Dieci libri che Giulio Mozzi non ha mai letto da cima a fondo (e altri libri)

by

Bruno Munari, Libro illeggibile bianco e rosso

di giuliomozzi

La polemica impazza. O impazzisce, come la maionese. Il Guardian pubblica una lista di dieci libri di quelli che “se ce la fate ad arrivare in fondo siete bravi, e ne avrete un sacco di soddisfazione”. Il Corriere replica con una lista di dieci libri “impossibili da leggere” (che è tutt’altra cosa). In Nazione indiana ci si lamenta che il gioco del Corriere sia al ribasso (condivido). Ma io ne ho pensata un’altra (un poco diversa). Quali sono i libri che, pur avendoli frequentati e frequentandoli tutt’ora intensamente, probabilmente non ho mai letti da cima a fondo? Ne elenco dieci (per tradizione) (l’ordine è casuale) (ovviamente ce ne sono altri).

1. Th. W. Adorno, Teoria estetica, Einaudi.

2. G. Perec, La vie mode d’emploi, P.O.L.

3. H. Broch, La morte di Virgilio, Feltrinelli.

4. Dio, Bibbia, varie edizioni.

5. G. W. F. Hegel, Estetica, Feltrinelli.

6. P. Ovidio, Metamorfosi, varie edizioni.

7. U. Saba, Canzoniere, Einaudi.

8. E. Spagnol, Il contaminuti, Vallardi.

9. N. Zingarelli, Dizionario della lingua italiana, Zanichelli.

10. R. Musil, L’uomo senza qualità, Einaudi (entrambe le edizioni: la prima di tanti anni fa, la seconda filologicamente corretta).

Senza contare, poi, i libri che lessi a suo tempo da cima a fondo, anche più volte, e che ultimamente tendo a frequentare a salti o a pezzi e bocconi:

1. D. Alighieri, Commedia, varie edizioni.

2. F. Petrarca, Rime sparse, varie edizioni.

3. G. Sommavilla, Il pensiero non è un labirinto, Jaca Book.

4. L. Bianchi, La messa dell’uomo disarmato, Sironi (ma la prima lettura fu in un’edizione autoprodotta).

5. F. Herbert, Dune, Nord (6 voll.).

6. H. Hesse, Il gioco delle perle di vetro, Mondadori.

7. L. Montano, Viaggio attraverso la gioventù secondo un itinerario recente, Mondadori (ma la prima lettura fu nell’edizione Bur, Rizzoli).

8. I. Nievo, Le confessioni di un italiano, Garzanti.

9. J. Joyce, Ulisse, Mondadori.

10. Th. Mann, Giuseppe e i suoi fratelli, Mondadori (4 voll.).

Ci sono anche libri che ho letto da cima a fondo, e magari frequento a salti e bocconi, ma periodicamente leggo nuovamente da cima a fondo:

1. A. Manzoni, I promessi sposi, varie edizioni.

2. L. Ariosto, Orlando furioso, varie edizioni (ma con netta preferenza per quella Einaudi).

3. F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Sansoni.

Mentre altri li ho letti da cima a fondo, e poi mai più toccati, e faccio un esempio solo:

1. Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Mondadori (d’altra parte, l’ho prestato a Umberto da un sacco di anni, e ce l’ha ancora lui).

Ecc.

Ci sono infine i libri che ho sicuramente letti da cima a fondo, e analiticamente, prima che fossero pubblicati; ma che dopo la pubblicazione non ho praticamente più osato prendere in mano.

1. U. Casadei, Il suicidio di Angela B., Sironi.

2. L. Colombati, Perceber, Sironi.

3. E. Macioci, La dissoluzione familiare, Indiana.

E qui mi fermo.

134 Risposte to “Dieci libri che Giulio Mozzi non ha mai letto da cima a fondo (e altri libri)”

  1. karlfriedrichhieronymus Says:

    i punti 1, 5, 6 della prima decina sono stati frequentati dal sottoscritto che, nel caso venisse interrogato in merito, non saprebbe però darne notizia esauriente.

  2. Ivano Porpora Says:

    Ti sei dimenticato il Porpora, “L’arte di far ammattire un editor”. 15 voll., collezione privata. So di sicuro che t’è capitato in mano. (Come la grappa alle olive).

  3. chiappanuvoli Says:

    Su Macioci non posso che condividere. E poi, mi stupisco della Bibbia, è un fantasy di riferimento.

  4. Gianni Says:

    8. I. Nievo, I ricordi di un italiano, Garzanti.

    Nel rileggerlo a salti evidentemente finisci per saltare a piè pari il titolo… e così le confessioni diventano ricordi

  5. chiara Says:

    Molto interessante! Non conoscevo le liste, né l’articolo di Nazione Indiana. Ed ero convinta di essere quasi la sola a non aver finito “L’uomo senza qualità” (ma ero molto molto giovane e ci riproverò).

  6. Giulio Mozzi Says:

    Santi numi. Garzie, Giani, coreggo subbito.

  7. Valentina Says:

    “Dio, Bibbia, varie edizioni.” … questa mi ha fatto sorridere.
    In ogni caso anch’io ci provo da tanto a finirla, ma ammetto di fare un po’ fatica…

  8. Gianni Says:

    E no, se lo correggi rendi incomprensibile il mio commento (già in sé piuttosto privo di senso a guardar bene). Anche perché (ti cito) ” è pur bello sapere che è possibile intendersi benissimo anche attraverso messaggi imprecisi”.
    Un libro che ho provato con tutto me stesso più volte a terminare senza riuscirci: L’urlo e il furore di W. Faulkner; un libro che ho provato con minima parte di me stesso una sola volta a terminare, senza riuscirci: Misery non deve morire di S. King.

  9. Giulio Mozzi Says:

    Avevo scritto: “I ricordi di un italiano”, anziché “Le confessioni”.

  10. Enrico Macioci Says:

    Sono un divoratore di libri lunghissimi e complicatissimi; li adoro. Non sono però mai riuscito a finire un libro piuttosto breve, che mi si rivela invalicabile: L’urlo e il furore. Ogni volta mi respinge, è più forte di me.
    Del primo elenco di Giulio mi mancano completamente Adorno, Hegel e Spagnol. Poi è chiaro che si tratta di libri “infiniti”, su ciascuno dei quali si può trascorrere un’intera vita.
    ps: Giulio, vedrai che fra qualche decennio ti verrà voglia di spiluccare qua e là La dissoluzione…

  11. Gianni Says:

    Anche tu bloccato da L’urlo e il furore! Che coincidenza… non è che magari scopriamo che non l’ha mai letto nessuno fino in fondo?
    A proposito di letture lunghe, la Recherche di Proust l’ho letta tutta con un certo coinvolgimento (piuttosto basso ne I Guermantes) ma ho letteralmente divorato Infinite Jest di D. F. Wallace. Non sono mai riuscito ad iniziare un romanzo fantasy (lungo o corto che fosse… beh di corti forse non ce ne sono).

  12. Michele Montani Says:

    Visto che L’urlo e il furore è stato appena citato: è uno dei libri che rileggo più spesso (a pagine o a tratti) ma è anche un libro che non ho mai letto per intero.

  13. Michele Montani Says:

    mi manca la quarta parte…

  14. Gianni Says:

    Appunto! E’ la quarta parte che mette tutti a dura prova. Vediamo se qualcuno è in grado di affermare in tutta sincerità di aver letto per intero L’urlo e il furore.

  15. Andrea Raos Says:

    Curiosa questa ricorrenza di “L’urlo e il furore”. Mentre parlavo con Francesca Matteoni del pezzo che stava scrivendo e che ho poi postato su nazione indiana, me lo citava proprio come l’esempio del libro considerato difficile ma che lei non capisce come si possa NON finire. Io non l’ho letto, rimediero’.

  16. Andrea Raos Says:

    e.c.: “FORSE rimediero’, perche’ magari non lo finisco 🙂 “

  17. Antonio Coda Says:

    Sono di passaggio da Nazione Indiana, e faccio coming-out: “L’urlo e il furore” l’ho letto tutto e se non lo ho ancora riletto è perché, dalla prima volta, ancora non si sono sedati né l’urlo né il furore che ha mosso, però – se può voler dire qualcosa, ci sono due passaggi ad avermi tatuato in particolar modo: dei raggi di sole in una foresta descritti come “matite di luce” e le macchie sempre di luce che passando attraverso il traforo delle foglie diventavano, sul corpo delle persone colpite delle “formiche di sole”.

    E già che ci siamo: “H. Broch, La morte di Virgilio, Feltrinelli” l’ho letto circa un anno fa, ed è uno di quei romanzi che insopportabilmente ti deformano.

    Un saluto!,
    Antonio Coda

  18. enrico Says:

    Ho bisogno di confessarmi: mai che io possa iniziare un libro di Fedor Dostoevskij senza abbandonarlo con profonda ripulsa dopo qualche pagina, o al massimo qualche capitolo… come feci un tempo a leggere “Delitto e castigo”, io non lo so proprio, dovevo essere proprio “un altro”… aiutatemi! So che sono un caso molto grave! E so che qualcuno di voi mi saprà indicare il “farmakon” adeguato…

  19. Enrico Macioci Says:

    @enrico
    Leggi I demoni: capolavoro assoluto di profondità ma anche con un ritmo incalzante, a metà fra noir e horror…fantastico, sublime.
    Poi butto là una provocazione: il romanzo dei romanzi, Moby Dick, in quanti lo leggono? Io l’ho letto due volte, ma solo alla seconda lettura ne ho compreso – almeno in parte – l’immane grandezza. La prima volta m’ha annoiato, ebbene sì.
    @gianni e michele
    Io trovo ostico proprio Faulkner nel complesso, di cui ho letto per intero Palme selvagge, Luce d’agosto (due volte) e Santuario. Invece Infinite Jest l’ho fatto fuori in ventuno giorni – e ho rallentato per non finirlo, mi piaceva troppo.

  20. davide Says:

    ok macioci,QUOTO

    “”Poi butto là una provocazione: il romanzo dei romanzi, Moby Dick, in quanti lo leggono? Io l’ho letto due volte””

    io solo una e leggiucchiato dopo qui e la però ammetto,è il ROMANZO DEI ROMANZI

  21. Vincenzo cucinotta Says:

    Enrico, davvero il mondo è bello perchè vario.
    La settimana scorsa, in viaggio, ho avuto più tempo per leggere sull’E-book che mi ero portato dietro, e pensa che ho riletto un terzo de “L’idiota” di Dostoevskij durante l’ahimè lungo viaggio di ritorno con un piacere ed un entusiasmo che ha meravigliato anche me, che non frequentavo questo scrittore da decenni.
    Se consideri che sono tutt’altro che un lettore facile, un lettore davvero selettivo (nello stesso viaggio ho finito con una certa fatica “La marcia di Radetzki” di Roth), sono sbalordito dall’apprendere che una persona peraltro colta ed intelligente come te, possa non provare i sentimenti gradevoli che ho così di recente provato per questo stesso scrittore: per me rimane un mistero.

