Non sono più

by

Foglie di fico

di giuliomozzi

Leggo nel comunicato congiunto di Fieg e Fnsi (Federazione degli editori di giornali e sindacato dei giornalisti) diffuso in occasione della odierna giornata di mobilitazione:

…la Fieg e la Fnsi si uniscono nel rinnovare al Parlamento e a tutte le forze politiche l’appello a non introdurre nel nostro ordinamento limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca e sanzioni sproporzionate e inique a carico dei giornalisti con condizionamenti sull’attività delle libere imprese editoriali, senza peraltro che siano introdotte regole efficaci di riparazione della dignità delle persone per eventuali errori o scorrettezze dell’informazione.

Giusto, giusto. Le limitazioni non possono certo essere “ingiustificate”! Le sanzioni non possono certo essere “sproporzionate”! E tantomeno “inique”! E le regole da introdurre, non possono certo essere “inefficaci”! Eccetera. Ovvero: ciò che viene detto non può che essere condiviso, ma la sostanza (che cosa sia giustificato e che cosa no, che cosa sia proporzionato e che cosa no, che cosa sia iniquo e che cosa no, che cosa sia efficace e che cosa no) resta fuori della porta.

Leggo ancora:

Gli editori e i giornalisti concordano sulla necessità di tutelare la dignità delle persone, tutela che si deve realizzare con azioni tese a sostenere un giornalismo etico e responsabile. Nessuna legge che abbia come sanzione il carcere lo può alimentare. In questo modo, invece, si introducono solo elementi di condizionamento, di paura per la possibile esplosione di querele temerarie e di controllo improprio che non possono essere condivisi.

Certamente non si può fare a meno di “tutelare la dignità delle persone”: ci mancherebbe! E il giornalismo (che è una professione, ricordiamolo, ovvero un’attività nella quale ciascuno risponde a un codice etico, che c’è già) deve certamente essere “responsabile” e non cinico (intendendo “cinico” per il contrario di “etico”). Tuttavia, mi pare che vi sia un salto nel ragionamento dove leggo che “nessuna legge che abbia come sanzione il carcere può alimentare il giornalismo etico e responsabile”. Più sotto si dice che ci vogliono invece “equilibrate sanzioni economiche e rettifiche documentate e riparatrici”.

Ecco, questo vorrei capire: perché “nessuna legge che abbia come sanzione il carcere può alimentare il giornalismo etico e responsabile”. A me pare che le perversioni della professione giornalistica possano procurare danni gravissimi alle persone. Vite spezzate e mai più ricomposte, intimità sfondate, carriere o attività imprenditoriali mandate a rotoli, eccetera; con conseguenza poi su figli, coniugi, genitori, eccetera. Qualche storia la conosco anche da vicino. E, sinceramente, mi pare che in qualche caso i danni siano paragonabili per tipo e gravità a quelli causati dal furto: che è punito, se non erro, con un minimo di reclusione di sei mesi (sì, anche il furto di una mela).

La mia sensazione è che il comunicato congiunto del sindacato dei giornalisti e dei datori di lavoro dei giornalisti (pensateci: è come un comunicato congiunto Marchionne-Camusso) dica in effetti questo: quando il giornalista fa certe cose, le fa perché l’azienda glielo chiede (o glielo fa intendere); quindi devono pagare le aziende, e il giornalista va considerato come un dipendente irresponsabile; le aziende, si sa, non si possono mettere in galera, però possono pagare.

Ovvero, il comunicato è il riconoscimento della totale sottomissione dei giornalisti non al loro codice deontologico, ma agli interessi aziendali. Quindi è il riconoscimento che i giornalisti non sono più dei professionisti.

21 Risposte to “Non sono più”

  1. Simona Scravaglieri Says:

    “Ecco, questo vorrei capire: perché “nessuna legge che abbia come sanzione il carcere può alimentare il giornalismo etico e responsabile”
    questa frase me la stampo e me l’appendo in giro per casa! Non solo non concordo, ma sono anche in sciopero personale con giornalisti, giornali e tg da parecchio tempo. Le notizie mi arrivano ovattate, e devo ammettere che la qualità della vita è migliorata, decisamente.

