Senza nessun bisogno di sapere meglio

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[…] Delle storie vere non importa niente a nessuno.
Abbiamo già un simbolo.

Abbiamo già le fazioni.
Polizia merda. No, polizia che esegue gli ordini.
Magistrato merda. No, magistrato che pensa al bambino.
Mamma merda. No, mamma che conosce il padre del bambino.
Padre merda. No, padre che conosce la madre del bambino.
E via così, senza nessun bisogno di sapere meglio.
Senza sapersi fermare a quel che si vede: e cioè che un bambino (e nessun altro, se è per questo) non si porta via così. […]

Leggi tutto l’articolo di Federica Sgaggio nel suo blog.

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20 Risposte to “Senza nessun bisogno di sapere meglio”

  1. Giuseppe Says:

    Un bambino non si porta via in quel modo…né in alcun altro modo se possibile, ma soprattutto, salvo straordinarie eccezioni, non si porta via da sua madre.
    E’ una storia triste e dolorosa; quel bambino non dimenticherà mai più il suo trauma…”per amore”.

  2. Giulio Mozzi Says:

    Stando al Tribunale per i minorenni, in quel caso si trattava appunto di una “straordinaria eccezione”. Tant’è che la madre era stata privata dalla patria potestà (nel 2009, se non ricordo male).

  3. LM Says:

    Al di là di tutto mi domando questo: come avrebbe reagito l’opinione pubblica se il bambino fosse scappato dalla poliziesca presa e fosse finito sotto un’automobile? E se il padre si fosse platealmente suicidato per l’ingiustizia di non poter vedere il proprio figlio?

  4. Giulio Mozzi Says:

    E se un meteorite fosse piombato sulla scuola mentre tutti sciamavano fuori per contrastare il “rapimento”, evitando così una strage: come avrebbe reagito l’opinione pubblica?
    Larry, è già così difficile avere delle opinioni sensate su ciò che è accaduto, perché mai dovremmo farci delle opinioni su ciò che non è accaduto?

  5. Cri Says:

    Anche a me non è piaciuto il modo in cui la stampa ha trattato la vicenda ma non condivido una parola di questo articolo .
    I ” fatti di cui il filmato dà testimonianza ” sono davvero pochi, troppo pochi per capire e giudicare. Il provvedimento preso nei confronti della madre è un provvedimento molto grave e a cui si ricorre molto raramente; il fatto che la madre abbia rifiutato di collaborare e che un provvedimento legale, preso con ogni probabilità nell’interesse di un minore, sia stato disatteso viene del tutto trascurato.
    E ancora “i dettagli sono pochi perché qualcuno ha deciso che sia così, perché le cose non si capiscano veramente…”.
    Ma che concetto ha l’autrice del rispetto dovuto ad ogni essere umano, tanto più se minore, se si rammarica che i dettagli della sua vita privata non vengano messi in piazza così ne potremmo parlare per bene, magari davanti a un plastico di Vespa…
    La violenza che si vede e che a volte potrebbe significare una scelta per il male minore, paradossalmente mi fa meno paura di quella che non si vede e che si ammanta di buonismo.
    Umiltà ragazzi, umiltà. Do you remember ?

  6. LM Says:

    Mozzi non cominciare a fare il furbino. Il mio primo quesito è plausibilissimo, semplicemente perché in quello stato di agitazione era possibilissimo un simile evento. Il secondo pure, visto che nella contesa il padre sembra avere torto marcio, sia dal punto di vista affettivo che da quello giuridico.

  7. LM Says:

    Mi scuso per la maleducazione, non lo faccio mai di (s)correggere in pubblico, ma pensavo di aver scritto RAGIONE MARCIA, intendevo scrivere che nella contesa il padre ha ragione marcia.

  8. Giulio Mozzi Says:

    Larry, in genere commentare non ciò che è avvenuto ma ciò che non è avvenuto serve a far percepire ciò che non è avvenuto come se fosse avvenuto. (Esattamente come enfatizzare ciò che è irrilevante serve a non far notare ciò che è rilevante, ecc.).
    Peraltro il tempo è irreversibile (per quello che se ne sa finora). Quindi nessun discorso del tipo: “Se le cose fossero andate diversamente da come sono andate…” è serio.

    Cri: l’articolo di Federica Sgaggio sostiene appunto che “i fatti di cui il filmato dà testimonianza sono davvero pochi, troppo pochi per capire e giudicare”, soprattutto sono davvero pochi per prendere posizione, costituire fazioni, eccetera.
    E, detto questo, sostiene solo che “un bambino non si porta via così”.