  22. antonio Says:

    E ci sono libri che ho letto di cui non ricordo nulla se non che li ho letti e ci sono anche dei libri che ho le prove di aver letto e però non ricordo nemmeno di aver letto

  23. davide Says:

    per l’enrico invece che non ama dostoevskij,dico :bravo!

    non perché ci sia un contest,una gara,a dar addosso al buon Fedor,ma si sa molto spesso i classici sono più citati,che davvero letti,quindi miei complimenti a qualcuno che ammette che proprio non ce l’ha fatta! :),così banalmente ma intimamente onesto

    enrico,dicci delle tue letture decenti,quelle che ti hanno invece divertito o appassionato di più..classici a parte,intendo 🙂

  24. davide Says:

    ops sempre per enrico :sopra volevo dire “recenti”,non”decenti”,sorry

  25. virginialess Says:

    Ho letto i vari elenchi. La sequenza dei libri irrinunciabili – oppure indigeribili – si ripresenta a scadenze quasi fisse, immagino per colmare al volo uno spazio vuoto nella pagina letteraria del giornale.
    Confesso senza vergogna di non conoscere alcuni titoli. Mi chiedo piuttosto, visto che il lettore di riferimento sembra essere un “colto” non connotato, perché vi figurino l’Etica di Spinoza e il Capitale, non proprio letture generaliste. Più comprensibile l’opportunità di cognizioni estetiche, benché sia Adorno che Hegel siano autori “difficili” . Di quest’ultimo suggerirei a Mozzi le “Lezioni di estetica”, più unitario perché si riferisce al solo corso del 1823.

  26. enrico Says:

    oh davide: sto tornando a leggere (seconda volta), per onorare la mia presenza a un gruppo di lettura che coordino, “L’ospite celeste” dell’amatissimo Nico Orengo… sto godendo nel leggere “Sleepy Hollow” di Washington Irving (tradotto nella “Americana” di Vittorini), e ancor di più “I wapshot” di Cheever: le mie onde cerebrali cambiano direzione quando apro quel libro, si placano quasi, una roba miracolosa… nel passato anno, mi sono sdilinquito (io, padre quarantenne) per “Resta con me” di Strout… grazie al mio omonimo Macioci per il consiglio… Vado a cercare su qualche ripiano i demoni e lo apro… grazie! (Anch’io rimango ammiratore e non lettore diligente e completo di “Moby DIck”, come dell’Ulisse joyciano, come della “Vita” di Perec… per dirne solo alcuni! Minacciosissimi anche i due volumi dell’ “Estetica” hegeliana, che ho come il sospetto che mai leggerò dalla prima all’ultima pagina… ma sono pronto a meravigliare me stesso…)

  27. davide Says:

    peccato,ci speravo ma mi sa che mi son sbagliato io:

    oh,ma mai nessuno che legga-anche-opere più fruibili?

    non dico mica gialli da ombrellone,sophie kinsella ,lucarelli o wilbur smith,ma opere un attimo meno cerebrali di quelle sopra,proprio mai?

    mah,a volte si finisce così,nella”maniera”,anche senza volerlo.

  28. Gianni Dello Iacovo Says:

    L’autore della Bibbia per fortuna non è Dio, non essendo Lui morto (o forse Guccini aveva ragione?) i diritti Siae non sarebbero ancora scaduti e sai che liti fra i suoi (presunti) rappresentanti terreni per spartirseli?

  29. enrico Says:

    scusa davide di non essere come mi vuoi, mi vorresti, io sono new age, polticamente corretto, cerebrale, autorale, di sinistra, so di greco e latino, e un libro che ho lasciato a metà: il primo di Harry Potter, il fantasy mi è soporifero, e i film d’azione hollywoodiani mi danno prurito in zone innominabili del corpo, soprattutto le commedie, non voglio leggere Wilbur Smith, per prevenzione pura e semplice, per snobismo se vuoi, volevo leggere Moccia ma mi è stato sostanzialmente impossibile… mi faccio schifo! e se incontro uno cerebrale come me, non faccio che scappare a gambe levate! Fino ad arrivare al bagno più vicino, sperando che non ci siano degli specchi! E sperando in cuor mio che tu non esca da un cubicolo dopo aver fatto pipì, davide!

  30. davide Says:

    ma figurati siamo in democrazia,no problem:

    se leggi (bene) sopra infatti,avevo scritto:

    “”non dico mica gialli da ombrellone,sophie kinsella ,lucarelli o wilbur smith,ma opere un attimo meno cerebrali di quelle sopra,proprio mai?””

    “non dico” eh!

    non il contrario,….quindi wilbur smith & co li cassavo anchio

    ma tra quello da una parte, e cheever,perec & co dall altra,qualche via di mezzo,anche più spostata verso il d’essai ,ci sarà?

    la domanda come vedi è un bel po piu fine di quanto sia a una prima occhiata

  31. Marco Bertoli Says:

    Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Mondadori (d’altra parte, l’ho prestato a Umberto da un sacco di anni,

    Ma… a Umberto Eco?

  32. marco Says:

    Io non mi faccio problemi a leggere gialli da ombrellone o lucarelli o fantasy, genere che peraltro anche Enrico legge con molto piacere senza saperlo*
    C’è un bell’articolo recente nella Paris Review sulle spedizioni del critico Michael Dirda, “foraging for books” in un negozio di libri usati

    http://www.theparisreview.org/blog/2012/11/07/book-shopping-with-the-best-read-man-in-america/

    Don’t trust anyone who doesn’t read widely!

    *The Legend of Sleepy Hollow, ovviamente, è un classico fantasy, e come tale è anche marketato:
    http://www.amazon.com/Legend-Sleepy-Wildside-Fantasy-Classic/dp/0809594080

  33. enrico Says:

    mah, è che quando dici “opere più fruibili” davide mi dico: ma che diavolo stai dicendo? cosa diavolo significa “fruibili”? e soprattutto “fruibili” PER CHI? cioè, Cheever per me è fruibilissimo, tanto che lo “fruisco” (non so se mi spiego)… e allora, mio indefettibile e anticonformista, e antiintelletualistico, e democratico, e hoellbeckiano davide? che stai a di’?

  34. davide Says:

    enrico,certe opere sono fruibili eccome:per te cheever è fruibilissimo,per molti altri temo di no(infatti mi sa che è un classico nome citato qui e la ma che non ricorda nessuno a parte la ristretta cerchia di amanti della letteratura con pretese autoriali,di cui faccio parte,quando mi va,ma di cui critico certi vezzi)

    umberto eco sulla carta non è fruibilissimo,ma se lo ricordano in molti

    easton ellis anche quello non è teoricamente fruibilissimo (libri non minuscoli,anche un po fastiodiosi come argomenti)ma lo han letto in parecchi

    notare che questi due qui sopra non sono comunque proprio “letture da ombrellone “eh

    ma cheever e perec e joyce,dai ,vanno bene per le pagine centrali dei quotidiani

    ..la lista potrebbe continuare…

    a poi sicuramente c’è chi si sarà entusiasmato nel leggerli(non io,mi par ovvio)

  35. davide Says:

    ah dimenticavo: ecco anche houellebecq forse, è stato “letto”meno di quanto è citato..si sa,interessanti come libri,ma che depressione,nel leggerli

  36. Giulio Mozzi Says:

    Gianni: ma è in licenza Creative Commons (la Bibbia, dico).
    Marco: no, Umberto Casadei.

    Puntualizzo: quei dieci libri che, come ho scritto, “pur avendoli frequentati e frequentandoli tutt’ora intensamente, probabilmente non ho mai letti da cima a fondo”, credo di conoscerli assai meglio di altri libri che ho letto à plat ventre sul letto, tutti filati, e magari anche (anni dopo) nello stesso modo riletti. Sono libri che ho trivellato, carotato, meditato ecc. (Quello della Spagnol soprattutto).

  37. Carlo Capone Says:

    Giulio, ma sui libri che leggi, a prescindere se in parte o meno, scrivi note a margine, postille, cose così insomma? io non ci sono mai riuscito, devo leggere e basta. E poi: hai preferenze sulle dimensioni del libro? esempio: poichè, poniamo, leggi parecchio a letto o in bagno o in poltrona deve o no essere innanzitutto maneggevole (salvo il caso della lettura alla scrivania, dove uno può leggere anche, che so, “Dio esiste” di Hans Kung ) ? insomma, essendo tu un lettore di taglia XXXL (quasi quanto il sottoscritto) , sarei anche molto incuriosito dalle tue abitudini posturali di lettura. Secondo me questo fatto della posizione [ bello dritto, ingobbito, accartocciato, su un fianco, in posa distaccata, sul water] vuol dire molto.
    Per capirci, io poichè leggo con il libro che a momenti diventa una parte di me persona fisica, trovo enorme difficoltà a leggere i libri d’arte o simili, quelli patinati e di grandi dimensioni, eppure li adoro. In questo caso l’unica è porsi in poltrona in salotto e leggere a gambe accavallate non senza un certo distacco. Ma che lettura è? non c’è gusto. Senza contare che libri del genere stentano a trovare posto in libreria, svettano come spilungoni sugli altri tappetti e pare li mettano a disagio. Infine non puoi leggerli a letto, perchè specie in quella occasione tu il libro lo prendi dal basso, dove c’è la discriminatura tra pagina sinistra e quella destra. Ma se il libro è, poniamo, di mille pagine, oppure di formato ingombrante, come diavolo lo tieni pigliandolo solo dal di sotto?
    Buona giornata a te e a tutti i frequentatori di Vibrisse, che immagino lettori robusti. Dunque afflitti dai miei stessi problemi.

  38. Andy Says:

    “Underworld” di Don De Lillo e’ praticamente impossibile. Le prime 50-100 pagine sullo zig-zagare di una palla ad una partita da baseball. Sempre di De Lillo, credo di essere l’unico in Italia ad aver letto “Americana”. Sia chiaro che De Lillo e’ un gigante.

    Per rimanere in tema, sono anni che provo a finire “Pastorale Americana” di Philip Roth, senza riuscirci, e “Glamorama” di Bret Easton Ellis. Anche “La macchia umana” e’ sul comodino da parecchio, ma in questo caso penso sia piu’ colpa mia che di Philip, che comunque e’ un grande.

    Uno dei libri piu’ illeggibili di sempre e’ “Invisible Monster” di Chuck Palahniuck, che effettivamente venne rifiutato da tutti gli editori per venir poi pubblicato solo dopo il successo di “Fight Club”.

  39. Gianni Says:

    Ciao Andy, devo intervenire perché ho scoperto Don De Lillo qualche anno fa proprio leggendo Underworld, che ho trovato fantastico! Anche La macchia umana l’ho letto agevolmente e con soddisfazione, ma Underworld mi ha veramente entusiasmato.
    Tutti questi interventi dimostrano che il mondo dei lettori, anche di quelli veramente appassionati, è molto più vario di quanto credano gli editori.

  40. davide Says:

    ci gianni

    “”Tutti questi interventi dimostrano che il mondo dei lettori, anche di quelli veramente appassionati, è molto più vario di quanto credano gli editori.””

    effettivamente..si!

  41. carla Says:

    io faccio fatica molto spesso a terminare qualsiasi libro. arrivo alle ultime pagine (ma proprio 2 o 3) e resta lì per giorni. forse non mi piace il distacco 🙂

  42. davide Says:

    comunque:
    è da una vita che sento parlare bene di”pastorale americana” di philip roth

    orbene,anni e anni fa 1998 credo,lessi una recensione ad esso su “l’indice -dei libri del mese” dove il recensore-non ricordo chi- ci andò giù duro

    arrivò a parlare di quasi ” feuilletton”:)

    ed effettivamente lessi la sinossi del libro,e che dire,la storia non era proprio originalissima,ricordava un pò uno sceneggiato anni 60-70

    insomma il “lamento di portnoy” era un altra cosa:)

    quanto a don de lillo ,gli sentii dire una tale sciocchezza-ma non di argomento letterario-,in una intervista a lui stesso fatta in italia nel 2000 circa,che da allora lo ho in antipatia

  43. Andy Says:

    @Gianni: su “La macchia umana” credo sia piu’ colpa mia che del libro: mi piace, lo leggo, ma poi smetto. E ricomincio. “Underworld” e’ senz’altro un capolavoro, ma non riesco a superare la partita di baseball.
    “Americana” invece ce l’hai fatta a finirlo?

