Dieci scuse per spedire in ritardo un ricordo d’infanzia

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di giuliomozzi

1. Ciao Giulio, il ricordo l’avevo scritto subito subito il primo giorno, quando lanciasti l’iniziativa, ma poi mi hanno rubato il pc.

2. Caro Giulio, il guaio è che me ne sono venuti in mente così tanti che non sapevo quale scegliere, ci ho pensato fino a stanotte e poi mi sono addormentato.

3. Ciao Giulio, ti spedisco questo ricordo in ritardo perché ho compiuto 8 anni il 2 ottobre e volevo aspettare che la mia infanzia sia finita per ricordarmene.

4. Ciao Giulio, io ti avevo spedito il ricordo via Facebook e tu mi hai risposto di mandarlo via email, te l’ho mandato via email e ho scoperto che non hai più quell’email dal 2004, te l’ho messo in un commento a vibrisse e non mi hai risposto niente, e allora ho pensato extrema ratio di mandartelo per email all’indirizzo che hai indicato tu. Ho sbagliato?

5. Ciao Giulio, ti avevo scritto un ricordo d’infanzia ma ho pensato che magari potevano venirmene in mente altri, poi mi sono accorto che il tempo stava per scadere e non ritrovavo più il ricordo, allora ne ho scritto un altro ma nel frattempo ho ritrovato il primo, che è lo stesso ricordo ma tutto diverso: allora ho cominciato a riflettere sul fatto che un ricordo si ricorda in un modo in un certo momento e in un altro modo in un altro certo momento, e così non esiste un “ricordo d’infanzia” che sia quello, ed è stabile e fisso, bensì un “ricordare l’infanzia” che è variabile e mutevole. Così mi sono ripromesso di ricordare l’infanzia tutti i giorni, dalle 17.30 alle 17.35, che è poi il tempo che aspetto l’autobus uscita dal lavoro, e ogni giorno su un quadernetto, poi, sull’autobus, mi scrivevo il ricordo, così come l’avevo ricordato quella volta, intendo lo stesso ricordo, che veniva ogni giorno diverso, e quindi in effetti ciò che scrivevo non era un ricordo oggi e un ricordo domani, né un ricordo oggi e lo stesso ricordo domani, bensì un quotidiano ricordare sempre lo stesso ricordo. Ma poiché ciò che cambiava, di giorno in giorno, non era il ricordo, ma il ricordarlo, allora ho pensato che il realtà il ricordo d’infanzia non parli dell’infanzia, ma del momento nel quale si ricorda l’infanzia, e allora tutti quei miei ricordi scritti nell’autobus sul quadernetto non erano ricordi dell’infanzia, ma brevi appunti sul mio stare in relazione con l’infanzia, giorno per giorno, e quindi in effetti erano dei ricordi dell’oggi, dell’oggi-con-l’infanzia, dello sprofondamento quotidiano, benché controllato, dalle 17.30 alle 17.35, dell’attuale nell’infanzia, ovvero dell’emersione quotidiana, dalle 17.30 alle 17.35, dell’infanzia nell’attuale. Perciò ecco che ci ho messo un certo tempo, e non sapendo scegliere quale te li mando tutti, i ricordi d’infanzia, scritti giorno per giorno, ma mi è passato intanto il tempo e oggi è il 3 ottobre, spero che non sia un problema.

6. Leggo sempre il giornale la sera tardi. Così alle ore 00.15 dell’1 ottobre ho scoperto che potevo mandarti un ricordo d’infanzia, ma solo entro il 30 settembre. Ho pensato che il giorno finisce all’alba, e che quindi per qualche ora era ancora il 30 settembre.

7. Scusa, credevo che la scadenza fosse il 30 settembre 2013.

8. Lei capirà, dottor Mozzi, che i ricordi d’infanzia non vengon mica su a comando. E questo è venuto su quando gli ha voluto lui. E’ un ricordo d’infanzia che ci ha una personalità tutta sua.

