Quelli che la disprezzano

by

di giuliomozzi

Sono a Tencarola, al capolinea del 12, seduto sulla panchetta sotto la pensilina. Aspetto il 12 delle 14.30. Sto leggendo Rituum forma. La teologia dei sacramenti alla prova della forma rituale di Loris Della Pietra, edizioni Il Messaggero. Sono a pagina 283.
Fa un freddo cane.
Arriva il tipo dell’oro. Senza oro addosso.
“Amico”, dico facendo un gesto sul mio petto come per figurare una collana, “problemi? Hai dovuto vendere l’oro?”.
“No”, dice il tipo. “Lasciato casa”.
“E come mai?”, dico.
“Cambiata vita”, dice il tipo.
“E che cambiamento hai fatto?”.
“Basta ragazze che guarda solo oro”, dice il tipo. “Basta ragazze che si stufa subito. Basta ragazze che lo fa solo normale“.
“Ma a te come piace farlo?”, dico.
“Amico”, dice il tipo, “saranno casso miei”.
Si siede accanto a me sulla panchetta. Da una tasca della giacca di pelle scamosciata tira fuori Sulla religione. Discorsi a quegli intellettuali che la disprezzano, di Friederich D. Schleiermacher, edizioni Queriniana.
Si immerge nella lettura.
Sbircio. E’ già a pagina 42.

(Continua)

43 Risposte to “Quelli che la disprezzano”

  1. di questi tempi Says:

    hahahah….

  2. aquanive Says:

    stupendo…

  3. veronica tomassini Says:

    Giulio, bellissimo, a pag 42? accidenti.

  4. Daniela Says:

    Ahahah! Sì sì domani ci sarà la coda per salire sul 12 e qualcuno si sentirà un po’ osservato …e non perché avrà dell’oro…ahah sto ridendo ancora sorry

  5. Isa Says:

    Maddai!!! pure intellettuale! ma non finisce mai di stupire il ragazzo…

  6. Daniela Says:

    ….non hai messo il continua, ma continua? Mah…

  7. Emiliana De Fortis Says:

    ahahahaha….bella questa….bel colpo di scena….divertente…meglio ancora dell’autista….ahahahaha….nella realtà, invece la ragazza sarebbe in ospedale con il viso deturpato dall’acido versatole sulla faccia dal tipo dell’oro, mentre lui, che conosce ben 6 lingue e possiede due lauree, se ne va tranquillamente in giro e legge un libro con te sulla banchetta….

  8. Gianni Dello Iacovo Says:

    Sembra il tormentone di una serie tv, non penserai mica di mettere la testa a posto e fare lo sceneggiatore di fiction? 😉

  9. Emiliana De Fortis Says:

    Ehi, ma cavoli ma nessuno mi aveva detto che c’erano state altre puntate prima!…..uff…mi sono arrivati solo gli ultimi due con la newsletter…..comunque sono andata a rivedermeli….in effetti la storia non ci perde…bastavano gli ultimi due…per ammazzarsi dalle risate….scusate il mio finale macabro, ma è la realtà che mi sta vicino che mi fa parlare così….ciao!…. posso già dire Buon Natale a tutti ? o G. Mozzi ci fa godere di un’altra puntata ? ;oP

  10. Mario D. Says:

    sì d’accordo, si può andare avanti ancora per parecchie puntate, si possono inventare storie, ma il nodo è un’altro: perché Giulio Mozzi vuole leggere Rituum forma? Ecco per esempio: arriva ancora quello dell’ oro e chiede e Mozzi allora lui racconta e si arriva lì (peraltro il fatto che il tipo abbia in mano quello Schleiermacher forse prelude a una svolta in questo senso …)

  11. Santiago Says:

    Bel colpo di scena? bella storia?
    Ragazzi ma cosa diavolo leggete nella vita???

  12. Daniela Says:

    Santiago il mondo è bello perché è vario: buon per te che leggi altissima letteratura, a me che son del popolino permetti di divertirmi con poco e aggratis? Ma sì dai, c’è posto per tutti al mondo 😉

  13. ISA Says:

    non sarà una forma di pubblicità – più o meno manifesta – ai due libri citati?

  14. Emiliana De Fortis Says:

    Ma sai Isa che forse hai proprio ragione? Due libri poi che non se li fila proprio nessuno….chissà a chi sarà venuta la voglia di leggerli ? Forse a Santiago ?

    * non criticare tu che non sai nulla, c’è chi ride sempre proprio nella disperazione, ma non viene certo a dirtelo a te*.

    Orsù, perdindirindina, come posso essere tanto abbietta ??? con 2 b e 2 t. Una che non legge mai e non sa neanche quello che dice ?
    La vita caro mio, è assai più fantasiosa di un romanzo, ma forse vuoi gentilmente prestarmi la tua che par ‘sì noiosa….da non vedere che ci sono anche camionari filosofi, extracomunitari che amano leggere e finte lussuriose alle quali piace farlo normale.
    Se ti racconto la mia cosa fai ? Ti vengono i conati di vomito e cerchi di strangolarti con le stringe delle scarpe ?
    Ma siccome io sono io e tu non sei me, facciamo un bel girotondo che mi inchino davanti al re…
    ciao ciao

  15. valeria Says:

    [E’ già a pagina 42.] Ma dal modo in cui tiene il libro (mi siede a destra) è più facile che mi cada l’occhio sulla pagina seguente. Leggo (lui non l’ha ancora letto) “…ciò che determina la mia situazione nell’universo e fa di me ciò che io sono”.

  16. Santiago Says:

    Daniela se tu ti diverti con questo non lo so, affari tuoi, io dic erto leggo di tutto, anzi, anche e soprattutto “letteratura d’evasione” come qualcuno poco tempo fa ha puntualizzato di un autore. va bene, ok, ma qui, perdontemi, dove sta la risata? la brillantezza? Boh mi sembra qualcosa di visto e rivisto, letto e riletto. E scusate se non mi inchino al re (per usare la forma di Emiliana De Fortis) per qualcosa che non è nè carne, nè pesce, nè niente. Scusate se non mi piace e se non ci trovo nulla per cui dovrei sperticarmi le mani, ma proprio zero, neanche un senso forse. Ma se vi fa piu’ piacere fingerò che mi piaccia e dirò come tutti voi: bravo Giulio, continua così che vai bene. Soddisfatti. Ma è così che si affossano gli amici e gli autori. Notte a tutti.

  17. giuliomozzi Says:

    Isa: sì.

    Santiago: vedi quel che scrivo qui.

  18. Daniela Says:

    L’essere umano mi affascina in tutto e per tutto.

  19. Andy Says:

    “Cambiata vita” nonostante la scarsa padronanza dell’italiano (a proposito, l’etnia verra’ alfine svelata oppure restera’ nella zona d’ombra dello “straniero”?) il tipo dell’oro non rinuncia ad associare il participio passato al complemento oggetto anziche’ al soggetto (“Cambiato vita”).

  20. GattoMur Says:

    Dài, Santiago, rilassati. Stai leggendo dei branetti su un blog, non le pagine dell’ultimo volume della Pléiade; pagine che lo stesso autore un po’ svilisce con quel che ne dice, e che, probabilmente, scrive un po’ “con la mano sinistra” (probabilmente maggiore impegno lo destina ad altro, non credi?). Non è il caso di ergersi a coraggioso pensatore controcorrente, non stai coraggiosamente affermando che la Recherche è una boiata pazzesca.
    Sono delle “nugae”. Ti divertono? Bene. Non ti divertono? Bene.
    Uff, quanto ti prendi sul serio, dài.

  21. ornellainincognita Says:

    Ognuno ovviamente ha il diritto di farsi piacere ciò che più gli somiglia. A me questo stile piace, leggo questo blog perché trovo che sia pieno di stile oltre che di idee; limate e quasi zen le idee, innovativo, pieno ed essenziale lo stile. Che poi io sia specializzata in Critica letteraria non conta, davvero. Credo che il giudizio di una/un adolescente di 15 anni valga quanto il mio. Quindi mi spavento se provo a esercitare un giudizio ‘cattivo’ a tutti i costi – perché così sembra più snob. Se arrivano le emozioni, arriva l’80% di un testo, di una musica o di un film (ma potrebbe essere una percentuale sbagliata, visto che ho scarsa attitudine con i numeri). Cari saluti a tutti

  22. gian marco griffi Says:

    Io, banalmente, leggo questi brani volentieri. Sono godibili. Se si può dire. Mi pare che si possa dire senza offendere nessuno. E che casso.

  23. Pensieri Oziosi Says:

    Ah, vedo che Santiago adopera la stessa tecnica retorica di Vincenzo Cucinotta, il quale esordì in un thread di commenti dicendo qualcosa del tipo «Ma voi credete veramente a quello che scrivete?», per poi difendersi dalle reazioni di coloro la cui onestà intellettuale era messa in discussione, dicendo che stava soltanto esprimendo il suo disaccordo con il contenuto del post.

    E tu Santiago che fai? Esordisci dicendo, che “ma cosa diavolo leggete nella vita?” e poi fai il santarellino dicendo ma no veramente io stavo semplicemente esprimendo un legittimo giudizio negativo su quanto scritto da Mozzi? ‘Sto par di palle. Se tu vuoi criticare Mozzi, critica Mozzi, ma non ti permettere di sindacare su quello che leggo io o altri commentatori.

  24. Santiago Says:

    Giulio non avevo letto che avevi ammesso del meccanismo che è ripetitivo e mostra presto la corda. Ok, sono perfettamente d’accordo.
    GattoMur quel che dici è vero ma a sentire le lodi sperticate di alcuni qui mi fa pensare che non si accontentino solo di poco ma che addirittura lo elevino a chissà quale livello superiore.
    PensieriOziosi non uso nessuna tecnica, nessuna retorica, non conosco il sig.Vincenzo Cucinotta, di più, non me ne frega niente. Sono solo uno che ha letto il testo e i commenti e dice la sua senza fare il santarellino ecc.ecc.
    leggi meglio se ce la fai, non sindaco su quello che uno legge o non legge ma su un equilibrio di giudizio che sembra completamente saltato.
    E mi permetto eccome visto che, se non te ne sei accorto, fino a prova contraria siamo in democrazia a meno che tu non scriva da Berlino nell’anno ’45.

  25. blogdibarbara Says:

    Peccato che da qualche anno i miei itinerari siano cambiati e il 12 non lo prendo più. Per quanto, anche allora scendevo prima di Tencarola (infatti potevo prendere anche il 6).

  26. monicawinters Says:

    ah, l’equilibrio di giudizio!