  9. Cri Says:

    Si Giulio, hai ragione, Federica Sgaggio prende atto del fatto che abbiamo pochi dati per giudicare ma poi sembra rammaricarsene e accennare oscuramente a qualcuno che ha deciso che non si debba sapere di più, come se fosse auspicabile il contrario.
    E malgrado l’articolo critichi i toni accesi della stampa che sollecitano i famosi “giudizi di pancia” ( termine orribile ma non l’ho inventato io…) non mi pare che faccia molti passi avanti.
    La bontà a poco prezzo, di chi sbircia dal televisore di casa i drammi delle vite altrui e poi tira fuori qualche considerazione banale spruzzata di indignazione mi pare serva poco a qualunque causa.
    Serve intelligenza, sensibilità, rispetto e l’umiltà di cui parlavo all’inizio per sapere, a volte, di non sapere.

  10. vbinaghi Says:

    “Quel che si vede” produce emozioni ma in generale è solo l’atto primo di un processo conoscitivo: i dati, che sono da integrare e interpretare. Le interpretazioni, a loro volta sono vere solo se risultano verificate certe condizioni. A quel punto si può pronunciare un giudizio, e prima di questo non c’è conoscenza autentica. La realtà non è “ciò che si vede”, nè ciò che si congettura, ma ciò che è affermato da un giudizio verificato. Altrimenti il bastone immerso nell’acqua sarebbe (e non solo sembrerebbe) rotto. Il sole sarebbe (e non solo sembrerebbe) in movimento. Ecc.
    Chi ha raccolto il filmato col telefonino, chi lo diffonde con leggerezza, chi ne ricava giudizi senza approfondire, non aiuta ma impedisce la conoscenza autentica. L’identificazione fra informazione e conoscenza è una delle sciagure del nostro tempo. L’informazione è sempre parziale soprattutto quando si vuole tempestiva. La conoscenza richiede completezza ed esaustività.
    I mass media, se li conosci li eviti.

  11. LM Says:

    Senti Mozzi, qui si discute di un fatto che ha avuto una precisa dinamica, la presa del padre che ha strascicato per i piedi il bambino, aiutato dai poliziotti. E’ evidente che a quel punto la faccenda era loro scappata di mano. Se non lo avessero tenuto è parimenti evidente ciò che sarebbe avvenuto, cioè che il bambino si sarebbe messo a correre all’impazzata. Peraltro potetti osservare una simile situazione un po’ di anni fa, in una cosiddetta casa famiglia siciliana; il bambino riusci a divincolarsi e finì sotto un’automobile, per fortuna non facendosi troppo male.

    Ps: fiero di non essere serio se la serietà è la tua pregiudiziale avversione ai miei precisi ragionamenti. Ciao còre!

  12. Greco Sabrina Says:

    Larry, per me hai ragione.
    Il buon senso (e la responsabilità dovuta al ruolo rivestito: la leggerezza talvolta si traduce in reale commissione di reati) dice di cercare di prevedere le reazioni incontrollabili, mettendo in atto comportamenti intelligenti al fine di evitare situazioni che potrebbero degenerare in tragedie.

  13. gian marco griffi Says:

    Dove ho letto che il bambino in realtà è Damien, l’anticristo?

  14. Giulio Mozzi Says:

    Larry, tu proponi qui sopra di discutere di due fatti che hanno avuto la precisa dinamica di non avvenire:

    come avrebbe reagito l’opinione pubblica se il bambino fosse scappato dalla poliziesca presa e fosse finito sotto un’automobile? E se il padre si fosse platealmente suicidato per l’ingiustizia di non poter vedere il proprio figlio?

    Il bambino non è finito sotto un’automobile, il padre non si è platealmente suicidato. Discussione finita. Magari potremmo discutere di ciò che è avvenuto.

  15. Dinamo Seligneri Says:

    Il trattamento di questa vicenda ripropone, semplificato, il modo di agire dei nostri media, ne sembra quasi una miniaturina da tavolo.
    E’ vero, ci sono state delle brutte scene, ed un bambino non dovrebbe essere spupazzato a quella maniera, ma dietro a tutto c’è una sentenza che andava fatta rispettare senza tragedie ulteriori e che era andata a vuoto già diverse volte.
    Io credo che sia la sentenza di affido e i motivi che l’hanno portata (che mi sembrano ad ogni modo questione molto riservate), il nodo della questione, non tanto il trascinamento.
    Fossilizzarci sul contenuto del video secondo me non ha molto senso, visto che di tutte le possibili ricostruzioni è l’ultimo o il penultimo fotogramma. In tutta la vicenda, se proprio si vuole essere onesti col bambino e colle sue famiglie e col tribunale, “il video-choc” scrosta scrosta è un fatto marginale, e non può rimanere centrale solo perché appassiona il grosso pubblico dandogli di fatto il foglio di via per sentirsene moralmente superiore come famiglia e come genitori. Qui si sta raccontando una storia dalla fine, e tutto il resto ne diventa corollario. Anche la scena dei placcaggi e degli strisciamenti ha un taglio di condanna incondizionato da quasi tutte le emittenze. Sappiamo bene come le forme di narrazione d’intrattenimento lacrimoso siano gradite ai giornali, ma forse da lettori un po’ sgamati dovremmo saperci districare in mezzo alle tecniche narrative, o no? o quantomeno cercare di smontare dalla narrazione i suoi pesi moralistici, e cercare di capire perché un padre che ha fatto di tutto per stare col figlio abbia agito così. io credo l’abbia fatto per non far succedere cose peggiori. sia in merito alla sentenza, sia in merito alla situazione sfuggita al controllo. far passare quell’uomo per un facinoroso, magari volendone minare anche i diritti sull’affido, mi pare davvero assurdo.

