Dieci cose che è meglio non scrivere nella lettera che accompagna la spedizione d’un dattiloscritto

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Manoscritto con lettera d’accompagnamento

di giuliomozzi

1. “Ho vinto numerosi premi letterari per inediti”, e giù l’elenco. Più sono i premi per inediti che avete vinto, e più è chiaro che la vostra vera vita è quella dello scrittore inedito.

2. “Lo scrittore X ha molto apprezzato il mio lavoro, ma purtroppo non ha potuto proporlo alla sua casa editrice”. Se lo avesse apprezzato davvero, lo avrebbe proposto.

3. “I miei scrittori di riferimento sono Borges, Bukovski, Italo Svevo e John Fante”. Se proprio volete mettere una lista di “scrittori di riferimento”, fate che abbia almeno una qualche coerenza; e scrivete giusto il nome di Bukowski, poverino, che non vi ha fatto niente di male.

4. “I miei scrittori di riferimento sono Marcel Proust, Thomas Mann, James Joyce e Virginia Woolf”. Be’, come diceva quello: volendosi dare dei modelli, perché non scegliere dei modelli di lusso? Il guaio è che poi a quei modelli sarete confrontati; e sopravvivere a un confronto con Proust (o Mann, o Joyce, o Woolf) è praticamente impossibile.

5. “Il mio romanzo analizza la crisi dell’uomo contemporaneo”. No, no, non si usa più. Quella è roba degli anni Settanta.

6. “Il mio romanzo presenta un’elevata smerciabilità soprattutto presso il target dei lettori trenta-cinquantenni”. E allora smerciàtelo voi, perbacco!

7. “Lo stimatissimo prof. Tizio, per vent’anni preside del più prestigioso liceo della mia città, ha garantito una posfazione”. Il cui impatto commerciale non andrà oltre, si presume, l’anello della circonvallazione.

8. “Ho lavorato vent’anni su questo romanzo, e adesso BASTA! ho deciso di mettere la mia vita nelle vostre mani. Attendo il suo giudizio come il condannato a morte attende il fischio della lama della ghigliottina che comincia a scorrere nelle scanalature ben oliate”. Una camomillina? Una valerianuccia? Una pastiglina di quelle che fanno tanto bene?

9. “E allora mi sono detto: o la spa o la vacca. No, pardon. O la sa o la cacca. No, accidenti, non è questo. O la ca o la spappa. Niente da fare, non mi viene. Ma lei, sagace com’è, avrà già capito”. Sagace io? Ma come si permette?

10. “Non vi saranno neppure spese per la copertina, avendo il mio sodale Caio, artista grafico ben noto in tutto il ravennate, provveduto a realizzare un’apposita acquaforte, della quale vi allego la fotografia”. Come se l’editore non ci avesse una sua linea grafica precisa (e se non ce l’ha, è un editore da guardare con sospetto).

11. “Come può notare, l’argomento del romanzo è di estrema attualità”. Così estrema che, anche decidessimo oggi di pubblicarlo; dati i tempi tecnici di redazione, prenotazione, stampa e distribuzione; di questa cosa qui che è così attuale oggi, quando il libro sarà in libreria non se ne ricorderà nessuno.

“Mozzi! Aveva detto dieci! Dieci cose! E invece sono undici!”.
“Eh vabbè. Una volta tanto, si può anche esagerare”.

98 Risposte to “Dieci cose che è meglio non scrivere nella lettera che accompagna la spedizione d’un dattiloscritto”

  1. Giacomo Vit Says:

    Con un po’ di buonsenso bisognerebbe arrivare da soli a questi punti, no?

  2. Valentina * Says:

    Che spasso!
    Un sorriso, mentre tengo nel taschino questi consigli sopra le righe.

  3. normanna Says:

    ma davvero scrivono queste cose o è frutto di mozziana fantasia? 🙂

  4. Elianto Says:

    Il punto 9 vince la medaglia d’oro. Rido tenendomi la mandibola.

  5. cynthia collu Says:

    perfetti tutti ma sul primo non sarei tanto d’accordo. Dipende di che premi si sta parlando (sappiamo tutti che ce ne sono a valanghe di concorsi e di relativi premi, ma non sono proprio tutti allo stesso livello). Inoltre, se i premi sono stati per racconti e quello che invii è un romanzo, è lecito far sapere che su quanto hai scritto ti hanno anche giudicato molto bene. O sbaglio?

  6. Giulio Mozzi Says:

    Vero, Cynthia: non tutti i premi sono allo stesso livello. Ma quasi tutti sono di livello bassissimo. Mi è successo di ricevere lettere che elencavano la vincita di dozzine di premi. (E una, mi ricordo, il cui autore elencava anche i convegni ai quali aveva partecipato. Da spettatore).

    Normanna: non pubblicherei mai brani di lettere private. Però, data una serie di lettere private nelle quali c’è una certa cosa, posso inventarmi una cosa dello stesso tipo.

  7. Assunta Esposito Says:

    io non ho scritto niente di tutto questo quando ho inviato il mio manoscritto alla casa editrice. L’ho solo sottoposto alla loro attenzione sinceramente…

  8. ilmondourladietrolaporta Says:

    Ok, ora so cosa non dovrei scrivere, ma non so cosa dovrei scrivere. Cioè chi si deve essere per presentarsi?

  9. Daniela Says:

    Grazie, sorrido e medito su questi consigli

  10. virginialess Says:

    Mi consolido nel proposito di non scrivere lettere agli editori.
    Curiosità: conoscere il tempo di stesura di un testo è di qualche interesse per chi riceve la proposta?

  11. Luan Says:

    o la spa o la vacca è delizioso, a me farebbe buona impressione, ma si sa che editori ed editor, in genere, hanno la sagacia di un paracarro:-/

  12. cristian Says:

    Facciamo così: io scrivo a Dio e lascio il testo nel cassetto. Amen.

