A che cosa serve una didascalia?

by

“Un titolo che non lascia spazio a equivoci: italiani codardi”, dice la didascalia nella prima pagina dell’edizione in rete de Il Giornale. E, in effetti, sopra la didascalia c’è un giornale con un titolo: “Kreuzfahrt in die katastrophe / Protokoll eines tödlichen versages”, che secondo il traduttore automatico di Google si può tradurre così: “Crociera nel disastro / Protocollo di un disastro fatale”, o anche “Verbale di un disastro fatale”. Dubito che il traduttore automatico di Google, per quanto sia un po’ imbranato, sia in grado di inventare. Magari il titolo “Italiani codardi” c’è, da qualche parte. Ma non certo nella copertina che sovrasta la didascalia. Mi domando quante persone, ignoranti quanto me della lingua tedesca, siano andate a controllare. L’articolo del quale si parla, peraltro, è stato tradotto integralmente dal quotidiano Il fatto (qui). Mi pare un articolo decisamente idiota. Ma s’intitola “Omissione di soccorso all’italiana”: non “Italiani codardi”. E dunque? Qualcuno ha letto Der Spiegel e mi sa dire? [gm]

9 Risposte to “A che cosa serve una didascalia?”

  1. mauro mirci Says:

    Leggevo qualcosa giusto ieri su gironalettismo.com.
    Questa cosa qui:
    http://www.giornalettismo.com/archives/193357/la-bufala-di-repubblica-sui-tedeschi-e-schettino/

  2. mauro mirci Says:

    gironalettismo?

  3. Morgana Says:

    Negli articoli on line dello SPIEGEL la parola “codardo” (“feigling”, in tedesco) è sempre e soltanto riferita a Schettino: http://www.spiegel.de/suche/index.html?suchbegriff=+Feigling+concordia

    p.s. Ho premiato VIBRISSE: http://spudoratamente.blogspot.com/2012/01/and-winner-is.html

  4. Carlo Capone Says:

    L’articolo di Der Spiegel mi è perso involuto e scadente nella sua concezione. Che c’entra il voler accomunare la difficoltà a morire dei pregiudizi con la constatazione che ‘non bisognava essere economisti per capire che l’euro non avrebbe funzionato, basterebbe visitare Napoli e il Peloponneso’?

    Boh, magari non ho afferrato io.

  5. Stefano Says:

    Nelle pubblicità televisive tedesche l’Italia è vista favorevolmente nel 99,9% dei casi: ovviamente lo 0,1 dei casi in cui viene impiegato uno stereotipo negativo è quello riportato dai media italiani e rafforza l’idea che ‘i tedeschi’ (tutti, dal primo all’ultimo) ‘ce l’hanno con noi’.
    A parte il fatto che ai tempi di Auschwitz noi eravamo ‘fedeli alleati’ dei nazisti, credo di poter dire (anche per i tedeschi con cui ho parlato) che l’immagine tedesca dell’Italia sia ancora decisamente quella del ‘paese dove fioriscono i limoni’. Esiste tutto un sottogenere cinematografico-televisivo, derivato alla lontana da Goethe, in cui dei tedeschi stressati o troppo ambiziosi o delusi vengono in Italia e qui rifioriscono a contatto non solo con la natura (e la cucina!) italiana ma anche con gli italiani stessi che insegnano loro come godersi la vita. Uno stereotipo, sì, ma tutto sommato simpatico e positivo. Vero che non hanno una grande opinione del nostro sistema politico o dei nostri servizi pubblici (del resto, perchè dovrebbero? Noi stessi la pensiamo come loro!) ma direi che nel complesso i tedeschi ci sopravvalutano piuttosto che denigrano – io stesso, nei miei viaggi in Germania, mi sono fatto l’idea di un popolo decisamente più rilassato degli italiani, che oggi mi paiono uno dei popoli più nervosi della terra…

  6. gianni Says:

    l’ articolo migliore che ho trovato in rete sull’ argomento è questo.

    http://derpilger.altervista.org/25785711/

    ne condivido ogni parola

  7. Andrea D'Onofrio Says:

    Guarda che Sallusti non ha mica tempo di leggere i giornali: è impegnato a salvare l’Italia dai comunisti, lui. E dai tedeschi. E dai cinesi. E dai mussulmani. E dai giudici. E dai burocrati. E dai leghisti ingrati.
    Che uomo impegnatissimo

  8. manu Says:

    l’attenzione sulla presunta codardia italiana non fa vedere che quel titolo dice ‘a voi auschwitz’. Sallusti si è perso per strada le responsabilità dell’Italia di allora. ‘a voi auschwitz’. parole scelte con leggerezza? che brutto titolo.

  9. francesco Says:

    Se l’articolo, come dice Giulio, è idiota (non l’ho letto, lo confesso), come giudicare chi non l’ha letto o l’ha letto male o l’ha fatto leggere dicendo “fammi una sintesi” o l’ha messo nel traduttore automatico di Google per mancanza di tempo?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: