ricongiungimento ideale spazio-temporale proposto, ed i ricordi di infanzia sono tra i più comuni e accomunanti tutti. Parlare della propria infanzia è generalmente il passo naturale e libero che si compie quando si tende allo sconosciuto da incontrare.
    L’infanzia è piena di oggetti, la fotografia è una delle documentabili passioni di Giulio Mozzi, infatti essa è stata la proposta logica conseguenziale successiva, in cui i lettori di Vibrisse sono stati coinvolti.
    Sperando di aver dato voce a chi ha visto rovinare una festa e a chi pensa di aver partecipato e lavorato onestamente, porgo la mia più cordiale buona notte.

  27. Alberto Giarrizzo Says:

    Trovo la polemica stucchevole e la discussione ormai scaduta a dei livelli davvero infimi. Per questa ragione, proverò a rispondere alle diverse osservazioni, mi auguro in modo esauriente e con l’obiettivo di concludere questo odioso “confronto”.

    Il gruppo facebook “Quanto io ero piccolo” è nato per mia iniziativa, nell’estate del 2009. Desideravo raccogliere e condividere i racconti della mia infanzia, quelli che raccontavo a mia figlia in viaggio, a tavola e per addormentarla la sera. Il titolo è solo l’incipit dei miei racconti e l’espressione ricorrente da me individuata per ricevere l’attenzione di mia figlia durante lo svolgimento della mia storia.

    Giorno dopo giorno, prescindendo dalla mia motivazione originaria, in tanti si sono iscritti nel gruppo (oggi gli iscritti sono oltre duemila), nel più classico dei “passaparola” e per il semplice scopo e il puro piacere di lasciare una storia, una fotografia o una testimonianza della propria infanzia (sui giochi; sulla famiglia; sui nonni; sulla scuola; sui compagni; sulle vacanze; ecc.).

    Insieme ad Augusto Montaruli, Eleonora Cardogna e a Onorina Vargiu (che nemmeno conoscevo), iscritti e autori di diversi racconti personali, di fronte alla ricchezza e alla varietà dei contributi spontanei ricevuti da così tanta gente, maturammo l’idea di organizzare e raccogliere (all’interno di aree tematiche e senza alterare e/o apportare alcuna modifica allo “stile narrativo” dell’autore, per rispetto e per attribuire valore alla spontaneità), allo scopo di pubblicare un libro in occasione dell’imminente Natale. Visti i tempi molto ristretti e la nostra scarsa conoscenza (assoluta ignoranza, nel mio caso) dei meccanismi di pubblicazione editoriale, optammo per “ilmiolibro.it”, che ci sembrò “l’uovo di Colombo”. Chiedemmo, per questo, l’autorizzazione agli autori e, visto che ciascuno di noi si occupa e campa d’altro nella vita, proponemmo la destinazione dell’intero ricavato a una Onlus. La individuammo in “Annulliamo la distanza”, associazione no profit che opera in collaborazione con il Rizzoli di Bologna. All’interno del progetto “Camminiamo insieme”, grazie a questa collaborazione, con i nostri due libri abbiamo co-finanziato e continuiamo a co-finanziare numerose missioni di chirurgia pediatrica in Eritrea, durante le quali, il Rizzoli ha anche contribuito alla formazione di equipe di chirurghi eritrei.

    Sin dalla prima uscita, i libri sono stati e sono oggetto di presentazioni pubbliche in numerose librerie, università ed Enti in tutto il territorio nazionale. Il dettaglio di tutte le manifestazioni è consultabile all’interno del gruppo, che è aperto e libero per chiunque desideri iscriversi.

    Entrambe le raccolte, quindi, pubblicate tramite “Ilmiolibro.it” (ai primi posti della classifica generale dei bestsellers), contengono storie, fotografie e testimonianze non di fantasia, ma nella forma di ricordi d’infanzia reali (in questo senso, l’iniziativa di cui si parla all’interno del video e su questo blog è perfettamente sovrapponibile a quella di “Quando io ero piccolo”). La distribuzione è avvenuta e avviene ancora adesso tramite il canale internet o in occasione delle presentazioni pubbliche. Il ricavato, invece, è integralmente destinato a uno scopo di beneficienza.