    L’etica di un giornalista dovrebbe riguardare il fatto e la notizia e non lo sciorinare cose lette, e spesso non verificate, sulle notizie ansa che fanno da contorno alle opinioni personali di chi scrive.

    E continuerò sempre a dire che sarebbe meglio, prima di andare per strada a sfasciare le città, di rendersi conto che certe denunce e certe “inchieste scoop” sono dettate dalla cordata economica che sorregge il partito e anche la redazione. E quindi come concludi tu, di giornalisti in Italia ce ne sono pochi e ben nascosti in un mare di incompetenti…

    E infine ti regalo questo pezzettino del docu-film su Fran Lebowitz. Inizia dicendo che le notizie non ci sono più ma sono solo opioni:

    Buona giornata,
    Simona

  2. cartaresistente Says:

    Concordo pienamente con la tua osservazione. L’ennesima casta che vuole diritti e garanzie senza doveri e regole.

  3. Giorgio Pozzi Says:

    Che però con lo spauracchio della galera può essere (ancora) più facilmente strumentalizzata e manipolata…

  4. Giulio Mozzi Says:

    Carta: ho il sospetto che l’uso della parola “casta”, diventata una specie di ritornello (“Casta!”, “Casta sarai tu!”, ecc.), serva ormai solo a fare a meno di un atteggiamento analitico. Nel caso specifico, ad esempio, serve a non distinguere tra i due soggetti in gioco: giornalisti (professionisti, che hanno un’etica professionale) e aziende (che, in quanto aziende, non sono capaci di avere un’etica).

    Giorgio: non ho sostenuto che gli errori, le inesattezze, gli abusi ed eventualmente le perversioni della professione dei giornalisti vadano necessariamente puniti con la galera. Ho fatto notare che l’affermazione “nessuna legge che abbia come sanzione il carcere può alimentare il giornalismo etico e responsabile” mi pare campata in aria.

    Ciò che Fieg e Fnsi non fanno, nel loro documento, è distinguere tra gli “errori”, le “inadempienze” ecc. nei quali può incorrere il giornalista come qualunque altro professionista (e, per spiegare su questo il mio punto di vista dico: sono contrario alla punibilità degli errori dei medici), e gli “abusi” e i “reati” (affermare il falso sapendo che è falso, ad esempio; raccontare fatti inventati; inventare dichiarazioni, prese di posizione eccetera; scrivere che un magistrato ha ordinato a Tizio di fare una certa cosa anziché scrivere che il magistrato ha riconosciuto il diritto di Tizio a fare una certa cosa; e così via).

    Non vendo come si possa limitare il “diritto di cronaca” punendo chi diffonde informazioni scientemente false. Il modo e la misura della punizione, poi, sono altra faccenda. Commenti e opinioni del giornalista appartengono alla libertà di informazione nonché alla libertà di parola e di pensiero costituzionalmente garantita a tutti.

  5. Giulio Mozzi Says:

    Le notizie devono essere diffuse rispettando il principio di veridicità, dopo aver costituito oggetto di verifica di rigore, e devono essere esposte, descritte e presentate con imparzialità. Non si devono confondere informazioni e voci. I titoli e i sommari devono costituire espressione il più possibile fedele del contenuto dei fatti e dei dati.

    Consiglio d’Europa, Risoluzione dell’assemblea n. 1003 del 1° luglio 1993 relativa all’etica del giornalismo, art. 4.

    …il giornalismo non deve condizionare o mediare l’informazione vera o imparziale, né le opinioni corrette nella pretesa di creare o di formare l’opinione pubblica, dato che la sua legittimità risiede nel rispetto effettivo del diritto fondamentale dei cittadini alla informazione nel quadro del rispetto dei valori democratici. In tal senso il corretto giornalismo investigativo trova i suoi limiti nella veridicità e correttezza delle informazioni e delle opinioni, ed è incompatibile con qualsiasi campagna giornalistica realizzata sulla base di prese di posizioni precostituite ed al servizio di interessi particolari.

    Ivi, art. 21.

    (Dal Codice deontologico generale della professione di giornalista, documento disponibile qui nel sito dell’Ordine).

  6. Greco Sabrina Says:

    Infatti è così. Il giornalista viene fagocitato dal giornale e il giornale fagocita la realtà espellendo una astuta interpretazione di alcuni fatti accuratamente selezionati, strumentalmente ad un’azione programmatica aziendale.
    L’informazione non esiste più. Ed è un diritto.
    Tranne in pochi casi ci si limita, con la rinuncia alla serietà, al pettegolezzo, alla notiziola, al fatterello che assume proporzioni gigantesche, portando avanti una direttiva di distrazione dal contesto reale e di gravissima omissione.
    Esiste una bell’opera di manipolazione, di “formazione” di opinioni in cui si versa e si mescola, a mo’ di vasi comunicanti, l’opinione del presunto pubblico e poi di buona parte del pubblico (le persone culturalmente un po’ meno robuste, che andrebbero tutelate e difese).
    Credo che tutto ciò sia partito dalla televisione per arrivare al giornale.
    Io aggiungerei: un’altissima professione quella del giornalista. Di grande responsabilità.
    Mi piacerebbe che alla dcitura “giornalista” corrispondesse però la sostanza professionale del giornalista, e non dipendenti assoldati e mercenari.
    Tutto è cominciato da quando si è considerato non in contrasto col diritto, quindi ammissibile, e non lesiva degli stessi principi costituzionali, la proprietà dell’informazione da parte del potere politico (mi riferisco a Berlusconi).

  7. Simona Says:

    “la sua legittimità risiede nel rispetto effettivo del diritto fondamentale dei cittadini alla informazione nel quadro del rispetto dei valori democratici”

    Mi domando però, quanto questo sia realizzabile come valore assoluto. O meglio quando si stabilisce che un fatto riportato lo sia in funzione giornalistica o in funzione opinionistica?
    In fondo la manipolazione del linguaggio può sempre riportare il fatto stesso, omettendo delle parti della situazione che si rappresenta, perché considerate come non necessarie che però fanno si che l’informazione stessa, non sia più così veritiera in senso assoluto. Così due selezioni diverse, portano alla rappresentazione dello stesso fatto a volte completamente diversi nella percezione di chi legge.

    Non so se mi sono spiegata…ma non trovo un modo meno contorto di descrivere il pensiero..

  8. Greco Sabrina Says:

    Fatto è qualcosa di accaduto. Storia. L’opinione si basa sul fatto. Qui si cade volutamente nel gioco inverso: si parte dalla costruzione di opinioni per arrivare alla creazione di tanti “fatti” nuovi che nulla hanno a che fare col fatto reale (di cui, da una deduzione di lettura pseudogiornalistica, si sa in verità pochissimo.)
    Penso quindi, Simona, che la cronaca di un fatto privo di elementi importanti a definire e determinare sostanzialmente i connotati identificativi reali di un avvenimento, sia in realtà il racconto di qualcosa di non accaduto e l’omissione di qualcosa di verificatosi.

  9. Giorgio Pozzi Says:

    Giulio, sono d’accordo con te sul fatto che quello della Fieg è un documento fumoso e scritto male: io per esempio non ci avrei perso del tempo a smontarlo pezzo per pezzo. La mia risposta era per Cartaresistente, a cui nel frattempo hai risposto molto meglio tu.
    Occhio infine a dire che le aziende non sono tenute ad avere un’etica: senza un’etica non si va da nessuna parte, e questo vale per le singole persone così come per i gruppi.

  10. Greco Sabrina Says:

    Sì, Giorgio, lei ha ragione sulla necessità di un’etica da parte di un’azienda che vuole andare avanti.
    Ma se vogliamo venga riconosciuta come discriminante, occorre che il soggetto giudicante sia in grado di pensarsi e di pensare singolarmente gli altri soggetti come eticamente responsabili.
    La responsabilità imputabile personalmente al giornalista è cosa diversa dal rimando alla responsabilità in capo all’impresa, e comporta esiti, pure civili e penali, ed effetti a livello sociale, di gran lunga differenti.
    Io ho inteso la distinzione sottolineata da Giulio come quella, propria del diritto, tra la persona fisica e la persona giuridica.

  11. virginialess Says:

    Temo che buona parte della categoria giornalisti abbia (s)venduto da tempo l’ autonomia e anche la dignità professionale alle ragioni della proprietà e del mercato. D’altra parte non era facile arroccarsi a difesa e i vasi di coccio abbondano.
    Quanto alla galera, se il reato di diffamazione la prevede per il cittadino qualunque, non si capisce perché ne vada esentato chi, con evidente massimizzazione del danno, lo commette attraverso i media.
    Sarei fautrice di lunghe sospensioni dall’attività – fino alla cancellazione dall’albo – per il responsabile e multe salatissime (oltre all’indennizzo del diffamato) per la proprietà dell’organo d’informazione.

  12. cartaresistente Says:

    Ops, nessun spauracchio forcaiolo, ma come dice virginialess, quel che è reato per il cittadino comune…

  13. Greco Sabrina Says:

    “L’assenza di Dio si paga a colpi di carta stampata” (Marco Belpoliti)

  14. Simona Scravaglieri Says:

    Sabrina, concordo con te che :

    “Fatto è qualcosa di accaduto. Storia.”

    Ma non che :

    “L’opinione si basa sul fatto.”

    L’opinione non si basa oggi sul fatto, ma sul significato che alla situazione si vuole attribuire. E’ ben diverso dire:
    -ci sono stati scontri a valle della manifestazione
    da
    -i manifestanti sono stati attaccati dalla polizia
    o
    -la polizia ha dovuto caricare i manifestanti perché stavano distruggendo mezza città

    Tre resoconti che descrivono i fatti: Si è manifestato e che ci sono stati scontri. Il surplus è descrittivo e potrebbe essere un ulteriore fatto, ma diventa di parte. Nella prima frase non viene nemmeno citato. Nelle altre da un lato il manifestante è vittima dall’altra è il motivo della carica della polizia. Nel primo perverrà una condanna generale contro lo stato centrale di polizia e nel secondo invece la condanna al deturpamento del decoro pubblico.

    E poi:

    “Qui si cade volutamente nel gioco inverso: si parte dalla costruzione di opinioni per arrivare alla creazione di tanti “fatti” nuovi che nulla hanno a che fare col fatto reale (di cui, da una deduzione di lettura pseudogiornalistica, si sa in verità pochissimo.)”

    Io, credo che invece l’opinione sia il motivo che muove lo pseudogiornalismo partendo da dei valori assoluti che si sono creati nel tempo come valori vincenti.Come puntare su un unica persona e non sul movimento per “creare il mostro” come avviene peralto nel caso di inchieste sui vari omicidi e su questo ricamare all’infinito a tambur battente onde rivoltare il giudizio popolare e plagiarlo al nuovo credo.
    Nella creazione del mostro, non concorrono i fatti ma solo le opinioni. Da qui provengono la lunga lista di articoli che descrivono arricchendolo di particolari inutili, ma che asservono alla creazione del “mostro del giorno”, il vuoto cosmico. Per sapere di cosa di sicute alla camera e al senato, non puoi rivolgerti ai giornali, devi andare sui loro siti, fare lunghe e variegate peregrinazioni saltando da un link all’altro per poi scoprire che quello che infiamma tanto le prime pagine dei giornali è solo uno specchietto per le allodole, quindi un “mostro del giorno” fatto per distrarre, e nel frattempo in sede istituzionale si sta parlando e approvando ben altro.

    “Penso quindi, Simona, che la cronaca di un fatto privo di elementi importanti a definire e determinare sostanzialmente i connotati identificativi reali di un avvenimento, sia in realtà il racconto di qualcosa di non accaduto e l’omissione di qualcosa di verificatosi.”

    Non necessariamente, Sabrina, c’e’ più materiale per la fantasia nella realtà che nella creatività di un qualsiasi artista, non per questo solitamente proprio da qui partono….