  13. Greco Sabrina Says:

    E Borges, Giulio, poverino, che ha fatto a te di male Borges? 🙂

  14. Greco Sabrina Says:

    P.S. Naturalmente da te mi aspetto che racconti che Borges ogni notte…

  15. Lorenzo Says:

    temo di essere incappato in tutti e undici i casi.

  16. GattoMur Says:

    Per dire: la prima volta che ho sentito nominare Borges è stato dal mio insegnante al liceo. Che lo pronunciava Borg, come il tennista. E infatti per lungo tempo ho pensato che ‘sto tizio scrivesse e fosse sposato con Loredana Berté.

  17. Silvia Says:

    dice qualcuno che comunque non mi piace: “Il mondo è bello perché è avariato.” Certo che gli 11 punti toccati da Mozzi son proprio tòcchi! Le persone dicono ogni genere di cose. E può far sorridere o provar vergogna. Concordo con quanto commenta Daniela e Luan. Certo non mi fanno ridere perché probabilmente ho uno scarso senso dell’umorismo. Ma se Mozzi incoraggia a non porgere determinate notizie, beh ci credo. E qualora volessi inviargli un mio scritto direi solo:” Grazie per il tempo che mi dedica, queste cose le ho scritte “quasi di getto”, ma le ho rilette prima di inviarle.” E senz’altro lascerei perdere ogni tipo di referenza. Questo anche prima di leggere i consigli di Mozzi. A volte il punto è riuscire a mettere in una busta ciò che hai scritto, e scritto e scritto. Ciao a tutti.

  18. Daniela Says:

    Quoto
    “A volte il punto è riuscire a mettere in una busta ciò che hai scritto, e scritto e scritto.”
    Per me verità assoluta e attuale Silvia…

  19. Silvia Says:

    E’ già un messaggio di apertura e di nascita ciò che condividiamo, Daniela. Perciò grazie! Può essere che nell’innaffiare questa nuova consapevolezza condivisa, (ché penso l’importanza stia nell’averla condivisa pubblicamente, dimmi se sbaglio) possiamo almeno “tra noi frequentatori amorevoli e empatici di Vibrisse”, giungerci a leggerci. Chiedo scusa per il dissenso onomatopeico “…ci-…ci.”
    Grazie Daniela…

  20. germogliare Says:

    Ora regalaci un post dal titolo “Le dieci regole per scrivere la giusta presentazione di un dattiloscritto, affinché non finisca nel cestino prima di essere letto” 😉

  21. Rez Says:

    Leggo sempre con piacere i suoi “decaloghi”… Ma perché per una volta non scriverne qualcuno in positivo? (Es. “Dieci cose da scrivere nella lettera…”, “Dieci cose che un editor si aspetta di leggere in una sinossi” e via discorrendo)

  22. Daniela Says:

    Condivo Silvia la consapevolezza, l’importanza e la lettura reciproca (son stringata ma solo per motivi lavorativi odierni) Grazie a te…

  23. Greco Sabrina Says:

    Rez, forse perché è più importante evitare le cose da non fare piuttosto che scrivere quel che sarebbe opportuno.

  24. Silvia Says:

    Si Sabrina, può essere vero quello che dici. Eppure se si trova il tempo per suggerire cosa “non scrivere nella lettera…” si crea automaticamente un vuoto su cosa si può scrivere. E’ la condizione umana, questa. Vuoto/pieno. Si/no. E il vuoto va subito riempito con un altro elemento o avviene il caos.

  25. Greco Sabrina Says:

    Mah, Silvia. Io credo che una volta tenute a mente le cose da non fare, sarebbe bello e piacevole per l’editor non trovarsi di fronte ad una sorta di “lettera prestampata” ma ad un personalissimo modo di presentare il proprio lavoro.

  26. Rez Says:

    Credo che, come dice Silvia, sia necessario sapere sia cosa scrivere che cosa non scrivere. Come ad esempio so che nell’impasto della pizza non ci va la polvere di gesso, ma devo sapere anche che ci va la farina.

  27. Silvia Says:

    concordo
    Ciao

  28. Greco Sabrina Says:

    Ragazzi, non capisco. Si è in grado o ci si sente in grado di scrivere un libro e si fa come gli scolaretti per scrivere una lettera di accompagnamento?
    Io penso che le informazioni utili e necessarie all’editor sono da egli stesso, nel caso, richieste.

  29. Greco Sabrina Says:

    CONSIGLI TASCABILI PER ASPIRANTI SCRITTORI
    Giulio Mozzi
    Terre di Mezzo editore
    pp. 32
    4 euro

    Ecco le domande di cui è composto il libro:

    -Un grande editore, se gliela mando per posta, leggerà veramente la mia opera?
    -Un piccolo editore, se gliela mando per posta, leggerà veramente la mia opera?
    -Come faccio a decidere a quali editori spedire la mia opera?
    -È utile rivolgersi a un agente letterario?
    -Ma che cosa fa, di preciso, un agente letterario?
    -Che cosa sono le agenzie di servizi editoriali?
    -Ha senso spedire agli editori o agli agenti una scheda, o conviene mandare l’opera intera?
    -Ma è meglio spedire un dattiloscritto o un file?
    -È utile allegare all’opera un curriculum vitae?
    -È meglio spedire all’editore un’opera completamente rifinita, o conviene proporre un abbozzo, un progetto, da elaborare insieme?
    -Ha senso cercare il contatto con autori consacrati, editor, critici?
    -Quanto può contare l’appoggio di un autore consacrato, di un critico, di un accademico?
    -Che cos’è lo scouting letterario?
    -Sono utili i corsi di scrittura creativa?
    -Ma, al di là dell’opera, ci sono altri fattori importanti per essere presi in considerazione?
    -È utile farsi un sito, un blog, una pagina in un social network, e pubblicare lì le proprie cose?
    -È utile autoprodursi un ebook e inserirlo in un grande negozio digitale?
    -Un editore mi ha finalmente proposto un contratto. Che cosa devo fare?
    -Come si fa a capire se un contratto è un buon contratto?
    -Quali sono i contenuti fondamentali di un contratto?
    -Conviene cedere all’editore tutti i diritti?
    -Quali sono i ‘trabocchetti’ che l’editore tende all’autore nel contratto?
    -Dopo la firma del contratto, l’editore può mettere le mani sulla mia opera?
    -Quanto guadagna l’autore dalla pubblicazione del libro? E l’editore?
    -E se nessun editore accetta la mia opera?

