Il ricordo d’infanzia a Più libri più liberi (7 dicembre, ore 17)

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Eur, Roma. Folla in attesa di entrare nel Palazzo dei congressi per assistere all'incontro dedicato al ricordo d'infanzia.

Eur, Roma. Folla in attesa di entrare nel Palazzo dei congressi per assistere all’incontro dedicato al ricordo d’infanzia.

di giuliomozzi

Il ricordo d’infanzia è stato invitato alla fiera della piccola editoria Più libri, più liberi, che si svolge a Roma (Palazzo dei congressi, Eur) all’inizio di dicembre. L’appuntamento è previsto per venerdì 7 dicembre, dalle 17 alle 18, nella Sala Smealdo.
La faccenda si svolgerà in questo modo: il soprascritto farà con Elena Orlandi una brevissima introduzione; poi un attore e un’attrice (ho sentito qualche amico, mo’ vediamo) leggeranno una selezione di ricordi; poi si faranno quattro chiacchiere.
Invito tutti coloro che possono, tra i più di mille che hanno mandato un ricordo d’infanzia, a partecipare all’appuntamento. Li invito anche a portare con sé una cosa che possiedono fin da quando erano piccolissimi. Ne sceglierò una e inviterò a raccontare la storia dal palco. (Se intanto volete raccontarne la storia qui nei commenti…).

17 Risposte to “Il ricordo d’infanzia a Più libri più liberi (7 dicembre, ore 17)”

  1. Gloria Gerecht Says:

    Da piccola avevo dei capelli biondi come il grano. Lunghi, ondulati.
    Quando cominciai ad andare a scuola mia madre si scocciava a spazzolarli tutte le mattine e a farmi le trecce. Così un bel giorno prese e me le tagliò. Sostenendo che era più pratico, mi presentò a mio padre e gli consegnò le trecce. Mio padre pianse.
    Le ho ritrovate conservate in una scatolina di velluto. Contrariamente a me, sono ancora bionde.

  2. herudolph Says:

    Reblogged this on herudolph | traduttrice and commented:
    Raccontare i ricordi d’infanzia alla Fiera del libro (con Giulio Mozzi)

  3. Greco Sabrina Says:

    Manco da Roma dal 27 novembre 2010 (CGIL). Sarebbe bello.
    Porterei con me l’anellino d’oro con il corallo che mi regalò mia nonna Speranza quando nacqui. Mi va ancora, al mignolo.
    Mia madre me lo consegnò nel 2000.

  4. annaritaverzola Says:

    Conservo ancora il coniglietto con il quale dormivo piccolissima. Mia madre me lo rivestiva tutto di stoffa ogni volta in cui si sciupava. Gli sono rimasta affezionata fino all’adolescenza e rammento ancora con orrore quando mi mandarono in vacanza da mia zia, sorella maggiore di mia madre, (avevo 11-12 anni) e lei scoprì “elmecunili” (Il mio coniglio, lo chiamavo in milanese, dialetto della mamma) tra i miei vestiti. Mi prese in giro e poi minacciò di gettarlo. Passai la vacanza più terrorizzante della mia vita, paventando l’angoscioso evento, e da quella volta mi rifiutai di restare a casa di mia zia (dove tra l’altro le cugine mi facevano odiosi scherzi e mi tiranneggiavano). Scommetto che se glielo dicessi adesso, negherebbero tutto, sopratutto la zia che ha oramai 91 anni.
    Farò il possibile per venire all’appuntamento.
    Buon fine settimana, Annarita

  5. virginialess Says:

    Ci vado tutti gli anni, non mancherò.
    Potrei portare la canna d’India di mio nonno. Me la prestava se girovagavo da sola nella nostra campagna: “I cani ne riconoscono l’odore e ti verranno dietro mansueti” .
    Avevo ricevuto un morso leggero da Betta, un innocente bracco, risvegliata di soprassalto quando le ero finita addosso correndo.

  6. Giovanni Accardo Says:

    L’unico oggetto che ho con me da molti anni (31 per l’esattezza) e che uso ancora oggi, anche se leggermente scucita, è una coperta di lana arancione che mia madre mi diede il giorno in cui partii dalla Sicilia per andare a studiare all’università a Padova (ottobre 1981), ma di anni ne avevo 19 e forse non ero più un infante. Quella coperta è la preferita del mio gatto.

