Dieci cose da sapere sui nomi dei personaggi, se non volete che il lettore editoriale getti il vostro romanzo nel cestino

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Questo è James Van Pelt, detto “Rerun” (in italiano: “Replica” o “Ripresa”). Scopri al punto 8 la relazione tra l’articolo e questa immagine.

di giuliomozzi

1. Se il vostro romanzo ha intenti realistici, evitate i nomi parlanti. Non è necessario che un personaggio molto pigro si chiami dottor Pelandra, che il giocatore di scacchi si chiami Alfieri o Della Torre, che lo scopatore seriale si chiami Uccello (come Paolo), che l’impiegata delle assicurazioni si chiami Laura Modulo. Il fatto che dei Pelandra esistano (pochissimi, in Emilia Romagna); che Alfieri e Della Torre siano cognomi assai diffusi (Uccello un po’ meno); che io conosca un agente delle assicurazioni che effettivamente si chiama Modulo: tutte queste non sono buone ragioni. (Più sottile può essere il gioco con le etimologie. Peraltro, se il vostro personaggio si chiama Gisella e viene tenuto in ostaggio da un gruppo di rapinatori in fuga, quanti lettori capiranno il vostro gioco?).

2. Se il vostro romanzo ha intenti realistici, state attenti ai nomi ridicoli e, in generale, ai nomi troppo reboanti. Vale il principio: tutto ciò che è troppo visibile ha bisogno di una spiegazione; e nei romanzi le spiegazioni non sono – in genere – particolarmente attraenti. Vale anche il principio: tutto ciò che è troppo visibile ha bisogno di una conseguenza; e se il vostro personaggio si chiama, che so, Geronimo Stupacchioni o Mariavergine Tarantelli, prima o poi qualcosa dovrà conseguirne. Non, per piacere, una scena in cui qualcuno deliberatamente o no storpia il nome.

3. Se il vostro personaggio è un geometra di nome Luca Rossi, evitate di fare cose del tipo (avviso: l’esempio è esagerato): “Quella domenica Luca si svegliò di buonumore. Il cielo era sereno e non faceva troppo caldo. Il giorno ideale per una bella passeggiata, pensò il geometra. Fece una doccia prima bollente, poi fredda. Rossi si sentiva il corpo scoppiare d’energia”.

4. Negli anni Sessanta (e, tra i ritardatari, anche nei Settanta) andavano molto di moda questi personaggi che si chiamavano A., F., M., eccetera, o magari anche C, così, senza nemmeno il punto. Una volta mi fu presentato un dattiloscritto nel quale tutti i personaggi si chiamavano X. Se fate cose di questo genere, dovete averci delle gran buone ragioni. E comunque non è detto che un personaggio che si chiama K. sia più letterario di uno che si chiama Emilio.

5. Non è indispensabile che un personaggio milanese si chiami Brambilla, uno torinese si chiami Pautasso, uno palermitano si chiami Lo Iacono. Però tenete conto che in linea di massima un Lo Iacono a Torino non ha bisogno di spiegazioni, un Pautasso ad Agrigento forse sì.

6. Non solo i cognomi, ma anche i nomi hanno una pertinenza geografica. Credo, ad esempio, che fuori dall’area veneziana le Ornella si contino sulle dita di una mano; e credo che a Bari i Nicola siano più frequenti che altrove (più o meno come gli Antonio a Padova e gli Ambrogio a Milano). Un Ambrogio Brambilla a Milano può essere eccessivamente pertinente; un Ambrogio Lo Iacono può richiedere una spiegazione a Milano, e forse anche a Palermo; un Antonio Tosatto a Padova, o tra Novara e Varese, o a Torino, non fa problema (perché Antonio è un nome meno marcato di Ambrogio).
Esiste uno strumento affidabile per la distribuzione dei cognomi: Gens. Non conosco uno strumento affidabile né per la distribuzione né per la frequenza dei nomi. (Se qualcuno lo conosce e lo segnala, grazie). [aggiunta: Nei commenti Caterina segnala Nomix. Dove si scopre, tra le altre cose, che le mie opinioni sulle Ornella sono del tutto sbagliate].

7. I nomi non hanno solo una geografia, ma anche una storia. Un personaggio che ha dieci anni nel 2012 può tranquillamente chiamarsi Giulia; uno che nel 2012 ne ha cinquanta ha bisogno probabilmente, per chiamarsi Giulia, di appartenere a un ceto piuttosto alto. Questa cosa la dico a occhio, perché appunto non conosco strumenti scientificamente affidabili. L’importante è che vi poniate il problema, che ci pensiate su, che facciate qualche ricerca e così via.
Sull’argomento consiglio di leggere, nell’ordine, questo, questo e questo.

8. I soprannomi sono spesso stucchevoli, proprio perché sono eccessivamente parlanti, e perché chiedono quasi irresistibilmente una spiegazione (oppure sono autoevidenti, il che è forse addirittura peggio). D’altra parte, le spiegazioni vengono spesso immediatamente dimenticate dal lettore. Chi si ricorda perché Replica Van Pelt si chiama così? (Vedi).

9. Se il vostro romanzo è di fantascienza, non necessariamente i personaggi (quelli appartenenti alla specie umana, almeno) devono avere nomi strani. Sono correnti oggi nomi che si usavano già duemilacinquecento anni fa: quindi in un romanzo ambientato nel 4512 possiamo avere tranquillamente un Giuseppe (o Joseph, o Josip, ecc.) o una Maria (o Mary, o Miriam, ecc.). Come si chiamerà il bambino?

10. Non è necessario che ogni personaggio abbia un nome. Io stesso ho scritto un racconto nel quale un giovane apprendista è chiamato “l’apprendista” e basta, un altro nel quale un magistrato è chiamato “il magistrato” e basta. Ma allora l’attributo del personaggio diventa come un nome parlante, anzi di più: diventa un nome allegorico. E va trattato con le opportune cautele, perché un personaggio con una componente allegorica rischia sempre di risultare schematico, banale o ideologico.

107 Risposte to “Dieci cose da sapere sui nomi dei personaggi, se non volete che il lettore editoriale getti il vostro romanzo nel cestino”

  1. normanna Says:

    mi sembravano cose scontate. Invece, se le hai scritte, significa che c’è chi non eccelle esattamente in buon senso. A proposito di nomi, in arabo “povero” si dice “meschino” e “cazzo” si dice zob/zub (la pronuncia è una via di mezzo tra la o e la u); ebbene: risero da matti alcuni marocchini quando dissi che un ex preside che conoscevo si chiamava Meschino di nome e Zoppi di cognome!

  2. Valentina * Says:

    Ci penserò.

  3. Giuseppe Says:

    … Gesù?

  4. Barbara Buoso Says:

    Mi sa che ci devo pensare un sacco.. Grazie Giulio.

  5. Massimo Says:

    Si vede che la vita non ha intenti realistici. De Magistris magistrato, Manganelli Capo della Polizia… il signor Modulo… Monsignor Frenulo… Ce n’è che ce n’è – tranne l’ultimo -.

    Poi boh, è da un po’ di tempo che noto e annoto le coincidenze con sempre più ansia.
    Cinque minuti prima di leggere questo post, ragionavo sul medesimo argomento a partire da Aldo Busi. Ho capito improvvisamente che i nomi di alcuni suoi personaggi, i Lometto e via dicendo, mi hanno sempre disturbato.