    Sono un lettore multitasking, leggo sempre tre o quattro libri contemporaneamente, con una formazione tipo:

    Un nuovo romanzo
    Un saggio o un nuovo dizionario (in genere o su cinema, televisione e/o cucina)
    Un vecchio libro che rileggo o sbocconcello per ennesima volta (tra gli eterni ritorni cito “La versione di Barney” di Mordecai Richler e “Si spengono le luci” di Jay MacInerney”).
    Una qualche raccolta di racconti di vari autori (tipo Buzzati, Carver, ancora MacInerney -“L’ultimo scapolo” e “Com’e’ finita”- David Foster Wallace, ultimamente sul comodino ha fatto capolino “La felicita’ terrena” di un certo Giulio Mozzi, Ammaniti, Tondelli etc.)
    L’equivalente in inglese di uno dei suddetti romanzi facenti parte dell’eterno ritorno (“Barney’s version”, “Brightness falls” etc.).

  44. Gianni Says:

    @Andy: Americana non l’ho mai letto, ma per quanto riguarda Underworld ti do un consiglio: devi fare il contrario del battitore, stacca gli occhi dalla pallina e goditi tutto il resto. Io non sono multitasking come te, tendenzialmente leggo un libro alla volta, massimo due. Purtroppo non ho tantissimo tempo libero e mi piace anche scrivere, quindi mi devo accontentare. Inoltre soffro di una strana “malattia”: ogni due/tre mesi devo prendere in mano qualcosa di Gadda, altrimenti non mi sento bene. Infine non sopporto i libri Fantasy e di fantascienza e non riesco a digerire certa prosa paratattica (che mi risulta piaccia molto agli editori) di numerosi scrittori contemporanei.

  45. Enrico Macioci Says:

    Underworld: letto due volte, la prima metà è fantastica, la seconda la trovo meno riuscita; per me, se fosse stato lungo duecento pagine in meno non avrebbe fatto un soldo di danno. Invece non avrei voluto che finisse mai 2666 (pure quello letto due volte).
    Una riflessione (banale, lo so) sulla rilettura: è arma micidiale per stabilire il valore d’un libro, perlomeno il valore che gli attribuimao noi. Il libro che ho riletto più volte in vita mia è L’isola del tesoro, o forse Pinocchio – ma da ragazzi e da adolescenti si fanno più follie, si è ossessivi più allegramente.

  46. Andy Says:

    Parafrasando Carver ” I don’t believe in reading. I believe in re-reading” (per la frase originale sostituire reading con writing)

    Su Underworld ci riprovero’, promesso. “Americana” continuo a credere di essere l’unico in Italia ad averlo letto.

    @Enrico: interessante lo spunto che dai sull’infanzia. In effetti mio figlio, che ha 4 anni e mezzo, e’- come dici te- allegramente ossessivo sulle cose che gli piacciono. Vede “Ratatouille” tre volte a settimana, magari a pezzetti. Vuole sempre leggere lo stesso libro illustrato “Oskar die Familienvater” ed in generale ha una tendenza alla ripetitivita’ -in certe cose, sia chiaro, mentre in altre e’ assetato di novita’- che se la riscontrassimo in adulto ne avremmo di che ricercare nel DSM IV.
    Tipo Rain Man per capirsi.

  47. Gianni Says:

    @Andy e Enrico: molto interessante il paragone con i bimbi, i quali, per una necessità di apprendimento, sono portati a ripetere “ad infinitum” le esperienze cognitive. Un esperimento interessante sarebbe forzarsi a farlo anche da adulti ed andare contro a quello che è l’approccio moderno ormai generalizzato che consiste nel cercare sempre ansiosamente delle novità. Credo che questo approccio sia il motivo per cui sta morendo il concetto di “classico”: abbiamo troppa roba a disposizione e manca il tempo per digerirla, capirla a fondo, apprezzarla veramente (e non solo negli aspetti più superficiali o eclatanti).

  48. enrico Says:

    “La macchia umana” di Roth, per una pagina eccezionale, una delle più belle pagine della letteratura americana di tutti i tempi, quante pagine di faticosa costruzione, di routinaria narrazione (anche se sempre a livelli alti)… oh! quando “bambino” lessi tutti i libri di Peter Handke, tutti i libri di Marguerite Duras, tutti i libri di… e ora dove è finito povero austriaco esule a Parigi… ridatemi Handke! E quella voglia di stare con un autore per mesi, e per anni, di consumare il suo mondo in un continuum di frequentazione…

  49. davide Says:

    ma tutti sti supernomi qui,un qualche libro flop ,avran mai fatto,statisticamente?mah!

  50. Enrico Macioci Says:

    gianni, andy
    Vero, oggi non ci si sofferma abbastanza. C’è troppa disponibilità e troppo poco tempo. Ma da bambini o da ragazzi il tempo sembra infinito, e non ci sembra di sprecarlo se leggiamo e rileggiamo una cosa che ci piace, che ci appassiona.
    Io ricordo quasi commosso le emozioni che provavo ri-leggendo le avventure di Jim Hawkins sull’isola, con John Silver, Livesey, Ben Gunn eccetera. E la cosa bella è che naturalmente sapevo già tutto, ma ogni volta mi riemozionavo daccapo. Oggi mi capita meno. Sono, forse, meno disponibile a farmi incantare.
    ps: ma il Pasticciaccio di Gadda l’hanno letto tutti, e tutto? Io una volta, e non lo rileggerò più.

  51. Gianni Says:

    @Enrico: Il Pasticciaccio l’ho letto e riletto, ma la mia credo sia una patologia: penso che troverei soddisfazione nel leggere la lista della spesa di Gadda. Comunque: Il pasticciaccio, La cognizione del dolore, L’Adalgisa, sono imprescindibili. Credo di non aver mai letto per intero Eros e Priapo perché ogni volta che lo inizio finisce che continuo a rileggere le prime 15 pagine.

  52. enrico Says:

    a Gianni. Bisognerebbe stilare un decalogo delle “patologie” del leggere. Eccone una! Il continuo ricorsivo tornare su pagine che ci hanno stregato per la loro complessità, e anche bellezza, ma che rendono impossibile leggere l’opera intera… a chi non capita?

  53. Michele Montani Says:

    @ Enrico Macioci:

    “ricordo quasi commosso le emozioni che provavo ri-leggendo le avventure di Jim Hawkins sull’isola, con John Silver, Livesey, Ben Gunn eccetera.”

    e Salgari allora dove lo mettiamo? …e Verne e Mark Twain?

  54. Gianni Says:

    @ Enrico e Giulio: Patologia sicuramente diffusa. Ne aggiungo un’altra: la sensazione di assoluto, totale possesso generata dalla presenza fisica di un libro nella propria libreria, (anche se si ricorda a fatica di cosa parli). Patologia che porta a frequentare poco le biblioteche. Lascerei la stesura del decalogo delle patologie a Giulio, così alimenterà a dismisura le frequentazioni del suo blog (come da manuale di recente pubblicazione).

  55. enrico Says:

    Riprendo una riflessione di Capone sulla postura della lettura, esiste una precisa patologia del leggere che riguarda la “poltrona ideale”, questo inesistente luogo di delizia, posta vicino a fonte di luce fresca, profondamente comoda, ma non comodissima, per non addormentare, il luogo del paradiso del lettore… culla del libro… la sua pervicace inesistenza può provocare anche lunghi mesi di astinenza da qualsiasi lettura completa, tachicardi, e nostalgie indefinite… e d’altra parte esiste anche la sindrome da “magica lettura da non-luogo”. Si riesce a leggere con diletto solo in attesa dal medico, dal dentista, alle poste, o in metropolitana, o sull’autobus… quando si è a casa l’azione del leggere risulta stantia e improbabile, si ha spesso mal di schiena, e una pervicace insofferenza, si prendono a male parole i famigliari, e si va in bagno sil wc troppe volte al dì… per leggere, si deve uscire e mettersi ad attendere qualcosa alla fermata più vicina… a meno di non volersi fare dare una controllatina dal medico curante… che non capirà perché non vi alzerete al vostro turno, senza nemmeno peritarvi di alzare lo sguardo…

  56. Giulio Mozzi Says:

    Carlo, non ti farò entrare né nella mia camera da letto né nella mia stanza da bagno.

  57. davide Says:

    @ marco

    da “sleepy hollow” ,tim burton ha preso il suo solo film che riesco a guardare-

    quanto a

    “””Io non mi faccio problemi a leggere gialli da ombrellone o lucarelli o fantasy”

    beh io me ne faccio,a 36 anni non riesco a leggerli

    il problema è che a me ne faccio anche il loro opposto speculare (qualche nome blasonato di troppo,diciamo)

    ma si sa,non è così esatto che “in medio stat virtus” ma le cose valide -possibilmente senza addormentarsi per la noia-stanno un po più in qua o un po piu in la rispetto alla mezzeria ,tra i due estremi

  58. Maria Rita Says:

    … anche a me ha fatto sorridere il commento di Carlo, eppure è vero! Anche per lavoro, io ho tantissimi libri d’arte enormi, pesanti… mai pensato ovviamente di leggerli in bagno (luogo per altro molto comodo per tanti vedo) o a letto (ahia… gli spigoli!).
    A me è capitato di riprendere in mano libri che avevo lasciato e trovarli in seguito interessanti, eppure non proprio agevoli, chissà: periodo diverso? Diversa predisposizione interiore? Non so. Altri che mi ritrovavo in casa, anche classici, ma che per argomento, o trama, dopo non ho nemmeno provato a leggere, sapevo che non mi piacevano, non erano ‘miei’.
    So però che, dopo averli scelti, comprati, perché li trovavo interessanti, non sono riuscita ad arrivare mai… dicasi mai… circa oltre la ventesima pagina di due libri: Passaggio in ombra di Maria Teresa Di Lascia (vecchio Strega postumo) e L’eleganza del riccio di Muriel Barbery… e ancora non ho nemmeno capito il perché, cos’è che non funziona in questo rapporto! Eppure qualcuno disse che quando un libro non prende, inutile andare oltre (ma io li avevo scelti!). C’è un feeling, un rapporto amoroso tra il lettore e il libro, se non funziona non funziona, inutile.
    Ma non mi do per vinta… se mi hanno corteggiato, si può sempre provare a rimanere amici!

  59. davide Says:

    “”” Passaggio in ombra di Maria Teresa Di Lascia (vecchio Strega postumo) e L’eleganza del riccio di Muriel Barbery… “””

    strano,eran due libri abbastanza leggibili

    a sentir sopra,c’è gente che si legge senza problemi libri molto piu pallosi (dfw,su tutti)

  60. Enrico Macioci Says:

    @michele montani
    Hai ragione. Specie Verne l’ho divorato tutto, con una predilezione per I figli del Capitano Grant. Magnifico.

  61. anna albano (cose da libri blog) Says:

    @macioci: ah, il perfido ayrton.

  62. Enrico Macioci Says:

    @ anna albano
    Già, perfido davvero. Ma io adoravo il maggiore MacNabb, imperturbabile. Un idolo

  63. anna albano (cose da libri blog) Says:

    @macioci: il maggiore è il papà che avrei voluto avere (veramente).

  64. mimmo Says:

    A me viene in mente invece la lista “libri di cui nonostante mi siano più volte e da più parti e in più occasioni, proposti e consigliati, non ho letto neanche una riga”. Al primo posto io devo mettere l’opera omnia di Mauro Corona, non chiedetemi perché.

  65. mimmo Says:

    REFUSO!!!!!! “mi siano stati” (ovviamente)

  66. Santiago Says:

    Ribalto il conncetto:
    libri letti tutti d’un fiato e uno dietro l’altro dello stesso (fantastico) autore: John Fante. Che un premio l’avrebbe sicuramente meritato. Magari No bel ma interessante.
    Ah e per rispondere a Carlo: i libri letti sulla tazza del cesso hanno tutto un altro sapore.

  67. Giulio Mozzi Says:

    Ma da quando in qua, scusate, è cosa che non va bene leggere un libro d’evasione tecnicamente ben fatto e con magari dentro un immaginario appassionante? (Tra i miei libri letti più volte da cima a fondo figura anche Dune di Frank Herbert, che è – credo – uno dei romanzi peggio scritti che abbia mai letti).

    Continua a stupirmi poi l’appassionamento per John Fante. E’ grazioso, senz’altro. Ma – esattamente come i libri d’evasione – mostra presto la corda, i meccanismi del riso e della commozione sono sempre quelli, ecc. ecc.
    Come mi disse un giorno Marco Zapparoli, cioè l’editore (Marcos y Marcos) che ne promosse la “riscoperta” in Italia (JF era già stato pubblicato nella Medusa di Mondadori, anni Cinquanta, poi era stato tralasciato ecc.): è un autore buono per chi comincia a leggere, per chi muove i primi passi nel magico mondo della lettura.

    Davide: non solo la “pallosità” (cioè: la fatica che chiede al lettore) può rendere un romanzo poco leggibile; ma anche la sua “facilità eccessiva”, la prevedibilità.

  68. Valentina Says:

    E’ molto interessante tutto questo palleggiarsi titoli di libri – mi ha fatto salire di molto la voglia di cominciarne alcuni che ho fra gli scaffali da tempo, ma verso cui non mi sentivo particolarmente attirata. Faulkner (The Sound and the Fury), a questo punto, ho deciso di leggermelo direttamente in lingua originale e via.
    Come libro, trovo geniale “Franny and Zoey” di Salinger. E poi Vonnegut, quasi in toto.

  69. marco Says:

    Ma da quando in qua, scusate, è cosa che non va bene leggere un libro d’evasione tecnicamente ben fatto e con magari dentro un immaginario appassionante? (Tra i miei libri letti più volte da cima a fondo figura anche Dune di Frank Herbert, che è –
    credo – uno dei romanzi peggio scritti che abbia mai letti).

    Già. Questo era il senso del mio commento rimasto in moderazione, e del link all’articolo – bello a prescindere – sulla Paris Review. E non è neanche detto che tutto ciò che si trova nella letteratura di genere sia necessariamente scritto male, o principalmente basato sul plot, o pura evasione.

    Continua a stupirmi poi l’appassionamento per John Fante. E’ grazioso, senz’altro. Ma – esattamente come i libri d’evasione – mostra presto la corda, i meccanismi del riso e della commozione
    sono sempre quelli, ecc. ecc.

    Bè, allora a maggior ragione dovrebbe stupirti il sempiterno successo di Carver.

    Quel che ogni tanto a me succede è di accorgermi dopo poche pagine che il tal libro non lo voglio leggere in quel momento, metterlo da parte e lasciarlo a macerare nel mio subconscio, fino a che – in rari casi anche anni dopo – lo riprendo e lo leggo d’un fiato.

    L’unico libro che mi ricordo di non aver finito è La Fiera delle Vanità (ma ero alle medie, e prima o poi lo leggerò in inglese dal Project Gutenberg) .

    Ho apprezzato libri ad ogni livello della scala di difficoltà, ma naturalmente i libri che piacciono a me non sono mai scontati, o pallosi o pretenziosi: casomai esprimono la perfezione della semplicità o il fascino della complessità.
    I vostri, non so 🙂

  70. gian marco griffi Says:

    E la “facilità eccessiva” è la cosa più pallosa, per mio conto, in un libro.

  71. davide Says:

    per carità,tutto vero:tranne per il fatto che in giro tutti sti fans di wilbur smith e sophie kinsella non si trovano(anvedi..come per la vecchia Dc,che però era molto votata…)

    per contro si trovano un sacco di fanciers di libri pallosissimi,ma solo sul web,mah!

    ritento:non è vero che”in medio stat virtus”ma il canone della godibilità è spostato piu in la in qua che non agli estremi(quindi non sono un “centrista”ne un fan di libri facili da leggere a tutti i costi)

    ma su dfw,davvero ,la letteratura con note a pie pagina(horrore,avrebbe detto paul valery ),no,eh,vi prego!

  72. davide Says:

    se si vuole un esempio opposto(lho gia fatto piu volte,non me ne voglia l’autrice del libro all indice)quando leggiucchiai “Acciaio” di silvia avallone,lo lascia li dopo poche pagine

    mi sorprese per la storia che fluiva (non tutti gli esordienti lo sanno fare,vuol esser quindi un complimento)ma trovai il tutto troppo facile e gia visto,in alcuni punti obsoleto e cont roppe frizioni,vedi la lingua,e interruppi la lettura

  73. davide Says:

    cit marco

    “””Bè, allora a maggior ragione dovrebbe stupirti il sempiterno successo di Carver.””

    successo di carver,dove?

    è molto “discusso”..ma (solo?) sul web(o meglio,nominato..)ma dubito sia davvero letto molto letto

    anni fa un sinedrio di appassionati di letteratura a cui ero,dal vivo,qualcuno fece il nome carver..e 3-4 strabuzzarono gli occhi dicendo”oh gente diciamola tutta..su internet ne parlan tutti..ma qui di voi qualcuno l’ha letto PER INTERO??”(immaginate la riposta…)

    io decisi di non interessarmene piu dopo che lessi il racconto(breve,brevissimo) di Carver che è riportato e di cui ne fa oggetto di lezione Tiziano Scarpa in “Panta-scrittura creativa”,bompiani 1997

  74. Andy Says:

    Carver non si discute, parafrasando Mozzi e quello che ha detto su John Fante (citando a sua volta), Carver è fondamentale per chi si affaccia alla scrittura. È come una medicina, tipo un antidepressivo, che ha bisogno del suo tempo per agire (latency time), come fare jogging per prepararsi alla maratona, come cucinare lo stesso dolce tutti i giorni per arrivare alla ricetta perfetta. “Cattedrale” è un capolavoro di scrittura, riuscire a rendere l’idea di cosa vede un cieco che non ha mai visto nulla, solo attraverso l’uso della parola scritta, è qualcosa che ti fa veramente amare la scrittura. Se non c’e la fate a leggere Carver, comunque, potete sempre vedere “America oggi”.

  75. Andy Says:

    Sui romanzi d’intrattenimento: concordo pienamente con Giulio Mozzi quando dice che non c’è niente di sbagliato nell’apprezzare la letteratura di genere (gialli, fantascienza, etc.) tecnicamente ben fatta etc. È un modo come un altro per esercitare il poter edella parola scritta. Personalmente ho amato tantissimo la trilogia Millenium- soprattutto il primo della serie “Uomini che odiano le donne”- nonostante avesse una scrittura dozzinale e raffazzonata, così come un libro che raccomando a tutti è “Predatore” di Gary Jennings (Rizzoli). Storia di un ermafrodita perfetto all’epoca delle invasioni barbariche e della caduta dell’impero romano d’occidente. Scritto coi piedi, ma succulento.

  76. davide Says:

    grazie ma “america oggi” ,gia visto piu volte,ed è molto meglio,in due ore,di quel che Carver mediamente scriveva

    nel libro sulla scrittura creativa di cui parlo sopra, alcuni allievi di una famosa scuola,dopo aver sentito tiziano scarpa leggere un racconto di Carver,gli dicono,tra l’altro :

    “scusi,ma cos’ è sta roba???”:)
    (pagine 78-88 – si sa,dare dati è sempre meglio)

  77. davide Says:

    cit andy

    “””Sui romanzi d’intrattenimento: concordo pienamente con Giulio Mozzi quando dice che non c’è niente di sbagliato nell’apprezzare la letteratura di genere (gialli, fantascienza, etc.) tecnicamente ben fatta etc. È un modo come un altro per esercitare il poter edella parola scritta. “””

    il fatto che ci sia ancora chi divide “la intrattenimento-altrove (si suppone,ndr )alta cultura” mi fa pensare che tonnellate di discussioni negli anni non siano servite a un tubo

    mr andy tonnellate di roba che prova o viene classificata come di interesse culturale è roba che ci prova ad esserlo..ma non è detto che ci riesca

    classico esempio:Moravia:con gli anni davvero non se lo fila piu nessuno,evidentemente all epoca veniva abbastanza considerato anche per motivi ..di moda?

    insomma a bocce ferme tante cose saltano fuori

    quindi gia prima,non ancora a bocce ferme,dividere “qui intrattenimento,altrove altra specie”è davvero poco utile

    peraltro sta retorica “eh letteratura di intrattenimento si,ma solo se ben fatta”è davvero paternalistica,Millenium la trilogia è davvero bruttina,ben diversa da gioielli come Pericle il nero e altri ancora

    e ancora una volta la differenza non è solo nel linguaggio,ma anche nella struttura ,nel anticipazione di nuovi temi(ma pensa!),etc etc suvvia liberiamoci di sta schiavitù del linguaggio,non se ne può più

  78. Andy Says:

    @Davide: non è che c’è sempre un intento polemico nei tuoi confronti in tutto quello che viene commentato su “Vibrisse”. Semplicemente, a mio modestissimo parere, Carver può piacere o no, può risultare palloso e pesante e quant’altro, ma dal punto di vista della tecnica pura è secondo me un archetipo. Non è un caso che, avendo alle spalle una produzione non illimitata e fatta solo di racconti, sia uno degli autori più rispettati – anche e soprattutto dagli addetti ai lavori – d’America.

    Sulla trilogia Millenium: a me è piaciuta, il personaggio di Lisbeth Salander è originale, ha allargato gli orizzonti delle eroine femminili in letteratura (tant’è che Noomi Rapace ci sta costruendo una carriera) ed è entrato a far parte della cultura pop.

    “Gli indifferenti” è un libro ancora attualissimo. Un’affermazione tipo “Moravia” chi se lo fila adesso, non suffragata da un’adeguata bibliografia, è perlomeno dadaista.

  79. gian marco griffi Says:

    Sì però non ho capito cos’è la letteratura se non linguaggio: parole, virgole, punti e virgola, parentesi. Comunque tenterò di liberarmi da questa schiavitù.

  80. davide Says:

    appunto:non c’è un intervento polemico nei mie confronti..sono io che sono polemico 🙂

    per punti:

    a-di carver ci si dimentica sempre la tonnellata di giudizi annoiati tra quelli (tanti o pochi)che lo hanno letto:basta guglare;non sempre il “popolo” ha ragione,ma qualche volta,si-e per chi ha il libro di cui palro sopra,vedere davvero la reazione degli allievi della nota scuola(scuola di scrittura eh,non scuola superiore!),dopo la lettura di un racconto di carver

    b-“tra gli autori piu rispettati” :scusa Cassola e qualcun altro anni 50 fino ai primi anni 60 in italia erano rispettatissimi,poi arrivo il gruppo 63 e la musica,col tempo,cambiò un nel pò…

    c-il personaggio di lisbeth salander è tutto tranne che originale:fumetti italiani anni 80-90 da nathan never a suoi spin off ,a tanti altri fumetti della bonelli,rifacendosi sia a modelli propri che ad altro di americano o francese,avevano eroine davvero molto simili e molto prima,nel tempo

    d-su moravia,no way:in tempi recenti ci son stai svariati anniversari sul personaggio,e in molti han ammesso,sia su riviste che su quotidiani etc etc,che nel tempo è stato quasi dimenticato, perchè non piu attuale,,venendo meno due argomenti di cui lui aveva scritto,visto che il mondo dagli anni 60-70 è cambiato moltissimo

    la borghesia come la intendeva lui è quasi scomparsa,la morale sessuale è cambiata moltissimo,ma molto davvero

    inoltre,un argomento che lo ossessionava negli ultimi anni la paura della guerra atomica,è venuto davvero meno,l’urss si è disciolta da un pezzo,converrai..

    panta rei…

  81. gian marco griffi Says:

    Davide, qual è il racconto di Carver?

