Dio

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62 Risposte to “Dio”

  1. Giovanni Accardo Says:

    Allora Dio esiste. Auguri!

  2. esercizidipensiero Says:

    auguri, mozzi.

  3. fabio bussotti Says:

    Che bel Natale.

  4. Bakko Says:

    E’ sempre una cosa strana, e quando meno lo è, come in questo caso, sembra anche più strana. Stanotte, il prete ha citato Edith Stein, questa frase: “Ho sempre pensato – e forse è un azzardo – che il mistero dell’Incarnazione sia più grande della Resurrezione. Perché un Dio che si fa bambino… e poi ragazzo… e poi uomo, quando muore non può che risorgere”. Non lo so se sia vero. Però c’è questo libro.

  5. Andrea Maggi Says:

    Buon Natale a tutti

  6. Piervincenzo Di Terlizzi Says:

    Auguri!

  7. manu Says:

    Dono desueto
    Iperbolico idillio
    Obliato onore

  8. Alessandra Selmi Says:

    Vuoi dirci che Dio è maschio?

  9. vbinaghi Says:

    Vuoi dirci che è bianco?
    Che è veneto?
    Che è etero?
    Che è interista?

    Imbecilli, imbecilli, imbecilli.

  10. Giulio Mozzi Says:

    No, Alessandra. Che è nato da una donna, ed è stato un frugolotto nelle mani degli uomini – più o meno come il frugolotto della fotografia.

  11. Alessandra selmi Says:

    Ciao Giulio.
    La mia era evidentemente (così almeno era parso a me) una battuta. In ogni caso non volevo essere offensiva. Ti chiedo scusa se lo sono stara.
    A Binaghi invece vorrei dire che è libero di non comprendere o non condividere, approvare, apprezzare la mia battuta.
    In nessun caso è però può prendersi la libertà di darmi dell’imbecille, né direttamente né indirettamente, poiché ciò va oltre la libertà d’espressione e sconfina nella maleducazione.
    Comunque questo post è bellissimo per il suo contenuto. Non roviniamolo con la polemica.

  12. vbinaghi Says:

    Cara Alessandra
    battuta o non battuta, non intendevo conferirle il monopolio dell’imbecillità.
    Imbecille è quella sorta di ostruzione del senso (idolatria di ritorno) che ancora dopo duemila anni finge di non capire quanto le categorie sociali o sociologiche siano d’ostacolo a comprendere il mistero cristiano, e non facciano che perpetuare la miopia che l’incarnazione è venuta a rischiarare col suo fulgore.
    Il cristianesimo è la fine della religione antica e sacrificale, che oppone uomo a uomo, mentre l’illuminismo presunto, che ha riportato la condizione umana alle sue componenti materiali e sociali, si è dimostrato l’anticamera di una nuova barbarie.
    Io di questi ammiccamenti femministi o femminardi che si credono intelligenti e sono miserabili ne ho piene le tasche e reagisco – a mia volta – come mi pare e piace.

  13. Giulio Mozzi Says:

    Alessandra: a me la frase “Vuoi dirci che Dio è maschio?” è sembrata una battuta. Con questa battuta, o battute simili, sono stato canzonato non so quante volte.
    La battuta implica una serie di accuse: di maschilismo, di imbecillaggine (“Dio è tutto; quindi non può essere maschio; quindi credere che Dio possa essere stato maschio è da imbecilli”) e così via.
    Per questo ho preferito prendere la domanda sul serio, e rispondere seriamente.

  14. Alessandra Selmi Says:

    Sono lieta che una semplice battuta abbia generato tali profonde riflessioni.
    Binaghi, anche io penso che lei sia un imbecille.

  15. enrico Says:

    io direi solo: Sì, una nascita, un nuovo cuore che batte, e respiro, e incanto del mondo a se stesso e piccolo destino che si intrallaccia sì e gioia del pianto e del primo sorriso e incanto della prima presa con la mano e del bagnetto sì, sì, sì, sì

  16. Elena Says:

    “Il tempo di Maria”

    Come neve, leggero,

    il tuo tempo di madre,

    mentre nel buio si staglia

    (profilo indistinto,

    impalpabile ancora)

    il suo Io bambino.

    Archeologia

    dell’essere,

    dove nulla è tuo, suo, mio.

    Il bimbo riposa

    nel tuo ventre culla,

    nel tuo corpo neve,

    nel tuo abbraccio pane,

    che non puoi spezzare.

    Incanto d’amore

    che presto scioglierà.

    Un’ora ancora,

    poco più,

    e sarà pane per tutti.

    Oasi di vino – tua, mia, nostra.

    Le ore si sgranano,

    la fiamma consuma.

    Come neve, leggero,

    fu il tuo tempo di madre

    che sognavi infinito.

    La vita non chiede licenza:

    nessun merito alla scelta,

    che tale non fu.

    La tua gloria,

    intatta,

    fu amarne il mistero,

    passione di cederlo,

    senza rimpianti.

  17. s Says:

    Evviva gli imbecilli e i cretini e gli ottusi!
    Buon Natale

  18. E Says:

    X vbinaghi

    Ho sentito l’impulso irrefrenabile di lasciare un commento, (devo essere impazzita!!!!) è come se mi buttassi in mare senza saper nuotare….non ho la cultura che ha lei, metà delle parole che ha scritto ho dovuto cercarle sul dizionario ma sono rimasta affascinata dalla sua intelligenza, avrei tanto da imparare….

    È tutto così inoppugnabile, così perfetto, davvero, non c’è un pelino fuori posto….però…..i suoi commenti mi hanno portata fuori rotta, ero cullata dalla dolcezza della foto e poi ho visto come una scure abbattersi sullo schermo…..
    sarà perché sono immatura e quindi non capisco fino in fondo, ma perché prendersela tanto?

    Non so, la foto mi ha scaldato il cuore e dopo aver letto i commenti mi sono congelata….perchè tanto accanimento?
    Non credo che dio si offenda, anzi!
    Pure io, che non sono credente, avrò il mio posticino in paradiso!! :O)

    Perché lei e alessandra non fate pace? O non vi scambiate un segno di pace? Sarebbe bello tanto per cambiare un po’…

    Baci

  19. Carlo Capone Says:

    Beati gli imbecilli perchè di essi sarà il Regno dei Cieli.

  20. Luigi Tuveri Says:

    Da “L’arco del tempo” –> capitolo 5 –>

    (…) «Tu vedi lui in modo diverso da me», spiegò Sitael, «tanto che mi domando se parliamo della stessa cosa».
    «Cosa?», si alterò Nelchael, «lo chiami –cosa- ?»
    «Tu come lo chiami?»
    «Dio».
    «Bene, ma non è questo il punto. A parte che potrei chiamarlo anche confettino…»
    «Sei completamente pazzo».
    «Confettino, certo: un modo gentile per chiamare un amore e lui è l’amore supremo».
    «Taci».
    «Va bene, lasciamo perdere i confetti, però dimmi, come lo vedi tu quando lo vedi?»
    «Lo sento».
    «Parlo con lui e vedo una luce infinita, il multiverso intero, e si muove: a volte piano, a volte svelta. Parla e traduce il movimento in parole che comprendo».
    «Quindi?» (…)

  21. andrea barbieri Says:

    Scrive Binaghi:

    “Vuoi dirci che è bianco?
    Che è veneto?
    Che è etero?
    Che è interista?
    Imbecilli, imbecilli, imbecilli.”

    In realtà dalla fotografia emergono solo due di queste qualità: 1. è bianco, 2. è maschio.
    Storicamente sono due qualità che hanno avuto enorme peso (potrei aggiungerne una terza che storicamente ha avuto peso: pare un baby sano).
    Purtroppo:
    1. il significato di un messaggio dipende anche dal contesto in cui è ricevuto,
    2. un significato descrittivo può prestarsi a diventare normativo.