  6. Antonio Says:

    “10. Non è necessario che ogni personaggio abbia un nome.”
    Di più:
    Non è nemmeno necessario che ogni personaggio abbia un nome diverso da quello degli altri personaggi (J.L Peixoto – ‘Nesuno sguardo’ o ‘Il cimitero dei pianoforti’).
    Non è nemmeno necessario che i personaggi abbiano un nome (J. Saramago – Tutti i nomi).

  7. Rez Says:

    Il soprannome dell’ultimo dei Van Pelt, Replica/Ripresa, nasce dalla reazione di Lucy alla notizia di avere un nuovo fratellino: era infatti appena riuscita – approfittando dell’assenza dei genitori – a cacciare di casa Linus e una telefonata dei suoi le annunciò la “lieta notizia”. Era nato un altro fratellino, a dire di Lucy una “replica” appunto.

  8. tantopercantare Says:

    … Ma allora l’attributo del personaggio diventa come un nome parlante, anzi di più … Questo è il pezzo del post che ho preferito 🙂

  9. Caterina Says:

    Ciao Giulio, riguardo al punto 6 ti segnalo un sito che credo sia abbastanza affidabile per la distribuzione e la frequenza dei nomi: http://www.nomix.it.
    Buona serata.

  10. mimmo Says:

    Il commento di Lucy, facendo rientrare in casa Linus per annunciargli la notizia del nuovo fartellino fu “non si può spalare acqua con un forcone”.
    Non conosco l’originale in inglese, in italiano avrebbe reso meglio “non si spala la neve con la forca” (provare per credere).

  11. mimmo Says:

    Se vi capita di andare a Lozzo di Cadore in soli 1600 abitanti potete trovare: Mentore, Olimpo, Leila, Egla, Ides, Solidea, Gildo, Celso, Nelio, Vainero, Nila, Nivea, Ermetto, Giglio, Brivio, Dalio, Maderlo, Eufro e i tre fratelli Tranquillo, Sincero e Vero.
    Poi se state attenti davanti casa con le braccia rigorosamente conserte, mentre osserva distaccato il trambusto (si fa per dire) del mondo che passa, potreste osservare “Primo Maggio” che deve il suo soprannome al proprio mestiere principale, far festa appunto.

  12. enrico Says:

    Non ritrovo nell’elenco Giulio una tipologia di nomi – che mi fa letteralmente impazzire, usata da alcuni allievi di scrittura creativa alle prime armi, magari giovani: il nome non può che essere anglosassone: Jack, John, Sheila… tanto che il nome italiano sembra sconveniente, non letterario, i nomi italiano sono vagamente vergognosi: nella vit ok, ma nella finzione, no, nella finzione no… mi è capitato di contestare a una allieva un “Jack” che faceva fin troppo – nel contesto – soap, e di averla offesa terribilmente – da allora sono più cauto…

  13. Daniela Says:

    Molto interessanti, per chi come me non li aveva letti, questo questo è questo!

  14. Luca Masali Says:

    Per me il nome giusto del personaggio arriva a metà stesura… Proprio in questi giorni ho cambiato il nome di una comprimaria del romanzo in cantiere, da Odoarda a Delfina (ci sono forti motivi per entrambi i nomi, per quanto assurdi possano suonare). il word processor è fantastico per queste cose, pensa che palle doveva essere ai tempi della penna o peggio della macchina per scrivere, doversi spulciare tre o quattrocento pagine di pirlate per cambiare il nome! 😀

  15. vbinaghi Says:

    E’ curioso. Mi rendo conto adesso che il massimo per me è un io narrante che non ha nome (o meglio, non viene mai chiamato per nome durante il romanzo nè da sè stesso nè da altri).
    L’ho fatto almeno in tre romanzi ed è la dimensione che mi diverte di più in assoluto. Ovviamente pone delle condizioni restrittive.
    Ma anche un nome qualsiasi le pone.
    Oltre alle frequenze storiche geografiche e sociali che spiega Giulio, ci sono assonanze e dissonanze tra nomi, aspetto e attitudini che non sono facilmente decifrabili, se non per la “vox” del nome, il suo suono fisico, la musica che contiene.
    Da un’Elisa non mi aspetto perfidie, da un Romualdo non mi aspetto che sia alto un metro e mezzo.

  16. blogdibarbara Says:

    Se le cose continuano ad andare come stanno andando, il figlio di Jusuf e Mariam non potrà chiamarsi altro che Issa.
    PS: ho avuto un compagno di liceo che si chiamava Pafispi. Sua sorella si chiamava Fespeca (pron. Fespèca) e suo fratello Dancena. Erano persone vere, giuro.

  17. antoniolamalfa Says:

    Era una notte buia e tempestosa.
    Il crudele Mr. Dark e il coraggioso capitan Tempesta stavano cercando di percepire il ticchettìo della sveglia che il coccodrillo aveva ingoiato insieme alla mano del capitan Uncino. Il coccodrillo girava continuamente intorno alla loro nave, quasi per sfida e così, per l’ennesima volta, la sveglia fece DRIIIN. Ad un tratto echeggiò uno sparo. Una porta sbattè. Ne uscì il capitan Uncino – aveva ancora la pistola fumante in mano – che si avvicinò a grandi passi a Mr. Dark e capitan Tempesta. Uscì sul ponte anche una ragazza, Lady Godiva, che lanciò un grido lascivo. “Ohh Uncino, vieni giù con me in cabina che non abbiamo ancora finito!”
    “Zitta, donna! Non l’avete ancora trovato quel dannato coccodrillo, eh? La contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare mi aveva detto che siete i migliori! Tutte balle! Vi farò tornare dalla contessa, sì, ma via mare, in mezzo ai dannati squali, se non lo trovate entro domani! Ogni volta che quella fottutissima sveglia suona, salto dal letto, casco, mi taglio, sparo, mi drogo per dimenticare! Maledizione, continuate a cercarlo!”
    Improvvisamente, apparve all’orizzonte una nave pirata.
    “Finalmente!” esclamò Capitan Tempesta. “Non mi potrai più dare degli ordini, caro Uncino. Sono stufo! Volevo aiutarti, ma tu non pensi altro che a far l’amore con quella…quella lì! Altro che squali, io me ne torno subito sulla mia nave!”
    Il crudele Dark si soffermò con lo sguardo sulla nave che si avvicinava. Il teschio della bandiera gli ricordò una cosa: avrebbe voluto conquistare il mondo, diventare un re, un terribile re, che sarebbe cresciuto nel lusso mentre milioni di persone sarebbero morte di fame. Avrebbe voluto, ma non sapeva da dove cominciare. Quindi lasciò perdere.
    “Posso venire con te, Tempesta?”
    Un altro DRIIN distolse i loro pensieri, Uncino cominciò a sparare alla cieca verso le gelide e oscure acque, ma il coccodrillo era già al sicuro, probabilmente se la rideva. Ridevano tutti. Uncino sparò verso Mr. Dark. Verso Tempesta. Verso Godiva. Verso Spugna, il nostromo(si chiamava così perché beveva molto). Avrebbe sparato a chiunque fosse stato lì, perfino a Mandrake, ad Al Capone, a Mister X e a Johnny Stecchino. E anche ai fratelli Marx(da non confondere con quell’altro).
    Chi avrebbe potuto fermare questa follia?
    Un ragazzo. Sì, un ragazzo avrebbe arrestato tutto questo. Capitan Uncino avvertì nuovamente il ticchettìo della sveglia, un brivido lo percorse dalla testa ai piedi. Intanto, in una casa vicino ai giardini di Kensington, cresceva un ragazzo. Un ragazzo che avrebbe sconfitto Capitan Uncino, conquistato “l’Isola che non c’è” insieme ai “ragazzi sperduti”. Ah, questo ragazzo vola. Dico sul serio.

