Vincoli burocratici

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Le gerarchie angeliche

Le gerarchie angeliche

di giuliomozzi

Nel comunicato stampa emesso dal governo dopo la riunione del consiglio dei ministri del 20 gennaio, quella dedicata all’approvazione del decreto legge detto “Crescitalia”, leggo questa frase:

Nel decreto la crescita economica è stimolata anzitutto dall’eliminazione dei vincoli burocratici (nulla osta, autorizzazioni, licenze) che oggi ostacolano l’avvio delle attività d’impresa.

La domanda è: qual è il senso dei vincoli? Perché nelle precedenti legislature furono stabiliti? Perché oggi si tolgono? Se si cambia una legge, è di solito perché qualcosa nella realtà è cambiato: che cosa dunque è cambiato oggi rispetto a cinque, dieci, venti anni fa? Perché vent’anni fa aveva senso dover chiedere la licenza per aprire un negozio, e oggi non ha più senso?

La frase già citata è preceduta, nel comunicato, da un veloce paragone:

Analisi condotte dall’Ocse evidenziano infatti come l’adozione di misure di liberalizzazione che conducano a livelli di regolamentazione del settore dei servizi simili a quelli dei Paesi con i migliori standard produrrebbero una crescita significativa della produttività totale dei fattori nei settori che impiegano tali servizi, quantificabile in oltre 10 punti percentuali. Altri studi sulla materia indicano che una riduzione delle rendite nel settore dei servizi al livello medio degli altri Paesi dell’euro si assocerebbe, nel medio periodo, a un aumento del prodotto dell’11%; il consumo privato e l’occupazione crescerebbero fino all’8%, gli investimenti del 18%; i salari reali di quasi il 12% senza effetti negativi sull’occupazione.

Non dubito che tutto questo sia vero. D’altra parte, se qualcuno si mettesse a spiegarmi le “analisi dell’Ocse”, dubito che sarei capace di essere un interlocutore critico. Però, altra domanda: è possibile che così grandi cambiamenti dipendano da un fattore solo, ossia dal “livello di regolamentazione del settore”? Da quando in qua una faccenda sregolata funziona meglio di una regolata? Si tratta solo di quantità di regolamentazione (come mi par di capire), o anche di diversi tipi di regolamentazione? Com’è, per dire, che da un paio d’anni almeno si invoca – non con tanta decisione, direi – una maggiore regolamentazione dei mercati finanziari; e il mercato del servizio di trasporto automobilistico su piazza (taxi) dev’essere invece sregolato? Com’è che la mano invisibile del mercato in un caso è cattiva (e l’abbiamo ben visto) e nell’altro caso sarebbe buona? E infine: in questi “Paesi con i migliori standard” nel settore dei servizi, quali altre differenze vi sono rispetto all’Italia? E quali sono gli standard? Come si fa a decidere che uno standard è migliore di un altro? (Ci sarà un metodo di valutazione più o meno universalmente accettato, ecc.).

Il solo scopo di questo mio appunto è: far notare come vi sia una grande quantità di non detto in ciò che l’attuale governo dice; e c’è un grande uso di parole come “parole d’ordine”, che non necessitano di spiegazioni, che vanno accettate come buone o cattive. Il sostantivo “vincolo” è strettamente legato all’aggettivo “burocratico”, e così viene cancellata l’idea che possa esistere un vincolo buono. Eccetera.

E questa è la grande continuità col ventennio berlusconiano: l’intasamento della sfera pubblica con parole d’ordine.

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19 Risposte to “Vincoli burocratici”

  1. Elena R. Marino Says:

    Un governo che utilizzi il linguaggio in modo più consapevole e con intenzioni più trasparenti, rendendo perfino edotti i propri cittadini dell’uso denotativo ma anche connotativo dei termini impiegati, sarebbe di necessità un governo onesto.
    Cosa finora mai vista…

  2. manu Says:

    mi sfugge il nesso con le gerarchie angeliche

  3. Allegria di nubifragi Says:

    “il nostro e’ un partito serio, disponibile al confronto nella misura in cui, alternativo, aliena ogni compromesso…” diceva negli anni settanta Rino Gaetano. Il “politichese” non è nato con Berlusconi, la politica italiana è sempre stata infarcita di frasi e termini oscuri, fin dal periodo fascista. Mi sembra davvero eccessivo pensare a Berlusconi come l’inventore di questo o quell’altro, si finisce per dargli meriti che non ha e, soprattutto per evitare al paese (a noi tutti) un esame di coscienza. Berlusconi è figlio di questa Italia, così come lo fu il fascismo e la bigotteria DC. Prima ci se ne fa una ragione, prima se ne esce.
    http://allegriadinubifragi.wordpress.com

  4. Giulio Mozzi Says:

    E’ un esempio di burocrazia, Manu.