    Se il contesto è sessista e/o razzista (o patologizzante), la lettura normativamente* corre al sesso o al colore della pelle (o alla presunta ‘malattia’). In italia, soprattutto (ma non solo), il panorama è sessista (esistono numeri che lo dimostrano). Insomma non c’è nulla di strano, nulla di imbecille a rilevare quale può essere il messaggio veicolato.
    Lo dico anche pensando che in altri contesti il linguaggio (nel senso più ampio) può fare da sentinella a norme (sempre in senso lato) contro la libertà religiosa.

    @ Giulio, mi prendevano per il culo perché sono ateo, vuol dire che per tirarci su il morale ci offriremo la pizza a vicenda. Magari invitiamo anche un’attivista femminista, ché anche quelle le prendono abbondantemente per il culo.

    *vorrei far intendere che quel ‘normativamente’ può avere significati tutt’altro che banali. Per un baby intersex, per esempio, quell’immagine ha una forza normativa devastante.

  22. enrico Says:

    un addendum, per Valter: penso che ci si debba sentire fortunati, anche da cattolici, di avere a che fare con “illuministi” e “femministe”: perché alcune cose belle e giuste illuminismo e femminismo ce l’hanno pur date: separazione Stato e Chiesa, nessuna discriminazione per fede, spazio pubblico laico (Scuola Pubblica laica), parità sostanziale e uguali diritti tra uomo e donna, nessuna gerarchia su base sessuale ecc.
    Inoltre la reazione a quella che considero anch’io una battuta mi pare sostanzialmente esagerata (esacerbata). Se ne capisco le ragioni, mi sfugge il perché del “tono”…

  23. Giulio Mozzi Says:

    Andrea: il bambino della foto è anatomicamente maschio.

  24. andrea barbieri Says:

    Giulio, sì non avevo dubbi, appare anatomicamente maschile. Non capisco il senso della tua precisazione però.
    Forse non si capisce bene quello che ho scritto nella nota?

    Ne approfitto per dire una cosa. La religione cattolica descrive un ‘ordine’ che è basato sulla differenza sessuale (strettamente binaria), sull’idea insomma che esiste una ‘vera’ donna e un ‘vero’ uomo (coi rispettivi ‘veri’ ruoli), e che non esiste il coddetto ‘genere’ perché questo non può essere distinto dal sesso. Questo ordine antropologico-sessuale appartiene a un regime di verità che non tollera lo scetticismo. Quindi è inutile parlarne, perché non ci può essere condivisione sul punto. Del resto è anche giusto lasciare, in base al principio di autodeterminazione, che una persona si riconosca e determini la propria esistenza secondo quell’ordine.

  25. andrea barbieri Says:

    (Poi io una curiosità ce l’avrei: Giulio, è figlio tuo?)

  26. vbinaghi Says:

    Giulio ha esibito un’immagine di neonato.
    Aggiungerci sotto (o sopra) la parola “Dio” equivale a riferirsi a una narrazione teologica storicamente data, che è quella cristiana, ma anche no. Psicologi come Jung e poeti come Pascoli ci hanno mostrato che l’immagine del “puer” è un’archetipo della creatività e della fecondità. In entrambi i casi, si tratta di un simbolo, cioè di qualcosa che “dà da pensare” ben oltre la sua decodificazione letterale. Costringere il simbolo alle categorie linguistiche, sociologiche e perfino politiche e parentali (è maschio, è etero, è di sinistra, è tuo figlio) è sempre possibile ma improprio, come usare un libro per raddrizzare un tavolo che ha una gamba più corta. Chi lo fa sistematicamente evidenzia tutti i limiti di una cultura bidimensionalmente polarizzata tra significante muto e significante inteso come puramente concettuale anzichè simbolicamente inesauribile. Incapace di suggestione poetica, di profondità metafisica e di elevazione religiosa.
    Una cultura con cui ho deciso di rompere i ponti per sempre, anche sgradevolmente, perchè fa scivolare irresistibilmente verso l’imbecillità. Da filosofo sono in grado di evidenziarne i limiti, ma come essere umano ne ho più che abbastanza.
    Anche Gesù, a un certo punto deve averne avuto abbastanza. E’ di questi infatti che parlava, quando diceva: “non gettate perle ai porci”. E non si tratta di beata ignoranza, ma di colpevole ostinazione. Lasciarsi interrogare dal simbolo anzichè controllarne l’anatomia si può fare quando si chiede a Dio di liberarci dai nostri angusti schematismi. Al contrario, erigere quelli a misura di tutto significa averne fatto il proprio idolo.