  18. blogdibarbara Says:

    Sì vabbè, ma il coccodrillo come si chiama?

  19. Giulio Mozzi Says:

    Caterina: grazie.

    Antonio:

    …stavano cercando di percepire il ticchettìo della sveglia che il coccodrillo aveva ingoiato insieme alla mano del capitan Uncino…

    Errore tipico del principiante n. 4 (v.).

    🙂

  20. davide Says:

    terribili i nomi stranieri in personaggi italiani ,al dl di la del fatto che ad es in veneto(italia…)ci siano davvero dozzine di “thomas”,però con cognome italianissimo

  21. Carlo Capone Says:

    Un collega, calabrese, di Università si chiamava Crocefisso.

    L’ho usato una volta, per un attivista di Servire il Popolo che distribuiva copie dell’omonimo giornale davanti all’Università. Viene accerchiato dai fascisti che lo costringono a ingoiare pezzi di carta.

  22. adele Says:

    Nella scuola dove insegno c’è una maestra che si chiama Scolastica e un bidello (addetto alla portineria) che si chiama Campanella. La realtà è più fantasiosa della fantasia!

  23. basemultimedia Says:

    ma il coccodrillo come fa?:)

  24. Marisa Salabelle Says:

    Io avevo un alunno che si chiamava Alunno… ma se avessi dovuto farne il personaggio di un romanzo, l’avrei chiamato diversamente.

  25. crearescout Says:

    Io adoro quando i personaggi vengono chiamati sempre con nome + cognome.

    Ciao
    Cecilia

  26. stefano re Says:

    Dico che sei sempre prezioso.
    Stefano

  27. Michele Says:

    Il direttore del personale di una importante azienda metalmeccanica si chiamava Dottor Lavoro !

  28. davide Says:

    “Io adoro quando i personaggi vengono chiamati sempre con nome + cognome.”

    QUOTO

  29. Andy Says:

    Nel mio personalissimo immaginario, se devo pensare ad un capoazienda vecchio stampo, di quelli che si son fatti da soli,di umili origini e magari anche un po’ tracagno, difficilmente mi viene in mente un nome migliore di Gianfranco. Al contrario, certi nomi composti fanno molto buona famiglia (Giancarlo, Piervittorio, Gianfilippo, che diventa Gianfi etc.)
    Per il rampollo di quella stessa famiglia, bello e perduto, non userei mai nomi come Gaetano, Vincenzo o Domenico. Molto meglio Andrea, Guglielmo, Giorgio, Massimiliano o Lodovico che possono diventare Andy o Andrew, Willy, Jody, Max e Lollo. O al limite qualcosa di piu’ esotico (ma non Lapo- troppo spudorato).
    Dico anche che per una femme fatale non mi convincerebbero Olga, Elsa, Adele.
    L’amministratore delegato di una multinazionale NON si puo’ chiamare Mirco o Danilo, mentre per una ragazza con problemi di peso il nome migliore potrebbe essere Irene.
    Un certo tipo di romani “detti romanetti”, si devono chiamare o Saverio o Maurizio, mentre per personaggi del sud Giuseppe (che diventa Pino, Peppino o Beppe) e Antonio (che diventa Tony, Tonino o Antonello) sono una sicurezza.
    Ci sono alcune categorie che si rappresentano benissimo con un nome: i portinai ad esempio (Ascenzio, Loreto, Sebastiano) o i barbieri (che si chiamano tutti Pino). Cosi’ come un regista e’ rappresentato benissimo da un diminutivo-vezzeggiativo (tipo Rene’, Nanni, Mimi, Benny etc.)
    Con i nomi stranieri per storie ambientate in italia, dipende dall’uso che se ne fa: in ogni caso e’ fondamentale l’abbinamento col cognome. Un esempio illustre e’ il Tonio Kröger (non ho le vocali accentate ma quelle con dieresi si’ :-), ma anche chiamando un personaggio femminile Jessica Montanari, se ne direbbe immediatamente molto.

  30. ClaraRamazzotti Says:

    Reblogged this on ScazzoLibero.

  31. davide Says:

    cit andy:

    “”Con i nomi stranieri per storie ambientate in italia, dipende dall’uso che se ne fa: in ogni caso e’ fondamentale l’abbinamento col cognome”

    beh ,ma nel mondo reale, mentre per un “thomas”,associato a un cognome “normale” va ancora tutto bene(anche se fa un pò italo americano,mentre magari è uno del triveneto:),in altri momenti si ottengono effetti paradossali:

    in emilia “Dallas” la serie televisiva,30 e passa anni fa era guardatissima…e in tutta la pianura nacque gente che magari fu chiamata ,anche solo come soprannome,”suellen” ,dal nome di una delle protagoniste che si chiamava più correttamente “Sue Ellen”

    anzi a volte veniva pronunciata all emiliana,effetto “sciùellen”….terribile….quantunque seguisse o meno un cognome simpatico o no

  32. dm Says:

    Leggendo questo decalogo m’appariva stranamente l’immagine mentale – punto dopo punto sempre più a fuoco – di una gigantesca vasca di pappetta omogeneizzata bella ribollente, quasi pronta per essere versata in decine di migliaia di barattolini molto graziosi. Poi ho pensato che alcuni degli autori che mi piacciono mica adottano queste prescrizioni e mi son detto: fortuna che sono passati per altri lettori editoriali, meno esigenti, altrimenti avrei potuto non leggerli mai… (tipo Aldo Busi).
    Mi son pure chiesto: avranno avuto “intenti realistici”? Boh.
    Ecco. Ho imparato a risparmiare tempo e non commentare gli articoli su cui non ho nulla da dire, ma quando leggo i decaloghi fatico a trattenere il ditino.

  33. Giulio Mozzi Says:

    Daniele, il mio articolo non contiene nessuna indicazione su come scrivere un’opera letteraria bella. Contiene indicazioni su come far sì che un lettore editoriale non butti il romanzo nel cestino: e non è la stessa cosa.

  34. davide Says:

    curiosamente non vedo lo scoraggiare i tanti scrittori italiani da un errore che davvero-credo-accada troppo spesso:il metter nomi -di battesimo-anglosassoni anche in personaggi”normalissimi”,con gli effetti comici descritti sopra

    allora,che in Sicilia ci siano italo-americani di 2a generazione dell emigrazione di ritorno,ci sta(può esistere benissimo un Tom Guccione,60 enne,per dire)ma metterlo a Piacenza fa un pò sorridere:)

    del veneto già detto,ho visto la tendenza non tanto a nomi nibelungo-pangermanici ma di “thomas “da quelle parti ne hanno un bel pò:)

    ma per il resto d’italia,un Julian Stoppazzoni,fa davvero sorridere…:)

    c’è una vecchia intervista (1997)ad una nota scrittrice italiana dove tra le righe veniva fatto notare che specialmente le donne usano troppi nomi di battesimo,nei personaggi :con effetti esterofili davvero da telenovela colombiana……

    sperando che nessuno se la sia presa,se volte continuo con gli esempi..