  16. Fabio Carpina Says:

    ” l’articolo di Federica Sgaggio sostiene appunto che “i fatti (…) sono davvero pochi per prendere posizione, costituire fazioni, eccetera. E, detto questo, sostiene solo che “un bambino non si porta via così”.

    Ecco. Il problema è che i fatti sono (almeno erano, al momento della iniziale indignazione) troppo pochi anche per sostenere che un bambino non si debba portare via così. Perché il modo in cui è stato portato via quel bambino è certamente raccapricciante, ma – senza sapere come sia nata la decisione di portarlo via proprio in quel modo – non ci sono (non c’erano) elementi per stabilire se quello fosse l’unico modo di agire, e se le conseguenze del non agire potessero essere peggiori di quelle derivanti da quel modo così innegabilmente violento di portare via il bambino.

    Allora anche il giudizio : “un bambino non si porta via così”, è sostenibile con sufficienti argomenti adesso, che qualcosa in più sul caso si conosce . Al momento in cui i primi commenti sono usciti, invece, quel giudizio era basato sul nulla, era puro pre-giudizio.

  17. Giulio Mozzi Says:

    No, Fabio, quel bambino non è stato portato via in modo “raccapricciante”. Non abbiamo bisogno di usare aggettivi così enfatici.
    Il bambino è stato portato via malamente. La cosa si poteva fare meglio. La responsabilità è anche della madre, credo: mi pare abbia fatto il posssibile per teatralizzare il tutto.
    Dopodiché, di ragazzini sugli otto-dieci anni che fanno scene isteriche, e vengono presi su di peso – urlanti e scalcianti – dai genitori, ieri pomeriggio all’Ikea ne ho visti due. Nessuno si è scandalizzato.

  18. Fabio Carpina Says:

    Beh, Giulio, il “raccapriccio” è un sentimento che molti dicono di aver provato, vedendo quel video, e non possiamo che prenderne atto. D’altra parte, molti trovano raccapriccianti le immagini di lame affilate che tagliano la carne viva, che si tratti di un film splatter o della ripresa ravvicinata di un bisturi durante una operazione chirurgica. Il raccapriccio individualmente percepito non mi pare negoziabile (ricordi i ragni?). Quello di cui discutiamo è il giudizio sull’atto. O no?

  19. Giulio Mozzi Says:

    No, Fabio, ciò di cui discutiamo (ovvero: il tema indicato dall’articolo di Federiga Sgaggio) non è “il giudizio sull’atto”. E’ invece il prendere posizione, il produrre fazioni ecc. a partire da un frammento di una storia (il bambino prelevato a scuola dalla polizia), “senza nessun bisogno di sapere meglio” che cosa sia accaduto.
    La storia, per come l’ho letta nei giornali, vista l’indisponibilità della madre a obbedire alle decisoni del tribunale dei minorenni, rendeva necessario il prelievo del bambino in un luogo diverso dalla casa della madre (in alternativa, si poteva sfondare la porta della casa della madre, ecc.).
    Dover farlo, dunque? In strada?
    E’ stato deciso di farlo a scuola, che probabilmente è meno peggio che in strada. Poi la cosa è stata gestita malamente.

  20. Fabio Carpina Says:

    Giulio, mi sfugge un po’ il motivo per cui usi quest’artificio retorico del darmi torto quando mi pare che, nei contenuti, siamo totalmente d’accordo :-). In questa colonna di commenti, sono stato io il primo a dire che anche lo stesso giudizio “un bambino non si porta via così”, prima di sapere il motivo che aveva spinto il tribunale ad agire così, era un “pre-giudizio”, era quindi un “produrre fazioni senza nessun bisogno di sapere meglio “; sono stato dunque il primo a fare quel passettino in più rispetto a quanto aveva detto Federica Sgaggio, che invece nel suo articolo aveva scritto appunto “fermar(si) a quel che si vede: e cioè che un bambino (e nessun altro, se è per questo) non si porta via così”. (Non che sia importante chi l’ha detto per primo. E’ solo per dire che l’ho detto, che è chiaro come la penso in proposito).
    Se dico “quello di cui discutiamo è il giudizio sull’atto”, vista la premessa – cioè la mia opinione in materia così chiaramente espressa – , mi pare ovvio che intendo dire: “è il giudizio sull’atto, opposto al pre-giudizio”. O forse dovrei dire “dovrebbe essere il giudizio sull’atto, e invece ci troviamo a parlare del pre-giudizio”?
    Vabbè.

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