  27. federica sgaggio Says:

    Dio o no, a me pare meraviglioso. Questo mi basta.
    L’altro ieri ero al pronto soccorso pediatrico con mio figlio, proprio accanto alla nursery del reparto di maternità.
    C’era un microbino che, nella culla termostatica, aveva il singhiozzo. La madre lo guardava con occhi che non so definire; a ogni sobbalzo il suo mondo tremava.
    (Sì, sono una scema).

  28. andrea barbieri Says:

    Binaghi scrivi:
    “Costringere il simbolo alle categorie linguistiche, sociologiche e perfino politiche e parentali (è maschio, è etero, è di sinistra, è tuo figlio) è sempre possibile ma improprio, come usare un libro per raddrizzare un tavolo che ha una gamba più corta.”

    Quello che scrivi è giusto. Il problema è che esiste una cultura religiosa che usa impropriamente i propri racconti simbolici per costruirci sopra categorie linguistiche, sociologiche, e perfino politiche, parentali, e addirittura aggiungo io pseudomediche, categorie in apparenza descrittive, in sostanza poco apparentate alla realtà, e purtroppo drammaticamente normative.

  29. vbinaghi Says:

    Ecco, qui sono perfettamente daccordo con te.
    E’ quello che nei Vangeli è rappresentato dai Farisei.
    E anche con questi, è ora (per me) di farla finita, senza equivoci.

  30. Carlo Capone Says:

    Beati i semplici, perchè di essi sarà il Regno dei Cieli.

  31. enrico Says:

    Il bell’intervento sull’archetipo del puer di Valter, che mi trova in consonanza, e poi, per l’appunto, ci sono i “bambini” di cui parla Federica, “quel” bambino, “quella” mamma, “quel” papà… ce n’è di resto, per così dire: per l’infinito incanto… e posso dire, da non cristiano, che il mito del “bambinello” è di toccante verità, straordinariamente creativo (stamattina riflettevo tra me e me di una cosa terribile però: che Gesù, appena nato, è già un sopravvissuto, alla strage degli innocenti, cioè è già vittima di una terribile “idealizzazione al negativo”… questo aspetto del mito, questa “paura”, ha forse avuto un ruolo nella nostra psiche? Nella nostra cultura?)… “fate che i bambini vengano a me”

  32. vbinaghi Says:

    Il semplice ci è. L’imbecille ci fa.

  33. Carlo Capone Says:

    Non giudicate se non volete essere giudicati.

  34. enrico Says:

    Centro, Capone!

  35. vbinaghi Says:

    Capone, questo non è un tempio, è un foro.
    E parlare per sentenze in un foro è cattivo gusto e cattiva grammatica. Se poi uno preferisce la notte del caro corpo e del caro cuore, perchè lì tutte le vacche sono nere, affari suoi. Ma distinguere e giudicare è vitale, quando si tratta di pubblico linguaggio. Altrimenti si stacca la spina e si va in montagna.

  36. manu Says:

    a binaghi: premesso che la contraddizione esiste – e personalmente ne sono tifosa da sempre – come si fa a ‘ rompere con una cultura incapace di suggestione poetica, di profondità metafisica e di elevazione religiosa ‘ quando poi inevitabilmente ci si relaziona? solipsismo narcisistico a colazione pranzo e cena? l’unica soluzione che vedo è il diritto di mugugno a oltranza

  37. vbinaghi Says:

    Ci si relaziona polemicamente, per l’appunto.
    E quando la contraddizione non si risolve si cambia compagnia.
    Quanto alla solitudine, è la cosa meno narcisistica che ci sia.
    Tempra lo spirito.

  38. Giulio Mozzi Says:

    Andrea: sai qualcosa dell’orientamento sessuale di quel bambino?

    La foto viene da qui.

  39. andrea barbieri Says:

    No Giulio, non so niente. Ma perché me lo chiedi?, io non ho parlato di orientamento sessuale. L’unico che ha parlato di orientamento sessuale è Binaghi, dunque chiedi a lui.
    Giulio mi sembri un po’ confuso.

  40. Carlo Capone Says:

    Binaghi ex cattedra: “parlare per sentenze in un foro è cattivo gusto e cattiva grammatica

    insomma 4 in profitto e in condotta.
    provessò, ma voi siete un po’ stretto di voti eh.

    (che poi: io mica con le sentenze – peraltro rubate a Qualcuno – ce l’avevo con voi?)

    Scherzi a parte, Binaghi, la doppia morale mi risulta indigesta. Cristo lo si testimonia con la coerenza, a prescindere da situazioni o convenienza dialettiche.

    Compito a casa: massimo 100 parole in eventuale risposta

  41. vbinaghi Says:

    Testimoniare Cristo in un blog è un po’ pretenzioso, o fin troppo facile, non ci provo neanche.
    Mi contento di mostrare a quale livello di banalizzazione siamo arrivati appiattendo tutto il linguaggio sulla prosa di Repubblica.
    Diciamo che vorrei essere un testimone della complessità e della trascendenza.
    Meno di cento parole. Contento?

  42. andrea barbieri Says:

    Eh insomma Binaghi, vada per l’imbecille, vada per il porco, ma “appiattito-sulla-prosa-di-Repubblica” mi pare troppo ingeneroso. Quelli di Repubblica, per un articolo francamente imbarazzante (non sto a dire il contenuto altrimenti Giulio mi pone un’altra domanda stile logica-fuzzy), sono riusciti ad essere citati in un libro della Butler!

  43. Carlo Capone Says:

    Deus sive natura, diceva quel benedetto del bignami.
    Anche un blog è dunque pertinente, tanto che il post qualcosa mi ha smosso. Non l’avevo mai letto per intero il Discorso della Montagna.
    Cosa c’entrino le parole di Cristo con la prosa di Repubblica mi sfugge.
    Adesso 50.

  44. andrea barbieri Says:

    A me sembra una cosa così bella che un umano abbia pensato la frase “deus sive natura”, l’immanenza.

  45. vbinaghi Says:

    C’è sempre il problema del visibile e l’invisibile.
    Il palloncino si gonfia a vista d’occhio, ma chi gonfia il palloncino?

  46. enrico Says:

    palloncino?

  47. andrea barbieri Says:

    Questo, a mio parere, è un problema della fisica.

  48. valter binaghi Says:

    Andrea, ma tu e le metafore avete litigato all’asilo?

  49. enrico Says:

    l’invisibile è il massimamente interpretabile… ovverosia il palloncino può essere gonfiato da una bocca umana ma anche no, infefinitamente no (per stare alla metafora), giusto?… A volte è un guaio sottrare l’invisibile alla sua inesauribilità ermeneutica… e anche la religione (quand’anche lo è anche la scienza) è una razionalizzazione dell’invisibile: la sostituzione dell’invisibile con un Senso Unico (ah ah ah) e Univoco può essere un problema (o IL problema) piuttosto che una (LA) soluzione…

  50. Carlo Capone Says:

    La singolarità del big bang è stata risolta: due p-brane collidono in un punto creando un nuovo universo. Non è chiaro cosa o Chi le faccia scontrare.

    Vabbè, vado. Volo a Roma e il primo dell’anno sarò a San Pietro.

    Buon Anno a tutti, anche a Binaghi, ma con qualche raffreddore.

  51. enrico Says:

    … E infatti, Carlo, sulle cosiddette cause ultime, quien sabe?

  52. Giulio Mozzi Says:

    Nessuna logica fuzzy, Andrea. Mi limito a notare che da questa combinazione titolo-fotografia, come si vede anche in questa discussione, si possono estrarre diversi significati. Dipende da che cosa ciascuno considera rilevante e da che cosa ciascuno considera irrilevante; nonché dal contesto, che suggerisce che cosa è o può essere rilevante e che cosa è o può essere irrilevante. Ma anche il contesto percepito dipende da che cosa ciascuno considera rilevante e da che cosa ciascuno considera irrilevante: e così via.
    Naturalmente noi non ci perdiamo in questa fuga verso l’infinito. Non ne abbiamo il tempo, essendo mortali.

  53. andrea barbieri Says:

    Giulio quando parlo scherzosamente di logica fuzzy, mi riferisco a due tue frasi rivolte a me, di cui non colgo il senso rispetto a ciò che ho detto, se non collocandole in un mondo logico un po’ strano. Precisamente:
    – “Andrea: il bambino della foto è anatomicamente maschio.”;
    – “Andrea: sai qualcosa dell’orientamento sessuale di quel bambino?”

    L’argomento della fuga all’infinito lo usasti già quando criticai il titolo di un paragrafo di “10 buoni motivi per essere cattolici”. E’ debole, si smonta con dei dati su quel che è la situazione reale, e da lì si può arrivare a una condivisione – oppure a rendere palese la forclusione.
    E’ però assolutamente vero che esiste un conflitto: l’esigenza di rispettare il mondo interiore di un individuo e l’esigenza di critica. Con questo voglio dire che sono sensate sia le ragioni sia di chi difende la bellezza della propria ‘favola bella’, sia quelle di chi la osserva sotto altri punti di vista e la critica. Eppure questo conflitto si deve consumare perché è un bene, un arricchimento per la vita di una comunità. Non è semplice non cadere nella separazione, nel disegnare addirittura un nemico. Tu col linguaggio della cultura cattolica una volta hai detto che la critica deve andare insieme alla ‘carità’. Sono d’accordo.

  54. Giulio Mozzi Says:

    Andrea, ho scritto: “noi non ci perdiamo in questa fuga verso l’infinito”. Ovvero, ho detto – e tu sei d’accordo – che l’argomento della fuga all’infinito è inutilizzabile. Però tu mi rispondi come se io lo usassi.
    Torniamo al principio. Tu hai scrito: “il significato di un messaggio dipende anche dal contesto in cui è ricevuto”.
    Subito dopo hai scritto: “Se il contesto è sessista e/o razzista (o patologizzante)…” ecc.
    Allora: qual è il contesto? In quale contesto sta Andrea Barbieri che riceve il messaggio?
    Poi: conta qualcosa il contesto nel quale un messaggio viene emesso? In quale contesto è stato emesso questo messaggio?

    Ora scrivi: “E’ però assolutamente vero che esiste un conflitto: l’esigenza di rispettare il mondo interiore di un individuo e l’esigenza di critica”. Io non vedo il conflitto: come si può rispettare una persona (e quindi anche il suo mondo interiore) se non esercitando la critica? Dovremmo forse diventare tutti condiscendenti?
    Peraltro, la creazione del mondo non è qualcosa che appartenga al “mondo interiore” di qualcuno. Così come non appartengono al “mondo interiore” di qualcuno il teorema di Pitagora o la teoria dell’argomentazione o la legge di gravità o una sentenza di tribunale (cito quattro esempi di “verità” che si formano in modi notevolmente diversi).
    Che il mondo sia stato creato, è vero o no o non si può sapere..

  55. Giulio Mozzi Says:

    Vedi.

  56. enrico Says:

    scrivi Andrea: “E’ però assolutamente vero che esiste un conflitto: l’esigenza di rispettare il mondo interiore di un individuo e l’esigenza di critica. Con questo voglio dire che sono sensate sia le ragioni sia di chi difende la bellezza della propria ‘favola bella’, sia quelle di chi la osserva sotto altri punti di vista e la critica”. Anche per me, come sostiene Giulio, NON pare che sia “assolutamente vero che esista un conflitto” tra rispetto e critica. Perché (tra l’altro) esiste io credo una “deontologia della critica” – e si sostanzia delle cose che ripetiamo ogni tanto, anche qui: ascolto attento, abbassare la soglia della reattività “in automatico”, no stigmatizzazioni (l’insulto è una stigmatizzazione, no?) e altro. Certo – a proposito di contesto – questo vale in un clima che condivide una specie di “accoglimento dell’altro nell’ascolto” (la direi così). In contesti dialettici più “brutali” (tifoserie religiose, politiche, sportive), lo spazio (d’ascolto, di critica e di rispetto) è solitamente molto ristretto se non assente. Un’ultima riflessione, o domanda, che pare però mettere un dubbio in merito all seconda parte del ragionare del brano tuo, Andrea, che ho citato: in che senso una “favola” (un mito, un racconto), che sia o meno “bella”, è criticabile? Forse bisognerebbe parlare di quello che tu chiami “difendere la bellezza” della favola… Questo mi pare un nodo sensibile. Che potrebbe riaprire una discussione, se non sbaglio.

  57. andrea barbieri Says:

    Non so che dirvi Giulio e Enrico. Il mondo reale funziona come si vede in questo colonnino: si fa la critica e ci si becca l’insulto. Se qualcuno si è messo a studiare le regole secondo cui condurre una discussione razionale (tipo la teoria pragma-dialettica per citarne una), è perché di regola il mondo intellettuale è un gioco picchiaduro.
    Ma al di là delle maniere poco urbane e delle fallacie, c’è anche il problema che non tutto è “trattabile”, quindi bisogna riconoscere all’individuo un ambito di autodeterminazione che non ha alcun senso criticare.
    Per me la religione – a differenza del teorema di pitagora, della sentenza eccetera, – quando è vissuta come la vive Giulio, è un dato della sua identità, è la sua ‘forma di vita’, e imbeve ogni piano della sua esistenza, a partire, in modo per me evidente, da quello artistico. Per questo parlo di mondo interiore, e se è arte, di mondo poetico. Lo faccio con delicatezza, non considero giusto andare a incidere su quel mondo con delle critiche, o comunque, se proprio sento urgenza di farlo – perché la critica è rispetto, attenzione per l’altro – penso che devo farlo con cautela. Che cos’è la cautela, giudicare l’opportunità o no, se non la soluzione di un conflitto.

  58. andrea barbieri Says:

    Enrico, ho scritto “favola bella” riprendendo un’espressione di Giulio che usa per le storie del Vangelo. Purtroppo nel mondo reale la favola bella può diventare favola retta, modello di comportamento, norma su ciò che è umano e ciò che non lo è. Anzi, di regola mi pare che sia così. Da qui l’esigenza di criticarla, che si scontra come dicevo sopra con l’esigenza di rispettare il mondo interiore di chi sta raccontando (e anche la bellezza della storia, sia ben inteso).

  59. Giulio Mozzi Says:

    Andrea, la conoscenza scientifica fa parte del tuo “mondo interiore”? O è qualcosa che, come esiste per te, esiste anche per gli altri?

  60. andrea barbieri Says:

    Tutte e due le cose. Per esempio le equazione del Big-bang esistono per me come per gli altri. Ma è lecito chiedersi che cosa provava il sacerdote Georges Lemaître quando sviluppava quelle equazioni. Il sapere scientifico non è immune dall’interiorità del soggetto, e quando tu lo consideri come qualcosa di assolutamente oggettivo, secondo me, lo consideri in modo astratto.

  61. Giulio Mozzi Says:

    Ecco, Andrea: il creatore esiste per me come per gli altri. Poi, certo, è lecito chiedersi cosa provava Mosè o chi per lui quando scriveva il “Genesi”.

  62. andrea barbieri Says:

    Certo, per alcuni è una verità come corrispondenza ai fatti, per alcuni altri è una verità pragmatica. La prima verità mi pare difficilmente conciliabile con la psicologia, quindi sostenere che il Genesi è anche il prodotto delle emozioni di Mosè credo sia una critica poco tollerabile per chi crede nella corrispondenza ai fatti. Siamo nel campo di ciò che per l’individuo è intrattabile. Conflitti analoghi li troviamo nel diritto, dove per esempio esistono norme che puniscono discorsi di discriminazione sessuale, salvo quando provengono da un’autorità religiosa.

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