    quanto al punto 3, sopra,credo di non averlo colto

    quanto alla domanda al punto 9:

    anni fa il settimanale Cuore fece un indagine sull anagrafe dei nomi di una grossa città del nord:

    beh saltavano fuori anche degli Akin,dei Rochy,dei Devyl(!!!)

    nel 4512 dc,un bel”Anakin” anche a Cisterno di Cairo Montesopra,lo vedo bene 🙂

  35. davide Says:

    dimenticavo,non so perchè Replica Van Pelt si chiamasse così :

    ma so perchè Montanelli,il famosissimo giornalista,si chiamasse Indro ..:)

    è abbastanza curioso il fatto,che merita di esser raccontato

    il tosto Indro nasce nel 1909,”primi del secolo”,(gli anni dieci vengono un anno dopo,chiaramente)

    se aprite i libri di storia ,tra il 1870,fine della guerra franco-prussiana,e il 1914(inizio 1a guerra mondiale)l’europa vive una età relativamente tranquilla informalmente chiamata “belle epoque”(2a rivoluzione industriale,avventure coloniali,apogeo del genere romanzo,trionfo borghese etc etc)

    -è uno dei periodi storici probabilmente piu cari ad alessandro baricco,se lo leggete-

    uno dei cappelli piu caratteristici -dei ricchi-dell epoca era il famoso cilindro (almeno nell europa continentale:in G.B. era preferita a bombetta,come è noto)a non confondere con la tuba,piu alta e oblunga

    ora,probabilmente grati alla loro epoca e sentendosi davvero parte dell iconografia del epoca,i genitori del suddetto ,non potendo certo chiamare il figlio”cilindro”,optarono per il diminutivo “indro” )

    che dire,epoche che vai,stravaganze che trovi

  36. pic Says:

    Io in questi giorni riflettevo tra me e me – capisco che sarebbe meglio che io certe riflessioni le tenesessi per me, ma i commenti, e qui apro una parentesi per notare una contraddizione, per lo meno, apparente, o forse concreta, i commenti creano quel movimento necessario a tenersi in equilibrio, perché fanno delle parole un movimento e il movimento come per la bicicletta è l’unico modo per stare in equilibrio – riflettevo di questo: il libro, e la letteratura in generale – tutta la parola scritta, per indenderci – è stato uno sbaglio.

  37. davide Says:

    “””””riflettevo di questo: il libro, e la letteratura in generale – tutta la parola scritta, per indenderci – è stato uno sbaglio.”””

    ..ovvero?

  38. gian marco griffi Says:

    E’ tutto sbagliato, è tutto da rifare. (Chi era, Hegel?) (O un ciclista?)

  39. pic Says:

    @ Davide
    Il libro oppure la parola scritta che rimane, questo è lo sbaglio. Bisognerebbe inventare il libro biodegradabile: lo leggi e lo usi per gettare l’umido nel posto del compostaggio domestico.

  40. Greco Sabrina Says:

    Certi “libri” sono uno sbaglio che rimane. Bisognerebbe esser sicuri di poter accettare le sfide.

  41. pic Says:

    @ Sabrina
    Io riflettevo sul fatto, che tutti i libri sono sbagliati, anche i capolavori della Letteratura. Rifletto inoltre – in conseguenza – su un altro aspetto dell’Arte: i cavolavori li hanno già fatti, a cominciare dalla Musica, la Pittura, la Scultura, e oggi non mi sembra ci siano persone disposte o capaci di fare altrettanto, perciò – conseguo – non sarebbe stato meglio per noi se i capolavori della Letteratura fossero durati un tempo fugace?

  42. davide Says:

    ma sai,pic,le epoche passano,i gusti un po cambiano..40 anni fa da molti -non tutti-Moravia era considerato quasi un genio,oggi invece non se lo fila nessuno..e si potrebbero fare molti altri esempi

    pure hemingway ha avuto i suoi detrattori,e dire che è uno di quelli che è invecchiato meglio

    -pensa che all epoca lo criticavano dicendo “puah,che scrittura scarna,giornalistica e poco rigogliosa..!”-

    ma (qualche)capolavoro che qua e la è sopravvalutato,sicuramente c’è

    ma non van letti solo i classici-molti citati,ma poco letti,credo-van letti anche i moderni-molto criticati,ma credo piu letti di quanto si crea-

  43. Greco Sabrina Says:

    Ma no, credici. Fortunatamente la bellezza è salvifica. Finché ci saranno uomini che sanno guardare ci saranno capolavori.

  44. pic Says:

    Diciamo però che i cosi detti libri non esistevamo ancora quando l’essere umano ha cominciato a raccontare le storie. Tolti i libri – mi chiedo – senza i libri, non dico senza la scrittura, dico senza libri, intesi come contenitori di storie, non dico senza le storie, noi esseri umani, nelle nostre miserie e nelle nostre nobiltà, saremmo stati diversi, migliori, peggiori?

  45. davide Says:

    vabbè,domanda”lunga”,pic(abbisognerebbe di un altro thread)

    ad ogni modo,cogli nel segno su una cosa:

    i libri,una STORIA al loro interno devono avercela

    i libri con storie blande o anche solo”medie”,posson esser sorretti da una qualche scrittura ricercata o “nuova”,ma prima o poi scivolano via come acqua fresca,al netto di tanti interrogativi sul COME scrivere

    l’odierno KO rimediato da parte della narrativa italiana ,è dovuto in buona parte al fatto che nessuno prende in mano per la seconda volta libri dove per 100 pagine non capita un tubo,ma proprio un tubo,ma davvero un tubo

  46. Greco Sabrina Says:

    Non capisco, Pic, perché vuoi togliere i libri… 🙂
    Diversi, sicuramente. A me hanno insegnato, comunque, che la storia non si fa con i se.

  47. Greco Sabrina Says:

    «Rendersi simile nelle voce e/o nel gesto a qualcuno o a qualcosa» (Repubblica 393c ss.), Platone così definisce cos’è “fare la mimesis” (mimeisthai).”
    Pensa che a Roma, Pic, è stato istituito un Laboratorio di Pedagogia dell’Espressione del Dipartimento di Progettazione Educativa e Didattica.
    Interessante questo discorso nell’ambito letterario…

  48. pic Says:

    Ho trovato anch’io su Wikipedia qualcosa di interessante, alla voce Mimesi:

    “””Platone pensava che anche la creazione ad opera del demiurgo fosse essa stessa una forma di imitazione e che quindi la riproposizione artistica di questa realtà creata fosse in effetti l’imitazione di un’imitazione. Il concetto di mimesi si applica principalmente alle arti visive, ma investe anche la poesia, la letteratura e la musica.

    Dato che le cose già di per sé sono simulacri imperfetti della realtà delle idee, le immagini artistiche risultano “copia di una copia”.

    L’arte per Platone è quindi diseducativa e distruttrice. Essa sollecita la sfera dei sensi, la parte meno nobile dell’uomo e nel contempo ne offusca le capacità razionali facendo appello alla fantasia e all’emozione. Ne risulta che l’arte non può essere una forma di conoscenza ma di confusione, il cui effetto è quello di nascondere la distinzione tra vero e falso.

    Le conseguenze politiche di un tale pensiero sarebbero per Platone di una violenza senza precedenti: l’espulsione di tutti gli artisti quale primo provvedimento dell’insediamento di uno stato di filosofi.