  27. GattoMur Says:

    @ Santiago
    Scusa se ti tiro ancora in ballo, ma visto che hai avuto la cortesia di rispondermi, lo faccio anch’io.
    Tui sei venuto qui, hai letto e non ti è piaciuto. Bene, sei ovviamente libero di pensarlo e anche di scriverlo (e, per il poco che lo conosco, mi sembra di potere dire che Giulio Mozzi non sia uno che non accetti critiche; ma potrei anche sbagliarmi). Lo hai fatto poi (o forse prima) anche in un altro dei pezzettini della saga (parola che, in effetti, confina pericolosamente con “sega”; e non so tu da dove scriva, ma dalle mie parti dire di qualcosa che “è una sega” vuol dire che è un po’ noioso e ripetitivo).
    Bene, tutto bene. Tranne una cosa che ti è stata fatta notare già, cioè rivolgerti ad altri lettori che affermano di avere apprezzato, e tuonare dall’alto di non si capisce bene quali competenze superiori di lettore sulla scarsa qualità dei loro gusti ecc.
    Questo però è il meno, in fondo, forse, è veniale. La cosa che “stona” un po’ è che tu assolutizza il tuo giudizio, prendendo un po’ troppo sul serio il “giochino” letterario di Giulio Mozzi (che è stato, mi sembra, uno dei primi nei commenti a metterne in rilievo la piattezza) e prendendoti un po’ troppo sul serio.
    Tu addirittura ha scritto qualcosa del tipo: ecco, è così che si affossano gli autori, sperticandosi in complimenti non adeguati, dandosi a servili “inchini al re” (ho usato circa le tue parole). Di nuovo, mettendo in dubbio la buona fede di chi ha espresso apprezzamento. E dando un po’ troppa importanza al giochino. Tu, ergendoti a bambino-della-favola-del-re-nudo (come direbbe Heidegger), domandi retoricamente: Sono l’unico che si rende conto che un conducente di un autobus non parla così? Che non c’è un minimo di vita reale in questa storia? Che mette in dubbio che questa sia una pagina di altissima letteratura?
    A parte che, mi sembra, nessuno ha affermato, prima di te, di essersi trovato di fronte a una “altissima pagina di letteratura”; ma poi, non ti è venuto in mente che far parlare in quel modo il conducente dell’autobus non sia l’errore di uno scrittorello ingenuo che non sa scrivere un dialogo come si deve, ma rientra nella strategia retorica (volta, mi sembra, a aumentare l’effetto comico) portata smaccatamente avanti da qualcuno che, dobbiamo concederglielo, il linguaggio lo sa usare piuttosto bene e sa come si scrivono i dialoghi? No, sennò avresti dovuto pure mettere in dubbio che il personaggio dello straniero (che non sembra padroneggiare troppo bene la nostra lingua; tranne che ama stupirci con un leziosissimo accordo del predicato con l’oggetto: non ti sembra un buon indizio anche questo?) possa leggere un libro tanto “peso”.
    Ti faccio una domanda secca: ma tu lo hai mai letto un libro di Giulio Mozzi? Se sì, ti sarai reso conto che, a parte il volume del 2009 “Sono l’ultimo a scendere”, che presenta dei testi accostabili a questi dell’autobus 12 per stile, strategie narrative, uso del dialogo e della lingua, etc.; nessun altro suo libro è accostabile a questi giochini (sono di norma racconti in cui l’elemento comico è pressoché assente). Quindi, in poche parole: che la grandezza letteraria di Giulio Mozzi (se ce l’ha, ovviamente) va ricercata ben oltre questi pezzettini che puoi leggere qui e che a te tanto poco piacciono.
    Personalmente amo molto “Sono l’ultimo a scendere”, l’ho letto e riletto svariate volte, e ogni volta mi sono divertito e ho riso (ci sono anche dei brani profondamente tristi e “pensosi”, comunque). Quando leggo le “continuazioni” che Giulio pubblica talvolta sul blog, sono felice, le leggo e spesso mi diverto. Talvolta invece no. Punto.
    Ma Giulio Mozzi, forse, in quanto autore va al di là di un volume e di qualche post sul blog. Ha pubblicato negli ultimi vent’anni diversi volumi, da più parte apprezzati. Non ha bisogno, mi sembra, di “inchini” o di essere “pubblicizzato”.
    Ciao, scusa la lunghezza del commento (di cui chiedo scusa anche a Giulio Mozzi).

  28. gian marco griffi Says:

    Già, ma Heidegger avrebbe premesso che il modo d’essere dell’esserci è l’esistenza, e che l’esserci è un essere-nel-mondo che si trova gettato nel suo mondo e tuttavia considerando che l’essere dell’uomo si fonda nel linguaggio e che questo (il linguaggio) accade autenticamente solo nel colloquio, ecco che Mozzi, con i suoi brani dialogici, sta fondando l’essere dell’uomo.
    A questo punto però si sarebbe scordato ciò che doveva seguire alla premessa (e io pure) e buonanotte-ai-suonatori.
    Oh come mi piace la filosofia!

  29. Greco Sabrina Says:

    Divertenti, geniali. Prima o poi mi recherò al capolinea del 12 per vedere se è tutto normale.
    Peccato non restino nell’aria, le storie. Abbiam bisogno che qualcuno racconti.

  30. Emiliana De Fortis Says:

    in primis….le lodi sperticate dove sono? bisogna anche saper leggere credo: “Ma siccome io sono io e tu non sei me, facciamo un bel girotondo che mi inchino davanti al re…” il tenore è quello della filastrocca per bambini, “me” fa rima con “re”, quindi ….ergo sum….il re non è Giulio Mozzi ma è proprio il re della filastrocca…

    secondo Mozzi ha ammesso: ISA Dice: 20 novembre 2012 alle 23:38 “non sarà una forma di pubblicità – più o meno manifesta – ai due libri citati?” –
    giuliomozzi Dice: 21 novembre 2012 alle 04:06
    “Isa: sì.”
    Ma nessuno sembra averci fatto caso.

    terzo Mozzi a rimandato Santiago al link : vedi quel che scrivo qui. Ma il povero Santiago ha letto solo quello che gli garbava meglio e non ha colto il messaggio maschilisticamente complice del :“Amico”, dice il tipo, “perché legge tanti libri?”.
    Lo aspettavo al varco.
    “Per fare colpo su donne”, dico.