  5. Antonella Says:

    A mio avviso, posta la demagogia, posto il non-detto che tenta sempre di incartare l’uomo medio con un bel fiocco in testa, posto il “divide et impera” che chissà perché nessuno sembra notare, poste le taciute ma evidenti e fondamentali ovvietà dei sistemi economici universali (se non ho potere d’acquisto non posso contribuire al mantenimento dell’economia del mio paese), la liberalizzazione non è “sregolamentazione”, è concorrenza. Come scegliere di andare in questo o quel supermercato, in questo o quel salone di parrucchiere. Se non ci fossero in ballo interessi economici, se non si dovessero proteggere ville, macchine, stili di vita agiati etc etc, nessuno sentirebbe la necessità della protesta. Generalizzando, un tassista di Milano non protesta perché non arriva a fine mese. Protesta perché è a rischio la sua vacanza annuale alle Maldive. Che io, per tornare al particolare, non ho mai visto, neanche in cartolina.

  6. federicasgaggio Says:

    Ed è effettivamente sul non detto che si crea consenso.
    Passando un’enorme quantità di “Anse” al giorno, mi sono resa conto, per esempio, del prepotente ritorno della massimamente fumosa e ideologica categoria della “modernizzazione” (del Paese, ovviamente).
    Quando c’era Berlusconi, la “modernizzazione” era sicuramente una parola d’ordine accettata, ma sollevava la scintilla di qualche dubbio. Sembrava che la “modernità” di Berlusconi non potesse coincidere con la “nostra”, di qualunque ampiezza fosse l’area che si intendeva delimitare con il pronome “nostra”.
    Ora, “modernizzazione” è parola che ha perso ogni aura di sospetto. C’era un venditore ambulante che passava nel mio quartiere quand’ero piccola e non mi ricordo cosa vendesse, mi verrebbe da dire carta igienica ma non mi par credibile. Il venditore diceva che il suo prodotto “piace ai giovani, piace ai bambini, piace a tutti”.
    Ecco. La “modernizzazione” è come quel prodotto della mia infanzia. Ognuno ci vede dentro quel che vuole, rassicurato dall’Ocse, dalla menzione ai Paesi più evoluti dell’area euro, dall’idea implicita di “avanzamento”.
    Domande, poche se non nessuna, e pazienza.
    Io mi ero affezionata da poco all’idea di “contemporaneità”; ci avevo impiegato un sacco di tempo, traviata com’ero dall’imper(i)o culturale del “classico”. Ora, tanti sforzi per niente: devo tornare al “moderno”…

  7. manu Says:

    linguaggio, burocrazia, mercato… tutto mi rinvia a

    http://www.delaservitudemoderne.org/
    Jean Francois Brient
    Victor Leon Fuentes

    questo l’epilogo
    “O Gentiluomini, la vita è breve…Se noi viviamo, viviamo per camminare sulle teste dei re” William Shakespeare

  8. mauro mirci Says:

    “Ma che minchia di burocrazia: e la casa no perché non c’è l’indice, e lo scarico in campagna no perché ci vuole il depuratore, e l’amianto del tetto me lo devo smaltire a spese mie. Non si può campare più.” [esempio di percezione del vincolo burocratico da parte di un utente]

    “Scusi: ma se io devo fare lo scarico delle acque nere nel mio terreno, ma senza autorizzazione, come posso fare?”
    “E lo viene a chiedere proprio a me?”
    “Non è lei l’ufficio ambiente?” [ 2° esempio di percezione ecc.]

    “Io ci ho la casa inagibile.”
    “Eh?”
    “Non devo pagare l’ICI”
    “Deve rivolgersi all’ufficio tributi.”
    “Mi hanno detto loro di parlare con lei.”
    “Ma io mi occupo di inquinamento.”
    “Appunto. Viene nella casa, guarda, pontifica il danno…”
    “No, senta, non funziona così. Perché non si rivolge a un tecnico?”
    “Ma lei non è lauriato?”
    “Dicevo un tecnico esterno. Un libero professionista.”
    “Ih, e che devo spendere soldi? Sente: lei viene, due minuti, pontifica il danno e se ne va. Qualcosa gliela do, non si preoccupi” [esempio 3]

    L’ingegnere libero professionista. “Lei scrive che bisogna dichiarare l’eventuale esistenza di pozzi e altri scarichi nel raggio di almeno 200 metri dal punto d’intervento. Ma io come faccio a sapere queste cose?”
    “Ingegnere, non è che queste cose devo spiegargliele io. Comunque: il genio civile ha un elenco dei pozzi e una planimetria. Quanto agli scarichi basta che si guardi intorno. Se ci sono case d’abitazione ci sono scarichi.”
    “Mah. E se faccio fare un’autocerticazione al proprietario dove dichiara che non c’è niente?”

  9. Felice Muolo Says:

    Tempo fa intervenni, non ricordo il contesto, dicendo: “non vi sta mai bene niente.” Vedo che nulla è cambiato. Con ciò non intendo dire che approvi o meno le azioni del nuovo governo. Le considero grida di aiuto. Rivolte alla comunità europea.