    La radicalità di questa condanna dell’arte e degli artisti sarà ribaltata in Plotino e nel neoplatonismo, che la commuteranno in esaltazione.”””
    (Fonte: Wikipedia)

    Devo dire che io da più tempo rispetto al tempo recente, quello della riflessione prima condivisa nei commenti, preferisco le fotografie ai dipinti (quelle vere), nella convinzione che le prime abbiano una verità lì, subito tangibile, e i secondi l’abbiano mediata dalla pittura di un uomo o di una donna artisti. Questi artisti, oltre ad avere un punto di vista prospettico simile a quello del fotografo, ne hanno uno di tipo relazionale sull’oggetto osservato e sul soggetto, il quale soggetto diventa oggetto di relazione, e così l’Arte si fa più scura di una camera oscura, diventa non solo un semplice dominio sulle forme, ma una volontà di dominio, e questo fatto varrebbe, a mia impressione, sia per quanto riguarda gli artisti uomini, che per quanto riguarda le artiste donne (così com’è possibile che sia solo una mia impressione). Mi stupisco perciò della rivalutazione che dell’Arte ne è stata fatta da codesti filosofi Neoplatonici come è scritto nell’articolo sopra citato.

  49. dm Says:

    Giulio, hai scritto: “il mio articolo non contiene nessuna indicazione su come scrivere un’opera letteraria bella. Contiene indicazioni su come far sì che un lettore editoriale non butti il romanzo nel cestino: e non è la stessa cosa.”

    Secondo me, sarebbe utile – a tutti gli (a)spiranti scrittori – che nel testo degli articoli di questo tipo fosse contenuta la precisazione: “il mio articolo non contiene nessuna indicazione su come scrivere un’opera letteraria bella. ”
    E’ vero che il titolo si riferisce al lettore editoriale, ma il fatto che tu notoriamente lavori come curatore editoriale e quindi per lavoro leggi manoscritti di romanzi inediti, il fatto che tieni corsi di scrittura creativa, e soprattutto il tono in cui è scritto l’articolo, fanno intendere, a me che magari sono un po’ tardo ma ho ragione di credere di non essere il più tardo, tra gli aspiranti scrittori, che i suggerimenti e i criteri a cui l’articolo fa riferimento appartengano anche – in toto – alla sensibilità estetica di chi li ha enunciati.

  50. Giulio Mozzi Says:

    Davide: l’origine del nome “Ripresa” è spiegata nell’articolo (basta seguire il link). La notizia che fornisci sull’origine del nome “Indro” è notoriamente falsa [“Sull’origine del nome Indro tutte le ipotesi sono leggendarie. La prima leggenda lo vuole accorciativo di «Cilindro». Il cilindro è l’ elemento principale della macchina da scrivere, che sarebbe poi stato non solo lo strumento ma anche il marchio di fabbrica di Montanelli. E a completare il quadro Montanelli era nato nel 1909, l’ anno in cui sono state messe in commercio le prime macchine da scrivere portatili” (Stefano Bartezzaghi)].

    Daniele,

    E’ vero che il titolo si riferisce al lettore editoriale…

    Appunto. Ed è anche scritto bello grosso, all’inizio dell’articolo.

    …il tono in cui è scritto l’articolo…

    Devo anche avvisare che l’articolo contiene frasi scherzose? Dovrei evidenziare le frasi scherzose, magari scrivendole in un colore diverso?

    …i suggerimenti e i criteri a cui l’articolo fa riferimento appartengano anche – in toto – alla sensibilità estetica di chi li ha enunciati.

    Alla sensibilità, senz’altro. Ma non sono così scemo da fidarmi della mia sensibilità. Preferisco fidarmi – pur avendone poca – della mia intelligenza. La quale mi dice, tra l’altro, che possono esistere opere letterarie bellissime che non mi piacciono, e che sarei scemo a non lavorare per la pubblicazione di un’opera letteraria bellissima per il solo fatto che non mi piace, e che sarei ancora più scemo a cercar di trasformare un’opera letteraria bellissima che non mi piace in un’opera che mi piace.
    E sono questi, Daniele, discorsi fatti qui – in “vibrisse”, intendo – cento e cento volte.

    Aggiungo:
    – tra i romanzi della cui pubblicazione sono responsabile ce n’è anche uno il cui protagonista si chiama Franco L. Uccello,
    – nel mio libro “Fiction” si trovano personaggi che si chiamano L. C., F. T., P. V., M. T., Giacomo P.; nella nuova eidzione del mio libro “La felicità terrena” compare una Gilda T., eccetera,
    – nei miei racconti si trovano pure nomi piuttosto sonori (Elisabetta Domenici, Giampietro Fargone, ec.) o allusivi (in uno stesso racconto: A. Beltrame, L. Boreo…), mentre un mio alter ego si chiama Carlo Dalcielo (e ha iniziato la sua vita d’artista fotografando il cielo…),
    – ecc.

    Peraltro, si possono contare nell’articolo le formule di cautela: “Non è necessario che…”, “Non è indispensabile che…”, “Se fate cose di questo genere, dovete averci delle gran buone ragioni”, eccetera. Formule che, piuttosto che vietare certe scelte, invitano a meditarle.

    Ecco. Mi sento un po’ come uno che ha spiegato meticolosamente una barzelletta.

  51. Greco Sabrina Says:

    Pic, io mi sono innamorata del libro di Erri De Luca e Gennaro Matino “Almeno 5”.
    (Della filosofia sempre stata.)

  52. pic Says:

    Sabrina, appena ho letto che ti sei innamorata mi ha preso un colpo. Riguardo alla filosofia, io sarei più drastico di Platone ed espellerei i filosofi prima degli artisti.
    Riguardo alle donne che s’innamorano dei libri penso: be’, se non altro s’innamorano. Sei fidanzata?

  53. Greco Sabrina Says:

    Beh, come dice un poeta, tendenzialmente mi innamoro (ancora…) di tutto.
    Io espellerei i distruttori della bellezza.
    Non mi innamoro solo dei libri.
    La tua domanda scende troppo per trovare risposta qui.

  54. davide Says:

    x giulio:impossibile:

    la notizia sull origine del nome Indro è data in un fondo del mitico E.S(se uno legge certi quotidiani,non potrà non capire di quale famoso giornalista si tratti)in una sua vecchia polemica di oltre dieci anni fa proprio con Montanelli-quindi mi pare un pò difficile sostenere che non sia così 🙂

    tra E.S(che notoriamente conosceva di persona Montanelli) e chiunque altro,andrei per il primo,quindi probabilmente non tanto io,ma egli,aveva ed ha ragione

  55. davide Says:

    dimenticavo:ora che leggo vedo che Bartezzaghi dimentica che per la borghesia dell epoca forse -anzi,probabilmente-era piu interessante una capo di abbigliamento che non una macchina scrivere;

  56. pic Says:

    # Sabrina
    Scusa, io ho sussultato quando ho letto che ti sei innamorata; questa cosa qui tu come la chiami? Io la chiamerei bellezza.

  57. dm Says:

    Giulio, scrivi: “Ecco. Mi sento un po’ come uno che ha spiegato meticolosamente una barzelletta.”
    Se fossi uno permaloso mi potrebbe anche sembrare offensivo; confesso invece che – seguo la tua lunghezza d’onda – mi sento un po’ come chi non ha riso per una barzelletta e si becca perciò a suo discapito la spiegazione della barzelletta, e continua a non ridere.