  30. Meri Says:

    Aggiungerei un altro punto: non telefonare continuamente in casa editrice chiedendo: “Allora, lo avete letto?”

  31. Rez Says:

    Sabrina, partendo dal tuo ragionamento non dovrebbero neanche esistere i decaloghi negativi (“dieci cose da non scrivere” ecc.). Invece, a quanto pare, ci sono e sono pure numerosi.
    p.s. in confronto agli autori che leggo, sì, mi sento uno scolaretto.

  32. virginialess Says:

    E infatti: perché scriverne? Credo siano dannose. Gli editori chiedono, e non tutti, presentazione (dell’opera), sinossi ed eventuali (scarne!) note biografiche. Diffido, sarà un pregiudizio, anche della sinossi propedeutica all’invio del manoscritto (su richiesta). La scrematura -comprensibile- rischia di non cogliere nel segno. E domando: accade che un promettente romanziere difetti nel riassumere il proprio lavoro?

  33. antoniolamalfa Says:

    Egregio signor Miozzi,
    sono sorpreso. Sbalordito. Basito(e ora basta perché il dizionario dei sinonimi e contrari non mi dà altro). Lei mi ignora. Lei sta ignorando(e con questo non le sto dando dell’ignorante, eh) una delle più suggestive e brillanti e intense opre letterarie scritte da un formidabile ingegno. Da molto tempo le ho inviato i miei scritti, e lei non fa niente: non mi scrive, non mi propone agli Einaudi(che sono plurali, non ci casco, io), non mi ringrazia. Insomma, io mi sono affidato a Lei, signor Miozzi, senza sventolare alla Mc Sweeney’s le mie segnalazioni di merito ai concorsi letterari di Rocca Tebalda, di Rocca Cannuccia, del maresciallo Rocca(per una sceneggiatura). Senza esibire a chicchessia il mio nono posto al concorso “Naufraghi si nasce” e il quarto nel famoso “Raccontami i tuoi raccolti” sponsorizzato dalla Coldiretti. Senza parlare delle parole di elogio nei miei confronti del poeta Alvaro Rissa; lui mi ha detto, inoltre, tra le lacrime di commozione, che se avesse avuto una casa editrice, io sarei stato lo scrittore di punta. Senza averle mai detto che nel mio romanzo, l’incipit “Era una notte buia e tempestosa” è un ermetico omaggio a Marcel Prost. E poi: la crisi della donna contemporanea del terzo – e perfino del quarto – millennio permea in modo subliminale tutta la mia narrazione, non l’aveva capito? Ma bisogna proprio spiegarle tutto a lei? Insomma, se mi pubblica con gli Einaudi andiamo lisci lisci con le cinquantamila copie. E si può risparmiare anche sulla copertina, visto che mio cognato, che lavora in una copisteria, ha il dono della pittura. Pensi che mi ha regalato un suo quadro(quadro che avrebbe desiderato il preside del liceo Parini di Sasso Marconi, pare che gli avesse offerto 47 euro in contanti), la sua “Natura moribonda”: un mix di flora e fauna e sullo sfondo la centrale di Fukushima. E’ perfetto, no? Le offro anche un piccolo compenso per la prefazione, mentre per le note critiche ci penserà mio nipote che frequenta il terzo anno fuori corso di letteratura contemporanea. Lui ama leggere Don Lillo, il fondatore del movimento letterario di post-misticismo.
    Il mio bonifico ce l’ha già? Si affretti, dunque caro Miozzi. Venga a riprendermi a Ponte Milvio, che altrimenti mi faccio incatenare e poi mi impicco. Preferisce scrivere “Un metro sotto terra” alla mia memoria, o promuovere il best-seller del terzo quarto e quinto millennio?

  34. Silvia Says:

    Io personalmente e onestamente non mi ritengo in grado di scrivere un libro. Guardo attentamente “Inventare e raccontare storie” di e con Giulio Mozzi su You Tube e imparo molte cose. Nonostante tutto, sono caparbia, impulsiva e purtroppo trasparente; perciò partecipo ai commenti su Vibrisse. Accolgo volentieri la notizia del libro “CONSIGLI TASCABILI PER ASPIRANTI SCRITTORI”, e per ovvi motivi che m’impediscono anche di spendere – soli – 4 euro per acquistare un libro, lo cercherò e richiederò in biblioteca. Penso sinceramente che le notizie si vengono a sapere nel tempo e nel momento giusto. Quindi grazie Sabrina per ogni cosa.

  35. Greco Sabrina Says:

    Rez, nel momento in cui decido di voler fare la pizza dovrei sapere per definizione che l’impasto di essa è fatto di farina, acqua, lievito e sale. Altrimenti cosa andrei a fare?
    (A prender generosamente per buono il concetto… in riferimento al titolo “Ricettario di scrittura creativa” di Brugnolo-Mozzi.)

  36. Greco Sabrina Says:

    Grazie a te Silvia.

  37. Silvia Says:

    Leggo di Antoniolamalfa: …altrimenti mi faccio incatenare e poi m’impicco.
    Ecco questo commento è un limpido esempio di senso dell’umorismo e simpatia verso tutti. Grazie Antoniolamalfa.
    Oh, non dirmi poi che l’hai spedita A/R e assicurata…

  38. Greco Sabrina Says:

    No, Rez, i decaloghi negativi sono utilissimi. Aiutano a predisporre positivamente e sono il frutto dell’esperienza di chi li stila.

  39. Greco Sabrina Says:

    Oppure, Silvia, il commento di Antoniolamalfa porterà Giulio Mozzi (Miozzi!!!! Misericordia divina!) a procedere ad un ulteriore ampliamento della lista delle cose da non fare, sull’onda della serietà e del buonsenso… 🙂

  40. ugo berti Says:

    Per ulteriori approfindimenti cfr. Fabio Mauri “I 21 modi di non pubblicare un libro”, Il Mulino, 1990

  41. Rez Says:

    @virginialess: credo sia necessario scriverle quando l’editore le richiede espressamente. Negli altri casi, è a discrezione di ognuno.

    @sabrina: quel che dici è giusto, ma partiamo da questo post che stiamo commentando. Tu le scriveresti le cose che il buon Mozzi ha riportato? A quanto pare c’è chi le scrive, altrimenti non sarebbe nato questo post. Per cui è evidente che ci sono aspiranti scrittori che intasano la mail di Mozzi con (non parliamo dei manoscritti) lettere di presentazione altamente discutibili. Ma ti dico di più: a titolo di esempio, lo stesso Mozzi – se non erro – ha affermato che ha ricevuto manoscritti senza i recapiti dell’autore. Non sto neanche a commentare l’assurdità della cosa, ma ti dico che io non mi sognerei mai di omettere i miei dati, o di scrivere che il preside della scuola mi garantisce la postfazione, eppure – guarda un po’ – non essendo infallibile qualche consiglio su cosa scrivere in una sinossi o in una lettera di presentazione lo accetterei volentieri. Magari scopro che quella cosa che a me sembrava fuori luogo è invece gradita da chi mi legge.
    Infine, circa i decaloghi negativi: ben vengano, ma tu stessa a proposito di quelli positivi scrivi “si fa come gli scolaretti per scrivere una lettera di accompagnamento?”. Da lì è nata la mia risposta a cui ti riferisci, e aggiungo che se un decalogo mi dovrebbe far sentire uno scolaretto, beh, la questione non cambia sia se si tratti di positivi o negativi. Ma questo, ovviamente, è solo il mio punto di vista.

  42. pic Says:

    Io penso che l’opera parla da se stessa e non c’è bisogno di conoscere l’autore per apprezzare un’opera. Io personaliter ebbi scritto un capo lavoro e lo hebbe publicato on line, perché non sono un tipo venale e l’oro non mi interessa.

  43. pic Says:

    Ps: gli edditor vogluiono che gli riassumi l’opera perché ccosì gli arisparmi la fatica.

  44. gian marco griffi Says:

    Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
    sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
    Codesto solo oggi possiamo dirti,
    ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

  45. Greco Sabrina Says:

    Non penso, Pic. Una trama può essere interessante ma realizzata mediocremente.

    Senza false imitazioni di Tiziano Scarpa, Rez, io ritengo che una cosa sia l’umiltà e altra cosa sia non credere nelle proprie capacità, o sottovalutarsi, o non valorizzare il personale contenuto da comunicare in una lettera di accompagnamento che potrebbe avere alla base ragioni valide per poter essere ritenuto degno di nota e apprezzabile (considerazioni che potrebbero sfuggire allo stesso editor).
    Non inviare i propri recapiti è errore grossolano.
    E’ come disconoscere la paternità, con una disattenzione che potrebbe essere attribuibile soltanto a svista per poter essere accettata e perdonabile.
    Tra l’altro, in caso di spedizione tramite email, si evita comunque di risultare assolutamente irrintracciabili.

    Si auspica un intervento di Giulio Mozzi a chiarimento di tutto ciò.

  46. Borraccino Paola Says:

    Mi permetto di suggerire il libro COME NON SCRIVERE UN ROMANZO, scritto da due importantissimi editor americani, contiene dei consigli preziosi.
    http://www.sullamiascrivania.blogspot.it/2010/09/come-non-scrivere-un-romanzo.html

  47. Nefertitics Says:

    C’è anche chi parla di se’ in terza persona e, ovviamente, con toni entusiastici. “L’autore con questo libro arriva a toccare le corde dell’anima…”
    Comunque il punto che preferisco e’ il 9.
    Grazie Mozzi. C’è bisogno di te in questo mare di aspiranti!

  48. Greco Sabrina Says:

    Pic, a parte i soldi (la ricchezza tra gli scrittori è cosa rara), la pubblicazione di un’opera ha il valore del permettere la diffusione (autorevole) di un contenuto. 🙂

  49. matteo gennari Says:

    Gentile Mozzi, e io che voglio inviarle un manoscritto, come faccio? Posso mandarglielo via mail con una mail di accompagnamento?
    un abbraccio
    Matteo Gennari

  50. virginialess Says:

    @rez Infatti, come già detto, reputo le lettere d’accompagnamento poco utili se non dannose. Gli editori, appunto, semmai chiedono una sinossi. E, come dici, sospetto lo facciano per risparmiare fatica, ovvero per non pagare un lettore.
    Mi chiedevo poi se, con tale pratica, si lascino sfuggire un buon testo, in quanto l’autore può non essere abile nel riassumere il suo lavoro.
    Riflettevo ora sul punto 11. considerati i tempi di pubblicazione, l’attualità rischia di apparire obsoleta. Amo il socio-politico: occorre impegnarsi per raccontarlo in modo “durevole”.

  51. Greco Sabrina Says:

    Credo possa bastare una eventuale brevissima presentazione autobiografica, i dati personali di reperibilità, e pochi significativi cenni sul contenuto dell’opera, per non mettere l’editor nella situazione di essere costretto a leggere non uno ma due lavori, con il rischio pure, come giustamente diceva Virginia, di penalizzare il testo vero e proprio.
    Una concisa “lettera” forse potrebbe dare il senso e l’idea che dietro quanto composto effettivamente e realmente esiste una persona di cui può sapersi qualcosa.
    Credo che, a corredo del dattiloscritto, si debba dire soltanto quel che si ritiene veramente utile far presente, e cioè quel che costituisce per lo stesso autore il fondamento motivante la stesura e la proposizione.
    Io poi, in alcuni casi, forse, direi il perché della spedizione fatta proprio a quell’editore.
    Immagino che Giulio Mozzi nel dire “Dieci cose che è meglio non scrivere nella lettera che accompagna la spedizione d’un dattiloscritto” non escluda una ipotetica validità di essa.

  52. Rez Says:

    @virginialess: anch’io non amo le lettere di accompagnamento, pertanto mi sono sempre limitato a scrivere due righe (ma proprio due), salvo poi allegare – quando richiesti – sinossi e curriculum letterario. Per quanto dice Pic, invece (è lui a dire che si richiede una sinossi per evitare fatica) non so cosa dire; forse è più da intendere come una primissima selezione circa i generi. Es. un paio di anni fa un editore medio-grande che richiedeva sinossi mi contattò chiedendomi se avevo già ceduto i diritti del mio testo. La cosa – oltre a non farmi dormire la notte – mi portò a scoprire che in realtà quell’editore leggeva tutte le sinossi e poi scartava così i romanzi che, per poca originalità o per incompatibilità con la linea editoriale, non gli interessavano. Per inciso, se dipendesse da me manderei solo il testo.

    @sabrina: per valorizzare al meglio “il personale contenuto da comunicare in una lettera di accompagnamento che potrebbe avere alla base ragioni valide per poter essere ritenuto degno di nota e apprezzabile” mi piacerebbe sapere anche cosa scrivere, oltre cosa evitare di scrivere. Il contenuto del post parla chiaro: c’è tanta gente che scrive lettere di accompagnamento contenenti uno o più punti di cui sopra; mi viene da pensare che anche c’è tanta gente che scrive lettere di accompagnamento prive di elementi che invece aiuterebbero. Fra queste persone – chi lo sa? – magari ci sono pure io; e non lo dico per sottovalutarmi o per umiltà, lo dico perché non sono un editor e magari non ho ancora capito che un editor nella mia lettera di accompagnamento vuole sapere, per esempio, se sono sposato e se ho dei figli. Tutto qui.

  53. Rez Says:

    @sabrina: quando ho scritto l’ultimo commento non avevo ancora letto il tuo delle 15.36, che – ci tengo a sottolineare – condivido in pieno.

  54. Greco Sabrina Says:

    No, Rez, quello delle 15.36 è il tuo. Io prendo quello delle 15.31. 🙂

  55. blogdibarbara Says:

    Ucciderò Sabrina, che ha scritto esattamente tutto quello che ho pensato mentre leggevo i commenti (lo so, lo so, è addestrata dal Mossad a leggere i pensieri di chi legge i commenti, anche se adesso negherà anche sotto tortura): capisco che uno per inesperienza, per ingenuità, per sprovvedutezza possa dire cose sbagliate e che sia utile avvertirlo che non è il caso di scrivere “la prego di credermi sulla parola: quello che lei sta tenendo in mano è il capolavoro del secolo”, ma che uno che ha scritto un romanzo abbia bisogno che gli si dica cosa scrivere in una letterina, scusate, ma va al di là della mia immaginazione. Dopotutto Giulio Mozzi è un esperto nell’ambito della scrittura, non una balia!
    PS: Silvia, giù le mani da Antoniolamalfa: l’ho visto prima io!

  56. Rez Says:

    Sì, ovviamente me ne sono accorto un secondo dopo aver postato il mio commento 🙂

  57. Rez Says:

    @blogdibarbara – “uno che ha scritto un romanzo abbia bisogno che gli si dica cosa scrivere in una letterina, scusate, ma va al di là della mia immaginazione”. Aridaje, come dicono a Roma. E secondo te c’è bisogno di dire all’editore che possono pubblicare tranquilli il romanzo che tanto non si sveneranno con il progetto della copertina ecc. ecc. (punto n.10)? Evidentemente: sì.

  58. Rez Says:

    scusate la svista, mi correggo: c’è bisogno di dire all’aspirante autore che non deve scrivere all’editore che possono pubblicare tranquilli…. ecc ecc.

  59. blogdibarbara Says:

    Non mi riferivo ai singoli punti, bensì alla non inutilità di qualche consiglio per evitare errori (in tema, a chi avesse la sventura di soffrire di depressione, suggerisco la lettura di “La mia azienda sta stirando le cuoia”, scritto da due addetti alla lettura dei curricula mettendo insieme i pezzi migliori capitati tra le loro mani, che vanno da “gentilissima catena di negozi” a “per ora sono celibe ma fra poco la mia amante lascia quel cornuto di suo marito” a “stato civile: nobile”. Sì, c’è gente che scrive cose così, anche se quelli forse non sono autori di romanzi…)

  60. Greco Sabrina Says:

    Guarda, Barbara, sono in diversi a volermi uccidere, non per natura criminale, diciamo per “necessità”.
    Sino ad ora nessuno è riuscito, non solo, qualcuno si è pure messo nei guai seri e rischia che sia io (assieme a qualcun altro, spero) a compiere “l’affare del secolo”.
    Il delitto perfetto non esiste, nel mio caso sarebbe poi un delitto senza la soddisfazione nemmeno del cadavere, ed arriva il tempo in cui il morto non conviene proprio più (accurata autopsia, esame radiologico…)
    Non credi? 🙂
    Virginia docet coi suoi gialli, ed ho una scuola di comicità e umorismo – soprattutto teatrale e cinematografica- alle umane spalle.
    Barbara cara, non mi può addestrare assolutamente nessuno, neanche sotto tortura, non preoccuparti. No Nikite. Figuriamoci. Non lo permetterei.
    Passando ad altro, bello il tuo Blog.
    Mi fa piacere che la pensi come me.
    Sono temi che m’appassionano perché la cultura è essenziale e unico strumento per far andare le cose diversamente e continuare a sognare un mondo migliore.

  61. blogdibarbara Says:

    Esiste, esiste, eccome se esiste il delitto perfetto! E’ solo perché sono immortale che non sono morta d’infarto sotto i colpi dei miei scolari. Immagina di aprire un tema d’esame, terza media, e leggere “Ieri stamattina alle sette di sera…” E’ vero che loro sono di madrelingua tedesca, ma hanno fatto cinque ore di italiano la settimana per trentacinque settimane all’anno per otto anni (il tipo in questione uno in più, perché era ripetente), e leggere qualcosa come “quando tu dire di qualcuno noi vogliamo uccidano tu” rappresenta davvero uno splendido esempio di delitto perfetto: tu fai un infarto e ci resti secca, l’autopsia conferma che sei morta di infarto, e tutti vissero a lungo felici e contenti (grazie per il blog. Che, giusto per restare in tema, per gli argomenti che tratto con discreta frequenza mi ha procurato anche un po’ di minacce di morte. Di quelle serie. Ma si va avanti, naturalmente)

  62. Greco Sabrina Says:

    “Rez, io Vicencia, tanquila. Tu Padoa?”
    “Tu tanquilo, acomando.”

  63. pic Says:

    Non lo so. Sono in minoranza e non sono del mestiere, perciò non sto qui a perdere troppo tempo, anche perché, come è stato anche accennato, si tratta che chi scrive una storia ci tiene, e io non so se sia uguale alla paternità ma l’esempio è calzante. Ad ogni modo, se parliamo di due o tre anni fa, io avrei fatto sì il difficile e avrei anche saggiato un po’ come erano le arie che tiravano nell’ambiente letterario – e n qualche modo consapevole o no l’ho anche fatto – ma dopo un po’ di frequantazione dei siti letterari mi sono impressionato a tal punto che adesso non ci penso proprio. Come ho avuto modo di dire, io vedo molta “letteratura” usata come pretesto. Capisco perfino se mi dicono che un giornalista deve scrivere avendo il fine di agevolare questo o quel partito politico, questo o quel gruppo editoriale, ma un romanziere No. Ad ogni modo oggidì ognuno di noi ha la possibilità di far leggere il proprio romanzo. Tempo al tempo. Un romanzo la sua strada la fa da solo. E’ logico che un romanzo arriva dove può arrivare: un giovane atleta arriva là fin dove il suo allenamento e la sua dote fisica gli consentono di arrivare, e un genitore – benché ci siano quelli che nutrono sogni di gloria (anch’io ho avuto la vanità di sperare nelle classiche) – si accontenta e lo ama e lo accetta per quello che è.
    Detto questo, sbaglio qualcosa?

  64. Greco Sabrina Says:

    Dimentichi gli esami radiologici. E poi ho parlato di autopsia accurata.
    Come farebbero a procurare un infarto? C’è sempre una spiegazione logica, in questo caso di carattere medico-scientifico. Non ci sono milioni di modi per poter procurare un infarto.
    Non essendo in presenza dell’intervento divino (non son mica Angeli), tutto è spiegabile, e a volte documentabile e tecnicamente conosciuto nelle dinamiche e nei materiali.
    Se tutti avessero la possibilità di vivere a lungo felici e contenti forse non ci porremmo il problema.
    L’errore fa parte dell’operare umano. Soprattutto poi quando il gioco dura molto.
    Nel caso che ho prospettato, i criminali assassini non hanno finalità omicide, ma solo un grandissimo tornaconto in fama, soldi, strumenti di potere e di controllo da vendere.
    Un morto complica le cose e peggiora enormemente le possibilità di una diversa, più comoda, imputazione reati.
    Inoltre, chi conduce il gioco si serve di altri molto meno interessati che potrebbero ad un certo punto abbandonare il campo o passare dall’altra parte.
    Ciao Barbara. Eh, questi gialli.
    Ieri stamattina alle sette di sera… io non son morta e non morirò. E neanche tu.
    In poche parole, non stireremo le cuoia. Tra l’altro odio stirare.
    Ma rientriamo in discussione.

  65. blogdibarbara Says:

    Sì, anch’io odio stirare: è per questo che preferisco usare il tempo per scrivere commenti in blog letterari.

  66. Greco Sabrina Says:

    E allora mi sono detta: o la va o la spacca!
    Divertentissimo il Punto 9.
    E’ da immaginare che l’editor conosca bene le difficoltà che incontra un esordiente.

  67. Greco Sabrina Says:

    Ieri sera ho cercato nella rete le immagini delle camere a gas, le “docce”, costruite dai nazisti per lo sterminio, Barbara.
    Da non credere.
    Ho pensato che non sarei la stessa persona se non avessi avuto una educazione e una formazione culturale così profonda e incisiva sui temi del rispetto della persona umana e della vita, e a questo sono indubbiamente collegati desiderio di verità, volontà ferma nel perseguimento di certi fini, coraggio d’azione. Per me e per chi non ne ha la forza.
    Ringrazio i miei insegnanti, a partire da quelli della scuola elementare, e, ancora prima, i miei genitori che mi hanno insegnato a leggere e a scrivere e mi hanno sempre procurato gli strumenti più adatti, sino ad arrivare a Giulio Mozzi e al mio interesse per la scrittura, e a coloro che grazie a lui ho incontrato. Le sue indicazioni su come avere più possibilità affinché un lavoro che consideriamo valido possa arrivare alla pubblicazione ed essere conosciuto sono molto preziose e sono a vantaggio della cultura per cui unicamente lavora un intellettuale. Tutto il resto è adoperato a questo fine. Tanto è vero che gli editori cambiano, i mezzi si trasformano, quel che interessa è arrivare alla gente, alle persone, far conoscere, dare una opportunità di confronto, di riflessione, raccontare.