9. Gentile Giulio, ho letto che si può spedire un ricordo d’infanzia entro il 30 settembre, mi può dire qual è la scadenza?

10. Caro Giulio, avrei voluto spedirti un ricordo d’infanzia, ma questo ricordo riguarda te. Allora mi sono astenuta per non metterti in imbarazzo. Ma ho continuato a pensarci ogni giorno. Alla fine mi sono detta: “Ma chi se ne importa”, e te l’ho spedito. Ma intanto era arrivato l’1 ottobre…

Sta arrivando qualche ricordo d’infanzia in ritardo. Io non li respingo certo. Però, in somma, cercate di capirmi. 🙂

40 Risposte to “Dieci scuse per spedire in ritardo un ricordo d’infanzia”

  1. ally Says:

    Fantastico decalogo… il terzo mi ha colpito particolarmente. Grazie Giulio

  2. anna maer Says:

    Cosa succederà al ricordo spedito nel tempo giusto, rigorosamente singolo, seguendo le istruzioni di Giulio e magari spedito alla email indicata? A questo sto pensando: avrò sbagliato? Ciao Giulio

  3. Maurizio Firmani Says:

    Il terzo e l’ottavo sono fantastici.

  4. Matteo Says:

    il 9 è geniale, niente da dire…XD

  5. giordano boscolo Says:

    non mi ricordo se ho mandato il ricordo

  6. Anna Says:

    riciclerò sicuramente, le occasioni non mancano!

  7. Massimo Cassani Says:

    Scusa scusa? Ricordo d’infanzia? E cos’è ‘sta cosa? Un concorso? E cosa si vince? Ah…niente? Ah…non è un concorso? Ed è pure scaduto il termine? Per cosa? No, perché se si vinceva, partecipavo, ma se è scaduto il termine non partecipo (sicuro che non si vince niente? No, perché se si vince eccetera…)
    (ps Oh Giulio, va’ che io ho partecipato, eh).

  8. Daniela Says:

    Aahaha il 10 è molto curioso… 😉

  9. Mauro Says:

    Mi scusi Sig. Mozzi, volevo inviarLe il mio Ricordo d’infanzia entro il 30 settembre, ma quel giorno scadevano anche le due dozzine di yogurt ai cereali che avevo in frigo e ho preferito rispettare prima di tutto quella scadenza. Glielo mando ora, in ritardo, sperando che la connessione wi-fi dell’ospedale mi assista quanto l’infermiera grassa del turno di notte. Cordiali saluti. 🙂

  10. Gloria Gerecht Says:

    Caro Giulio, sono quell’amica della tua mamma che non riuscivi a ricordare .Adesso che hai tanti ricordi degli altri potrei raccontarti qualcosa dei tuoi…
    Mrs. Robinson

  11. Andrea Camillo Says:

    Sono indeciso su quale sia il migliore, se il 3, il 7 o il 10 😀

  12. diait Says:

    oddio, quella dei pantaloncini. Terribile.

  13. Greco Sabrina Says:

    Se dovessi trovare una scusa, utilizzerei una combinata dei punti 7., 8., 9.

    Perchè non una proroga ufficiale e la risoluzione del problema “ricerca scusa migliore”?
    Suvvia, un aiuto ai fedeli lettori:

    “Signore e Signori,
    poiché l’evento ha riscontrato notevole consenso e successo di pubblico, abbiamo il piacere di informarVi che, a grande richiesta, il termine ultimo per poter inviare il proprio testo è stato in via eccezionale prorogato al 15 Ottobre 2012.
    Grazie a tutti.
    Giulio Mozzi.”

  14. chiara Says:

    che belle!

  15. di questi tempi Says:

    Mi perdoni Mozzi, ho un ricordo da inviarle in ritardo, nell’accompagnatoria devo mettere una delle scuse, sopra citate, a mia scelta?

  16. Giulio Mozzi Says:

    Anche una inventata ex novo, fa lo stesso.

  17. ornellainincognita Says:

    Reblogged this on cronacadiunavitaintima.

  18. ornellainincognita Says:

    Caro Giulio, sono arrivata a iniziativa già in stato avanzato e mi sono sentita come quelle bambine che arrivano tardi alla festa perché le loro mamme dovevano lavorare, allora arrivano in ritardo e poi non riescono più a parlare con nessuno. 🙂

  19. antoniolamalfa Says:

    Giulio, avrei voluto spedirlo in tempo, ma mi sono capitate cose inaudite. Dico sul serio:
    1 ero rimasto senza benzina
    2 avevo una gomma a terra
    3 non avevo i soldi per prendere il taxi
    4 la tintoria non mi aveva portato il tight
    5 c’era il funerale di mia madre!
    6 era crollata la casa!
    7 c’è stato un terremoto!
    8 una tremenda inondazione!
    9 LE C A V A L L E T T E!!!!!!
    10 non è stata colpa mia, te lo giuro su dio!

  20. Stefano Re Says:

    Fantastici. Pensa che faccio il direttore del personale in un’azienda metalmeccanica: sai quante scuse sento ogni giorno? E spesso davvero divertenti.
    Stefano

  21. Greco Sabrina Says:

    Rumore dei baci a vuoto, come scrive il grande Luciano?
    Se è vero, come dice Ligabue, che il racconto è simile alla canzone, nell’ora della fine del mondo noi balleremo e tu, con gli altri, canterai come sempre, e faremo a pezzi quell’orologio.

  22. Marco Says:

    Son molto curioso di leggere il libro dei ricordi, ma a questo punto: VOGLIAMO IL LIBRO DELLE SCUSE!!!!!!!!

  23. di questi tempi Says:

    La ringrazio Mozzi, volevo essere certa che non fossero le uniche scuse certificate, io ci tengo a rispettare le regole, mi fa sentire bene.

    10 motivi per cui mi piace rispettare le regole:

    1_mi sento protetta e garantita
    2_non vado in confusione
    3_so da dove parto e dove arrivo
    4_ non devo pensare, l’hanno fatto gli altri per me
    5_basta seguire le istruzioni, come per fare una torta e la serenità lievita
    6_ho il diritto di arrabbiarmi con chi non le rispetta.
    7_ho il diritto di punire chi non le rispetta.
    8_so di aver fatto il mio dovere
    9_gli altri mi ritengono una persona affidabile
    10_dormo sonni tranquilli

  24. gianfranca Says:

    Bella quest’Italia di ricordi e non ricordi! Che umanità!

  25. diait Says:

    @per Gloria Gerecht – Ho visitato il suo sito: STU-PEN-DI i sonetti! Inassociabili alla bella e compitissima signora che avevo visto in una sua foto online. Aspetto un sonetto sulla mrs Robinson di Mozzi…

  26. Giulio Mozzi Says:

    Marco, leggi qui:

    …Ma che? quando siamo stati sul punto di raccapezzar tutte le dette obiezioni e risposte, per disporle con qualche ordine, misericordia! venivano a fare un libro. Veduta la qual cosa, abbiam messo da parte il pensiero, per due ragioni che il lettore troverà certamente buone: la prima, che un libro impiegato a giustificarne un altro, anzi lo stile d’un altro, potrebbe parer cosa ridicola: la seconda, che di libri basta uno per volta, quando non è d’avanzo.

  27. Marco Says:

    Il grande Alessandro, nientemeno! Non si può che prestar un inchino…
    ( e noi che sorridevamo quando dicevi che rileggere i Promessi Sposi più e più volte può tornare sempre utile: che sciocchi!)

  28. pituffina Says:

    Fantastico!