  10. Giulio Mozzi Says:

    Felice: quando dici “non vi sta mai bene niente”, a chi stai parlando? A chi ti rivolgi con quel pronome?

    Ti faccio notare che il mio appunto non mette minimamente in discussione l’azione dell’attuale governo. Non entra neanche nel merito. Si limita a segnalare un caso, un solo caso (che secondo me è esemplare; ma dovrò accumulare un tot di esempi prima di poterlo sostenere), nel quale mi sembra che l’attuale governo, in un comunicato stampa, pretenda di motivare una propria scelta per mezzo di pure e semplici parole d’ordine.

  11. andrea barbieri Says:

    Non è che necessariamente una legge segue a un cambiamento di fatti. Può seguire a una diversa valutazione degli stessi fatti (come dire: ci siamo sbagliati; oppure: ora ne sappiamo di più). Prendiamo la disciplina dell’autocertificazione nella pubblica amministrazione: non era cambiato nulla nel mondo, si è solo pensato che si sarebbe raggiunta più rapidità e economicità nell’azione amministrativa con la responsabilizzazione del cittadino (anche con sanzioni penali), lasciando alla P.A. il potere di un controllo eventuale in un secondo tempo. E’ andata bene.
    A me pare che più che degli impliciti (presupposizioni e implicature tra l’altro sono il mio pallino) il comunicato stampa sia – ma potrebbe essere diversamente? – sommario, indicando a grandissime linee l’area di intervento, che comunque è ristretta ad alcuni tipi di atti autorizzatori. E indicando pur sommariamente la motivazione.

  12. Luigi Tuveri Says:

    Favorire circoli virtuosi con leggi semplici (anche nella lingua) ed etiche capaci di leggere il tempo presente ricavando saggezza dalla memoria passata e con un immutabile fiducia in un futuro che, come uomini di carne e ossa, non vedremo e che, anche per questo, dobbiamo preservare a chi ancora deve nascere, dovrebbe essere il mandato di ogni santo che decide di far politica donando se stesso agli altri.
    Esistono politici così?
    Una delle poche leggi chiare, pulite e che sposa il teorema di cui sopra è la legge 3/2003 (legge Sirchia antifumo). Il circolo virtuoso innestato non ha confini e vi faccio un esempio banale fattomi notare da un’amica: “Quando rientro verso casa la sera e fuori dai locali e dai ristoranti, c’è tutta quella gente che fuma la sigaretta, mi sento più sicura, la città pare meno buia”, mi ha detto l’amica e non ci scherzate perché è vero ed è vero in quanto è una legge etica, che prova solo a fare del bene alle persone, ecco perchè i circoli virtuosi che si innestano sono poi infiniti. E’ così, fare leggi oneste e che pensino all’essere umano e non solo al becero profitto, crea infine anche più profitto. E’ vero, come diceva qualcuno, che i ristoranti sono pieni, anche perché si fuma fuori! Quando si agisce per il bene, il bene ritorna. Inarrestabile.
    Ma esistono governi che agiscono per i bene dei propri popoli?

  13. Giulio Mozzi Says:

    Il mio appunto è ripreso qui da Luca Massaro.

  14. Felice Muolo Says:

    Giulio, mi rivolgo a chi è sempre contro.

    Mi sono ricordato a cosa alludevo: alla cattura e uccisione di Bin Laden. Parecchi allora qui avevano da ridire.

    Neanche io metto in discusione l’azione del nuovo governo. Ne sottolineo la finalità da Monti più volte dichiarata.

  15. Giulio Mozzi Says:

    Felice, la tua risposta è una tautologia. Io ti chiedo a chi ti rivolgi quando ti rivolgi a chi “non gli sta mai bene niente”, e tu rispondi che ti rivolgi “a chi è sempre contro”.

    Ne sappiamo quanto prima.

  16. vbinaghi Says:

    Il non detto di tutti i non detti (da almeno tre secoli a questa parte, però) è la magica e indiscussa positività attribuita al termine “modernizzazione”. Come se lo sviluppo accelerato non generasse entropia e non fosse una forma d’invecchiamento dei sistemi.
    Il resto (economie fondare sul debito, primato della finanza sulla politica, Monti come garante del sistema finanziario) è conseguenza.

  17. mauro mirci Says:

    Del resto si sa.

  18. Felice Muolo Says:

    Giulio, mi rivolgo alla categoria dei bastian contrario. Sempre scontenti. Che incontro qui. Non saprei meglio precisare.

  19. Giulio Mozzi Says:

    Felice, hai fatto un’altra tautologia: io ti chiedo a chi ti rivolgi quando ti rivolgi a chi “non gli sta mai bene niente”, e tu rispondi che ti rivolgi “a chi è sempre contro”; ora dici che costoro sono i “bastian contrario”.
    A me piacerebbe capire se ti rivolgi, tanto per dire, a me o a Elena R. Marino o a Manu o a Andrea Barbieri eccetera.

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