    Mettiamola così:
    Un articolo col titolo “Dieci cose da sapere sui nomi dei personaggi, se non volete che il lettore editoriale getti il vostro romanzo nel cestino”, e come tu giustamente mi fai notare, “scritto bello grosso”, e che attacca in questo modo: “Se il vostro romanzo ha intenti realistici, evitate i nomi parlanti” – qui senza “formule di cautela”, come tu le chiami, che peraltro sono facilmente confondibili con il “tono scherzoso”, come tu lo chiami, in cui l’articolo è scritto – può essere – mi domando io – scritto da chi, in un proprio racconto, ha “un alter ego che si chiama Carlo Dalcielo (e ha iniziato la sua vita d’artista fotografando il cielo…)”?
    La risposta è ovviamente sì.
    Pertanto avrebbe senso, come proponevo nel mio commento, “che nel testo degli articoli di questo tipo fosse contenuta la precisazione: ‘il mio articolo non contiene nessuna indicazione su come scrivere un’opera letteraria bella. ‘”

  58. Giulio Mozzi Says:

    Davide: ho citato una fonte scritta. Posso dirti che la “leggenda” da te riportata l’ho sentita smentire da Indro Montanelli, durante una conferenza nella mia città, ai tempi de “La Voce”. (E suppongo che Indro Montanelli conoscesse di persona Indro Montanelli).

    Daniele (dm): no. Se non ha senso spiegare l’ovvio, ancor meno senso ne ha spiegarlo preventivamente. Peraltro, la domanda se un articolo così e così possa essere stato scritto da un autore così e così è futile, dal momento che abbiamo difronte precisamente quell’articolo e quell’autore. Ma dal fatto (provato, provatissimo) che io possa scrivere un articolo come quello che ho effettivamente scritto, non consegue l’opportunità di metterci il cartello che a te pare opportuno metterci.

  59. davide Says:

    a parte che ho letto il pezzo di E.S. ben dopo il 1994,(anno di apertura e chiusura de”la Voce”)ma il fatto che su una specie di “etimo” il tale “x” smentisca..se stesso:)…non vuol dire che altri NON abbiano ragione :)..visto che queste sono davvero cose da linguisti,e dubito Montanelli lo fosse((era tante altre cose,ma non quella, credo)

  60. Giulio Mozzi Says:

    Davide, tu hai sostenuto che quanto detto da E.S. era credibile in quanto E.S. conosceva di persona Montanelli. Io sostengo che quanto detto da Montanelli è più credibile perché Montanelli conosceva Montanelli più di persona di quanto lo conoscesse di persona E.S.
    Ovvero: il mio argomento è migliore del tuo per le stesse ragioni che fanno del tuo argomento un buon argomento. Se non dài valore al mio argomento, non puoi darlo nemmeno al tuo.

  61. davide Says:

    per punti,:

    -E.S. ha sostenuto “quello” molto tempo dopo il 1994,ergo se la cosa fosse stata confutata davvero credo sarebbe giunta prima o poi alle orecchie dii Montanelli,

    -quando lessi della “spiegazione”di E.S sull’ etimo del nome di Montanelli,internet quasi non c’era all epoca e gli editoriali dei giornali erano ancora molto letti:ma non lessi smentita ; (peraltro i due, all epoca,polemizzavano ancora tra loro ,e pure piuttosto spesso)

    -E.S all epoca ,perdipiù,NON era ancora 90enne…(insomma,nessun abbaglio ipotizzabile)

  62. Carlo Capone Says:

    Il primo ad avanzare, insinuare, che Indro derivasse da Cilindro fu Maurizio Costanzo nella trasmisisone Bontà loro, fine anni 70. Il diretto interessato smentì.

  63. pic Says:

    @@ Sabrina
    Quale dei cinque sensi, quando ho letto il tuo commento, mi ha dato quest’emozione, l’olfatto? No. Non ho sentito l’odore. Il gusto? No.Non ho sentito alcun gusto. L’udito? No. Nessun suono ho udito. Il tatto? No. Nessun tocco c’è stato. La vista? No. Non c’era nulla a parte i caratteri che leggevo.
    Avevo letto qualche articolo precedente e qualche commento e avevo notato da parte tua l’uso di una parola che io credo d’aver sentito usare una sola volta prima. Ricordo dunque in quel momento che l’avevo sentita da una persona alcuni anni prima, e non so com’è, o come non è, fatto sta che ho collegato – nell’immaginario? – i tuoi commenti a quella persona. E’ chiaro che mi è piaciuta quella persona e che mi ha dato delle emozioni, benché io non la conoscessi direttamente. Io non la conoscevo attraversi tutti i sensi, la conoscevo attraverso alcuni di essi: la vista, il suo aspetto; e l’udito, la sua voce. Ho letto, qualche tempo dopo, tre libri che ha scritto. Può un ricordo così privo di oggetti sensibili dare l’emozione che ti ho raccontato?

  64. davide Says:

    beh ancora meglio.siam gia due (il mitico” giornalista E.S e Maurizio Costanzo,quest’ultimo non proprio uno sprovveduto)a uno;

    l’ipotesi del”cilindro”delle prime macchine da scrivere casalinghe mi pare un tantino fantasiosa,manco sappiamo se la famiglia montanelli la possedesse già l’anno che nacque Indro stesso-o se ne fosse interessata,all epoca mica tutta italia era interessata nell hi-tech..:)-;d

    diciamo che a uno diventato grande giornalista calzerebbe a pennello..della serie “destino SCRITTO fin dai primi momenti!!!”..

    ..peccato che evidenze certe di ciò suppongo non vi siano

  65. pic Says:

    Posso io essere scemo? Non ditemelo, per piacere.
    (E corsi… E ricorsi… E corsi… E ricorsi… E…).

  66. pic Says:

    PS: lo dico perché a periodi mi escono di queste trovate di queste immaginazioni, che lasciano il tempo che trovano.
    Sotto una buona luce la mia confusione un po’ s’attenua.

  67. pic Says:

    PPS Quoto:
    “L’arte per Platone è quindi diseducativa e distruttrice. Essa sollecita la sfera dei sensi, la parte meno nobile dell’uomo e nel contempo ne offusca le capacità razionali facendo appello alla fantasia e all’emozione. Ne risulta che l’arte non può essere una forma di conoscenza ma di confusione, il cui effetto è quello di nascondere la distinzione tra vero e falso.”

  68. Greco Sabrina Says:

    Caro Pic. Tutto è possibile. Ho poi imparato che può essere possibile anche il peggiore impossibile.
    Comunque, tornando a noi e alla bellezza, senza approfittare della pazienza del padrone di casa, ogni volta che sento la parola “scemo” penso alla canzone di Ivan Graziani “E sei così bella”…
    Ciao.

  69. pic Says:

    Sì. Il padrone di casa dopo i miei commenti sul Ricordo d’infanzia m’aveva invitato ma io non ho capito bene cosa intendeva dire, così, parecchi giorni dopo, quando ho letto la posta elettronica, mi è venuto in mente di fare un giro e vedere gli sviluppi. Sai, Sabrina, certe volte uno deve essere lì, in quel posto lì, a fare quella cosa lì, a rompere le scatole a quello o a quella lì.
    Io poi sono uno che quando mi sembra di essere lì, lì per perdere l’equilibrio, allora mi metto in movimento. Non c’è niente di meglio che stare un po’ in movimento, per mantenersi in forma. (Io sono anche un po’ tonto, ma tu fa’ finta che non te l’ho detto). Ciao.