    Simona

  15. Giulio Mozzi Says:

    Giorgio, Carta: non sostengo che un’azienda non debba avere un’etica; sostengo che secondo me non ne è capace. Nella dimensione di azienda individuale o quasi – che Giorgio ben conosce – questa incapacità è meno visibile perché è mascherata dalla capacità morale della persona-imprenditore. Ma, di per sé, un’azienda ha come scopo il profitto e non ho visto finora nessuna azienda – nemmeno la Banca Etica – fare qualcosa di diverso che tentar di massimizzare il profitto.

  16. Giulio Mozzi Says:

    Virginia: il problema delle “multe salatissime”, così come quello della “galera” sta nel fatto che la diffamazione è materia opinabile. E’ materia opinabile perfino il “fatto” (come fa notare Simona). Peraltro non c’è una relazione precisa tra “dire il falso/il vero” e la diffamazione. Come mi spiegò una volta un amico magistrato: “Il solo fatto di isolare una sola caratteristica della biografia, del corpo, delle opinioni, ecc., di una persona, e nominare quella persona in base a quella sola verissima caratteristica, è certe volte diffamatorio”. Esempi tipici: dare del “ladro” a chi è stato effettivamente condannato per furto, dare del “cornuto” a chi è effettivamente tradito dal coniuge, dare del “ciccione” a chi è effettivamente molto sovrappeso ecc.

    Inutile e personalissima mia opinione: liberiamoci del reato di diffamazione. Limitiamoci – che non è semplicissimo ma è comunque più semplice – a sanzionare chi nei giornali racconta fatti non accaduti. Mi sembrerebbe già molto.

  17. cartaresistente Says:

    Casta: hai ragione, ho usato il termine perché fu l’impressione che ne ricavai quando scoppiò il caso Sallusti. Una difesa quasi unanime in nome di “diritti” e “libertà d’espressione” sorvolando su quello che era stato scritto e pubblicato. Grazie e ciao.

  18. Greco Sabrina Says:

    Cara Simona,

    che l’opinione si basi sul fatto, così come ho affermato, è asserzione vera. Una opinione è un convincimento soggettivo, una idea, e non può prescindere dal dato oggettivo.
    Tu precisi “oggi” dicendo altro.
    Io ho detto che oggi la costruzione del “fatto” che più accomoda è preceduta dalla costruzione dell’opinione.

    Tu scrivi tre frasi che definisci “Tre resoconti che descrivono i fatti”.
    Un fatto io lo distinguo dall’elemento di un fatto.
    Un fatto non vero può essere composto da elementi di fatto veri.
    A rigor di cronaca la prima frase che tu scrivi non è la descrizione di un fatto (giornalismo), che è cosa complessa e riguarda l’indagine, ma la registrazione di pezzi di azioni.

    Nella terza frase c’è la costruzione dell’opinione: l’azione della polizia è motivata e giustificata dalla commissione di un reato. Non solo. L’azione dei manifestanti è invalidata e messa in situazione di ricevere la condanna dell’opinione pubblica.
    Se, nella realtà, le cose fossero andate diversamente, e cioè se i manifestanti avessero protestato in maniera sostanzialmente civile, e la polizia avesse trovato pretesti per attaccare, e soltanto qualche facinoroso non perfettamente identificabile e magari pure non appartenente al gruppo manifestante avesse commesso qualche atto di distruzione, ecco che saremmo in presenza del
    “racconto di qualcosa di non accaduto e l’omissione di qualcosa di verificatosi”, come ho affermato.

    “Non necessariamente, Sabrina, c’e’ più materiale per la fantasia nella realtà che nella creatività di un qualsiasi artista, non per questo solitamente proprio da qui partono….”
    ?

  19. virginialess Says:

    @a Giulio. Non approvo la galera, anzi. Il senso era: se la legge la prevede per il normale cittadino ecc.
    La diffamazione, nel caso Boffo e anche in questo di Sallusti non sembra rientrare nella categoria “certe volte”. O sì?

  20. elisabettapendola Says:

    ah io tra poco finisco al fresco vi darò notizie in diretta

  21. Giulio Mozzi Says:

    Auguri, Elisabetta. (Comunque: le mie brave denunce per diffamazine ce le ho avute; ma sono sempre state archiviate, non siamo mai arrivati al giudizio).

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