  68. pic Says:

    Vuoi dire che dobbiamo prepararci alle parole crociate?

  69. Greco Sabrina Says:

    La Settimana enigmistica, in particolare, è una rivista che ho sempre apprezzato. (Pubblicità)
    Son cambiati i tempi. Prima potevano umiliare la persona umana colpendone solo il corpo. La morte, l’unica possibile procurabile, era quella fisica.
    Adesso un blasfemo inneggia mostruosità attuate e nascoste mimetizzandosi sotto le vesti del proprio nemico.
    Internet è nato per motivi militari, ho appreso molti anni fa.
    E noi internet lo usiamo per altro, Vivaiddio, la cultura e la vita.

  70. Silvia Says:

    Si, cara Sabrina, Vivaiddio.
    Da piccola mi capitò tra le mani un libretto terribile, che permaneva silenzioso nella libreria di mio padre.
    Il libro ha come titolo “Pensaci, uomo!” a cura di Piero Caleffi e Albe Steiner edito da Feltrinelli 312/UE. Si tratta, oltre a saggi sullo sterminio di massa, di un documento fotografico. Un immaginario che non conosco parola per definirlo. Devastante, è l’unica che mi sale…
    Avrò avuto 10 anni. La mia vita è cambiata, e quel libro l’ho sempre avuto nel cuore.
    Poi voglio farti i miei sentiti auguri e buona fortuna per il tuo lavoro di scrittrice.
    Grazie Sabrina

  71. ironiaprimaditutto Says:

    questo è il mio dattiloscritto, forse la storia le sembrerà un po’ banalotta e priva di messaggi significativi, i personaggi scialbi e privi di introspezione. In realtà, a dirla tutta, non volevo pubblicarlo, ma poi mi sono detta: perchè Volo si e io no?

  72. Greco Sabrina Says:

    Silvia Silvia… Gentilissima Silvia.
    Se fossi un’eroina (Manuela Ardingo mi perdonerà, “condanna” e “mattatore” a parte non vorrei essere una “eroina di serie B.”, a dirla con Umberto), cercherei di essere un’eroina di serie A.
    Ma essere eroina è difficile…
    Se fossi una scrittrice, mi piacerebbe scrivere cose utili, pertanto piene di bellezza.
    Diventare una scrittrice è più facile, nei miei sogni di bambina e di donna.
    Lo spero.
    La mia prima “poesia” l’ho scritta quando avevo pochi anni. La misi il giorno di Natale sotto il piatto dei miei genitori.
    Grazie a te.

  73. blogdibarbara Says:

    @Sabrina: noi umani siamo bestie strane, sai. Io ho avuto genitori che mi hanno insegnato che gli ebrei non devono esistere e vanno sterminati dal primo all’ultimo (naturalmente anche negri, zingari, froci ecc. ecc.) Che chi grida più forte ha ragione, che comunque gridare potrebbe non bastare e allora è meglio imparare a menare, meglio ancora avere un’arma in tasca. Così, per ogni evenienza. E che uccidere è bellissimo perché tu guardi negli occhi la tua vittima e ci leggi il terrore, perché lui sa che tu sei il padrone della sua vita e della sua morte, e in quel momento tu sei DIO. E però non sono diventata esattamente come loro avrebbero voluto. Non so se ti assomiglio, probabilmente no, però sicuramente assomiglio più a un frutto dei tuoi genitori che a uno dei miei. Molte sono le strade che ci si aprono davanti, e molte le alchimie che governano le nostre scelte.

  74. Daniela Says:

    Gent.mo editore dopo attenta selezione delle CE ho scelto la sua non a caso, ci tenevo a comunicarglielo. È un romanzo per ragazzi che ho scritto e riscritto per un buon 5 anni e sono giunta alla conclusione che era ora di spedirlo. Le lascio i miei riferimenti come da voi richiesto. Unica postilla: nel caso mi contattaste telefonicamente, lasciate un messaggio in segreteria, perché ai numeri che non conosco solitamente non rispondo. Cordialmente

  75. Greco Sabrina Says:

    Io credo, Barbara, che Dio abbia voluto la mortalità dell’uomo proprio per questo motivo, perché il mondo potesse sempre avere una speranza.

  76. blogdibarbara Says:

    Già…

  77. Dinamo Seligneri Says:

    Gentile editore Tizio&Caio, parliamoci chiaro, io l’editoria come sistema me ne starei lontano ventimila leghe se potessi, da quella italiana poi non mi ci vorrei sbattere nemmeno l’unghie del piede, ma disgraziatamente non sono nato ricco come è nato lei, né ho avuto ancora l’occasione di vincere il grattevinci o contrarre un matrimonio con tanto di congruo patrimonio allegato… dice congruo a che? congruo a che io stia a casa a scrivere e leggere e non avere orari ufficiali tutto il santo dì, invece che andare a lavorare.
    A tal uopo, forte delle mie letture pluri e pluridecennali e delle mie esperienze nient’affatto debolucce (né le letture né le esperienze), ho scritto un romanzo e glielo sotto pongo nella speranza lei voglia esaudire il mio desiderio di sedentarietà. Ovviamente, scuseranno, sto romanzo l’ho scritto non stando a leggermi le vostre collane, né studiandomi i vostri autori di punta, quindi ho fatto un po’ di testa mia, secondo le mie letture personali, poche per la verità, e arrabattate alla meglio, a memoria… ma per prepararmi ho letto un post di Giulio Mozzi dove si dice che posso dire qualcosa di Bukowski. Le dirò che mi andrebbe bene avere lo stesso trattamento che Bukowski ebbe da John Martin il suo editore che lo strappò dall’ufficio postale dove lavorava con una promessa (mantenuta) di vitalizio, per scrivere tranquillo. Se mi versa una somma onorevole (non da onorevole, ci mancherebbe, mi bastano tremila netti al mese) sono disposto a scrivere per lei quello che le pare, senza alcuno scrupolo di coscienza, come vuole il codice etico da voi editori inventato.
    Aspetto sue notizie. Mi chiami a suo piacere, pure la notte, tanto sono insonne, o il giorno, tanto sono disoccupato quanto basta per non aver bisogno della segreteria telefonica.

    (di)Stinti saluti. DS

  78. Carlo Capone Says:

    Gentile Editore, perchè no?

    Cordiali saluti

  79. pic Says:

    Sabrina ti chiedo scusa per la mia battuta.

  80. pic Says:

    Giulio ti chiedo scusa per la mia battuta.

  81. Giulio Mozzi Says:

    Matteo Gennari: le istruzioni sono qui.

  82. Greco Sabrina Says:

    Se non sono battute di caccia, l’innocente battuta va benissimo per quanto mi riguarda, Cip. Son la prima a sdrammatizzare, assolutamente, sempre. A volte sorridere e ridere, senza mancare di rispetto a nessuno, può diventare una questione di sopravvivenza.
    Aiuta a vedere chiaramente avanti, a riequilibrare il tutto, a scoprire una risorsa potente, a riacquistare la serenità giusta per mettere a fuoco.
    E poi le parole crociate fanno bene… Tra l’altro, tra ridere e piangere, quando posso scegliere, anch’io rido: è una reazione comunque, ed è “eu”.

    Tremila netti non son troppi, Dinamo? 🙂

  83. Greco Sabrina Says:

    Della serie che, prima di mettersi in viaggio, conviene informarsi sulle previsioni del tempo… 🙂

  84. Greco Sabrina Says:

    Una cosa che mi ha sempre colpito, Giulio, è il tuo preciso misurare il tempo che impieghi per ogni attività che svolgi.

  85. Dinamo Seligneri Says:

    @Greco Sabrina

    Se avessi letto il romanzo che gli ho mandato a quei brutti ceffi, diresti che sono economico…:)

  86. pic Says:

    Ho apprezzato l’idea del Ricordo d’infanzia e ho dato dei miei modesti suggerimenti. Non ho inteso il senso della mail che ho ricevuto mentre commentavo ma che essendo in ferie ho letto qualche giorno più tardi.Ho inteso il rimprovero perché avevo usato un altro nick – Patrloclo – per dire una cosa che mi era parsa molto importante: la mancanza di ricordi dell’autore; una cosa su cui io pensavo l’autore potesse puntare, essendo un fatto che appassiona secondo me il lettore o lo spettatore Ho pensato che c’era bisogno di me qui nel blog e sono passato a vedere.

  87. pic Says:

    Io non voglio mandare manoscritti.

  88. Greco Sabrina Says:

    Attento al risarcimento danni che potrebbe essere richiesto, Dinamo.:-)

  89. pic Says:

    Dai, non fate scherzi per piacere.

  90. Dinamo Seligneri Says:

  91. pic Says:

    Ho scritto una storia sulla lotta tra il bene e il male, descritta attraverso una storia semplice con toni leggeri. Non ho voluto scrivere una storia blasfema, ma non so dire se ci sono riuscito. Se non è blasfema ed è una buona storia sarei contento che venisse pubblicata, anche su questo sito perché ritengo Giulio Mozzi una persona buona e che si intende di scrittura e di letteratura. Il valore di Giulio è fuori discussione, e nel caso io avessi usato troppa confidenza me ne scuso ancora.

  92. Gianni Dello Iacovo Says:

    Ma quanti sono gli autori, degni di essere pubblicati, che nella lettera di presentazione hanno scritto una delle cose citate nel decalogo?

  93. Giulio Mozzi Says:

    Quasi tutti, Gianni.

    Nulla è fuori discussione, Pic.

  94. Gianni Dello Iacovo Says:

    Ma allora se uno seguisse i tuoi consigli avrebbe meno probabilità di essere pubblicato! 😉

  95. Maltés Says:

    Gentile Sig. Mozzi
    credo siano proprio improponibili lettere di presentazione nelle quali reperire affermazioni di questo tipo….e non vedo a che possano servire simili suggerimenti. Sinceramente Maltés

  96. Giulio Mozzi Says:

    Oi, Maltés, non ho capito. Se vuoi dire che lettere contenenti affermazioni di questo tipo sono improponibili, siamo d’accordo. Se vuoi dire che non credi che vengano spedite e ricevute lettere di presentazione contenenti affermazioni di questo tipo, libero di non crederci. Io però le ricevo.
    Questi suggerimenti – che, faccio notare, sono scherzosi – servono un po’ a proteggere qualcuno da qualche ingenuità, e un po’ a sdrammatizzare.

  97. Iole prima Says:

    Sapete? Cercavo una risposta al mio problema: come essere certa che il mio “capolavoro” giunga intonso e non sottratto durante il suo tragitto alla sede in cui voglio farlo pervenire. Beh, ne so come prima. Siete simpatici e istruiti, ma non pratici. Pazienza. Un caro saluto e niente rancore, eh?

  98. Giulio Mozzi Says:

    Ah, Iole: basta confezionare bene la busta.

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