Non mi ricordo, 9

by

di giuliomozzi

Non mi ricordo l’automobile che m’investì. Ero salito in casa a prendere i pàttini, mi hanno detto, poi ero sceso. Attraversavo la strada di corsa, mi hanno detto. Giocavamo sempre in strada. L’automobile andava piano, mi urtò, io caddi, finii sotto. L’automobile si fermò. Mi tirarono fuori con cura. Non mi ero fatto niente: sbucciature, graffi, forse un bernoccolo. Ero piccolo. Quella che forse ricordo, se non l’ho immaginata, è una cucina piena di donne, mentre io sto in braccio a qualcuno che mi pulisce e mi toglie i granelli di asfalto dalla pelle, e piango urlando.

16 Risposte to “Non mi ricordo, 9”

  1. Greco Sabrina Says:

    Per fortuna sei vivo.
    A me stavano per investire con un Tojota, a gennaio, proprio il giorno del compleanno di mio nipote Federico. Avevo appena rinunciato a comperare per lui, in un negozio di giocattoli alla Guizza Padova, un modellino di fuoristrada, scegliendo una bmw blu.
    La cosa sembrava quasi fatta apposta. E cioè il tizio al volante accelerò invece di frenare. E immotivatamente.
    Poi scese dal Tojota e mi aspettò. Disse di non avermi vista.
    Sarei in grado di descriverlo, persino.
    Se avessi titubato anche solo per un istante senza fare un balzo in avanti non sarei qui a raccontare. Subito dopo sentii le campane della chiesetta vicina suonare. Raggiunsi casa di mio fratello tremando.
    Quando ero piccola non mi son mai successe cose spiacevoli in cui ho rischiato la vita. Ciao.

  2. Greco Sabrina Says:

    Per la precisione: l’episodio non risale allo scorso gennaio, state tranquilli, ma al gennaio di anni fa! Se non ricordo male al 2008.
    E’ infatti dal 2006 che son stata costretta a traslocare alla Guizza dal rione Arcella San Carlo, e la bmw blu la acquistai alla “Casa del giocattolo” di Via Guizza.
    Bruttissimo ricordo. Scusate. Ho voluto raccontarlo.
    Meglio pensare che comunque siamo salvi e fortunati!

  3. Massimo Cassani Says:

    Non ti ricordi l’auto che ti investì.., Giulio, ora posso dirtelo: guidavo io…(mi sono tolto un peso, ecco).

  4. Greco Sabrina Says:

    Ma una fotografia di quand’eri bambino, l’hai da farcela vedere?

  5. angela Says:

    Accidenti che avventura, penso agli anni di vita persi in quell’accaduto dai tuoi genitori, l’animo infantile e incoscente non ha tormenti e la tua paura scaturiva dalla condizione di confusione e preoccupazione intorno. Ciao Giulio, meglio non ricordarla la macchina

  6. dncaterina Says:

    Non sapevo andare sui pattini, né in bicicletta, ero imbranata un bel po’. Restai a casa con la mamma e una sua amica, quel pomeriggio. Loro cucivano e chiacchieravano, mi avevano fatta sedere sul tavolo. Avevo giocato con fili e rocchetti (non con gli aghi), poi mi ero addormentata, patapuff! Caddi dal tavolo. Mi svegliai dopo quarantotto ore, nessuno mi portò dal dottore, la mamma pesava che dormissi. Ero stata in coma e non l’avevano capito. Venti anni dopo…

  7. Daniela Says:

    Non mi ricordo il perché caddi dalla mia bicicletta (quella di colore bordeaux) un giorno d’estate nella’aia del nonno Aldo. Avevo forse tolto da poco le rotelline e forse giocavo con un mio cugino. Sono caduta col ginocchio sinistro. Mi ricordo che ero in carne viva. Non mi ricordo se ho pianto, se mi hanno sgridata o coccolata. Ricordo solo quel ginocchio semi aperto.

  8. passaggitrebisacce Says:

    …venti anni dopo andai di nuovo in coma, non mi ricordo come accadde. Oddio non ricordo la password per inviare questo testo…

  9. gianfranca Says:

    Ricordo il ginocchio come il morso della mela l’addentavo nel garage numero undici. Via San Pio x. Termine di Cassola. Avevo cinque anni e mezzo. Pedalavo tra mezza discesa. Scendevo veloce, tenendo il manubrio con una sola mano; nell’altra il frutto della merenda. Il torsolo balzò dalla mano sinistra. Bianca scivolò. Intrecciò il suo raggio sulle mie gambe. Caddì. Sputai il morso dalla bocca. Il ginocchio di sangue rosso pagone. Paolo prese la mela caduta, rimasta a terra alla fine della discesa. Tamponando la ferita con il torsolo. Legò stretto alla rotula destra il nastro verde velluto di Bianca. Sopra il calzino bianco staccato subito dal mio piede destro rimasto nudo. Ricordo la rotula che fece presto la crosta. Mia madre per festeggiare la torta. Invitò Bianca, Paolo insieme a suo fratello.

  10. gianfranca Says:

    [VALE, QUESTA, BIANCA, PAOLO E SUO FRATELLO] Ricordo il ginocchio come il morso della mela l’addentavo nel garage numero undici. Via San Pio x. Termine di Cassola. Avevo cinque anni e mezzo. Pedalavo tra mezza discesa. Scendevo veloce tenendo il manubrio con una sola mano; nell’altra il frutto della merenda. Il torsolo balzò dalla mano sinistra. Bianca scivolò. Intrecciò il suo raggio sulle mie gambe. Caddì. Sputai il morso dalla bocca. Il ginocchio di sangue rosso pagone. Paolo prese la mela rimasta a terra alla fine della discesa. Tamponava la ferita con il torsolo. Legò stretto alla rotula destra il nastro verde velluto di Bianca sopra il calzino bianco, staccato dal piede rimasto nudo al freddo. Ricordo la rotula fece presto la crosta. Mia madre per festeggiare la torta. Invitò Bianca e Paolo insieme a suo fratello.

  11. marisasalabelle Says:

    Scusa, Gianfranca, ma la tua è una raffinatissima ricerca stilistica o hai difficoltà con la scrittura in italiano?

  12. Allegria di nubifragi Says:

    Adoro i flashback, pure se non sono molto belli… ma in ogni caso è andata bene….

  13. dandyna Says:

    perché pubblicano te che non sai scrivere e non me che non so scrivere uguale? “te” non nel senso di te Giulio eh, un tu vobis, era

  14. Giulio Mozzi Says:

    Che cos’è un “tu vobis”?

  15. Greco Sabrina Says:

    Per gli appassionati di gialli: ho appena scoperto, tornando a casa dal corso che sto frequentando, che la “Casa del giocattolo” di cui ho sopra parlato, dopo anni di attività, ha chiuso. Coincidenze.
    Meglio, la cosa mi aiuterà a dimenticare il brutto ricordo…:-)

  16. dandyna Says:

    boh non lo so neanche io suonava bene 🙂

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