  82. davide Says:

    il titolo del racconto è “Meccanica popolare”dalla raccolta “di cosa parliamo quando parliamo d’amore”….(garzanti 1987,almeno nel 97 i diritti li avevan loro,così almeno si legge sul numero di Panta)

  83. Andy Says:

    Davide facciamo così: io ti do le mie opinioni (Carver scrive bene, Lisbeth Salander è un personaggio ben riuscito, Moravia ancora adesso ha un senso) e tu replichi con le tue, senza fare ricorso ai “si dice” “lo sanno tutti” o utilizzando le regola dei due torti per fare una ragione. Altrimenti non riesco proprio a capire da che parte stai. L’unica cosa che mi è chiara è che ti stanno sulle palle i libri pallosi, con le trame “asfittiche” o “esangui”, tipici di una non meglio identificata pseudo-aristocrazia intellettuale italiota (all’estero va diversamente, lo sanno tutti) schiava del linguaggio etc. Etc. Però poi Millenium non ti piace, Carver è palloso pure lui anche se è americano e “Gli indefferenti”, che una trama ce l’ha, non si può leggere. Ma a te, tolto Stephen King, “il bambino indaco” e “Pericle il Nero” c’è qualcosa che ti sprosciutta oppure no?
    Il tutto sia detto, ovviamente, in grande amicizia 😉

  84. marco Says:

    Carver, come tutti vivaddio, si discute. Non ho nessun problema a leggerlo; il fatto è che in un percorso all’interno del racconto in lingua inglese nel ventesimo secolo – partendo dal Joyce del
    Dubliners, passando per Katherine Mansfield o Elizabeth Bowen, toccando autori come Barthelme, Cheever, autori vicini allo stesso Carver come Wolff o Beattie, per arrivare a Alice Munro e Mavis Gallant – limitandomi ad approcci comparabili, che ci sono molte cose diverse che si possono fare col racconto e molte tradizioni dentro e fuori la lingua inglese che da queste linee si discostano – mi è difficile capire in cosa Carver si stacchi.
    Molti di questi autori mi sembrano più, per così dire, policromi, capaci di inflessioni che deviano un attimo da una struttura generale – l’approccio laterale alla caratterizzazione, l’ epifania irrisolta e le ellissi cariche di significato, ad esempio – o introducono livelli di ironia o complessità pur utilizzando talvolta mezzi simili.
    Nessuno mi toglie dalla testa che fra i motivi del suo successo – e conosco 2-3 lettori generalisti, che se lo son proprio letti con piacere e ne parlano come Andy, magari citando a memoria una frase (in traduzione, fra l’altro) come emblema delle possibilità della letteratura – ci sia proprio, a parte il fascino romantico della figura, questa workshoppabilità (sic), questo usare sempre le stesse strategie per ottenere gli stessi effetti. La tecnica… secondo me per parlare di tecnica bisognerebbe tenere conto della versatilità, dalla capacità di variare gli effetti. Carver è fotocopiabile all’infinito.
    Una volta un critico americano che conosco aveva recensito una qualche antologia di giovani autori americani dicendo che i compilatori avrebbero dovuto aggiungere un racconto di Carver e intitolarla “Where’s Raymond”. Si potrebbe arguire che è un autore che ha un impronta forte, caratteristica e perciò copiata, ma se leggo Kafka e un racconto “kafkiano” la differenza è evidente, se leggo Carver e un carveriano mica tanto.

    Detto ciò, a me piacciono tantissimi autori e libri comunemente definiti difficili o pallosi, o magari dimenticati e fuori catalogo.
    In alcuni casi questa difficoltà non la vedo più di un tanto, in altri evidentemente ritengo abbia un suo perché. Più che discutere di alto o basso, facile o difficile, eccitante o noioso, che dubito si riesca ad arrivare all’unanimità, sarebbe interessante per me capire come ognuno si crea i propri percorsi. Magari è vero che a Tizio piace X perché fa fico, ma chissene…

  85. davide Says:

    andy io qualche coordinata,qua e la,dò:do pure numero,pagina e editore di un libro dove quasi un intera classe dice”no carver noo”:)

    se invece di dire”eh ma moravia è moravia,sarà ancor attuale” si vedesse che i tempi di cui scriveva sono oggi davvero sorpassati per l’ovvia constatazione che il mondo(dal punto di vista sociologico,ma non solo)è davvero cambiato,etc etc ,insomma non c’è bisogno ogni volta delle note a pie pagina

    non sto da nessuna parte:anzi secondo me lo schierarsi funziona quasi da ogni parte,tranne che in letteratura

    per migliaia di lettori dai gusti davvero troppo facili,c’è tutta una piccola minoranza di gente che davvero applaude tutto quello che sembra”high” in campo letterario-in italia un certo tipo di intellettualità,anche se meno del passato ,riesce ancora qua e la a creare fenomeni

    ti sei perso qualche intervento del passato dove di libri italiani,recenti,stampati negli ultimi due anni ne applaudivo assai

    e non erano ne simil clive cusserl ne simil noia totale

  86. gian marco griffi Says:

    “andy io qualche coordinata,qua e la,dò:do pure numero,pagina e editore di un libro dove quasi un intera classe dice”no carver noo”:)”.

    Davide, mi fai morire. Sei grandioso. Specie quando scrivi: “qua e la”, “dò:do” e della classe che dice “no carver noo”.
    Su alcune cose, tra l’altro sono d’accordo con te. Su molte altre no, ma già lo sai.

  87. davide Says:

    ma si,siam in un occasione ludico-ricreativa in fondo,mica a un ricevimento ai giardini del Quirinale :)spero non suoni insolente come cosa ma così è,credo

    “”Su alcune cose, tra l’altro sono d’accordo con te. Su molte altre no, ma già lo sai.”””

    ci sta 🙂

    curiosità avevi letto QUEL racconto di Carver?

  88. davide Says:

    x andy,segue una lista gia fatta in passato,ma ok,si è aggiunto qualcosa

    (a rimarcare il fatto che tra tolstoij e Perec e wilbur smith & co c’è un sacco di roba in mezzo,ma che dico,anche più spostata lievemente o meno verso tolstoij e perec):

    vincenzo latronico,la cospirazione delle colombe(un po macchinoso e con qualche fighetteria di troppo qua e la,ma ne vale)

    cibrario,sotto cieli noncuranti (bellissimo)

    simona vinci,in tutti i sensi come l’amore (raccolta di racconti un po ciclica come argomenti ma sostanzialmente sublime)

    romolo bugaro “il venditore di libri usati di fantascienza”

    paolo giordano “il corpo umano” ,appena iniziato ma se la sta cavando

    e altri ancora

  89. gian marco griffi Says:

    Di Carver li ho letti tutti; quel racconto lì non me lo ricordo minimamente, finisco in ufficio e appena arrivo a casa lo leggo.
    In ogni caso, Carver non lo metterei certamente tra gli autori di racconti illeggibili; nel “percorso all’interno del racconto in lingua inglese del ventesimo secolo”, citato qui (tema che mi interessa e appassiona moltissimo), ha sicuramente un ruolo.
    A me è risultata lleggibile perché pallosissima la parte di Arcimboldi in 2666 (mentre il resto del libro è tutt’altro). Fante non lo leggerò mai più. I russi tranne Cechov mi fanno l’effetto dei peperoni con la bagna caoda tutte le volte. La fenomenologia dello spirito è come mangiare tre chili di raclette prima di coricarsi e pretendere di dormire bene.
    Del resto metà dei libri indicati da Di Stefano sul Corriere sono libri che amo quanto le cosce del pollo arrosto con le patate fritte: Horcynus, Finnegans, Fratelli d’Italia, Arcobaleno, L’urlo e. L’innominabile di Beckett è la maionese, Omensetter di Gass è il sale, La cognizione del dolore la birra, Agli dei ulteriori nu babbà. Buon appetito a tutti.

  90. Santiago Says:

    Giulio permettimi una domanda: di quanti autori sei a conoscenza che abbiano, nel loro humus interno-narrativo (parlo proprio di inconscio-fantasia) della loro “imprevidibilità” stilistica? Bene, di questi che stai citandoti mentalmente quanti sortiscono effetti euforici durante la lettura? Mi spiego meglio: quanti di loro riescono a sortire un effetto dettato da bravura et emozioni et riflessione et ecc. senza scadere nel mero parossismo autoreferenziale del tipo quanto sono bravo a variare il mio genere?
    Io Fante l’ho adorato, è stato un primo amore e il primo amore, si sa, non si scorda mai.
    Quello che tu dici corrisponde probabilmente a una parte di verità: letto uno, letti tutti (parlo delle opere fantiane), ma se penso che ha scritto “chiedi alla polvere” a ventisette anni, e addirittura prima della prima guerra mondiale e se penso che è stato capace di sdoganare un modo di scrivere altrimenti banalotto (ma poi provateci voi a far ridere fino alle lacrime ed a far piangere fino alle lacrime nel giro di una sola pagina) e, nello stesso tempo, a far riflettere e se penso ancora alla “Confraternita del Chianti” tutto quello che posso dirti è: ce ne fossero di autori come Fante!
    Apprezzo la tecnica ma non mi fa impazzire quanto il cuore e le emozioni che salgono dalle viscere. Spero di essermi spiegato.
    Un bacio

  91. davide Says:

    cmq vedo che i libri di autori italiani,tranne i soliti pochi temerari,son sempre poco letti,eh…

    per i tanti aspiranti scrittori -che sicuramente non mancheranno neppure qui-si vuol qui ricordare che ogni tanto sarebbe il caso di leggere anche quello che “qui,in italia ,e oggi,non secoli o decenni fa” si scrive e si pubblica,o che insomma,si crea nel nostro paese

  92. Carlo Capone Says:

    “Carlo, non ti farò entrare né nella mia camera da letto né nella mia stanza da bagno.”

    sono un discreto, tranquillo 🙂

    Concordo con la sopravvalutazione di J. Fante. Cioè, quando lo lessi la prima volta, sull’onda del casino mediatico e bloggaro, io leggevo, leggevo, ma insomma, come quella donna che ammicca e ammicca ma non te la dà mai.

  93. Carlo Capone Says:

    Davide, sì, Passaggio in ombra della Di Lascia fu una commozione. Anche se a dirla onesto non mantiene l’erezione iniziale.

  94. davide Says:

    !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!:)

  95. Carlo Capone Says:

    @ Carla
    “io faccio fatica molto spesso a terminare qualsiasi libro. arrivo alle ultime pagine (ma proprio 2 o 3) e resta lì per giorni. forse non mi piace il distacco piace il distacco :)”

    Enno, eh,questa è coita interrupta. 🙂

  96. davide Says:

    io,ancor prima di iniziare la prima pagina..leggo sempre l’ultima

    per poi iniziare subito dopo,dall inizio

    è una mia fissa,non so perchè

  97. Giulio Mozzi Says:

    Fante lo lessi da ragazzino. Ce l’aveva una mia zia, nell’edizione della Medusa Mondadori. Anni Cinquanta. Era il momento giusto.