    Saluto tutti molto cordialmente, con l’auspicio di aver contribuito alla chiarezza e alla composizione delle polemiche.

  28. Marco Says:

    Sì, ma se vengono fatte notare delle somiglianze, Giovanni, (un anno di corsa, lo sto leggendo in questi giorni, bel libro), perché non lavorare per eliminarle? Cosa ci vuole?

  29. marcoparlato Says:

    Di questa vicenda mi sorprende l’animosità con cui si grida al plagio. Considerato che gli accusatori sono coautori di due libri i cui ricavati sono andati in beneficenza, le pretese diventano ancora più assurde.
    Non vorrei che alla base di tutto ci fosse la solita, errata convinzione di perseguire l’originalità – che, soprattutto oggi, alle porte del 2013, non può esistere.

    O forse vogliamo accusare tutti gli autori di romanzi di formazione di avere copiato da David Copperfield di Dickens, o prima dal Tom Jones di Fielding, o ancora di avere copiato qualsiasi riconoscimento finale dal teatro greco? Per non parlare dei libri, citati da Giulio Mozzi, che hanno ispirato l’iniziativa. Allora sono stati plagiati anche quelli?

    Non posso che spiegarmi queste assurdità con il terrore che hanno gli autori di Quando io ero piccolo – iniziativa lodevole, sia chiaro – di essere banali.
    Tutti siamo banali, abbiamo pensieri simili, in alcuni casi uguali ad altre migliaia di persone. È difficile accettarlo, per noi occidentali addirittura offensivo. Bisogna provarci però, anche perché per quanto una cosa sia banale, può essere fatta comunque molto bene – ci mancherebbe.
    Figuriamoci che per l’estetica cinese l’artista più bravo era colui che meglio riusciva a imitare il maestro.

    Siate sereni, felici della vostra iniziativa e felici per le altrui, anche se banali.

  30. Ale Says:

    Avendo partecipato al progetto “Il ricordo d’infanzia”, mi sento chiamata in causa. Nei commenti sotto al video ho letto che l’iniziativa partita da questo blog è stata definita “scorretta, discutibile” e “un plagio”. Io non ho un account FB (che è un social network e non il centro del mondo) non avevo mai sentito parlare di “Quando ero piccolo”, ma anche se mi fosse giunta notizia di questa iniziativa, questo non mi avrebbe trattenuta dal partecipare ad un progetto simile. Qual è il problema? Esistono tanti libri che derivano da idee simili. Sempre in quei commenti, si discute sui proventi, come se i partecipanti al progetto fossero tutti in fila a strofinarsi le mani aspettando di ricevere il lauto compenso!Nella pagina di Vibrisse dedicata al progetto si è discusso sul da farsi dopo una POSSIBILE pubblicazione. In quella stessa pagina, Mozzi considera realisticamente che i proventi sarebbero ben pochi, ma nel caso fosse il contrario, si discuterà più avanti circa cosa farne, dato che il libro non è ancora pubblicato, ma è solo pubblicizzato. Eppure hanno partecipato 1701 autori, evidentemente, queste persone, l’hanno fatto perché trovavano l’idea accattivante e bella, a prescindere dal possibile guadagno.
    Io mi sento offesa, dalle ipotesi maliziose e dalla presunzione dei signori del gruppo “Quando ero piccolo” e vorrei sapere il motivo reale da cui scaturisce il loro astio gratuito.

  31. Greco Sabrina Says:

    Nessuna polemica, Sig. Alberto. Si sta solo difendendo un lavoro in cui si crede proprio come sta facendo lei facendo chiarezza.
    Quanto ai “livelli infimi”, essi sono da attribuire a interventi in Facebook (Pagina di Giulio Mozzi) in cui le sue collaboratrici hanno gratuitamente offeso la persona di Giulio Mozzi, il ruolo professionale ed il suo lavoro.
    Grazie.