  70. Greco Sabrina Says:

    Quando l’obiettivo è molto importante val la pena “rompere le scatole”.
    C’è gente, per esempio, che pagherebbe oro per avere informazioni significative dimostrative e distruggere accademicamente un avversario immeritevole di gloria.
    Ho imparato proprio da piccola (i miei ricordi d’infanzia riguardanti gli insegnamenti sono numerosi in merito) a saper usare l’astuzia proprio come Ulisse.
    Cammini sul filo di un rasoio?
    Quanto ai nomi, ci sono esaltati che ai nomi non arrivano ma dai propri nomi partono.

  71. pic Says:

    Scusate il disturbo.

  72. Greco Sabrina Says:

    P.S. Certe volte, Pic, stare lì, occupare proprio quel posto lì, costituisce non soltanto l’alibi, ma allontana certe serissime obiezioni che potrebbero essere sollevate e che sono i veri impedimenti all’attuazione delle bestialità progettate…

  73. pic Says:

    Sabrina, smettila. Sono un romanziere, m’importa della scrittura. Non perdere tempo con queste cavolate.

  74. pic Says:

    Lo stolto guarda il dito e non guarda la luna. Scusa.

  75. pic Says:

    Ho scritto i commenti con stili diversi, cosa vuoi trovarci? Tu voui trovarci quello che tu cerchi. Stai in pace, per piacere, e non pensarci più.

  76. Greco Sabrina Says:

    Non agitarti, Pic. Ho solo fatto l’esempio di qualche trama e di qualche comportamento.
    La scrittura è il mezzo, non il fine. A me importa della vita. Si può vedere il cielo solo alzando lo sguardo dalla terra.
    Chi scrive deve innanzitutto imparare a leggere. Ecco, rimettiti in movimento che io sono in pace. La migliore chiarezza vien da questo. Ciao.

  77. Greco Sabrina Says:

    “Pic”, eh? 🙂

  78. pic Says:

    Sono contento per te e anche per me.
    Permettimi di chiudere con un pizzico d’ironia. Un cane che gironzola randagio sente un fischio, poi un altro fischio, va a vedere se c’è qualcosa di buono. Arriva e cosa fa? Annusa tutti. Abbaia a qualcuno, si lascia accarezzare da qualcun altro, poi abbaia e se ne va. Non è colpa del cane avere fiuto, è solo un cane; se qualcuno lo chiama lui arriva e scondinzola divertito, poi se gli tiran calci se ne va. Ci sono persone che hanno paura dei cani soprattutto randagi. Io non sono un cane, ma il mio comportamento è stato quello di un cane. Nessuno mi ha chiesto niente, dunque non potevo permettermi. Questo penso sia stato il mio sbaglio.
    In fede. Pic.

  79. Greco Sabrina Says:

    Quando ero piccola avevo un cane. Lui ringhiava a tutti e tutti avevano paura di lui. Chissà perché soltanto con me era sempre docile, avevo pochissimi anni. Sembrava un agnellino e ci andavo a cavallo.
    Mi piacciono i cani. Non tutti. Essi superano l’istinto di sopravvivenza, a volte, per salvare l’uomo, ed io, che amo la natura e il fascino della sua logica, ho sempre pensato che c’è qualcosa di misterioso in questo.
    Non mi tiro mai indietro davanti a grandi responsabilità. Forse posso permettermelo, non lo metto in dubbio, e per questo ho una doppia responsabilità, forse sono stata in qualche modo pure avvertita, e non posso fare di questo assolutamente un vanto perché è merito mio solo sino ad un certo punto. Proprio ne “Il cielo sopra Berlino” c’è qualcuno che prende in braccio una bambina caduta. Certo, se ti dicessi che m’hanno portata su un bel grattacielo e da lì m’hanno spinta, non soltanto, ma che, quasi illesa, nel percorso ho con il corpo disegnato la lettera L della parola libertà, tu mica mi crederesti! Oppure penseresti che qualcuno dal cielo una mano certamente me l’ha data, altrimenti da un’altezza così si muore nel giro di poco. Ma non ti sto raccontando questo, figuriamoci. Ti sto dicendo soltanto di me, di me che ho una volontà talmente libera e piena di vita, inaccessibile e incorruttibile, da dare del filo da torcere a chi contro la vita è, e penserebbe di puntare pure sul mio istinto di sopravvivenza e sulla paura.
    Credo che i libri brutti non abbiano un senso o abbiano un senso brutto. E credo che la migliore letteratura parli della vita e della sua difesa.
    Una volta credevo che, vivendo nel mio tempo, ero come al sicuro all’ombra della cultura, della storia e del buon senso. Poi ho capito che è peggio, che con l’andare delle cose persino i meccanismi per perpetrare il male erano stati affinati, Pic. E non pensavo che il male più brutto potesse bussare alla porta di chiunque innocente per una propria logica di continuazione e di profitto. Ora continuo ad avere soltanto la bellissima ingenuità che è possibile, parlando di fiuto. Sai, sono fortunatissima. Ringrazio Dio ogni giorno appena mi sveglio per essere esattamente così come sono per quel che devo essere. Concludo anch’io, ma continuo. Ciao e grazie anche a te.

  80. pic Says:

    La scrittura è il mezzo? Il fine giustifica i mezzi. Allora la scrittura può essere usata per scrivere ogni castroneria. Allora la scrittura può essere usata per scrivere ogni cosa bella. La libertà dell’essere umano. Non parliamo però di cucina o di bricolage. Parliamo di scrittura, che è fatta della stessa scrittura. La scrittura usa le parole come un mezzo: quando spiega una ricetta di cucina o quando insegna a costruire un mobile. La parola che parla della parola è sia fine che mezzo. In ordine di grandezza la parola è il fine, anche perché viene dalla ragione dell’essere umano.
    Da un certo punto in poi la parola da fine è diventata un mezzo.
    La parola è il fine.

  81. Greco Sabrina Says:

    Sì, però “in principio era il Verbo” (Gv 1,1) 🙂
    Pic, avevo tredici anni. Non lo lessi, lo sentii dal mio insegnante di religione di quarta ginnasio. Ne rimasi folgorata.

  82. pic Says:

    Mi è tornato in mente che libertà e verità coincidono. E’ per questo che non posso tacere. Sabrina, ma lo sai che la parola “menarca” la usate solo tu e Chiara Gamberale?

  83. Greco Sabrina Says:

    Non so come tu faccia a saperlo. Sì, uso la parola “menarca”.
    Siamo solo in due?

  84. Paolo Says:

    Che bella sorpresa, Guareschi.

  85. pic Says:

    Ricordo un quiz televisivo di almeno venti anni fa dove ella chiese ad un concorrente se sapesse il significato di questa parola. Il concorrente benché molto preparato non la sapeva. L’ho imparata pure io quel giorno. Tu Sabrina hai adoperato in un commento la stessa parola. Due rondini però non fan primvera, ma ho visto nella colonna laterale di questo blog il Gambero Fantasy e due più due più due ho fatto tris.
    Il mio ricordo era legato a quella vecchia trasmissione televisiva (Parola mia). L’emozone – ma ripeto: parlavo di un’immagine di ricordo – è stata per un attimo l’affiorare di una gioia (la gioia di un fan) che però non era giustificata perché non proveniva da nessuna parte reale ma era solo nelle parole. Io non so spiegarmi bene, però questo era abbastanza attinente a ciò che si stava dicendo nei commenti. Dunque mi sono messo un po’ a ruota libera a descrivere questo, perché mi sembrava pure una cosa originale. Eh! la memoria che scherzi che fa!