    ‘ndemo avanti o no? sior e siore ????

  31. Emiliana De Fortis Says:

    PS: sto pensando di inserire un articolo sul mio journal online con questo titolo :
    “La s(a)ega di Giulio Mozzi è diventato l’incipit dell’anno!”
    Se in un primo momento il racconto online di Giulio Mozzi poteva passare inosservato grazie agli interventi del signor Santiago (di Compostela?) e all’accresciuto interesse dei distratti avventori sulla “sporca facenda” …..poi vi mando il link, ok ?

  32. GattoMur Says:

    Pretendo un cospicuo riconoscimento delle royalties sulla faccenda della saga-sega.

  33. Santiago Says:

    Ecco, per me la filosofia è una sega perenne per esempio. Tante domande, nessuna risposta.
    GattoMur mi scuso se ho dato l’impressione di essere un ducetto della maleducazione, non sono superiore a nessuno, ci mancherebbe, sono solo l’ultimo che ogni tanto si fa una pisciatina letteraria e quindi non sindaco minimamente i vostri gusti
    ma se le parole hanno ancora un senso e specie certi aggettivi (stupendo-bellissimo-geniale ecc.ecc.), certe frasi (mi sto amazzando dalle risate ecc.ecc.) permetti che mi chieda con chi diavolo sto parlando?
    Voglio solo dire che se questi raccontini sono geniali ma allora per quelli che veramente hanno del genio dentro e non cito nessun autore ma insomma, ci capiamo, che dobbiamo fare, coniare altri termini che ne testimonino il valore? Dobbiamo dire “superbellissimo”? “Meraviglioserrimo”? Dai su, credo che bisogna dosare le parole magari, tutto qui.
    Poi non sto dicendo, nota bene, che le scelte dell’autore siano sbagliate, come dovrebbe far parlare i personaggi ecc. (infatti io NON HO MAI DATO CONSIGLI DI QUESTO GENERE SU QUESTI TESTI, andatevi a rileggere i miei commenti), io ho detto proprio che non capisco l’utilità di scrivere una roba del genere, banale e ripetitiva. Anzi non ne comprendo proprio il senso.
    Quindi ok se sono giochetti e nulla di più bisognerebbe perlomeno scriverlo accanto ad aggettivi quali “stupendo-geniale ecc.) e anche “clap-clap-clap). Ok GattoMur così ci siamo perlomeno spiegati e anche se ognuno rimane della sua idea è bellerrimo provare a capirsi.
    Emiliana tu invece sei un pò matta secondo me.
    Per risponderti:
    Le lodi sperticate sono quelle succitate. E se non sono lodi sperticate quelle, boh.
    La filastrocca per bambini ho capito benissimo a chi si riferiva, mi hai fatto sorridere perchè ti sei sentita in dovere di spiegarmelo 🙂
    La Forma di pubblicità ai due libri citati? Scusa ma dove avresti letto che mi interessava anche solo minimamente e che parlavo anche solo di striscio dell’intervento di isa sulla pubblicità di Mozzi?
    Cioè a me che mi frega se fa pubblicità o no? ma neanche ci penso perchè il punto non è questo, mannaggia a te mi fai sorridere di nuovo con le cose che ti inventi 🙂
    E poi secondo te Giulio Mozzi ha scritto ‘sta roba per far colpo sulle donne? ahahahah te lo giuro, mi provochi una paresi 🙂
    Poi, non lo so, visto che addirittura ti sei presa tanto cuore di inserire un articolo sul tuo “journal online” sui miei commenti ecc. che dirti: se sei contenta te :)))

  34. manu Says:

    @santiago
    “(infatti io NON HO MAI DATO CONSIGLI DI QUESTO GENERE SU QUESTI TESTI, andatevi a rileggere i miei commenti)”

    in quali altri post si trovano tuoi commenti? (fammi due/tre esempi)
    te lo chiedo perchè quando sei ‘apparso’ l’unica fila di parole che ho associato al tuo nome è quella che mozzi ha scritto (non ricordo dove) e cioè ‘è tutta colpa di santiago’ ma tu come commentatore mi sembri non esserci stato prima d’ora (ovvero da quando hai chiesto al mondo cosa si legge nella vita).

    che male che ho scritto. uff

  35. manu Says:

    @santiago
    trovato
    distratta

  36. Giulio Mozzi Says:

    Santiago, qui sopra scrivi:

    Poi non sto dicendo, nota bene, che le scelte dell’autore siano sbagliate, come dovrebbe far parlare i personaggi ecc. (infatti io NON HO MAI DATO CONSIGLI DI QUESTO GENERE SU QUESTI TESTI, andatevi a rileggere i miei commenti),…

    Andando a rileggere un tuo commento del 20 scorso, si trova:

    Sono l’unico che si rende conto che un conducente di un autobus non parla così? Che non c’è un minimo di vita reale in questa storia?

    Mi pare che queste domande retoriche – soprattutto la prima – implichino un giudizio preciso sulle scelte dell’autore e su come dovrebbero parlare i personaggi. (Non contengono, è vero, consigli se non un implicito e vaghissimo invito a praticare l’imitazione della “vita reale”).

    Ora, non c’è niente di male nell’avere una certa opinione su un testo e nel dirla. Ma trovo bizzarro mettere insieme l’avere una certa opinione, il dirla, e il dire di non averla mai detta.

    Così come trovo curioso, e francamente inutile, non accorgersi della differenza che c’è tra i generi letterari. Nelle favole gli animali parlano, ovvero “non c’è un minimo di vita reale”. Questo è un problema? Per nessuno lo è, mi pare. Poi, se a uno le favole gli fanno schifo, dirà: “Sorry, a me le favole, con tutti ‘sti animali parlanti, mi fanno schifo”. Io – per dire – faccio una fatica bestia a leggere i romanzi epistolari; mi stanno proprio antipatici; ma so perfettamente che di per sé il genere letterario “romanzo epistolare” non è né buono né cattivo.

    Poi: un testo va valutato nei suoi contesti, e qui – in questa serie di testi, dico – ci sono due contesti importanti.

    Un contesto è il microgenere letterario del racconto umoristico breve o brevissimo: quella roba che, in Italia, ha trovato ottimi rappresentanti in Achille Campanile e (qualche scalino più in basso) Carletto Manzoni. Tra i tratti distintivi di questo microgenere (che a qualcuno può anche fare schifo: perché no?) ci sono: la ripetitività (o meglio: la ricorsività e il gioco combinatorio), l’irrealismo deliberato, il gioco linguistico (per cui a es. un personaggio si esprime con linguaggio del tutto improbabile), ecc.

    Un altro contesto – contesto più comunicativo che strettamente letterario – è il clima un po’ da bar che – diversamente da quello che succede con altri articoli – si sente nei commenti in calce a questi raccontini. E al bar, all’amico che la spara grossa, senza esitazioni si dice: “Sei grande! Grandissimo! Sei troppo avanti!”: un po’ per complimentarsi, un po’ per amicizia, un po’ per sentire se ne sparerà un’altra ancora più grossa – e molto per prenderlo amabilmente per il culo.

