Anni (truccati) di Piombo sul Corriere della Sera

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di Demetrio Paolin

In questi giorni sul Corriere delle Sera è uscito un mio articolo sulla narrativa degli anni 70 dal titolo, redazionale, Anni (truccati) di Piombo, di seguito l’inizio:

Il corpo riverso di Marco Biagi nella notte primaverile bolognese è stato allora ed è tutt’oggi una sorta di squarcio sul fatto che il nostro Paese non ha ancora chiuso i conti con gli anni Settanta. Basta leggere i giornali (penso alle vicende di Battisti e di Azzolini) per dimostrare che la ferita è aperta. Nell’ipertrofia della memoria, la giornata dedicata alle vittime è solo la punta dell’iceberg, questo nostro Paese si scopre incapace di comprendere e far comprendere agli altri che cosa sono stati gli anni del terrorismo e della rivolta. Di questa inettitudine è colpevole anche la letteratura che quegli anni ha cercato di raccontarli. A cavallo tra il 2011 e il 2012 abbiamo nuovamente assistito alla pubblicazione di una serie di opere che hanno cercato di dar conto di quel periodo con esiti spesso dubbi.

A breve giro c’è stato un commento di Luca Sofri sul suo blog, a cui ho provato a rispondere brevemente qui.

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6 Risposte to “Anni (truccati) di Piombo sul Corriere della Sera”

  1. fausta68 Says:

    Molto interessante questo scambio di opinioni, così sincero e garbato. Sono contenta di vedere come sia possibile uno “scontro” fatto con educazione che alla fine arricchisce i protagonisti e chi ha la fortuna di leggere.

  2. enrico Says:

    questo confronto mi ha fatto riflettere sulle opere d’arte che, in Italia, mi hanno con più forza raccontato gli anni di piombo, non sempre “direttamente” e in modo per così dire “neorealistico”, anzi spesso con una “carica simbolica” notevolissima; e così faccio la mia lista (chissà che qualcuno non voglia fare la sua e darmi nuovi spunti):
    – i film di Bellocchio, I pugni in tasca, Il sogno di una farfalla, Buongiorno Notte, il principe di Homburg
    – i fumetti di Andrea Pazienza (ma poi anche Scozzari, Liberatore)
    – L’affaire Moro di Sciascia
    – Alonso e i visionari, di Anna Maria Ortese
    – il Pasolini giornalista ed elzivirista
    – Il fasciocomunista di Pennacchi
    Dalla parte invece delle testimonianze. Ultimamente ho fatto scorrere sotto i miei occhi l’operazione di Zavoli, “La notte della Repubblica”… mi è parso qualcosa di veramente notevole… Mi chiedevo in chiusura: che immagine di quegli anni mi danno il complesso di quelle opere?

  3. demetrio Says:

    ciao Enrico quasi tutti i libri di cui tu parli (tranne il Fasciocomunista di Pennacchi) sono trattati ne Una tragedia negata (con maggiore lunghezza nell’edizione cartacea, ma anche in quella on line).

    d.

  4. enrico Says:

    Ti ringrazio Demetrio, leggerò volentieri il tuo libro, che mi attrae molto… potresti in breve rispondere alla mia ultima domanda? Cioè quali sono le “linee di mondo” che, secondo te, escono da quei libri sull’epoca? (Mi rendo conto che mi potresti rimandare al tuo libro, o che la risposta potrebbe essere esageratamente complessa…) Devo dire che a me “Il fasciocomunista” ha regalato molto (il protagonista attraversa follemente gli opposti estremismi, collega Centro Italia e Nord, parla di sé con un candore e un’antiretorica ammirevole…), tu invece come lo vedi? non lo reputi forse interessante? (forse meno denso e “autentico” il pur piacevole film che ne ha tratto Lucchetti). Non ti semba, infine, che non si possa non parlare di film e di fumetto sul tema che tu affronti? Cioè che la riflessione sulla letteratura su e di quegli anni non può che “esplodere” verso altre forme del “pensiero artistico e simbolico”?

  5. Stefano Says:

    Mi chiedo quando qualcuno avrà il coraggio di raccontare il terrorismo in un romanzo o film comico – neanche una commedia, proprio una farsa. Sarà il definitivo momento di passaggio – ma lo vedo lontano.
    Più facilmente, potrebbe bastare uno scrittore di talento (se non propri di genio) che decidesse un giorno di narrare una storia ambientata in quegli anni (indubbiamente drammatici) con l’intenzione di farne un romanzo-romanzo e non un documento o un’interpretazione. Se riuscisse, anche al di là delle sue intenzioni, avrebbe fatto molto perchè il paese comprendesse quella parte del suo passato.

  6. demetrio Says:

    credo che Garlini ci sia andato vicino e Vasta pure. C’è un romanzo comico di Sergio Lambiase “Terroristi brava gente”, ma non è un granché secondo me.

    d

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