  86. pic Says:

    PS: non disse però al concorrente il significato della parola. E io ho guardato sul dizionario. Ho una buona memoria, ma non fino al punto di ricordare cose poco significanti. Ricordo una specie di gara con il concorrente su chi di loro due ne sapesse di più, però quella domanda non era parte del quiz e il concorrente, che non la sapeva, è rimasto che non la sapeva (una situazione perciò che mi era sembrata particolare e mi è rimasta impressa nella memoria).
    E’ probabiile che il termine menarca si più usato di quanto io pensi, ma a me in questi contesti non capita mai di sentirlo o di leggerlo

  87. Greco Sabrina Says:

    Ed io che pensavo fosse una battuta! 🙂
    Ma sì. Certo. Io l’ho sentito usare da molte rondini.

  88. pic Says:

    Ritorno un attimo al tema dei nomi di questo post. Tu hai citato Ulisse. Io provo a dire che all’astuzia di Ulisse si contrappone – almeno dal mio punto di vista – l’intelligenza di Enea. Non sono cose uguali. L’astuzia non arriva mai alla verità, e questo Ulisse lo dimostra – mi pare.

  89. Carlo Capone Says:

    I prozii di un carissimo amico si chiamavano Ulisse e Temistocle, erano di Predappio. Alle oscure elezioni Comunali del primo 900 si presenterano per il Partito Popolare e sconfissero i socialisti capeggiati da un certo Benito Mussolini.
    Gli ho sempre rinfacciato che per colpa di zio Ulisse e zio Temistocle ci siamo beccati venti anni di fascismo. Se avesse vinto, magari Mussolini si accontentava. Lui ne conviene, però obietta che la famiglia si è riscattata. Suo nonno, il fratello dei due, divenne Presidente del Consiglio della Repubblica.
    Il nonno si chiamava Adone.
    E insomma, chi mai andrebbe a raccontare una storia ambientata nella Romagna di inizio secolo con tre fratelli che hanno quel nome? oddio, in Romagna di nomi stravaganti ce ne sono sempre stati, forse il contesto lo permetterebbe.
    Alla fine comanda sempre lui: il contesto.

  90. Greco Sabrina Says:

    Tutto fa brodo, Pic. 🙂
    Astuzia, intelligenza…
    Ma hai visto che bella sediolina ha James Van Pelt?
    Ah, beato lui.

  91. Greco Sabrina Says:

    Per esempio, Ulisse direbbe che bisogna sempre saper distinguere gli omosessuali dai proci…
    Ridiamo va’, che è meglio. Che cuor contento Dio l’aiuta.
    Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

  92. davide Says:

    gente, c’è un pò di differenza tra un forum/blog di letteratura,e un blog personale,che ne dite?

    ok pensieri personali anche ot,ma non a cascata e possibilmente senza divagare del tutto

  93. Greco Sabrina Says:

    Davide, non sei Giulio Mozzi. Avrai capito che c’è una bella differenza.

    Stiamo parlando di nomi, Davide. Siamo in tema.
    Ulisse, Enea, Benito, Adone…
    Io e Pic, come Giulio Mozzi insegna da quando mi ricordo, stiamo notando e sottolineando l’eco “storico” nell’immaginario del lettore di certi nomi che sono inevitabilmente associati a particolari virtù o qualità.
    E lo stiamo facendo simpaticamente (modalità a te perfettamente sconosciuta).

  94. davide Says:

    signora,non so come dirglielo,ma non nessunissima voglia di interloquire con lei,quindi se non mi cita mi fa cosa grata,grazie(e due!)

  95. Monica Says:

    veramente – non me ne vogliate – tra sabrina, sabrina, sabrina, sabrina, sabrina con le sue noiosissime pose da maestrina frustrata e pic l’irrisolto, leggere i commenti sta diventando una autentica pizza.

  96. Greco Sabrina Says:

    Ma figuriamoci. Le mie “citazioni” riguardano soprattutto autori dal centro Italia in giù!
    “Ma non nessunissima voglia di interloquire”… Non si trascuri, mi raccomando.

  97. Greco Sabrina Says:

    Ti sento nervosa, Monica. Qualche problema?
    Attenzione all’invidia. Sara Scazzi è stata uccisa per questo.

  98. declesc Says:

    Peccato, perchè il post iniziale era proprio bello.

  99. Greco Sabrina Says:

    Subito dopo, e vai col “Filthy Lucre Tour” (Sex Pistols)!

  100. Mascia Says:

    Concordo con Monica e con declesc.

  101. Greco Sabrina Says:

    Oh, una voce nuova. E che dice?
    Pic, la prossima volta che si parlerà di nomi, noi affronteremo invece il discorso dei satelliti o dei fulmini di Giove, di Peterpan, o dell’orologio che non possono neanche provare a riprendersi…
    Così non daremo pretesti.
    Si trattasse almeno di Anastacia…

  102. Mascia Says:

    Signora Sabrina,
    se le parole di Monica la portano a immaginare scenari da cronaca nera e le mie la inducono a sproloquiare evidentemente lei ha dei problemi.
    Io purtroppo non ho le competenze per aiutarla, di conseguenza il mio dialogo con lei si chiude qui.

    Giulio scusami.

  103. Greco Sabrina Says:

    I problemi li ha lei, evidentemente, signora.
    Quando tentare inutilmente di screditare e mortificare la libertà di espressione e di manifestazione del pensiero di una persona attaccandola in maniera offensiva (“posa da maestrina frustrata”) significa nulla dire in merito a contenuti comunque proposti e coerenti, è evidente che quel che infastidisce è padronanza linguistica, intelligenza, capacità logico-deduttive, brillantezza.
    Tengo e conservo accuratamente la mia educazione di fronte a manifestazioni senza senso (cosa avete portato voi alla discussione con i vostri commentini?) nella consapevolezza di essere comunque abituata alla stima delle persone serie e preparate e all’attacco di certe altre.

  104. Greco Sabrina Says:

    P.S. Cos’è che l’ha spaventata, signora? La citazione “Filthy Lucre Tour” (Sex Pistols)”? “Scenari da cronaca nera?” Solo?
    Il resto era un esempio, andiamo! Era un brevissimo esempio di coerenza col tema proposto (nomi), e l’ipotesi ironica di un interessante fuori tema.
    Mi odia, signora?
    Le sta antipatico Giove, vorrebbe l’orologio?
    Qual è il problema?
    Non capisco questa agitazione. Siamo solo agli inizi. Stia tranquilla.
    Lei le competenze evidentemente non le ha, altrimenti avrebbe almeno motivato la… strana alleanza, io sì.
    Se ha bisogno…

  105. Greco Sabrina Says:

    P.S.2 Pic è suo marito?

  106. Carlo Capone Says:

    A me Greco Sabina mi sta simpatica. Punto.

  107. pic Says:

    Sabrina, No, non sono sposato. Non cerco l’anima gemella perché è una cosa che ci vuole troppa fatica. Ho capito solo in questi anni l’importanza di un dialogo aperto e sincero con l’altra metà del cielo, e quanto sia costruttivo per la formazione, ma non ho un pregiudizio sulle persone che stanno con persone del loro stesso sesso. Dio ha creato l’essere umano maschio e femmina e Gesù ha confermato che l’uomo lascerà la casa di suo padre e si unirà alla donna e saranno una carne sola, e ha aggiunto che l’uomo non separi ciò che Dio ha unito. In questo io credo.

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