  32. gian marco griffi Says:

    Propongo un incontro tra i “quando ero piccolo” e i “ricordo d’infanzia”.
    Ognuno dei partecipanti porti un’arma della sua infanzia (vanno bene bastoni vari, mazze da softball, spade, cerbottane, fionde, alabarde, spade laser di star wars, murchadna di martin mystère, fiocine spaziali di capitan harlock, ecc.). Io porto il fucile da caccia di mio nonno, che mi ricorda la mia infanzia spensierata.
    Poi all’urlo “ne resterà soltanto uno” quel che deve succedere succederà.

  33. Greco Sabrina Says:

    Una piccola nota in risposta all’origine dell’idea e alle sue evoluzioni.
    Si parte dal presupposto: non ho ricordi d’infanzia. Il richiamo esistente può benissimo essere individuato nel personaggio inventato da Mozzi-Lorini “Carlo Dal Cielo”, il cui libro, “Diario dei sogni”, ed. Il Prato, 2003, si apre proprio con l’affermazione “Carlo, che sono io, è uno che non ricorda i sogni” (con dichiarazione, quindi, che l’affermazione fatta dallo scrittore non è un espediente d’occasione ma una continuazione tematica e stilistica).
    La memoria, storica, fotografica, familiare, è presente in maniera sostanziale e testimoniabile in quasi tutti i numerosi lavori di Mozzi.
    L’infanzia è una fase basilare dell’esistenza umana, e la rete un interesse primario per Giulio Mozzi, tanto che il suo Bollettino, “Vibrisse”, ben noto a chi si occupa di scrittura, è stato per diversi anni inviato agli iscritti via email (canale attravero il quale è stato spedito il materiale dai lettori).
    Lei, Alberto, parla di Facebook come luogo di nascita dell’iniziativa e come mezzo di diffusione dell’opera (elementi entrambi non comuni ai due progetti).
    La natura, quindi, è essenzialmente letteraria e psico-didattico-pedagogica (come si “legge” nell’intervista a Elena Orlandi), non solo di raccolta di memoria accomunante e condivisa, e gli scopi principali e di utilizzo diretto sono diversissimi.
    Comune è la materia (il ricordo), reperita, nell’era tecnologica di internet, allo stesso modo, e cioè, semplicemente e logicamente, utilizzando la rete.
    La stessa, tra l’altro, nella testimonianza, vede due soli oggetti nei rapporti di interrelazione: l’immediata memoria del presente (esperienze appena vissute) e il ricordo del passato.
    Tra l’altro, sicuramente può forse far comodo “uscire” in questo senso soltanto ora, ma il fatto che ci sia stato un vostro commento, fortuitamente ignorato, smentisce l’affermazione della Signora Eleonora sul fatto che la cosa non sia stata ben pubblicizzata. La ringrazio ancora.

  34. Bettina Todisco Says:

    Grazie Giulio. Grazie Elena. Più libri, più liberi. Una tenera occasione per condividere il proprio ricordo di infanzia. Speriamo che gli editori accorrano.

  35. Giulio Mozzi Says:

    Ale: 1071, non 1701.

  36. Ale Says:

    Grazie per la correzione. 🙂

  37. Daniela Says:

    …un semplice grazie in generale e buon lavoro a Giulio e Elena.

  38. Marco Says:

    Che belli che siete, Elena e Giulio!!!!
    E che bello sarebbe se un editore credesse davvero in questa iniziativa meravigliosa!

    Ps: Ale, ” Grazie per la correzione.” l’ho già letto da qualche parte…. allora è proprio un vizio il plagio!

    Ps2: inutile tentare di nascondere che tutti i quasi duemila partecipanti ( in Italia funziona così la comunicazione: da 1071 a 1701, da 1701 a quasi duemila, da quasi duemila a…..) avranno proventi esorbitanti, è praticamente certo.

    Ps3: Detti proventi esorbitanti saranno investiti in Bot e salveranno l’Italia dal crack finanziario, così i ricordi che rischiavano di andare perduti, ora ritrovati e condivisi, salveranno il futuro del “paese senza memoria”…

    Ps3: I diritti cinematografici su questa escalation delle memorie, pare siano già stati opzionati da uno Studios, sembra che il film si intitolerà “Ricordi dal soprasuolo”.

  39. Ale Says:

    Nel film ci sarà anche l’epica battaglia all’ultimo sangue progettata da Gian Marco Griffi?

    Grazie per la risata! 😀

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