  98. davide Says:

    neanche troppo ot:
    la prima volta che sentii parlare di john fante fu nel 1994-1995 per averne letto un epigrafe su un libro di bret easton ellis

    non ricordo se su “meno di zero” o se su”the informers/acqua dal sole”

    cmq l’epigrafe era da “sogni di bunker hill”

  99. Vincenzo Cuicinotta Says:

    Interessante la colpevolizzazione che fa Davide, ma forse non solo lui, di chi legge libri eccellenti (quelli che egli definisce pallosi).
    Apparentemente, siamo nel mondo del passatempo, si legge per ammazzare il tempo, perchè non si sa cos’altro fare, non perchè si tratta di un’esperienza emozionante.
    Evidentemente, devo considerarmi fortunato se Dostoevskij, Proust, Youvernar, Musil e pochi altri mi catturano così profondamente, mentre altri li trovano pallosi: Forse potrebbero provare ad andare allo stadio, è quella l’alternativa giusta 😀

  100. Giulio Mozzi Says:

    Marco, credo che la differenza tra R. Carver e gli altri autori che opportunamente citi stia tutta e solo in questo: che R. Carver ha la capacità di apparire a molti (non a tutti, ovvio) come una specie di fratello, o almeno una persona di famiglia. Forse solo Cheever può competere in questo. Barthelme o Munro mi pare proprio di no. Quanto alla workshoppabilità ecc., condivido.

  101. davide Says:

    @ vincenzo cucinotta:

    negli autori”pallosi”io ho incluso altri,non quelli che cita lei..men che meno tal “”youvernar”:)

    peraltro,l’ultima volta che sono stato alla stadio è stato nel 2002(dovrebbe esser ovvio,visto che i titoli che ho messo piu in alto mal si conciliano comunque con un appassionato di sport popolari..),ma non solo: se lei legge i miei post,bene bene,vedrà che la morale era un altra:

    non che certi libri siano per forza pallosi,(anche se alcuni sono decisamente sopravvalutati..)ma credo che siano più citati che davvero letti…così,per una strana forma di prestigio sociale,non per altro..ora è più chiaro?:)

  102. Vincenzo Cuicinotta Says:

    @Davide
    Marguerite Yourcenar, chiedo scusa per la citazione errata.
    Detto ciò, non si tratta qui di quali autori lei ritenga pallosi, ma la questione di fondo, che se dichiari che ti piace leggere uno di questi autori, devi giustificarti di ciò, perchè, in assenza di non so quali evidenze da portare a giustificazione, sei un fanfarone.
    Tutto ciò discende, e non si vede come potrebbe essere diversamente, dal fatto che lei e chissà quanto altri non provate questo intenso piacere con questi autori che trovate troppo difficili, e quindi resettate l’intero mondo al vostro livello.
    Tutto ciò è paradossale, non dico che vi dobbiate vergognare, ma via, chiedere agli altri di vergognarsi di fingere di gradire questi autori, è proprio il massimo dell’insensatezza, non in grado di condividere un piacere che è superiore alla lettura di consumo, semplicemente ne negate perfino la possibilità: proprio un mondo capovolto quello che viviamo!

  103. Giulio Mozzi Says:

    Santiago mi domanda più sopra:

    Giulio permettimi una domanda: di quanti autori sei a conoscenza che abbiano, nel loro humus interno-narrativo (parlo proprio di inconscio-fantasia) della loro “imprevidibilità” stilistica? Bene, di questi che stai citandoti mentalmente quanti sortiscono effetti euforici durante la lettura? Mi spiego meglio: quanti di loro riescono a sortire un effetto dettato da bravura et emozioni et riflessione et ecc. senza scadere nel mero parossismo autoreferenziale del tipo quanto sono bravo a variare il mio genere?

    La prima domanda è sintatticamente campata in aria.
    Non capisco che cosa significhino le espressioni:
    – “humus interno-narrativo”,
    – “inconscio-fantasia”,
    – “efftti euforici”,
    – “parossismo autoreferenziale”.

    Quindi non so rispondere.

  104. davide Says:

    mah, Vincenzo,nessuno parla di “vergognarsi”,ci mancherebbe altro,non capisco sti toni un pò irati

    però, se permetti :

    anni fa leggevo “i delitti della rue morgue” di edagr allan poe(un classico,davvero..),e lo trovai un pò come dire….beh non ricordo il termine esatto con cui lo definii,mentalmente

    anni dopo leggo un agile libretto di critica letteraria,assolutamente non palloso,e trovo un famoso critico letterario che dice:
    “ma si diciamolo,una volta tanto :alcuni racconti del pur sommo Poe erano davvero artificiosi…”

    ah ecco ,volevo ben dire…

    tempo dopo vado a una presentazione letteraria,diciamo così,e c’è la solita scrittrice 30 enne che dice qualcosa come”io,..solo classici!”

    prende a sua volta la parola un anziano scrittore,noto,ormai 70 enne,e fa

    “ma,parliamoci chiaro :se certi libroni anche un pò sopravvalutati hanno senso,è perchè hanno creato un insieme di conoscenze che hanno fatto la cultura occidentale da decenni fa fino ad oggi:insomma a qualcosa sono serviti,anche inconsciamente,ne siamo pervasi,in qualche modo,anche se non li abbiamo letti tutti…adesso è ora di continuare a inventare qualcosa di nuovo,il mondo deve andare avanti,non solo guardarsi indietro..”

    giù applausi,dalla platea

  105. gian marco griffi Says:

    Davide, degli ultimi venti libri che ho comperato e letto la metà è di italiani contemporanei (U. Casadei, G. Falco, N. Ammaniti, P. Cognetti, eccetera). Quindi con me caschi male.
    Cuicinotta ha ragione quando parla di paradosso.
    Io sono tra quelli a cui Carver non appare come uno di famiglia (e tuttavia mi piace – tra l’altro, ho letto il racconto citato da Davide, che nell’edizione Min fax si chiama “meccanica per tutti”, e lo trovo perfetto).
    Poi: amo Celine, i postmoderni, i modernisti, da Eliot a Faulkner, da Pynchon a Barth e Barthelme e tanti italiani, eppure sono un tifoso di calcio piuttosto sfegatato, e se posso vado allo stadio.

  106. davide Says:

    x gian marco:

    ogni tanto al mondo,ordunque,buone notizie(per il fatto che qualcuno li legga,i famosi libri italici,non tanto perchè tu vada allo stadio:))

  107. Vincenzo cucinotta Says:

    Davide, lei ha un modo traverso di affrontare le questioni. Nessuno le chiede di replicare a ciò che le viene rivolto, ma non capisco che senso abbia parlare di tutt’altro, citando gli applausi a un intervento che trovo abbastanza idiota, se mi è permesso dire la mia. L’argomentazione non ha nulla di convincente. Il tizio che lei cita pensava che se ne siamo intrisi, non sia lecito, o quantomeno non sia opportuno leggerli o rileggerli? Eppoi, perchè dobbiamo andare avanti, avanti in che direzione? Possibile che questo illustre scrittore non sapesse quanto possa essere opportuno fermarsi, o magari talvolta tornare indietro?

  108. davide Says:

    forse ot ma vedo che è il caso: esprimersi in maniera un pò meno arrogante, proprio no eh?

    (tornando sopra:secondo me l’argomentazione è MOLTO convincente,viste anche alcune reazioni:))

  109. Vincenzo cucinotta Says:

    Davide, dovrebbe sapere che la cosa più arrogante è quella di dare dell’arrogante ad altri, io mi limito ad argomentare, ed è per questo che lei mi trova arrogante.
    In effetti, lei non sa cosa significhi intervenire argomentando.
    Ad esempio, lei trova quell’intervento molto convincente, ma non spiega perchè, evidentemente lei procede per dogmi.
    Se lei seguita a sfuggire a ciò che le viene detto (le avevo rivolto due domande ben circostanziate), non credo ci sia motivo alcuno per continuare questo dialogo inesistente.

  110. davide Says:

    insisto:quando ci sono reazioni un pò piccate,la controparte di solito un qualche goal qui o la,deve aver fatto…e senza argomentare,goal non si fa

  111. Vincenzo cucinotta Says:

    Questa è proprio comica: ma scusi, Davide, questo gliel’ha tramandato la sua nonna, che sarebbe frutto della saggezza popolare?
    Il punto è nella sua visione filosofica della realtà. Lei crede che nell’interagire con altri, si esprime qualche concetto come capita, non è che poi vada difeso, non è che ci si confronta tra punti di vista differenti.
    No, lei non avverte la necessità di giungere a qualche forma di convinzione, la butta lì, e se qualcuno argomenta contro, lei si sente aggredito perchè in questo suo mondo tutto si concilia con tutto, ognuno dice ciò che gli capita e gli altri al più stanno indifferenti. Se argomentano contro, si tratta di reazioni piccate, dal che sua nonna le ha spiegato che costui ha torto: complimenti!

  112. davide Says:

    no guardi ,deve essersi perso qualcosa:non mi sento proprio aggredito,l’ho gia scritto,più in alto,ci faccia caso

    anche se la forma ,non il contenuto,di alcune risposte non mi era sembrato tanto carino..ma appunto, proprio la forma..perchè di contenuti nelle tesi opposte,sue,non ne vedo di troppo incisivi, incluse frasi troppo lunghe per dare un pò di enfasi,ma tant’è,poco male:)

    saluti 🙂

  113. Vincenzo cucinotta Says:

    Davide, sono felice della cattiva impresisone che le ho fatto, mi sarei preoccupato in caso contrario, vista la fonte del giudizio (assertivo, neanche a precisarlo, considerato il soggetto)

  114. davide Says:

    no,si figuri,nessuna cattiva impressione,è che non son proprio d’accordo con le sue tesi 🙂

    saluti

  115. marisasalabelle Says:

    Non vorrei sembrare troppo professoressa (come in realtà sono) ma mi sconcerta, in questo blog, che non è esattamente il bar dell’angolo, leggere certi giudizi sui grandi autori che amo e che mi hanno insegnato tanto, marchiati come “pallosi” o definiti con altre espressioni che non accetto neanche dai miei alunni dell’istituto tecnico. Poi, è chiaro che ognuno di noi ha le sue simpatie, le sue idiosincrasie, i suoi libri amatissimi e quelli che non ha potuto digerire, ma si tratta solo di gusti personali, non di mettere in discussione la grandezza di autori come Dosotevskij, Joyce o Philip Roth… e in certi casi solo per sentito dire, per aver letto una recensione nella quale si diceva… riguardo a chi trova che la Fenomenologia delle Spirito sia indigesta come tre chili di raclette, a parte il fatto che è un’opera filosofica e non letteraria, è chiaro che non è un libro da leggiucchiare a letto prima di addormentarsi… Ebbene sì, ci sono opere impegnative, pesanti, ma importanti. Io, poi, leggo anche gialli e thriller e di solito mi diverto molto: a ogni libro bisogna chiedere quello che può darci…