  7. susanna Says:

    L’oggetto che da quand’ero piccola non mi ha mai abbandonato, e che non sia sepolto in qualche polveroso scatolone ma abbia continuato ad essere correntemente utilizzato, è un cucchiaio o meglio un cucchiaino di legno, tagliato a mano, che mia madre usava per fare l’uovo sbattuto, e io fin da piccolissima per poi mangiarlo. E tuttora..!
    (Mi dispiace, sarò con voi a Roma solo col pensiero).

  8. Daniela Says:

    Lì in mezzo agli altri porterei la medaglietta regalatami dai miei nonni e il braccialettino che mi misero in ospedale. Però anche la prima letterina scritta a mia mamma…peccato non esserci vi penserò intensamente 😉

  9. Giulio Mozzi Says:

    Va bene, ho capito. Mandàtemi le fotografie di questi oggetti (ilricordodinfanzia@gmail.com). Le pubblico.

  10. icalamari Says:

    Probabilmente ci sarò, verrò a salutarti.
    Riporto anche qui le mie due testimonianze (già inviate con foto):

    L’orsetto Popoff.

    Come tutte le “persone” con le quali condividiamo la maggior parte del tempo, (tempo ordinario, pacifico, privo di accenti) si è limitato a esistere al mio fianco, senza lasciare altro ricordo che un senso lontano di nido, notte e pigiamini.

    Il cubo di Rubik.

    Da me frequentato intorno ai dieci anni, resta un oggetto ineffabile, che ancora oggi mi suscita sentimenti ambivalenti: attrazione, ammirazione, invidia, odio.

  11. Julian Adda Says:

    Nel portafoglio porto sempre con me il foglietto dove scrissi per la prima volta, da solo (anche se immagino su dettato di mia madre) il mio nome e cognome. Avevo 4 anni e rotti.

  12. michel Says:

    Un petit miroir qui appartenait à ma grand-mère maternelle. Quelques jours après son décès, je suis allé chez elle avec mes parents. La maison était sens dessus dessous, victime de la rapacité de mes oncles et tantes qui cherchaient sûrement “l’argent de la vieille”. Je fus très choqué par ce spectacle d’apocalypse car ma grand-mère italienne était très ordonnée. C’est alors que j’ai remarqué à terre ce petit miroir et une pipe d’écume qui avait appartenu à mon grand-père, foulés aux pieds par une horde sauvage. J’ai donné la pipe à mon frère aîné, j’ai gardé ce précieux miroir, seul souvenir tangible d’une grand-mère extraordinaire.
    Je souhaite bonne chance à votre projet. En pensée parmi vous.

  13. Daniela Says:

    Ahahahah… Io ci sto, t’invio una foto, una sola per quanto mi riguarda ma solo perché l’hai chiesto tu Giulio 😉

  14. Massimo Cassani Says:

    …di quel salvadanaio a forma di bara con la mano scheletrica che usciva a prendere la moneta io di foto non ne ho (ecco)…e meno male…avrò avuto sì e no tre o quattro anni…

  15. ulissefiolo Says:

    Io conservo una scatoletta impolverata, nello scrittoio ikea della casa dove mi son trasferito da qualche anno, con dentro piccoli oggetti particolari di quand’ero piccolo e che non ho mai buttato – son come dei condensati materiali dei ricordi e toccarli mi rievoca tutto un mondo buono: ad esempio c’è una spilla dorata a forma di chitarra che è stata lo strumento tanto desiderato; una medaglia di legno vinta a uno dei campeggi estivi col prete; delle pietre focaie che porto ancora con me in escursione, oltre ad accendino e pila etc. Continuo però a trovarne, anche oggi che ho 40 anni, perché sembrano cose come fuori dal tempo e son belle per questo: tipo l’anno scorso una spillina di legno a forma di tartaruga, credo nelle patatine, verde e con dei gommini viola come scaglie del carapace.

  16. Giulio Mozzi Says:

    Eh, Massimo: ma vi chiedo una fotografia di un oggetto che avete ancora con voi…

  17. Massimo Cassani Says:

    Be’, e meno male che quel salvadanaio funebre non è più con noi (né vivo né in foto), mentre io sono ancora con voi, al momento almeno. Non so che fine abbia fatto, spero l’abbiano triturato in qualche ingranaggio. Ma te hai idea dello spavento quando l’ho visto in movimento? Mi mancava pure il respiro, non riuscivo a parlare…

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