Vicencia

by

di giuliomozzi

Sono sul treno da Verona a Padova. Sto finendo di leggere il saggio di Lina Bolzoni La rete delle immagini. Predicazione in volgare dalle origini a Bernardino da Siena, Einaudi. A pagina 185 leggo: “Al sesto grado di questa scala – che ha preso consistenza ai nostri occhi grazie al rinvio alla predella che regge il letto – troviamo l’affezione, la passione cioè che ci spinge ad amare il corpo più dell’anima”.
A quel punto mi addormento.
Un tocco sulla spalla mi sveglia.
“Scuci”, dice la ragazza orientale. “Ciamo Vicencia?”.
“Ma non lo so”, dico. “Dormivo”.
Guardo fuori per capire.
“Devo cendere Vicencia”, dice la ragazza orientale.
“Eh, ho capito”, dico.
Fuori è buio. Siamo in campagna.
“Vicencia?”, dice la ragazza orientale.
“Adesso vediamo”, dico.
Guardo l’ora. Sono le nove meno cinque. Potremmo essere quasi a Vicenza, o averla appena passata. Mi alzo in piedi. Non c’è nessuno nella carrozza, solo noi due.
“Cendi Vicencia?”, dice la ragazza orientale.
“No, no”, dico. “Scendo a Padova, dopo”.
“No dopo”, dice la ragazza orientale, “no dopo. Io Vicencia”.
Sembra allarmata.
Intravedo, nel buio, il profilo dei colli Berici.
“La prossima è Vicenza”, dico.
“Procima?”, dice la ragazza orientale.
“Sì”, dico.
“Vicencia procima?”, dice la ragazza orientale.
“Sì”, dico.
“Alora cendo”, dice la ragazza orientale.
Torno a sedermi. Il sonno mi opprime. Mi gira la testa.
“Tu no cendi?”, dice la ragazza orientale.
“No, no”, dico. “Scendo a Padova, dopo”.
“No Padova!”, dice la ragazza orientale. “Vicencia! Io Vicencia!”.
“Eh”, dico. “Tu Vicenza”, e la indico con l’indice, “io Padova”, e mi batto l’indice sul petto.
“Ah, tu Padoa”, dice la ragazza orientale. “Io Vicencia”.
“Sì”, dico.
“Tu Padoa?”, dice la ragazza orientale.
“Sì”, dico.
Il treno comincia a frenare.
“Ecco”, dico, “questa è Vicenza”.
“Vicencia?”, dice la ragazza orientale.
“Sì”, dico.
“E tu Padoa”, dice la ragazza orientale.
“Sì”, dico.
“Tu domile”, dice la ragazza orientale.
“Eh”, dico, “ma mi sveglio, mi sveglio”.
“Tu no domile, cendi Padoa”, dice la ragazza orientale.
“Sì, sì”, dico.
Il treno si ferma.
“Ecco”, dico. “Ciao”.
“Ciao ciao”, dice la ragazza orientale. “No domile, acomando. Cendi Padoa”.
Chiudo gli occhi. Sogno una scala a pioli appoggiata a un muro. Mi arrampico. Quando riesco a sporgere la testa, vedo che al di là del muro c’è un giardino pieno di fiori, al centro del giardino c’è una panchina, sulla panchina sono sedute, chiacchierano, la ragazza orientale e Gwen Stefani.
Mi sveglio. Il treno è fermo a Padova. Mi precipito giù.

15 Risposte to “Vicencia”

  1. betta Says:

    che bello questo incontro! grandi le ragazze orientali!

  2. Ivano Porpora Says:

    La parte inquietante riguarda Gwen Stefani.

  3. Elena Marino Says:

    surreale e iniziatico come il Bianconiglio

  4. Silvia Says:

    Si, condivido le parole di Elena Marino: surreale, iniziatico, subconscio dentro il treno dell’inconscio.

  5. fra3fra Says:

    Decisamente inquetante Gwen Stefani… 😉

  6. Antonio La Malfa Says:


    Mi sveglio. Il treno è fermo a Padova. Mi precipito giù.
    Mi accoglie sul marciapiede la ragazza orientale:
    “Io cesa Padoa. Io vedere se tu domile. Tu sveglio ola. Tu ceso Padoa. Se tu domile ancola io salile su tleno e svegliale te. Ma tu no domile. Tu ceso.”
    “Eh già. Ma tu no Vicenza?”, dico.
    “Io no Vicencia. Io cesa Padoa”, dice la ragazza orientale.
    “Ho capito”, dico ” ma perché no Vicenza?”
    “No Vicencia pelché no visto mio amico a stacione Vicencia. Allola io salita tleno e cesa Padoa. Io ola aspettale altlo amico. Io vedele te domile.” Dice la ragazza orientale. “Io potele telefonale mio amico?”
    “Ma il tuo amico ha un telefono cinese o italiano?”, domando, “perchè, eh, costa il telefono.”
    “No mio amico avele telefono coleano. Samsung. No tu pleoccupale quanto costa telefono. Io no volele suo telefono. Io chiamale e basta. Padoa. No Vicencia.”

  7. manu Says:

    @giuliomozzi
    ‘le prediche come archeologia di spettacolo multimediale’ (dalla scheda del saggio di lina bolzoni a inizio racconto)

    dunque il videoclip di gwen stefani lo colleghi al contenuto del saggio?(comunicare con il popolo, strumenti per influenzarlo, per controllarne passioni, paure, piaceri) o è la proposta in sè di quel videoclip e non di un altro – dunque la TUA – ad essere collegata? (sempre che lo sia)

  8. Carlo Capone Says:

    Mah, il sogno della scala simboleggia il membro maschile in erezione. Interessante.

  9. monica Says:

    a me piace l’insieme

  10. Giulio Mozzi Says:

    Carlo, “La scala” è una storica collana di Rizzoli. (Cfr. “rizzare”).

  11. davide Says:

    Scusa, ma non credo che l’orientale sappia dire mi raccomando (“acomando”).
    Toglilo. Raddoppia il non dormire, magari…

    “Ciao ciao”, dice la ragazza orientale. “No domile. Cendi Padoa, no domile”.

  12. Giulio Mozzi Says:

    La signora cinese del bar sottocasa lo dice in continuazione. (E dice anche “Vicencia” per “Vicenza”).

  13. Cletus Alfonsetti Says:

    Gwen è la perla, se non di Labuan, sicuramente di questo breve racconto.

  14. Greco Sabrina Says:

    Però! Proprio bello.

  15. Fra Puccino Says:

    ahahahahahahahaha, stupenda

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