  116. Santiago Says:

    Non è sintatticamente campata in aria caro Giulio e non avevo dubbi che avresti avuto difficoltà a rispondermi credo perchè, come la maggioranza qui, forse e sottolineo forse, la maggioranza che pretende un italiano corretto piuttosto che un punto di vista diverso, siete fermi alla forma e badate poco alla sostanza. La mia non vuole essere una polemica, ci mancherebbe, io stesso ho trent’anni meno di te e non mi permetterei mai di mancare di rispetto a te, che mi sei tutto sommato simpatico e a tutti quelli che popolano questo blog o sito (non ci capisco molto di internet, pardon), riuscendo peraltro ad argomentare tutto con dovizia di particolari e brillantezza mentale, cosa che, come certamente già sai, si fa fatica oggi a riscontrare nei mezzi di comunicazione piu’ diffusi e per la strada.
    Quello che non mi piacerebbe poi tanto è in fin dei conti che tutta la discussione regga o venga permeata in qualche modo da una rigidità mentale che affonda le proprie radici nell’età, nelle proprie convinzioni, nel feticismo delle idee e anche, perché no, in una beata ignoranza volta a certificare che un romanzo, un racconto, qualsiasi cosa scritta da un essere umano possa risultare solamente come la propria firma apposta su un’esistenza e nulla piu’. Però bisogna comprendersi, chiaro: ed è questo il senso della domanda che ti facevo. Noi tutti ci capiamo perché parliamo una specifica lingua, lingua realizzata da linee tra l’altro. Però è abbastanza importante a mio avviso poter discernere quanto questa lingua che ci permette di esprimerci, capirci ecc. ma che è pur sempre un fatto esterno, sociale e codificato, possa determinare e limitare la nostra capacità espressiva. Credo fermamente che lo scrivere sia un ritorno alla fase prelinguistica. Credo che la linea che noi facciamo scrivendo, in altre parole, delimitando e contornando spazi, ci faccia ritornare alla nostra situazione personale, di quando eravamo piccolissimi e non avevamo ancora imparato a parlare. Credo che la linea che facciamo quando scriviamo sia una comunicazione di creatività simile a quella sviluppata allora, quando emettevamo solo suoni e non parole e che tale creatività debba risiedere appunto nella realtà inconscia dei primi mesi di vita. In definitiva lo scrivere credo sia legato alla memoria cosciente di ciò che abbiamo udito prima di imparare a parlare. Ecco perché ti ho fatto quella domanda usando termini quali interno-inconscio-fantasia ecc.
    Ora perdonami la lunghezza e la noia se ti sto annoiando ma voglio solo rendermi fruibile e cercare di farmi capire.
    Ti rifaccio la domanda cosicchè tu possa decidere di rispondermi:
    intendevo chiederti quanti autori conosci la cui vita, o meglio il cui modus operandi in vita, sia stato abbastanza legato alla loro cifra stilistica, al loro modo di scrivere. Ti faccio un esempio citandoti l’odioso Arbasino (per me un mediocre assoluto che scrive per sé stesso e forse non si capisce neanche lui a volte) che dice: “io agisco regolarmente su due piani: “il piano umano”, cioè la vita quotidiana; e il “piano disumano”, cioè la finzione letteraria, le rappresentazioni della fantasia, più ¬ e qui viene la fiction ¬ quella parte (“arrangiata”) di vita quotidiana che io volgo a profitto della letteratura, sfruttandone gli eventi come contenuti ai fini narrativi.
    Ecco, prendendo un esempio del genere volevo farti rendere conto che uno stile non è solo uno stile ma probabilmente tratteggia proprio una personalità, un carattere ma non solo, dà una valenza ancora maggiore, forse ingloba totalmente (lo stile) l’individuo il suo essere così com’è.
    Non si può parlare di scrittura slegata al “come” è fatta una persona. Per me siamo quello che scriviamo. Perciò ti facevo l’esempio di Fante, uno che comunque sarà pure ripetitivo nei suoi piccoli e grandi trucchi letterari, nel suo modo di inchiostrare una pagina epperò è anche autentico, genuino, sé stesso!
    Non come certi “professionisti” della scrittura che si mettono a scrivere otto-dieci ore al giorno solo per riempire le pagine. Non come certi scrittori del nulla che variano genere e cambiano modo di scrivere solo per, appunto, dimostrare al mondo tutta la loro bravura per quello che è puramente un esercizio stilistico fine a sé stesso, ma che stringi stringi rivelano la propria inadeguatezza a livello di sostanza e una certa falsità sull’interiorizzazione della storia, dei personaggi, in definitiva di loro stessi.
    Per questo difendevo Fante e il suo modo di scrivere che a me personalmente piace ancor piu’ se poi si rivela vicino a quello che lui è. Certo non l’ho mica conosciuto (magari) però sappiamo tutto della sua vita, dei problemi che ha avuto in famiglia, col padre, con la religione,
    e dell’idea che aveva di “diversità” della specie umana (leggasi le storie sui filippini)ecc.ecc.ecc.
    A me Baricco per fare un altro esempio non mi dà nulla su cui riflettere, Fante si. Nulla su cui affermare la genialità dell’autore, Fante si. Proprio e soprattutto perché riesce, per me in almeno un paio di libri piuttosto che in altri, a far coincidere la propria creatività “umana” con la sua autenticità, con la sua sofferenza che dà spunti di riflessione, con la sua amara ironia che per quanto pedissequa è pur sempre di un paio di spanne superiori a moltissimi autori da voi citati sopra epperò abbastanza emotivamente freddi.
    Sono andato Ot piu’ volte e mi scuso ancora della lunghezza del mio intervento era solo per chiarire.

  117. davide Says:

    ciao santiago

    che dire,io parte concordo con “l’umore” del tuo scritto,neanche io amo gli autori”anodini”

    se posso permettermi: non ho mai letto molto Fante,ma ho letto un pò Baricco

    credo qualche spunto di riflessione i primi due libri di Baricco,diano-Gli altri suoi ?un bel pò meno

    ciao

  118. Giulio Mozzi Says:

    Santiago, nella domanda

    …di quanti autori sei a conoscenza che abbiano, nel loro humus interno-narrativo (parlo proprio di inconscio-fantasia) della loro “imprevidibilità” stilistica?

    manca il complemento oggetto. Non è questione di forma. La frase non si capisce perché ci manca un pezzo.

    Ora riformuli la domanda così:

    …intendevo chiederti quanti autori conosci la cui vita, o meglio il cui modus operandi in vita, sia stato abbastanza legato alla loro cifra stilistica, al loro modo di scrivere.

    E questa è una domanda che sembrerebbe chiara (anche se, sinceramente, ho l’impressione che sia un’altra domanda e non la medesima riformulata), se non fosse che quell’ “abbastanza” è un tantino vago. Quel che è “abbastanza” per te potrebbe non essere “abbastanza” per me, e viceversa.
    Comunque, interpretando quell’ “abbastanza” come “abbastanza per me”, e restringendo la domanda ai viventi, e restringendo la domanda a quegli autori che conosco personalmente e frequento (altrimenti, come potrei avere un’opinione sulla loro vita?), non ho difficoltà a risponderti: 14.

    Poi scrivi:

    …volevo farti rendere conto che uno stile non è solo uno stile ma probabilmente tratteggia proprio una personalità, un carattere ma non solo, dà una valenza ancora maggiore, forse ingloba totalmente (lo stile) l’individuo il suo essere così com’è.

    Be’, è quel che già diceva Buffon nel “Discours sur le style”, nel 1753 (vedi). E, saltando qualche secolo, mutatis mutandis, è ciò che sostenevano gli agguerritissimi critici letterari “freudiani” negli anni Settanta del secolo scorso. Ecc. Ecc. Ovvero: stai cercando di convincermi di una banalità.

    Scrivi anche:

    Perciò ti facevo l’esempio di Fante, uno che comunque sarà pure ripetitivo nei suoi piccoli e grandi trucchi letterari, nel suo modo di inchiostrare una pagina epperò è anche autentico, genuino, sé stesso!

    Un’amanita phalloides cresciuta liberamente in un bosco non coltivato, nonché fresca di giornata, è sicuramente autentica, genuina, e sé stessa. Ciò non la rende peraltro commestibile. Ovvero: la genuinità è una cosa, la bellezza è un’altra cosa.
    Non nego certo la mia simpatia a John Fante, Santiago. Gli voglio un sacco di bene. Ma a rileggerlo oggi, avendo letto qualcosa d’altro nel frattempo, non imparo niente e non posso non vedere la meccanicità delle sue narrazioni.

  119. Giulio Mozzi Says:

    Marisa, ti dirò: io non mi sconcerto, mi limito ad annoiarmi.

  120. Giulio Mozzi Says:

    Me ne ricordo solo ora. Tanti anni fa scrissi un pezzo intitolato “Perché non ho finito di leggere Anime alla deriva di Richard Mason”. Si può prelevarlo cliccando qui

  121. davide Says:

    interessante,grazie

  122. gian marco griffi Says:

    La fenomenologia dello spirito magari non sarà un’opera letteraria, ma sicuramente non è un film. E qui si discuteva di libri, se non erro. Di raclette ne mangerei cinque chili, e magari riuscissi a discutere di letteratura al bar dell’angolo, sarebbe stupendo.

  123. mauro b. Says:

    @ enrico macioci

    mi pare di aver letto nei tuoi commenti sparsi, riflessioni su Infinite jest e 2666, messi a confronto. Per caso ne hai scritto da qualche parte?

    A ‘sto punto:

    Fante che se n’è andato a Hollywood,
    Fante su un campo di golf,
    Fante al tavolo da gioco,
    Fante in una casa a Malibu,
    Fante amico di William
    Saroyan.
    Ma Fante il ricordo più bello
    che ho di te
    era negli anni ‘30
    quando vivevi in quell’albergo vicino
    all’Angel’s Flight
    e lottavi per essere uno scrittore,
    inviando racconti e lettere
    a Mencken.
    a quei tempi
    ti veniva fuori
    l’urlo dallo stomaco.
    e io lo sentivo.
    lo sento ancora adesso.
    e mi rifiuto di immaginarti
    su un campo di golf
    o a Hollywood.
    ma questo non è importante
    adesso che sei morto
    però il fatto che tu fossi un grande scrittore
    quello resta
    e insieme il modo in cui mi hai aiutato
    a mettere le parole
    sulla carta
    come volevo io.
    sono felice di averi incontrato alla fine
    anche se stavi
    morendo
    e mi ricordo quando
    ti ho domandato
    “senti, John, come cavolo
    gli è andata a quella ragazza
    messicana
    di Ask the Dust?”
    e tu mi hai risposto
    “si è scoperto che era
    una dannata
    lesbica!”
    e poi è entrata l’infermiera
    con delle grosse
    pillole bianche
    per te.

  124. Santiago Says:

    ciao davide mi fa piacere ci sia anche qualcuno dotato di buonsenso caratteriale (Giulio dimostri una fredda amarezza nell’enucleare numeri, date, citazioni che francamente però non mi sconcerta: mi annoia 😛 )
    Barinco, come lo chiamo affettuosamente, non sarà mai alla stregua di un Fante. Semplicemente perchè Fante scrive con il cuore e con le viscere e con qualcosa d’altro, mentre lo scrittore torinese è puro esercizio stilistico (secondo me). I punti di sospensione, le pagine bianche fra un periodo ed un altro ed altre sciocchezzuole sui generis mi sembrano tanto una roba da temi di terza media (almeno io scrivevo così e credo non sia stato il solo. Poi che sia riuscito a farle passare per grandi invenzioni stilistiche è tutta un’altra storia, dove il fondatore della scuola di scrittura creativa Holden ha dato il meglio del peggio di sè stesso o viceversa). Detto questo la diatriba è infinita ne convengo ma per dirtene una sola le immagini di alessandro il grande, quelle evocate nelle pagine intendo mi appaiono slegate l’una dall’altra e non fanno un quadro armonioso bensì una pennellata di un professionista della tecnica. Se i suoi libri fossero persone direi quasi che ci troviamo di fronte a degli schizoidi (d’accordo, da City in giu’). Poi ragazzi intendiamoci. I miei autori preferiti variano dall’inossidabile Fedor al compianto Franz, da Fante stesso (lo so è una fissa) al buon Gabriel Garcia passando per Charles (zio Hank), il buon Italo (per me una specie di genio), Jerome (leggetevi i racconti altro che il giovane Holden), il frolloso Marcel ecc.ecc.ecc. questo per dire che comunque qualcosina ho letto e che qualcosina mi è piaciuto di tutto quello che ho letto fin’ora.
    Giulio tu hai detto qualche giorno fa che non ti spiegavi un certo apassionamento per Fante. E’ che la passione quando scrivi ce la devi mettere. Solo così dai passione agli altri, non so se mi spiego. E se è il caso ti ci devi pure incazzare e magari non rispondere come se stessi facendo un gran favore all’altro dall’alto di chissà quale piedistallo invisibile e soprattutto inesistente. E siccome sono buono e generoso ti confiderò un segreto: profondità è una cosa. Pallosità un’altra. Non sempre le due cose collimano in un romanzo ma quando lo fanno significa che quel libro è scritto male. Perchè la persona che lo scrive è fatta male, di una pesantezza inaudita. Al contrario quando un libro, pur con la fatica necessaria per leggerlo, a causa degli argomenti e lo stile trattati, si rivela profondo (anche una risata può essere profonda se è trattata bene, da gente con talento e sana direi quasi) ecco che viene fuori la creatività e il genio propri dell’essere umano. E poi, per rispondere alla tua risposta bellezza e genuità spesso vanno a braccetto perchè significa (e mi lego al discorso fatto in precedenza) che si è riusciti a valicare quel linguaggio comprensibile a tutti di cui parlavo prima, però codificato e potenzialmente capace di limitare la nostra capacità espressiva.
    Tu leggi per imparare? Certo, anche. Ma leggi mai solo per “sentire”? Perchè sai le due cose non vanno proprio di pari passo se uno non vuole.
    Tutto qui.