  37. Santiago Says:

    ciao Manu infatti è tutta colpa mia se si va avanti, a distanza di giorni, a discutere.
    Giulio mi dispiace che tu non riesca ad accettare una comunissima critica come (credo) tu abbia già ricevuto in passato ma forse mi sbaglio, forse sono davvero il primo che osa contraddirti, boh. Davvero però non ce la faccio a dirti come tutti gli altri che quello che hai scritto è “belissimo”, “stupendo”, “geniale” perchè, molto semplicemente non è così. E’ brutto. E’ piatto. E’ banale. Secondo il mio modesto parere. Ma è anche un giochetto mi è stato consigliato di riflettere (chissà perchè SOLO DOPO i miei commenti negativi sul testo..) e quindi va bene, godiamoci (si fa per dire) il giochetto e fine della storia.
    Poi
    sai cosa c’è di peggio della retorica? Utilizzare un qualcosa che da tempo si è trasformato in retorico. Nella fattispecie il dialogo che è da anni diventato l’emblema della retorica. Parlo del dialogo tra il conducente dell’autobus e te (presumo). Dai, i libri ne son pieni, almeno quelli degli ultimi anni, di robe del genere, dov’è la differenza tra il tuo e quello di qualsiasi altro? Non la trovo e probabilmente non c’è.
    Poi
    Quello che ti faccio è un appunto non certo un consiglio che, di contro, presuppone una soluzione che IO NON TI HO DATO NEANCHE COME VAGHISSIMO INVITO A PRATICARE L’IMITAZIONE DELLA VITA REALE. QUELLO LO VEDI TU MA NON TE L’HO DETTO IO. Ho detto solo che non piace e ti ho spiegato il perchè.
    Poi
    il paragone con le favole dove gli animali parlano non regge, anzi centra come il cacio sulla nutella.
    Poi
    a me i romanzi epistolari fanno proprio un effetto evacuatorio.
    Poi
    la parte in cui parli del microgenere letterario in cui va collocato e valutato un testo è la parte più intelligente (mi pare) che tu abbia detto da una settimana a questa parte ed hai ragione, mi trovi d’accordo.
    Sul clima da bar avrei invece da ridire. Non è che si parla proprio così al bar. Magari non in tutti ecco. Forse in quelli rappresentati in alcuni testi ma ti assicuro che il linguaggio ie lo stile usati in diversi bar reali è leggermente diverso. Come sono leggermente diversi gli avventori.
    Poi dipende dai bar, chiaro.
    Ok, frequentiamo bar diversi evidentemente.
    Poi
    potremmo continuare all’infinito la discussione tu dicendo la tua, io la mia, voi la vostra.
    ma a che pro?
    Solo a dare un pò di risalto a qualche pagina mediocre forse.
    E’ questo il vostro intento?
    Il mio era solo quello di dire: non mi piace.
    Non mi piace QUESTO TESTO non Giulio Mozzi o quello che ha scritto nella sua vita GIulio Mozzi.
    Non mi piace questo tipo di testo. Solo questo. Me lo concedete? Grazie.

  38. Giulio Mozzi Says:

    Santiago, nessuno ce l’ha con te se le mie storielle non ti piacciono.

    Sono tutte le schiocchezze che dici per dire che non ti piacciono, a fare orrore.

  39. gian marco griffi Says:

    “Sui racconti dell’autobus di Giulio Mozzi – discorso a quei pazzi che li apprezzano”, di Santiago, uscirà a breve nelle migliori edicole in due volumi, per un totale di 1075 pagine. L’autore li reputa (i racconti di Mozzi), talmente insignificanti da dedicargli una stroncatura dettagliata, appassionata, lucida. Alcuni capitoli saranno dedicati all’appassionante tema: mimesi del parlato di un autista d’autobus e mimesi del parlato nel bar sotto casa mia. Perché gli autisti d’autobus non parlano come li fa parlare Giulio Mozzi e perché il mio barista ha solo risposte e nessuna domanda. L’ultimo capitolo s’intitola: perché diavolo ho perso tutto sto tempo per cercare di stroncare racconti che reputo insignificanti?
    Non c’è risposta, ed ecco la ragione per cui è un’opera di filosofia.

  40. santiago Says:

    Giulio le sciocchezze le dici tu e addirittura ti prendi la briga di citarmi ironicamente in tuo scritto. Ce n’è abbastanza perchè tu mi dia anche troppa importanza.
    Gian Marco Griffi non credo che Giulio abbia bisogno di staliieri. Forse mi sbaglio ma può tranquillamente ARGOMENTARE da solo.
    Uhm forse mi sbaglio.

  41. monicawinters Says:

    a me piace molto la recensione di gian marco griffi.

  42. gian marco griffi Says:

    Bene, eccomi trasformato in una specie di Mangano di Giulio Mozzi. E vabbè.
    Comunque non ti sbagli, Santiago: Mozzi sa argomentare benissimo da solo. Io mica difendevo lui, stavo semplicemente prendendo un cicinin per il culo te.
    Orsù, non ti offendere.

  43. manu Says:

    santiago s’è rimpicciolito. minimizzerà?

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