  29. Carlo Capone Says:

    Ciò che mi stupisce e intriga, andando avanti questa buona iniziativa di Giulio Mozzi, è che ci siano parecchie persone che della propria infanzia non ricordano nulla. Lo dico perchè a me riesce facile avere di questi ricordi, anzi posso dire dire che mi sgorgano in continuazione. A volte, piacevoli o meno, mi vengono all’improvviso, lasciandomi allibito per la totale incongruenza con ciò che stavo pensando o facendo.
    Ora, che questo tipo di reminiscenze si abbiano o no credo non faccia differenza sul piano dei comportamenti, ammenoché non si voglia scomodare il buon vecchio Freud. Ma anche in questo caso fatico a capire, perchè se non si hanno affatto può significare tanto che siano stati digeriti, subendo così un totale annichilimento, tanto che siano stati rimossi in blocco, come se accogliendoli alla ragione si avverta il rischio di non controllarne più il flusso e in questo modo di poter rivivere anche quelli intollerabili.
    Specularmente nel caso di chi li riaccenda con facilità. Può darsi siano stati così ben digeriti, sia i belli che i brutti, da non destare alcun pericolo o nessun interesse. Ma può anche darsi che dietro l’incessante rigoglio si nasconda l’incapacità di superare certi traumi legati all’età infantile. Da qui il perpetuo e infruttuoso sfogliare, alla ricerca di una parola fine che non ci sarà mai.

  30. Cletus Alfonsetti Says:

    Caro Giulio, sono Alex. Alex Fringberger.
    La mia infanzia è un pallido momento della mia esistenza. Talmente pallido che per ricordarmi qualcosa ho dovuto chiedere a mia sorella le chiavi di casa di Tubinga, dove da bimbetti giocavamo sotto il vigile sguardo di zia Ester.

    Il mio cruccio, saprai che giro l’Europa tenendo conferenze da una facoltà all’altra, da un’associazione ornitologica ad un simposio di etologi, è che ho fatto tardi per scrivertelo.

    Come potrai notare però, il mio italiano nel frattempo ha fatto progressi ed è stato piuttosto facile per me scriverti queste righe, a commento del tuo esilarante post, semplicemente perché dettate alla mia nuova assistente Teresita Fancelli, che poi un giorno avrò il piacere di presentarti.

    Tanto per rimanere in goliardia, volevo farti uno scherzo birbo e spedirti un ricordo di Teresita, spacciandolo per mio, ma Teresita si è rifiutata. Non per una sorta di rispetto morale verso la tua simpatica iniziativa, quanto perché estremamente riservata e schiva. Non voglio socializzare qualcosa che è strettamente mio, mi appartiene, come una porzione del corpo (che devo dire è molto aggraziato). (qui Teresita ha cambiato aggettivo perché io, in realtà, volevo usarne un altro).

    Ad ogni modo, non appena darò alle stampe il mio nuovo, faticoso, lavoro: L’Ornitologia, dopodomani (dopo il successo de L’Ornitologia oggi, e L’ornitologia ieri), sto già lavorando a L’Ornitologia l’altroieri, verrò volentieri in Italia per quel ciclo di conferenze con la LIPU che ti dicevo.

    Conto di chiamarti, sempre che nel frattempo Teresita abbia anche imparato ad allestire uno straccio di cena, alla tua altezza.

    Stammi bene, e perdona se ho utilizzato il tu, affettando una confidenza che resto convinto non avrai motivo di non ricambiare, fra colleghi anche se in discipline diverse.

    Con deferenza,
    Teresi…ehm…Alex Fringberger.

  31. Cletus Alfonsetti Says:

    la copertina zappiana, adeguata.

  32. Greco Sabrina Says:

    Cletus, se l’infanzia ti risulta pallida, beh, una cura di ferro!
    C’è un nuovissimo prodotto, pensa, si chiama TardyFer (“TardiPer…” Noooo!), Pierre Fabre Pharma srl, Milan, Italy.
    Lo ha prescritto il mio medico di base su mia insistenza (ho il ferro un po’ basso, ma sufficientemente nei limiti… Eh, lo stress! Professor Paolo Gallina, anche questa è una battuta! (di caccia, eh, purchè non spariate ai colombi!)
    Non se la prenda. 🙂

  33. Paolo Gallina Says:

    @sabrina. Grazie per il titolo con tanto di troncamento, ma non sono professore. Vorrei ben credere che non si spari ai colombi, sono di me stretti parenti, e io e il suo amico palermitano, mio omonimo, teniamo al nostro piumaggio. E anche questa è una battuta. Stia tranquilla non me la prendo, neanche se la vedo oscillare incerta tra il lei e il tu quando con me parla. 😉

  34. Greco Sabrina Says:

    Ho detto cliente, Paolo, non amico, “Santa Cleopatra!”