  125. Giulio Mozzi Says:

    Santiago, scrivi:

    Fante scrive con il cuore e con le viscere e con qualcosa d’altro, mentre lo scrittore torinese è puro esercizio stilistico (secondo me).

    Ma non ti rendi conto di avere scritto, in precedenza, che ciò che scrive Fante è in buona parte esercizio stilistico (“… sarà pure ripetitivo nei suoi piccoli e grandi trucchi letterari…”). Cerca di andare d’accordo con te stesso, se puoi.

    Scrivi anche:

    Tu leggi per imparare? Certo, anche. Ma leggi mai solo per “sentire”? .

    Come se io non avessi scritto:

    Non nego certo la mia simpatia a John Fante, Santiago. Gli voglio un sacco di bene.

    E scrivi pure:

    Giulio tu hai detto qualche giorno fa che non ti spiegavi un certo apassionamento per Fante. E’ che la passione quando scrivi ce la devi mettere. Solo così dai passione agli altri, non so se mi spiego.

    E, ti dirò: non ci sono più le mezze stagioni.

    * * *

    Quindi: ti contraddici, non leggi ciò a cui rispondi, fai collezione di luoghi comuni, proponi con enfasi (come già notato) delle banalità.

    Vedi, Santiago, se è vero che

    uno stile non è solo uno stile ma probabilmente tratteggia proprio una personalità,

    allora direi che il tuo stile

    …trova la maniera di riuscir rozzo insieme e affettato, nella stessa pagina, nello stesso periodo, nello stesso vocabolo. Ecco qui: declamazioni ampollose, composte a forza di solecismi pedestri, e da per tutto quella goffaggine ambiziosa…

    E ciò che “sento”, leggendoti (perché mentre leggo anch’io “sento”, eh sì: non posso farne a meno), è di aver che fare con uno che non capisce niente, che non sta a sentire, e che ha la testa piena di luoghi comuni e di banalità – che cerca peraltro di spacciare per profondi pensieri.

    Addio.

  126. Enrico Macioci Says:

    @ mauro b.
    No, non ho scritto direttamente di questi due libri, se non per accenni fugaci. Ma ho scritto questa cosa qui su Bolano http://www.nazioneindiana.com/2012/06/20/correre-lungo-il-bordo-del-precipizio-bolano-selvaggio/, in cui parlo anche di 2666, se può interessarti.
    Si tratta comunque, a mio avviso, di due romanzi molto diversi, quasi incompatibili; e mi sembra che Nicola Lagioia colga nel segno quando afferma che Wallace chiude una fase (collassante) mentre Bolano ne apre una nuova.

  127. mauro b. Says:

    @ Macioci

    grazie. Ho ripescato alcuni tuoi commenti sul saggio di Lagioia pubblicato su M&M, in cui dicevi che Bolano è poesia, sintesi; Wallace filosofia, analisi. E in effetti mi ci ritrovo, seppure da lettore superficiale. Bolano mi mette paura, Wallace forse riesce a filtrare, a proteggere dalle brutture che racconta. Comunque l’idea del passaggio di testimone mi interessa molto.

  128. Santiago Says:

    mi dispiace caro Giulio della tua risposta astiosa. Non volevo certo attirarmi l’ira di una persona di cinquant’anni che, tra l’altro, dovrebbe essere così sicura di sè da non permettersi di prendersela con un ragazzino. Ma tant’è. Non hai capito. E non hai inteso neanche il gusto ironico di tutto quello che ho scritto in precedenza (siccome sono buono e generoso, per esempio era ironico. Ti svelo un segreto, per esempio, era ironico). Ho detto di Fante che a volte è ripetitivo ma da qui a farlo passare per un esteta dell’esercizio stilistico ce ne corre…la ripetitività è un concetto, il gusto quasi feticista di stupire è un altro concetto. Hai visto? T’ho detto che parliamo la stessa lingua ma è allo stesso tempo un limite. Sulla passione purtroppo è così. Sarà anche una banalità ma è tutto vero. Diffido da chi apre bocca solo per mostrare diamanti. Alla fin fine si scopre che sono denti finti. E se tu sei una persona annoiata, dalla vita, dal tuo lavoro, da te stesso o perchè ormai niente piu’ ti appassiona perchè credi di sapere moltissimo e probabilmente lo sai e in piu’ non trovi niente di nuovo in quello che leggi (secondo il modo di proporti Giulio che tu e solo tu dai a vedere di te stesso) mi dispiace ma capiterà che ti metterai a scrivere con quel modo un po’ legnoso, arrogante e stupido di un uomo fatto e finito che non accetta critiche ma che va avanti per la sua strada con i paraocchi come i cavalli. Io non cerco di spacciare niente e se tu te la sei presa così tanto che hai voluto sculacciarmi davanti a tutta la classe e cacciarmi fuori dall’aula, è probabile che dentro di te hai messo in moto un meccanismo abbastanza usuale quando ci si rende conto di avere a che fare con qualcuno che forse merita un pò e dico un pò d’attenzione. Ma certamente non è così, te la sei presa tanto solo perchè hai avuto una giornata storta, capita, oppure è proprio perchè abbiamo due visioni distinte delle cose e davvero pensi di me che sono ambiziosamente goffo, ampolloso, rozzo e affettato ecc.ec.ecc.che ho la testa piena di luoghi comuni, che non capisco niente (mi pare il papà al figliolo di sei anni) e ancora ecc.ecc.ecc.
    Insomma può darsi che tu abbia anche ragione secondo il tuo modo di vedere le cose ma il modo in cui l’hai detto mi lascia il margine di dubbio che io abbia anche colto un pò nel segno. Sai non si può sempre chinare il capo e dare sempre ragione a chi non la pensa come te, specie se quel qualcuno è una persona dotata e sicuramente intelligente come lo sei tu. Infatti non dico che “tu non capisci niente” ecc. quello lo dicono i bambini. Ma tu non sei un bambino. E neanch’io dopotutto. E pazienza, scriverò ancora nonostante il tuo invito a lasciar perdere. Anzi, forse anche di più.
    Gli addii non mi piacciono. I confronti si.

  129. pietro2o12 Says:

    Complimenti, questo post mi piace molto.

  130. davide Says:

    ….ti piace l’ultimo post,o -se ho capito bene-il thread e il suo argomento in generale?

  131. pietro2o12 Says:

    Davide, dici bene: mi riferivo al thread e al suo argomento in generale. Nel mio commento, ho dato per scontato che l’ultimo post in un blog fosse da intendersi come il thread aperto dall’autore del blog stesso.

  132. davide Says:

    bene bene

    suvvia rivitalizziamo un pò questo bel thread

  133. pietro2o12 Says:

    Ho scoperto di avere un romanzo di Will Self in libreria e nemmeno sapevo chi fosse l’autore (ma chi me l’avrà regalato?). Ho scoperto di avere letto l’Etica di Spinoza per conto mio (come libro di lettura, per pura curiosità!) durante l’università e quindi sarei una specie di eroe, e in effetti è stato faticoso ma ha lasciato il segno. Ho due libri di Ishiguro e L’uomo senza qualità mai iniziati, e l’Ulisse iniziato invano almeno un paio di volte. Io credo che l’Ulisse sia come per chi vuole smettere di fumare (ci sono passato): provi a iniziarlo quante volte vuoi, ma finché non imbrocchi il momento adatto sarà un tentativo vano. Invece il Capitale non mi ha mai attratto, anche se ho letto la tesi di Dottorato di Marx (la differenza delle filosofie di Democrito e Epicuro) ed è stata una vera goduria. Di Pynchon ho letto V. e L’incanto del lotto 49, e non mi fermerò a questi due.
    Concordo col giudizio di Giulio e di Nazione Indiana in merito alla rassegna di Paolo Di Stefano: ma come si fa ad ascrivere alla lista dei dieci libri impossibili da FINIRE La montagna incantata? Appena lo finii l’avrei ricominciato! Invece leggiamo: allegoria, storia d’amore in sovrappiù… E troviamo Faulkner, Tolstoj, Arbasino! Che lista appositamente mirata a far scandalo! “Purché se ne parli”…
    D’altro canto, mi ha stupito il candore di Giulio Mozzi, che, nel post che apre il thread (@davide: va bene detto così? 😛 ), non esita a elencare Perec, la Bibbia (vivaddio!) e lo Zingarelli (ROTFL). A quest’ultimo proposito mi ha fatto pensare a un film-commedia americano dove una ragazza vuol studiare medicina all’università, e, intanto che fa il liceo, impara ogni sera una nuova parola dal dizionario scientifico (se non ricordo male). Complimenti vivissimi per la rilettura dei Fratelli Karamazov e per la ben definita mai-più-rilettura della Recherche (ci vuole una seconda vita 😀 ).

    Nei commenti si è parlato ancora di Faulkner, che ahimè non ho letto ma non mi sogno di credere di poterlo evitare; e poi si è parlato di Infinite Jest, che ho chiuso dopo 130 pagine aspettando invano il miracolo: ma che ci trovate?
    Moby Dick lo sto leggendo un mese sì e due mesi no da un po’ di tempo. Idem per David Copperfield e Le anime morte.
    Però, essendo un lettore multitasking e anche un divoratore di pagine quando scatta il feeling, negli ultimi tempi ho letto Pastorale americana (un discreto polpettone, assai mal tradotto, ma tutto sommato interessante), Kafka sulla spiaggia di Murakami (mai più, mai più!), K. di Calasso (un autore che, come l’Essere di Parmenide, è e non può non essere), Mattatoio N. 5 (divertente, ma già dimenticato), Tereza Batista stanca di guerra (molto particolare: non annoiano neppure le insistite ripetizioni che in parte caratterizzano lo stile di Amado, anzi). E infine 2666: uno dei più bei romanzi che ho letto negli ultimi anni, che a poche pagine dalla fine vedevo con angoscia che stavo terminando.

    Ah, quoto per intero l’icastica affermazione di Antonio, che per me vale anche per i film: “E ci sono libri che ho letto di cui non ricordo nulla se non che li ho letti e ci sono anche dei libri che ho le prove di aver letto e però non ricordo nemmeno di aver letto.”

    Ciao!

  134. Raffaele Says:

    Sono curioso di sapere se Giulio Mozzi -alla luce di quanto scritto nel post e ribadito nei commenti a proposito di Dune-ha mai letto le Cronache del ghiaccio e del fuoco;e,se si,cosa ne pensa

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