La “favola” di Enrico Macioci

by

di Alessandro Beretta

[Questo articolo è apparso oggi in La lettura, supplemento del Corriere della sera. gm]

La nascita del Principino Poppy Bank può essere una svolta per l’umanità nei territori traumatizzati dalla Grande Scossa. A provarlo, l’attrazione naturale che spinge tutti i personaggi del romanzo La dissoluzione familiare ad avvicinarsi al neonato nel terrificante Ospedale della Sacra Frattura, luogo dalla geografia incerta e dalla crudeltà tentacolare. Ci sono il padre Ham Bank, lo zio Sylvanus, la temibile Lady Tenebra, il metafisico Don Sisma e l’Onni, dittatore televisivo. Sono solo alcuni de tanti personaggi che Enrico Macioci coinvolge nel suo romanzo, favola grottesca e allegorica dietro cui pulsa il ricordo del terremoto in Abruzzo.
L’autore, nato nell’Aquila nel 1975, ha già trattato il tema realisticamente nella sua prima raccolta di racconti Terremoto (Terre di mezzo, 2010) e qui vi torna, accompagnato nell’editing da Giulio Mozzi, con taglio surreale e simbolico. Una strada poeticamente inerpicata che affronta in una triplice battaglia: stilistica, tra periodare lungo, ripetizioni, elencazioni, allitterazioni; strutturale, tra capitoli di forme diverse e note che fanno “all’incirca mezzo libro”; e, infine, di temi. Ma argomenti come la società anestetizzata dai media, la famiglia da dissolvere e le false promesse di ricostruzione, faticano a coagulare. A picchi brillanti, si alternano momenti paludosi in cui l’originalità spinta della scrittura si affossa in eccessi di speculazione. Ne esce un libro frammentario, come frammentario è il piacere di leggerlo, ma coraggioso e fuori dal coro.

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4 Risposte to “La “favola” di Enrico Macioci”

  1. gian marco griffi Says:

    Citando Mai dire Gol, o Mai dire Tv, sono completamente d’accordo a metà con questo Alessandro Beretta, nel senso che devo ancora capire se sono d’accordo o no.
    Debbo altresì dire che invidio come un cane (ammesso che i cani provino invidia, ne dubito) il Sig. Enrico Macioci per essere riuscito a pubblicare un libro come la Dissoluzione Familiare (a proposito, con gl o senza gl? – io mi rifaccio all’alta parola letteraria e mi baso su quella, quindi se Dacia Maraini è letteratura, e Lessico Famigliare lo è, propendo per il gl – anche se forse c’è proprio una differenza semantica tra gl e senza gl – ma che ne so), mi complimento con lui, dico che invece di leggere la Dissoluzione Familiare ho letto I racconti del Terremoto (ho gustato assai) e dico infine che presto tornerò alla Dissoluzione, essendomi fermato a pagina 170 o giù di lì perché nel frattempo ho sentito il bisogno insopprimibile di iniziare altri due libri.
    Non ho abbandonato il libro per scarso interesse, tutt’altro, ma semplicemente perché per alcuni libri ci va il tepore tardoprimaverile, un muretto o la panchina di un parco, oppure la spiaggia ancora sgombra di ombrelloni e soprattutto di testedicazzo impomatate e urlanti, e ho ritenuto che la Dissoluzione fosse uno di questi.
    PS: il formato ad album fotografico di nozze è, secondo la mia modesta opinione, orripilante.
    PS2 (che non è playstation): le note mi piacciono tanto, quantunque ci sia da ammetterlo, pur con tutti gli avvisi e le avvisaglie del caso: rompono la minchia in maniera imbarazzante. (A scriverlo è un fan delle note ben utilizzate).
    Finisco sta palla di commento: lei, Sig. Enrico Macioci, prova a fare letteratura, non sarà certo gian marco griffi a dire se ci riesce o no, comunque bravo lei bravo Ser Mozzi e bravo anche il suo editore. Ho finito.

  2. gian marco griffi Says:

    “e bravo anche il suo editore”

    Voglio dire, a parte il formato album fotografico di nozze.

  3. gian marco griffi Says:

    Dacia Maraini? Ma che minchia scrivo?

  4. Giulio Mozzi Says:

    I lapsus càpitano. (Era Natalia Ginzburg, per chi non lo sapesse).

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