  35. susanna Says:

    Tutto un tira e molla interiore perchè dopo aver mandato -ampiamente entro i termini- due ricordi, me n’è tornato in mente un terzo, forse anche meglio degli altri due ma ormai fuori tempo: mio padre mi aveva portato dal più rinomato dei barbieri per uomo, convinto che un maestro nel taglio lo era a prescindere dal sesso e dall’età di chi si sedeva sulla sua poltrona… Uscita -cela va sans dire- con una fortissima voglia di piangere che non si sarebbe attenuata nel corso di parecchie settimane, causa una testa troppo da maschio anche per un maschiaccio: sfumatura altissima, raccapricciante proprio come, davanti, un cortissimo (eufemismo…), squadratissimo ciuffo tranciato di netto. Immortalata à jamais qualche giorno dopo, a una festa di compleanno, in un paio di foto che quando le vedo mi fanno tornare la voglia di piangere ancora adesso che i miei capelli sono bianchi, e non più scuri come allora (vestitino come un bonbon, gonna arricciata, a fiorellini su fondo bianco col collettino candido di picchè, e sopra la testa di un maschio).
    Ma per fortuna il tira e molla tra la voglia di mandarlo e il non riuscire a fare le cose contravvenendo alle regole si è sciolto, quando mi sono resa conto che al tempo dovevo avere 10 o 11 anni, e dunque 2 o 3 in più rispetto agli “entro otto” prescritti; però si vede che in qualche modo questo ricordaccio lo dovevo buttare fuori, e dunque è un sollievo poterlo fare qui.

  36. gianfranca Says:

    Gentile Signora Teresita Fancelli, assistente del professore Alex Friberger, Mi sono permessa di scriverle chiedendo a Cletus Alfonsetti, il suo indirizzo. In effetti, sono schiva anch’io dei miei ricordi, quelli che ho sono tutti inventati, quelli veri li tengo per me come scheletri nel cassetto che ogni tanto apro. L’idea che i miei ricordi vadano in mischia con i ricordi di altri mi par quasi come “le urne dei forti”, una questione sepolcrale! A ognuno il suo ricordo e il suo loco. Dabbene mi scuso, ma comprendo che solo lei Signora Teresita mi comprende! Schiva quanto segreta nelle maniere, per questo carattere affine e limbo; sono fiduciosa che potrà esaudire quanto le scrivo. Potrei inviarle la foto di uno scheletro di ornitorinco? Potrebbe mostrarla al professore? E’ un reperto donatomi da Konrat Lirenz. Lo conservo dentro una scatola di cedro, vorrei donarlo gratuitamente ad un museo di etologi come Friberger. Con stima la saluto e attendo sua risposta GC

  37. diait Says:

    googlando:

    “Teresita Fancelli” risulta solo come nome tra “Gottardina Fancelli” e “Zulina Fancelli” passando per “Omerina” e “Restituta” Fancelli.
    “le urne dei forti”: Foscolo.
    “affine e limbo”: nze sa.
    “in mischia con”: questo lo so, è rugby (…Il flanker si posiziona in mischia con la spalla sotto il gluteo esterno del pilone).

    io dico che Gianfranca è Lucio che non è andato a fare il suo solito fine settimana col CAI.

  38. Giulio Mozzi Says:

    Conosco personalmente sia Gianfranca sia Lucio, e li trovo ben distinti e assai differenti.

  39. diait Says:

    Va bene. Non volevo offendere né Gianfranca né Lucio, anzi. Se mai complimentarmi con entrambi.

  40. diait Says:

    (… e “dabbene” poteva averlo scritto anche Lucio. Pure il rimando a Foscolo.)

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